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La cultura

Li fracchie
di Sebastiano Rendina

Fracchie de legne de cente manere
fracchie d’amore de vecchie priere.
Ogni tezzone è sole cullu vele,
ogni vernicia stella che va ‘ncele.

Atturne atturne na poleva d’ore:
te ceca l’occhie ma ti apre lu core.
Lu segne de la fracchia è sacre foche
che leva li peccate da stu loche.

E la Madonna che vede e pruvvede
aiuta a quiddi che tenne la fede.
Dicime na priera tutte quante:
lu munne ‘mpace e l’ommene cchiù sante.

Le fracchie

Fracchie in legna di cento tipi / fracchie d’amore di vecchie preghiere. / Ogni tizzone è sole velato, / ogni scintilla una stella che va in cielo. / Tutt’intorno una polvere d’oro: / ti acceca gli occhi ma ti apre il cuore. / Il segno della fracchia è un fuoco sacro / che toglie i peccati da questo luogo. / E la Madonna che vede e provvede / aiuta quelli che hanno fede. / Diciamo una preghiera tutti insieme: / il mondo sia in pace e gli uomini diventino più santi.

La precessijòne delli fracchie
di Sebastiano Rendina

Quant’ammuina che pupulazijòne
mo jesce la Madonna mprecessijòne.
Pronte li lampiuncine culurate,
pronte li fracchie già tutte appicciate.

Li fracchie fanne luce alla Madonna
che cèrca lu Figghie, povera donna.
Cu li caténe ‘nfila acchiane acchiane
li tirene li ggiòne cull’anziane.

Bbèlle li fracchie quanne vampéjene
cchiù bbélle quanne li stuzzenéjene.
Lu calle delli vampe jè na carézza
che subbete diventa ma prijézza.

Pure li frustére vénne da luntane
e pe vedérle aspèttene allu chiane.
Tutte cuntènte bbattene li mane
e prèjene da bbone crestijane.

Li fracchie sò n’antica tradezzijòne
che ce rinnova cu la devezijòne.
Facimece la croce santamènte
pe la salvézza nostra e dela ggènte.

La processione delle fracchie Quanta confusione, che popolazione/adesso esce la Madonna in processione.//Pronti i lampioncini colorati,/pronte le fracchie già tutte accese.//Le fracchie fanno luce alla Madonna/che cerca il Figlio, povera donna.//Con le catene in fila piano piano/li tirano i giovani con gli anziani.//Sono belle le fracchie quando hanno le fiamme/più belle quando vengono attizzate.//Il caldo delle fiamme è una carezza/che subito diventa una gioia.//Pure i forestieri vengono da lontano/e per vederle aspettano a Largo Piano.//Tutti contenti battono le mani/e pregano da buoni cristiani.//Le fracchie sono un’antica tradizione/che si rinnova con la devozione. // Facciamoci la croce santamente / per la salvezza nostra e della gente.

L’Addulurata
di Sebastiano Rendina

Che brutta cosa: a Gesù l’énne accise,
scì l’énne misse ‘ncroce, l’énne appise.
Maria chiagne afflitta e scunsulata.
Sta povra donna quante é sfurtunata!

A’ pérse l’uneche figghie, ‘nnocénte,
pecché parlava de Dije alla génte.
Sétte li spade e sétte li dolore,
ce colpa Giuda quiddu tradetore.

Nua te sime figghie bone e care:
cu té chiagnime li lacreme amare.
So lacreme d’amore e de dolore
e da ogniuna addà spuntà nu sciore.

Madonna bella, mamma Addulurata
dacce la pace tante susperata.

L’Addolorata
Che cosa brutta: Hanno ucciso Gesù, / sì, l’hanno messo in croce, l’hanno appeso. / Maria piange afflitta e sconsolata. / Questa povera donna quanto è sfortunata! / Ha perso l’unico figlio innocente / perché parlava di Dio alla gente. / Sette le spade e sette i dolori, / la colpa è di Giuda quel traditore. / Noi ti siamo figli buoni e cari: / piangiamo con te le lacrime amare. / Sono lacrime d’amore e di dolore / e da ognuna deve spuntare un fiore / Madonna bella, Mamma Addolorata / dacci la pace tanto sospirata. //

Le composizioni proposte sono tratte dal Bollettino del Santuario di S. Matteo a S. Marco in Lamis. I numeri in mio possesso vanno dal n. 1 al n. 6 e sono del 1960. Il tema del Convento di S. Matteo è stato utilizzato molto in varie composizioni: si vedano anche alcune composizioni di Joseph Tusiani e Francesco Paolo Borazio.

Domenico Gatta

La sua figura è legata a tanti ricordi della mia fanciullezza. Quando facevo il chierichetto alla chiesa delle Grazie, ogni mattina servivo Messa. C'erano 3 signori che non mancavano mai: Domenico Gatta, Luigi Lombardozzi e l'avvocato Parisi. Essi cantavano e stonavano piacevolmente. Il mio compagno Leonardo li sfotteva ed allora interveniva il parroco D. Felice Bonfitto, inferocito, e lo picchiava. Domenico Gatta era il Segretario del Comitato che raccolse i fondi per la posa di una Croce in ferro sulla cima del Monte Celano. Egli era un uomo molto pio e tutti lo chiamavano 'Mincuccio' e così si firmava.

Copia di un poesia che 'Mincuccio' scriveva di getto.
Copia di un poesia che 'Mincuccio' scriveva di getto.
Al periodico bimestrale del Santuario di S. Matteo

Sei tu, di San Matteo, quel Bollettino
(Nato gentil, da poco, come un fiore)
Che spandi per le Puglie un grato odore
di muschio, di violette e biancospino.
Tu solo con i dolci e lieti canti
Quando tetra ne assal malinconia
Puoi col tuo spirto ricacciarla via
E risanare tanti cuori infranti.
Chi t’avrà in mano col più grande ardore
Ti leggerà, ma pieno di contento
A San Marco invierò l’abbonamento
E guadagnato avrà gioia al suo cuore.

Alla pura e senza macchia, Maria

Quando l’ultimo bacio il sol dà al monte
A Te, Vergine, sale il pensier mio;
E tu che sei del bello amor la Fonte,
Rendi il mio cuor fervente e pio.
Com’è dolce pregare innanzi all’Ara
in quell’arcana pace vespertina;
nell’ora bruna e tante volte amara
Pietà abbi di me, Madre Divina!
Ouando la notte cade e tutto imbruna
E l'arla invade un’estasi beata
Ogni desio d'amarti in cor s’aduna
E sol te invoco, o Madre Immacolata.

Sospiro alla Vergine

Una Fiamma ho nel cor che mi divora
E mi consuma sempre più veemente;
Madonna mia, se dormo pure allora
Ti vedo nei miei sogni sorridente.
Come la luna bella sei, Signora
Eletta come il sol, ma più fulgente,
II nome tuo ripete d'ora in ora
II core che per te sospira ardente.
Quando i raggi d'amore scintillanti
Proietti dai begli occhi tuoi giocondi,
In ogni core desti l'allegria.
Di gioia colmi tutti i cuori infranti,
Virtude eccelsa in ogni petto infondi
E pace doni all'anima, o Maria!

 
S. Marco in Lamis: una fornaia
S. Marco in Lamis: una fornaia

Vittorio Siani

T'ergi maestoso, sfidando i secoli,
tra arbusti e quercioli
della smeraldina Valle di Stignano.
L'usignuolo canta e le melodiche note
si librano nell'azzurro spazio
fondendosi col cinguettìo d'altri uccelli;
spesso per i viottoli scoscesi
scende o sale o sbuca tra le fronde
un Fraticello col Breviario o con la sacca.
E tant'altre volte ancora vedi
giovani Frati che i vent'anni
invitano quelli a giochi gai, a gai motteggi.
Oasi di pace e di serenità;
come vorrei fermare il tempo e il passo
e stendermi sull'erba fresca
guardando il cielo tra le foglie;
degli uccelli vedere rapidi voli tra i rami
e del ramarro sentire il lesto fruscio nei cespugli!
Udire a lungo il mattutino francescano
e al vespro i rintocchi di campana!
Ma l'ora ingrata mi riporta via,
lontano da Te, vecchio Convento;
fra gente indaffarata,
fra rumori di motori in fuga,
tra i fischi di sirene d'opifìci,
e tra stonanti note di yuke-box.
Mi riporta nel vortice fervente
dell'odierna vita.
La mente intorpidita dal frastuono
vanamente cerca Te,
nel Tuo verde, nella Tua solitudine.
Oh, Convento di S. Matteo
quant'è amara la nostalgia
per chi sa di Te la pura atmosfera mistica,
il meraviglioso incanto silvestre,
la gioconda libertà degli uccelli,
l'inebriante profumo della madre selva,
là, nell'amena Tua valle!
O Convento solitario antico
non devo, non posso, non so obliarti.
E' nel Tuo sogno che lo spirito si ritempra,
l'anima si scioglie dalla carne
e questa trova refrigerio.
Ed è in questa beatitudine
che piego il ginocchio e chiedo al Tuo Santo
la forza di restare lontano da Te: vecchio Convento!

Uomo a cavallo sulla strada S. Nicandro Garganico-S. Marco in Lamis
Uomo a cavallo sulla strada S. Nicandro Garganico-S. Marco in Lamis

Uomo a cavallo sulla strada panoramica che porta al Convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis.
Uomo a cavallo sulla strada panoramica che porta al Convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis.

La cumpagnia dei sammarchesi
La cumpagnia dei sammarchesi

S. Marco in Lamis: La processione delle fracchie in una vecchia foto.
S. Marco in Lamis: La processione delle fracchie in una vecchia foto.

Luigi Martino

Quell'erba
ancor tanto bassina
che, a vederla da lontano,
ben pare
una fuga di tela verdina
sotto il vento di marzo ad asciugare:
quell'erba,
vecchio pastore
che vi conduci ai margini l'armento
a brucare contento,
è lo stesso pane
che sbocconcelli senza companatico
e che dividi col tuo fedel cane
che veglia, e t'accompagna
per liberi piani, e a la montagna!
Lo stesso pane, sacro, del Viatico,
che il Signore,
onnipresente,
porge con Sua mano clemente
a sostegno del vacillante cuore!

 
La croce in ferro che si trova sulla sommità del Monte Celano a S. Marco in Lamis.
La croce in ferro che si trova sulla sommità del Monte Celano a S. Marco in Lamis.

Alfonso La Cecilia

Ai piedi della croce di Celano,
su un aspro ondeggiamento di collina,
sorge il convento con la sua chiesina,
quasi a levarsi sopra il gorgo umano:
Una corte, una fonte, edera al muro
fondo scale e un corridoio oscuro.
Una terrazza è aperta sui ligustri
e vestito di saio il francescano,
del sacro ufficio il libro in una mano,
si siede e prega dietro i balaustri;
nel limpido lavacro della pace;
l’alma s'inciela e tutto intorno tace.
Insieme a dondolii di campane
or sale dall'eremo un'armonia:
intonano la loro salmodia
al Santo le divote paesane,
prostrate, in dolce estasi dei sensi,
sull'ara onde si levano gli incensi.
Sospesi, là, nel cielo del convento,
in largo volo gli angeli adoranti,
vigili stanno con preghiere e canti
di paradiso in dolce atteggiamento;
e in quella purità di gesta e d'ali
sono un coro di voci universali.

 

Una vecchia foto del Convento di San Matteo a S. Marco in Lamis.
Una vecchia foto del Convento di San Matteo a S. Marco in Lamis.

S. Marco in Lamis: Convento di S. Matteo - Particolare della biblioteca
S. Marco in Lamis: Convento di S. Matteo - Particolare della biblioteca

Vincenzo De Simone

Io ti vedo, o Signor, tra le genti
con lo sguardo tuo dolce d'asceta
insegnare alla turba in declino
quell’”amor” che sublima le menti
e fa bello e fiorito il cammino.
Deh! Ascolta degli umili il duolo
che li opprime con strazio profondo:
l’alme infiamma di ardore novello
l’alme avvinci in un palpito solo
per l’ascesa e la pace del mondo.
La tua arcana parola di pace
fa che illumini tutte le menti
e l’”Amore” sia unica fede
che sorrida perenne nei cuori
e affratelli e sia guida alle genti.

 
L'interno della chiesa del Convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis in una vecchia foto.
L'interno della chiesa del Convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis in una vecchia foto.

Vippi

Lu cannucchiale
Da dove sta pusate lu cummente
sotta Monte Celane,
ce scrope tutte e non te sfuje nente:
Melisce e Santa Loja,
la Caulima e lu Chiane,
Casarenelle e tutte lu Strascine,
L'Addulerata cu Sante Vardine;
se pò lu sguarde mire cchiù luntane,
scrupe anche lu Gran Sasse e la
Maiella

 
Vecchia foto del Convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis.
Vecchia foto del Convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis.

Una recente immagine di Sebastiano Rendina
Una recente immagine di Sebastiano Rendina
Le 3 brevi composizioni sono di Sebastiano Rendina. Le prime due sono state pubblicate nel 1960 nel Bollettino bimestrale del convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis.

Questa pubblicazione era diretta ed animata da P. Vincenzo Gallo, buon frate francescano, Guardiano del vicino convento francescano di S. Matteo, deceduto recentemente.

La terza si trova nel 'santino' commemorativo della morte di Sebastiano, avvenuta il 23 aprile 2009.

Ho avuto il piacere di conoscere Sebastiano Rendina e di chiacchierare a lungo con lui. Egli era molto colto, mite e schivo. La situazione deprimente nella quale ci troviamo lo angustiava, eppure era un profondo ottimista.

Aveva capito che la Vita e la Morte sono un tutt'uno.

Non appena apprendeva che il suo grande amico Joseph Tusiani era arrivato a S. Marco, partiva a razzo per andarlo a trovare, senza neanche salutarti.

Sebastiano Rendina è stato un grande sammarchese e garganico.

All'anno vecchio

Or che te ne vai
e più non tornerai
fermati con me,
un attimo ancora.
Non puoi, lo so;
c'è un altro che ti insegue
e hai fretta d'andar...
Quanto tempo
ho atteso la tua morte!
Or me ne pento.
Non sapevo
che la tua vita
era la mia stessa vita;
la tua fuga
la corsa pazza
dei ricordi miei
nel mondo del passato
nel regno dell'oblio.

Puer natus

Nella Divina notte assai lucente

Appare in cielo una stella alla gente.

Tutto il creato già s’abbella e lento

Arriva ai cuori soave concento.

Lì nella greppia è nato il Redentore,

Eterno sia agli uomini l'amore.

 
Aurora

Dalla rupe
lento vien fuori
rosato chiarore.

Con la luce
Roridi i fiorellini
dischiudono la corolla.

Anch'io attendo la vita
del nuovo giorno.

Fra poco verrà il sole
ed esso risplenderà
per i buoni e per i tristi,
i grandi e i piccini.

La copertina ciclostilata di Granum Sinapis del 1945
La copertina ciclostilata di Granum Sinapis del 1945
Con questo numero Granum Sinapis presenta il devoto omaggio dei giovani Chierici francescani di Puglia alla memoria del P. Lorenzo De Martinis.
Come trascurarne il grato ricordo?
La sua vita fu pratica attuazione dell'ora et labora ed anche Granum Sinapis sentì il beneficio di questa sua indefessa attività, perché col suo vivo interesse ed entusiasmo spronava noi giovani a dare ad esso le migliori energie.
Più che un dovere, perciò, è un bisogno dell’animo se si sente forte la necessità di parlar di Lui, per quel tributo di gratitudine che si deve a chi del bene ha fatto la sua norma e questo bene ha diffuso con generosità e virtù.
Ricordiamo il P. Lorenzo, artefice della nostra educazione intellettuale e spirituale, come può ricordarsi una fonte viva che ha dissetato giovani intelligenze, assetate di sapienza e d’amore.
Ben poca cosa questa espressione filiale, per l’opera grande ch'Egli attuò in mezzo a noi; ma, omaggio più bello sarà a Lui dato dall’”Altissimo Signore”.
La Redazione

Padre Lorenzo De Martinis
Padre Lorenzo De Martinis
Il P. Lorenzo De Martinis era nato il 21 febbraio del 1911. Carattere mite, riflessivo, di una serietà ch’era bontà e comprensione insieme, riusciva facilmente a guadagnarsi la simpatia di quanti lo avvicinavano.
Vestiva l’abito serafico nel nostro convento di Biccari nel novembre del 1927 e l’anno seguente emetteva i voti temporanei.
Compiva successivamente gli studi letterari e filosofici nei conventi di S. Matteo in S. Marco in Lamis e di S. Maria delle Grazie in Manfredonia, dove ebbe ad innammorarsi di quella cultura letteraria e scientifica che tanto doveva appassionarlo negli anni del suo insegnamento.
A Manfredonia nel febbraio del 1952 emetteva i voti solenni.
Più tardi, nel nostro convento di S. Maria dei Martiri in Molfetta si applicava con coscienza ed amore allo studio teologico che doveva completare la sua formazione religiosa con la formazione della coscienza sacerdotale.
Illustrazione di Granum Sinapis
Illustrazione di Granum Sinapis
Ordinato il 25 luglio del 1936, nell’anno seguente l’ubbidienza gli affidava l'insegnamento delle lettere greche nel nostro Liceo.
A Biccari prima e a S. Matteo dopo scrupolosamente espletò il suo ufficio, umilmente di esso fece il suo apostolato, gioiosamente e francescanamente di esso serbò per sé le spine e diede il fiore ai giovani che l’ascoltavano.
E questo per ben sette anni, ogni giorno, sempre più sollecito ed ilare, sino al 24 marzo scorso. Sorella morte lo coglieva nel pomeriggio del 5 aprile, mentre ritornava al suo convento.
Sorella morte giungeva in silenzio e con un tratto brusco troncava i suoi anni, senza dargli il tempo di emettere un lamento.
Così, silenziosamente come aveva vissuto ed operato, P. Lorenzo era chiamato davanti a Dio, dove si presentava con la serenità negli occhi, con il breviario tra le mani e con la preghiera sul labbro.
Fr. Umberto Ingrosso

A Padre Lorenzo
Nel pieno vigore del suoi trent’anni, nella giovanile illusione di vivere ancora, non udì il canto gelido della Parca, che lo chiamava 'dalle vitali aure del giorno', ai celesti cori. Non udì..... fu un momento solo.......
La tragica morte, che il giorno 5 aprile spegneva gli occhi di vivida luce, in cui sorrideva una gioia lieta e serena, in cui si rifletteva un'anima buona e ingenua….. questa tragica morte ci impressionò fortemente e ci addolorò.
Le persone che vivono nei frastuoni del mondo, che ammirammo e acclamammo, giacenti nella mota della gloria, quando scompaiono suscitano una sorpresa, un ultimo clamore.....e poi un velo di dimenticanza li avvolge per sempre. Ma quando scompaiono anime che conoscemmo ed amammo, nascoste ed umili ma fornite di qualità e di virtù che toccarono il nostro cuore, la morte non spezza questa intimità, non affievolisce il nostro amore e la nostra ammirazione amichevole, ma rafforza i vincoli dell’amicizia e suscita in noi un dolore di affettuoso rimpianto.
Così la morte di P. Lorenzo ha risvegliato in noi quei sentimenti delicati di ammirazione e di affetto, che maturati durante gli anni della scuola, sono sbocciati ora in una manifestazione improvvisa e spontanea.
Benché ora sia muta per lui l’armonia del giorno, pure se può destare in noi il ricordo e il rimpianto, ei vive anche sotterra per quella celeste corrispondenza di amorosi sensi che, avvalorati dal pensiero cristiano d’una vita più bella ci fa vivere con l'amico estinto e lo estinto con noi.
Ed egli vive nel nostro ricordo devoto.
Studioso serio e intelligente, mite, modesto, buono, il suo gracile petto racchiudeva un'anima grande; la sua mente superiore, riflessiva, profonda e versatile era aperta alle più alte e serene idealità; la sua fervida fantasia animava le cose, proiettando intorno i riflessi del suo spirito. La sua squisita sensibilità lo aiutò a gustare con finissimo intuito la poesia e l’arte, per cui amava dissetarsi alle produzioni dei grandi, davanti a cui rimaneva estatico. Innammorato dell’arte greca, si commoveva al pianto di Saffo e alla tragedia di Sofocle; sognava con i racconti di Omero e si smarriva nelle visioni mitiche di Pindaro: per lui la poesia era sacra funzione religiosa, intermediaria fra la divinità e l’umanità. E questo senso delicato di sentire cercò sempre di inculcare in noi che l'udimmo e l’ammirammo: in ogni cosa scorgeva il lato bello e scopriva il senso intimo e geniale: in ogni espressione vedeva un ammaestramento a educare l’animo alle celesti cose; ogni sospiro, ogni palpito era per lui un anelito di vita.
La sua cultura era varia e a tutte le domande che noi gli rivolgevamo, egli sempre aveva una risposta giusta ed appropriata, qualche volta profonda, spesso geniale, sempre gentile e soddisfacente.
La sua vita poi, così intimamente religiosa e convinta, ce lo rendeva più caro. Nella sua anima veramente francescana, cantava incessantemente una placida polla di semplicità serafica. Amava molto il Serafico Padre e cercava di imitarne gli esempi e di avvicinarsi sempre più alla sua anima così innammorata di Cristo e delle creature.
Qualche volta noi lo vedemmo contemplare la bellezza di un fiore o d’una farfalla variopinta, gustare rapito il canto flebile di un usignolo, ammirare e cercare il divino silenzio di un bosco per sentirsi più vicino a Dio e meditare la immensa sua grandezza.
Per tutte queste virtù che proiettavano su di noi la loro mistica luce e che silenziosamente agivano sulle nostre sulle nostre anime giovanili in un incitamento a sempre salire, noi amammo P. Lorenzo. L’amammo sinceramente e con tutto il cuore, l’amammo come un fratello e un padre; l’amammo come un amico buono e affettuoso. Perciò il suo ricordo non si cancellerà, l’amore non diminuirà e il rimpianto sarà forte e duraturo come il dolore. Perche là dove germoglia rigogliosa la virtù , ivi sbocciano copiosi i fiori della stima perenne e del perenne rimpianto. Chi da questa vita passa con abbondanti manipoli di messe cristiana, non muore, ma entra nella vera vita, dove Cristo è premio alle anime.
Sì, noi ti ameremo ancora, o Padre Lorenzo, e sempre ti ricorderemo. Sempre con noi fosti buono e gentile e noi sempre ti circondammo della nostra riconoscente simpatia. Una sciagura ha ora spezzato la tua vita di quaggiù, ma ti ha donato, crediamo, il sorriso di una vita celeste.

'Ora di fiori nell’avello, adorno
Oh! tu riposi e attendi il dì immortale'

fr. Domenico Mitacchione

A Padre Lorenzo De Martinis

Su la tua tomba, ove giammai l’oblio
Stenda sua ala il tempo, ed un cipresso
Consoli d'ombre verso il pianto mio,
Padre Lorenzo, nell’estremo amplesso.

E se di fior corone a me concesso
Fia intrecciar sul tuo sepolcro, pio
Bacio la terra e ti dirò sommesso
Tutto il mio strazio confidato in Dio!...

Oh! non ricordi?... il luminoso giorno
Ti sorridea e già l’ora fatale
T’incalzava... più non farai rientro

Dopo quel triste sogno vesperale!....
Ora di fiori nell'avello adorno
Oh! tu riposi e attendi il dì immortale.

f. Celestino Ciavarella

Ricordando....

Padre Vincenzo Gallo, fondatore del Bollettino di San Matteo (1960-1963) e Guardiano di San Matteo.
Padre Vincenzo Gallo, fondatore del Bollettino di San Matteo (1960-1963) e Guardiano di San Matteo.
Noi ripensiamo quanto egli era buono: come frate minore, nella fedeltà costante alla Regola e al suo spirito; come sacerdote, nella cura silenziosa, nascosta, assidua per le anime; come confratello e fratello dei grandi e dei piccoli (specie di questi) a cui si avvicinava con volto sorridente e con affetto comprensivo, sollecito, operoso.
Religioso e modesto nel portamento, umile e serenamente lieto nella conversazione, congiungeva alla religiosità del tratto quel senso di gentilezza e di cortesia che gli era proprio; amante della cella si ritirava in essa e passava lunghe ore tra i suoi libri corredandosi di una dottrina sacra e profana, senza però in sé 'estinguere lo spirito della santa orazione e devozione', anzi permeandosi di spirito e pietà veramente francescana che ne facevano un modello di vero e sentito frate minore.
Spesso lo si vedeva sul loggiato interno del convento recitare tranquillamente il Breviario e alzare di tanto in tanto lo sguardo verso la croce di ferro che torreggia In cima al monte Celano. Forse allora ricordava le parole del Divino Maestro: Chi vuol essere mio discepolo prenda la sua croce e mi segua e nello stesso tempo doveva pensare all'ideale della vita francescana che s’impernia nel trinomio della abnegazione, dell’amore e del sacrificio.
E sacrificio abbracciato con amore era la sua vita. Sotto il sole e sotto il freddo lo vedevamo, in determinati giorni della settimana, scendere a piedi in paese, o per spezzare ai giovani del Liceo locale il pane della scienza, o per fasciare, con cura amorosa, le piaghe prodotte dal peccato e ridare alle anime l'integrità e lo splendore della grazia. Ritornava stanco alla sua cella, ma sempre sorridente. Mai un lamento usciva dalle sue labbra. Lo sguardo della croce rendeva dolce ogni sua fatica.
Sorella Morte l'ha strappato al nostro affetto.
Il divin Padrone l’ha onorato chiamandolo mentre salmeggiava. L’ha toccato sulle spalle e gli ha detto: - orsù, servo buono e fedele, vieni a ricevere la corona, essa è compita.
E P. Lorenzo è andato a ricevere il premio delle sue fatiche. E’ andato frettolosamente davanti al trono dell’Agnello senza macchia per continuare il suo salmeggiare in compagnia dei Cherubini e dei Serafini...
Padre Lorenzo tu ci hai lasciati. Ricordi... con volto lieto e tranquillo ti salutammo mentre ci impartivi l'ultima lezione. Tu partivi per Volturino il 24 marzo scorso e noi non pensavamo che era quella l'ultima volta in cui ci era dato ripeterti il nostro grazie per tutto quello che ci andavi prodigando. Il tuo sorriso e la tua paterna parola non torneranno più a risplendere e vibrare sul tuo volto impallidito e sulle tue labbra contratte dalla morte; questi cuori che ti amavano non troveranno più in te il Padre buono e amabile, il Padre intelligente ed esperto.
Non vedesti sorgere che trentaquattro primavere e, qual fiore che si schiude al primo alito della vita, venisti svelto da questa terra.
Reciso innanzi sera, tu hai aperto nel nostro cuore una profonda ferita che il tempo non varrà a mitigare. Tu eri il nostro Padre che con cura sollecita dirigevi le nostre coscienze. Tu eri un lettore che trasfondevi nelle nostre intelligenze il tesoro inestimabile della scienza. Con il cuore lacerato dal dolore siamo venuti ad inginocchiarci davanti alla tua salma straziata ed abbiamo pregato per la tua anima benedetta.
Addio P. Lorenzo! Ma col sole che scompare non tramonterà la nostra riconoscenza. Qualche cosa di te sopravvivrà in noi. Il tuo nome pronunciato finora per denotare il Padre amorevole, ci ricorderà d’ora in poi, un protettore di più nel regno dei Giusti.
Ora riposa dal lavoro e vivi eternamente nella gloria, nell’esultanza, nella pace di Cristo.
Fr. Vincenzo M. Gallo

Appena si venne a conoscere la luttuosa notizia del tragico decesso del P. Lorenzo De Martinis, il popolo di Manfredonia si riversò in folla alla Chiesa di S. Maria delle Grazie per pregare e piangere sul cadavere del buon figlio di S. Francesco.
Alle 17,30 del 6 aprile il M.R.P. Anselmo Laganaro, Custode Provinciale e Prefetto degli Studi, presenti S. Ecc. Rev.ma Mons. Andrea Cesarano, Arcivescovo di Manfredonia, il Rev.mo Capitolo Metropolitano, le Autorità civili e numerosissimo popolo, legge l'elogio funebre. Indi il R. P. Tarcisio Castriotta, Guardiano di S. Matteo, dà l’Assoluzione al tumulo, mentre la Schola Cantorum del nostro Studio Filosofico eseguisce, con accompagnamento d'archi il Libera'del Bottigliero.
Sei Chierici depongono la bara nel carro. Il corteo funebre percorre le strade principali della città tra due ali di popolo commosso. La campana del convento emette i suoi lugubri accenti e sembra ripetere: Laudato sii mi Signore per sora nostra morte corporale. Precedono gli Alunni del Ginnasio S. Cuore, gli Orfanelli della Colonia marittima permanente accompagnati dalle Suore di Carità, i novizi, i Terziari e i Chierici francescani, il Seminario Arcivescovile, il Rev.mo Capitolo. Ai lati del feretro hanno preso posto i RR.PP. Teofilo Trotta, Costantino Nacci, Beniamino Tempesta e Bonaventura Albano. Seguono alcuni familiari del Defunto giunti durante la lettura dell’elogio, il M. R. P. Custode coi RR.PP. Guardiani di Foggia, S. Matteo e Manfredonia, il Sindaco locale e altre Autorità civili, l'A.C.femminile, le Terziarie francescane con numerose Araldine.
Al Cimitero si arriva verso l’ora del crepuscolo. Dopo l'Assoluzione impartita dal Vic. Gen. dell’Arcidiocesi, sei Chierici depongono la bara nella Cappella del T.C. Ivi, I’indomani, in suffragio del caro Estinto, si celebra una messa in Terzo.

La Schola Cantorum del nostro Studio di Filosofia eseguisce con accompagnamento di Filarmonica la Missa De Requiem del P. Pierbattista da Falconara, O.F.M

In die septimo - 12 aprile 1945
Biccari - Casa di Teologia - nello Studentato Teologico di S. Antonio, dove vivo è il ricordo del P. Lorenzo, sono stati celebrati in Die septimo solenni funerali in suffragio della di Lui anima benedetta. La cittadinanza bicccarese, tra la quale egli è vissuto per oltre cinque anni, profondendo i tesori del suo cuore di Sacerdote laborioso e pio, si è fatto un dovere di partecipare ai funerali svolti tra l’unanime commove[n]te pietà di tutti i presenti. La sua giovane esistenza spezzata da immatura morte per tutti ha avuto una parola intima di preghiera mormorata a calde lagrime che implora dal Signore, Dio della Misericordia, il riposo eterno e la pace dei giusti. In tutto il popolo che serba di Lui grato ricordo, specie nei Chierici teologi, suoi ex discepoli, egli lascia larga eredità di bene ed un rimpianto Infinito.
Dalla Schola Cantorum è stata eseguita la Missa V De Requiem del Maestro Haller.

S. Matteo - Casa di Filosofia - Sono state celebrate Messe piane e una messa solenne per il P. Lorenzo De Martinis, già membro della nostra Comunità. Sono intervenuti fedeli della vicina S. Marco e un folto gruppo di Terziarie. La schola Cantorum ha eseguito la messa del P. Pierbattista da Falconara. Prima del Libera il R.P. Guardiano locale ha rivolto poche parole al popolo, mettendo in evidenza le belle doti di mente e di cuore dell’Estinto.

In Die Trigesimo
S. Matteo - 5 maggio 1945 - Con l'intervento di numeroso popolo, del T. C. F. al completo, dell'A.C. sia del gruppo maschile che femminile, dell’intera sezione del Liceo regio nonché di Autorità civili e religiose, in questa nostra Chiesa, parata in gramaglle, si sono tenuti solenni funeali in suffragio del P. Lorenzo De Martinis, Lettore di Filologia classica e Confessore dei Chierici. Ha funzionato il R.P.Tarcisio Castriotta, Guardiano locale. Numerose sono state le S.Comunioni di suffragio. I Venerandi Chierici hanno cantato la Messa del Perosi a 3 v. p.
Il P. Leonardo Jannacci, Lettore Generale di Lettere, nel discorso commemorativo, ha fatto risaltare l’attività religiosa e scientifica svolta, con umiltà e passione, dallo scomparso.

La festa di S. Matteo Apostolo a S. Marco in Lamis

Questo contenuto proviene dal Bollettino del Santuario Anno II n. 4-5 del 5 ottobre 1960 (56 anni fa). Il Guardiano del Convento di San Matteo a San Marco in Lamis era P. Vincenzo Gallo, grande frate e fine scrittore. Ma erano altri tempi. L'autore dell'articolo è Giuseppe Giuliani.

Una immagine della Fiera di San Matteo a San Marco in Lamis
Una immagine della Fiera di San Matteo a San Marco in Lamis
Ogni città racchiude e custodisce una poesia segreta, che il visitatore frettoloso e superficiale non può scoprire e capire. In questo secolo, che cerca di stordire l'uomo con le sue conquiste sempre più affasci­nanti e sempre più ricche di mistero, vi è ancora qualcosa di primitivo, di volutamente tradizionale. Ed è proprio per mezzo della tradizione che l'uomo si avvicina con umiltà e gratitudine a tutto ciò che l'ha preceduto. Egli conserva ancora gelosamente molti usi tramandati di generazione in generazione, cercando di attenersi ad essi con uno scrupolo quasi religioso.
Il Gargano, terra povera e pur tanto ammaliatrice è nello stesso tempo mistica, legata da saldi nodi alle antiche usanze e tradizioni durante le feste patronali si tra­sforma per mostrare con orgoglio tutto il suo folklore.
I paesi del Gargano ove il folklore esplode più che negli altri posti, sono: S. Marco in Lamis, S. Giovanni Rotondo, Montesantangelo, Vico del Gargano e S. Nicandro Garganico. E' questa una terra di uomi­ni laboriosi che ogni giorno affrontano il fu­turo con animo rassegnato alla volontà di Dio, contenti che non faccia mancare loro il 'pane quotidiano'.
Questi uomini sprigionano tutta la loro vitalità nelle Feste folkloristiche - religiose, che cambiano da paese a paese, acquistando delle caratteristiche ben precise.
Per queste occasioni si indossano gli abiti nuovi, si tirano dai tiretti dei comò vestiti odorosi di naftalina, scarpe lucide av­volte in vecchi giornali, cravatte sgargianti ricevute da qualche parente dalla lontana America. Bella e suggestiva è la festa che si svolge alla Foresta Umbra, dove fanciulle, vestite con i più preziosi ed antichi costumi del Gargano, cantano e danzano con la grazia e la poesia delle nostre nonne. Chi non promette a se stesso di ritornare a S. Marco in Lamis dopo avere assistito alla mistica e commovente processione del Venerdì Santo, quando mille lampioncini e fracchie gi­gantesche si elevano al cielo?
Ma c'è anche un altro giorno dell'anno che fa della città di S. Marco in Lamis il centro di afflusso di forestieri provenienti da tutte le parti del Gargano ed è il 21 settem­bre, festa di S. Matteo Apostolo. In tale occasione la città si veste a festa e si adorna di luci multicolori. La villa comunale ed i viali adiacenti alla strada statale n. 389, che diventano il centro della festa, vengono illuminati a giorno con suggestivi giochi di luci. Tutti i Sammarchesi attendono con an­sia quella feste, perché è in tale importante avvenimento che si potranno finalmente abbandonare al divertimento, pur essendo da due soldi.
La sera, nella villa comunale, mentre il concerto bandistico esegue qualche brano di opera classica, i giovani che covano nel cuo­re tante speranze, camminano leggeri leg­geri, vanno di qua e di là, si inseguono, si guardano, si cercano. Il cuore ansimante batte sempre più forte. Le domande si incrociano: Hai visto Maria, Dov'è Miche­le? Da lontano giunge il suono di una fisar­monica con la voce di un bambino che ven­de i biglietti della fortuna.
Largo Madonna delle Grazie ed il piaz­zale antistante il Santuario di S. Matteo diventano dei bazar e si prova un piacere ineffabile nel lasciarsi stordire dal chiasso che regna sovrano. Ogni venditore cerca di far reclamo alla sua merce e, perciò, esco­gita tutti i mezzi dalla tromba alle urla assordanti e ai giochi maliziosi Le banca­relle espongono ogni ben di Dio: datteri, noccioline americane, torroncini, giocattoli di ogni specie, oggetti di ornamenti, articoli di abbigliamento, utensili da cucina in ra­me. In quest’ultimo reparto le donne si fermano più a lungo a guardare, a discutere e poi finiscono per comperare almeno qual­che pezzo. Infatti a S. Marco in Lamis non è concepibile che in una famiglia non ci siano utensili di rame; anche le più povere ne sono provviste.
Ma anche i bambini possono vivere, an­che se per pochi giorni, nel paese dei ba­locchi o nel regno delle fate azzurre. E' per essi che le giostre girano, mentre i dischi gi­rano anch’essi a tutto volume. Il pomerig­gio il pubblico affluisce a Largo Piano per assistere ai giochi popolari. Vario è il reper­torio di questi giochi: la corsa dei ciucci per la conquista del palio, la conquista del­la sirtania, la corsa nei sacchi e la cucca­gna. Questi giochi intrattengono il numero­so pubblico sino al calar delle prime ombre della sera.
Ma questa festa è importante anche perché ha luogo una delle più quotate fiere della regione, specie per il settore zootecnico. Anzi, proprio a S. Marco, in occasione della festa di S. Matteo, vengono fissati i prezzi Base del mercato. La fiera comincia con le prime luci dell'alba e termina il giorno suc­cessivo. I contratti avvengono tra il mediatore, il venditore e l'acquirente con delle forti strette di mano ad affare concluso. Migliaia di suini prendono la via del nord Italia e soprattutto dell’Emilia.
Giuseppe Giuliani

 

Hai mai visto gli ex voto di san Matteo? Conosci Giovanni Gelsomino?