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Leonardo Giuliani

S. Marco in Lamis. Il Bosco della Difesa nel 2018.
S. Marco in Lamis. Il Bosco della Difesa nel 2018.
Animato da sincero sentimento di spingere i miei concittadini a migliorare, pur quanto è nei loro mezzi, le condizioni agrarie della nostra patria; non darò termine alla presente mia memoria, senza aggiungere i seguenti miei suggerimenti.
Arti e Manifatture.
Deserte le provincie romane dalle invasioni dei popoli del Nord, questo funesto avvenimento fu fatale all'agricoltura, egualmente che alle scienze ed alle arti. Questi barbari conquistatori erano pastori, o cacciatori: essi si contentavano di godere senza pena e senza fatica i vasti deserti delle loro conquiste; e non coltivavano che una porzione del terreno, il quale era a portata delle loro abitazioni; ed anche superficialmente. Le arti nel loro rinascimento aumentarono il numero degli abitanti: i pascoli, il bestiame, la caccia non essendo più sufficienti a nutrire numerosi popoli, fu forza di
S. Marco in Lamis. Il Bosco della Difesa nel 2018.
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ritornare alla coltura delle terre.
La comunità, la quale ha un gran territorio da coltivare, e la facilità di esercitare il commercio delle derrate; non deve estendere di troppo l'impiego del danaro e degli uomini nelle manifatture, gli è vero in pregiudizio dei travagli, e delle spese dell'Agricoltura: ma questa comunità non deve trascurare quelle manifatture, di cui ha i primi generi, e che si possono fabbricare presso di essa con minore dispendio.
Nella nostra città tutto si compra (grassetto del webmaster); nell'atto che si potrebbero introdurre le fabbriche dei panni-lana, e dei cotoni, onde potersi vestire la maggior parte del popolo. Si dia un'occhiata alle industrie armentizie, ed alla statistica degli animali del ruolo di fida, per persuadersi che tali fabbriche si potranno benissimo animare; ed ancora introdurre la conceria delle pelli che si vendono a buon mercato, per ricomprarle conciate a carissimo prezzo. Si potrebbe introdurre pure la fabbrica del sapone perché vi sono trappeti per olio, e morchia, nel tenimento, e nei luoghi vicini.
Per ottenersi tutto ciò, e per i tessuti precisamente dovrebbe l'amministrazione comunale mandare per un dato tempo nelle fabbriche in attività delle persone, a fin d'istruirsi in proporzione de' mezzi che la sua economia comportano (Nota 1).
Nota
(1) A rappresentanza di questo Decurionato la Reale Società Economica deliberava nel 1843 potersi qui mandare dall'ospizio Fornari di Cerignola una giovinetta per diffondere la maniera d'intessere la felpa: cosa che non potè aver luogo per mancanza di reclusorio.
Strade esterne.
S. Marco in Lamis. Il Bosco della Difesa nel 2018.
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Ogni strada ha necessariamente per oggetto la felicità della comunicazione e del commercio. Ogni strada adunque traversale o di comunicazione dev'esser fatta e mantenuta secondo che il luogo lo esige, e lo permette.
Per istrade esterne si sta da noi malissimo. Tuttavolta è da compiacerci che la traversa rotabile per S. Giovanni Rotondo è prossima alla sua fine, essendoché ancora incompleta ci ha aperto il commercio col porto di Manfredonia. Ma ciò non basta; se non si va a rendere carregiabile la interessante strada di Stignano, nulla si sarà fatto. L'Amministrazione comunale fin dal 1829 vi aveva già pensato; ed un progetto di opera per mezzo letto rotabile con la spesa di D. 3000, si era già da S. E. il Ministro degli affari interni approvato; se non che con la decretazione di darsi mano dopo terminata la traversa per S. Giovanni Rotondo.
Ma siccome l'Amministrazione comunale trovasi disquilibrata nella sua economia, per cui il fondo di esito per le opere pubbliche comunali a disposizione del decurionato, non può essere aumentato; così quest'epoca verrà, e la strada di Stigliano fatta oramai più pericolosa pel continuo transito, rimarrà senza essere immegliata, comecché fosse la più interessante pel commercio col capoluogo del distretto, e con tutt'i luoghi della Puglia occidentale.
E però, se gl'industriosi, i proprietarii convicini, i viandanti, ed i commercianti non associeranno i loro mezzi a quelli dell'amministrazione affin di accomodare economicamente la strada sul progetto dell'architetto Signor Facciolla del 1829, rimarranno senza effetto le tante sollecitudini, come senza sfogo alcuno rimarranno le calde istanze dei cittadini, e forestieri, i quali tutti per scansar i molti pericoli cui vann'incontro, invocano ad una voce la riduzione della strada in parola.
S. Marco in Lamis. Il Bosco della Difesa nel 2018.
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Nel modo istesso ed altrettanto sarà a praticarsi per la riduzione della strada di Volturo, la quale conduce a Foggia Capoluogo della provincia, ed al mezzogiorno della Puglia, rendendosi carregiabile egualmente pel positivo bisogno degl'industriosi pugliesi, e del commercio. Strada che fin dal 1826 era incominciata per mezzo di volontarie offerte in contanti, ed in giornata sopra di un fondo a disposizione in D. 6000; e che per sommo infortunio datesi luogo ad equivoci, vennero i lavori per superiori disposizioni cessati. Quell'antico fervore si spense; e con gli sforzi dell'amministrazione si è nello scorso anno riaperto un saggio nelle pedaje della valle, onde farsi un altro tentativo, che meriterebbe di essere secondato, eccitandosi altra volta l'entusiasmo pubblico per un'opera tanto utile, quanto necessaria.
Non si avrebbe dovuto metter termine alla presente memoria, senza fare un cenno di ciò che offre il suolo patrio in fatto di Botanica, e su tutto ciò che potrebbe interessare la Mineralogia, l'Orittografia, l'Orittologia, e la litografia. Questo discorso scientifico potrà essere elocubrato da altro concittadino d'idee più fecondi, cui ne riserbiamo la continuazione.
Conchiusione.
S. Marco in Lamis. Difesa di San Matteo. Foto del 2008.
S. Marco in Lamis. Difesa di San Matteo. Foto del 2008.
Abbiam posto in luce nella presente memoria qual fu l'antica Badia di S. Giovanni in Lamis: come nel suo feudo ebbe origine la città di S. Marco in Lamis: quali le concessioni dei Sovrani Regnanti a pro dell'Ordine Benedettino: come il Convento Badiale passò dal dett'ordine al Cistercense: come in fine pervenne a’ PP: Minori Osservanti col novello titolo di S. Matteo. E fedele alla promessa abbiam dato ancora un'idea del governo Politico - Economico - Ecclesiastico degli uomini del feudo; ed in quali modi, e per quali cagioni la Badia decadde dall'antico suo lustro. Si è detto pure che essendo la Badia vacante, attualmente si amministra dalla Diocesana di Manfredonia: come sursero nel feudo le private proprietà; d'onde la floridezza della popolazione, e quale l'economia della Comunale Amministrazione, dopo lo scioglimento della promiscuità. Nella parte quarta si son renduti gli svariati progetti di miglioramento in favore dell'Agricoltura, e della Pastorizia; per la riproduzione delle selve; per le arti; e pel commercio. Che ci resta dopo tutto ciò a desiderare? I sentimenti che ci hanno indotto a dare alla nostra patria i migliori suggerimenti che per noi si poteva, saran fecondi d'utilissime conseguenze, ove l'Amministrazione e gli amministrati li accoglieranno di buon grado per lo pubblico bene. Diversamente sarem paghi di aver esposte con candidezza le nostre idee, poco curando se gli sforzi da noi fatti saranno obbliati; e che se forse un giorno la curiosità li degnerà talvolta d'uno sguardo, vi scorgerà almeno il cittadino zelo da cui furono dettati.
FINE DELLA MEMORIA

Quali gli ostacoli a rimuoversi.

Legna nel Bosco Difesa di S. Marco in Lamis nel 2018.
Legna nel Bosco Difesa di S. Marco in Lamis nel 2018.
Ai forni a legna si debbono sostituire quelli a bocca d'inferno, secondo l’usanza di Puglia, ove non vi sono selve; e pure vi si mangia buon pane. L'amministrazione comunale se ne sta occupando, e ne ha dimostrata la necessità: secondiamola, ed eccone le ragioni.
I forni a legna, i quali sono tutti di privata proprietà, giungono al numero di 23; e tutti in attività. Ogni forno esige in ciascun giorno il consumo di due some di legna, e quindi in ogni anno some 720. Moltiplicandosi questa cifra per 23, si ha il risultato di some 16560 di combustibile in ogni anno. E come sono già terminati gli alberi annosi; cosi occorre usar quelli di speranza per la riproduzione, e tolti per lo più di rapina dalle cespaje degli antichi boschi, e dall'istesso bosco nascente Comunale, non che dai recinti dei particolari. Essendo poi d'uopo onde avere una soma di combustibile da dette cespaje, recidere quattro o cinque polloni; così in ogni anno si ha il disboscamento di 66210 piante o sterponi secondo il linguaggio del volgo. E dove si rinveniranno tante selve in dieci o vent'anni? Quindi o presto o tardi i forni a legna non possono più venir usati tra noi. E però, il farsi presto la sostituzione sopradetta, sarà una economia per la riproduzione; mentre protratta darà luogo a pentimento irretrattabile.
Alberi di castagno nella Difesa a S. Marco in Lamis. Era il 1998 ed ora gli alberi non ci sono più.
Alberi di castagno nella Difesa a S. Marco in Lamis. Era il 1998 ed ora gli alberi non ci sono più.
I forni poi di nuovo sistema a bocca d'inferno possono benissimo essere forniti di un capitale di combustibile da non poter mai mancare. Oltre dello stabbio, il campagnuolo porterà dalla sua cesina un carico di radice di tutta la famiglia dei cavoli, di cui fa tant'uso; degli steli di granone, delle felci, giacché dovrebbe ritornar vuoto in famiglia per essere finite le legna: porterà delle paglie fracide, e col carlino che gli sarà dato, si comprerà l'olio ed il sale. Il fornaio poi non mancherà di accrescere la provvisione del combustibile colle vinacce, e colle nocciuole delle olive; ed in questo modo si otterrà quella economia che si desidera.
In quanto ai focolari domestici si potrà ritenere l'usanza sino a che sarà in piedi il rimanente della Difesa di S. Matteo: cosa che non potrà andare molto alla lunga. Lo stato della popolazione numera 5578 conjugati, e perciò altrettante famiglie; e dedottone il terzo per i poveri e campagnuoli, si ha il risultalo di 3718 focolari in attività; e quindi il consumo giornaliero di circa 400 some di legna, un terzo del quale almeno deve ricavarsi dalla Difesa suddetta.
S. Marco in Lamis. Bosco Difesa. Questi alberi di castagno sono 'andati in fumo'.
S. Marco in Lamis. Bosco Difesa. Questi alberi di castagno sono 'andati in fumo'.
Si condizionino perciò bene le camere, ed i piani di abitazione; siano in attività le braciere, perché i carboni si possono avere da luoghi lontani; si generalizzi l’uso delle fornacette domestiche; e si dispongano le famiglie ad imitare l'esempio dei PP. Minori Osservanti di Stignano, che da molti anni non hanno più focolare comune, e ciò fino a quando col risparmio non si otterranno le nuove selve. Ed in questo modo si potrà rimediare al bisogno.
Quale il temperamento da adottarsi per la riproduzione sopradetta.
Ne abbiamo alla lunga parlato di sopra. Si accordi al colono il dritto di chiusura, si adotti il proposto sistema di censire ai particolari quella parte dei Demanii erbiferi coverti di cespaje, suscettibili per la riproduzione delle Selve; e si avrà adempito al voto universale.
E qui cade in acconcio di parlare delle condizioni da stabilirsi a peso dei coloni e dei concessionarii, compatibili con lo stato attuale delle cose, e consentanee alla Legge.

  1. Il colono dee essere padrone degli alberi solitarii, e delle piantagioni fruttifere, che per effetto della chiusura verrà a produrre; come ancora dei boschetti o esistenti, o producibili sulla parte salda contenuta nelle colture o da esse dipendenti formando corpo: per cagione che tali selve relativamente alle Leggi forestali sono considerate di proprietà privata, come dal Real Rescritto dei 27 Luglio 1833; altro obbligo non potendosi imporre al colono che a corrispondere un annuo canone al Comune per la riconoscenza del dominio diretto.
  2. Il Concessionario della parte salda del Tenimento, che per destinazione del padrone diretto (il Comune) dovrà mettere in difesa la parte censita, nei termini della Legge dei 21 Agosto 1826; essendo gli animali caprini nocivi ai boschi, perciò fino a quando non si avranno alberi di alto fusto, devono essere osservate le disposizioni dell'articolo 76 della citata Legge, prescrivente il divieto di detti animali al pascolo.

S. Marco in Lamis. Bosco Difesa: il passaggio del fuoco.
S. Marco in Lamis. Bosco Difesa: il passaggio del fuoco.
Le selve producibili, dal perché saranno esenti dai regolamenti forestali ai termini dell’articolo 30 della medesima Legge (Nota 1); ciò non pertanto l'Amministrazione che le porrà sotto la sua tutela e vigilanza, le amministrerà come boschi comunali, per effetto degli articoli 27 e 28. Ed in questo caso l'enfiteuta altro dritto non avrà come padrone utile, che quello cui la Legge gli accorda come usufruttuario; val dire di raccoglierne i frutti, di servirsi della spurga degli alberi, e degli alberi istessi per uso e per industria semplicemente vietandogli in ogni tempo il disboscamento, e la dissodazione. E poiché con le concessioni venne accordato al cittadino il dritto di frascare, e legnare a legna morte negli antichi boschi; così questo dritto legittimamente acquistato dovrà conservarsi nella riproduzione delle selve, articolo 77 della Legge forestale. Perciò il cittadino, e specialmente il bisognoso sarà ammesso a profittare del frascame, e delle inutili cespaje; non che della spurga a sfollamento nei tagli regolari, che per effetto dei regolamenti eseguire si dovranno sulle selve riprodotte. Allorché poi le selve diverranno adulte, deve essere ammesso a frascare, e legnare a legna morte sopra tutta la estensione dei novelli boschi, siccome esistenti nel tenimento comunale. Senza queste abilitazioni, il nuovo sistema risulterebbe gravoso, e pregiudizievole agli usi civici del Comunista.
Ciò non pertanto l'Amministrazione del Comune nella sua antiveggenza potrà prescrivere tant'altre condizioni, a scopo di meglio conciliare gl'interessi dell'uso civico col dritto dell'enfiteuta (Nota 2).
Note
(1) Articolo 30 della Legge dei 21 Agosto 1826. Tutti i fondi che d'oggi innanzi si ridurranno a boschi per volontarie disposizioni del proprietario, e non per ingiunzioni penale della presente legge, dopo le corrispondenti rivele saran per privilegio esentati dalle Leggi forestali, e lasciati interamente alle cure del proprietario, e dello stabilimento cui appartengono, senza che la Direzione Generale vi prenda alcuna ingerenza.
(2) L'Amministrazione Comunale è in esito della somma di 9984, per soldi pagati ad un Brigadiere, e tre Guardaboschi dal 1819 in qua, senza che siasi ottenuto il fine che le leggi si proponevano; giacché per quanto si è fatto osservare di sopra il Bosco nascente comunale è rimasto in Mappa, senza speranza di potersi più riprodurre. Accogliendosi il proposto sistema si farà economia di detti soldi, perché la custodia delle selve producibili potrà passare ai Guardiani rurali. L'articolo 237 della Legge dei 12 dicembre 1816 così si esprime La custodia dei boschi comunali per l'osservanza dei regolamenti forestali può essere affidata ai guardiani rurali dei rispettivi comuni. L'Intendente inteso il voto decurionale, ed il parere dell'Agente forestale si provvederà.

Sulla Terza.
Miglioramento e riproduzione delle selve.

S. Marco in Lamis. Danni causati dagli incendi.
S. Marco in Lamis. Danni causati dagli incendi.
Prima che mi versi sui precetti che crederei convenienti al miglioramento ed alla riproduzione delle selve; sarà opportuno ch’io brevemente delinei al nostro contadino lo squallido quadro del vasto territorio dei suoi avi. Dapertutto un ammasso sassoso denudato; colline scoverte e rase; di qua valli, di là dirupi e voragini: per ogni dove quella immensa estensione è messa a svariate colture. Egli ha distrutta senza alcun rimorso l'opera grandiosa di molti secoli. La sua scure ha crudelmente investita la folta boscaglia, che gli seppero conservare e tramandare i suoi maggiori. Gli smisurati faggi, i robusti cerri, le annose querce più non vi giganteggiano; l'avida inconsiderazione di lui ha tutto manomesso.
S. Marco in Lamis. Disboscamento selvaggio.
S. Marco in Lamis. Disboscamento selvaggio.
Ma perché tanto barbarico abbattimento? Forse per la coltura dei cereali? È qui appunto il pernicioso errore. Imperocché è risaputo che la natura dei monti vuole alberi d’alto fusto, e non punto campi; che le alte, sassose, e secche terre montane sono attissime solamente a dar legna, pascoli, e foraggi, e non proprie a produrre gentili biade, E però, quanto maggiormente savii di noi non furono i nostri Avi, che i monti destinarono alla vegetazione delle selve, e dei prati, riuscendo così a comodamente alimentare numerose mandre di porci, buoi, e vacche? E noi avendo tutto voluto ridurre a coltura, n'è avvenuto che le falde dei nostri monti, spolpate per cosi dire dalle alluvioni di quello strato di terra vegetabile che le radici degli alberi vi mantenevano; il terreno per pochi anni diede abbondante ricolto, e divenne poi sterile, accrescendo cosi in ogni anno la penuria, e la miseria dei coloni (Nota 1).
Quindi io non saprei mai abbastanza caldamente raccomandare ai nostri contadini a desistere da ulteriore abbattimento di alberi, anzi di procurarne a tutt'uomo l'immegliamento e la dovizia. Perocché è indubitato per fatti di lunghissima esperienza, e dai precetti di economia vegetabile, che la miglior proficua coltura dei monti è la prosperità dei boschi.
Nota
(1) Pensieri del Padre Manicone sul diboscamento delle foreste Garganiche nella sua Fisica Appula T. 1. articolo 3.
Cenno dei boschi di S. Marco.
S. Marco in Lamis. Bosco Difesa.
S. Marco in Lamis. Bosco Difesa.
Fino alla metà del secolo XVIII l'Università possedeva in promiscuo con l'Abate tutto il Bosco, e Piscina di Re, che era una continuata Selva compresa nei seguenti grandi locali, classificati e distinti; cioè Lagorosso di moggia antiche 3563: Cardinale di moggia 6899: Sazzano di moggia 7237: Piscina di Re di moggia 5967; Montenero di moggia 1158: Ceraso di moggia 2455: Chiancata della Ferola maggia 2751: Pontone del Santolo moggia 2517: Coppaferrara moggia 4056: tutto pari a carra 458 circa.
Alberate ancora erano le sei Difese Comunali, il grande locale di Coppa Casarinelli, ed il Demanio Comunale Caldaroso.
Fino al detto tempo la popolazione erasi unicamente occupata della pastorizia e della caccia, come nella sua primitiva origine. Poche famiglie si recavano in Puglia a coltivare nelle masserie della Badia con estaglio discreto per le provviste delle vettovaglie. Il paese veniva coronato da vigneti, e svariati ortaggi, dacché si parava al riguardante una incantevole veduta. Era quivi il soggiorno di Saturno di cui cantò il poeta del Lazio.

Tutti i piaceri seguon lor desiri:
Agli animali non facea la guerra
La cruda fame; e per far l’uom contento,
Senza fatica, l'impazienti biade
Fendeano il suolo, né aspettavan punto
Che il punzecchiato bue con lento passo
Segnasse il solco, e con l'incurvo aratro;
Grandi e maturi i grappoli offeriva
La vite d'ogni parte; e per li prati
Scorrevano i ruscei di latte pieni.

S. Marco in Lamis. Bosco della Difesa.
S. Marco in Lamis. Bosco della Difesa.
Dopo la trista e calamitosa epoca del 1764 per timore che la carestia non rivenisse, incominciarono lentamente le cesinazioni, disboscandosi in parte sopra la contrada Cardinale; e come nei primi anni il prodotto dei grani fu prodigioso, cosi mano a mano le cesinazioni si estesero sopra i Lavorelli, e poi in tutta la contrada Sazzano. Al cominciato disboscamento la pubblica autorità non si oppose. Gli affittatori della Badia imposero sulla parte colta il terraggio di 36 misure a versura in ogni genere di cereale, ed un dazio di grana dieci a soma per 1'estrazione del legname, e dei carboni; e cosi fino al 1806 tutto venne cesinato e distrutto. Le leggi repressive giunsero un poco tardi; e col lungo andare l'istesse colonie vennero ritenute e conservate.
Nel 1813 l'amministrazione comunale si scosse a tanto guasto; e seguendo il sistema universalmente adottato, destinò una buona parte dei suoi demanii, che conseguì dallo scioglimento della promiscuità, alla riproduzione delle selve nella dipendenza dell'amministrazione del ramo, custodita da un Brigadiere, e da tre guardaboschi.
Ma in conseguenza dell'adottato sistema si ottenne il Bosco Comunale? Vi sarà almeno speranza di riproduzione sotto una più severa vigilanza? E quando tutto fosse per la negativa; quali sono gli ostacoli da rimuoversi, quale il temperamento da venir adottato? Esamineremo tutto ciò in tanti distinti articoli.
Non si è riprodotto il bosco comunale, né si può riprodurre.
S. Marco in Lamis. Piante di roverella nel Bosco Difesa.
S. Marco in Lamis. Piante di roverella nel Bosco Difesa.
L'aumento della popolazione ha dovuto per necessità far estendere sopra i demanii le dissodazioni; ed in proporzione si sono moltiplicate le greggi e gli armenti: senza questi due mezzi che la località permetteva adottarsi, non si avrebbe potuto progredire. E l'una e l'altra industria perennemente han fatto la guerra alle piante che formavano il mezzo e la speranza della riproduzione delle selve. La scure e la zappa dell'atleta Sammarchese dopo aver diboscato e dissodato il proprio tenimento, s'introdussero ancora nei boschi limitrofi; e le boscaglie di Castel-Pagano non sono che una continuata colonia. Penetrarono ancora nei vicini tenimenti di Rignano, e di Cagnano; ed ancora questi boschi sonosi generalmente abbattuti e distrutti. Ed in questo modo han cessato di muggire, come un tempo cantava il Venosino Poeta Garganum mugire putes nemus. Ove dunque dovrassi andare a legnare in luogo rigido e scoverto, onde apprestare il fuoco al colono e al pastore? Certamente sulla sezione boscosa del Comune; ed i giovani alberi devono essere abbattuti in sul bel principio della loro vita, dalla necessità di una popolazione che non può resistere alla rigidezza del freddo.
S. Marco in Lamis. Bosco Difesa. Il carpino bianco.
S. Marco in Lamis. Bosco Difesa. Il carpino bianco.
V'ha dippiù: l'industria armentizia si esercita in tre stagioni dell'anno sulla parte erbosa del tenimento, ed ha le così dette jacenti nelle sezioni boscose in riproduzione. E non volete accordarle il foraggio? Ed essendo molte, e pur molte le jacenti in proporzione dell'industria medesima, come poter avere tra queste, e la fruizione del pascolo le piante d'alto fusto? Ecco perché sarà sempre una delusa speranza la rigogliosa riproduzione dei boschi.
Fu buono non per tanto, che nella ripartizione spettò alla Diocesana per la Badia vacante, la selva maggiore, (Difesa di Sanmatteo) altrimenti il Sammarchese non avrebbe avuto come apprestare il fuoco alla sua cucina. Ma ora che tutta una popolazione la investe per far legna, quando volete che si prolunghi la sua durata ? Essa vien decrescendo alla giornata; e di qui a poco sulle colline della Difesa Badiale, il Cucullo farà sentire la sua fastidiosa monotonia, ed allora sì che sarà totalmente mancato uno dei principali elementi in luoghi di rigido clima.
Miei amici concittadini: v'interessi questa trista posizione, nella quale di presente ci rattroviamo; e sia lungi da noi la esecranda bestemmia, nella quale il volgo soventi prorompe come abbiam fatto noi, così pure faranno quelli che ci succederanno. Imperocché è ben lieve cosa il riflettere, che se noi avemmo materiale a distruggere, i nostri avvenire non ne avranno affatto.

Sulla Terza.

S. Marco in Lamis. Bosco Difesa: campo di felci.
S. Marco in Lamis. Bosco Difesa: campo di felci.
pascoli aperti promiscui sono ad adottarsi, quando sono estesi, ed è ristretto il numero degli animali. Per lo contrario, sarà meglio l'assegno parziale in enfiteusi. Prima ed indispensabile condizione di esistenza, e di progresso per ogni associazione di uomini, è la riduzione del suolo comune in proprietà parziale, ed il solo e legittimo modo di costituire la proprietà è l'appropriazione che se ne fa dalle persone.
Ma ciò non può eseguirsi che dall'individuo; dunque la vera e perfetta proprietà, è la proprietà privata. Se noi consideriamo i principii delle nazioni, restiamo convinti che vi sono stati proprietari dacché vi sono uomini. L'esercizio di essa si è con la ragione perfezionato: ma l'esercizio istesso che mena al principio di questo dritto, non diversamente può stabilirsi che per legge positiva, o per convenzione. La proprietà è la fondatrice delle umane società; per lei l'industria tramuta i deserti in ridenti campagne. Diamo uno sguardo solo alla Difesa comunale del Demanio Caldaroso data in enfiteusi, e divisa fra i cittadini per Sovrane disposizioni che l'Università provocò, ed ottenne nel 1782. Una estensione di carra 7 di terreno macchioso incolto, oggi forma la parte più utile del tenimento nelle mani del proprietario. E se prima mancava l'olio, uno dei generi di prima necessità, oggi se ne abbonda, e non ve n'è più bisogno acquistarlo di fuori. E sol perché dagli scorvi son prodotti fruttiferi alberi di olive: pianta che si è ivi moltiplicata con le svariate piantagioni, eseguite per rapina nel Demanio del Comune, e che si son dovute ritenere come migliorie fixae vinctae legittimandosene le occupazioni ai possessori.
Si rammentino i salutari effetti che si ebbero dalle Leggi emanate per la censuazione del Tavoliere di Puglia, per le quali le industrie armentizie si sono moltiplicate, ed i fondi censiti per le migliorie che ne avvennero si sono aumentati di valore. Se ne interroghi il censuario pastore; e cosi saremo convinti dell'utilità sempre più rifulgente del proposto sistema.
S. Marco in Lamis. Bosco Difesa: campo con felci autunnali. Foto del 2008.
S. Marco in Lamis. Bosco Difesa: campo con felci autunnali. Foto del 2008.
Deve non però il corpo municipale far precedere i suoi regolamenti per la regolarità e certezza dei contratti in disamina; e nei modi, dei quali sarà data un'idea sul proposito del miglioramento delle selve. Imperocché se per condizione, il concessionario deve intendere alla riproduzione e conservazione delle piante; per le stesse convenzioni le Selve produttive, debbono rimanere sotto la protezione della Comunale Amministrazione: di modo che il censuario abbia il solo dritto a fruir degli ortaggi, e dei frutti; e facoltà ancora di servirsi della spurga degli alberi, e degli alberi stessi, ma per industria semplicemente.
Chiuderemo questo articolo dopo una breve digressione. Le Reali Società Economiche si applicano per lo miglioramento dell'Agricoltura, come sorgente di ricchezza allo stato, ed alle famiglie; ma quistioni sull'utilità, o sul danno dei pascoli non ancora si elevano, e né vengono in disamina - Si dà questo nome a' pascoli pubblici pertinenti ad una comunità di abitanti, come terreni incolti o boscaglie, sia in pianure, o sopra montagne e colli, o nelle selve. Vi è un'altra specie di pascoli comunali, la quale consiste nella servitù di lasciar aperti i prati ed i campi dei particolari, ai bestiami degli individui della comunità dopo il primo ricolto, secondo l'uso o le regole di ciaschedun luogo. Sarebbe difficile determinare l'origine di detti pascoli, creduta coeva alle comunità degli abitanti.
S. Marco in Lamis. Bosco Difesa: terreno attraversato dal fuoco. Foto del 2008.
S. Marco in Lamis. Bosco Difesa: terreno attraversato dal fuoco. Foto del 2008.
In generale, presso i popoli pastori vi è stato un maggior numero di detti pascoli comunali, ed un numero minore di proprietà, come in relazione allo stato di popolazione. Stava bene un tal sistema, quando gli abitanti d'una Comunità erano in ristretto numero. Ma oggi che le generazioni rapidamente si moltiplicano, non è più il caso di attendere a quel sistema; bensì di proteggere e tutelare le proprietà private. Oggi tra noi il diritto di pascolo aperto agli usi civici è di ostacolo all'agricoltura, come di sopra si è fatto osservare. Una usanza fondata unicamente sopra dati incompatibili, è ormai tempo che ceda alla pubblica utilità. Se questo dritto viene ad essere sminuito nel proposto sistema, l'industrioso di rimpatto ne sarà riccamente compensato dall'utile particolare che ne vedrà derivato a se stesso.
Per la verità poi far continuare il sistema di pascolo nello stato attuale sarà sempre di pregiudizio alla fruizione dei pascoli comunali, ed agli stessi Demanii del Comune. Essi abbandonati alla natura, depreziati dal bestiame, non si dispongono che a maggiormente deperire; e il bestiame istesso vi troverà un nutrimento sì scarso, che appena sarà sufficiente a farlo vivere. Il bestiame meglio mantenuto nei ricinti e nelle chiuse, profitterebbe maggiormente, e sarebbe d'una rendita maggiore al proprietario.
Facciamo intanto più posate considerazioni di questa consuetudine tra noi, e dei danni che porta seco.
S. Marco in Lamis. Bosco Difesa San Matteo.
S. Marco in Lamis. Bosco Difesa San Matteo.
Dopo la distruzione dei boschi, è un pregiudizio il credere che il pascolo aperto dia il mezzo per nutrire un maggior numero di animali. L'attività, l'industria, gli sforzi laboriosi possono semplicemente far prosperare ed ingrandire le chiusure erbifere difese dalle incursioni; né si può altrimenti. Il godimento promiscuo, autorizza a godere dei pascoli il più od il meno presto che può; sicuro che gli erbaggi che si lascerebbero crescere, saranno fruiti immediatamente dal primo che sopravviene; egli pone tutta la sua attenzione nel prevenire i concorrenti. Cosi ognuno volendo precedere gli altri nella sollecitudine di godere, tutto si distrugge sul nascere; il querciuolo non ha tempo a divenire albero; le bacchette ed i virgulti delle ceppaje sono tagliati prima che se ne possa fare un palo; l'erba è mangiata appena spunta dalla terra. Il dritto in comune persuade ognuno di poter tutto; l'interesse personale vince tutte le considerazioni; ognuno abusa senza credere di aver mancato. E non solamente tutto si distrugge in sul nascere, ma altresì non si dà luogo a niun buono mantenimento dei bestiami; per cui si deve uscire dal tenimento, ed acquistare altrove i pascoli statonicali. E nello stato in cui i pascoli saranno cosi esposti, ove sarà la imaginata utilità? la pastura non godrà che di un terreno promiscuo bensì, ma divenuto arido, e senz'erba. Questa verità non può venir con- tradetta dall'industrioso Sammarchese, perché le osservazioni, e le riflessioni sono fatti incontrastabili, e sopra principii che non ammettono discussioni. Sarà dunque spediente rimediare a tanto male accogliendo il proposto sistema; come quello che somministra i mezzi, onde migliorare le industrie armentizie, ed i Demanii Comunali; ed anche perché ritenuto tal sistema, si renderà facile la semina dei prati, dei quali giova far cenno.
Prati artificiali.
S. Marco in Lamis. Bosco Difesa San Matteo.
S. Marco in Lamis. Bosco Difesa San Matteo.
Delizioso e squisitissimo alimento al bestiame somministrano le odorifere ed aromatiche erbe spontanee, che vegetano nelle pietrose ed alpestri nostre campagne; ma desse non sono bastevoli a sostentarlo, e tra gli stessi prati naturali, e l'erbe saporoso non ne mancano delle perniciose, come lo è tutta la specie della Ranunculacee, che ne abbonda, il Ranuncolo Sulcerato, il Ranuncolo Marcasino, e il Ranuncolo Bulgoso. Le quali che producono infiammazione di fegato, e quindi sicura morte, siccome l’Anemone Alpina, e l’Anemone, o erba sanguinale, che nascono tra le fratte, e chiamasi Torta. Quest’erba mangiata dalle pecore, mentre è ancora bagnata dalla rugiada mattutina; fa ch’esse muojano convulse, e la malattia viene accompagnata dallo storcimento del collo. Perniciose sono ancora l'Euforbio, o Tilimalo; il Colchico autunnale, il Tasso Buccifero, o Barboso, conosciuto dai pastori col nome di Volosma, il Tarassaco maggiore e minore, conosciuti per Ancina; e tutte le Crucifere e Siliquose, tra le quali la cosi detta Jervina. Erbe tutte che all'insaputa ed imperizia del pastore, uccidono gli armenti.
Per tanto, e per somministrare più abbondante pascolo al bestiame, e per sminuirne i pericoli; utile si rende quindi la introduzione della semina dei prati, perché la località li favorisce.
S. Marco in Lamis. Bosco Difesa. Rovine di un vecchio riparo.
S. Marco in Lamis. Bosco Difesa. Rovine di un vecchio riparo.
I Romani allevavano molto bestiame: era dunque necessario avere prati immensi. Alla mancanza-degli erbaggi spontanei, supplirono coi prati-artificiali, seminandovi la segala, il lupino, il farro, i piselli, le fave; ed il trifoglio fu la base dei detti prati. Se ne è di essi generalizzato l'uso nella provincia e perché non introdurlo ancora tra noi? Tutte queste erbe vegetano assai bene nei luoghi freschi, e scoscesi; e somministrano agli animali squisito nutrimento, specialmente nell'affamato verno, allorché altro pasto non hanno se non quel poco che loro viene dalla terra, e per cui gli animali si reggono magri, deboli, e squallidi.
Ma s'introdurranno tali utilissimi prati? È tra noi questo un vocabolo sconosciuto. La necessità e l'interesse dei primarii proprietarii di armenti semplicemente li potrebbero far sorgere; ed una volta introdotti, a di loro esempio, ed in vista della somma utilità, e minor dispendio, sarà sperabile che possano essere ritenuti, generalizzati, e protetti, come un mezzo per non far più mangiare agli animali erbe nocive, e venefiche.
S. Marco in Lamis. Località 'Cutinelli', nel Bosco Difesa San Matteo.
S. Marco in Lamis. Località 'Cutinelli', nel Bosco Difesa San Matteo.
Mezzo economico oltre modo, mediante il quale il bestiame maggiormente prospererà, e verrà bello, e robusto, e di grand'utile ai padroni. E si potranno introdurre dal colono anche per oggetto d'industria; cui sarà facile destinarne all'uso quella parte del suo terreno, che gli conviene per la semina del grano, e degli altri cereali; stante che nel bisogno possono falciarsi i prati, e trasportarsi gli erbaggi nelle mandre per uso del bestiame.
E perché sopprimere nel Comune la utilissima scuola di Agricoltura, per mezzo della quale era sperabile tanto bene, ed altro maggiore? Una saggia Amministrazione ne dovrebbe rimuovere tutti gli ostacoli per richiamare a se cotanto utilissima istituzione dal provvido Governo, intento mai sempre a migliorare nel tempo stesso e l'Agricoltura e la Pastorizia. Or come si potrà ottenere il fine senza adoperare i mezzi? Questi per l'appunto sono nell'insegnamento del Catechismo Agrario, da cui con sicure norme si potranno apparare ed eseguire i precetti di Agricoltura, tramandatici da valenti scrittori antichi, e moderni.

S. Marco in Lamis.
S. Marco in Lamis.
Sul Secondo - Industria armentizia.
Tutto il demanio erboso Sammarchese è buono per animali d'ogni specie in tre stagioni dell'anno, imperocché nella vernotica ne devono sloggiare per la presenza delle nevi. La parte incolta nel 1812 risultò di carra 302. Oggi si è notabilmente ristretta, sia perché si sono estese le dissodazioni, sia per le falcidie cui andò soggetta per effetto delle svariate liti col limitrofe Comune di Sangiovanni Rotondo. L'industrioso Sammarchese si trova oggi a malpartito per la minorazione dei pascoli. La statistica riportata nel ruolo di fida del 1845, è come segue:

Vacche num.

2562

Giumente

670

Pecore

21944

Capre

6229

Troie

222

Porci

1291

Porcelli

594

Tot.

33512

S. Marco in Lamis. La funzione del Bosco Difesa.
S. Marco in Lamis. La funzione del Bosco Difesa.
In conseguenza accordandosi ai coloni il diritto della chiusura, e cessato sopra il demanio colto l'uso civico di erbare e spigare; per necessità si deve restringere il numero degli animali, perché in pari circostanza ha più diritto di vivere l'uomo, che la bestia. Ma con la pastorizia si impiegano ancora moltissime braccia; e questa industria è fonte di ricchezza nelle famiglie, siccome il bestiame è ancor utile pur troppo all'Agricoltura. Questo capo d'industria somministra al patrimonio del Comune, come appare dal ruolo di fida, annui ducati 2912; e con le innovazioni che si propongono non ne debbono rimaner pregiudicati e l'industria armentizia, e l'amministrazione del Comune. Quindi a conciliare i reciproci interessi, il temperamento da adottarsi sarà quello di dare in enfiteusi partitamente la parte erbosa del tenimento atto alla riproduzione delle piante silvane; e la parte sassosa denudata ed alpestre, rimanere a pascolo aperto. Ed il tutto dietro regolare classifica, e valutazione, onde fissarsi sulla parte censibile un canone annuale da associarsi al novello ruolo di fida riducibile; onde avere un cespite da eguagliare la stessa somma di D. 2912, prodotto di fida in vigore con un supero di altri D. 500, importare di estaglio delle sei Difese comunali; che per effetto del nuovo sistema non potrà più formare un cespite separato d'introito, come quelle che dovranno far parte del pascolo aperto unitamente ai Demanii erbosi di Coppacasarinelli, e Caldaroso, con i quali sono in continuazione. È questo l'espediente unico, che si sa suggerire in fatto delle migliorie in disamina, per essere: 1. uniforme alla Legge: 2. economico per l'Amministrazione comunale: 3. di utile alla classe dei proprietarii.
Sulla prima.
S. Marco in Lamis.
S. Marco in Lamis.
'L'enfiteusi è un contratto, in virtù del quale si concede un fondo con l'obbligo di migliorarlo, e di pagare in ogni anno una determinata prestazione che si dice canone o in denaro o in derrate, in ricognizione del dominio del concedente' LL: CC: art: 1678. Or quando si imponesse al concessionario l'obbligo di riprodurre le piante silvane, che sarà l'unica miglioria del fondo per le cespaje che vi esistono e e di non mutarne la superficie; non si adempirà che al volere della Legge, la quale pose sotto la sua tutela le selve, e ne inculca la conservazione. Che poi il Comune può essere a tanto autorizzato, chi può metterlo in forse? Le primitive facoltà gli vengono dalla Legge sulla ripartizione dei terreni demaniali del 1 Settembre 1806, con cui si prescrive che i demanii Ex-feudali-ecclesiastici ricaduti ai Comuni per lo scioglimento della promiscuità, si dovevano ripartire tra i cittadini col peso di corrispondere un annuo canone, proporzionato al valore delle terre. Disposizioni ritenute colla Legge amministrativa del 12 Dicembre 1816 art: 182 così concepita. 'I demanii Comunali saranno divisi, ed assegnati in libera proprietà ai cittadini, mediante la prestazione di un annuo canone a favore del Comune secondo gli stabilimenti adottati'.
Né si opponga ciò che vien prescritto dall'art: 188 citata Legge; perché non tutt'i Demanii erbosi devono essere conceduti in enfiteusi; ma semplicemente quelli suscettivi di miglioramenti per la riproduzione delle selve, e pel miglioramento del pascolo, per cui una buona porzione nella parte petrosa, montuosa, ne rimarrà a pascolo aperto, per aversi il ruolo di fida richiesto dal citato articolo.
Or dunque se il contratto che si propone non è che a seconda della Legge; può venir accolto ed eseguito.
Sulla seconda.
Per aversi economia nell'Amministrazione, occorre rendere facile la riscossione dei diversi cespiti d'introito. Nel sistema di pascolo aperto si esigono
Dal ruolo di fida.................................... d: 2912
Dalle sei Difese comunali.....................  d:   500
                                                     Totale 3412
Si è fatto osservare nella parte 3. come sciolta la promiscuità col Feudatario, dei Demani Ex-feudali-ecclesiastici spettano al Comune i grandi locali, parte colti, e parte incolti di Lagorosso, Cardinale, Piscina di Re, Montenero, Ceraso, Chiancata della Ferola, Pontone del Santolo, e Coppa Ferrara. E come la parte colta è rimasta conservata ai coloni perpetui, per i quali si è opinato potersi dietro la chiusura, commutare le prestazioni di terraggio in canone; così la parte incolta, a meno della sassosa ed alpestre può essere conceduta in enfiteusi perpetua. Ora la parte censibile dovrebbe essere accantonata sopra i surriferiti locali, a precisamente quella suscettiva di miglioramento, che si trova tutta in continuazione da formare un corpo; e perciò

  1. Di Lagorosso moggia antiche..........................   1000
  2. Di Cardinale mog..............................................1500
  3. Di Piscina di Re mog.........................................4500
  4. Di Montenero mog.............................................  300
  5. Di Ceraso mog .................................................1500
  6. Di Chiancata la Ferola mog............................... 1500
  7. Di Pontone del Santolo mog.............................. 1500
  8. Di Coppa Ferrara mog....................................    2040

                                                                          Tot: 13840
Pari a carra 173 (1 carra=20 ha. - Nota del webmaster)
Tutto il rimanente dei suddetti grandi locali rimarrà a Coloni perpetui col peso ancora di migliorare la parte salda con piantagioni, e corrispondere il Canone in proporzione.
Ritenuto quanto di sopra, formeranno il pascolo aperto:
1 - Quel che resta di Lagorosso, quant'acqua pende verso S. Marco, circa di carra 12
2 - Le difese Comunali in tutta la loro estensione, di carra circa 36
3 - Tutto il demanio erboso di Coppa Casarinelli di carra 60
4 - Del Demanio Caldaroso circa carra 12
Totale car. 120
Tutti gli indicati locali formano ancora corpo, ed incominciano quant'acqua pende verso S. Marco fino alle pianure del Caldaroso. Nel nuovo sistema si avranno i seguenti prodotti:
Canoni ritraenti dalle carra 173 incolto censibile, salva la varietà delle subaste,
ed a d. 12 il carro ....................... d. 2076
Dal ruolo di fida ….....................   d. 1336
                                            Tot. d. 3412

S. Marco in Lamis.
S. Marco in Lamis.
Prodotti uguali a quelli che si ricavano dal ruolo di fida in corso, e dagli affitti delle sei Difese comunali.
Nel sistema di censuazione, l'Amministrazione del Comune andrà ad aprire il titolo del censo in collettiva per mezzo dei ruoli renduti esecutorii ai sensi dell'art. 56 e seg. del Decreto dei 30 Gennaio 1817 riguardante il Regio Demanio ed in conformità del Decreto dei 19 Novembre 1817, e Real Rescritto dei 10 Ottobre 1818, onde trovare nell'esecuzione di essi la certezza delle rendite. E come questa sarà a fissarsi per quanto è l'importo del ruolo di fida associato a quello delle Difese Comunali; cosi con l'esperimento delle subaste nel modo voluto dall'art. 299 della Legge amministrativa, si andrà sicuramente ad ottenere un dippiù, onde l'Amministrazione ne conseguirà un maggior vantaggio.

Hai mai visto gli ex voto di san Matteo? Conosci Giovanni Gelsomino?