Via Tenente Contessa S. Marco in Lamis. Via Tenente Contessa (1897-1917).Settima traversa di Porta S. Severo. La denominazione compare per la prima volta, nei registri dei Nati dello Stato Civile, nel 1922. Nato a S. Marco il 24 ottobre 1887 da Nicola e Angela Maria Schiena, il sottotenente Luigi Contessa del 14. Reg. Fanteria 10. Compagnia, al quale la via è intitolata, morì nella prima guerra mondiale sul Monte Sei Busi colpito alla fronte da una pallottola di fucile, e lì rimase sepolto. Gli è stata assegnata alla memoria una medaglia di bronzo con la seguente motivazione: ‘Durante l'assalto incitava con la parola e con l'esempio i soldati, spingennosi fino ai reticolati nemici, presso i quali veniva colpito a morte. Monte Sei Busi 20 luglio 1915’. Poiché il Contessa era stato costretto a interrompere gli studi proprio in prossimità della laurea, il 14 luglio 1917 il Rettore S. Marco in Lamis. Via Antonio Cursio (1920-1940).Magnifico dell'Università degli Studi di Napoli lo proclamava ‘a titolo d'onore Dottore in Medicina e Chirurgia’. Via Antonio Cursio Sesta traversa sinistra di Via M. La Piscopia. Denominazione deliberata dal Consiglio comunale nella seduta del 15 settembre 1970. Antonio Cursio, fabbro ferraio, nacque a S. Marco da Agostino e Raffaela Iannacone il 12 maggio 1920. Morì il 21 dicembre 1940 per ferite riportate in guerra. Via Tenente D'Agruma Sesta traversa di Porta S. Severo. La denominazione compare per la prima volta, nei registri dei Nati dello Stato Civile, nel 1921. E' intitolata a Antonio D'Agruma, nato a S. Marco il 12 maggio 1889 da Giuseppe e Maria Carmela Ciavarella. Egli partecipò alla prima guerra mondiale come sottotenente di complemento del 39° Reggimento Fanteria e il 25 giugno 1916 cadde sul campo di battaglia colpito da uno scoppio di granata. Gli venne assegnata una medaglia di bronzo con la seguente motivazione:
‘Durante il combattimento conduceva con slancio e coraggio il suo plotone fin sotto i reticolati nemici. Il giorno successivo rimaneva impavido in piedi, sotto il tiro dell'artiglieria avversaria per indicare ai suoi dipendenti gli spostamenti da eseguire, e cadeva fulminato da un colpo di granata. Castelnuovo, 24-25 giugno 1916.
Via Luigi Daniele S. Marco in Lamis. Via Luigi Daniele (1897-1918).Prima traversa destra di Via Ten. Mario Giordano. Denominazione deliberata dal Consiglio comunale nella seduta del 15 settembre 1970. Luigi Daniele nacque a S. Marco il 19 settembre 1897 da Matteo e Grazia Stanco. Partecipò alla prima guerra mondiale militando nel 268. Rgt. Fanteria. Il 15 giugno 1918 cadde sul Piave e fu decorato con medaglia d'argento al valor militare con la seguente motivazione; ‘Costante, mirabile esempio di risolutezza e di ardimento, infliggeva perdite sanguinose ad un nucleo avversario che tentava di rompere nelle nostre linee. Colpito da una bomba a mano, lasciò la vita sul campo. Medio Piave 15 giugno 1918. Via Tenente Del Mastro Ottava traversa di Porta S. Severo. La denominazione compare per la prima volta, nei registri dei Nati dello Stato Civile, nel 1924. Intitolata a Angelo Del Mastro, nato a S. Marco il 18 marzo 1893 da Francesco Paolo e Maria Arcangela Saracino. Sottotenente di complemento del 201 Rgt. Fanteria nella prima guerra mondiale, rimase disperso il 1° novembre 1916 sul Carso, in combattimento. Via Sottotenente Vincenzo De Luca S. Marco in Lamis. Via Sottotenente Vincenzo De Luca (1921-1943).Dodicesima traversa destra di Via M. La Piscopia. Denominazione deliberata dal Consiglio comunale nella seduta del 15 settembre 1970. Vincenzo De Luca nacque a S. Marco il 14 novembre 1921 da Nazario e Angela Rotondo. Dopo le elementari, fu mandato a studiare nell'Istituto dei Salesiani di Bari, dove rimase tre anni guadagnandosi tre medaglie per profitto e comportamento e dove scrisse, ancora tredicenne, la prima poesia. Si trasferì poi con la famiglia a Barletta facendovi gli studi ginnasiali e scrivendo molte altre poesie. Qui compose pure, a 15 anni, ‘La guerra africana’, poema epico in 17 canti sulla guerra italiana in Africa. Conseguita la maturità a Firenze con ottimo profitto, contro la volontà del padre che lo avrebbe voluto medico, s'iscrisse in Lettere presso l'Università di Napoli. Nel 1939 compose una tragedia intitolata ‘Il Conte Ugolino’, rimasta inedita come tutti gli altri suoi lavori. Oltre che la poesia, Vincenzo De Luca amava molto la musica per la quale aveva sempre mostrato una spiccata tendenza: a 14 anni suonava molto bene il pianoforte e il mandolino. Nel 1941 partì per gli obblighi di leva, frequentando il corso di allievo ufficiale di complemento a Ravenna, e poi per la guerra dalla quale non avrebbe più fatto ritorno. Venne dato per disperso in occasione del combattimento di ripiegamento dal Don (Russia) avvenuto nella terza decade del mese di gennaio del 1943 nella zona di Scheljakino ‘Warwarowha Nicolajewka’. Via Sottotenente Leonardo Di Carlo S. Marco in Lamis. Via Carlo di Renzo (1893-1915).Tredicesima traversa destra di Via M. La Piscopia. Denominazione deliberata dal Consiglio comunale nella seduta del 15 settembre 1970. Leonardo Di Carlo nacque a S. Marco il 14 novembre 1917 da Nazario e Michelina Esposito. Partito per la guerra, si disperse sul fronte greco a Cefalonia il 9 settembre 1943 e tu dichiarato irreperibile dal Com. Distr. Militare di Foggia il 6 febbraio 1946. Via Carlo Di Renzo Si apre in Piazza IV Novembre e termina in prossimità di Via Fiume. Denominazione risalente al 1915. Carlo Alberto Di Renzo nacque a S. Marco il 29 gennaio 1893 da Ferdinando e Augusta Perasso. Prese parte alla prima guerra mondiale come sergente de1 12° Rgt. Bersaglieri e cadde da valoroso sul campo di battaglia, conseguendo una medaglia di bronzo con la seguente motivazione: ‘Insieme con pochi bersaglieri tenne saldamente una posizione di grandissima importanza, sotto il fuoco intenso dell'avversario, finché fu ferito. Monte Merzili, 1. giugno 1915’. Via Matteo La Piscopia Ha inizio dal punto di confluenza fra Piazza Oberdan e Via Celano, e dà il nome a un lungo tratto della strada nazionale S. Marco in Lamis - S. Giovanni Rotondo. Denominazione deliberata dal Consiglio comunale nella seduta del 28 febbraio 1951. Nato a S. Nicandro Garganico il 21 giugno 1895 da Nazario e Incoronata Berardi, Matteo La Piscopia si sposò con Emanuela Modola a S. Marco, dove morì 1'8 dicembre 1932. Bersagliere del 6° Reggimento, partecipò alla prima guerra mondiale distinguendosi come soldato impavido e valoroso e conseguendo ben due medaglie d'argento. La prima, gli venne assegnata in seguito ai combattimenti svoltisi il 23 e 28 maggio 1917 sul Monte Vodice e sul Monte Santo, con la seguente motivazione: 'Villetta' di S. Marco in Lamis. Monumento ai caduti - Foto del 2002.‘Sempre tra i primi nei vari attacchi sferrati contro le posizioni nemiche, partecipava volontariamente a pericolose azioni da pattuglia. Nei violenti contrattacchi nonostante l'intenso tiro di sbarramento, inseguiva l'avversario in fuga con lancio di bombe a mano, dando esempio di coraggio e di alte virtù’. La seconda, seppe guadagnarsela in una memorabile impresa avvenuta il 4 dicembre 1917 sul Monte Badenecche, riuscendo a volgere in suo favore, con estrema freddezza e temerarietà, una situazione che per lui si era messa a mal partito. Ed ecco la motivazione di questa seconda decorazione: ‘Quale porta ordini di una compagnia, attraversava ripetutamente tratti di terreno battuto dall'artiglieria e fucileria avversaria, disimpegnando con sprezzo del pericolo e coraggio il proprio mandato. Caduto prigioniero, uccideva i due soldati che lo scortavano, e raggiunto il proprio comandante di compagnia si univa ai superstiti del reparto e con essi nuovamente e valorosamente combatteva’. Via Tenente Limosani Traversa che interseca, nella parte superiore, Via Piave, Via Vittorio Veneto e Via A. Diaz. La denominazione compare per la prima volta, nei registri dei Nati dello Stato Civile, nel 1923. Intitolata a Domenico Limosani, nato a S. Marco il 1. gennaio 1895 da Antonio e Maria Arcangela Nardella. Partito per la grande guerra come Aspirante Ufficiale dell'11 Battaglione Bersaglieri Ciclisti, morì il 16 settembre 1916 nell'Ospedaletto da Campo 45 in S. Valentino, in seguito a ferita cranica con frattura della base. Fu sepolto nel Cimitero del Comune di Fiumicello. Via Giuseppe Pignatelli S. Marco in Lamis - Via Paolo Sabatino (1916-1941).Terza traversa sinistra di Via G. Tiani. Denominazione risalente ai primi anni cinquanta. Giuseppe Pignatelli, nato a S. Marco il 20 giugno 1920 da Pietro e Mariarcangela Aucello, partecipò alla seconda guerra mondiale facendo parte del 79. Rgt. Fnt. e morì l'11 dicembre 1942 a Getrude Sswh (Russia) dopo essere stato ferito da una pallottola di fucile alla regione toracica, Fu sepolto nel Cimitero n. 5 del 79. Rgt. Fnt., tomba 53, situato a un centinaio di metri da un ex-Monastero Ortodosso. Via Paolo Sabatino Seconda traversa destra di Via D. Chiesa; sbocca in Piazza Immacolata. Denominazione deliberata dal Consiglio comunale nella seduta del'28 febbraio 1951. Paolo Sabatino nacque a S. Marco il 13 maS. Marco in Lamis. Via Giuseppe Tiani (1916-1943).rzo 1916 da Luigi e Angela Mossuto. Prese parte alla seconda guerra mondiale come bersagliere del 2. Reggimento 4. Compagnia 2. Brigata, e morì il 2 marzo 1941 nel Caposaldo n. 777 di Val Mezgoran (Albania), in seguito a ferite multiple per scoppio di granata. Non fu possibile recuperarne la salma. Via Giuseppe Tiani Parallela sinistra di Via M. La Piscopia; congiunge PiazzaOberdan con Via Padre G.M. Piccirelli. Denominazionedeliberata dalConsiglio comunale nella seduta del 28 febbraio1951. Giuseppe Tiani nacque a S. Marco in Lamis il 1 maggio 1916 da Giovanni e Rachele La Porta. Caporal Maggiore del 10 Reggimento Fanteria ‘Regina’ nel secondo conflitto mondiale, morì il 3 ottobre 1943 in seguito a combattimento a Cos, isola greca dell'Egeo. Una apposita Commissione Interministeriale poté redigere il suo atto di morte soltanto il 24 gennaio 1952. I resti delle sue spoglie mortali vennero traslati nel Cimitero di S. Marco il 10 ottobre 1954.
Via Francesco Borazio Un disegno di F.P. Borazio (1918-1953).Quarta traversa sinistra di Via M. La Piscopia. Denominazione deliberata dal Consiglio comunale nella seduta del 15 settembre 1970. Francesco Paolo Borazio, poeta in vernacolo, nacque a S. Marco in Lamis il 4 gennaio 1918 da Antonio e Margherita Giuliani, A causa delle disagiate condizioni economiche della famiglia, fu costretto a lavorare fin da ragazzo e a rinunciare al conseguimento del diploma delle scuole di avviamento professionale. Nel corso della sua breve esistenza, passò attraverso vari mestieri, da quello di cavapietre a quelli di imbianchino e di contadino giornaliero. Contratta una grave malattia durante il servizio militare, trascorse gran parte del suo ultimo decennio di vita in vari ospedali, tra i quali quelli militari di Imola e di Bologna. Nel 1947 si sposò a Modugno con Anna Speranza, di Imola, dalla quale ebbe un figlio, Alfeo, che vive a Ravenna. Dotato di una intelligenza viva e versatile, il Borazio fu autodidatta e si formò sui più importanti classici latini e italiani, mostrando una spiccata predilezione per la poesia giocosa e dialettale. La sua fama è legata soprattutto al poemetto eroicomico in vernacolo sammarchese Lu Trajone, scritto nel 1949 mentre era ricoverato nell'ospedale di Imola. Oltre che poeta, fu anche provetto disegnatore e acquarellista. Coltivò idee politiche socialistiche. Morì a S. Marco il 28 maggio 1953. Via Michele De Bellis Prima traversa sinistra di Corso Matteotti. Denominazione deliberata dal Consiglio comunale nella seduta del 6 gennaio 1955. Michele De Bellis, letterato e poeta, nacque a S. Marco il 4 giugno 1852 da Cesare e Maria Rachele La Selva, proprio nella strada che ora porta il suo nome. Inviato dal padre a Napoli per compiervi gli studi giuridici, il De Bellis rivelò ben presto le sue vere inclinazioni e non tardò ad essere circondato da amici e ammiratori, e a conquistarsi la stima di poeti e scrittori come il Settembrini, il Panzacchi, l'Aleardi, il Maffei e il Prudenzano. Scomparve prematuramente l'il maggio 1895, all'età di 43 anni. Lo storico foggiano Carlo Villani gli dedicò questo lusinghiero profilo S. Marco in Lamis. Via Michele De Bellis, detta anche 'lo scalone'.bibliografico: ‘Michele De Bellis... predilesse i classici latini ed italiani, e coltivò con ardore la letteratura greca, massime la poetica. Fu del pari conoscitore profondo delle lingue francese, inglese, tedesca e spagnuola. Scrisse: Studio critico sulla vita, le opere e i tempi di Giovanni Berchet, lavoro stampato nell'«Echo dei Giovani» di Padova, e quindi riprodotto nell'«Italia Scientifica» di Genova; Ispirazioni partenopee, corona di sonetti, che gli fruttò le lodi della critica, nonché il giudizio benevolo dei dotti, fra i quali primeggia Luigi Settembrini, come rilevasi dal suo Epistolario, annotato dal Fiorentino; A proposito del ‘Triregno’ di Pietro Giannone; Bozzetto critico-biografico su Vincenzo Bellini, appellato da Saverio Baldacchini e da Vincenzo Baffi ‘lavoro stupendo’; Un nuovo libro di poesie, saggio critico su Renato Fucini, che il Pantani disse ‘dettato con molto senno, con buon gusto, con vera conoscenza dell'arte’; Il XX Settembre, scritto assai pregiato da Tullo Massarani, da Giosué Carducci e da Enrico Panzacchi. Si è pubblicato ultimamente, per l'editore Vecchi di Trani, un altro suo volume dal titolo Traduzioni poetiche, con prefazione di Francesco Prudenzano, e che contiene prevevoli traduzioni di Omero, Anacreonte, Properzio, Teocrito, Catullo, Marziale, Orazio, Goethe, Mendès, Shakespeare, Longfellow, Lamartine, Byron e di altri sommi. Felice Caivano-Schipani fa lodevole menzione di lui e delle sue opere nel Dizionario biografico dei soci dell'Accademia Pitagorica, pag. 47’. Dal 1809 al 1953 aveva portato la denominazione di Strada Scalone, che conteneva in sé la descrizione esatta dell'aspetto fisico della strada: una enorme scala di pietra che s'inerpica alta e ripida da Corso Matteotti verso Corso Giannone. Corso Giannone San Marco in Lamis. Corso Giannone all'altezza del vecchio ospedale (a destra).E' il secondo più importante Corso della città e va dall'altezza di Via Trieste a Piazza Municipio. Denominazione approvata dal Consiglio comunale nella seduta del 30 marzo 1887. Nato a Ischitella (Foggia) nel 1676, Pietro Giannone fu insigne storico e giurista divenuto famoso con la pubblicazione della Istoria Civile del Regno di Napoli, che gli costò pure l'esilio e lunghi anni di carcere. Altra sua grande opera fu il Triregno, pubblicato postumo nel 1895. Morì a Torino nel 1748. La proposta di intitolare questo Corso al Giannone fu fatta dal consigliere comunale e poeta Michele De Bellis, che così la illustrò: ‘Permettete, o Signori, che io accennassi brevemente al mio concetto. Voi sapete che le idee precedono i fatti: è una legge morale innegabile. L'Italia, prima che si fosse formata sui campi di battaglia, si era già discussa nei libri: era sorta coi libri. Gli Eroi della penna hanno precorso gli Eroi della spada. Tra gli Eroi della penna, certo, è da annoverarsi Pietro Giannone. Egli, delineando le attribuzioni dello Stato e della Chiesa, e allo Stato rivendicando molte prerogative, ha contribuito non poco al risorgimento nazionale. E' un astro fulgidissimo, che, spuntando dal Gargano, ha irradiato di una luce nuova ed inestinguibile non pur l'Italia ma il mondo intero. È la superba gloria della nostra regione’. Dal 1809 al 1887 questo Corso aveva portato la denominazione di Piazza Seconda. Presso il popolo è inteso come la Chiazza de sope. Via Leonardo Giuliani Nona traversa destra di Via M. La Piscopia. Denominazione deliberata dal Consiglio comunale nella seduta del 15 settembre 1970. Il notaio Leonardo Giuliani .Nato verso il 1786 da Pietro e Chiara Maria Nardella e morto a S. Marco l'8 settembre 1865, Leonardo Giuliani rappresenta una delle maggiori personalità sammarchesi del secolo passato. Accanto agli studi giuridici, che gli servirono per l'esercizio della professione di notaio, coltivò anche gli studi storici, ai quali deve in gran parte la sua memoria presso le generazioni future. Nel 1846 pubblicò la Storia statistica sulle vicende e condizioni della città di S. Marco in Lamis, che resta l'unico tentativo di trattazione organica delle vicende storiche di S. Marco e che, nonostante le inesattezze e le lacune, è ancora molto consultata dai cronisti locali. Inedito è rimasto, invece, l'opuscoletto L'ottobre del 1860 in S. Marco in Lamis, S. Giovanni Rotondo e Cagnano, che raccoglie le sue memorie sul Plebiscito e che è conservato dagli eredi, in Roma. Leonardo Giuliani svolse pure un ruolo di primo piano nel campo della pubblica amministrazione. Fu, infatti, sindaco di S. Marco dal febbraio 1826 al febbraio 1829 e dal febbraio 1838 al gennaio 1844, e svolse così degnamente il proprio compito da conquistarsi una grande stima presso tutti i concittadini. ‘Spirito liberale moderato ed equilibrato’, ‘religioso e di buoni costumi’, non fece mistero dei propri sentimenti liberali nemmeno dopo gli avvenimenti politici del 1848 e nonostante fosse incluso nella lista degli attendibili politici e soffrisse delle persecuzioni da parte delle autorità borboniche. Sempre pronto ad adoperarsi per il bene dei concittadini, e nonostante avesse raggiunto la veneranda età di circa 75 anni, non si rifiutò di nuovamente ‘porre mano all'aratro’ nell'agosto del 1860 allorché per la terza volta assunse la carica di sindaco. In quel tempo, la città di S. Marco stava vivendo dei momenti difficili e drammatici. La massa bracciantile, con mano armata, aveva occupato i demani comunali e si mostrava apertamente ostile al nuovo Stato unitario. Egli, avvalendosi del suo notevole ascendente sulla popolazione, riuscì a persuadere i contadini ad abbandonare le terre occupate, ma non ce la fece a far loro accettare il nuovo ordine politico; infatti, il 21 ottobre, giornata del plebiscito, a S. Marco le urne rimasero deserte. Amareggiato e deluso, non più tardi di tre giorni dopo ritenne di non poter far altro che rassegnare le proprie dimissioni. Si spense pochi anni dopo. Via Giovanni La Selva Quattordicesima traversa destra di Via M. La Piscopia. Denominazione deliberata dal Consiglio comunale nella seduta del 6 febbraio 1982. Una pagina de 'Il Solco', settimanale edito a S. Marco in Lamis e del quale Giovanni La Selva era direttore editoriale.Giovanni La Selva nacque a S. Marco in Lamis nel 1902. Laureato in legge all'Università di Napoli, ebbe modo di distinguersi sia negli studi giuridici che in quelli letterali, per i quali dimostrò una spiccata predilezione fin dagli anni universitari. Dopo aver lavorato al Ministero degli Interni, ricoprì la carica di Prefetto in alcune città italiane. Tra i suoi lavori giuridici, è da ricordare un commento alla Costituzione della Repubblica Italiana, mentre tra quelli letterari: la commedia Uomini e fantocci, le raccolte di versi Trasparenze, fiori da la Caiola, Liriche e una traduzione de I fiori del male di Baudelaire. Fu anche animatore della vita intellettuale nella città natìa, dove diresse, dal 1929 al 1930, il settimanale Il Solco. Si è spento a Lucca nel 1965. Via Padre Gabriele Moscarella Quindicesima traversa destra di Via M. La Piscopia. Denominazione deliberata dal Consiglio comunale nella seduta del 6 febbraio 1982. Padre Gabriele (al secolo, Bartolomeo) Moscarella, nato a S. Marco in Lamis il 15 maggio 1890 da Matteo Luigi e Gaetana La Porta, è stato eccellente predicatore ed apprezzato oratore nelle varie regioni italiane e anche all'estero; né, meno importante, è stata la sua attività di studioso e di pubblicista. Oltre ad aver collaborato con articoli di varia cultura a riviste e periodici di ispirazione cattolica, ha pubblicato parecchie opere, delle quali ricordiamo: Casa del fidanzato (1935), Il Primato di Gesù Cristo sulla Creazione nella luce dell'Immacolato Concepimento di Maria SS.ma (1953), Quel calunniato pomo (1958), Quis ut Deus? S. Michele Arcangelo negli splendori del simbolo (1961). E' morto a Bitonto il 14 novembre 1966. Via Padre Giuseppe Maria Piccirelli Terza traversa sinistra di Via M. La Piscopia. Denominazione deliberata dal Consiglio comunale nella seduta del 15 settembre 1970. S. Marco in Lamis. Via Padre Piccirelli.Il gesuita Padre Giuseppe Maria Piccirelli nacque a S. Marco il 19 febbraio 1841 da Gabriele e Maria Rachele Rendina. Compì i suoi studi a Lucera e a Napoli e li completò poi in Spagna e nel Belgio. Per vari anni insegnò teologia dommatica nel collegio S. Luigi di Napoli, dove morì il 9 dicembre 1918. Rinomato latinista e teologo, scrisse molte opere di teologia, di filosofia e d'apologetica religiosa, delle quali si devono segnalare principalmente il De catholico dogmate universim (Neapoli, 1911), in cui è contenuta una condanna senza prova d'appello del movimento modernista, e il De Deo Uno et Trino (Neapoli, 1902), opera intrisa di profonda umanità. Altre sue opere sono, in ordine cronologico di pubblicazione: De Deo Disputationes Metaphysicae, Lutetiae Parisiorum, 1885; Ricerche teologiche su L'influenza del Sacro Cuore nella vita soprannaturale della Chiesa. Napoli, 1905; De Distinctione actuam inter essentiam exsistentiamque ac praecipue de mente Angelici Doctoris circa eandem quaestionem, Neapoli, 1906; Trattenimenti ascetici su L'influenza del Sacro Cuore nella vita soprannaturale della Chiesa, Napoli, 1907; Variorum operum minorum collectanea, Neapoli, 1914. L'alto valore di studioso di Padre Piccirelli è tramandato ai suoi concittadini per mezzo di una lapide affissa sulla facciata dell'Orfanotrofio S. Giuseppe, nella quale si legge: - SAN MARCO IN LAMIS CHE GLI FU PATRIA / INTENDE RICORDARE CON AMMIRAZIONE DURATURA / IL PADRE GIUSEPPE PICCIRELLI (1841-1918) / GESUITA E TEOLOGO CONSACRATO ALLA FAMA / PER ALTEZZA D'INGEGNO PER ARDIMENTI DI SPECULAZIONE / CHE IN OPERE DI ALTO VALORE AMMIRATE DAI DOTTI / PREVENNE L'EFFICACIA RELIGIOSA E CIVILE / SANCITA DAL VATICANO II ATTRAVERSO LA TEOLOGIA / PER RIDARE A TUTTA LA MODERNITÀ DEI TEMPI / LA COMPLETEZZA DI GUIDA DEGLI SPIRITI E DELLA CULTURA / IN ORDINATA ASCENSIONE SULLE BENEFICHE VIE DI DIO / S. MARCO IN LAMIS, 10-6-1967 / ENAL / RENDINA ANGELA VED. NOTAIO CIAVARELLA - DEDICA.
Via Raffaele Centonza Foto di Raffaele Centonza (1847-1905).Ultima traversa destra di Via M. La Piscopia. Denominazione deliberata dal Consiglio comunale nella seduta del 6 febbraio 1982. Raffaele Centonza nacque a Lesina il 6 ottobre 1847 da Michelarcangelo e Rosa Di Sangro. Dal 1880 al 1898 fu direttore didattico delle Scuole Elementari di S. Marco in Lamis. Ha pubblicato vari scritti d'argomento scolastico, ma i lavori che meritano una particolare citazione sono: L'Uomo preistorico sul monte Gargano e sulle rive del lago di Lesina, pubblicato nel 1888, e Chi crea gli anarchici?, nel quale confutava l'opinione di quanti sostenevano che la scuola elementare costituiva l’humus più adatto alla fecondazione della pianta anarchica. In occasione del colera del 1886 a S. Marco in Lamis, fu promotore e presidente dell'Associazione della Croce Rossa, che si rese benemerita nella prestazione dell'opera di soccorso ai colerosi. Morì nei primi anni di questo secolo. Via Ciavarella Cimitero S. marco in Lamis. Lapide di Santo Ciavarella sulla cappella funeraria di famiglia.Ventiquattresima traversa sinistra di Corso Giannone. Denominazione rimasta immutata dal 1809. Indicata sempre, nei registri dello Stato Civile, come Strada Ciavarella o Strada Santo Ciavarella, è riferita a Santo Domenico Francesco Ciavarella, discendente di una delle più antiche e benestanti famiglie sammarchesi. Figlio unico di Michele e Cristina Totta, nacque a S. Marco il 17 luglio 1757 e vi morì il 17 maggio 1829. Fu sindaco di S. Marco dal febbraio 1824 al gennaio 1826. Via Francesca De Carolis Si apre sulla sinistra di Via U. Giordano e, dopo aver intersecato Via L. Giuliani - Via M. Centola e Via Mons. Farina, sbocca in Via De Luca. Denominazione deliberata dal Consiglio comunale nella seduta del 15 settembre 1970. Lettera di trasmissione del Catasto onciario di S. Marco in Lamis del 1753 di Antonio De Carolis, allora sindaco della città. Dal web di Antonio Guida.Francesca De Carolis, nobile figura di eroina che accettò di pagare con l'estremo sacrificio della vita la propria incrollabile fede nella libertà, nacque in S. Marco il 5 dicembre 1754 da una agiata e notabile famiglia. A circa diciotto anni si sposò con Scipione Cafarelli, discendente di una delle più antiche e nobili famiglie di Tito, in provincia di Matera, imparentata coi duchi Cafarelli di Roma, ed ebbe sei figli: Giuseppe, G. Battista, Benedetto, Antonio, Isabella ed Emanuela. Coltivava insieme al marito idee liberali, e quando il 7 marzo 1799 anche in Tito venne innalzato l'albero della libertà e Scipione Cafarelli fu nominato Presidente della Municipalità, Francesca De Carolis ebbe una parte non secondaria nella formazione del nuovo governo. MSan Marco in Lamis. La casa natale di Francesca de Carolis.a anche in Tito il governo repubblicano ebbe brevissima vita e il 3 maggio il paese dovette capitolare alle truppe di Gerardo Curcio, detto Sciarpa, che si dette subito a perseguitare tutte le famiglie compromesse con il governo repubblicano e, prima tra esse, la famiglia Cafarelli. Scipione riuscì, in un primo momento, a fuggire, ma venne catturato qualche mese dopo e rinchiuso nelle carceri di Matera dove si spense il 2 marzo 1800. Francesca, invece, venne arrestata subito e fucilata m pubblica piazza come giacobina il 27 maggio del 1799, giorno in cui si celebrava in Tito la festa dei santi protettori. Tra i figli, la sorte più crudele toccò al primogenito Giuseppe, al quale venne mozzata la testa e portata in trionfo per le vie di Tito. Gli altri tre figli maschi, minorenni, vennero condotti a Polla dove subirono crudeli maltrattamenti, mentre le due figlie femmine furono rinchiuse in un monastero a S. Fele. Nel 1954, in occasione del bicentenario della nascita, il Comune di S. Marco faceva scoprire una lapide sulla facciata della casa dove si presume che ella nacque, con questa epigrafe dettata da Pasquale Soccio: VIDE QUESTA CASA NASCERE / FIORE PURISSIMO DI NOSTRA GENTE / UNO SPIRITO GENTILE DI VIRILI VIRTÙ / FRANCESCA DE CAROLIS / TESTIMONE DI LIBERTÀ / NELLA SCHIERA DEI MARTIRI PARTENOPEI / FECE CONSAPEVOLE DONO DELLA VITA / A DIO E ALLA PATRIA / 1754-1799. Via Antonio De Theo Ottava traversa sinistra di Via M. La Piscopia. Denominazione deliberata dal Consiglio comunale nella seduta del 15 settembre 1970. Antonio De Theo, avvocato, nacque a S. Marco il 7 ottobre 1820 da Pietro e Veneranda Villani. Fu sindaco della città dal novembre 1860 al settembre 1861, e cioè nel periodo in cui più drammaticamente esplose la piaga sociale del brigantaggio, che non gli fu possibile fronteggiare, per causa di forze maggiori, con le dovute risolutezza ed energia. Morì 1'8 settembre 1905. Via Gabriele Ventesima traversa sinistra di Corso Giannone. Denominazione rimasta immutata dal 1809. Indicata sempre, nei registri dello Stato Civile, come Strada Gabriele o Strada Pietro Gabriele, essa prende nome dal possidente che vi abitava, Pietro Gabriele, figlio di Nicola e Lucia Totta, morto il 9 ottobre 1811, non ancora trentenne. Nell'atto di morte è annotato che alla moglie e all'unica figlia, Angela, lasciava in eredità ‘vigne, palazzo, industrie di animali qualunque, e industrie di campo in Puglia’. Dopo il 1811, questa strada venne pure intesa come la Strada di D. Maria Arcangelo D'Augello. Era, questa, la vedova di Pietro Gabriele, figlia di Crescenzio e Faustina Maselli di Rodi. Via Tenente Mario Giordano La copertina del numero speciale di 'Bellezze d'Italia', collana fondata e diretta dal sammarchese Mario Giordano.Partendo dalla confluenza con Via G. Amendola, in prossimità di Via Montello, interseca Via G. Di Vittorio e Via B. Buozzi, e sbocca in Via A. Cipriani. Denominazione deliberata dal Consiglio comunale nella seduta del 15 settembre 1970. Mario Giordano nacque a S. Marco il 7 settembre 1895 da Giovanni Luigi Antonio e Celestina Laccagrini. In qualità di tenente del 18. Bersaglieri, partecipò alla prima guerra mondiale e in un combattimento avvenuto sul Piave il 19 dicembre 1917 conseguì una medaglia d'argento al valor militare con la seguente motivazione: ‘Comandante di Plotone di Arditi si slanciava con impeto irresistibile sull'avversario e lo impegnava in una lotta corpo a corpo impedendogli di intaccare la linea di resistenza di una nostra testa di ponte. Ferito alla faccia e ad un braccio dallo scoppio di una bomba a mano nemica, persisteva con calma e coraggio ammirevoli nella lotta continuando ad incoraggiare i dipendenti finché non gli vennero meno le forze. Vecchio Piave 19 dicembre 1917’. Dopo la guerra, si trasferì a Milano dove intraprese con successo la carriera di giornalista. Il suo merito maggiore fu di aver fondato e diretto la rivista semestrale Bellezze d'Italia, che veniva pubblicata a Milano dalle Edizioni Italia Artistica. Ogni numero della rivista era dedicato a una regione italiana e si presentava in una veste di lusso e in formato grande, cioè in-folio. Intorno a questa rivista il Giordano riuscì a raccogliere un gran numero di uomini politici, ecclesiastici e intellettuali, dai quali ricevette frequenti attestati di amicizia e di stima. Nel 1930 dedicò un numero speciale della rivista, splendidamente illustrato, a ‘La Città del Vaticano’, in omaggio a S.S. Pio XI in occasione del Suo giubileo sacerdotale e dello storico evento della Conciliazione. Fu più volte ricevuto in udienza da Mussolini, e una volta anche da Papa Pio XI. Di fede monarchica, compose nel 1951, con proprie parole e musica, un ‘Inno della Monarchia’; e, in occasione del referendum istituzionale del 2 giugno 1946, pubblicò un numero unico interamente dedicato a ‘La dinastia dei Savoia dalla Monarchia alla Repubblica’. Si è spento a Milano il 25 ottobre 1962. Via Don Michele Giuliani Cimitero di S. Marco in Lamis. Il Canonico Don Michele Giuliani, chiamato 'Panecotte'.Nona traversa sinistra di Via M. La Piscopia. Denominazione deliberata dal Consiglio comunale nellaseduta del 15 settembre 1970. Nato a S. Marco il 5 agosto 1871 da Marco Saverio e Maria Teresa Rendina, don Michele Giuliani resta uno dei canonici più popolari e stimati di questo secolo. Dotato di una vasta cultura, fu maestro di parecchie generazioni di professionisti sammarchesi. Il suo nome resta legato soprattutto alle composizioni musicali, di carattere sacro, raccolte in gran parte nel volume L'arpa del Sacro Cuore. Morì il 15 gennaio 1959. Via Mons. Pietro Mancini Si apre in Piazza IV Novembre, di fronte a Via C. Di Renzo. Denominazione deliberata dal Consiglio comunale nella seduta del 15 settembre 1970. Poche, anzi pochissime, sono le notizie che si conservano sulla vita e l'opera di Mons. Mancini; ciò nonostante, si può senz'altro affermare che egli rappresenta una delle figure di maggiore spicco espresse dalla città di S. Marco. Discendente da una famiglia benestante, nacque il 17 dicembre 1733 da Domenico e Lucia Augelli. Si ignora dove abbia condotto i suoi studi, ma si sa che entrò presto a far parte del Capitolo collegiale di S. Marco; che per diciotto anni, e probabilmente dal 1773 al 1791, rivestì la carica di Vicario Generale del cardinale Banditi in Benevento, e che per altri quattordici anni, e precisamente dal 1791 al 1805, fu Vescovo di Minervino Murge. Morì l'11 giugno 1805 nel convento di Maria SS.ma di Stignano, dopo ‘essere stato colpito con un'abbondanza di sangue’. La salma venne tenuta esposta per tre giorni nella sua casa in S. Marco e poi sepolta nella Collegiata nella sepoltura privata sotto l'altare dell'Immacolata Concezione. Il Fraccacreta afferma che sulla sua tomba venne scritto questo epitaffio, in seguito scomparso:
D.O.M. / PETRO MANCINO MINERVIENSIUM EPISCOPO / OMNI VIRTUTUM GENERE / PROLIXA PRAESERTIM IN PAUPERES LIBERALITATE / CLARISSIMO / VIXIT ANNOS LXXXII. M. VII D. X. / JUSTINIANUS FRATER M. P. / OBIIT POSTRIDIE IDUS JUNII ANN. MDCCCV.
Nella sacrestia della Collegiata si conserva un suo ritratto, opera del pittore sammarchese Giovanni Cera (1836-1901). Via Matteo da S. Marco in Lamis Traversa di Via Don Michele Giuliani. Denominazione deliberata dal Consiglio comunale nella seduta del 15 settembre 1970. Questo cittadino sammarchese, di cui si ignora il cognome, sarebbe stato, come è scritto nella deliberazione comunale, un celebre medico, filosofo e matematico, insegnante presso l'Università di Padova, vissuto nel XV secolo. Via Abate Pignatelli L'Abate A. Pignatelli, divenuto Papa Innocenzo XII. Foto tratta dal libro 'Fra orti e mugnali'.Traversa sinistra di Via Montello. Denominazione deliberata dal Consiglio comunale nella seduta del 15 settembre 1970. Dedicata al cardinale Antonio Pignatelli, nato il 12 marzo 1615 nel castello marchesale di Spinazzola, feudo della sua famiglia, da Francesco, principe di Minervino, e Porzia Carafa, dei duchi di Andria, eletto papa col nome di Innocenzo XII il 12 luglio 1691, dopo cinque mesi di conclave. Universalmente stimato come uomo virtuoso e bonario, si accinse con energia a migliorare il costume clericale con la lotta al nepotismo che condannò con la Bolla ‘Romanum decet Pontificem’, e moltissimo si prodigò per l'assistenza ai poveri e agli inabili al lavoro, tanto da destinare il palazzo del Laterano ad ospitarvi quelli di Roma. Morì il 27 settembre del 1700. Qui è ricordato nella veste di abate commendatario di S. Marco in Lamis. Purtroppo, nessuna notizia si conserva circa il periodo preciso in cui fu abate e l'opera da lui svolta come tale. Si ha per certo solo che nel 1683 già aveva in commenda la badia e che nella Chiesa Madre si conservano tre sue pianete di lama, verde, rossa e viola. Secondo il Fraccacreta, nella cappella di S. Rocco, di proprietà dell'abate, erano leggibili ai suoi tempi i seguenti resti di una vecchia epigrafe: D.O.M. INNOCENTIO XII. PIGNATELLI PONTIFICI MAXIMO... EX INCARNATIONE CHRISTI MDCCXXXX. Infine, da alcuni appunti anonimi del 1919 risulta che i canonici di S. Marco avrebbero ricevuto per iscritto i ringraziamenti di Innocenzo XII in risposta alla loro lettera di congratulazioni per l'elezione a pontefice. Via Matteo Tardio Quinta traversa sinistra di Via M. La Piscopia. Denominazione deliberata dal Consiglio comunale nella seduta del 15 settembre 1970. Cimitero di S. Marco in Lamis. Monumento funebre di Matteo Tardio.Nato a S. Marco il 29 gennaio 1864 da Giuseppe e Marianna Campanaro, e morto il 25 aprile 1943, Matteo Tardio esercitò la professione di medico. Il suo nome resterà sempre vivo nella memoria dei suoi concittadini per essersi prodigato per tutta la vita a favore del prossimo, e soprattutto delle persone più umili e sofferenti, con un alto senso di amore fraterno e di umiltà. La sua indole si manifestò pienamente nell'estate del 1886, allorché S. Marco venne colpita dalla terza grande epidemia colerica che fece registrare 172 morti. Ancora studente in medicina, Matteo Tardio fu tra i primi ad aderire all'Associazione della Croce Rossa istituita per soccorrere i colerosi (si veda Via Croce Rossa) e fu a capo della squadra che operava nella zona compresa tra la Chiesa Madre e la strada Ponte le Grazie. Per l'opera benemerita prestata in quell'occasione, il 24 giugno 1888 si vide conferire dal Ministro Crispi una medaglia d'argento. L'altro momento in cui ebbe modo di rifulgere il suo alto senso umanitario fu la prima guerra mondiale. Egli prestò una così encomiabile opera di assistenza a favore delle famiglie degli uomini partiti per la guerra, che, finita questa, la Sottosezione dei Mutilati e Invalidi di Guerra di S. Marco volle nominarlo proprio socio benemerito.
Largo Madonna delle Grazie San Marco in Lamis. Attuale Piazza Madonna delle Grazie.Vasto piazzale aprentesi dinanzi all'omonima chiesa. Denominazione ripristinata il 6 novembre 1943 dal Commissario prefettizio Costantino Serrilli. La denominazione trae origine dalla chiesa dedicata a Maria SS.ma del Rosario e a Cristo Redentore, ma intesa comunemente come la chiesa della Madonna delle Grazie. Ritenuta da qualcuno la più antica di S. Marco, venne quasi completamente rifatta verso la fine del secolo scorso e riconsacrata da Mons. Carlo Mola il 26 settembre 1899. Eretta a parrocchia da Mons. Fortunato Maria Farina il 15 settembre 1936, ha avuto come parroci: Don Angelo Ciavarella, dal 1936 al 1944; Don Felice Bonfitto, dal 1944 al 1980; e, dal 1980, Don Antonio Ianno. In questa chiesa si conservano un pregevole Fonte battesimale in noce, opera dell'artista sammarchese Giovanni De Theo, e un quadro di S. Anna, non firmato, risalente al 1838. L'immagine della Madonna delle Grazie, composta a tasselli e incorporata nel rosone della facciata, è opera della Ditta Michele Mellini di Firenze. Una lapide affissa sul lato destro della facciata e dettata dal medico sammarchese Pasquale La Porta, ricorda che qui ebbe sede l'antico primitivo cimitero della città, chiuso in occasione del colela del 1837 e abbattuto definitivamente nel 1909. Dopo il terremoto del 1837, che colpì gravemente la Collegiata, venne trasferita in questa chiesa la confraternita del SS.mo Rosario, eretta nel 1623. Inteso fin dai secoli passati come il Largo delle Grazie, dal 7 marzo 1927 al 6 novembre 1943, in onore della rivoluzione fascista, portò la denominazione di Piazza della Rivoluzione, deliberata dal Commissario prefettizio Giuseppe Tardio. Via Marinelli S. Marco in Lamis. La Via Marinelli sbocca di fronte alla sacrestia della Chiesa vecchia di S. Bernardino.Prima traversa sinistra di Corso Giannone. Denominazione rimasta immutata dal 1809. Fin dal 1809 nei registri dello Stato Civile si riscontra sia la forma Strada Marinelli che l'altra di Strada Marinello. Quale sia quella esatta è difficile dirlo. Tuttavia, il dubbio più importante è se entrambe indichino un cognome oppure un nome diventato col tempo un soprannome. A voler preferire la prima ipotesi, diventa pressocché impossibile stabilire da chi questa via abbia tratto la propria denominazione. Infatti, tra la fine del Settecento e gli inizi dell'Ottocento in S. Marco esisteva un solo gruppo familiare con questo cognome e discendeva interamente da Giovenale Marinelli, funaro, marito di Bonanzia Ianni, entrambi provenienti da Ripalimosani. Non risulta, però, che lo stesso Giovenale o qualcuno dei figli (e ne aveva parecchi) avesse avuto il proprio domicilio in questa via. A più soddisfacenti risultati si giunge, invece, se si ritiene Marinello un diminutivo di Marino. In tal caso, però, occorre preliminarmente tener presente che in S. Marco, pure dagli inizi del secolo scorso, c'era una strada, o, maglio, una zona, denominata Contrada Marino Tolfa. Se quindi si prendesse Marinello per diminutivo di Marino, esso potrebbe essere benissimo riferito a Marino Tolfa, e allora Strada Marinello e Contrada Marino Tolfa starebbero ad indicare la medesima strada. Né, questo, ci pare tanto azzardato. Infatti, che la Strada Marinello possa fondatamente identificarsi con la Contrada Marino Tolfa è comprovato dal fatto che nel 1821 risultavano ancora domiciliati nella prima ben tre figli di Marino Tolfa, con le rispettive famiglie, e precisamente: Santa, Claudia e Michelarcangelo. E così, anche l'altra forma di Strada Marinelli potrebbe giustificarsi con il suo riferimento ai figli di Marino Tolfa: Strada Marinelli = Strada dei Marinelli = (nel gergo popolare) Strada de li Marenedde. E si tenga presente che tuttora in S. Marco i Tolfa sono intesi col soprannome Marenedde. Ad ogni modo, diamo la notizia che Marino Tolfa nacque a S. Marco il 12 gennaio 1749 da Francesco, mastro d'ascia, e Teresa Volgarino, e fu marito di Isabella Villani. Dei figli, oltre a quelli già nominati, si possono ancora ricordare Francesco e Nicola. Morì il 27 novembre 1806 e fu seppellito nella chiesa di S. Bernardino. Largo Mercato San Marco in Lamis. Vecchia foto di Largo Mercato.Rimane di fronte al mercato ortofrutticolo e congiunge Via Lungo lana con Viale C. Rosselli. Denominazione risalente al censimento del 1901. Il titolo di Largo Mercato, in vero, gli si addiceva molto di più al tempo del mercato scoperto, le cui origini risalivano agli ultimi anni del secolo scorso. L'attuale mercato coperto è in funzione dal 1974. Presso il popolo è intesa, tuttora, come La chiazzetta. Vico Montesano Prima traversa sinistra di Via Roma. Denominazione rimasta immutata dal 1809. Prende nome da Nepomuceno Montesano nato a S. Marco il 18 febbraio 1748 da Francesco, massaro di campo, e Libera Vincitorio, e morto il 25 dicembre 1800. Nei registri dello Stato Civile, il vico è indicato alcune volte come Angiporto Montesano e, altre, come Borgo Montesano o Orto Montesano. La denominazione di Orto Montesano fa intendere che inizialmente, e per molto tempo anche dopo la nascita delle prime abitazioni, la zona doveva essere destinata ad orto; mentre l'altra, di Borgo Montesano, fa pensare ad un nucleo originario di abitazioni occupate da vari membri della famiglia Montesano. E infatti, dallo Stato delle Anime della Collegiata del 1812 e da quello del 1824 di S. Antonio Abate risulta che nel vico abitavano i seguenti figli di Nepomuceno: Raffaela, sposata con Giovannantonio Guerrieri; Teodora, sposata con Francesco Saverio Schiena; Serafina, sposata con Arcangelo De Theo; Francesco, sposato con Caterina Mimmo; Rachele, sposata con S. Marco in Lamis. Vico Montesano.Angelo Maria Vincitorio; e Celestina, nubile. Qualche volta, nei registri dello Stato Civile per questo vico s'incontra pure la denominazione di Strada Andrea Serrilli, che è quella che risulta nella pianta planimetrica del 1873. Andarea Serrilli era figlio di Genuario e Beatrice Cocciardi, ed era sposato con Rachele Montesano, sorella di Nepomuceno, dalla quale ebbe cinque figli. Morì in questo vico il 19 febbraio 1816. Piazza Municipio S. Marco in Lamis. Piazza Municipio.Piazza compresa tra la fine di Corso donnone e l'inizio di Via XXIV Maggio. Denominazione risalente al censimento del 1901. Così detta perché su di essa si affaccia il palazzo municipale, il quale, prima di essere adattato nel secolo scorso a casa comunale, fu sede della badia. E proprio per questo, dal 1809 al 1901 la piazza aveva portato la denominazione di Trono del Palazzo o di Largo del Palazzo Badiale, che è una delle più antiche della città. Incerto è il senso originario della denominazione Trono del Palazzo. Alcuni ritengono che la parola trono stesse per seggio dell'abate, come simbolo della sua autorità, ma si potrebbe anche ritenere che tale appellativo facesse riferimento alla posizione del palazzo, che rimaneva in un luogo più alto rispetto al piano della pubblica piazza, l'attuale Corso Matteotti. Risulta, infatti, da alcuni documenti notarili, che l'appellativo di trono era adoperato anche in altri casi, come: Trono di Don Muzio Stincone (v. Via Orto Monaco) e Trono di S. Berardino, e tutti possono constatare come la zona denominata Orto Monaco e la chiesa di S. Bernardino si trovino anch'esse in una posizione più elevata rispetto a Corso Matteotti. Per quanto riguarda il palazzo, si ignora da chi e quando venne fatto costruire. Al tempo del Fraccacreta, esso si presentava come un complesso costituito da 8 vani al pianterreno con la torre del carcere e la cappella di S. Rocco, 11 al primo piano e 5 al secondo. A causa dei continui rifacimenti e modifiche effettuati a partire dagli anni immediatamente posteriori all'unificazione italiana, conserva attualmente ben poco dell'assetto originario. Una circostanza notevole da far risaltare è che se esso appartiene ancora alla comunità, lo si deve a un puro caso, in quanto nel secolo scorso se ne tentò fermamente la vendita a privati. La storia è questa. Verso la fine degli anni trenta del secolo scorso, ‘per lo meglio’ dei propri interessi, l'Amministrazione comunale prendeva la decisione di porre in vendita, mediante un'asta pubblica, il palazzo ex-badiale. Il primo a presentare un'offerta di duemila ducati fu D. Domenico Gabriele, ma il palazzo venne aggiudicato il 28 febbraio 1839 per duemilaseicento ducati a D. Angelo Maria Schiena, garantito solidalmente da D. Gennaro Serrilli. Quasi esattamente un anno dopo, e cioè il 12 febbraio 1840, il Re concedeva con un decreto la sua approvazione, ponendo due sole condizioni: che prima della stipulazione del contratto, a garanzia del pagamento, si ponesse un'ipoteca su alcune proprietà dello Schiena e del Serrilli, e che si concedesse allo Schiena la facoltà di disporre ‘per usi profani’ del locali della cappella esistente nel palazzo, solo dopo che lo stesso ne avesse chiesto e ottenuto l'assenso dalla Curia arcivescovile di Manfredonia. S. Marco in Lamis. Il Palazzo Badiale (attuale sede del municipio) prima dello sventramento eseguito in epoca fascista.Assolta quindi ogni altra formalità prevista dalla legge, il 4 giugno 1840 l'Amministrazione comunale invitò D. Angelo Maria Schiena a stipulare il contratto di compravendita, ma si trovò inaspettatamente di fronte a un suo secco rifiuto, fondato su queste ragioni: che dall'epoca dell'aggiudicazione il palazzo aveva subito notevoli deterioramenti; che al momento dell'aggiudicazione egli non aveva promesso alcuna ipoteca sulla sua proprietà; che gli era impedito il libero uso del locale della cappella, dovendone chiedere il permesso alla Curia di Manfredonia; che alcuni locali del palazzo erano ancora occupati dal carcere e che altri erano stati concessi per uso di abitazione a un certo Antonio Del Giudice, custode del Camposanto, il quale ‘aveva dato mano a tutte le deteriorazioni, bruciando le travi, le tavole della tettoja, ed i pavimenti, per mancanza di combustibile’. Fermamente intenzionata a vendere il palazzo, l'Amministrazione intentò causa a D. Angelo Maria Schiena davanti il Consiglio d'Intendenza, che si pronunciò per ben due volte (9 ottobre 1841 e 30 aprile 1842) in suo favore, ma non riuscì a far recedere lo Schiena dalle sue posizioni. Si arrivò anche alla Gran Corte dei Conti ma, essendo intervenuta nel frattempo la morte dello Schiena, il palazzo rimase invenduto. Infine è da far notare che, contrariamente a quanto si riteneva finora, esso è sede municipale dal 1871. L'episodio della tentata vendita dimostra chiaramente che negli anni trenta-quaranta del secolo scorso, il palazzo ospitava solo il carcere e la cappella. E allora, in quel periodo, dove avevano sede gli uffici comunali? A leggere il Fraccacreta si deduce che essi dovevano aver sede in alcune case poste tra la chiesa di S. Antonio Abate e la Collegiata. Infatti, nel descrivere la piazza retta, ampia, e lunga più di passi 400 dal Nord all'Est, cioè l'attuale Corso Matteotti, egli così scrive: Lì ha la porta al Nord la Chiesa di S. Chiara del Sig. Sassano destinata olim alle Chiariste; la Parrocchia Soccorsale di S. Antonio Abate di una nave, e porta al Sud, col sol curato, con Confraternita del Carmine, 5 altari, fra cui di S. Nicola del Sig. Gabriele, della Trinità del Sig. Vincitorio. Lì è il palazzo del R. Giudice, e Municipale con lapide de' jus Civici su l'agro di d. Badia. Nel fine Est la d. Annunziata Collegiata.... A parer nostro può ritenersi esatta l'indicazione del Fraccacreta in quanto essa troverebbe conferma in alcuni documenti, posteriori al 1861, conservati nell'Archivio comunale di S. Marco (Nota 193), nei quali si legge che l'Amministrazione comunale pagava un canone annuo al Sig. Michele Guerrieri per il fitto di alcuni locali adibiti a casa comunale. E si sa che la famiglia Guerrieri possedeva delle case vicino la chiesa di S. Antonio Abate e soprattutto nell'attuale via Giordano Bruno, che nel secolo scorso era appunto intesa anche come la Strada di Michele Guerrieri. Vico della Pace San Marco in Lamis. L'Orto di Santa Chiara.Traversa alle spalle della chiesa di S. Chiara. Denominazione risalente al censimento del 1901. Ad esaltazione di uno dei supremi ideali dell'umanità. Dal 1809 al 1901 aveva portato la denominazione di Strada Orto S. Chiara, dagli orti che circondavano detta chiesa. La storia di questa chiesa, intitolata pure al Sacro Cuore, è succintamente narrata nella lapide affissa al suo interno: - QUESTO TEMPIO / ERETTO DAL SIG. BERARDINO SASSANO / SOTTO IL TITOLO DI S. CHIARA NEL 1757 / E VENDUTO DAGLI EREDI DI LUI / IL 15 OTTOBRE 1893 - NOTAR CERA / VENNE ACQUISTATO / DAL SIG. BERARDINO DE LILLO / CON LE OBLAZIONI RACCOLTE / DALLA PIA CITTADINANZA SAMMARCHESE. / RESTAURATO ED ABBELLITO / A CURA DELLO STESSO SIG. DE LILLO / A SPESE DELLA CITTADINANZA / FU CONSACRATO / DALLO ILL.MO E REV.MO MONSIGNOR / CARLO MOLA IV VESCOVO DI FOGGIA / ED APERTO AL PUBBLICO CULTO / IL GIORNO 21 SETTEMBRE 1898 / SOTTO IL TITOLO E LA PROTEZIONE / DEL SACRO CUORE DI GESÙ. Nel 1902 vi venne fondata la confraternita dei Cinturati. Via Palude San Marco in Lamis. La 'Palude'.All'interno del centro storico, tra il tratto finale di Corso Matteotti e Via Pozzo Grande. Denominazione rimasta immutata dal 1809. Denominazione di antica origine, che richiama alla mente le caratteristiche originarie del luogo in cui sorse la città. La Palude o, come la si intende volgarmente, la Padula, è ritenuta il primo nucleo abitativo di S.Marco. E in verità, dagli atti notarili del Seicento non vengono fuori elementi in grado di mettere in dubbio tale opinione; ce n'è, anzi, qualcuno che la conferma, e intendiamo con ciò far riferimento alle indicazioni toponomastiche di Porta Vecchia e di Porta Nuova. Poiché queste due porte sono localizzabili alle estremità orientale e occidentale della Palude (Porta Vecchia corrisponderebbe al tratto di Via Bux che fiancheggia la Collegiata e Porta Nuova a Vico Palude o alla Via Gioberti), si può essere d'accordo nel riconoscere ad essa la primogenitura. Non pensiamo, però, che la Palude vada considerata come il nucleo originario per il semplice motivo che il nome della città porta l'appellativo di in Lamis. A nostro parere, infatti, originariamente l'appellativo intendeva mettere in evidenza la caratteristica di tutta la vallata del Celano, che era appunto disseminata di lame o paludi; tanto è vero che, prima di venire attribuito al casale, esso era stato proprio del monastero, il quale, data la posizione, non poteva certo dirsi sorto sulle paludi. Vico Palude Dodicesima traversa destra di Corso Matteotti. Denominazione risalente al 1907. Dal 1809 al 1901 si era denominato Vico 1. Palude. E' probabile che dal 1901 al 1906 abbia portato la denominazione di Via Girolamo Savonarola, dal nome del famoso frate domenicano (Ferrara, 1452 - Firenze, 1498) che pagò con la vita la sua predicazione fortemente accusatrice dei costumi e della moralità della Chiesa di Roma. Vicoletto Palude Siapre all'estremità di Via Palude e fuoriesce, attraverso lu vucculicchie, in Corso Matteotti. Denominazione risalente probabilmente al 1907. Dal 1809 al 1901 aveva portato la denominazione di Vico 3. Palude. Avrà portato, dal 1901 al 1906, la denominazione di Via Francavilla?. Via Pozzo Grande Si apre in Via Roma e termina vicino la Collegiata, facendo angolo con Via G. Marconi. Denominazione ripristinata con deliberazione adottata il 6 novembre 1943 dal Commissario prefettizio Costantino Serrilli. Quello di Pozzo Grande rappresenta uno dei più antichi e significativi toponimi della città e ricorda l'esistenza nella zona, ricca di numerosi pozzi che offrivano ai sammarchesi acqua assai apprezzabile per la sua levità e freschezza e un comodo abbeveraggio per gli animali, di un pozzo più grande del solito. Poiché l'odissea denominativa di questa via resta unica nella storia della toponomastica cittadina, riteniamo opportuno ripercorrerla passo per passo:
San Marco in Lamis. Vecchia foto di Via Pozzo Grande.a) Dal 1809 al 1900 si denominò Strada del Pozzo Grande e doveva comprendere lo stesso attuale tratto.
b) Dal 1900 al 1906, per decisione della Commissione incaricata del censimento, Via del Pozzo Grande prese il nuovo nome di Corso Garibaldi con riferimento, molto probabilmente, a tutto il viale che si estende tra Via Marconi e Piazza Gramsci.
c) Dal 1907 al 1940, per deliberazione del Consiglio comunale, la denominazione di Corso Garibaldi veniva a sua volta soppiantata da quella di Via Lungo Iana.
d) Dal 1940 al 1943, per deliberazione adottata dal podestà Matteo Schiena, anche Via Lungo Iana fu costretta a cedere il passo alla nuova Via Italo Balbo, Maresciallo dell'Aria .
e) Finalmente, il 6 novembre 1943 il Commissario prefettizio Costantino Serrilli deliberava di ripristinare l'antica denominazione di Via Pozzo Grande, assegnandole il tratto originario; mentre il secondo tratto, compreso tra Via Roma e Piazza Gramsci, riacquistava il nome di Via Lungo Iana.
La zona su cui si affaccia questa via è intesa dal popolo come Fore lu Puzzuranne.
Via dei Briganti San Marco in Lamis. Scontro tra briganti ed esercito piemontese nel 1861.Traversa sinistra di Via dei Longobardi. Denominazione deliberata dal Consiglio comunale nella seduta del 6 febbraio 1982. In memoria di una delle più drammatiche pagine di storia sociale scritte nel secolo diciannovesimo dalla città di S. Marco in Lamis, definita ‘fucina’ del brigantaggio. Tra i briganti più noti del periodo unitario, sono da ricordare: Angelo Maria del Sambro, fucilato in S. Marco il 29 giugno 1862; Raffaele Villani, detto ‘Recchiomuzzo’, ucciso in contrada ‘Difesa’ il 21 agosto 1863; Nicandro Polignone, detto ‘Nicandrone’, ucciso a Stignano il 15 aprile 1863; e Agostino Nardella, detto ‘Potecaro’, ucciso in combattimento sulla via di Rignano il 14 giugno 1861. Via Angelo Calvitto Prima traversa di Via Venezia. Denominazione risalente al censimento del 1901. Angelo Gabriele Calvitto, nato a S. Marco il 16 ottobre 1814 da Michelarcangelo e Maria Vincenza Giuliani, fu un umile artigiano assassinato da due concittadini a causa dei suoi sentimenti liberali durante dei disordini politici dell'ottobre 1860. Occorre ricordare che la caduta del regime borbonico e la nascita dell'Italia unita e indipendente vennero accolte con esultanza, in S. Marco, da pochissime persone, e che la grandissima parte della popolazione, sostenuta in questo da tanti signori, restò fedele a Francesco II e si mostrò ostile ai Savoia. Ed occorre ricordare altresì che tra la popolazione, a causa della mancata quotizzazione delle terre demaniali, serpeggiava da tempo un diffuso senso d'inquietudine e di fermento che non lasciava presagire nulla di buono. E così, le manifestazioni di giubilo per il nuovo ordine unitario promosse dai pochi liberali locali furono la classica goccia che fa traboccare il vaso. La sera del 7 ottobre 1860, qualcuno cominciò a gridare il nome di Francesco II e presto una gran folla di popolo si ritrovò in piazza; e mentre i cittadini pacifici, spaventati, correvano a barricarsi in casa, essa attraversava le strade del paese inneggiando al re borbonico, minacciando di morte i liberali e saccheggiando la sede del corpo della Guardia Nazionale. Fu proprio durante questa manifestazione di protesta che Angelo Calvitto venne ferito a morte. Un testimone e cronista del tempo, il sindaco Leonardo Giuliani, così ricorda l'episodio:
‘Durante il tumulto il sarto Angelo Calvitto fu il solo che venne mortalmente ferito; e più per opinione manifestata, che per vendetta privata, e così offeso fuggendo stiede in campagna tutta la notte; la sua casa venne aggredita e saccheggiata, il poco mobilio disperso e parte incendiato, e col di più che l'infelice famiglia deplora. Il disgraziato che dopo rifugiato si era presso l'eremita dell'Addolorata, nella cui cella con cristiana rassegnazione riceve gli ultimi sacramenti, dopo due giorni se ne morì in casa della figlia maritata’.
Nella ricorrenza del centenario dell'unità italiana, il Comune faceva imprimere a futura memoria il nome del Calvitto in una lapide, che rimane affissa sulla facciata del palazzo municipale, con questa epigrafe: ‘Ai Concittadini / Angelo Calvitto / Francesco Nardella / Giovanni Mimmo / Giuseppe Nardella / Intrepido assertore il primo di libertà / e martiri tutti della stessa causa / nel Centenario dell'Unità italiana / memore il Comune li addita alla civica riconoscenza’.
Via Marco Centola San Marco in Lamis. Ritratto ad olio di Marco CentolaDecima traversa destra di Via M. La Piscopia. Denominazione deliberata dal Consiglio comunale nella seduta del 15 settembre 1970. Discendente di una delle più illustri famiglie sammarchesi, Marco Centola nacque a Napoli il 13 febbraio 1827 da Ignazio e Giulia D'Ambrosio. Di animo mite, incline più alla contemplazione che all'azione, fu sempre ammirato e stimato per rettitudine e competenza professionale. Dopo gli studi liceali, si iscrisse a Napoli alla Facoltà di Legge formandosi all'alta scuola di Roberto Savarese e di Pasquale Stanislao Mancini. Laureatosi, superò brillantemente il concorso nella magistratura e il 21 maggio 1855 fu nominato giudice a Pescopagano in Basilicata. Nel 1859 venne promosso e trasferito a Mèlito di Portosalvo, un piccolo comune di 3.000 abitanti ‘sull'estremità meridionale dell'ultima Calabria’, dove la mattina del 19 agosto 1860 sbarcarono le truppe garibaldine che si preparavano a continuare sul continente la conquista del Regno di Napoli, e dove il Centola ebbe, a bordo del ‘Franklin’, un colloquio di un paio d'ore con Garibaldi. Due mesi più tardi (21 ottobre), toccò ancora a lui tenere ai cittadini di Mèlito un discorso sul Plebiscito, che in seguito venne dato alla pubblicazione. Verso la fine del 1860 Marco Centola lasciò Mèlito e dopo una breve permanenza a Rionero, nell'agosto del '61 venne assegnato nel giudicato di S. Marco in Lamis in un momento particolarmente cruciale della vita di questa cittadina, angustiata dall'imperversare di spietate squadre brigantesche. Ma egli, agendo con accorta sagacia, riuscì a convincere molti briganti a consegnarsi spontaneamente alla giustizia. Nel 1863 si sposò con Giacinta Pertosa di S. Nicandro Garganico, e nel 1872, abbandonata la magistratura, si trasferì a Napoli dove morì il 25 agosto 1899. Via Abate Colonna Rimane tra Via Ciavarella e il Palazzo Municipale. Denominazione risalente al 1901. Prende nome da Nicola Colonna dei principi di Stigliano, che fu ultimo abate commendatario di S. Marco in Lamis. Nato al principio del secolo XVIII, fu creato cardinale da Pio VI nel 1785. Morì in Savignano nel 1796. Il 3 giugno 1793, per mezzo del suo vicario generale Luigi Maria Izzo, avrebbe concesso ai canonici capitolari di S. Marco in Lamis l'uso del collare violaceo e del laccio con fiocco rosso al cappello. Di lui si conserva, presso la Chiesa Madre, un ritratto, non firmato. Dal 1809 al 1906 aveva portato la denominazione di Strada Don Camillo, dal sacerdote don Giovanni Camillo Villani morto ultrasettantenne il 30 ottobre 1801. Via Croce Rossa San Marco in Lamis. Il Diploma con il quale veniva riconosciuta la medaglia d'oro ai volontari della Croce Rossa sammarchese per l'assistenza prestata nel colera del 1886.edaglia oroSeconda traversa di Via d'Azeglio. Denominazione risalente al censimento del 1901. Prende nome dall'Associazione della Croce Rossa, costituita in S. Marco nel 1886 in occasione della terza grande epidemia colerica che funestò la città dopo quelle del 1837 e del 1865. Promotore e presidente dell'Associazione fu Raffaele Centonza, direttore didattico presso le locali Scuole Elementari, il quale riuscì a costituire ben sei squadre di volontari che, operando nelle diverse zone in cui avevano suddiviso la città, portavano soccorso, in qualsiasi forma esso si rendesse necessario, alle persone attaccate da colera. Ogni squadra si componeva di nove o dieci volontari. Le persone colpite dal colera furono circa un migliaio e 172 quelle che vi trovarono la morte, tra le quali son pure i tre volontari i cui nomi sono stati scolpiti a perenne memoria delle generazioni sammarchesi in una lapide che resta tuttora affissa nel Camposanto sulla facciata esterna della cappella di S. Chiara e la cui epigrafe è stata dettata in Napoli dall'abate Vito Fornari. L'opera di soccorso prestata dall'Associazione dovette rivelarsi così efficace e benemerita, da indurre l'allora Ministro dell'Interno a conferirle una medaglia d'oro unitamente alla seguente attestazione: Al Signor Raffaele Centonza Presidente della Croce Rossa di S. Marco in Lamis. - Regno d'Italia - Il Ministro Segretario per gli Affari dell'Interno attesta che con Decreto Reale del 24 giugno 1888 fu conferita all'Associazione della Croce Rossa di S. Marco in Lamis la Medaglia d'Oro istituita con Regio Decreto del 28 agosto 1867 n. 3872 resa Benemerita della Pubblica Salute durante la epidemia colerica del 1886 nella provincia di Foggia. Quest'attestazione sarà documento alla detta Associazione della Onorificenza conseguita e varrà a Lei di autorizzazione per fregiarsene pubblicamente. Roma, addì 24 giugno 1888. Il Ministro Crispi. Dal 1809 al 1901 si era denominata 2. Vico Sambro. Via Ferrarello S. Marco in Lamis. Il Ponte Ferrarello in occasione dell'arrivo della "Cumpagnia" del 2009.Strada che attraversa il ponte omonimo, dall'altezza di ViaCatarraro all'inizio di Via S. Giovanni. Denominazione deliberata ti 20 giugno 1914 dal Commissario regio Aristide Madonna. E' la strada principale della contrada Casarinello e deriva la sua denominazione da un soprannome. Ferraredde era chiamato un fabbro sammarchese del secolo scorso, certo Vincenzo Bonfitto, piuttosto basso di statura, che possedeva un piccolo appezzamento di terreno in contrada Casarinello, proprio a ridosso del canale le cui tracce sono tuttora visibili. Poiché la pioggia, soprattutto d'inverno, allagava spesso il canale impedendogli il passaggio da una parte all'altra di esso, un giorno prese l'ardita decisione di costruirsi da sé un ponticello di legno, che fu subito detto lu ponte de Ferraredde. E dal momento che allora la contrada Casarinello era quasi un passo obbligato per tutti coloro che dovevano recarsi al convento di S. Matteo, a S. Giovanni Rotondo e a Foggia, fu così che tutti trovarono molto comodo passare per il ponte de Ferraredde, che acquistò subito tutta quella notorietà che ancora oggi si conserva. Fu, poi, una naturale conseguenza denominare Via Ferrarello la strada che attraversava il ponte. Via Michelina Gravina Racchiusa tra l'Edificio scolastico Balilla e l'Opera Pia Gravina, la sua denominazione è stata deliberata dal Consiglio comunale nella seduta del 15 settembre 1970. Michelina Gravina, benefattrice, nacque a S. Marco il 16 febbraio 1873 da Michele e Marianna Cicerale e morì il 9 gennaio 1939. A lei si deve l'istituzione della Fondazione Pia Michelina e Eugenia Gravina, per il ricovero e l'assistenza di vecchi inabili al lavoro, e dell'«Asilo Infantile Emanuele Serrilli», per la formazione religiosa e civile dei fanciulli. L'Asilo è in funzione dal 1949 e la Fondazione Pia, che ospita attualmente una cinquantina di persone, dal 1963. Via Guerrieri Seconda traversa sinistra di Corso Giannone. Denominazione risalente al 1809. Denominazione di origine incerta. Indicata sempre come Strada Matteo Guerrieri, può darsi che facesse appunto riferimento al proprietario Matteo Guerrieri, figlio di Sebastiano, massaro di campo, e di Nunzia Tancredi, morto il 3 ottobre 1821. Nel secolo scorso essa aveva portato pure la denominazione di Strada S. Carlo, di origine altrettanto incerta. Non si può dire, cioè, se facesse riferimento al santo di Arona oppure a qualche sammarchese conosciuto con il soprannome di Sancarlo, in uso ancora oggi. Il dubbio trova giustificazione nel fatto che per tutto il secolo scorso, nella toponomastica stradale, fatta eccezione per la Strada S. Michele e la Strada Madonna Incoronata, non c'era alcun'altra strada intitolata a nomi di santi, mentre si dava il caso di alcune denominazioni derivanti da soprannomi. Presso il popolo è intesa come la Strada li funecchiedde. Via Lungo Iana S. Marco in Lamis. Vecchia foto di Via Lungo Iana.Si apre sul lato destro di Via Roma, di fronte a Via Pozzo Grande, e termina in Piazza A. Gramsci. Su di essa sboccano tutte le traverse destre di Corso Matteotti, comprese tra Via G. Verdi e Via Roma. Denominazione risalente al 1907. La denominazione di questa via deriva espressamente dal torrente omonimo che scorre parallelamente ad essa. Ma qual è l'origine dell'appellativo di Iana dato al torrente? Comunemente, esso vien fatto derivare da Giano, il cui culto, anticamente, sarebbe stato molto diffuso nelle contrade garganiche; anzi, secondo qualche storico, sulla collina dove ora sorge il convento di S. Matteo, vi sarebbe stato un tempio dedicato a Giano. Quindi, molte contrade e abitati circostanti avrebbero preso nome da quello del nume pagano, e così: tutto il vallone di S. Marco, che si estende tra i conventi di S. Matteo e di Stignano, sarebbe stato denominato Valle la Iana; torrente Iana il torrentello che si staccava dalle rupi della difesa di S. Matteo e attraversava l'abitato sottostante; Ponte di Iana il ponte costruito dove poi sorse la strada Ponte le Grazie. La denominazione di Via Lungo Iana rimase in vigore, in un primo momento, dal 1907 al 1940, e abbracciava l'intero viale che si estendeva tra le attuali Via G. Marconi e Piazza A. Gramsci; dopo essere stata sostituita, dal 1940 al 1943, da quella di Via Italo Balbo, Maresciallo dell'Aria, fu ripristinata ma con riferimento all'attuale tratto compreso tra Via Roma e Piazza Gramsci. Via Madonna Addolorata San Marco in Lamis. Via Addolorata in una foto del 2009.Fiancheggia il lato destro della chiesa omonima. La denominazione compare con una certa frequenza nei registri dello Stato Civile a partire dall'Unità d'Italia. Prende nome dalla chiesa dell'Addolorata eretta nel 1717 alle falde del Monte di Mezzo dal canonico sammarchese Don Costantino Iannacone (1643-1720), devotissimo della Vergine dei Sette Dolori. Sul frontespizio dell'ingresso sinistro della chiesa, si legge ancora l'iscrizione lapidea che ricorda l'anno e le ragioni della fondazione: ‘HAEC ALMA DOMUS AD RECOLENDOS SEPTEM DOLORES VIRGINIS MARIE FUIT CANONICE ERECTA ATQUE DOTATA A SACERDOTE D. COSTANTINO IANNACONE SANCTI MARCI IN LAMIS OB SUI PECULIAREM AFFECTUM. CONCURRITE IGITUR FIDELES ET MEMORATE DUM PARADISI CYNOSURA EST PECCATORUM MEDICINA. HOC ANNO DOMINI 1717’. Il 23 agosto 1749 i fratelli Donato, Costantino, Paolo Antonio e Giuseppe Iannacone, eredi di Don Costantino, cedevano l'uso perpetuo della chiesa alla confraternita dell'Addolorata, alla quale, poi, veniva definitivamente venduta l'11 gennaio 1832 per 110 ducati in moneta d'argento. E' stata eretta a parrocchia l'11 febbraio 1938 da Mons. Fortunato Maria Farina ed ha avuto finora come parroci: Don Francesco Paolo De Santolo, dal 1938 al 1945; Don Michele De Cata, dal 1945 al 1965; dal 1965, Don Antonio Pomella, attuale parroco. L'omonima confraternita venne fondata nel 1749 dal canonico Don Eustachio Vincitorio e da altri 10 gentiluomini ed ebbe San Marco in Lamis. Vecchia foto di Via Roma.approvato il proprio statuto da Carlo III di Borbone il 30 luglio 1753. Il 30 settembre 1834 venne dichiarata Arciconfraternita e aggregata alla Confraternita dei Sette Dolori dei Servi di Maria in Roma. Via Roma Nona traversa destra di Corso Matteotti. Tale denominazione, presente nella toponomastica fin dal 1901, è riferita a questa strada dal 22 agosto 1931. E' una delle principali e più popolari strade della città e tuttora, nella parlata comune dei cittadini, essa è indicata con la primitiva denominazione: La Strada lu Ponte (da La Strada Ponte Le Grazie), così detta per un ponticello costruito, in tempi abbastanza remoti, allo scopo di permettere ai cittadini un più agevole passaggio sul torrente Iana. L'antica denominazione di Strada Ponte Le Grazie rimase in vigore fino al 1907, allorché dal Consiglio comunale venne sostituita con quella di Via Giosuè Carducci, anch'essa destinata a essere sostituita nel 1931. Quell'anno, infatti, essendo stato disposto dal governo dell'epoca che con l'inizio dell'anno decimo dell'era fascista tutti i Comuni d'Italia dovessero avere una via centrale col nome di Roma, e già avendo S. Marco una strada intitolata alla Città Eterna (corrispondente all'attuale Via Genova), che però era periferica, il podestà Giuseppe Tardio decise di adottare la seguente deliberazione: mutare Via Giosuè Carducci nell'attuale Via Roma, l'allora Via del Purgatorio in Via Giosuè Carducci, e la già esistente Via Roma in Via Genova.
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