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Dalla rivista francescana "Laudato sie" di Avetrana
P. Gerardo Di Lorenzo
* Motta Montecorvino 27 luglio 1915 † S.Marco in Lamis 19 maggio 2000
85 anni di età, 70 anni di vita religiosa, 62 anni di Sacerdozio.
La valle di Stignano accoglie stupita una folla di popolo e di frati francescani che silenziosi, nella chiesa cinquecentesca del Santuario, circondano la salma di Padre Gerardo, che oggi, dopo tanti anni di buio, è entrato nella luce di Dio.
Non è facile parlare di una personalità così forte e dinamica. La sua avventura francescana comincia quando lui, Pierino appena quindicenne, decide di vestire l’abito di San Francesco. In appena otto anni giunge ai piedi dell’altare che sale per la prima volta come Ministro di Dio il 2 aprile 1938.
E poi, sicut gigas ad currendam viam, ha percorso lunghissime strade in brevissimo tempo. “Valente insegnante del Collegi Serafici e nei Chiericati della Provincia” dove ha profuso il suo sapere in maniera brillante nelle svariate discipline come: lettere, storia dell’arte, filosofia, diritto canonico, musica, polifonia; abile oratore con padronanza di parole e di gesti; attento soccorritore di umane miserie.
Ma la Provvidenza gli aveva indicata una strada imprevista quando, avendo preso coscienza dello stato di rovina e di abbandono del glorioso convento di Stignano, decideva di farlo risorgere. Cominciò così ad amarlo vivendo tra i ruderi, dormendo nel fatiscente locale della sacrestia, per respirare meglio l’aria di questo gigante ferito e vivere il suo bisogno di rinascita.
Durissimi gli ostacoli e le difficoltà, ma il suo carattere volitivo e la sua carica di fede hanno restituito alla Provincia e alla storia un gioiello di arte.
Ma il Signore gli aveva pure preparata una prova durissima per dare più valore alla sua opera.
Chi scrive queste note come può non ricordare la sua dolcezza nell’affrontare le diagnosi degli specialisti che gli annunziavano il pericolo della perdita della vista. Come dimenticare l’odissea delle corse e delle lunghe soste negli ospedali di Roma, di Siena, di Ravenna, di Parma; e, in attesa del responso degli specialisti, ascoltare il sussurro delle sue accorate preghiere alla Madonna che si concludevano con un dolcissimo “fiat”?
Il resto è noto a tutti. Un calvario nel buio. Quest’ultimo percorso è descritto in maniera pittoricamente realistica da lui stesso: «...Sono come un fragile battello sperduto tra insoliti marosi, ma sicuro nella sola fiaccola della fede in una decisa speranza... Sento continuamente uno stimolo potente a visioni altamente spirituali e ad offrire al Signore la mia sofferenza per il bene dei Superiori, della Provincia intera e di tutti i confratelli, soprattutto perché moltiplichi le vocazioni francescane per la redenzione del mondo».
Il rito funebre, una festa di addio, è stato presieduto dall’Arcivescovo di Foggia Mons. D’Ambrosio, presenziato dal Vescovo di S. Severo Mons. Seccia. Il Provinciale P. Pietro Carfagna ha tracciato un profilo della sua vita.
Ora finalmente Padre Gerardo può esclamare con gioia: “Alla tua luce, Signore, ho visto la luce!”
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1995-1997 Anni di profonda trasformazione del Circolo
I corsi di formazione professionale, nel passato fonte di reddito vitale per la sopravvivenza del circolo, sono ormai gestiti dai centri ENAIP provinciali. Il Patronato, stretto dalla concorrenza delle organizzazioni sindacali, con personale più esperto e motivato dei nostri saltuari volontari, languisce insieme a tutte le altre attività sportive, ricreative e culturali.
Il circolo, per continuare la sua storia, deve cambiare. Può diventare un dopolavoro per impiegati, operai e pensionati ma non sarà più il circolo Acli. Può diventare Patronato con servizi efficienti e puntuali, con personale esperto e capace, ma si burocratizzerebbe e ridurrebbe la capacità di missione sociale e politica a cui il circolo è stato da sempre vocato.
Emittente quindi limitata al territorio, non in modo continuativo, più per gioco che per profitto, e priva di ogni certezza legale. Il circolo nell’ospitarla aveva avuto l’intuito, la speranza, che potesse portare un valore aggiunto. Ma il sottoscritto e qualche altro dirigente aveva già la certezza di una utilità politica immediata e la ferma volontà di farne una vera emittente, un formidabile strumento di crescita per tutte le Acli e non solo di quelle locali. Per questo, nel momento di definitiva chiusura, viene ripresa e portata nel circolo con i suoi pochi e fatiscenti strumenti ed un tecnico superstite di Tele Sammarco CH40. I primi anni della presidenza di Tonino Bonfitto sono rivolti a potenziare attività sportive e ricreative ma anche a dare una prima sistemazione logistica all’emittente che ha esigenze particolari di gestione di cui abbiamo già parlato alla fine degli anni ’80. A questo scopo si dividono i locali con lavori in muratura ricavandone un piccolo studio ed un piccolissimo spazio per la regia dopo una prima e breve collocazione in una stanza traballante ed inagibile poco adatta allo scopo. Intanto, per avere una certezza legale, affiliamo l’emittente a TeleradioErre di Foggia che ci consente di trasmettere per alcune ore serali i nostri programmi interrompendo le sue trasmissioni. Ma le difficoltà di convivenza con il circolo si acutizzano sempre di più.
La presidenza Bonfitto languisce anche perché l’emittente viene gestita come proprietà privata da quelli che la conducono in quanto proprietari dei mezzi, senza dar conto delle entrate pubbliche e private e senza contribuire alle spese del circolo che ne ha la responsabilità gestionale. Sembra che le mie speranze e i miei sogni siano destinati a svanire per sempre.
Sembra che il circolo sia definitivamente morto proprio a causa dell’emittente, progetto nel quale abbiamo invece riposto tanta fiducia. Dopo 5 anni di lotte e di sconforto il presidente Bonfitto, insieme a molti Aclisti, si arrendono e tentano di consegnare tutto al gestore dell’emittente a patto che salvi e conservi il circolo Acli. Per molti soci la speranza di nuove Acli sembra infrangersi contro quello che doveva essere l’approdo e la salvezza del circolo e che si è rivelato invece uno scoglio nemico. Ma nel mio cuore sento ancora una forte fiducia nel futuro delle Acli e dell’emittente nella caparbia consapevolezza che il momento più buio della notte sia anche la premessa dell’alba di un nuovo giorno. È arrivato il momento in cui bisogna giocarsi tutta la esaltante e tormentata storia del passato e quella di un futuro sognato a lungo per le Acli. 
Il 16/12/95 si svolge l’assemblea che approva un bilancio fallimentare e rinnova il direttivo con la presenza di 19 iscritti su 27. Vengo eletto presidente con 10 voti e riunisco subito gli eletti, Matteo La Porta, Gino D’Amico, Antonio Paglia, Angelo Bonfitto, Pasquale Accadia e Nicola Stea, per distribuire gli incarichi. Vicepresidente è La Porta, uno dei pochi anziani superstiti in continuità con il passato. I collaboratori sono D’Amico e Stea, Paglia ha il compito di ripristinare i rapporti con le Istituzioni, Angelo Bonfitto è responsabile del sociale, il Patronato va a Accadia, che già opera come ospite nella nostra sede in prestito da un’altra organizzazione sindacale di destra e per questo rimproverato dalla sede del Patronato provinciale che non ha capito la mia mossa politica, quella di portare al Patronato una persona già esperta. Le mie scelte sono finalizzate ad una difficile, quasi impossibile rinascita del circolo che molti già hanno destinato ad una imminente chiusura. A questi uomini improvvisati e quasi tutti estranei al circolo il dimissionario presidente Tonino Bonfitto consegna un passivo di 1.696.000 £ accumulati negli anni fino al 1994. Debiti che assolvo di persona perché convinto che il circolo con l’emittente, con il Patronato e la formazione di una futura classe dirigente avrebbe raggiunto vette mai prima eguagliate. Si riparte da zero, armati dalla ferrea volontà non solo di salvare il circolo ma di lavorare alla sua crescita. A distanza di un mese, nel direttivo del 17/02/1996, comunico di aver preso in mano le redini della TV rivendicandone la titolarità non solo perché presidente delle Acli e responsabile incaricato di TeleradioErre ma anche per aver assolto alla situazione debitoria personalmente liquidando anche economicamente il vecchio gestore. Così già alcuni mesi più tardi, nelle casse entrano 3.000.000 di £ come contributo del Comune per i servizi televisivi alla collettività.
L’intera somma viene utilizzata per pagare la pigione di casa, l’acqua, la luce e altre spese per tutto il 1996: e ancora una volta viene allontanato il rischio della chiusura del circolo.
Ma l’impegno personale non è sufficiente a gestire un’emittente anche perché le mie carenze tecniche e la inadeguata strumentazione rendono la conduzione difficile e pesante.
Sembra un’impresa impossibile. Ma la mia caparbia volontà nel perseguire la strada ormai intrapresa, quella che permettesse di salvare il circolo, e la fortuna di essere circondato da giovani studenti del liceo dove io insegno, giovani che sentono il fascino dell’emittente, fanno miracolosamente affollare il circolo di ragazzi e ragazze come ai vecchi tempi. Il circolo e l’emittente si trasformano in un laboratorio di idee e per anni gli alunni si alternano accompagnandomi nelle ore serali ed occupando il tempo libero per mettere in pratica le loro conoscenze e tecniche del computer e delle telecamere, ma anche per presentare programmi culturali e più frivoli spettacoli, per comunicare notizie e confrontarsi con la società locale.
Sul loro volto vedo spesso la felicità dell’impegno gratuito che coinvolge tutti, genitori ed amici e me in particolare, nel vedere i ragazzi che inventano la televisione, che sprigionano insospettate risorse, lontani dal mondo balordo della strada.
La trasparenza della gestione del circolo è assicurata anche da un comitato di garanti che il direttivo ha nominato per la gestione dell’emittente su nominativi forniti dall’amministrazione comunale, dalla scuola e da esponenti delle maggiori organizzazioni.
Per questo decido di affrontare e risolvere i problemi nella più completa solitudine. Nel direttivo di fine anno si commenta una lettera del Commissario Provinciale e sul tesseramento del circolo che comincia ad aumentare. Si parla ancora dei sempre più difficili rapporti con TeleradioErre e si pensa di organizzare un teatro club come ai vecchi tempi per salvare il dialetto, scoprire ed avvicinare giovani e lanciare con il teatro messaggi sociali e civili. Si parla anche della proprietà delle attrezzature TV che sono sempre più consistenti e costose e pagate con un fido bancario dal sottoscritto. Il 3/01/1997 l’Assemblea approva il bilancio del ’96 con una entrata di 12.256.100 £ e di 8.481.270 £ di uscita con un attivo di 4.044.830 £ che sottolinea l’azzeramento di tutti i debiti del circolo risalenti agli anni precedenti. La televisione ha quindi salvato dalla chiusura il circolo e rilanciato la sua presenza sociale e politica.
L’emittente ha spinto il circolo a camminare da solo. È necessario ora per gli enormi investimenti economici e per le implicanze giuridiche che l’emittente abbia una piena autonomia dalle Acli, fermo restando, che, anche con una proprietà diversa, rimanga il nome delle Acli e che diventi comunque uno strumento per la crescita non solo del circolo ma di tutte le Acli. Il neonato consiglio di amministrazione dell’emittente chiede il nullaosta ad usare il nome al neopresidente provinciale, Alcide Di Pumpo, e si definiscono i rapporti di convivenza con il circolo. Intanto per risolvere la vertenza con la vecchia gestione, che non ancora consegna tutte le chiavi, si decide di chiudere l’emittente per il periodo estivo, si inventariano i beni dal 1988 al 1995 e, con la mediazione di un legale, si cancella il passato. Di tutto questo esiste negli archivi della segreteria una dettagliata documentazione.
Il 30/12/97 si approva il bilancio preventivo e consuntivo con 8.691.830 £ in entrata e 9.792.750 £ in uscita con un deficit di 1.090.920 £, dovuto al venir meno di entrate a causa della chiusura estiva dell’emittente, alla citata vertenza e alla ristrutturazione delle apparecchiature. In questa assemblea, mi dimetto da presidente per dedicarmi completamente all’emittente in un momento difficile di transizione e di crescita, perché deve affrontare enormi spese per la ristrutturazione degli impianti vecchi e l’inserimento di impianti nuovi, per separare la gestione del circolo, ormai in grado, con i servizi del Patronato, e del CAF, di camminare da solo.
Inizia così il 1998, impegnati con quotidiana tenacia in un duro lavoro di rinnovamento dei locali, non solo strutturalmente, e per il raggiungimento di una migliore convivenza umana, di una dignitosa accoglienza della comunità locale ai suoi servizi, ma anche dal punto di vista culturale, per rendere più incisivi i valori delle Acli. L’emittente, sia per le enormi spese di ristrutturazione, sia per le spese gestionali che deve affrontare a causa delle scarse risorse ricavate, si organizza in associazione autonoma e si impegna in ricerche di finanziamenti presso le banche. E con il nome di TeleAcli Sammarco CH40 chiede l’autorizzazione al Ministero per tutta la provincia.
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Il Circolo nella cronaca elettorale di San Marco dal 1973 al 1997

Lo scudo crociato ottiene 12 seggi, 10 seggi vanno ai comunisti, 3 ai socialdemocratici prima rappresentati dal solo Michele La Porta, al quale si aggiungono ex democristiani, come Costantino Grana e Nicola Ciavarella. Due seggi ai socialisti, Domenico Galante, anche questo di famiglia DC, e Antonio Potenza. 1 seggio al Rinnovamento Socialista e 2 al Movimento Sociale.
Non si raggiunge nessun accordo in quanto gli schieramenti, comunque coalizzati, non superano i 15 seggi, quindi ago della bilancia è Antonio La Porta con Rinnovamento Socialista che brucia l’amministrazione di sinistra, rimanda alle urne i cittadini di San Marco e si ritorna a votare nel ’78.
Malgrado la tenuta della DC che riconferma i suoi 12 seggi in una lista completamente rinnovata ad eccezione della riconferma dei due Aclisti, Contessa e Delle Vergini, il PCI, con i suoi 10 seggi riconfermati, i 2 del PSDI che ne perdono 1 e i 2 Socialisti più 2 dissidenti DC eletti nella Lista Civica Alternativa Democratica, formano il governo della città ed eleggono Sindaco Giuseppe Soccio, conosciutissimo nel paese per le sue continue apparizioni nella TV locale, TV riportata in vita dal sottoscritto, dopo anni di silenzio e di abbandono, e installata sul circolo Acli e affiliata a TeleradioErre, un’emittente di Foggia, con il nome di TRErre Sammarco CH40. Ma, come era prevedibile, si torna a votare prima dei due anni. Nel 1980 ritornano alla DC i due dissidenti di Alternativa Democratica.
In questa elezione, il PCI conquista 12 seggi e sorpassa la DC che scende ad 11 malgrado il rientro dei due dissidenti.
Il Sindaco uscente Soccio, grazie anche alle apparizioni televisive, ottiene 2.947 preferenze su 3.552 voti attribuiti al partito, quasi un plebiscito e viene naturalmente rieletto Sindaco con l’appoggio dei tre socialisti e dei due socialdemocratici.
La crisi della DC spinge le Acli a critiche aperte verso il trasformismo dei democristiani, sensibili solo alla ricerca del potere, tanto che viene rieletto solo Delle Vergini, aiutato molto dall’Azione Cattolica in questa tornata elettorale, mentre il sottoscritto, malgrado capogruppo consiliare segna con la sua non rielezione ancora più bruciante la sconfitta della DC. Ma quattro anni dopo, nel 1984, la DC, con il 34,7% , rimanda di nuovo il PCI all’opposizione, che scende al 31,9 %, pur mantenendo entrambe le liste lo stesso numero di consiglieri.
Da parte di alcuni democristiani si espletano tentativi non riusciti di soluzioni milazziste con il consigliere del Movimento Sociale e i due socialisti, più per punire l’arroganza dell’ex democristiano Grana che è già stato segretario ed esponente DC nel vicino Comune di Sannicandro Garganico, che per convincimenti politici. Gli scrupoli, però, all’interno della sinistra DC, delle Acli e dei socialisti, più che le minacce di Grana e dei comunisti di far tanto rumore da farsi sentire in tutta Italia, portano, ancora una volta, ad 
Questa esperienza è una novità anticipatrice di sdoganamento del PCI e del superamento della logica del sedicesimo, è un primo timido passo verso il bipolarismo che vedrà la luce negli anni novanta con il referendum di Mario Segni.
Una novità poco capita a San Marco ma dibattuta all’interno delle Acli già dalla caduta del muro di Berlino, celebrata nel circolo dall’emittente locale come la fine di un’epoca. In questa giunta, le Acli, con il sottoscritto esercitano un ruolo di primo piano.
Rimangono all’opposizione i 3 liberali con 856 voti, il Movimento Sociale con un seggio e 330 voti insieme al PCI che scende a 7 seggi con 2.404 voti, per il quale si sottolinea un forte calo di consenso ai dirigenti che dimezzano i voti, ad eccezione del consigliere Fino eletto con 994 preferenze.
Le Acli sono assenti in questa amministrazione con i suoi uomini perché boicottati o non candidati dalla stessa DC che li ritiene scomodi. Nonostante tutto la stessa amministrazione cambia continuamente Sindaco, prima con Giuseppe Centola (Si tratta di Giuseppe D'Alessandro, ndr), poi con Angelo Cera ed infine con La Sala (Antonio, ndr), fino alle nuove elezioni del 1993. Queste, con il nuovo sistema elettorale e le elezioni dirette del Sindaco, segnano anche la fine della prima Repubblica. Le Acli, assenti nelle vicende amministrative della precedente amministrazione, non lo sono nei problemi della città che vengono dibattuti quotidianamente attraverso l’emittente televisiva con forte consenso cittadino.
Il 6 giugno 1993 le Acli si presentano alle elezioni con una lista civica “Movimento popolare” organizzata da Gioventù Aclista e con un proprio candidato Sindaco, il giovane Marcello Paragone, che sarà poi l’unico consigliere eletto di questa lista con 720 voti di preferenza. Nelle altre liste, M. Galante, candidato Sindaco per il PDS, con 2.528 voti, verrà eletto Sindaco poi al ballottaggio con i 1.254 voti della lista civica “Città ai cittadini” di ispirazione cattolica e con i 676 voti di Rifondazione Comunista. Il candidato Sindaco DC, Spagnoli, (Pasquale, ndr) con 2.231 voti rimane all’opposizione con il nostro consigliere Paragone e i tre consiglieri del Movimento Sociale Italiano.
L’amministrazione dell’onorevole Galante riesce per la prima volta, a San Marco, grazie al nuovo sistema elettorale, a governare fino alla fine, malgrado le fibrillazioni interne alla sinistra e grazie anche all’appoggio in extremis del consigliere aclista, appoggio dato per evitare la caduta anticipata dell’amministrazione e l’avvento di un Commissario che le Acli reputano deleterio.
Così la dispersione del suo elettorato al secondo turno non permetterà al candidato Sindaco di destra di vincere le elezioni. Infatti, la candidata Rosa Pia Centola che ha ottenuto, con la coalizione di centro destra 3.646 voti contro i 2.715 della coalizione di centrosinistra Galante - Palumbo al primo turno, malgrado l’adesione al ballottaggio del Centro Democratico Riformista di Grana raggiunge solo il 43.27% con 3.843 voti contro il 56.73% e 5.039 voti del Centrosinistra che vince per la seconda volta le elezioni grazie al suo acerrimo avversario Angelo Cera, isolatosi al primo turno, per avere mani libere da condizionamenti.
Ma, nelle elezioni comunali del 13 maggio 2001, Angelo Cera, consigliere regionale non più di centrosinistra ma di centrodestra, ricandida Matteo Tenace e stravince al primo turno. Il suo nuovo Partito Popolare per la Libertà prende 2.066 voti che, sommati ai 1.304 della CDL, ai 920 di FI, ai 353 del CDU, ai 396 della DC, ai 388 della CCD, ai 503 voti di Alleanza Nazionale e ai 442 voti di Forza Rinnovamento e Occupazione, coalizzati come polo, eleggono Sindaco Tenace al primo turno con 5.753 voti ed il 58.05%. L’Ulivo, coalizione tra DS e PPI, con il suo candidato, il dirigente di banca Antonio Bonfitto, con 2.638 voti ed il 26.62% va all’opposizione con altri 3 consiglieri. Rifondazione Comunista con Giacinto Soccio, 329 voti ed il 3.9% non prende nessun seggio, né viene eletto Giuseppe Soccio della Lista Democrazia con 540 voti e il 5.45%, mentre riesce a prendere con i resti un seggio Matteo Nardella, eletto nella lista “Insieme per San Marco” con 650 voti e il 6.56%. La rivincita di Angelo Cera sulla sinistra è strepitosa ma effimera, in quanto i dissidi interni fra alcune forze della coalizione ed il Sindaco Tenace porteranno alla caduta dell’amministrazione ed alla venuta di un Commissario prefettizio, che spadroneggerà per più di un anno, privilegiando nei concorsi a posti di responsabilità e negli appalti di servizi, forestieri sponsorizzati forse da qualche partito, nel silenzio tombale della sinistra. L’unica voce di dissenso è ancora una volta quella delle Acli attraverso l’emittente.
Alle elezioni amministrative del 29 maggio 2006, la divisione del Centrodestra con 3 candidati sindaci e l’operato del Commissario portano alla vittoria il Sindaco Michelangelo Lombardi con il 60.21% dei voti al primo turno, sostenuto da una vasta coalizione, poco omogenea, di Centrosinistra, spinta alla conquista di potere, come la Margherita, Rifondazione Comunista, Italia dei Valori, UDEUR, DS e Laici socialisti Liberali Radicali. Questa è un’amministrazione nata sulla scia del vento di sinistra in Italia e nella regione Puglia con la vittoria del riformista Niki Vendola.

Le Acli, assenti dal 1997 nell’aula consiliare, in quanto la nuova, emergente dirigenza del circolo ha scelto di impegnarsi più nei servizi o in altro che nella politica, sono comunque presenti nel paese con l’emittente a dibattere i problemi e a favorire il confronto civile tra le forze presenti in amministrazione. Si cerca di spingere l’amministrazione fuori dall’immobilismo, si propone anche un’amministrazione di larghe intese. Infatti, il conduttore televisivo dei problemi locali, batte e ribatte questa proposta come un chiodo fisso in ogni incontro settimanale con i vari responsabili della politica amministrativa locale. Quotidianamente si chiede il confronto, il dibattito per la soluzione dei problemi degli ultimi, per la difesa di ogni cittadino e per far sì che tutti i partiti insieme trovino il modo più efficace, per risanare i debiti accumulati nel tempo dalla pigrizia, dalla superficialità e dal clientelismo delle varie maggioranze di turno. Continuerà così per tutto il 2009, anno con cui concludiamo queste pagine, nella speranza che nel prossimo futuro, con la prossima amministrazione, si possano finalmente risolvere gli annosi problemi di questo paese e che le Acli possano ritrovare la voglia antica di fare politica e di essere protagoniste.
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L’ultimo presidente del passato consegna il testimone
Ho cercato di mediare, non senza difficoltà, una difficile convivenza, rendendo esecutivo un deliberato dell’assemblea del 18 marzo 1977 che regolamenta le ore interdette alla ricreazione per lo svolgimento dei corsi.

Quest’ultimo come servizio gratuito al lavoratore è stato sempre guardato con paura e preoccupazione dal sottoscritto e mi ha tormentato fino agli anni recenti. Il Patronato è un lavoro molto serio che va svolto con competenza, onestà e gratuità. Ma trovare la persona adatta che riassumi questa triplice specificità non è stata mai una cosa semplice. Di volta in volta abbiamo trovato la competenza ma non il resto, oppure il resto senza la necessaria competenza. Per questo il Patronato fino alla seconda metà degli anni novanta non ha avuto grande successo nel nostro circolo come negli anni ’50 e ’60, quando l’aumento delle tessere riempiva anche le tasche di qualcuno. Per tutto questo, né a me né ad altri dirigenti è sembrato mai opportuno avere un Patronato gestito da una persona competente, come ufficio privato in cambio della tessera per ogni pratica. Molti circoli hanno agito così alla ricerca di tessere di profitto ad ogni costo ed alcuni dirigenti, presidenti di circolo in consiglio provinciale, mi hanno rimproverato per questa mia ostinazione ricordandomi che nessuno fa niente per niente e che la gratuità è solo un’utopia.
Intanto, si teneva questo sogno di un Patronato forte nella competenza, nell’onestà e nella gratuità, nel cassetto dello storico tavolo di presidenza nell’attesa di tempi migliori.
Per cinque anni, dal 1975 al 1980, sono il presidente del circolo ed in questa veste lavoro affinché il circolo rimanga punto di riferimento di tutto il contesto sociale della collettività.

Anche quello del ciclostile era un momento socializzante tra giovani che tentavano di scrivere qualche volantino di protesta politica da distribuire poi nelle piazze. Il ciclostile ed il proiettore sono ancora presenti, insieme agli altoparlanti utilizzati quando si annunciavano avvenimenti importanti del circolo, assemblee, conferenze, partite di calcio o di ping pong o una recita teatrale. L’assemblea del 15 gennaio 1980 aumenta il costo delle tessere e vengo rieletto presidente. Il 25 aprile si commemora con enorme successo cittadino la lotta di Resistenza e la Liberazione italiana. Il 6 luglio, alla chiusura del tesseramento, il consigliere Ferro chiede di discutere finalmente le mie lettere di dimissione da presidente, da tempo giacenti nel direttivo, di prendere atto della mia incompatibilità sia per gli incarichi provinciali nelle Acli sia per la carica di consigliere comunale. Viene acclamato presidente V. Martino, l’unico superstite della vecchia guardia, sempre presente nel circolo e pronto a dedicarsi con impegno agli annosi problemi della sede ai quali si aggiunge una piccola emittente televisiva, anch’essa alla ricerca di spazi vitali. Il presidente non è mai stato lasciato solo, è stato appoggiato da tutti in questo difficile compito ed in modo particolare dal sottoscritto perché si gestisse il circolo in modo esemplare. L’assemblea del 6 febbraio 1981 presenta un bilancio politico positivo del circolo anche per la presenza dell’emittente e del nuovo consultorio familiare, istituto da poco funzionante, che affronta problematiche sulla casa e sulla salute molto sentite, coinvolgendo anche la presidenza provinciale.
Su 101 iscritti e 71 votanti il sottoscritto riporta 48 voti e viene eletto anche al Congresso Nazionale. Si elegge presidente Antonio La Sala. Il 28 dicembre, il sottoscritto relaziona, in assemblea del circolo, sul XV Congresso Nazionale di Bari “Autonomia dai partiti e valori morali della politica come servizio”.
Nel 1983 è fiorente L’unione Sportiva Acli con centinaia di tessere che porteranno molti delegati al Congresso regionale e nazionale di Acireale.
Poiché non arrivano più corsi di formazione regionali s’investono 2.300.000 £ in macchine da scrivere al fine di continuare le attività di formazione professionale con corsi di dattilografia liberi. Ma inizia anche la crisi economica ed umana.
Una situazione questa, di cui riferisco nel consiglio provinciale, di qui la mia nomina a Commissario per il risanamento del deficit e il rilancio delle attività. Con la collaborazione di amici e tesserati continuo con il Patronato e l’ENAIP e con le attività sportive utilizzando anche una palestra delle scuole e organizzando una gita sociale. Per tutto il 1984 si plaude ai risultati delle elezioni scolastiche distrettuali e dei circoli didattici che vedono vincenti il movimento cattolico organizzato e guidato dalle Acli. Continuano i dibattiti sulla politica amministrativa locale nel circolo e fuori dando spazio a tutti i dirigenti e collaboratori che mostrano impegno.
Nel 1985, nonostante la crisi del circolo, si pianifica con la sede provinciale un’assemblea organizzativa che si terrà nel convento di San Matteo con il Segretario nazionale Aldo De Matteo. In ottobre, poi, si svolgono dibattiti sul tema “Il lavoro, la pace, la democrazia”, mentre si potenzia il corso di dattilografia pubblicizzato attraverso manifesti e la radio locale.
Per tutto il 1986 si preparano preventivi per ristrutturare la sede e l’impianto elettrico, lavori che verranno realizzati in breve tempo, come l’arredamento con un televisore a colori, un biliardo e tante altre cose necessarie al circolo, compresa un’insegna luminosa che, durante il trasporto, mi costerà, insieme a Giovanni Vigilante allora segretario del circolo, un incidente stradale. La situazione economica, comunque, malgrado le spese sostenute, non desta alcuna preoccupazione grazie alle entrate derivanti dai corsi di dattilografia e dalle attività sportive e culturali.

Viene eletto presidente Tonino Bonfitto che si impegna sull’organizzazione dei locali per gestire la sala biliardi che produce entrate, la TV locale che da alcuni mesi è presente e funzionante nelle Acli gestita dal sottoscritto, il riscaldamento e la pulizia, sui corsi di formazione e le attività sportive e culturali. In tutte le riunioni del 1988 si discute delle varie attività culturali e ricreative svolte ed il sottoscritto, nell’assemblea del 17 dicembre 1988, in qualità di vicepresidente provinciale, relaziona sulla politica delle Acli nazionali e provinciali e, in qualità di assessore, sulla situazione amministrativa del Comune di San Marco.
Prima di avviarmi alla conclusione, brevemente riprenderò a scrivere sulla nostra presenza politica e amministrativa nel Comune di San Marco.
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Sede nuova e progetti nuovi

Emozionati, dopo aver baciato la sua mano, veniamo invitati, con un cenno, ad occupare alcune poltrone di fronte. Le ragioni e il discorso che avevamo preparato a lungo, in quegli attimi interminabili in cui la presenza del Vescovo ci è parsa austera e maestosa, ci sono completamente spariti dalla mente.
Per fortuna inizia lui con queste parole: “Allora, da quello che mi riferiscono - dice - volete occupare un locale a San Marco, da sempre servito per opere cristiane e gestito, come da lascito testamentario, da ogni associazionie di provata fede cattolica”. Si ferma un attimo, ci guarda e poi riprende categorico: “ Vi sentite degni di continuare questa missione cristiana nel vostro circolo?” E mentre cerchiamo di balbettare parole d’assenso e promesse, continua: “E se vi sentite all’altezza del compito, come farete a conciliarvi con gli eventi delle Acli nazionali? Se promettete di essere fedeli alla Chiesa, senza farvi coinvolgervi in idee pericolose che attraversano questo brutto momento della vostra storia, che sono certo passerà subito come tutte le mode effimere, vi autorizzo a definire il tutto con il vostro parroco”. Ci benedice e ci licenzia mentre noi farfugliamo promesse e devoti ringraziamenti, frastornati da quell’incredibile incontro che, con il presidente Del Conte, Vincenzo Martino e Giuseppe Cera, purtroppo ora tutti scomparsi, abbiamo ricordato spesso, e che chi scrive, come unico superstite, non ha ancora dimenticato.



Il direttivo naturalmente rigetta le dimissioni, ma di fronte alla irremovibilità di un uomo all’antica, il sottoscritto che si sente anche un po’ responsabile dell’accaduto, in quanto vicepresidente, invita la sede provinciale ad intervenire. Questa, con una nota del 4 settembre, invita il direttivo a rigettare le dimissioni perché non giustificate. Intanto Del Conte, pressato dal sottoscritto e inorgoglito dall’interesse della sede provinciale, rientra nel suo incarico. Il frigorifero funziona ancora, è acceso tutti i giorni, in inverno e in estate, da oltre trent’anni, sopravvive a tutti i dirigenti, come simbolo della sopravvivenza delle Acli e delle sue fortune.

Il sottoscritto riunisce il direttivo quasi mensilmente imponendo una febbrile attività, sostituendo i dirigenti assenti o poco motivati con altri che organizzano attività sportive, come i tornei di ping pong e il secondo torneo di calcio cittadino svoltosi dal 15 luglio al 15 agosto ’76. Si sollecita la Regione Puglia e si ottiene un contributo di 500.000 £ per le attività culturali svolte. Si sollecitano anche i rimborsi alla sede provinciale per i corsi di agricoltura svolti nel circolo, si mette una piccola tassa sui giochi e si ritirano dal centro ENAIP di Lucera venti banchi necessari allo svolgimento dei corsi. Si trasferisce nella sede del circolo un ciclostile per stampare notiziari da divulgare all’esterno, regalato dalla segreteria provinciale della sinistra DC. Inoltre viene acquisito al circolo un proiettore cinematografico per la proiezione, ogni fine settimana, di documentari e film.
Il 16 luglio 1976 indico un’assemblea per relazionare sulle dimissioni del presidente nazionale Marino Carboni, sulle riunioni del Consiglio Provinciale, per chiudere il tesseramento e fare una minuziosa relazione sulle attività: in essa si approva l’autonomia del circolo Acli dai partiti politici. Chiudo il mio discorso, tra il plauso dei presenti, affermando che il circolo sarà veramente libero da influenze esterne solo se i settori funzioneranno e produrranno entrate economiche senza dipendere dall’aiuto esterno degli Enti pubblici che non sempre si comportano bene nei confronti delle Acli. Solo il consigliere Tavoliere, nel suo intervento, muove critiche alle Acli locali e provinciali per la loro scarsa autonomia politica e per il fatto che si limitano ad essere presenti sul territorio solo con attività culturali e sportive. L’ostilità della pubblica amministrazione verso il circolo sarà comunque una costante sotto tutte le bandiere politiche, proprio per la sua autonomia, per non essersi fatto mai asservire ai potenti di turno, per essere rimasto fuori dalle vicende politiche o lontano dalle scelte personali dei presidenti e dirigenti che non si scostavano comunque dalle denunce puntuali del circolo alle contraddizioni del potere.
La scelta nazionale e provinciale di autonomia delle Acli dai partiti raggela i rapporti con la DC locale, tanto da considerare scomodi i consiglieri Aclisti eletti nelle sue liste. Io stesso, più volte consigliere comunale, sono tenuto ai margini del partito democristiano. D’altro canto gli altri partiti, di destra e di sinistra, considerano le Acli troppo vicine alla DC.
Ma, accanto ai problemi politici, incombono quelli quotidiani di amministrazione. Per esempio, l’eterno problema del riscaldamento dei locali, incombente in ogni inverno, danneggia il circolo senza portare mai ad una adeguata soluzione.

Nel campo dell’ENARS si potenzia il Club teatro, aumentano i corsi di dattilografia e di formazione e le attività culturali: ed il 1976 si chiude con un bilancio di 1.101.703 £ di entrate e 1.068.351 £ di uscite.
È la prova che l’autonomia politica rende malgrado il calo dei tesserati. Infatti, lo zoccolo duro delle Acli si assottiglia, sia perché gli anziani scompaiono lentamente ed inesorabilmente per malattia o decesso, sia perché i giovani si allontanano dal paese per motivi di studio o di lavoro. Inoltre la frequenza al circolo, come luogo di ricreazione, è sempre più difficile per la presenza delle attività di Formazione professionale e di Patronato che rendono difficoltosa la convivenza. Problemi questi che sono discussi nei numerosi consigli di presidenza e nelle assemblee del 1976 e del 1977 nelle quali si commemorano i dirigenti scomparsi quali Del Conte, Maruzzi, D’Apolito, Nazario Di Giovanni e tanti altri, ricordati sempre dal sottoscritto con stima e commozione per la fede fino all’abnegazione verso le Acli, per l’insegnamento lasciato, di servizio al prossimo, di capacità di autofinanziamento per la sopravvivenza del circolo nei momenti difficili.
Tutti questi verbali sono gelosamente custoditi.

