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Santuario di S. Matteo in Capitanata
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S. Marco in Lamis 25 giugno 1867
L'Amministrazione del Fondo per il Culto cede e consegna al Comune di S. Marco in Lamis il Convento di S. Matteo.
Da copia legale conservata nell'Archivio Comunale di S. Marco.
Amministrazione Generale del Demanio Tasse. Amministrazione del Fondo Culto. Ufficio di Registro di S. Marco in Lamis: Verbale di cessione e di consegna che l'Amministrazione per il Culto fa a senso dell'alt. 20 della Legge 7 luglio 1866 al Municipio di S. Marco in Lamis a mezzo del sottoscritto Ricevitore al Sindaco del medesimo, del convento di S. Matteo, sito un miglio circa in distanza dell'abitato, unitamente all'annessa Chiesa coi mobili ed arredi sacri attenenti a quest'ultima, con salvezza dell'approvazione definitiva a concedersi superiormente.
Il Ricevitore dell'Ufficio del Registro di S. Marco in Lamis ed il Sig. Sindaco del Municipio di S. Marco in Lamis

CONVENGONO

Che in omaggio della ragguardevole Uffiziale dell'Amministrazione del Fondo per il Culto del 14 aprile corrente anno N° 2593/23720 diffuso in altre note della Direzione Demaniale di Foggia del 18 detto mese, e 2 maggio dell'anno stesso N° 1244 e 1377 Sez. 3.

PRIMO

L'Amministrazione del Fondo pel Culto cede e consegna al Comune di S. Marco in Lamis il locale del fabbricato dell'ex Convento dei Padri Minori Osservanti di S. Matteo, con le riserve a precisarsi qui a poco, con l'annessa Chiesa e mobili ed arredi sacri a dettagliarsi. Sito detto locale nel tenimento di S. Marco in Lamis, e con tutti i diritti, gli obblighi, ragioni ed azioni, servitù attive e passive, e di qualsivoglia natura al medesimo inerenti e spettanti al detto Ente soppresso, con la salvezza come qui in piedi. Gl'immobili ceduti si compongono:
1. Nel locale del convento di quattro piani al lato di mez­zogiorno, mentre verso ponente è di tre, e verso settentrione di due piani. E' fornito di 43 stanze, che secondo l'uso cui erano addette sono di abitazione e cinque per seminario. Nel pianter­reno evvi un grosso sottano ad uso del lanificio, un altro per centimolo, un altro sottano per porcile, altro per pagliera, altri tre per cucina e fuoco comune, un altro per rimessa della biada, un altro uso di stalla, un altro anche per stalla, un altro per refettorio, un altro attiguo per canova, ed un altro ad uso di forno. Sotto il refettorio evvi un sottano per cantina ed altro per fondaco, ed infine sotto la cantina a modo di grotta altri tre grandi sottani per ricovero degli animali. Evvi il cam­panile con tre campane di bronzo di varie dimensioni. In altre evvi la Chiesa di un solo membro con quattro altari laterali di fabbrica, ed un altro altare maggiore che è di marmo nostrale. Quivi evvi il coro di legno abete, due confessionali anche di abete, un pergamo di legno noce con tamburo di legno abete nell'ingresso della porta grande. Nella Chiesa stessa vi sono due lampade di ottone ed un lambiero di cristallo in mezzo alla navata, entro involucro di tela, e più un organo in mediocre stato. In continuazione del locale della Chiesa vi sono due altri mem­bri ad uso di sagrestia, ove esiste un armadio grande con tiratoi, e tre stiponi con cornicioni ove serbansi gli arredi.
2. Si descrivono gli arredi sacri e mobili che decorano la Chiesa. Cappelle di seta lana ricamate numero cinque, composte ognuna di una pianeta e due tonacelle. Piviali in buono stato numero quattro. Pianete oltre le precedenti altre quindici, che in uno sono venti, cioè sei rosse, dieci bianche, due nere, due violacei e due verdi. Tutti i su detti oggetti in buono stato. Morali numero tre vecchi. Altre tre pianete vecchie. Nella Chiesa vi sono poche statue, di cui quella di S. Matteo, che tutte sono di nessun pregio. Alcuni quadretti rappresentanti i miracoli di S. Matteo di nessuna considerazione sia d'arte che per valore.

SECONDO

Resta riservata all'Amministrazione ad uso dei suoi agenti la stanza del Provinciale che ha il balcone verso l'abitato, ed una delle stalle e sottano dirimpetto per ricovero delle guardie forestali della stessa, e per gli animali che loro appartengono. E' precisamente dichiarato che per mantenere ed utilizzarsi dal­l'Amministrazione l'attiguo giardino orto boschetto con piscina ed altro, mentre col presente altro non si cede che il solo fab­bricato e mobili della Chiesa, rimane riservato che tutto il leta­me che si ricaverà annualmente dai stalloni prodotto dagli ani­mali che il Comune avrà diritto di allogarvi, sarà di uso esclu­sivo per concime del giardino, orto e boschetto, non potendosi affatto il Municipio opporre al trasporto tutto intero in dette località, e per uso esclusivo delle località medesime. Rimane pure connesso all'Amministrazione un proporzionato locale per ricovero e serbatoi di oggetti di uso del fittavolo dei connati giardino, orto e boschetto, cioè a seconda disponeva la Dire­zione Demaniale.
Si consegnano pure al detto Comune due corone d'argento e la statua di S. Maria di Stignano.
Sia le stanze che i portoni del convento e della Chiesa sono ben condizionati e forniti di serrature e quant'altro che finora ha tenuto in buono stato. I fabbricati medesimi che costitui­scono il convento il quale è sito su di un colle un miglio ad oriente ed a vista del Comune di S. Marco in Lamis da cui vi si accede per una strada rotabile alquanto curvata e lunga un miglio e mezzo. E' un edifìcio quadrilatero con spazioso cortile nel mezzo con piscina nel medesimo ed altra nell'interno, e con ingresso ordinario ad oriente, marcandosi che l'ultimo piano e il secondo sono intersecati da corridoi, confinano col giar­dino ed orto con boschetto riserbati all'Amministrazione verso mezzogiorno, a levante, borea e ponente con la Difesa di S. Matteo. Figura in catasto al N.. ed alla tabella G. N.

TERZO

Una siffatta consegna e cessione viene fatta nella condi­zione in cui trovansi presentemente i fabbricati ed oggetti di Chiesa senza che il Governo, e specialmente l'Amministrazione del Fondo per il Culto, siano in qualsivoglia modo, atto o fatto tenuti a rispondere delle disposizioni d'ordine amministrativo ed economiche da essi prese.

QUARTO

Il Comune cessionario formalmente assume tutti gli obbli­ghi imposti dalla Legge 7 luglio 1866, a far tempo dal 1 gen­naio corrente anno, e specialmente quello dì pagare e rimborsare le spese occorse per detto fabbricato ed oggetti descritti, come pure di pagare tutte le passività, da detta epoca, di fondiaria ed altre di qualsiasi natura che dovessero ricadere per mancanza ed insufficienza di altri cespiti redditizi sull'Ente in discorso. Come pure il cessionario si obbliga rispettare tutte le riserve fatte testè in vantaggio dell'Amministrazione.

QUINTO

Il cessionario si obbliga di convertire il locale ceduto in uno degli usi specificati dall'art. 20 della legge. Se la destinazione designata non avrà effetto, la presente cessione s'intenderà di pieno diritto risolta sulla semplice ufiziale notizia del fatto che saranno per darne le autorità locali.

SESTO

Sono esclusi dalla cessione tutti i mobili, gli oggetti d'arte, i libri e simili non descritti poco fa, e l'Amministrazione avrà sempre il diritto e la facoltà di ritirare ed asportare ancorché gli oggetti d'arte possono ravvisarsi immobili per destinazione.

SETTIMO

Il cessionario assume nella più ampia forma il rilievo dal Governo e dall'Amministrazione del Fondo per il Culto da qualsiasi domanda e molestia che per qualsivoglia causa o fatto possa essere mossa relativamente all'Ente mentovato ed ai beni ceduti anche in dipendenza di spese fatte per riparazioni, miglio­ramenti ecc.

OTTAVO

Il cessionario si obbliga anche di pagare direttamente i cre­ditori dietro ordine dell'Amministrazione, per i debiti, gli oneri e passività a sensi dell'art. 30 della legge 7 luglio 1866.

NONO

Tutte le spese della cessione ed altre di qualsivoglia natura, unitamente a quelle di stipula, diritti erariali e quant'altro mai sono a carico del cessionario.

DECIMO

Oltre delle riserve precennate, corre l'altra che, trovandosi in vari vani del fabbricato ceduto, molteplici oggetti mobili dell'Amministrazione costei senza punto essere molestata dal cessionario è nel diritto di ritenerli colà fino a che le piacerà lo sgombro; con spiega che per tutte le riserve prestabilite nel corso di molestie da parte del Comune o dei suoi agenti incorrerà nella sanzione prescritta dall'art. 5.
Fatto in S. Marco in Lamis in due esemplari nella sudetta località ceduta, il presente verbale, cui va riservato financo la Superiore approvazione, accettato e sottoscritto e consentito dalle parti e firmato pure da due testimoni presenti alla stipula come vedesi, oggi li venticinque giugno 1867 (milleottocentosessantasette). Il Ricevitore fto Maresca. Il Sindaco fto F. Centola. I testimoni fti Tito Della Croce, Angelo Ciavarella.
Certifico vere le soprascritte firme del Ricevitore Maresca e del Sindaco Sig. Francesco Centola, e che sono state qui sotto ripetute alla mia presenza e dei testimoni.
Fti Vincenzo Maresca
Francesco Centola Donato
Vitamuro testimone
Illuminato Palalella testimone
S. Marco in Lamis 20 novembre 1869. In fede io Gabriele Durante di Bonifacio, notaro residente in S. Marco in Lamis, ho apposto il segno del mio Tabellionato. Fto Notar G. Durante.
La presente copia scritta da persona di mia fiducia e da me collazionata è conforme al suo originale a me trasmesso momentaneamente a tale scopo dall'On. Intendenza di Finanza, e si rilascia a richiesta dell'On. Municipio di S. Marco in Lamis, giusta nota 22 gennaio 1904 N° 238 di Protocollo.
S. Marco in Lamis 5 febbraio 1904.
(Bollo dell'Ufficio del Registro)
Il Reggente Fto (illegibile)

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S. Marco in Lamis 14 agosto 1808
“Processo verbale” dell'inventario del convento S. Matteo, fatto dalla Commissione incaricata dall'Intendente Nolli di Capitanata.
Archivio di Stato di Foggia: Amministrazione Interna. Fascio 141, fascicolo 23: Inventario del convento S. Matteo, anno 1808.

Processo verbale. Oggi che sono i quattordici del mese di agosto cor/te anno 1808, in esecuzione della circolare della Sottointendenza del Distretto di Manfredonia della data del 2 corrente mese, pervenuta a il detto nel capoluogo di S. Marco in Lamis, in esito di lettere di S. E. il Ministro del culto dei 30 caduto luglio a S. E. il cavaliere di Stato Nolli Intendente di Capitanata, si sono portati nel convento dei Rev/di PP. Osservanti sotto il titolo di S. Matteo, sito a un miglio lontano dalla Comune di S. Marco in Lamis, compreso nel suo tenimento, il Regio Governatore e Giudice del detto Capoluogo Sig. Giuseppe Bassi, col Mastrodatti della Corte Sig. Domenico Maggi, il Sindaco di detta Comune Sig. Antonio Maria Villani con il cond. civico Notar Teodoro Vincitorio, ed il Parroco della Madrice Chiesa Canonico D. Francesco Centola, ed ivi alla presenza dell'infrascritti testimoni si è fatto noto al Rev/do Vicario P. Giacinto da Foggia, per l'assenza del Guardiano di detto convento P. Michelantonio da Manfredonia, la disposizione di S. E. il Ministro del Culto colla corrispondente circolare circa l'esatto inven­tario da farsi dei semoventi, industriali, sacri arredi, e del locale, l'obbligazione da esiggersi di darne conto sotto la più stretta risponsabilità: esso Rev/do Vicario preggiandosi di ubbidire a tutte le disposizioni del Governo, e di S. E. il Ministro del Culto, ha sottomesso all'inventario ed annotazione quanto è venuto ordinato, nella maniera seguente.
Nella Sacrestia
Una scatola con entro una pianeta di Amuerro lattino ricamata in oro, e seta con la corrispondente borsa e velo. Due altre pianete di lama in argento alquanto vecchie. Un'altra pianeta di lama d'oro drappata con corrispondente bordura d'argento, e borsa corrispondente. Altra pianeta lama d'argento e bordura d'oro. Altra pianeta di simile lama di argento, drappata, con bordura d'oro. Altra pianeta celeste con piccolo drap­po, con bordo d'oro. Due altre pianete color lattino drappate in seta, bordate in oro, ed una borsa corrispondente. Una pianeta rossa drappata, e bordata in seta. Altra pianeta rossa damasco bordata in oro. Una pianeta di velluto nero bordata in seta, e borsa corrispondente. Due altre pianete una violacio, e l'altra di più colori di calmafrasata, con bordura in seta. Altra pianeta di stoffa in seta, e bordura in seta lattino, con borsa e velo corrispondente. Una pianeta di damasco con bordura in oro, consumata altra pianeta fiorata lattino vecchia. Altra pianeta damasco nero bordata in seta vecchia. Altra pianeta simile nera con bordo in seta gialla. Altra simile con bordo di seta bianca. Una pianeta fiorata fondo bianco, e bordo in seta. Altra pianeta damasco rosso, con bordo in seta gialla. Altra pianeta torchino con bordura in seta, con borsa e velo. Un'altra borsa ricamata, e bordata in seta, ed oro color lattino. Altra pianeta lattino fiorato con bordo in oro vecchia. Due pianete vecchie damasco, con bordura in seta, con una borsa e velo. Un'altra pianeta d'ormosino, con bordura in seta gialla. Una cappella di pianeta, due tonacelle, ed un piviale fiorato in oro, con bordura in argento, fondo ceraso, e borsa corrispondente. Una terna di pianeta damasco rosso, pianeta con bordura in seta, e due tonacelle con bordura in oro. Due tonacelle damasco nero, con bordura in seta gialla. Una cappella di pianeta, due tonacelle e piviale di lamiglia in argento fiorato in seta, e bordura in oro. Un piviale damasco blò, bordura in oro. Altro piviale lattino, stoffa fiorato in seta, e bordura in seta. Altro piviale lamiglia fiorato bianco, e bordura in oro. Altro piviale di calma frasata nero, bordato di seta gialla. Piviale celeste e fiorato con bordura in seta gialla. Piviale bianco damasco bordato in seta gialla, vecchio. Piviale di calma arrasato color violaceo, e verde, con bordura simile. Piviale color susì arrasato, fiorato, bordura simile. Pianeta damasco cremisi, con bordone in oro. Pianeta lamiglia bianco, con pizzillo in oro, consumata. Un murale lat­tino stoffato m oro, e seta, bordura in argento. Una portiera per l'annicchia della statua di S. Matteo, stoffa color ceraso, con bordone in argento, vecchia. Si nota che le pianete menzionate sono tutte fornite di stola, e di manipoli corrispondenti. Un velo intieramente ricamato in oro, con retiglia d'argento. Undici altri veli di diversi colori corrispondenti alle diverse pianete. Altre dieci borse parimenti corrispondenti. Diecisette coscini per uso dei messali, di diversi colori, e tutti consumati. Due panni imbroccato per la Croce, uno di lamiglia in argento coll'immagine di S. Matteo, e l'altro nero per funerali. Un ombrello di damasco lattino per l'esposizioni. Diecisette camici, con i corrispondenti cincoli, ed amitti. Undici cotte porzioni invecchiate, e lacere. Tovaglie e sottotovaglie numero trentuno. Due boffette lunghe per uso di parato. Un armario fisso per conservare il parato. Un stipone mobile per conservare fiori degli altari. Messali nu­mero quattro.
Siegue il notamente dei vasi sacri, ed argenti
Una sfera d'argento con statuetta d'angelo, che la mantiene, ed il cielo di lama cipro indorato. Otto calici intieramente d'argento con le patene. Una pisside d'argento. Un ostensorio d'argento, con il sacro dente di S. Matteo. Una Croce di rame indorato, con due statuette d'argento, cioè il Crocifìsso, e S. Matteo, due raggi, iscrizioni, e motto d'argento. Due secchietti, con due aspersori d'argento. Un incensiere con navetta, e cucchiaro d'argento. Sieguono diversi voti: Un paio di fibie d'argento. Cinque crocette d'argento, compreso il coretto con S. Michele in alabastro. Diecinove anelli. Tre paia di navette d'oro, e talune filze di segnacoli d'oro, e granatello.
Nel coro
Il coro con doppio sedile di noce. Un Salterio ed un Antifonario, e tre breviarii. Due inginocchiaturi di noce.
Nella Chiesa
Strisce di arazzo a sei pilastri, e giro superiore, invecchiate. Altare maggiore di marmo, con nicchia e statua di S. Matteo. Quattro altri altarini di pietra con le corrispondenti decorazioni di fiori, candelieri, e quattro nicchie con statue di S. Giovanni Battista, S. Giuseppe, Concezione, e S. Antonio. Un organo com­posto di dieci registri. Sull'altare maggiore due statuette, una di S. Francesco, l'altra di S. Domenico. Tre confessionili. Un quadro di S. Francesco di otto per cinque. I quadretti della via crucis. Sei quadretti sui pilastri della chiesa di Santi dell'Or­dine. Quattordici quadretti dei voti. Sei altri quadri vecchi nel Coro. Ventisei voti di cera. Quattro cornucopii d'ottone per lampade. Due portieri d'arazzo vecchi all'altare maggiore. Quattro campane nel campanile. Un campanello nel coro.
Nel cortile: alla cisterna una carricola di bronzo, con due secchie di rame, e catena di ferro, con bastone di sostegno alla carricola.
Nel convento: tutte le stanze fornite di porte. Letti della Comunità al numero di ventitré consistenti in altrettanti paglioni, mante cardate, e lettiere di legno. Otto paia di lenzuola invecchiate e lacere, con quindici coscini piccoli. Sedie nelle stanze numero ottanta, invecchiate. Quindici boffette rispettivamente nelle stanze. Nei corridori due orologi d'ottone a pendolo.
Nella cantina: Botti numero undici tra grandi e piccole.
Nella dispensa: un cassone a cinque registri per conservare legumi.
Nel refettorio: le tavole corrispondenti per mensa; due can­delieri grandi d'ottone ad otto lumi.
Nell'anticucina: due piedistalli grandi di ferro, per lo fuoco della Comunità.
Nella cucina: tielle di rame N. quattro; pignate di rame N. tre; un'acquarola di rame con coverchio; una conca di rame; una scolatora grande di rame; tielle di rame piccole N. quattro; polzonetti di rame N. cinque; sei coppini di rame con uno grande; una scolatora di rame piccola; tre scomature; caldare N. quattro; spiedi N. cinque; un secchio, ed un maniero di rame; un mortaio di bronzo; due rattacascio; quattro coverchi piccoli di rame.
Nella libreria: una scanzia con cento cinquantuno volumi di libri diversi spezzati, di croniche della Religione, e predi­catori.
Nella stalla: quattordici cavalli con i corrispondenti imbasti, per uso dei Frati questuanti.
Nel molino: il molino fornito; un cavallo per uso del medesimo, cieco;
E così fatto, e chiuso il presente processo verbale dell'annotazione, come sopra. S. Matteo li 14 agosto 1808.
Michele Schiena test., Sac. Aristide Vincitorio test., Fran­cesco Saverio Calvitto test.. Bassi Governatore, Centola Curato, Villani Sindaco, Vincitorio Cond., Maggi Mastr/tti.
E' conforme l'originale esistente nell'archivio di questa Regia Corte. In fede
Giuseppe Bassi Governatore e Giudice
Can. Francesco Centola Vie. Cur. Arciprete eletto.
Antonio Maria Villani Sindaco.
Not. Teodoro Vincitorio Cond.
Domenico Maggi Mastr/tti.
Costituito presso gli atti il P. Giacinto da Foggia Vicario dei MM. PP.OO. nel convento di S. Matteo nel tenimento di questa Comune di S. Marco in Lamis, il quale spontaneamente alla nostra presenza con giuramento tacto pectore more sacer­dotali dichiara, stante l'assenza del P. Guardiano Michelantonio da Manfredonia, per ritrovarsi in Troia, come essendosi proce­duto all'inventario esatto degli arredi sacri, semoventi, ed altri mobili del locale di esso convento, come del notamente di esso P. vicario cifrato in margine, per esecuzione delle disposi­zioni date da S. E. il Ministro del Culto, e precedente circolare del Sottointendente di questo Distretto, eseguito dal Regio Gover­natore del Capoluogo, dal Sindaco della Comune, e dal Rev/do Parroco della Madrice Chiesa, così tutto quanto in detto inven­tario trovasi annotato, e restato in consegna presso esso costi­tuito, ed il medesimo con istesso giuramento, enpromettendo la persona del detto assente P. Guardiano, si è obbligato, come si obbliga sotto la sua più stretta responsabilità di non ammovere, né far ammovere qualunque minima cosa, che nell'inven­tario sud. trovasi annotata, obligandosi benanche a darne contoin ogni volta che li sarà richiesto. E così si è obligato, e giurato in forma. Sammatteo li 14 agosto 1808. F. Giacinto da Foggia si obliga come sopra. Sac. Aristide Vincitorio test. presente, Francesco Saverio Calvitto test. presente. Bassi Governatore e Giudice, F. Centola Curato ed Arciprete eletto, Antonio Maria Villani Sindaco, Not. Teodoro Vincitorio Cond., Domenico Maggi Mastr.tti; e conforme il suo originale negli atti in fede Giuseppe Bassi Gov/re e Giudice.

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1. - Marzo 1007: Il catapano d'Italia Alessio Xifea concede al monastero di S. Giovanni de Lama alcuni terreni e ne determina i confini
2. - Luglio 1008: Il catapano d'Italia Giovanni de Curcua rinnova la precedente concessione di terreni al monastero di S. Giovanni de Lama
3. - Gennaio 1029: Il catapano d'Italia Cristoforo concede altre terre al monastero di S. Giovanni de Lama, perché i monaci le lavorino e le facciano lavorare
4. - Dicembre 1030: Il catapano d'Italia Bicciano concede nuove terre da lavorare al monastero di S. Giovanni de Lama
5. - Maggio 1052: Il catapano d'Italia Argiro conferma le concessioni fatte dai precedenti catapani al monastero di S. Giovanni de Lama
6. - Monte S. Angelo, novembre 1095: Il conte Enrico di Monte S. Angelo conferma al monastero di S. Giovanni de Lama le precedenti concessioni, ne determina nuovamente i confini e permette la libera circolazione degli abitanti delle terre vicine
7. - Palermo, 7 maggio 1176: Guglielmo II il buono, re di Sicilia e d'Italia, fa ampie concessioni di terreni e concede più ampi privilegi al monastero di S. Giovanni de Lama
8. - Avignone, 15 giugno 1310: Il Papa Clemente V conferisce a Consiglio arcivescovo di Conza e a Giovanni vescovo di Civitate il mandato di esaminare la situazione del monastero di S. Giovanni in Lamis, in ordine alla richiesta aggregazione di detto monastero a quello di S. Maria di Casa­nova dei cistercensi
9. - Avignone, 20 febbraio 1311: Clemente V consente che il monastero di S. Giovanni in Lamis venga incorporato al monastero dei cistercensi di Casanova
10. - Avignone 20 febbraio 1311: Clemente V ordina ai vescovi di Salpi e di Bari, e all'abate di Ripalta d'immettere l'abate di Casanova nel possesso del monastero di S. Giovanni in Lamis
11. - Napoli, 20 luglio 1320: Il Nunzio Apostolico Guglielmo di Balaeto dichiara nulla l'incorporazione del monastero di S. Giovanni in Lamis a quello cistercense di Casanova
12 - Avignone 27 maggio 1321: Il Papa Giovanni XXII richiede la restituzione della somma depositata presso la società degli Acciaioli di Firenze
13. - Avignone 22 settembre 1321: Il Papa Giovanni XXII ordina all'arcivescovo di Siponto di sequestrare i beni del monastero di S. Giovanni in Lamis
14. - Avignone 7 giugno 1327: Il Papa Giovanni XXII informa i monaci di S. Giovanni in Lamis di aver dato in commenda l'amministrazione dei beni del monastero all'arcivescovo di Siponto
15. - Roma, 14 febbraio 1578: Il Papa Gregorio XIII approva la cessione del monastero di S. Giovanni in Lamis al Ministro Provinciale dei Frati Minori Osservanti di Puglia
16. - Napoli, 6 maggio 1578: Istrumento della cessione del Monastero di S. Giovanni in Lamis fatta dall'abate Commendatario Vincenzo Carata al Ministro Provinciale dei Frati Minori Osservanti di Puglia
17. - Roma 1587: Testimonianza del cronista Francesco Gonzaga sul convento di S. Gio­vanni in Lamis
18. - S. Marco in Lamis, 14 agosto 1808: Processo verbale dell'inventario del convento S. Matteo fatto dalla Commissione incaricata dall'Intendente Nolli di Capitanata
19. - S. Marco in Lamis, 25 giugno 1867: L'Amministrazione del Fondo per il Culto cede il convento di S. Matteo al Comune di S. Marco in Lamis
20. - S. Marco in Lamis, 9 febbraio 1899: P. Antonio Centola assume la carica di Cappellano del convento S. Matteo
21 - S. Marco in Lamis, 6 maggio 1904: Il Comune di S. Marco cede in fitto, per cinque anni, il convento S. Matteo al Ministro Provinciale dei Frati Minori
22. - S. Marco in Lamis, 2 giugno 1906; Il Comune di S. Marco cede in fitto, per ventinove anni, il convento di S. Matteo ai Frati Minori
23. - S. Marco in Lamis, 18 febbraio 1933: Il Comune di S. Marco delibera la cessione del convento S. Matteo ai Frati Minori
24. - S. Marco in Lamis, 1° giugno 1885: Il Ricevitore del Registro di S. Marco vende e consegna il fondo rustico annesso al con­vento S. Matteo a fr. Matteo Donato Tancredi
25. - S. Rossore, 24 settembre 1936: Decreto reale con cui viene autorizzato il passaggio all'Ente Provincia dei Frati Minori in Puglia del detto fondo
26. - Roma, 12 maggio 1939: Decreto reale con cui viene autorizzata la cessione del convento S. Matteo alla Provincia dei Frati Minori di Puglia
27. - S. Marco in Lamis, 19 giugno 1940: Atto notarile con cui il Comune di S. Marco in Lamis cede il convento di S. Matteo all'Ente Provincia dei Frati Minori di Puglia
28. - Elenco dei superiori

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Un angolo della biblioteca del convento di S. Matteo.
Un angolo della biblioteca del convento di S. Matteo.
I Francescani hanno fatto del convento S. Matteo un centro di studi. Sin dall'inizio, nella convenzione del 1578, si fa parola di un ridotto numero di chierici studenti. Nel diario di Mattielli, l'autore nota la presenza di novizi chierici.
Per il Settecento non vi sono testimonianze esplicite, ma data la gran moltitudine di frati di cui rigurgitava la Provincia Monastica, è facile pensare alla presenza di studenti.
Nell'Ottocento si ha una presenza intermittente. Durante il periodo della dominazione napoleonica non vi è studentato. Dal 1820 al 1863 il convento è una delle più importanti case di studio della Provincia Monastica. Chi dette maggior lustro al centro di studi di S. Matteo fu quell' “animatore e precursore” che risponde al nome di P. Antonio Fania da Rignanob_250_0_16777215_01_images_doroteo-forte_Padre-Antonio-Fania.jpg. Un vincolo particolarmente caro lo legava a detto convento: nativo della vicina Rignano, il primo contatto con i Francescani l'ebbe con quelli di S. Matteob_250_0_16777215_01_images_doroteo-forte_convento-san-matteo.jpg; a 19 anni il giovane chiese di far parte dell'Ordine dei Frati Minori, compì l'anno di noviziato ed emise i voti religiosi proprio a S. Matteo. Da Ministro Provinciale (1835-1838), nel riorganizzare gli studi in Provincia valorizzò il convento facendolo assurgere a Studio Generale di II classe, con decreto del Ministro Generale P. Giuseppe d'Alessandria (Nota 99).
Interno della biblioteca di S. Matteo.
Interno della biblioteca di S. Matteo.
Le dolorose vicende causate dalla soppressione, con lo sfratto dei frati, impedirono ogni attività. Bisogna giungere al 1905, quando un altro giovane Ministro Provinciale P. Filippo Petracca rimise lo studentato, affidando l'insegnamento della Sacra Scrittura a P. Anselmo Laganaropadre-anselmo-laganaro.jpg, Lettore preparatissimo e rigido Prefetto degli studi, e l'insegnamento della Teologia a P. Diomede Scaramuzzib_250_0_16777215_01_images_doroteo-forte_diomede_scaramuzzi.jpg, che sarà, negli anni successivi, una delle figure più rappresentative della cultura francescana in Italia.
Altra battuta d'arresto si ebbe con la prima guerra mondiale. Un moto di ripresa si ebbe con il ritorno al governo della Provincia (1921-1927) dello stesso Petracca. Eccetto ancora qualche altra fase d'intermittenza (1927-1937), il centro di studi riprese la sua attività, sotto la cura dei Ministri Provinciali che si sono avvicendati e l'impegno di giovani Lettori e Professori usciti dagli Atenei di Roma, Napoli, Milano e Bari. Attualmente risente della grave crisi delle vocazioni, e la maggiore attività si svolge per il Santuario.
La casa di studio porta il discorso sulla biblioteca, che è uno dei mezzi indispensabili ad un'attività culturale.
Non si può escludere che l'ex abbazia benedettina abbia avuto i suoi monaci “scholastici” nel senso medioevale della parola, cioè coloro che si dedicavano allo studio e alla scuola, né si può escludere che detti monaci disponessero di codici e di “scrittorii”.
Il deposito inferiore della biblioteca di S. Matteo.
Il deposito inferiore della biblioteca di S. Matteo.
Per i quattro secoli di presenza francescana c'è da dire che sino alla fine del secolo XVIII non vi sono testimonianze dirette, dalle quali si possa dedurre l'esistenza di una biblioteca orga­nizzata a S. Matteo. Il fondo librario più antico, costituito da alcuni incunaboli, da cinquecentine e seicentine, che attualmente si trova a S. Matteo, è venuto dai conventi di Stignano, Ascoli e Foggia (S. Pasquale).
Prima del 1799, il nostro convento, come casa di studio, dovette avere certamente un fondo librario, ma ci sfugge la consistenza a causa dell'incendio dell'archivio (Nota 100), perpetrato, nel 1799, dalle truppe francesi di passaggio. Dopo l'incendio che cosa rimase? Nulla, eccetto la copia pergamenacea della cessione del monastero da parte di Carafa al Ministro Provinciale di Puglia. Del fondo librario pochissimi volumi.
Il primo inventario, che si conosce, è del 23 settembre 1806: “Notamento dei libri esistenti nella libreria del convento S. Matteo”, fatto dal Regio Luogotenente di S. Marco Gennaro De Luca, dal Parroco Michele Totta e dal Sindaco Donato De Theo: da esso risultano 112 volumi, in buona parte di materie teologiche e predicabili, non mancano opere d'indole storico-francescana, come alcuni tomi degli Annales del WaddingWaddingstampa.jpg, l’Orbis Seraphicusb_250_0_16777215_01_images_doroteo-forte_Orbis-Seraphicus.jpg, la Cronologia historico-legalisCronologia-historico-legalis.jpg, le Cronache di Marco da Lisbonab_250_0_16777215_01_images_doroteo-forte_Cronache-di-Marco-da-Lisbona.jpg; notati pure cinque volumi del Vocabolario della Cruscab_250_0_16777215_01_images_santuario-forte_Vocabolario-della-Crusca-1612.jpg. I libri furono lasciati in consegna al Guardiano P. Giancrisostomo da Manfredonia (Nota 101).
Illustrazione tratta da un volume presente nella biblioteca di S. Matteo.
Illustrazione tratta da un volume presente nella biblioteca di S. Matteo.
Da altro “Processo verbale” del 14 agosto 1808 si rileva: 'nella libreria di S. Matteo una scanzia con 151 volumi di libri diversi spezzati, croniche della Religione e predicatorii'.
Con l'elevazione a 'Studio Generale' i libri aumentarono. Che cosa avvenne nel marasma della soppressione, è difficile dire. Nel 1869 la libreria di S. Matteo contava 246 volumi (Nota 102).
Con il ritorno dei Francescani, essa venne progressivamente incrementata. Chi scrive ricorda di aver visto, nel 1927, la libreria collocata in due stanze del piano superiore, sistemata in scaffali che ricoprivano le pareti. Non molto diversa si presentava un decennio dopo.
Intorno al 1939, la biblioteca si arricchì di alcune collezioni (p. es. gli Annales del Wadding e successori, terza edizione), che erano nella Curia Provinciale dei Frati Minori in Foggia, e dell'intera libreria di Stignanob_250_0_16777215_01_images_doroteo-forte_convento-Stignano.jpg.
La storia di quest'ultima libreria presenta aspetti fortunosi. Sfrattati i frati dal convento di Stignano nel 1862, murate letteralmente porte e finestre per ordine del Prefetto Del Giudice (Nota 103), i libri rimasero custoditi e difesi dalle mura e dalle tenebre.
Allorché furono riaperte porte e finestre, entrarono capre, caprai e briganti, ma i libri - non erano pasto per i loro denti - non furono toccati. Nel 1939 il Prof. Giustiniano Serrilligiustiniano-serrilli.jpg, 'un grassone tutto simpatia', Presidente dell'Amministrazione Pro­vinciale, fece trasportare i libri a Foggia nel Palazzo della Doganab_250_0_16777215_01_images_doroteo-forte_Palazzo_Dogana.JPG, per salvarli da capre e briganti.
Il Ministro Provinciale P. Ermenegildo Cappiello rivendicò i libri, per collocarli nel convento S. Matteo. Giustiniano Serrilli, da buon Sammarchese, non mosse difficoltà, anzi fece mettere a disposizione un autocarro per il trasporto dei libri da Palazzo Dogana al convento S. Matteo. Chi scrive può darne testimonianza, avendo dato una mano all'operazione di carico e scarico dei libri.
Il convento di S. Matteo in una vecchia foto di inizio '900.
Il convento di S. Matteo in una vecchia foto di inizio '900.
Con le nuove accessioni, alla biblioteca di S. Matteo occorrevano nuovi spazi, fu allora che si decise di collocare i libri nelle stanze del cosiddetto Seminario al piano superiore. Nel 1942, con solenne cerimonia, in cui tenne il discorso ufficiale P. Diomede Scaramuzzi, alla presenza di autorità religiose e civili di S. Marco e di Rignano, la biblioteca venne intitolata a P. Antonio Fania da Rignano, come la figura più illustre nella storia della Provincia Minoritica di S. Angelo in Puglia, e il fervido animatore degli studi nell'Ordine dei Frati Minori. Lo storico Marcellino da Civezza scriveva: 'Nessuno più di P. Antonio promosse efficacemente gli studi in tutte le Province dell'Ordine' (Nota 104).
Negli anni successivi, sino ad oggi, i Ministri Provinciali e i Francescani di S. Matteo, ciascuno per la sua parte diretta o indiretta, hanno avuto particolare e concreta cura della biblioteca. Nuovi acquisti, nuove accessioni di libri provenienti da vari conventi della Provincia di Foggia, nuove donazioni da parte di enti pubblici e di persone private, hanno arricchito, in maniera consistente, il patrimonio librario.
Ritornava alla ribalta il problema dei locali, problema che sorgerà sempre per un organismo che cresce. Nel 1965 i Francescani di S. Matteo presero una decisione audace: trasformare le stalle e vari magazzini in locali per la biblioteca. Con cantieri di lavoro assegnati dal Ministero competente, con offerte di bene­fattori, con la tenacia dei frati, l'impresa è riuscita. La biblioteca “P. Antonio da Rignano” si presenta in bella veste nei locali restaurati (Nota 105).
Allo studioso attento che s'inoltra in quegli ambienti, tra archi possenti e robusti contraffortib_250_0_16777215_01_images_doroteo-forte_interno-convento-san-matteo.jpg, tra scaffali, bacheche e libri, giunge l'eco di un motto, la voce di un messaggio. L'antico motto benedettino: 'Ora et labora'.
Il messaggio di P. Antonio da Rignano:

Senza santità siamo perniciosi al Cristianesimo, senza scienza siamo inutili al mondo.
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Panorama di San Marco in Lamis dal convento di S. Matteo sul Gargano.
Panorama di San Marco in Lamis dal convento di S. Matteo sul Gargano.
La storia dì S. Marco in Lamis è legata, per certi aspetti e per vari secoli, alla storia del monastero. Nati come vassalli della benedettina abbazia, vissuti, in seguito, alle dipendenze di abati Commendatari, sorti come libero Comune, stretti nella valle da due conventi francescani, i Sammarchesi, in genere, hanno guardato con fede e simpatia 'allu cummente d' Sante Mattée'.
Si è detto in genere, perché, in ogni tempo, non sono mancati gl'indifferenti che non sentono alcun interesse e non pro­vano nessun vivo sentimento per lo storico monastero, come non è mancata gente ostile di vario colore. Eccezioni. Ombre che danno maggior risalto alle luci di un quadro, e non intaccano il genuino sentimento popolare.
Il Podestà Luigi Ciavarella si rendeva interprete di tale sentimento, quando - 18 febbraio 1933 - deliberava di cedere il convento ai Frati Minori, cessione che, in fondo, non era che restituzione. Perché, ricordava lo stesso Podestà, il convento era pervenuto al Comune in seguito alle leggi eversive;

Convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis. Restauri della chiesa nel 1987.
Convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis. Restauri della chiesa nel 1987.
“il sentimento popolare era proteso nel culto dell'Evangelista e nella simpatia verso i frati; indipendentemente da ogni altra considerazione, era doveroso riconoscere che ove i frati minori non avessero, con grande sacrificio del loro Ordine, profuso tangibili ricchezze per la manutenzione dello stabile, la chiesa stessa di S. Matteo nonché il convento, ora, sarebbero, per l'abbandono in cui erano ridotti, un cumulo di rovine; in conclusione l'Amministrazione Podestarile, per omaggio al sentimento delle popolazioni di questa e delle finitime Province, doveva usare la più larga agevolazione possibile all'Autorità Ecclesiastica che aveva fatto assurgere ta chiesa di S. Matteo alla dignità di Santuario e a centro fulgidissimo di fede, con grande lustro e decoro del Comune di S. Marco”.

Perciò lo stesso Podestà

“deliberava di cedere irrevocabilmente e senza limiti di sorta all'Autorità Ecclesiastica, l'intero fabbricato annesso al Santuario di S. Matteo Apostolo, e pertinenze”.

Il bizantinismo burocratico di funzionari del Ministero dell'Interno trovò a ridire su una paroletta: cessione o retrocessione da parte del Comune? La Provincia Monastica sottilizzò sulla richiesta della “congrua parte destinata a Rettoria della chiesa”. Questioni eleganti che si trascinarono per cinque anni.
Con decreto Reale del 12 maggio 1939, la Provincia dei Frati Minori di Puglia veniva autorizzata ad accettare la cessione del convento S. Matteo, deliberata dal Comune.
Finalmente il 19 giugno 1940, con atto pubblico del Notaio Massimo Tardio, il Comune di S. Marco, rappresentato dal Podestà Dott. Matteo Schiena,

“cedeva gratuitamente e senza alcun corrispettivo, irrevocabilmente e senza limiti di sorta, alla Provincia dei Frati Minori di Puglia, rappresentata dal Ministro Provinciale P. Agostino Castrillo, l'intero fabbricato del convento di S. Matteo Apostolo”.

Hai mai visto gli ex voto di san Matteo? Conosci Giovanni Gelsomino?