Qualesammarco, Nr. 2 del 20 Giugno 1994
La viabilità storica
Strade romane e tratturi lungo le falde del Gargano
Arch. Antonio Demaio
Le infrastrutture hanno avuto in ogni periodo una enorme importanza nella costruzione del territorio e negli scambi culturali ed economici.
La strada, oltre che via di comunicazione e rete commerciale, costituisce il sistema connettivo di numerosi beni culturali: centri urbani, tratti di importanza strategico-militare, opere costruttive ingegneristiche ed edifici di supporto (stazioni di posta, dazi, dogane, alberghi, locande, case cantoniere, ecc.) connessi.
Lo studio sistematico delle vie di comunicazione, costituisce un momento fondamentale nell’ambito delle operazioni di tutela dei beni storico-culturali e paesistici.
Analizzare le caratteristiche costruttive e funzionali di una via significa far riferimento al relativo contesto storico e riconoscere il ruolo e il fine (l’economia, gli aspetti socio-politici, strategici, religiosi e le tecniche di trasporto) che ne hanno determinato il tracciato e gli elementi tipologici costruttivi.
Riferendoci ad un sistema territoriale meridionale, quale la Puglia settentrionale, la rete pre e prostirica, (anche se si tratta solo di piste) come quella greca, se pure ce ne fu una, nasce, per lo più, dalla necessità di scambi a carattere regionale a raggio, quindi, un po’ limitato: tratturi adatti alla transumanza delle greggi, collegamenti tra la dorsale appenninica e le pianure costiere per lo scambio di prodotti dell’interno con quelli provenienti sia dalle fabbriche greche sia, più spesso, da quelle indigene operanti sotto l’influsso greco. In questo periodo sono gli stessi grandi centri del Tavoliere i coordinatori di questi scambi, e, quindi, gli attivatori della rete stradale.
I tracciati delle strade romane in Puglia
Le conseguenze negative della conquista romana, che già si cominciavano ad intravedere dopo la fine delle guerre puniche, si aggravano in maniera determinante quando Roma, diventa[ta] incontrastata padrona del Mediterraneo, estende il suo commercio su di una scala ben più vasta. La Daunia perde così la sua importanza in un diretto rapporto commerciale con l’Urbe, per divenire solo un ponte verso il più ricco Oriente.
Così a partire dal secondo secolo si assiste alla definitiva sistemazione di alcuni tracciati base, gli stessi che, riportati dagli Itinerari, sono giunti fino a noi con un nome ed un corredo di stazioni e di miliari: l’Appia, la Traiana, la Litoranea, etc., che costituirono l’ossatura della rete viaria non più della Daunia ma della parte sud orientale dell’Italia e che, interessando direttamente Roma, vengono lasciate e dichiarate pubbliche.
La più antica notizia dataci dalle fonti che conducevano in Daunia è quella di Livio che di due strade attraverso le quali era possibile raggiungere Lucera. La prima valicava gli Appennini a nord, scendeva poi lungo la costa adriatica fino ad Histonium e di qui, lasciato il mare, puntava diretta verso sud; la seconda invece per Meleventum e, attraverso le Valli del Calore, del Miscano e del Celone, entrava nel Tavoliere dopo aver superato le alture di Buccolo di Troia.
La via Litoranea era indubbiamente la più sicura in quanto valicava gli Appennini molto a nord, in una regione già da tempo controllata da Roma.
ln pratica. la notizia di Livio ci permette di identificre le due più grandi strade della Daunia: l’Appia Traiana e a Litoranea.
In particolare esamineremo la Litoranea perché è quella che interessa il territorio Garganico.
Via Litoranea
La Litoranea che, costeggiando l’Adriatico, scende fino a Histonium, poi, lasciando sulla destra il massiccio del Gargano, procede con un percorso interno fino a Siponto e di qui, di nuovo lungo il mare, continua verso Brindisi.
L’origine di questa via è molto antica e può, con molta probabilità, identificarsi con la via litoranea per Lucera ricordata da Livio, come è quasi certo che in essa si debba riconoscere la via percorsa, in tempi diversi, da Annibale, dal console Claudio Nerone e da Cesare.
Questa Strada, individuata attraverso lo studio di aereofotografie, lambisce le falde del Gargano, che, partendo da Nord, dopo aver attraversato il Candelaro sopra Spagnoli, prosegue cerso C. Giannini, lungo il promontorio, quasi parallela all’attuale pedegarganica, su di una sede ricavata dallo spianamento della roccia.
Tra Villanova ed il Ponte di Ciccalento, la traccia non è molto nitida, ma non ci sono dubbi sul percorso della strada, tanto più che essa riappare di nuovo chiara all’incrocio tra la Pedegarganica e la Foggia-S. Marco in Lamis. Sotto M. Granata, sulla cui sommità è un notevole abitato dell’età del bronzo, la via romana appare ancora in parte fuori del terreno per una lunghezza approssimativa di m. 4. La pavimentazione in parte artificiale ed eseguita a larghi blocchi, in parte naturale ed ottenuta dallo spianamento della roccia.
Passato il ponte Ciccalento, la strada prosegue puntando verso Siponto seguendo da vicino il tracciato della ferrovia e lasciandosi sulla destra Copa Nevigata.
I tracciati dei percorsi tratturali
I tratturi sono itinerari appenninici ben definiti e delimitati sul terreno e nel catasto rurale, che venivano percorsi da greggi e pastori due volte all’anno: in primavera verso monte, in autunno verso la pianura. Si tratta di nastri di pascolo continuo dove i rami principali raggiungevano i 60 passi (111 metri) di larghezza, mentre i rami secondari erano di sezione inferiore.
I tratturi non erano solo semplici sentieri per il transito del bestiame, ma un vero e proprio tramite per scambi economici e commerciali e quindi altamente condizionanti l’organizzazione del sistema insediativo appenninico.
Sono tracciati che hanno un’antichissima origine (vanno collegati alle piste di epoca protostorica al servizio delle popolazioni che abitavano l’Italia Meridionale prima della conquista romana) e una rete molto complessa, sviluppandosi attraverso Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata e Puglia.
“I Romani successivamente classificarono le vie armentizie Calles pubblicae, le protessero e le regolarono con leggi, tutelando lungo il percorso mandrie e mandriani, pecore e pastori.
Essi capirono l’enorme ricchezza che poteva derivare dalla pastorizia e proteggendo i pascoli proteggevano i tratturi ... La transumanza assunse modelli e forme industriali, i tratturi diventarono grandi come autostrade: 111 metri e 63 cm, misura che non doveva restringersi per nessun motivo. Furono gli Aragonesi a stabilirne la larghezza insieme ad una serie di norme contenute in una complessa legislazione ... Anche più tardi i tratturi furono protetti con severe leggi: durante il periodo spagnolo chiunque avesse disvelto o spostato i termini di pietra apposti lungo i confini del tratturo era punibile con la morte. Dopo aver raggiunto l’apogeo nel periodo aragonese la transumanza va in declino, con la progressiva scomparsa dei tratturi, In questi ultimi anni altre leggi hanno tutelato i tratturi, spesso ormai ridotti a tracce: infatti parte di essi, legalmente per assegnazione del demanio, o illegalmente per usurpazioni, cominciarono ad essere coltivati.
Intanto alcuni centri abitati si vennero estendendo sui suoli tratturali che, di conseguenza, vennero concessi ai comuni.
Il passaggio era fortemente modellato dalla presenza dei tratturi che richiedevano zone demaniali per pascolo, ristoro, taverne, cappelle, conventi ecc...: essendo infatti la sede di un flusso economico-commerciale necessitavano con la rete stradale e con i centri abitati e quindi il sistema tratturo-territorio era composto da una struttura urbana diffusa, costituita da elementi funzionalmente differenziati.
Conclusioni
L’importanza del bisogno di salvaguardare, conservare e valorizzare questi particolari percorsi storici è dimostrata da una serie di iniziative, quali la decisione della Sopraintendenza Archeologica del Molise di riconoscere i tratturi quali monumenti nazionali, tutelati quindi dal Ministero dei Beni Culturali; la realizzazione a cura della Comunità Montana Alto Tommaro Fortore Ufita di un “Trekking della Transumanza” con una guida e mappa di riferimento per poter percorrere i 212 km del Regio Tratturo Pescaserroli-Candela, scoprendo un paesaggio agricolo storico che presenta ancora tracce di un’urbanistica preistorica.
1994-6
08 - 1994-6 - Antonio Demaio - La viabilità storica
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