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Qualesammarco, Nr. 2 del 20 Giugno 1994
Spazio aperto
Sistemazione della Villetta comunale - Interviene l’Arch. Andrea Mastromauro
Intervento dell’Arch. Andrea Mastromauro, consigliere comunale e capogruppo del PDS
di Andrea Mastromauro

Da Qualesammarco del Giugno 1994 Pag. 8
Da Qualesammarco del Giugno 1994 Pag. 8
Prima di esprimere la personale opinione sul progetto di sistemazione della villetta, pubblicato sul numero precedente, vorrei, partendo da alcune considerazioni di carattere generale, chiarire in breve, ai lettori di questo giornale, la situazione urbanistica del nostro territorio.
Ritengo sia propedeutico, per ogni progetto, l’inquadratura nel contesto urbano del progetto che si vuol realizzare.
Il comune di San Marco in Lamis è dotato di Programma di fabbricazione (P. di F.) redatto nel 1968 ed esecutivo dal 1970 in sostituzione del P.R.G.. E’ con detto strumento che viene regolata l’attività urbanistica sul nostro territorio. Al sucitato P. di F., dalla data di approvazione sono state apportate 59 varianti. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: sviluppo disarmonico e sfilacciato della città. Per rendersene conto basta vedere, quando piove, cosa succede nella piana del Centro storico, oppure basta percorrere strade con oltre il 30% di pendenza, magari dopo che è nevicato, o anche a cercare uno spazio usufruibile ed accessibile con destinazione VERDE PUBBLICO, ecc .... Stretto nella morsa della speculazione anche il Centro storico è soffocato e spopolato sempre più. Il piano di recupero del Centro storico giace da anni sul Comune, immobile. In questo contesto, da quando San Marco in Lamis è sorta, le sole aree pervenuteci con verde pubblico sono la villa, la villetta, i viali, per un totale di 22.000 mq. In base alla legge 765 del 1967 sugli standards urbanistici, per una popolazione di 15.000 abitanti occorrerebbero circa 135.000 mq. di aree per spazi pubblici attrezzati a verde.
E già evidente che, inquadrato in una visione globale del territorio, il progetto proposto all'attenzione dell’opinione pubblica, non ha ragione di essere realizzato per le contraddizioni di facile riscontro che emergono. Ma arriviamo a considerate più nel merito il progetto.
Ebbene non pare appropriata la definizione della villetta come “parco urbano”: 6.500 mq. credo siano del tutto irrilevanti per tale definizione.
Io credo che per quest’oasi, se considerata uno scrigno di verde, delimitato e contenuto all'interno del tessuto urbano, diventa improponibile l'ipotesi avanzata di nuove cubature, di costruire locali e negozi, di cementificare più di un terzo l'intera superficie. Se poi consideriamo che l‘area è già sufficientemente dotata di servizi, come è dagli stessi progettisti affermato, diventa un'assurdità.
Certamente sono d’accordo sulla necessità di un progetto di riqualificazione di quest'area e vanno incoraggiate le proposte che si muovono in tal senso.
Sono altrettanto convinto, inoltre, che gli elementi da tenere in considerazione, per progettare e qualificare quest’area, siano essenzialmente questi: l'Architettura del verde, la vitalità delle fontane, i lampioni e le panchine, le sculture, i viali, le aiuole e i fiori, il tutto per costituire una splendida cornice al monumento ai Caduti, senza introdurre quindi, uno solo che è uno cm. cubo di cemento.
Questi ed altri progetti possono rappresentare un’occasione di ricerca dei valori perduti, per ogni disciplina, ed iniziare a recuperare credibilità e a far maturare una coscienza civile che permetta di operare con maggiore discrezionalità, responsabilità, professionalità.
Ecco perché dico no a questo progetto, che, mi sia consentito, disapprovo due volte; come architetto perché credo che il progetto, la vocazione a verde dell‘area in questione; come consigliere, chiamato a rispondere, formato da una cultura di tipo ambientalistica, mi opporrei a qualsiasi tentativo di proposta di cementificazione del verde esistente.
Infine credo sia fondamentale, per ogni approccio alla progettazione, sia del tenitorio, sia del singolo manufatto architettonico, maturare la consapevolezza che modificare perentoriamente lo spazio sia, per ogni professionista della progettazione architettonico-urbanistica, assumersi di fronte alla società civile di oggi e di domani, precise ed ineluttabili responsabilità.

Hai mai visto gli ex voto di san Matteo? Conosci Giovanni Gelsomino?