
I majali le mangiano con avidità, e con le patate gl'Inglesi allevano, o ingrassano i maiali. Quindi quei che ridono, quando parlar mi sentono della coltivazione delle prolifiche e salubri patate, ridono più per forza dei vecchi pregiudizi, che per iscienza che abbiano di queste cose.
Diffatti sanno essi, che le patate nutriscono non pur il bestiame, ma gli uomini ancora? Sanno essi, che dove vi hanno patate, ivi non vi è mai carestia? 
Ma già la cultura di questa utilissima radice tuberosa comincia ad introdursi a Vico. A poco a poco indrodurassi negli altri paesi garganici. Avverà alle patate quel che avvenne al granodindia. La cultura di questa pianta cominciò in S. Marco in Lamis; ora si semina in tutt'i boschi del Gargano. Gran bene per questo delizioso Promontorio, se la piantazion delle patate vi s'introdurrà! Allora non solo il pane di granodindia, ma quello di patate ancora sfamerà i contadini.
Dovrebbe farsene l'esperienza; ed il farla sarebbe cosa utile, e da doversi tentare. Imperciocché se si potesse eseguir qui, dove vi hanno tante di queste piante, sarebbe questo un mezzo di mantenere una maggior quantità di questi animali. Grandissima copia di porci nutriscono i Sannicandresi: ma sanno essi dilicatamente preparare i prosciutti, le ventresche, e i salcicciotti? No.
Così chiudo questo articolo. Pel vivaci e festivi Sannicandresi io scriver dovea un articolo leggiadro e galante. Ma ho stimato pregio dell'opera scrivendo tutto serio ed austero; perché ne' soggetti interessanti e gravi i fiori poetici sono come i fiori rossi, e turchini in un campo di grano. Questi sono piacevoli per coloro, i quali non vi vengono che per divertirsi, ma nocivi a quei, che voglion dalla sua messe cavar profìtto.

Sarebbe meglio servirsi de' cavalli per cavalcare, e de' muli per trasportar pesi: giacché i muli portano molto peso, e reggono più de' cavalli alla fatica.
Allora un bestiame cotanto utile ascenderebbe ad un numero immenso; la carne di bove sarebbe anche il cibo generale del povero; il contadino comprerebbe a minor prezzo il cuojo pe' suoi scarponi; e laddove oggi il basso popolo non può farsi i maccaroni per mancanza di formaggio, allora per la gran copia del medesimo, esso mangerebbe spesso questo cibo de' beati negli Elisii (Nota).

Qui vi hanno numerose greggi di capre; ma dalle medesime poco profìtto si trae. Del grasso della carne di capra si fanno candele altrove; qui manca quest'arte. Delle pelli si fanno altrove marrocchini: qui manca pure qust'arte. Finalmente coi peli si fabbricano altrove i cammellotti: qui i peli si buttano. Quindi dalle capre non si ha qui che la pelle per uso di otri, la carne, ed il latte per formaggio.
La carne, che mangiasi nell'autunno, è buona, ma i formaggi sono cattivi. E sono tali, perché s'ignora l'arte di farli. Se quivi si migliorassero i formaggi sì vaccini, che caprini, grande utile certamente ne verrebbe. Ma chi li migliorerà? Il galantuomo intelligente. Imperciocché il popolo basso è dappertutto sì attaccato agli usi antichi, che si opporrà sempre ad ogni intrapresa di miglioramento.

Primieramente, la terra per le produzioni di più anni non si spossa ella, e si sterilisce? Or non si rinforza, e si feconda per mezzo del letame? Sì certamente: perché si osserva, che di due campi vicini quello che è concimato produce meglio dell'altro che noi sia; e che dove i villani conoscono il valore del concime, ivi son ricche le campagne.
Quindi naturalissima è la etimologia del nome letame, il quale viene dal Latino letatum da letari che vale rallegrare. Imperciocché il terreno concimato produce biade rigogliose e belle, e queste lieti e festosi fanno gli agricoltori sulla speranza d'un'abbondevole ricolta, che loro promettono poi alle messi.
Sannicandresi, letamate dunque le vostre campagne. Voi abbondate assai di letame. Nel circondario del vostro abitato non si veggon che vasti, alti ed antichi mucchi d'immondezze.
Ritornino queste nella loro naturale e perenne circolazione. Pensate, che le immondezze degli abitati producono quel medesimo effetto, che fa l'arresto delle fecce nel corpo umano, e quello delle monete nel corpo politico. Non farete voi stercorare le vostre terre?
Ascoltate. Ne dice la Storia, che i vetusti Italiani alzarono una Statua al loro Re Stercuzio, perché insegnò loro il mezzo di fecondare i campi col letame.
Or se Stercuzio meritò una Statua, perché insegnò agl'Italiani a letamar le campagne, voi, che dalle campagne bandite il letame, che meritate voi?
Abbastanza dell'Agricoltura, diciam ora della Pastorizia.

Primamente, il vocabolo maggese tanto a noi familiare, è affatto ignoto ai cinesi, agl'inglesi, ed a tutti gli altri popoli culti, ed applicati all'agricoltura; ed è anche affatto ignoto ai contadini di tutta La Campagna Felice.
Secondamente, le vigne, i giardini, e gli orti non si lascian mai in riposo.
In quarto luogo.
In quinto luogo. La terra quanto più è coltivata, rivoltata, e disciolta in modo, che più profittar possa del moto della benefica luce del Sole, tanto più si rende felice, e feconda.
In sesto luogo. La natura non mai si riposa, né meno per un impercettibile spazio di tempo. Tanto più vive, per quanto più si agita, e da momento in momento cambia di forma. Sannicandresi, popoli tutti del Gargano, dunque coltivate sempre la terra, senza farla mai riposare, che essa vi restituirà il vostro con incredibile usura.
Dirassi: nella pianura Dauna le terre non si rinforzan elle col riposo?
Questa opposizione scherza col vento. Il vigore, che il grossolano colono Apuliese vede pigliarsi dalle terre riposate, altro non è che l'effetto dello stabio, che vi hanno sparso gli armenti, che nel tempo del riposo vi han pascolato, e del terriccio, che le naturali erbe disseccate e putrefatte vi han dato.
Dirassi ancora: la terra col riposo non riacquista ella i nitri, ed altrettali sorte di sali, che perduti avea col lavoro? Ma tali sali non esistono che nella fantasia degli amici del nocevolo riposo delle terre. Il gran sale salutifero è la luce solare, la quale, rivoltato e disciolto che sia il terreno, dappertutto entra e penetra, e porta fino alle radici la vita, ed il vigore. Potremmo riferir qua altre opposizioni.
Ma noi lasciando che dicano parole, diciamo: non è il riposo, che restituisce ai terreni la fertilità: sono i lavori ben praticati e i ben adattati ingrassi.

S.Nicandro ha gran semina, e le semine sono proporzionate alla potenza fìsica de' coloni. La semina poi fassi nel Piano di Sagro, nella pianura che giace tra Lauro e S. Nazzaro, e nelle Portate del Casone nella pianura Dauna.
Oggi si semina anche ne' boschi, perché anche qui ha incenso ed ara la feroce Dea Cesina. 
I Sannicandresi in generale servonsi del bue ne' campestri lavori.
Ma taluni a' buoi surrogano i cavalli. Questo surrogamento è dannoso assai. Coltivar la terra altro non è che sciorla, e polverizzarla; e questo si ottiene più agevolmente col bue, che col cavallo. Imperciocché il cavallo è men forte del bue; quindi troppo leggiera e superficiale riesce l'aratura fatta collo snello e vivace cavallo. Al contrario arandosi col robusto e valente bue, s'interna maggiormente l'aratro, s'approfondisce di più il solco, più agevolmente si rivoltano, si rompono, e si disfanno le zolle, e svellonsi meglio le maligne ed infeste radici di tante erbe spontanee, che impediscono il grano di germogliare.
Dunque serviamoi de' buoi pei lavori; e de' cavalli pei carreggi, specialmente pel trasporto delle raccolte, che giova sempre levare dai campi più presto che sia possibile.

Ma eccessiva essendo la fatica della trebbia, ne viene, che molte cavalle muojano, le gravide abortiscano, e quelle che hanno i figli alla poppa demagrino, e si riscaldino cotanto, che pochi sono i figli che vengano in vita. Ecco come si trita il grano nell'Isola di Madera celebre per la sua malvasìa. Spandono i manipoli in un'aja di terreno ben indurito dal Sole, e vi passano sopra un grosso tavolone, pieno al di sotto di pietre acute, e trascinato da due buoi. Il loro condottiere sta sopra il tavolone, onde accrescerne il peso. Le punte di pietra separano le spiche dalla paglia. Il peso del tavolone sgrana l'acino, e lo spoglia del suo integumento.
Dice il Capitano Cook (Nota) nel suo Secondo Viaggio, che un cosiffatto metodo merita di esser conosciuto, e forse ancora adottato in Europa. Io l'ho qui descritto per farlo conoscere. Ma in S. Nicandro, ed in tutto il Gargano dev'egli essere adottato, e preferito al calpestio delle cavalle?
Il decidano quei coloni, che nelle cose rustiche si reputano più dotti di un Corpo Accademico.