Foto tratte da Gustavo Chiesi, La Sicilia illustrata, Milano Sonzogno 1872
La mattinata era bella: di quell'abbagliante splendore, che non puo idearsi se non da chi ebbe avvezza la pupilla alla intensita de’ colori, che, nelle giornate estive, prendono, nei paesi meridionali, il cielo, la terra, il mare. Non un velo di nebbia rompeva la sorprendente trasparenza dell’ etra fino all’ estremo orizzonte: non un soffio di vento turbava l’assoluta bonaccia di quello specchio di mare che raccoglieva nell’immensa distesa, riflettendolo a lunghe striature luminose, scintillanti, dorate, il largo fiume di luce piovente dal cielo.
A bordo del Vespucci, ormeggiato presso la banchina del nuovo porto di Palermo, per quanto modesto il vapore e scarso il numero de’ passeggeri, c’era l’animazione che precede sempre la partenza.
Le due mancine a vapore, l’una sul casseretto di prora, l’altra verso poppa presso il boccaporto maggiore, lavoravano furiosamente, facendo tremare l’impiantito della coperta, ed assordando coll’indiavolato stridore dei loro ingranaggi: la prima, per salpare l’ancora, l’altra per tirare su quanto rimaneva ancora di mercanzie in un grosso barcone arrembato al flanco del piroscafo. Poi, caricate le mercanzie, si attese la posta, che, naturalmente, ritardò un bel po’; infine, venuta anche questa ed issati a bordo i magri sacchi di telaccio, e le ceste degli inevitabili pacchi, alcuni tocchi affrettati di campanella dal ponte di comando, mandarono gli uomini dell’equipaggio ai loro posti: al timone, cioe, ed ai cavi d’ormeggio, che un istante dopo furono lasciati, mentre il comandante dal portavoce gridava in macchina: Avanti adagio! - Un colpo d’elica, il primo, scosse tutto il vapore in un gorgoglìo d'acqua spumeggiante che intero l’avvolse, e pian piano il Vespucci girò sul proprio asse e passò davanti alla fila dei vapori d’ogni paese ancorati nel porto.