Ho caricato i 26 filmati girati e trasmessi da TelePadre Pio, relativi alle raccolte bibliografiche presenti nel santuario di s. Matteo a S. Marco in Lamis.
Il direttore di allora era p. Mario Villani.
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Copertina dell'Astrolabio n. 8 del 19 febbraio 1967- Il quadro è stato dipinto da Carlo Levi.
Copertina dell'Astrolabio n. 8 del 19 febbraio 1967- Il quadro è stato dipinto da Carlo Levi.
Ernesto Rossi (1897-1967) avrebbe compiuto 70 anni il successivo 25 agosto... Era un rompi... e tantissimi hanno senz'altro festeggiato all'epoca la sua morte. Egli era un grandissimo economista, scrittore, giornalista.
Ho deciso di dedicare una sotto-sezione a questo grande italiano, sconosciuto alla gran parte del "pubblico".
Gli "addetti ai lavori" hanno scritto molto su questo personaggio, per cui mi limiterò a fare parlare "loro", i nostri pesonaggi, le loro azioni e sogni di un'Italia e di un mondo più giusti.
E. Rossi ha fondato, e Ferruccio Parri ne era il direttore, l'Astrolabio (1963-1984); questo settimanale è un incredibile concentrato di storia italiana e mondiale degli ultimi 100 anni (anche oltre...). Pubblicherò ampli estratti dalla raccolta completa dell'Astrolabio, diviso per anni ed autori.
E. Rossi ha perso, e con lui hanno perso i Cattaneo, i Salvemini, i Gobetti, i Gramsci, i Parri, i Piccardi, i Labini, gli Jemolo, i Calchi Novati, i Salvadori e tanti e tanti altri. Ma aveva (avevano) ragione.
Il cattolico Arturo Carlo Jemolo (1891-1981) scriveva:

[…] Uno dei migliori della generazione nata nel secondo decennio del secolo, uno dei più acuti tra i nostri universitari - [Norberto Bobbio] - scriveva di recente: Non mi nascondo che il bilancio della nostra generazione è stato disastroso: Inseguimmo le “alcinesche seduzioni” della giustizia e della libertà: abbiamo realizzato ben poca giustizia e forse stiamo perdendo la libertà. [ …] Occorre avere bene appreso quanto sia difficile e ingannevole e talora inutile, il mestiere di uomini liberi. [...]

[…] E dieci giorni dopo la scomparsa di Ernesto Rossi, nel febbraio 1967, su l’Astrolabio venne pubblicato un articolo nel quale A. C. Jemolo con queste parole ne descrisse l’orientamento:

[...] Ernesto Rossi fu in tutta la sua vita un laico intransigente ed amò sottolineare questa sua posizione ideologica definendosi anticlericale. Un anticlericalismo, il suo, che non ebbe nulla tuttavia del vecchio anticlericalismo grossolano alla maniera dell'Asino di Podrecca, che attingeva piuttosto all’insegnamento di Salvemini. Per questa ragione l’anticlericale Ernesto Rossi poté essere maestro di democrazia a molti giovani cattolici, che non videro in lui un nemico della fede ma un avversario immovibile del privilegio economico e dell’oppressione politica, quali che ne fossero le forme concrete di attuazione storica: il grande monopolio, il fascismo o il clericalismo. [...]

Eugenio Scalfari (citato spesso da E. Rossi nei suoi scritti) scriveva:

[...] La Questione Morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell’Italia d’oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono provare d’essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche. [...]

La drammatica situazione che l'Italia ed il mondo stanno vivendo (si è aggiunta la pandemia da Coronavirus ...), mette il luce alcuni elementi: l'Italia già aveva un sacco di problemi, acuiti da questa pandemia. Non si sa come andrà a finire... Certamente qualcosa cambierà... Molto.

Leopoldo Piccardi scriveva:

[…] L'incapacità della nostra classe governante di scrollarsi di dosso la pesante egemonia della Federconsorzi significa precisamente mancanza di coraggio politico. Tutto si tiene: governare l'agricoltura italiana con la Federconsorzi vale quanto servirsi, in altri settori, dello strumento prefettizio. Nell'uno e nell'altro caso, prevale la paura delle forze vive e sane del paese, la pigrizia che induce a preferire le vie più facili e comode. Con la differenza che il sistema prefettizio, quanto meno, non coinvolge la rete di interessi che è in gioco nella Federconsorzi. Nel piano Pieraccini la sottomissione del Governo all'organizzazione bonomiana raggiunge livelli mai toccati precedentemente: si arriva fino a parlare, riesumando posizioni corporative che sembravano superate, di poteri regolamentari attribuiti ad associazioni di categoria, che non è difficile identificare. […]

Alcune notize su questa sotto-sezione: Ho utilizzato, per le illustrazioni fotografiche, i due bei libri di Massimo Omiccioli e Simonetta Schioppa e Silvia Mastandrea. Inoltre molte ilustrazioni sono prese dalla raccolta de l'Astrolabio, dal Web (quello buono!) oppure nella mia disponibilità .