Ho caricato i 26 filmati girati e trasmessi da TelePadre Pio, relativi alle raccolte bibliografiche presenti nel santuario di s. Matteo a S. Marco in Lamis.
Il direttore di allora era p. Mario Villani.
N.B. Non tutti i nuovi file caricati vengono segnalati per il "Download"!!!. Cercate!!! Vedi
Toggle Bar

Arturo Carlo Jemolo, L'Astrolabio n. 8,  Pag. 9,  19 febbraio 1967
L'anticlericale

Arturo Carlo Jemolo
Arturo Carlo Jemolo
Ernesto Rossi fu in tutta la sua vita un laico intransigente ed amò sottolineare questa sua posizione ideologica definendosi anticlericale. Un anticlericalismo, il suo, che non ebbe nulla tuttavia del vecchio anticlericalismo grossolano alla maniera delll'Asino di Podrecca e che attingeva piuttosto all'insegnamento di Salvemini. Per questa ragione l'anticlericale Ernesto Rossi potè essere maestro di democrazia a molti giovani cattolici, che non videro in lui un nemico della fede ma un avversario immovibile del privilegio economico e dell'oppressione politica, quali che ne fossero le forme concrete di attuazione storica: il grande monopolio, il fascismo o il clericalismo.
Sarebbe fare offesa alla memoria di Ernesto Rossi, che fu la sincerità in persona, senza attenuazioni mai, né per virtù di prudenza né per riguardi né per legami di affetto o di devozione o di gratitudine - offrirne una immagine edulcorata, o semplicemente gettare un velo su aspetti di lui che poterono dispiacerci.
Come mi dispiaceva quell'anticlericalismo senza tregua, che non a me soltanto appariva inadeguato alla situazione attuale, a quella ch'è la Chiesa di oggi, come mi sembra debba apparire agli occhi imparziali pure di un non credente.
Anche questo, come altri aspetti delia sua personalità, era uno di quei retaggi di Salvemini, che Galante Garrone ha ben posto in luce. Ma nella tempra rimasta sempre giovanile di Rossi, l'anticlericalismo era più acre e combattivo che non fosse stato nell'ultimo periodo della vita di Salvemini; non attenuato da quella vena scherzosa che talora Salvemini poneva nei suoi scritti.
Eppure un carissimo amico comune, mio e di Rossi, che vive in una delle più cattoliche provincie del nord d'Italia, mi diceva di recente di preti della sua città, non sospetti né di modernismo, né di spirito di ribellione, che avendo conosciuto Rossi dicevano non solo ch'era migliore di molti credenti e praticanti, ma che Dio lo avrebbe accolto tra i suoi eletti.
Discorso che può spiegarsi non soltanto con un richiamo alle virtù naturali che possono essere pure degl'infedeli, al vecchio discorso, che nelle persecuzioni dei primi secoli spesso i persecutori erano tra gli uomini che avevano una loro rigida visione di bene collettivo, cui ritenevano il cristianesimo contrastasse, ma anche e più allo scorgere al fondo di quell'anticlericalismo un raffronto tra quella che era - od almeno agli occhi di Rossi pareva - realtà contingente, ed una visione austera di giustizia assoluta, di verità assoluta, asseverata a qualsiasi costo, senza mai remore, senza veli, che è la visione savonaroliana della Chiesa ideale.
Intendiamoci: sarebbe ancora un edulcorare e falsare il pensiero di Rossi scorgere in lui uno che riconoscesse tutti i valori della religione, la bellezza della Chiesa delle origini e considerasse semplici deviazioni quelle della Chiesa di oggi. Non scorgo nel suo pensiero traccia di ciò. Credo ch'egli non abbia mai sentito la necessità del soprannaturale, che sia stato di quelli per cui la vita dell'uomo si esaurisce su questa terra, e proprio per questo bisogna evitare ogni ingiustizia, che non può trovare compenso in una vita ultraterrena.
Peraltro il suo anticlericalismo non fu mai irrisione ai valori religiosi, né diniego della grande forza che può costituita dalla fede, dalla associazione di milioni di uomini in una visione del divino. Le sue accuse - da molti di noi ritenute non giuste rispetto a singoli episodi - per la Chiesa che dal campo dello spirituale trasbordava in quello delle compromissioni politiche, per la S. Sede divenuta grande potenza pure nell'ambito economico, per i Papi che si limitavano a parole di benevolenza, a nobili pensieri, ad accuse indeterminate, allorché a suo avviso avrebbero dovuto gridare e denunciare, postulavano questa fiducia in un tesoro di forze che la religione e la Chiesa avrebbero potuto realizzare e dirigere a fini di bene, e che restavano solo virtuali.
L'anticlericalismo di Rossi restò sempre quello di un idealista, ignorò le volgarità di un Podrecca ed il semplicismo vuoi dei materialisti vecchio tipo, per cui pensiero, sentimenti, aspirazioni, ideali, sono il punto di arrivo di processi chimici-fisici, vuoi degli altri, per cui crisi di civiltà, guerre di religione, aberrazioni del nazionalismo, non sono che il portato di fenomeni economici, di distribuzione della ricchezza. Per questo ultimo autentico mazziniano corpo e beni contavano poco: dinanzi a lui era sempre l'idea dell'imperativo etico, del dovere.
A. C. Jemolo