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L'ingegneria naturalistica in Italia
L'ingegneria naturalistica non è molto diffusa in Italia. Anche se le sue prime applicazioni si fanno risalire addirittura alla Repubblica di Venezia, di recente i primi lavori sono stati realizzati nel Nord-Est (Trentino, Alto-Adige, Veneto) e più tardi in Piemonte, Lombardia e Friuli. Gradatamente, ma per lo più a livello di esperienze iniziali, eccetto quanto realizzato proprio sul Vesuvio, si sta diffondendo verso il Sud. Uno dei principali problemi che si riscontrano qui, è quello legato all'attecchimento delle specie vegetali che sono utilizzate per rinverdire le pareti. Al Nord la pianta più utilizzata è il salice, che radica molto facilmente in qualsiasi condizioni venga utilizzata purché ci sia umidità sufficiente. Al Sud invece, oltre alla possibilità di inquinamento con specie non autoctone (problema sentito in modo particolare nelle aree protette), è proprio la qualità dell'estate, una stagione molto secca, il fattore che impedisce l'utilizzazione di talee di salice e di altre specie. Buoni risultati si hanno impiegando non talee, ma piante radicate con il pane di terra che assicura l'attecchimento in percentuali molto maggiori. L'utilizzo di specie autoctone, di piante radicate e di irrigazioni di soccorso durante le prime fasi dell'impianto e durante l'estate, sembra che abbiano risolto buona parte dei problemi. L'impiego di alcuni di questi accorgimenti aumenta di molto il costo dell'impianto, il che contraddice un po' la filosofia stessa dell'ingegneria naturalistica. Va sottolineato, inoltre, il problema del rinvenimento sul mercato delle piante. Infatti, i vivai di piante autoctone, sia pubblici che privati, sono scarsi. Dalle esperienze realizzate sul Vesuvio, si può affermare che le specie che trovano un utile impiego sono le seguenti: Acer campestre, Arbustus unedo, Celtis australis, Cercis siliquastrum, Cytisus scoparius, Corylus avellana, Crataegus monogyna, Euonymus europaeus, Fraxinus ornus, Ligustrum vulgare, Populus alba, Quercus ilex, Rosa canina, Salix caprea, Salix viminalis, Sorbus domestica, Spartium junceum, Tamarix gallica, Viburnus tinus, Vitex agnocastus, ecc.
L'ingegneria naturalistica nel Parco Nazionale del Vesuvio
I lavoratori stabilizzati del Parco Nazionale del Vesuvio svolgono diversi lavori. Il campo tuttavia dove si sono specializzati è quello dell'ingegneria naturalistica. Le opere realizzate si trovano in gran parte attorno al Vesuvio, ma non mancano lavori al di fuori del Parco e al di fuori della commessa garantita dall'Ente Parco. Il grado di specializzazione raggiunto è testimoniato non solo da quanto fatto, ma anche dalla messa a punto di particolari tipologie di opera, rese possibili durante le esperienze realizzate con i lavoratori, e che vanno sotto il nome di palificata viva "Vesuvio" e grata viva "Vesuvio".
Parco Nazionale del Vesuvio
Progetto di stabilizzazione degli ex-LSU in carico all'Ente Parco
Soggetti interessati

I soggetti principali sono L'Ente Parco Nazionale del Vesuvio, gli ex Lavoratori Socialmente Utili in suo carico e riuniti nella cooperativa Vesuvio. Il primo mette a disposizione i fondi; i secondi la disponibilità al lavoro, l'organizzazione e la capacità imprenditoriale.

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