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Lavoro nei Parchi
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Il sentiero di S. Iconio ovvero la vecchia strada da Camerota alla foce del Mingardo

Manutenzione di sentieri
Manutenzione di sentieri
I sentieri nei parchi
Il termine sentiero è inteso in varie accezioni e, in generale, come strada percorribile per lo più a piedi o a cavallo, ma anche con un mezzo meccanico. Indica di solito un percorso ben definito che può essere tematico (il sentiero dei Ciclamini), panoramico, può semplicemente denominare un luogo o un particolare tipo di fruizione (sentiero per disabili), può indicare l'abitudinario passaggio di animali (sentiero dei camosci), ecc.
Importanza dei sentieri
I sentieri sono delle vie di comunicazione che permettono l'accesso ai luoghi. Quelli tracciati con il tempo di solito si snodano lungo linee che seguono le curve di livello che graduano la pendenza e permettono il passaggio senza sforzi eccessivi, soprattutto in salita. I sentieri sono utilizzati dai visitatori di un parco per conoscere i posti, per svagarsi, ma originariamente essi erano il mezzo che metteva in comunicazione luoghi diversi, permetteva il trasporto di persone, animali e merci e quindi dovevano essere per forza di cose tracciati in maniera tale che il passaggio doveva essere agevole, per quanto era possibile.
Fare la manutenzione di un sentiero ha diversi scopi. Collegare i posti tra loro, permettere l'accesso a luoghi, ma anche recuperare storia, abitudini, usi e costumi di quei luoghi. E' quindi anche un'opera di recupero culturale e di storia. Fare la manutenzione dei sentieri significa però anche altro: tracciare delle linee tagliafuoco che non solo permettono l'arresto dell'avanzata del fuoco, ma permettono l'arrivo di chi opera nel settore dell'antincendio. La manutenzione dei sentieri, permettendo visite a luoghi altrimenti inaccessibili, attira turisti e quindi ha anche dei risvolti di tipo economico per l'intera collettività dove l'operazione è svolta.


Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano
Realizzazione e manutenzione di sentieri nell'ambito del progetto di stabilizzazione occupazionale di 110 lavoratori socialmente utili
Soggetti interessati

I soggetti principali sono L'Ente Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, parte dei Lavoratori Socialmente Utili in suo carico e assunti da Formula Ambiente, società che è associata al consorzio CNS. Il primo mette a disposizione la sensibilità all'argomento e i fondi; i secondi la disponibilità al lavoro, Formula Ambiente e CNS l'organizzazione e la capacità imprenditoriale.
Cosa è previsto nel progetto
La manutenzione dei sentieri fa parte di un progetto più complessivo che prevede la stabilizzazione di 110 LSU. In tale progetto il ripristino e la manutenzione dei sentieri, nonché il tracciarne di nuovi, sono previsti assieme a diverse altre attività.

Il sentiero di S. Iconio

  • Situato nel territorio di Camerota, collega il centro storico del borgo medioevale con la foce del fiume Mingardo, dove, sull'altura di una collina alla confluenza con la foce del fiume Lambro, sorgeva l'antica colonia greca di Molpa. Il suo porto naturale fu utilizzato a lungo anche nel corso del medioevo, servendo come scalo portuale per Camerota e per i paesi dell'entroterra che lo raggiungevano seguendo il corso dei due fiumi che ivi confluivano.

  • La storia di tutto il territorio del Basso Cilento è stata segnata, in epoca medioevale, dalla presenza sul territorio dei monaci Basiliani, dell'ordine di S. Basilio. Essi provenivano dall'Epiro, scacciati dalle loro terre dalla furia delle lotte iconoclaste. Agli inizi dell'VIII secolo si rifugiarono intorno al Golfo di Policastro, accolti dai Longobardi, che vedevano con favore la presenza delle comunità religiose cui diedero vita e che vedevano come nucleo di aggregazione delle popolazioni locali, sparse sul territorio dopo secoli di incursioni barbariche.

  • Intorno ai "cenobi" dei monaci greco-bizantini si svilupparono veri e propri centri abitati; si assistette in quel periodo ad un incremento delle terre messe a coltura, al diffondersi di nuove tecniche di coltivazione e di artigianato, all'affermarsi di un nuovo modello di economia basata sull'agricoltura, la pastorizia, l'artigianato. Importanza particolare ebbero l'introduzione di tecniche della lavorazione della terracotta e l'introduzione della "pisciottana", una varietà di olive dalle dimensioni imponenti che permetteva sotto la sua ombra la crescita di erba sino a stagione inoltrata.

  • A quattro km da Camerota, su di una collina prospiciente il mare, sorse il monastero di S. Iconio che era situato in un grande fondo, detto "Difesa", donato ai monaci dai Normanni. Il sentiero che collegava paese e monastero attraversava piantagioni di olivi che oggi hanno assunto dimensioni da veri "patriarchi" del Parco. Partendo dal cenobio la strada scende verso il mare attraversando la pineta di S. Iconio, una pineta spontanea di pino d'Aleppo da cui monaci e contadini estraevano la resina per ricavarne incenso e pece.

  • Ripercorrere adesso il sentiero di S. Iconio significa fare un tuffo nel passato. Percorrere il sentiero significa però anche godere di panorami bellissimi; significa, per esempio, ammirare dall'alto l'Arco Naturale, lo Scoglio del Coniglio, la foce del Mingardo, la collina di Molpa sulla quale sono ancora visibili i ruderi del castello dell'antica colonia della Magna Grecia.

  • Il sentiero, dalla parte del mare, inizia nel punto dove la panoramica incrocia il Mingardo.

  • L'accesso attuale è molto ripido ed è stato sistemato con assi di legno e pali conficcati nel terreno. In un certo senso è obbligato perché è posto nelle immediate vicinanze della statale. Agli inizi sicuramente doveva trovarsi altrove ed essere di più facile accesso, almeno per quanto riguarda la pendenza.

  • Le operazioni di ripristino e manutenzione, tutte effettuate dai lavoratori LSU stabilizzati, consistono nel pulire il sentiero dagli arbusti che nel frattempo lo hanno invaso, nel delimitarlo mediante staccionate per riconoscerlo facilmente e impedire che qualcuno si perda, nel livellare il terreno erigendo piccoli terrazzamenti e muri a secco, sagomandolo opportunamente ai bordi per impedire l'erosione provocata dall'acqua di scorrimento. Nei punti di maggiore pendenza sono realizzati degli scalini utilizzando la pietra rinvenuta in loco. Ogni tanto è posta una rustica panchina per permettere al visitatore di riposare ed ammirare il panorama, talora adornandola con piccoli muri in pietra per impedire alla vegetazione spontanea di inglobarla facilmente.

  • Percorrere il sentiero di S. Iconio significa infine poter ammirare da vicino la macchia mediterranea: Pino d'Aleppo, Olivo, Lentisco, Mirto, Fillirea, Cisto di Montpellier, Ginepro fenicio, Terebinto, Asparago, Salsapariglia. Significa anche imbattersi in piante fiorite in una stagione insolita: Rosmarino, Ginestra, Arisarum vulgare, ecc.


Fotografie

 
La manutenzione di sentieri La manutenzione di sentieri La manutenzione di sentieri
La manutenzione di sentieri La manutenzione di sentieri La manutenzione di sentieri
La manutenzione di sentieri La manutenzione di sentieri La manutenzione di sentieri
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L'ex convento di S. Antonio di Laurino
Cosa sono i rifugi

Gestione di un rifugio
Gestione di un rifugio
Per rifugio si intende qualsiasi struttura adatta ad ospitare, in condizioni più o meno spartane, persone che vogliono visitare luoghi non facilmente accessibili (cime di montagna, interno di un bosco), o messi fuori del contesto frequentato dalla massa turistica (paesini dell'interno, strutture rurali).
La necessità dei rifugi spesso è determinata dalla mancanza di strutture ricettive tipiche, quali alberghi, ostelli, ecc. Spesso si pensa di utilizzare allo scopo vecchie costruzioni un tempo adibite per gli scopi più vari: casolari di campagna, stalle, conventi, magazzini, scuole in disuso, caserme forestali, edifici dell'ANAS e via dicendo. Mediante la ristrutturazione di vecchi manufatti si opera un risanamento di tipo ambientale recuperando non solo l'edificio, ma, con esso, gli eventi connessi a quell'edificio, l'identità storica e culturale di intere popolazioni.
Problemi legati alla gestione dei rifugi
Recuperi di difficile gestione

In molte parti si assiste ad un fenomeno che va considerato attentamente. Si spendono molte risorse finanziarie per ristrutturare degli edifici, compiendo senz'altro un'opera di recupero importante in diverse direzioni. Però poi non si riesce ad utilizzare tali strutture perché il costo di gestione è elevato. A questo si aggiunge una normativa in termini di sicurezza, di spazi e servizi necessari ad accogliere gli ospiti che le rendono di fatto inutilizzabili. L'unico beneficio che se ricava, in questi casi, è quello di far lavorare le persone che al recupero si dedicano: progettisti, imprese fornitrici di materiali, operai che lavorano, impresa che opera. Ciò che viene a mancare è invece la parte più importante: la capacità di creare reddito, l'unico elemento in grado di poter assicurare nel tempo la permanenza di quanto recuperato.
Conflitti di competenza
Spesso gli Enti parco dispongono di beni immobili in proprietà quali terreni e manufatti edilizi. Per poterli adoperare nella direzione voluta è necessario acquisire concessioni edilizie, destinazioni d'uso, permessi  da parte di autorità comunali con le quali talora gli enti parco entrano in conflitto. A volte si tratta semplicemente di autorizzazioni, nulla osta, eliminazione di vincoli da parte di guardie forestali, vigili urbani ecc. Non è raro il caso in cui gli enti parco si dimenticano di acquisire quanto occorre per mettersi in regola anche sotto gli aspetti formali con la conseguenza di mettere le imprese che operano di fronte a sorprese inaspettate e sgradite.
Operatività impossibile
I motivi sono vari: mancanza di arredi delle strutture recuperate, sicurezza carente, standard di ricezione inadeguati, destinazione d'uso in contrasto con l'utilizzo proposto, introiti del tutto insufficienti.
Considerazioni per una gestione dei rifugi a costi e ricavi
Per una gestione dei rifugi a costi e ricavi, poiché la voce di costo più importante nella gestione è quella relativa alla manodopera, occorre tener presente lamodalità di gestione distinguendo tra: 

  1. Rifugi gestibili mediante personale impegnato nella struttura

    • Rifugi dove è possibile prevedere la somministrazione dei pasti
      La dimensione di riferimento è quella che assicura l'accoglienza ad un numero di persone che possono occupare un pullman, cioè 50 persone. E' naturale considerare che strutture del genere non possono che essere di dimensioni notevoli. 

    • Rifugi dove è possibile solo la somministrazione della prima colazione
      La dimensione minima va sui 20-25 posti. Per poter gestire in maniera adeguata situazioni del genere è opportuno organizzarsi in modo da accogliere un numero più elevato di visitatori e pensare anche in questo caso al numero di 50. Occorre allora stabilire contatti e relazioni con realtà analoghe presenti in zona per soddisfare tutta la domanda. Le strutture di appoggio possono essere date anche da stanze di singole famiglie disposte ad offrire ospitalità, da tende montate nelle vicinanze in maniera da avere combinazioni rifugio-campeggio da utilizzare nelle stagioni favorevoli o in casi di esplicita richiesta. In casi del genere, si può pensare anche alla fornitura dei pasti. Altrimenti ci si limita alla fornitura della sola colazione. Per i pasti si può assicurare un luogo adibito a cucina o ci si può convenzionare con ristoranti posti nelle vicinanze.

  2. Rifugi gestibili mediante personale non impegnato nella struttura
    Si tratta di quei rifugi nei quali, anche utilizzando letti a castello, la capacità massima non supera le 10-15 unità. In questo caso, tutti i rifugi fanno riferimento ad un ufficio unico dove un addetto si occupa di prendere le prenotazioni, di registrare le permanenze, di prendere accordi sul periodo di permanenza, di fornire le chiavi della porta. Altri addetti si preoccupano di garantire il controllo, di badare alle forniture girando tra i vari rifugi gestiti e di provvedere alle manutenzioni. Ad integrazione di questo, gli stessi svolgono anche attività di guida. Al fine di poter trarre un reddito soddisfacente per gli addetti che li gestiscono, però, è necessario avere a disposizione un numero considerevole di rifugi.

Una seconda considerazione riguarda la stagionalità. Ci sono dei posti meravigliosi dove le persone si recano solo durante pochi mesi all'anno o nei fine settimana. In questi casi la gestione dei rifugi è da considerare unicamente come un lavoro parziale. Per assicurare il tempo pieno agli addetti è necessario abbinare i rifugi ad altro: artigianato, lavori agricoli, manutenzione del bosco, preparazione di corsi di varia natura, ecc.
Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano
Utilizzo dei rifugi nell'ambito del progetto di stabilizzazione occupazionale di 110 lavoratori socialmente utili
Soggetti interessati

I soggetti principali sono l'Ente Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, parte dei Lavoratori Socialmente Utili in suo carico, la cooperativa CPS che è associata al consorzio CICLAT. Il primo mette a disposizione la struttura (alcune celle del Convento di S. Antonio per circa 25 posti) e i fondi; i secondi la disponibilità al lavoro (sono stati scelti in base alle caratteristiche del loro curriculum), CICLAT e CPS l'organizzazione e la capacità imprenditoriale.
Cosa è previsto nel progetto
L'utilizzo del rifugio fa parte di un progetto più complessivo che prevede la stabilizzazione di 110 LSU. In tale progetto è prevista, assieme ad una serie di attività varie, la messa in rette di alcuni rifugi al fine di evitare di gestire piccole realtà scollegate tra loro e di fatto non gestibili a costi e ricavi.
Illustrazione della struttura e logica di utilizzo

  • Il convento di S. Antonio si trova nel Comune di Laurino. A fianco del convento c'è una chiesa, sino a poco tempo fa di proprietà di privati, ora acquistata dal comune e in fase di ristrutturazione.

  • Il convento, a pianta quadrangolare, è dato da un pianterreno e un primo piano. Il pianterreno ha i quattro lati disposti attorno ad un chiostro. Di essi, tre lati ospitano dei locali, mentre il quarto, un porticato, costituisce un fianco della chiesa. Nei locali c'è un ufficio turistico gestito dal comune di Laurino, un ampio spazio utilizzato come sala conferenze e che si presta benissimo come refettorio; ci sono poi altri spazi minori destinati ad usi diversi; il porticato, oltre che a servire da ingresso al convento, costituisce la via di accesso all'orto ad esso annesso. Al primo piano, tutta la parte che si affaccia dai quattro lati sul chiostro è riservata all'allestimento di un antiquarium. La parte invece che si affaccia all'esterno dell'edificio è data, da un primo lato, da un nucleo di 5 celle occupate un tempo dai monaci, da un secondo lato dai locali a disposizione del comune, da quello a disposizione della sovrintendenza e dai bagni, dal terzo lato da altri bagni e da un una camerata con letti a castello. Il quarto lato, l'ultimo, dà sul fianco della chiesa, è privo di finestre e di camere. Qui c'è solo la parte che si affaccia sul chiostro.

  • La struttura, in grado di accogliere 25 ospiti, è pronta per essere avviata e in parte lo è già stata. Mancano ancora alcuni arredi, i contatti con centri di ristoro e con le realtà che possano garantire un totale di circa 50 posti letto. In genere si tratta di scolaresche, ma anche di escursionisti.

Fotografie

Gestione di un rifugio Gestione di un rifugio Gestione di un rifugio
Gestione di un rifugio Gestione di un rifugio Gestione di un rifugio
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Gestione di un rifugio Gestione di un rifugio Gestione di un rifugio

 

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Ingegneria naturalistica
Ingegneria naturalistica
E' una branca dell'ingegneria, applicata agli inizi in modo particolare nelle zone alpine, basata su tecniche che utilizzanopiante vive da sole o abbinate a materiali inerti (pietre, legno morto, terra, reti metalliche, ecc.), per:

  • il controllo del dissesto idrogeologico: stabilizzazione e consolidamento di pendii franosi, interventi antierosivi nei riguardi dello scorrimento delle acque;

  • interventi nel rispetto dell'ambiente in senso lato: ecologico non solo perché tende al recupero di aree degradate, a creare ecosistemi complessi e quindi più stabili, ma anche perché crea passaggi per gli animali ed è quindi attenta a tutto l'ecosistema, animali compresi; interviene nel consolidamento di dune e coste, nella rinaturazione di corsi d'acqua e zone umide, nella creazione di barriere filtro e antirumore, ecc.;estetico-paesaggistico: mitiga gli interventi operati da ferrovie e strade (scarpate in rilevato e trincea); interviene su cave, discariche, depuratori, sistemazioni forestali ed agrarie;

  • risparmio economico ed energetico. La filosofia di base è l'utilizzo di ciò che si trova in zona che diventa così economico perché presente in abbondanza; a basso consumo energetico perché il materiale non deve essere prodotto e trasportato dall'esterno. 

Le prime applicazioni di queste tecniche si fanno risalire a tempi molto lontani. La loro riscoperta avvenne soprattutto in Austria e Svizzera nel dopoguerra, quando, in seguito alle devastazioni del conflitto, si dovette in un certo senso fare di necessità virtù. Per cui, per affrontare i problemi, si ricorse a ciò che si trovava in loco, scoprendo alla fine che l'efficacia di tali interventi risultava spesso essere superiore agli interventi di ingegneria classica, detti "in grigio".


L'ingegneria naturalistica in Italia
L'ingegneria naturalistica non è molto diffusa in Italia. Anche se le sue prime applicazioni si fanno risalire addirittura alla Repubblica di Venezia, di recente i primi lavori sono stati realizzati nel Nord-Est (Trentino, Alto-Adige, Veneto) e più tardi in Piemonte, Lombardia e Friuli. Gradatamente, ma per lo più a livello di esperienze iniziali, eccetto quanto realizzato proprio sul Vesuvio, si sta diffondendo verso il Sud. Uno dei principali problemi che si riscontrano qui, è quello legato all'attecchimento delle specie vegetali che sono utilizzate per rinverdire le pareti. Al Nord la pianta più utilizzata è il salice, che radica molto facilmente in qualsiasi condizioni venga utilizzata purché ci sia umidità sufficiente. Al Sud invece, oltre alla possibilità di inquinamento con specie non autoctone (problema sentito in modo particolare nelle aree protette), è proprio la qualità dell'estate, una stagione molto secca, il fattore che impedisce l'utilizzazione di talee di salice e di altre specie. Buoni risultati si hanno impiegando non talee, ma piante radicate con il pane di terra che assicura l'attecchimento in percentuali molto maggiori. L'utilizzo di specie autoctone, di piante radicate e di irrigazioni di soccorso durante le prime fasi dell'impianto e durante l'estate, sembra che abbiano risolto buona parte dei problemi. L'impiego di alcuni di questi accorgimenti aumenta di molto il costo dell'impianto, il che contraddice un po' la filosofia stessa dell'ingegneria naturalistica. Va sottolineato, inoltre, il problema del rinvenimento sul mercato delle piante. Infatti, i vivai di piante autoctone, sia pubblici che privati, sono scarsi. Dalle esperienze realizzate sul Vesuvio, si può affermare che le specie che trovano un utile impiego sono le seguenti: Acer campestre, Arbustus unedo, Celtis australis, Cercis siliquastrum, Cytisus scoparius, Corylus avellana, Crataegus monogyna, Euonymus europaeus, Fraxinus ornus, Ligustrum vulgare, Populus alba, Quercus ilex, Rosa canina, Salix caprea, Salix viminalis, Sorbus domestica, Spartium junceum, Tamarix gallica, Viburnus tinus, Vitex agnocastus, ecc.
L'ingegneria naturalistica nel Parco Nazionale del Vesuvio
I lavoratori stabilizzati del Parco Nazionale del Vesuvio svolgono diversi lavori. Il campo tuttavia dove si sono specializzati è quello dell'ingegneria naturalistica. Le opere realizzate si trovano in gran parte attorno al Vesuvio, ma non mancano lavori al di fuori del Parco e al di fuori della commessa garantita dall'Ente Parco. Il grado di specializzazione raggiunto è testimoniato non solo da quanto fatto, ma anche dalla messa a punto di particolari tipologie di opera, rese possibili durante le esperienze realizzate con i lavoratori, e che vanno sotto il nome di palificata viva "Vesuvio" e grata viva "Vesuvio".
Parco Nazionale del Vesuvio
Progetto di stabilizzazione degli ex-LSU in carico all'Ente Parco
Soggetti interessati

I soggetti principali sono L'Ente Parco Nazionale del Vesuvio, gli ex Lavoratori Socialmente Utili in suo carico e riuniti nella cooperativa Vesuvio. Il primo mette a disposizione i fondi; i secondi la disponibilità al lavoro, l'organizzazione e la capacità imprenditoriale.


Attività svolte dalla cooperativa Vesuvio
Le attività lavorative sono di vario genere. Quelle che qui si vogliono però sottolineare, sono quelle relative alla ingegneria naturalistica, alla quale si dedica un gruppo di una trentina di lavoratori, 1/3 del totale. Le opere realizzate sono di vario genere. Se ne elencano alcune:

  • sistemazione delle vie di scorrimento dell'acqua piovana, vie che molto spesso costituiscono anche i sentieri, mediante: catene di fondo in pietra lavica, rompitratte in legno, fosse di assorbimento, deviazione del flusso principale in alvei naturali;

  • muri a secco;

  • ristrutturazione di briglie in muratura a salti, realizzate in epoca borbonica;

  • palificate vive di sostegno ad una e a doppia parete;

  • grate vive;

  • briglie in legname e pietrame;

  • sistemazione di vecchi percorsi e della rete sentieristica.

Palificata viva a doppia parete Vesuvio secondo Menegazzi
Terminologia

  • Palificata: opera costruita in pali di castagno scortecciati;
  • viva: gli interstizi tra i pali sono occupati da piante vive (talee e piante radicate) le cui radici tratterranno il terreno;
  • doppia parete: una parete esterna e visibile a lavoro finito, una parete interna incorporata nel terreno;
  • Vesuvio: messa a punto sul vulcano Vesuvio;
  • Menegazzi: l'ingegnere, dipendente dell'Ente Parco Nazionale del Vesuvio, che l'ha messa a punto.

Impiego
E' utilizzata per il consolidamento di scarpate in stato di erosione e per la sistemazione della parete a monte e a valle di sentieri realizzati a mezzacosta. Questo tipo di opera resiste bene a piccoli assestamenti di terreno. Per più semplici funzioni di stabilizzazione, si utilizza la palificata viva ad una parete.
Fasi della costruzione di una palificata viva a doppia parete secondo Menegazzi per il consolidamento di una parete alla base della quale vi è uno stradello.

  • La prima operazione consiste nel preparare la base a livello o sotto il piano di campagna dandole una contropendenza del 10-15%.

  • Preparata la base, viene sistemata, in senso parallelo allo stradello, una linea di pali di 12-16 cm di diametro, pali che costituiranno il primo strato della parete esterna; dietro di questi inizia la base della parete interna.

  • Trasversalmente alle due pareti della palificata, rispettando la contropendenza iniziale del 10-15 %, nella parete del terreno non smosso, mediante l'ausilio di un maglio, sono conficcati dei pali, con funzione di ancoraggio, sino a che il terreno lo permette.

  • Pali di ancoraggio, del diametro di 12-14 cm e della lunghezza di 2 m, sono conficcati anche nella base del terreno, all'altezza della prima fila di pali della parete interna della palificata.

  • Sistemata la prima fila, inizia la seconda fila che, nella parete esterna, è rientrante di quel tanto che permetta alle piante vive di fuoriuscire dagli interstizi. La pendenza della parete esterna arriverà, in tal modo, al 30-50%.

  • La costruzione prosegue per un'altezza totale non superiore a m 1.5 che richiede, di solito, la sistemazione di 6-7 file di pali. I pali trasversali alle pareti sono sempre conficcati nel terreno con il maglio. A metà costruzione e all'ultima fila, sono conficcati nella base del terreno altri pali di ancoraggio.

  • Tutti i pali sono fissati tra loro mediante dei chiodi in acciaio o tondino di 16 mm. Questi sono conficcati nei pali dopo aver praticato in essi un buco con il trapano. Per favorire la penetrazione dei chiodi nel legno, si usano sostanze oleose come lubrificante.

  • Per riempire gli spazi vuoti si utilizza il terreno smosso.

  • Si sistemano quindi le talee o piante radicate e su di esse si dispone altra terra. Le piante o talee devono fuoriuscire dalla costruzione per una lunghezza di  circa 20 cm e devono arrivare sino al terreno non smosso, nel quale devono ancorarsi con le radici. Per ogni mq di palificata si usano 5-6 piante arbustive.

  • Quando tutta la costruzione è terminata, si compatta il terreno e si provvede alla prima irrigazione per favorire l'attecchimento delle piante.

  • Irrigazioni di soccorso sono praticate durante l'estate sino a che la pianta sviluppa un suo apparato radicale che le permetta di affrancarsi dall'apporto di acqua esterna.

Fotografie
 Ingegneria naturalistica  Ingegneria naturalistica  Ingegneria naturalistica
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Montaggio di un pannello termico - Il problema energetico

Montaggio di un pannello termico
Montaggio di un pannello termico
Le principali fonti di energia utilizzate dall'uomo sono il petrolio, il carbon fossile, il metano, tutte fonti di energia che immettono nell'atmosfera anidride carbonica che determina l'effetto serra, ossia il riscaldamento del pianeta con conseguenze negative per la gran parte degli ecosistemi e per l'equilibrio attuale. Si ritiene che le fonti di energia citate siano il risultato dell'accumulo dell'anidride carbonica presente originariamente nell'atmosfera e di energia solare avvenuto nel corso di milioni di anni ad opera delle piante.
Altra fonte importante di energia è quella derivata dagli atomi. L'energia atomica però suscita allarmi e soprattutto produce scorie che non si sa come smaltire. Nei parchi, guidati dai principi della compatibilità e sostenibilità ambientale, sono i benvenuti tutti quei sistemi che producono energia pulita e rinnovabile.
L'utilizzo dei prodotti del bosco, cioè del legno, si traduce certamente nella immissione nell'atmosfera di anidride carbonica, ma questa è nuovamente catturata dalle foglie delle piante per la costruzione degli scheletri carboniosi organici. Il risultato della cattura e del rilascio si traduce in un sostanziale equilibrio del bilancio dell'anidride carbonica. Per cui, l'utilizzo del legno, purché ottenuto senza intaccare la capacità di rinnovo del bosco, è senz'altro da considerare come un'attività che fornisce energia rinnovabile, che proviene dal sole, e determina un equilibrio nel bilancio del carbonio. Questo al contrario dell'utilizzo delle fonti di energia fossili per le quali i flussi di anidride carbonica avvengono in un'unica direzione, cioè verso l'atmosfera.
Le fonti di energia rinnovabili
Fonti rinnovabili di energia sono il sole, il vento, le maree, le sorgenti di acqua calda e tutti i fenomeni che hanno a che fare con gli strati profondi della terra (geotermia) che, notoriamente, sono sempre più caldi man mano che ci avviciniamo verso il centro del pianeta. Del bosco come fonte rinnovabile di energia si è già parlato. Sono però da citare anche le biomasse, intendendo con questo termine i residui delle lavorazioni del bosco (la frasca o ramaglia data dai rami terminali e di piccole dimensioni delle piante, dagli scarti delle lavorazioni del legno - corteccia, parti spaccate, nodi - e, in generale, da legno vergine, cioè mai utilizzato per altri scopi), i residui delle potature dei fruttiferi, ma anche apposite specie ad elevati accrescimenti e destinate ad essere tagliate dopo pochi anni e che possono occupare terreni abbandonati e fuori del ciclo economico usuale perché non remunerativi.
Utilizzo dell'energia solare
L'energia solare, almeno considerando le tecnologie più diffuse sinora, è utilizzata essenzialmente in due direzioni: produzione di acqua calda mediante pannelli solari termici e produzione di energia elettrica mediante pannelli solari fotovoltaici. Con la sottoscrizione  del protocollo di Kioto, l'Italia si è impegnata a ridurre l'immissione di anidride carbonica nell'atmosfera. La produzione di energia termica ed elettrica attraverso i pannelli solari va esattamente in questa direzione, anche se c'è un ritardo nel rispetto dei tempi.
Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. Progetto parco solare
Soggetti interessati

I soggetti principali sono L'Ente Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, parte degli ex Lavoratori Socialmente Utili in suo carico e riuniti nella cooperativa Parco Solare, il consorzio DROM e la sua associata ABN. Il primo mette a disposizione la sensibilità all'argomento e i fondi; i secondi la disponibilità al lavoro (hanno scelto loro, fra tanti, di essere stabilizzati sul progetto), DROM e ABN l'organizzazione e la capacità imprenditoriale.
Cosa è previsto nel progetto
Installazione di pannelli solari termici per il riscaldamento di acqua sanitaria, di acqua cioè da utilizzare per i normali usi domestici: docce, lavaggio piatti, indumenti, ecc. I pannelli solari sono da installare su edifici pubblici ubicati nell'area del Parco (scuole, uffici pubblici, impianti sportivi, caserme, abitazioni di militari, ecc.).
Attività svolte dalla cooperativa 'Parco Solare'

  1. Installazione di pannelli solari termici in edifici pubblici compresi nella convenzione stabilita tra cooperativa di lavoratori (rappresentata dal consorzio di riferimento) ed Ente Parco.

  2. Installazione di pannelli solari termici in edifici privati con contratti extra-convenzione reperiti sul mercato.

  3. Installazione di pannelli solari fotovoltaici per la produzione di energia elettrica. Tali installazioni riguardano impianti in edifici sia pubblici che privati, entrambi reperiti sul mercato.

  4. Costruzione in proprio dei tralicci che servono da supporto ai pannelli a partire da materiali grezzi. Questo tipo di attività ha consentito alla cooperativa di abbassare i costi dell'impianto. Infatti, agli inizi si comprava tutto il kit necessario per installare i pannelli. Dopo aver acquisito la prativa del montaggio si è pensato alla costruzione in proprio di alcune parti. La prima, la più semplice, è stata quella della progettazione e costruzione dei tralicci. Sempre nell'ottica di diminuire i costi, col tempo ad essa seguiranno altre parti.

Altre attività in programma

  • Risparmio energetico

  • Utilizzo delle biomasse per la produzione di energia elettrica

Fasi della installazione di un pannello solare termico

  • Gli elementi che costituiscono un pannello solare termico sono il traliccio, il pannello vero e proprio che cattura i raggi del sole, il boiler, il sistema di tubi per il passaggio dell'acqua e la centralina di controllo. 

  • Agli inizi la cooperativa comprava tutti i componenti necessari e si limitava a fare il loro assemblaggio. Successivamente ha cominciato a produrre parte dei componenti da sé. La prima cosa a cui ha pensato sono i tralicci da utilizzare come supporto per i pannelli. Per la loro costruzione si utilizzano, come materiale di partenza, barre sagomate in ferro della lunghezza di 6 metri.

  • Le barre sono ridotte alla lunghezza voluta per mezzo di una sega che permette un taglio con l'angolo più opportuno.

  • La seconda macchina che è utilizzata è un trapano a colonna che permette di fare i buchi necessari per il montaggio.

  • I pezzi sono successivamente assemblati per la costruzione dei tralicci mediante appositi bulloni che, ovviamente sono acquistati in grande quantità e conservati in un apposito reparto, una parte del magazzino utilizzato per i materiali minuti.

  • Nel resto del magazzino, che in totale è di circa 500 metri quadrati, sono conservati tutti gli altri materiali occorrenti. 

  • Il traliccio è quindi portato sul posto di installazione e qui è fissato saldamente specialmente nei confronti del vento.

  • Sul traliccio è fissata la componente attiva che cattura i raggi del sole ed è costituita da pezzi di rame. L'eccitamento termico, attraverso un'opportuna tubazione e scambi di calore, è trasmesso all'acqua che si scalda ed è conservata nel boiler; di qui va a finire ai rubinetti per essere utilizzata.

  • Il lavoro che deve essere realizzato è soprattutto il montaggio del pannello e del sistema di tubi che portano l'acqua fredda al boiler per essere riscaldata e da qui ai rubinetti. C'è una valvola per il controllo della pressione e una centralina per regolare il tutto.


Fotografie

 I pannelli termici  I pannelli termici  I pannelli termici
 I pannelli termici  I pannelli termici  I pannelli termici
 I pannelli termici  I pannelli termici  I pannelli termici
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Sentiero per i diversamente abili

1.500 metri tra le amenità di un bosco
Handicap, disabilità, diversa abilità

Sentiero per diversamente abili
Sentiero per diversamente abili
La discussione attorno al problema dell'handicap è accesa e viva. La dizione 'handicappato' o 'portatore di handicap' spesso è connotata da una accezione se non proprio spregiativa, almeno di riconoscimento di una forte riduzione, in termini fisici, mentali o psicologici, rispetto ad una dotazione ritenuta normale, media, e quindi di riferimento generale. Tale terminologia è da molti rigettata in quanto implica l'accettazione di uno svantaggio che spesso non è dettato dalla condizione del soggetto, ma dalla organizzazione dei servizi nell'ambito della società. E' significativo che, nel 2003, anno dedicato ai disabili, 191 paesi di tutto il mondo abbiano deciso di abolire, nella terminologia ufficiale, il termine handicap, che in inglese vuol dire ostacolo, proprio per sottolineare il fatto che gli ostacoli molto spesso derivano dal modo in cui è organizzata la società e non dalla condizione fisica.
A sua volta, il termine 'disabile', pur se privo di connotazione spregiativa, implica il riconoscimento di una mancanza di abilità rispetto a standard concepiti per un numero di persone, anche se grande, pur sempre limitato e che esclude fasce più o meno ampie di cittadini. Per l'abolizione di questo termine tuttavia, almeno sinora, pare che non si sia mobilitato nessuno.
Certo è che, dietro il conio di una determinata terminologia, c'è sempre una ideologia, cioè una idea delle norme che, nel caso in esame, è concepita in riferimento a strati di popolazione che, per quanto possano essere grandi, sono sempre ridotti e condannano una percentuale più o meno grande di cittadini ad una condizione di emarginazione dettata semplicemente dal modo di concepire la città, i luoghi comuni e quindi l'organizzazione di essi. La terminologia più 'politicamente corretta', negli ultimi tempi, pare essere 'diversa abilità', 'diversamente abili', intendendo con queste locuzioni un modo di rapportarsi con la realtà che non comporta l'esclusione da essa. Il tutto è ricondotto al problema della eliminazione delle esclusioni, dettate da fatti e ostacoli fisici, adattando a tale modo di pensare progettazione e standard generali di riferimento. Per i luoghi fisici, la questione è riassunta nelle espressioni 'abbattimento delle barriere architettoniche', 'edificazione di strutture accessibili', 'organizzazione di spazi inclusivi'.
E' evidente però che il problema non è la terminologia, ma il modo di rapportarsi. Il prof. Vescovo, dell'Università della Sapienza di Roma, racconta una storiella. Ad uno che, rivolgendosi ad un disabile, gli chiedeva come avrebbe dovuto chiamarlo - disabile, handicappato, svantaggiato o che altro -, l'interpellato rispose: 'Chiamami semplicemente Luigi'.
Il Parco come luogo di integrazione
Il parco non è solo il luogo dove i processi economici e sociali sono guidati alla luce della compatibilità e della sostenibilità ambientale. E' anche il luogo ideale dove può realizzarsi l'integrazione dei diversamente abili cioè di quei soggetti che devono convivere, per i casi della vita, con abilità differenti da quelle dei cosiddetti "normali". Il parco dunque è il luogo dove si deve avere la possibilità di poter usufruire della maggior parte dei servizi concepiti e realizzati con standard tendenzialmente fruibili da tutti.
Parco Nazionale della Maiella. Percorso naturalistico accessibile, lungo quasi 1500 metri
Soggetti interessati

I soggetti principali sono L'Ente Parco Nazionale della Maiella, parte degli ex Lavoratori Socialmente Utili in suo carico e riuniti nella cooperativa 'Maiella Vita', il consorzio C.I.C.L.A.T. Il primo mette a disposizione la sensibilità all'argomento e i fondi; i secondi la disponibilità al lavoro (hanno scelto loro di costituire una cooperativa e di non essere assunti), C.I.C.L.A.T. il tutoraggio dell'attività e le fideiussioni bancarie.
Cosa è previsto nel progetto
Il progetto, parte di una commessa affidata direttamente ai lavoratori tramite il consorzio C.I.C.L.A.T., prevede la realizzazione di un percorso della lunghezza di circa 1.500 metri e della larghezza di metri 1,60. Il percorso è progettato in maniera da rendere agevole l'accesso anche ai diversamente abili che potranno fare passeggiate senza l'ausilio di terzi, se impediti nel movimento e in carrozzella, oppure seguire il percorso segnato da un apposito corrimano se si tratta di persone che non vedono. Il percorso è situato nel comune di Gamberale (CH), inizia nelle vicinanze di un laghetto, si addentra nel folto di un bosco di faggi, attraversa un ruscello, fiancheggia un'area faunistica recintata di circa 10 ettari dove vivono dei cervi e infine ritorna al punto di partenza.
Percorso in montagna, in fase di realizzazione, per i diversamente abili

  • La società e i servizi che essa offre sono concepiti generalmente per persone "normodotate". Gli sforzi per includere gruppi più vasti sono continui ma spesso insufficienti. Le linee guida di una qualsiasi progettazione devono essere basate su principi che tendono a includere e non a escludere. Qui, nel Comune di Gamberale, ci troviamo di fronte ad una decisione di estendere la fruizione di un posto bellissimo ad un numero maggiore di persone. L'intervento è effettuato in un sistema di sentieri pre-esistenti, ma concepiti solo per i cosiddetti "normali".

  • Il sentiero inizia nelle vicinanze di un'area di sosta attrezzata con panchine e barbecue, è lungo attorno ai 1.500 metri e si snoda in un bosco di faggi. A poca distanza dall'area di sosta vi è una chiesetta.

  • Per quanto è possibile, i tratti del percorso sono stati studiati con una pendenza poco elevata al fine di consentire l'autonomia di movimento a chi è costretto in una cazzozzella.

  • La vista dell'acqua, e in particolare di un laghetto, è uno degli elementi più caratterizzanti del sentiero. Il fatto che sia posto agli inizi del percorso e che determina un forte impatto visivo che invita a guardarlo con calma, non induce il visitatore ad ignorare gli altri fattori di attrazione i quali non sono meno attraenti.

  • Infatti, più avanti si incontra il ruscello che dà origine al laghetto, ricavato mediante uno sbarramento dello stesso. Il bosco di faggi in cui il sentiero è immerso non fa che aumentare il senso di quiete che vi si respira.

  • La larghezza definitiva del sentiero, anche se appare molto più ampia, alla fine sarà di 1,6 metri. Uno dei lati avrà un sistema per permettere a chi non vede di orientarsi adeguatamente.

  • Ogni tanto, per evitare impantanamenti quando piove, sono stati posizionati, nei punti critici, alcuni tubi di drenaggio.

  • Verso la fine del sentiero, adiacente ad esso, c'è un'area faunistica di circa 10 ettari dove è stata introdotta, per ora, una coppia di cervi per ripopolare la zona. Altri animali saranno introdotti successivamente. L'area faunistica è precedente al sentiero.


Fotografie

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