Gaetano Salvemini
1963 - Gaetano Salvemini - La ragioni dell'intransigenza
Nino Valeri, Gaetano Salvemini, in L'Astrolabio, pagg. 36-37, n. 8, 10 luglio 1963
[...] Avendo dedicato la mia attività politica al problema del Mezzogiorno, mi sono trovato senza base nel Mezzogiorno, che è troppo ignorante, inerte, troppo pezzente intellettuale e morale per vedere i suoi diritti e per sostenere chi sostiene i suoi diritti. In provincia dì Bari non più di una mezza dozzina di persone ha capito, dopo venti anni di propaganda, le mie idee. I contadini hanno intuito confusamente che ero con loro, ma non erano in grado di creare un movimento organico, povera gente! Avevano bisogno di una classe dirigente che li inquadrasse; ma non l'hanno trovata. Nel decennio 1904-1914 io non riescii i a raccogliere intorno a me nessun gruppo abbastanza numeroso di piccoli borghesi: questi sentivano che ero loro avversario. Vennero con me appena cinque o sei giovani generosi ma non pratici, gli altri - pochi del resto - non valevano niente, e non capivano niente. Il più forte nucleo di miei seguaci piccolo-borghesi, quelli di Molfetta, non aveva che una preoccupazione: farsi aiutare da me, sventolarmi come bandiera per uccellar voti nella conquista del Comune. Dopo la guerra, sembrò che i combattenti venissero con me; ma questa era una tale razza di mascalzoni, che sudo freddo a pensare di essermi unito con loro! Ed ora sono andati a finire al fascismo: anche qui la massa dei contadini è buona, i condottieri sono piccolo-borghesi meridionali, quali li ho descritti io per la prima volta meritandomi i loro odii. [...]
| Data creazione | Mercoledì, 15 Luglio 2020 |
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| Categoria | Gaetano Salvemini |
| Dimensione | 104.68Kb |
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