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| Missiva inviata nel 2003 da Antonello Soccio, attualmente Segretario Provinciale del Partito della Rifondazione Comunista ed allora Segretario della locale sezione del partito. |
Riceviamo e volentieri pubblichiamo
Cosa si sta facendo per la cultura, lo sport e il tempo libero a S. Marco in Lamis?
La domanda è d'obbligo, visto che siamo nel periodo delle vacanze estive e, in genere, si sono sempre organizzate manifestazioni degne della nostra cittadina. La risposta è assolutamente negativa e questo, se ancora ce ne fosse bisogno, la dice lunga sull'inettitudine dell'attuale amministrazione comunale. Ricordiamo che quest'estate non è stata finanziata la manifestazione dell'associazione culturale Mo' l'estate, che ormai da qualche anno faceva arrivare a S. Marco gruppi musicali di livello nazionale e costituiva un vero fiore all'occhiello per il nostro paese, tanto da essere recensita sulle pagine dei grandi quotidiani. Il sindaco ha negato ogni contributo con la scusa che non ci sono soldi (che si trovano, poi, quando si vota l'oscena indennità per i consiglieri comunali di 400 euro al mese), perdendo in questo modo l'occasione per proporre ai nostri concittadini uno spettacolo veramente interessante che ci metteva, una volta tanto, positivamente al centro dell'attenzione dei mass-media. Pensiamo, poi, al cinema comunale F. De Robertis (grande regista nato a San Marco in Lamis ndr), punto di ritrovo per giovani e meno giovani, chiuso da tempo e ormai completamente divorato dai topi.
Lo sport, d'altro canto, non è mai caduto in basso come in questi ultimi tempi; il culmine si è avuto con la radiazione della Virtus Sammarco (la squadra di calcio), che ha tolto ai sammarchesi anche l'ultima grande passione, quella per il calcio locale.
Eventi culturali di grande portata non ne abbiamo visto, se si eccettua la presentazione di qualche libro. Non c'è un progetto organico del fenomeno cultura e pensiamo che diffìcilmente ci sarà, visto e considerato che la giunta Tenace tira soltanto a campare finché possibile, figuriamoci se può occuparsi di simili quisquilie! Eppure cultura, sport e tempo libero dovrebbero essere essenziali punti di riferimento nella vita della nostra comunità, soprattutto se si considera il contesto economico depresso del nostro paese, segnato da tanti problemi, a cominciare dalla disoccupazione per finire al crescente degrado sociale. La cultura è sinonimo di civiltà di una società e, insieme alle attività sportive e ricreative, riesce a far diminuire le devianze e l'emarginazione sociale, sempre in agguato soprattutto nel mondo giovanile. Speriamo che, con un slancio veramente impensabile per come stanno andando le cose, la giunta comunale possa mettere in atto le misure necessario per dare nuova linfa al settore culturale, destinando ad esso fondi consistenti, piuttosto che pensare ad opere inutili come la cosiddetta piazza Portoghesi, indesiderata dalla stragrande maggioranza della popolazione.
Antonello Soccio
Segretario cittadino del Partito della Rifondazione Comunista
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Pezzo del 2004. La Mail è stata inviata da un cittadino anonimo. Ho omesso il nome dell'Assessore del tempo
Il webmaster.
Con molto piacere abbiamo appreso della iniziativa del vulcanico-trasparente Assessore alla Trasparenza del nostro comune, (omissis).
I visitatori di questo web hanno potuto leggere spesso i nostri articoli, non teneri, verso il nostro concittadino-assessore.
Invitiamo i nostri visitatori ad impegnarsi nella battaglia dell'Adsl a San Marco in Lamis, Rignano Garganico e San Nicandro (abbondiamo! Sono tutti figli di Sammarchesi...). Senza linee di comunicazioni adeguate, non ha alcun senso parlare di progetti di sviluppo.
Al caro (omissis) diciamo una volta tanto: bravo! Vai avanti! Noi ti staremo alle calcagna, per evitare che questo appello ai 'liberisti del tubo' della Telecom Italia abbia lo stesso effetto della battaglia per le 'macère' o per il marchio Doc alle inesistenti castagne di San Marco in Lamis (do you 'now, (omissis)?. Andreottianamente, abbiamo talvolta il dubbio che queste trasparenti iniziative siano réclame di un giovinotto ambizioso, mancandovi (nelle proposte) un qualsiasi supporto politico-amministrativo. Consideriamo anche che il Consiglio Comunale della nostra Città è di fatto esautorato, essendo incapace anche di votare un solenne ordine del giorno a favore della istallazione dell'Adsl a San Marco in Lamis. Per questi motivi salutiamo con favore l'iniziativa dell'Assessore alla Trasparenza ed ai Rapporti con i Cittadini. È meglio di niente.
Invito i nostri navigatori ad inviare una e-mail al nostro Assessore (omissis), invitandolo ad andare avanti nella battaglia per l'Adsl nelle nostre tre comunità.
Nel nostro Forum è stata pubblicata una lettera aperta al (omissis). È bellissima e piena di passione civile e di amore per la nostra città. La lettera è firmata e noi la pubblichiamo integralmente e senza alcun commento. Vi prego di dire la vostra opinione sul Forum. Se inviate e-mail all'Assessore (omissis), provate ad inviarne copia a questo web, che provvederà a darne publlicità.
MAIL
Egregio Assessore,
Mi scuso se con questa lettera La disturbo sottraendo del tempo prezioso ai Suoi notevoli impegni e alla Sua grande mole di lavoro, ma le vergognose vicende socio-economiche e politico-amministrative di questi ultimi anni hanno scosso la mia sensibilità, e penso di tanti altri cittadini sammarchesi come me, al punto da volgere un grido di protesta verso chi, come Lei, copre una carica istituzionale di notevole rilevanza ed ha perciò una indubbia responsabilità su ciò che sta accadendo e, cosa ancor più importante, su ciò che non sta accadendo a S. Marco in Lamis.
Con la presente vorrei perciò esporLe quelle che sono le mie preoccupazioni sulla 'triste' realtà sammarchese nonché porgerLe alcune domande su questioni che riguardano l'Amministrazione Comunale, il Programma Amministrativo e del 'modus operandi'.
Oggi l’Amministrazione comunale, come lei certamente condividerà, si sta avviando verso una fase politica importante dato che tra non molto, in virtù delle prossime elezioni amministrative, dovrà tirare le somme sull’attività svolta ed dovrà dare atto ai cittadini sammarchesi circa gli impegni assunti in campagna elettorale nonché dei risultati raggiunti.
Anche se ho fatto fatica a reperire il programma amministrativo, contrariamente a quanto previsto sulla 'trasparenza', mi sono accorto che tra gli impegni di questa Amministrazione manca quello di ridare 'cuore e vitalità' ad una città che pare sia naufragata in un completo oblio.
Dico ciò perché in questi ultimi tempi ho potuto constatare tra i sammarchesi un crescendo malcontento ed un aumento della sfiducia nei confronti di questa Amministrazione. Mi sono allora chiesto: Perché? Cosa c’è che non va? Domande che mi sono posto io, ma che in realtà avrebbe dovuto porsi l’attuale Amministrazione. Le risposte le ho cercate e trovate tra la gente; sono risultate molteplici e abbracciano quasi tutti i settori della Pubblica Amministrazione e quasi tutte accomunate da un filo conduttore: 'la carenza di idee'; inteso sia come 'incapacità di promuovere' che 'incapacità di dare risposte'.
Una cosa che emerge subito, signor assessore, è che i cittadini sentono l’“esigenza” di essere informati sull’attività amministrativa del Comune perché la fiducia da loro espressa nelle elezioni del 2001 devono trovare riscontro nel piano di attuazione del Programma Amministrativo.
Nel Programma Amministrativo - al paragrafo 'Partecipazione e diritti dei cittadini' - si legge: 'La legge 241 sulla trasparenza deve essere completamente applicata … nella vita amministrativa un ruolo e uno spazio importante saranno riservati al settore INFORMAZIONI (ufficio stampa, tv locali, giornali, etc..) per garantire ai cittadini un diritto che li veda protagonisti su quanto l’Amministrazione Comunale realizza e concretizza'. Egregio signor assessore, una buona amministrazione dovrebbe fornire 'annualmente' i dati sull’attività amministrativa: dati sull’occupazione; dati sul bilancio; dati sulle opere pubbliche; dati sui progetti; … la gente vuole sapere!!!! La 'trasparenza' non è un concetto propagandistico. Io, e penso tutti i cittadini sammarchesi, di tutto ciò abbiamo visto poco o niente. C’è stato, e c’è tutt’oggi, un 'timido' tentativo da parte Sua di avviare un 'dialogo' tra PA e cittadino attraverso l’emittente locale, ma senza risultati apprezzabili. Così pure si sta cercando di utilizzare il sito del Comune per la divulgazione delle informazioni. Ben venga il sito internet! E per chi non ha internet?
Tra i vari servizi per il cittadino dovrebbe figurare l’URP. Tra l’altro nel attuale programma si legge: 'L’Ufficio di relazioni con il pubblico, secondo quando previsto dalla normativa, deve essere immediatamente e completamente reso funzionante'. Ma dov’è l’URP di S. Marco? Ammesso che ci sia, è completamente funzionante? Ho letto in questi giorni il manifesto che reca la notizia dell’apertura a S. Marco dell’Ufficio Catastale e alla quale esprimo il mio profondo apprezzamento. Ma mi chiedo: di quali altri servizi è possibile usufruire a S. Marco? Come sono gestiti i vari servizi amministrativi e non del Comune? Non ritiene che sarebbe utile pubblicare di una brochure del tipo: 'Guida ai servizi per il cittadino'?
Ma passiamo al Piano di Sviluppo economico, sociale ed occupazionale.
Signor assessore, San Marco in Lamis, come Lei saprà, ha avuto in passato un ruolo da protagonista nella vita economica, sociale e culturale della Capitanata in generale e del territorio del Gargano in particolare. Addirittura, si dice che un tempo San Marco era considerato il centro di riferimento delle principali attività economiche e commerciali legate alle attività agricole e artigianali dell’intera provincia di Foggia. A San Marco, infatti, si svolgevano tra le più importanti fiere agricole e zootecniche di tutta la Capitanata.
Oggi purtroppo stiamo assistendo ad una corsa alle opere pubbliche, di nessuna valenza sul piano dello sviluppo, senza preoccuparsi di attivare un piano di sviluppo economico, sociale ed occupazionale. La vicenda del porticato ha messo in evidenza un elemento importante circa l’attività amministrativa di questo comune: il sammarchese vorrebbe che le risorse venissero maggiormente utilizzate in quelle attività legate allo sviluppo economico e sociale ed occupazionale piuttosto che 'sciupate' in opere architettoniche di scarso interesse per la collettività.
A questo proposito vorrei aggiungere una parentesi. A S. Marco, nel corso delle varie amministrazioni, i cittadini hanno potuto assistere ad un 'fenomeno' inquietante: tutte le amministrazioni che hanno governato S. Marco hanno mostrato indistintamente una 'naturale' tendenza a realizzare opere pubbliche… e lasciarle poi all’abbandono fino a quando non si fosse reso necessario un rifacimento ex-novo. Un esempio? Andiamo un po’ indietro negli anni!
- Pretura zona casarinello: Una vera vergogna! Realizzata e tenuta lì come 'mascotte' di S. Marco!
- Scalinata che collega Borgo Celano alla strada per S. Matteo: è in uno stato di totale degrado! In attesa di rifacimento ex-novo?
- Campo sportivo e relativo spogliatoio-deposito: Non ne parliamo! Pare che sia stato già deciso il suo rifacimento!
- Campo da tennis: abbandonato chissà da quanto tempo ormai.
- Viali: fatti e rifatti almeno dieci volte in meno di 10 anni (quasi sempre in campagna pre-elettorale).
- Bagni pubblici: In passato mai utilizzati, abbandonati al degrado e realizzati ex-novo di recente e … in attesa di abbandono!
- Fontana di Piazza Madonna delle Grazie: no comment!
Se potessimo tirare le somme ci renderemmo conto di quante decine di miliardi di vecchie lire sono stati 'buttati al vento'!
Signor assessore come mai succede questo?
A mio modesto parere una buona Amministrazione Comunale non è solo quella che riesce a 'realizzare', ma è soprattutto quella che riesce ad 'amministrare' bene. Dal dizionario Garzanti si legge: 'Amministrare: avere cura dell’organizzazione, della gestione di un ente, di un bene, di un’attività'. A S. Marco tutto ciò non avviene e la gente ne è pienamente consapevole.
Per non parlare poi delle concessioni edilizie rilasciate a lavori non ancora ultimati: roba di un’assurdità inaudita! Signor assessore Le sembra normale 'concedere' di mandare alunni di scuola media in un edificio dove fuori è ancora un cantiere? Stessa storia vale per le abitazioni civili. Perché non vengono rispettate le leggi? Come Lei di certo saprà, esiste una legge contro le barriere architettoniche: percorrere una strada sterrata all’uscita della scuola rappresenta un pericolo per un bambino normale, figuriamoci per un bambino affetto da handicap!
Ma poi c’è da dire un’altra cosa inquietante: si spendono decine di miliardi per abbellire in centro di S. Marco - si fanno e rifanno continuamente i viali, si cura il verde pubblico, si mettono panchine nuove, cassette per la spazzatura nuovi, allestimento dell’ennesimo parco giochi per i bambini, e via discorrendo il tutto con il solo scopo di lavorare sotto 'il muso dei sammarchesi' per dimostrare unicamente la 'operatività' dell’Amministrazione (soprattutto in campagna pre-elettorale) e dimenticarsi dei quartieri periferici dove si riscontrano gravi disagi di viabilità dovuti alle strade quasi sempre dissestate, verde inesistente, mancanza dell’ordinario arredo urbano: panchine, aiuole, aree adibite a giochi per bambini, ecc. ecc. Purtroppo S. Marco ha sviluppato nel corso degli anni situazioni urbanistiche e territoriali di cattiva qualità e di scarsa attenzione alle reali esigenze dei residenti. Il risultato è stato lo spreco del territorio, la noncuranza degli aspetti più pregiati del paesaggio, la scarsa funzionalità della viabilità in generale e dei trasporti pubblici in particolare, il congestionamento del 'centro' di S. Marco e l’assenza di un equilibrio territoriale complessivo, che avrebbe dovuto garantire invece una maggiore qualità della nostra vita.
Mi auguro, sig. assessore, che programma politico-amministrativo si prefigga di realizzare, per questo ed atri settori, azioni concrete per favorire il rispetto ambientale e paesistico, l’innalzamento della qualità degli spazi pubblici, la dotazione di servizi di trasporto efficienti tra S. Marco e gli altri paesi e l’equilibrio tra sviluppo economico, ecologia ed ambiente, nuove edificazioni e recupero dei centri storici, mobilità e soprattutto i parcheggi. La programmazione è da intendersi non in modo settoriale ma sistemico.
Potenziamento delle reti di collegamento, compatibilità economico e ambientale, valorizzazione del paesaggio, tutela e conservazione delle varie forme di identità locale, miglioramento dei servizi pubblici e della qualità urbana sono le parole chiave per una buona amministrazione.
Sig. assessore termino qui di scriverLe anche se avrei voluto parlarLe di altre mille questioni su S. Marco, dal Piano di Riordino ospedaliero al problema occupazionale, dal problema dell’esodo dei giovani da S. Marco, al problema della criminalità e microcriminalità locale, ecc. ecc. ecc. ma credo che forse sia più opportuno cederle la parola perché fosse Lei e dare informazioni in virtù della carica da Lei ricoperta cioè il garante della trasparenza.
RingraziandoLa per la Sua attenzione, La saluto distintamente.
Segue firma
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Vi presento il programma elettorale del Gruppo I Democratici. Nel 2000 si svolgevano le Elezioni Comunali. Il Candidato Sindaco dei Democratici era Giuseppe Soccio, che non fu eletto né Sindaco né Consigliere comunale. Risultò eletto a Sindaco Matteo Tenace, a capo di una coalizione nella quale c'era anche l'attuale Sindaco di San Marco in Lamis Angelo Cera, che successivamente abbandonò la maggioranza. L'esperienza amministrativa di Matteo Tenace terminò anticipatamente agli inizi del 2005 e San Marco in Lamis fu amministrata da un Commisario Prefettizio sino alla primavera del 2006.
La città di San Marco in Lamis è giunta ad un momento decisivo della propria storia e le scelte, o la mancanza di scelte, della futura amministrazione comunale saranno determinanti nel tracciare un percorso di sviluppo per la nostra comunità.
L'esperienza che ci lasciamo alle spalle è stata caratterizzata da una impostazione amministrativa di tipo burocratico, tesa ad esaltare semplicemente qualche realizzazione di normalissima amministrazione e senza alcuna impostazione di più ampio respiro; anzi, in molti casi, come per il corso Matteotti, per la biblioteca, per l'edificio scolastico nello Starale e tanti altri, non sono stati portati a termine nemmeno lavori già iniziati o appaltati.
Lo stesso dicasi per il Piano Regolatore Generale, per l'edilizia economica e popolare, per il piano di ristrutturazione degli uffici e dei servizi comunali, per la questione degli usi civici, per la metanizzazione, eec. Senza fare l'elenco completo delle mancate realizzazioni e delle occasioni perdute, risalta comunque il dato di una situazione caratterizzata dall'assenza di progettualità e dall'espulsione dalla vita civile ed istituzionale di forze ed intelligenze che potevano, e possono, ravvivare il dibattito e l'iniziativa politica, in un clima di fiducia e voglia di rimboccarsi le maniche per dare prospettive di progresso soprattutto alle nuove generazioni, sempre più sfiduciate ed assenti dalla dialettica politica proprio per la gestione burocratica ed asfittica che ha caratterizzato il nostro comune negli ultimi anni: soprattutto i giovani hanno bisogno di prospettive ideali e di concrete speranze per il loro futuro, senza svendere la propria dignità nel gioco di chi intende il potere come un obiettivo da raggiungere e da mantenere per scopi personali. Un programma amministrativo ispirato a questi principi ha bisogno, però, di solide basi di consenso dei cittadini e di forze organizzate che si riconoscano in un progetto di rinnovamento. Per questo motivo è necessaria la collaborazione di forze popolari e di progresso che si pongono in un ben determinato contesto e con obiettivi ben precisi. Per come si è sviluppata la crisi dell'amministrazione, soprattutto nell'ultimo anno, non è il caso di spendere troppe e fumose parole per indicare le priorità programmatiche dei prossimi quattro anni: i cittadini ben sanno quali sono i nodi da sciogliere e quali gli interventi da attuare. Ci limitiamo, quindi, ad una rapida esposizione delle tematiche, indicando proposte concrete di soluzione dei vari problemi, perché San Marco ha bisogno di operatività e non più di vuote enunciazioni di buoni propositi, né ha bisogno di esercitazioni retoriche e di ostentazione di competenze che bisogna esaltare in chi realmente le possiede.
PARTECIPAZIONE E DIRITTI DEI CITTADINI
La nostra cittadina ha bisogno di ritrovare il gusto della partecipazione democratica e della passione civile. Per questo è necessario usare fino in fondo tutti gli strumenti, e sono tanti, che l'ordinamento delle autonomie locali oggi consente.
Il Consiglio Comunale non deve essere mortificato e ridotto a mero organo di ratifica di quanto deciso dalla Giunta o, peggio, da poche persone di apparati partitici. I suoi lavori devono essere regolari e organizzati da un Presidente, e dalle commissioni, che devono rispondere al Consiglio stesso e non al Sindaco o alla sola maggioranza. Proponiamo quindi di rivedere lo Statuto perché il Presidente, sia del Consiglio che delle commissioni, sia espressione, in qualche modo, della opposizione e perché anche singoli consiglieri possano proporre argomenti da discutere in Consiglio.
Il Consiglio Comunale deve essere il portavoce delle esigenze vive della città, organo di mediazione tra le istanze popolari e la necessaria snellezza delle decisioni riservate all'esecutivo, al Sindaco e alla Giunta, cioè. Le petizioni di cittadini, organizzazioni e consiglieri devono essere discusse con tempestività ed a tutte, comunque, deve essere data una risposta.
Il Difensore Civico, previsto dallo Statuto, deve essere nominato sia pure per sperimentare questa forma di controllo e di garanzia per i cittadini. Le varie consulte devono effettivamente avere voce in capitolo e non essere ridotte a supporto di decisioni operate dall'alto.
Ampio spazio deve essere riservato alle organizzazioni del volontariato ed a quelle che comunque si prefiggono la partecipazione dei cittadini alla vita delle istituzioni.
La legge 241 sulla trasparenza deve essere completamente applicata e non devono frapporsi ostacoli al libero accesso dei cittadini alle informazioni che riguardano la collettività. Anzi, per informare la cittadinanza, oltre ai normali canali, si propone un vero e proprio bollettino periodico, aperto anche alle opposizioni ed ai cittadini, e non sporadiche e propagandistiche iniziative.
L'ufficio di relazioni con il pubblico, secondo quanto previsto anche dalla normativa, deve essere immediatamente e completamente reso funzionante.
Saranno attuate iniziative specifiche, sulla base del rilevamento di disfunzioni e irregolarità, per porre i cittadini veramente sullo stesso piano nei confronti dell'apparato burocratico e degli organi politici del Comune. Lo Statuto del Comune sarà integralmente rispettato e, ove se ne rilevino limiti, sarà opportunamente modificato in modo da garantire la certezza dei diritti. Superfluo, quindi, enunciare in questo documento tutti gli obiettivi dello Statuto che qui si assumono come impegno nella loro interezza.
LEGALITÀ ED ORDINE PUBBLICO
Il rispetto della legge e l'imparzialità della pubblica amministrazione sono principi fondamentali nell'azione di rinascita del Meridione, e non solo di San Marco. Bisogna sviluppare iniziative che educhino alla legalità, al senso del rispetto dei diritti altrui e che diano alla azione politico-amministrativa un fondamento etico ed ideale, non potendosi intendere l'impegno politico come mera lotta per la gestione del potere.
Particolare attenzione si dovrà porre ai temi dell'ordine pubblico, dei fenomeni di devianza e di criminalità, stimolando ed affiancando con azioni di sensibilizzazione le forze dell'ordine. Su tale terreno non bisogna mai abbassare la guardia e, men che meno, essere trionfalistici, svolgendo azione di prevenzione per evitare il riacutizzarsi di fenomeni che, comunque, covano sotto la cenere.
UFFICI E SERVIZI COMUNALI
Approvare con sollecitudine la nuova pianta organica che, tra l'altro, fornirà occasioni di lavoro, sia pure nei limiti di quanto imposto da normative nazionali. Ma, non è questo l'obiettivo primario della nuova pianta organica, poiché non è più tempo di propaganda del 'posto".
Si dovranno ridefinire gli assetti organizzativi del Comune, per dare a questo ente una vera e propria funzione propulsiva nella ricerca di vie originali di sviluppo. La macchina burocratica deve essere snellita al massimo per porsi al servizio del cittadino e non per oberarlo di pastoie burocratiche o per renderlo succube di prepotenze e prevaricazioni. Le situazioni di privilegio devono essere eliminate Pensiamo, soprattutto, ad una ridefinizione e delimitazione dei ruoli nell'ambito della ripartizione tecnica. Pensiamo, inoltre, a ripristinare, in qualche modo, il servizio di vigilanza campestre e rurale, mentre è senz'altro da potenziare e razionalizzare quello di polizia municipale, mentre l'Ufficio Commercio e l'Ufficio Agricoltura dovranno diventare supporti tecnici per gli operatori, oltre che per l'ente. Si dovrà definire la situazione dei dipendenti cosiddetti della ex 285, inquadrandoli nella pianta organica.
OPERE PUBBLICHE
Appaltare con speditezza quanto è stato tralasciato (Corso Matteotti, Campo Sportivo, Mattatoio, ecc.) e completare le opere in corso di realizzazione (Biblioteca, edificio scolastico zona Starale, ecc.).
Ma, al di là di portare a termine quanto già programmato dal Consiglio Comunale, bisogna dare agli investimenti un preciso senso nella direzione di favorire infrastrutture per lo sviluppo soprattutto di Borgo Celano (pensiamo, a questo proposito, ad esempio, agli impianti sportivi ed ai finanziamenti, in tal senso, della Comunità Montana). In altri termini, agli interventi a pioggia bisogna sostituire programmi mirati, riservando interventi minori all'ordinaria amministrazione ed agendo in stretto coordinamento con altri Enti (Comunità Montana, Ente Parco, Provincia, Regione) per non essere tagliati fuori da finanziamenti e progetti regionali, nazionali ed europei. Riprendere con forza e determinazione il problema della metanizzazione. Tuttavia, è ovvio che non saranno trascurate tutte quelle iniziative atte a migliorare la qualità della città: dalla nettezza urbana, per la quale è matura una profonda ristrutturazione, ai bagni pubblici, al decoro del cimitero, all'allestimento di adeguati (e non rischiosi!) spazi per il gioco di bambini, all'abbattimento delle barriere architettoniche, a partire dal Municipio e dai giardini pubblici, anche di recente ristrutturati.
SCUOLE E CULTURA
Mirare ad iniziative qualificate e qualificanti, non disperdendo le risorse in miriadi di iniziative. Finalizzare anche gli interventi in questo campo allo sviluppo ed alla crescita di una coscienza di emancipazione e di riformismo concreto. Dotarsi di programmi, da definire con organizzazioni ed operatori, che perseguano un progetto di reale crescita culturale, privilegiando lo sforzo e l'impegno e non il semplice svago. Difesa e recupero delle istituzioni scolastiche: scuole medie, Liceo Scientifico, IPSIA. Previsione di qualifiche professionali legate al territorio. Prepararsi all'elevamento dell'età dell'obbligo e alla riforma delle scuole dei diversi ordini e gradi con un'attenta redistribuzione sul territorio dei servizi scolastici e con la previsione di ampliamenti e ristrutturazioni di edifici esistenti; per dare ad ogni scuola locali e strutture adeguate.
Funzione propulsive e polivalente della biblioteca comunale, anche in vista della realizzazione della nuova sede.
Valorizzazione dei beni culturali esistenti sul territorio, con particolare riguardo a San Matteo (biblioteca, antiquarium, raccolte varie, attività editoriale, ecc.) ed a Stignano.
Sostegno ad artisti ed operatori locali per iniziative qualificate.
SERVIZI SOCIALI
Puntare effettivamente al "servizio" eliminando del tutto l'assistenzialismo, fonte di sprechi e di favoritismi. Dare al Centro Sociale Polivalente effettiva autonomia, evitando di ridurlo a terreno di propaganda. Farne un centro di promozione di iniziative varie e non solo ricreative. Riprendere con forza e determinazione la costituzione del segretariato sociale e l'assistenza integrate (domiciliare, oltre che finanziaria) dei disabili e degli anziani, evitando demagogiche iniziative e puntando, con discrezione, a considerare questi soggetti nella loro piena dignità.
Creazione di una scuola permanente di formazione per disabili. Favorire la nascita di una sezione dell'Università della Terza Età.
Assistere le famiglie soprattutto nelle problematiche giovanili. Collegare i servizi comunali alle associazioni di volontariato.
OSPEDALE
Nei processi in atto di ristrutturazione dei servizi sanitari, porsi realisticamente nella prospettiva di potenziare servizi, o prevederne altri, che ne impediscano il ridimensionamento o, addirittura, la soppressione.
PIANO REGOLATORE GENERALE
Sulla scorta dell'esperienza passata, fare dello strumento urbanistico generale un momento fondamentale per lo sviluppo, superando i ritardi e le contraddizioni accumulatesi. Rivedere la bozza alla luce di una ampia consultazione e definire il mandato al tecnico incaricato secondo indicazioni semplici e precise. Inutile puntare a previsioni elefantiache e senza basi concrete. I punti essenziali devono essere: raccordo delle zone di espansione con l'esistente; viabilità interna; servizi e loro ubicazione mirata, e definita nei particolari, espansione turistica a Borgo Celano; zone per insediamenti produttivi di effettiva realizzazione; recupero del centro antico; attenzione all'assetto idrogeologico e alla salvaguardia ambientale; concrete e fattibili ipotesi di agriturismo; intelligente integrazione nel Parco Nazionale del Gargano.
Comunque, al di là di ogni accorgimento per un armonioso sviluppo urbanistico, il punto fondamentale, la "scommessa" su cui puntare deve essere l'aggancio con San Giovanni Rotondo con tutto ciò che questo significa in termini di sviluppo e, perciò, il ruolo che Borgo Celano deve svolgere nella programmazione territoriale.
Definire con speditezza la concessione di terreni demaniali per scopi turistici, dopo aver predisposto piani di attuazione con previsioni particolareggiate.
Insomma, oltre all'edilizia residenziale, vi deve essere anche sviluppo urbanistico-edilizio produttivo.
Prevenire l'abusivismo edilizio con senso di giustizia ed equità, evitando che molte pratiche finiscano in tribunale, come avvenuto finora, con enorme dispendio di denaro pubblico, oltre che disagio e spese per cittadini ed operatori.
PATRIMONIO ED USI CIVICI
Recuperare il patrimonio usurpato e definire la questione degli usi civici, con particolare riferimento sempre a Borgo Celano (in questo contesto, anche come fatto emblematico, bisogna riadottare il piano di zona delle cooperative S.Rita per senso di giustizia). Inoltre, per le possibilità di sviluppo che il demanio può dare a Borgo Celano, quella degli usi civici sarà per noi una questione con corsia preferenziale.
In tale ottica, bisogna considerate il demanio una preziosa risorsa economica ed ambientale e, pertanto, rispettare pienamente quanto prevede lo statuto comunale a tale proposito.
Difendere, ripristinando servizi di vigilanza, il bosco "Difesa San Matteo", sempre più oggetto di tagli abusivi e devastazioni.
EDILIZIA ECONOMICA E POPOLARE
Sarà uno dei punti qualificanti dell'amministrazione. Il piano 167 di Casarinelli, raccordato alle ipotesi di sviluppo del PRG, avrà anch'esso una corsia preferenziale nell' azione dell'amministrazione, prevedendo forme originali e miste di edilizia agevolata, convenzionata e sovvenzionata.
TURISMO
Come già accennato, bisogna puntare su Borgo Celano, agganciandosi al flusso di turismo religioso, ma prevedendo anche forme di turismo legato ai beni ambientali e storico-architettonici (San Matteo e Stignano), oltre che a forme sperimentali e nuove di agriturismo.
Servirsi di organi della cooperazione nel settore, magari di zone di intensa attività turistica, per consulenze e studi.
Definizione della funzione dei centri-visite del Parco del Gargano, puntando anche alla sede del Parco e, comunque, a suoi uffici nel nostro territorio. Coordinare gli investimenti, come già detto, nel settore dello sport e di altre opere pubbliche per lo sviluppo di Borgo Celano.
Saper coniugare difesa dell'ambiente e possibilità di sviluppo, tenendo presente che è sempre più in espansione la domanda di turismo qualificato: naturalistico (pensiamo al carsismo e al bosco), culturale, religioso.
AGRICOLTURA, ZOOTECNIA E FORESTE
Porsi concretamente il problema della sicurezza nelle campagne, attraverso servizi di vigilanza e controllo. Manutenzione delle strade ed elettrificazione, nonché opere di presidio contro incendi, calamità naturali, danneggiamenti e furti.
Potenziare l'ufficio agricoltura con servizi di reale consulenza e assistenza, coinvolgendo le associazioni del settore con ruoli decisionali e non di semplice consultazione. Valorizzazione dei prodotti locali, prevedendo anche un mercato specifico. Utilizzare le risorse finanziarie comunitarie e regionali. Avviare a soluzione definitiva il problema dell'approvvigionamento idrico.
Utilizzo del bosco con piccoli progetti da appaltare, come per legge, alle cooperative di braccianti, oltre che da gestire in economia per giornate lavorative.
Coniugare difesa dell'ambiente e sviluppo, sapendo fornire risposte alla domanda di svago e ricreazione sempre più qualificata; pensare a percorsi per attività motorie che possano legarsi alla tutela della salute individuale.
ARTIGIANATO
E' un settore sulla cui ripresa bisogna puntare con determinazione ed inventiva, in quanto può rappresentare un settore di ripresa economica. Oltre al PTP ed alla concessione di suoli, bisogna prevedere servizi, anche in questo caso, di assistenza e consulenza. Prevedere forme di finanziamento per eventuali mostre e, soprattutto, dare spazio nelle decisioni alle organizzazioni di categoria.
COMMERCIO
Verifica con gli operatori e con le associazioni di categoria del piano Commerciale per apportare modifiche e miglioramenti rispondenti alle reali esigenze della popolazione e degli operatori.
Pensare ad una riutilizzazione del mercato coperto come centro di promozione Commerciale, per rivitalizzare, tra l'altro, il centro antico della nostra cittadina.
SPORT
Rivedere la funzionalità e la dislocazione di tutti gli impianti finora esistenti per fare degli impianti sportivi un fattore di miglioramento della qualità della vita nei diversi quartieri. Dare ampio spazio a tutte le discipline sportive, favorendo l'associazionismo e valorizzando forme organizzative che nel passato hanno consentito a San Marco rappresentanze agonistiche e partecipazione giovanile di grande rilevanza. Costituire un polo di impianti a Borgo Celano, utilizzando subito i finanziamenti della Comunità Montana.
Quelle esposte sono solo le linee essenziali di un programma amministrativo che necessariamente dovrà essere ampliato e arricchito dallo stesso dibattito che si aprirà con la campagna elettorale. Esse si caratterizzano proprio per la loro apertura all'apporto costruttivo d forze politiche, sindacali, di categoria, culturali e sociali.
Si è ritenuto indicare punti forza di un programma che punta allo sviluppo e alla partecipazione dei cittadini, per esaltarne la valenza non ridurne la portata determinante. In altri termini, volutamente, tanti altri temi sono stati solo accennati (nettezza urbana, cimitero, giardini manutenzione strade, ecc.) proprio perché non si punta alla ordinaria amministrazione, bensì ad una prospettiva forte di sviluppo.
E su questa scommessa chiamiamo soprattutto i giovani, cui vogliamo dare speranze, come già detto, e prospettive ideali e morali, convinti, però, che il lavoro (quello vero e non quello dell'assistenzialismo o dei vari corsi che sempre più si stanno trasformando in fabbriche di sogni e illusioni) sia strumento fondamentale per ogni crescita umana e civile.
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Pier Paolo Pasolini, La religione del mio tempo, 1961
Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico
ma nazione vivente, ma nazione europea:
e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,
funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!
Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci
pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
tra case coloniali scrostate ormai come chiese.
Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,
proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.
E solo perché sei cattolica, non puoi pensare
che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male.
Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.
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- Categoria: Politica
Questo articolo fu pubblicato sul quotidiano La Repubblica il 15 marzo 1980, 36 anni fa. Mi ricordo di Jürgen Möllemann, ambizioso politico tedesco del partito liberale (FDP, ma aveva iniziato da democristiano nella CDU), più volte ministro di Helmuth Kohl, ex ufficiale dell'esercito e provetto paracadutista. Fu accusato di avere rubato un paio di milioni di Euro. Si suicidò, buttandosi con il suo paracadute. Chiuso.
di Italo Calvino
C’era un paese che si reggeva sull’illecito. Non che mancassero le leggi, né che il sistema politico non fosse basato su principi che tutti più o meno dicevano di condividere. Ma questo sistema, articolato su un gran numero di centri di potere, aveva bisogno di mezzi finanziari smisurati (ne aveva bisogno perché quando ci si abitua a disporre di molti soldi non si è più capaci di concepire la vita in altro modo) e questi mezzi si potevano avere solo illecitamente, cioè chiedendoli a chi li aveva in cambio di favori illeciti. Ossia, chi poteva dar soldi in cambio di favori, in genere già aveva fatto questi soldi mediante favori ottenuti in precedenza; per cui ne risultava un sistema economico in qualche modo circolare e non privo di una sua autonomia. Nel finanziarsi per via illecita, ogni centro di potere non era sfiorato da alcun senso di colpa, perché per la propria morale interna, ciò che era fatto nell’interesse del gruppo era lecito, anzi benemerito, in quanto ogni gruppo identificava il proprio potere col bene comune; l’illegalità formale, quindi, non escludeva una superiore legalità sostanziale. Vero è che in ogni transazione illecita a favore di entità collettive è usanza che una quota parte resti in mano di singoli individui, come equa ricompensa delle indispensabili prestazioni di procacciamento e mediazione: quindi l’illecito che, per la morale interna del gruppo era lecito, portava con sé una frangia di illecito anche per quella morale. Ma a guardar bene, il privato che si trovava ad intascare la sua tangente individuale sulla tangente collettiva, era sicuro di aver fatto agire il proprio tornaconto individuale in favore del tornaconto collettivo, cioè poteva, senza ipocrisia, convincersi che la sua condotta era non solo lecita ma benemerita. Il paese aveva nello stesso tempo anche un dispendioso bilancio ufficiale, alimentato dalle imposte su ogni attività lecita e finanziava lecitamente tutti coloro che lecitamente o illecitamente riuscivano a farsi finanziare. Poiché in quel paese nessuno era disposto non diciamo a fare bancarotta, ma neppure a rimetterci di suo (e non si vede in nome di che cosa si sarebbe potuto pretendere che qualcuno ci rimettesse), la finanza pubblica serviva ad integrare lecitamente in nome del bene comune i disavanzi delle attività che sempre in nome del bene comune si erano distinte per via illecita. La riscossione delle tasse, che in altre epoche e civiltà poteva ambire di far leva sul dovere civico, qui ritornava alla sua schietta sostanza di atto di forza (così come in certe località all’esazione da parte dello Stato si aggiungeva quella di organizzazioni gangsteristiche o mafiose), atto di forza cui il contribuente sottostava per evitare guai maggiori, pur provando anziché il sollievo del dovere compiuto, la sensazione sgradevole di una complicità passiva con la cattiva amministrazione della cosa pubblica e con il privilegio delle attività illecite, normalmente esentate da ogni imposta.
Di tanto in tanto, quando meno ce lo si aspettava, un tribunale decideva di applicare le leggi, provocando piccoli terremoti in qualche centro di potere e anche arresti di persone che avevano avuto fino ad allora le loro ragioni per considerarsi impunibili. In quei casi il sentimento dominante, anziché di soddisfazione per la rivincita della giustizia, era il sospetto che si trattasse di un regolamento di conti di un centro di potere contro un altro centro di potere. Così che era difficile stabilire se le leggi fossero usabili ormai soltanto come armi tattiche e strategiche nelle guerre tra interessi illeciti oppure se i tribunali per legittimare i loro compiti istituzionali dovessero accreditare l’idea che anche loro erano dei centri di potere e di interessi illeciti come tutti gli altri. Naturalmente, una tale situazione era propizia anche per le associazioni a delinquere di tipo tradizionale, che coi sequestri di persona e gli svaligiamenti di banche si inserivano come un elemento di imprevedibilità nella giostra dei miliardi, facendone deviare il flusso verso percorsi sotterranei, da cui prima o poi certo riemergevano in mille forme inaspettate di finanza lecita o illecita. In opposizione al sistema guadagnavano terreno le organizzazioni del terrore che usavano quegli stessi metodi di finanziamento della tradizione fuorilegge e con un ben dosato stillicidio d’ammazzamenti distribuiti tra tutte le categorie di cittadini illustri e oscuri si proponevano come l’unica alternativa globale del sistema. Ma il loro effetto sul sistema era quello di rafforzarlo fino a diventarne il puntello indispensabile e ne confermavano la convinzione di essere il migliore sistema possibile e di non dover cambiare in nulla. Così tutte le forme di illecito, da quelle più sornione a quelle più feroci, si saldavano in un sistema che aveva una sua stabilità e compattezza e coerenza e nel quale moltissime persone potevano trovare il loro vantaggio pratico senza perdere il vantaggio morale di sentirsi con la coscienza a posto. Avrebbero potuto, dunque, dirsi unanimemente felici gli abitanti di quel paese se non fosse stato per una pur sempre numerosa categoria di cittadini cui non si sapeva quale ruolo attribuire: gli onesti.
Erano, costoro, onesti, non per qualche speciale ragione (non potevano richiamarsi a grandi principi, né patriottici, né sociali, né religiosi, che non avevano più corso); erano onesti per abitudine mentale, condizionamento caratteriale, tic nervoso, insomma non potevano farci niente se erano così, se le cose che stavano loro a cuore non erano direttamente valutabili in denaro, se la loro testa funzionava sempre in base a quei vieti meccanismi che collegano il guadagno al lavoro, la stima al merito, la soddisfazione propria alla soddisfazione di altra persone. In quel paese di gente che si sentiva sempre con la coscienza a posto, gli onesti erano i soli a farsi sempre gli scrupoli, a chiedersi ogni momento che cosa avrebbero dovuto fare. Sapevano che fare la morale agli altri, indignarsi, predicare la virtù sono cose che riscuotono troppo facilmente l’approvazione di tutti, in buona o in mala fede. Il potere non lo trovavano abbastanza interessante per sognarlo per sé (o almeno quel potere che interessava agli altri), non si facevano illusioni che in altri paesi non ci fossero le stesse magagne, anche se tenute più nascoste; in una società migliore non speravano perché sapevano che il peggio è sempre piu’ probabile.
Dovevano rassegnarsi all’estinzione? No, la loro consolazione era pensare che, cosi’ come in margine a tutte le società durate millenni s’era perpetuata una controsocietà di malandrini, tagliaborse, ladruncoli e gabbamondo, una controsocietà che non aveva mai avuto nessuna pretesa di diventare "la" società, ma solo di sopravvivere nelle pieghe della società dominante ed affermare il proprio modo di esistere a dispetto dei principi consacrati, e per questo aveva dato di sé (almeno se vista non troppo da vicino) un’immagine libera, allegra e vitale, cosi’ la controsocietà degli onesti forse sarebbe riuscita a persistere ancora per secoli, in margine al costume corrente, senza altra pretesa che di vivere la propria diversità, di sentirsi dissimile da tutto il resto, e a questo modo magari avrebbe finito per significare qualcosa di essenziale per tutti, per essere immagine di qualcosa che le parole non sanno più dire, di qualcosa che non è stato ancora detto e ancora non sappiamo cos’è.
