La croce sulla luna - Cap. 8-9
John Hewlett, La croce sulla luna, Jandi Sapi 1947, Capitoli 8-9
8
Quel giorno fratello Inskip, di umore molto depresso, si avviò lentamente verso casa dalla scuola domenicale. Dibattuto fra l’odio, la vergogna ed il pentimento, imprecava, arrossiva e pregava alternativamente.
Sentiva che la sua disgrazia era completa. Si ritrovava in una via senza uscita. Quando giunse alla sua casetta bianca di faccia al mulino, sollevò sugli scalini i suoi pesanti scarponi ingrassati per salire con una inerzia che rifletteva le condizioni del suo spirito. Il tragitto di quindici minuti aveva occupato varie ore.
Sofia lo aspettava. Fu lei ad aprirgli la porta.
Egli fissò per un momento la graziosa ragazza ed i suoi occhi ebbero una rapida luce.
“Mr. Mordecai”, disse la ragazza di colore, “siete in ritardo ed avete l’aria preoccupata. Eravate preoccupato quando ve ne siete andato, e siete preoccupato ora che tornate a casa”.
Ma anche Sofia sembrava preoccupata. La sua voce aveva un tono più alto del consueto, e, nonostante lo sforzo evidente di apparire calma, sembrava incerta e titubante.
Le occhiate furtive di fratello Inskip non contribuirono certo a dissipare la inquietudine di lei.
Erano le stesse occhiate indagatrici della mattina presto. Il colore tè e limone della faccia di Sofia si cambiò in rosso rame. [...]