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L’idea nasce negli anni ’60 sotto l’impulso del movimento per la conservazione dei beni culturali, che invade tutta l’Europa promuovendo l’impegno per la salvaguardia del monumento di “eccezionale valore d’arte”, ed evidenziando il criterio della “protezione diffusa”. Sin dalle prime manifestazioni il Museo, nella piena consapevolezza delle proprie funzioni, segna un notevole impulso alle attività culturali della Città, imponendosi per il rigore scientifico nell’indagine storico-sociale, primo fondamentale momento per la conoscenza, la tutela e la valorizzazione dei “beni” della città.
Percorrendo le sale del Museo si riscoprono i cicli di lavoro e le condizioni umane e sociali, vivificando le vicende di un quotidiano, ormai lontano, del quale gli oggetti per la loro caratteristica di permanenza costituiscono lo sfondo ideale: sono testimonianze concrete, osservabili e studiabili quando e come si vuole, di una vita radicalmente diversa e spingono a confrontarsi con le diverse soluzioni realizzate nel tempo in risposta ai bisogni materiali, sociali ed economici. Il numero degli oggetti va tuttora aumentando tanto da richiedere l’utilizzo di tre Depositi staccati. Il Museo si avvale, inoltre, di un considerevole archivio fotografico (foto, diapositive, cartoline) e un ricco archivio documentale (testi, manifesti, corrispondenza,) fonti di informazione e supporto per le varie attività svolte.
I MOMENTI SALIENTI
1972, 7 – 10 settembre, Feste Patronali in onore di Maria SS.ma di Ripalta. L’universitario Matteo Stuppiello organizza, per la prima volta nella città, una Mostra foto-documentale “Cerignola antichissima”, nucleo base del futuro Museo. In Corso Roma n. 89 (oggi A. Moro n. 45) vengono esposti attrezzi agricoli (bilancia in legno, misure per cereali, lume a petrolio per carretti, falci, pala e forcone in legno, aratro in legno con vomere in ferro…) suppellettili ed utensileria domestica. (Tavolo da masseria con scodella in legno, cucchiaio in legno, boccale e bicchiere in argilla, orgiuolo, serie di pignatte in terracotta, …), attrezzi di vari settori artigianali (sellaio, fabbro ferraio, bottaio, funaio, …), cartoline e fotografie d’epoca, a coprire un periodo dalla fine del sec. XIX agli inizi del sec. XX; si aggiungono, anche, 23 pannelli fotografici esplicativi (Chiesa dei Cappuccini, Duomo Tonti, prima auto a Cerignola, Ospedale, Stazione ferroviaria nel 1929, Villa Comunale, Regio Ginnasio, Madonna di Ripalta e Carro Processionale, Mons. Antonio Palladino; cerealicoltura, vitivinicoltura, allevamento, …).
1977, dicembre. Viene allestito il Museo in due locali seminterrati in Via San Martino n. 41, di proprietà del prof. Roberto Cipriani, con circa 350 oggetti, una minima parte del cospicuo materiale già raccolto. 1979, 1 maggio. Il Sindaco Gaetano Dalessandro inaugura il Museo “lodevole iniziativa di alto valore culturale. 1980, 29 giugno. Il Museo è trasferito in Corso Roma (oggi Corso Aldo Moro) n. 87, primo piano, di proprietà del sig. Michele Stuppiello, con un’esposizione di oltre 600 oggetti. 1980, novembre. Nuovo trasferimento, quello definitivo, in Viale Di Vittorio n. 70, Palazzo Simone (prima metà sec. XIX), in locali di proprietà della Sig.na Maria Stuppiello: sei Sale in cui trovano idonea e razionale collocazione 2066 oggetti a costituire settori specifici. La Soprintendenza per i Beni AA.AA.AA.SS. di Bari riconosce l’attività del Museo Etnografico Cerignolano, apprezzando l’adeguata tutela dei materiali esposti, senza dubbio unica, importante ed interessante testimonianza storica.
ORGANIZZAZIONE MUSEALE
Il Museo, infatti, si caratterizza per la sua ambivalenza “razionale-evolutiva”.
Razionale perché organizza ed espone la maggior parte delle testimonianze custodite per categorie logiche di appartenenza ( cronologicamente, per affinità stilistica e/o tipologica). Evolutiva perché in alcuni casi (vedi la casa unicubiculare del bracciante) si espongono gli oggetti in ambienti ricreati in maniera più fedele possibile agli originali.
I SETTORI ESPOSITIVI
Servo di Dio Mons. A. Palladino, per il quale è in atto la Causa di Beatificazione.
Vigili Urbani: divise e complementi (Anno ’30-50).
Abbigliamento femminile (Secc. XIX-XX).
Corrispondenza augurale: iconografia e grafica (Sec. XIX, fine).
Statuette sacre in cera, legno, cartapesta, argilla (Sec. XIX). Santini (Sec. XIX);
Iconografia sacra: stampe su seta e carta, dipinti su vetro, ricami su seta e rintaglio su carta (Secc. XIX – XX).
Personaggi illustri di Cerignola: quadri e riproduzioni fotografiche.
La Grande Guerra (Sec. XIX)
Oggettistica varia: scaldabagno a carbone (Sec. XIX – fine), fanale per illuminazione stradale (Sec. XIX), grammofono a manovella (Sec. XX); ceramica da tavola: piatti, brocche, … (Secc. XVIII – XX);
oggettistica in vetro (Secc. XIX – XX).
Artigianato scomparso: attrezzi e manufatti del fornaciaio, aggiusta piatti ed orci, scalpellino, funaio, carradore, bottaio, maniscalco, sellaio, calzolaio, barbiere.
Portone originario in legno del Santuario della Vergine di Ripalta.
Cerealicoltura, pastorizia, vitivicoltura; pesi e misure.
Iconografia ed araldica episcopale.
Ricostruzione della casa unicubiculare del bracciante (Sec. XIX – fine)
FINALITA'
- Valorizzazione del patrimonio culturale acquisito ed opportunamente conservato ai fini di incentivare lo studio individuale, la ricerca, e l’approfondimento storico-scientifico assicurando sempre una puntuale fruizione e tutela.
- Costituire per le scuole, e non solo, una fonte privilegiata di studio degli ambiti disciplinari più diversificati: risorsa ed opportunità di memoria, conoscenze ed esperienze, occasione di potenziamento cognitivo e formativo.
- Promuovere in maniera costante e programmata attività educative verso le nuove generazioni al fine di trasmettere le conoscenze storico-artistiche del proprio territorio e le sue antiche tradizioni.
- Costante attività di divulgazione delle ricerche e studi eseguiti attraverso pubblicazioni scientifiche, saggi, convegni, mostre e tavole rotonde.
Attività di sensibilizzazione mediante esposizioni ed attività socio-educative ai fini di favorire una sempre più acuta consapevolezza del patrimonio culturale del territorio e di ciò che effettivamente rappresenta.
di Matteo Stuppiello
Era retta da un prefetto o priore, coadiuvato dal primo e dal secondo assistente, un cassiere, un segretario, un maestro dei novizi, un padre spirituale ed un sacrestano. Attualmente l’attività di queste confraternite si limita alla gestione delle tombe cimiteriali e alla partecipazione alle processioni.
di Matteo Spuppiello
I santini manufatti venivano realizzati su cartoncino bristol, sul quale, di solito, venivano ricopiati disegni già predisposti. L'immaginetta sacra - in cromolitografia o in litografia in bianco e n

Sotto questa voce vogliamo comprendere i "dietrovetro", i quadri con ricami su seta, i quadri con immagini sacre incornici ate da composizioni in vario materiale, le litografie su seta, le stampe.
Due gli esemplari di "dietrovetro" esposti nel Museo Etnografico Cerignolano: uno di santa Maria di Siponto, l'altro di san Pasquale Bylon. Tali manufatti pittorici sono piuttosto rari e di essi sono pressoché nulle le notizie in merito alla produzione locale. Venivano realizzati dipingendo direttamente sul vetro la sacra effigie a rovescio. Di solito l'immagine veniva poi delimitata da una linea ovale dipinta in marrone scuro, in contrasto con il colore di fondo, per il quale venivano utilizzate tinte molto chiare.
I ricami su seta - di pregevole fattura - per quadri a soggetto sacro, venivano realizzati con fili di oro e di argento e di seta colorata, utilizzando una vastissima gamma di punti, e, a volte, anche coralli, perline e paillettes. L'immagine sacra utilizzata spesso era semplicemente ritagliata da una stampa ed incollata sulla seta. Stampe erano pure le immagini utilizzate per i quadri, adornati con composizioni di racemi floreali, fiori e foglie, realizzati in carta, stoffa, stagnola, corallo e perline. Molto diffuse e richieste nell'Ottocento erano le litografie su seta - di vario colore e in diverse dimensioni - della icona di Maria SS. di Ripalta, di solito commissionate e distribuite dalla Deputazione Feste Patronali. Va tuttavia precisato che, spesso, l'immagine riprodotta non corrispondeva pienamente a quella della Protettrice di Cerignola, nel quale caso si trattava - probabilmente - di un cliché usato anche per altre icone pugliesi.
di Matteo Stuppiello

Tra le altre, ricordiamo, a proposito, le sorelle Caterina e Maria Federico, esperte nel confezionare le statue sacre e le decorazioni per le campane, abili anche nei ricami in oro - su seta - per i quadri sacri; le sorelle Vincenza, Caterina e Donata Albanese, che realizzavano quadri in seta e in carta, lavori in corallo, in cera (mele, pere, uva, animaletti), oltre a ricamare tovaglie per gli altari, stole per i sacerdoti, gonfaloni e stendardi per le varie parrocchie, soprattutto per quella di san Domenico, e anche lenzuola e tovaglie per corredo; le sorelle Michelina e Teresa Moscarella, che restauravano le corone del rosario; le sorelle Francesca e Anna Novelli, che ricamavano arredi sacri in oro e argento, realizzavano decorazioni in corallo e in carta, preparavano le caratteristiche palme di vario materiale; Ripalta Russo, esperta ricamatrice in oro, che realizzava anche fiori - in stoffa, carta, corallo - e palme; infine, le sorelle Rosaria, Maria e Giovanna Scelsi, che avevano anche un negozio dove vendevano la loro produzione: arredi sacri, fiori, palme in cera, seta e carta, oltre a biancheria per corredo.