[...] In questi racconti si evidenzia la profonda esperienza di fede che gli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni hanno avuto con Gesù nella sua trasfigurazione.
Giovanni Bellini: La Trasfigurazione di CristoNon posso fare l’esegesi del brano e traccerò solo alcune linee. Il racconto della trasfigurazione di Gesù è situato in ciascuno dei tre vangeli sinottici in una posizione centrale (cf. Mc 9,2-10; Mt 17,1- 9; Lc 9,28-36). Nel quarto vangelo l’evento della trasfigurazione è assente, ma tutto il vangelo è rivelazione della gloria di Gesù, l’evangelista, presente alla trasfigurazione, attesta nel prologo: 'E noi abbiamo visto la sua gloria' (Gv 1,14). Questo evento è ricordato in modo dettagliato anche nella Seconda lettera di Pietro (cf. 2Pt 1,16-19). Per i sinottici e Pietro l’evento della trasfigurazione deve essere letto e contemplato come un evento storico, cioè accaduto nella storia, nella vita di Gesù, davanti a testimoni e non come un mito. 'Gesù prende con sé Pietro, Giacomo e Giovanni, e li porta su un’alta montagna, in un luogo in disparte, loro soli' (Mc 9,2). Egli opera una scelta, compie un’elezione, e dei dodici prende con sé solo tre, tra i primi chiamati alla sequela (cf. Mc 1,16-20). Sono i tre discepoli più vicini a Gesù, già scelti come testimoni della resurrezione della figlia di Giairo (cf. Mc 5,37- 43), quelli che saranno poi anche i testimoni della sua de-figurazione nell’orto del Getsemani, alla vigilia della passione (cf. Mc 14,32- 42). Sono scelti non per particolari virtù o meriti ma, nell’imperscrutabile volontà di Dio, perché possano rendere testimonianza, diventare testimoni di Gesù, anzi i testimoni per eccellenza. Sono questi che, 'presi con sé' da Gesù, salgono con lui l’alta montagna, fanno un "pellegrinaggio". La Transfiguratione di Raffaello Sanzio.Mentre Gesù sul monte era in preghiera, 'fu trasfigurato', subì un mutamento di forma nei vestiti e nel corpo. Luca, temendo che i lettori del vangelo comprendano questo evento come un mito preferisce usare un’espressione più neutra: 'l’aspetto del suo volto divenne altro', Matteo parla di "vestiti bianchi come la luce", Marco li descrive "splendenti, bianchissimi, quali non li potrebbe rendere nessun lavandaio sulla terra", Luca li definisce 'sfolgoranti'. Quando si è operata la trasfigurazione di Gesù, in qualche modo «si sono aperti cieli» e sono apparsi Mosè (il legislatore, la Legge) ed Elia (il prototipo dei profeti) che si intrattenevano con Gesù. Le attese messianiche di Israele sono veramente compiute, e Gesù il Messia appare come l’esegesi vivente e il compimento autentico delle Scritture. Pietro, prendendo la parola, dice a Gesù: 'Maestro, è buona cosa per noi stare qui; facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia'. Egli crede forse che sia giunta la fine dei tempi? Mentre Pietro sta parlando, ecco arrivare 'una nube che coprì tutti nella sua ombra, e dalla nube venne una voce: 'Questi è il mio Figlio, l’amato, ascoltatelo!' (Mc 9,7). Dalla nube della Presenza di Dio viene la voce del Padre, la parola di Dio stesso. Gesù aveva già ascoltato questa parola dal Padre nel battesimo, nell’immersione ricevuta da Giovanni il Battista; allora i cieli si erano aperti e la voce aveva dichiarato a Gesù solo: 'Tu sei il Figlio mio, l’amato, in te mi sono compiaciuto' (Mc 1,11; Mt 3,17). La visione svanisce, e Gesù è di nuovo contemplato 'solo' nella quotidianità umile della natura umana. Poi, 'mentre scendono dall’alta montagna, Gesù ordina ai tre discepoli di non raccontare a nessuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risuscitato dai morti' (Mc 9,9). La rivelazione è stata straordinaria, ma deve restare sotto silenzio, perché non sia svelato il segreto messianico prima dell’ora della resurrezione. Forse la trasfigurazione è il mistero di trasformazione: il nostro corpo e questa creazione sono chiamati alla trasfigurazione, a diventare 'altro'; il nostro corpo di miseria diventerà un corpo di gloria, e conoscerà il 'cielo nuovo e terra nuova'. Ciò che è avvenuto sul monte in Gesù Cristo avverrà per tutti i credenti e per il cosmo intero alla fine della storia… Nell’attesa di quel giorno a noi non resta che contemplare, per quanto ne siamo capaci, 'il volto di Cristo su cui risplende la gloria di Dio'.
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