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[...] l’uso terapeutico dell’acqua e l’incubatio, erano in accordo con il pellegrinaggio ‘indulgenziato’ e che i relativi benefici spirituali si potessero applicare anche ai defunti per il suffragio delle loro anime.

Nel decodificare il racconto di fondazione del santuario garganico ci si è soffermati sull’episodio del toro, o sull’acqua terapeutica. Non meno importante è l’episodio della ‘dedicazione’ della chiesa. Al dubbio, se spettava 'all’uomo' dedicare la basilica garganica l’arcangelo Michele rispose: 'non spetta a voi dedicare questa basilica che io ho costruito. Io stesso, infatti che l’ho fondata, l’ho anche dedicata. Voi limitatevi ad entrarvi, e, col mio patronato, frequentate il luogo con preghiere. Tu, domani, celebra lì le messe e il popolo si comunichi come di consueto', (Apparitio, in Les sources, 6). Il che va letto nella prassi seguita nel VI secolo, quando ancora Chiesa Romana (nel racconto di fondazione è papa Silvestro I che dà il responso al vescovo di Siponto) non aveva un rituale apposito per la consacrazione delle Chiese; era sufficiente a tale scopo la Depositio delle reliquie, seguita dalla celebrazione della Messa; mentre per quelle di campagna era sufficiente la sola celebrazione, cfr. M. Rigetti, Storia liturgica, IV, I Sacramenti, I Sacramentali, indice generale dell’opera, Milano 1953, 375-378: 377. Mentre l’invito a comunicarsi, senza minimamente accennare alla previa assoluzione, data con il sacramento della confessione, lascia intendere che il pellegrinaggio stesso era ritenuto un sostituto di questo sacramento, come si evince anche dalla seguente scritta incisa sulla parte superiore del portale del santuario: 'Ubi saxa panduntur ibi peccata hominum / dimittuntur. Hec est domus specialis in qua quaeque / noxialis actio diluitur'. Su questo tema mi permetto di rimandare al mio, Le indulgenze a S. Michele, in Pellegrinaggi e santuari di San Michele nell’Occidente medievale. Pélerinages et sanctuaires de Saint-Michel dans l’Occident médiéval. Atti del Secondo Convegno Internazionale dedicato all’Arcangelo Michele. Atti del XVI Convegno Sacrense (Sacra di San Michele, 26-29 settembre 2007), a cura di G. Casiraghi, G. Sergi, Bari 2009, 241-268.

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[...] per rendere omaggio al principe delle milizie celesti e per chiedere le pietre della grotta che costituivano particolari 'reliquie' o 'pignora'.

'Le vestigia. Di esse non é sola parola negli Atti § 3, ma è fama in tutto il mondo; e perché quel sasso tagliato dal macigno servì di pietra all'altare del glorioso S. Michele in una nuova trasformazione della Spelonca, essa Basilica fu detta Apodanea. Però si ha una sola impressione di quelle vestigia e non due; e per esse l'altare dell'Angelo resta tuttavia senza la pietra sacra delle reliquie dei martiri; quantunque la Chiesa sia stata sempre rigorosa circa essa pietra sacra per modo che nel V Concilio Cartaginese, Can. 14, fu ordinato che s'abbattessero gli altari ove non vi fossero le reliquie dei martiri. Ciò nonostante la raschiatura di quella pietra fu tenuta così preziosa reliquia, che vari altari furono dedicati a S. Michele, apponendovì della sua polvere. Anche oggidì è in tanta stima essa Pietra da credersi comunemente, che qualunque oggetto di divozione, statue, rosarii, medaglie e simili, toccate all'altare di S. Michele, resti benedetto. Palliolo. Il Palliolo fu stimato dagli esageratori essere stato messo dagli Angeli all'Altare di S. Michele, quand'egli consacrò la Grotta che volle a sè dedicata; lo si disse di porpora e ci si ricamò intorno una minuta e meravigliosa leggenda, quasi che fosse disceso dal Cielo. Ma esso non fu altro in sul principio che un velo comune, santificato dal contatto di sante reliquie, velo solito di porsi all'Altare, lorché si dedicava o consacrava: noti già e chiamati nelle vecchie carte Palliola, Brandea, Sanctuaria, Patrocinia. Beneficia; del qual rito, a giorni in cui non ancora si trasferivano e dividevano i Corpi dei Martiri, scrive S. Gregorio a Costantina Augusta (604). Or, i veli imposti alla pietra delle Vestigia, nonchè la Pietra stessa, assunsero simili nomi, e quello specialmente di Benificia; e fin dai primi tempi dell'apparizione fu introdotta la formula de dando beneficio S. Angeli; e ne troviamo precisa parola nel Diurno dei Romani Pontefici scritto a tempi di Gregorio II, circa il 715. Fu poi tanto stimato questo velo o Palliolo deposto sulla Pietra delle Vestigia, che ne fu domandato per la consacrazione dell'Altare di S. Michele in Pescheria in Roma, di San Michele Cuxanense, di S. Michele in pago Virdunensi, e S. Benedetto, con questa preziosa reliquia, inviò S. Mauro in Francia: Palliolo che, come disse il Garnerio 's'imponeva all'altare o Memoria del S. Arcangelo, e si donava a chi ne domandava per divozione'. La Stilla continua ancora, e dai pellegrini si domanda e dagli infermi si beve con gran fervore, e per la fede opera prodigi; la quale oggi si raccoglie anzichè in una conca, come a tempi del Cavalieri, in un pozzetto a soddisfazione dei devoti pellegrini: la quale stilla goccia da più parti del sasso che poscia si raccoglie in uno, nel nominato pozzetto, stato sempre nel medesimo sito. Essa però è acqua che ci filtra dai soprastanti terreni che l'assorbono, massime nella stagion invernale, e per le continue pioggie e per le moltissime nevi; il cui sapore é dell'acqua, e se ti gocciola sopra ti bagna, non già che non bagni, ed ha sapore speciale. Però è sempre una stilla benedetta come che gocciante in una grotta benedetta'. Bonaventura da Sorrento, Michael, trattazione biblica sommatica storica morale utilissima a predicatori e devoti, Napoli, 1892, pp. 259 e ss.

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[...] le cronache del tempo registrano anche significativi esempi di pellegrinaggio per delega ...

M. Sensi, Pellegrinaggi a Montesantangelo al Gargano nei notarili della Valle Spoletana sul calar del Medio Evo, in Campania Sacra, 8/9 (1977 - 1978, pp. 81 - 120, in cui, tra l’altro, riporta una lunga lista di cittadini umbri che compiono il pellegrinaggio al Gargano, alcuni dei quali per delega. Id., Pellegrinaggi votivi e vicari alla fine del medioevo. L’esempio umbro, 'Bollettino Storico della Città di Foligno', 16 (1992), p. 90, n. 117. C. Angelillis, Il santuario del Gargano e il culto di S. Michele nel mondo, vol. I-II, Foggia 1955-1956. Nel 1226 un tal Orlando maniscalco lega nel testamento alcune somme di denaro per pellegrinaggi in suo nome presso alcuni Santuari, tra cui quello di Monte Sant’Angelo. Nel 1382 Maxius Cocce di Foligno pellegrino vicario al Gargano. Nel 1404 Pasqua de Angelo lega 'pro labore quatuor Hominum mittendorum […] ad visitandum limina ecclesie beati Michaelis Archangeli' per l’anima sua e del defunto marito, dodici tareni, cioè tre per ciascuno dei pellegrini delegati. Nel 1413 nel testamento di Giacomino di Matteo con legati per pellegrinaggi in suo nome alla chiesa 'sancti Angeli de Monte Gargano […] ad sanctum Franciscum de Asisio, ad ecclesiam sancti Benedicti de monte Casinansi, ad ecclesiam sancti Iacobi de Galicia o Compostellam, ad Urbem […]'. Nel 1417 Petrus Vangeli pellegrino vicario di Foligno al Gargano. Nel 1426 Fra Lucas Petrutii de Fulgino, pellegrino vicario al Gargano. Nel 1426 Domina Ciana Petri Biciole di Foligno, pellegrina vicaria al Gargano. Nel 1447 testamento rogato a Spello dal notaio Matteo Lilli Picciarello, con cui Pace di Andrea Nacchi commissiona un pellegrinaggio vicario alla chiesa di S. Michele al Gargano e ad altre chiese ubicate lungo l’iter magnum, detto pure 'Via dell’Angelo'. Nel 1449 Frater Iacobus de Sclavonia di Foligno, pellegrino vicario al Gargano. Nel 1457 ci fu un pellegrinaggio al Gargano ordinato da Alfonso il Magnanimo: capo spirituale Monsignor Alfonso Salinas Ordinario della Diocesi di Sarda, capo amministrativo uno dei segretari del Re, messer Giovanni Valero, più di un migliaio del popolo, 21 cappellani Palatini, 25 giovani corifei in abbigliamento di penitenza, ognuno con altro giovane per sostenerlo. Nel 1488 il duca di Calabria, per un voto fatto, paga a mastro Luigi de Cioffi 79 ducati per recarsi a Gerusalemme in sua vece e, per la stessa ragione, consegna a Michele di Napoli, elemosiniere del duca, 14 ducati, 'perché mandi un uomo a Monte S. Angelo in Puglia; 56 ducati a Niccolò di Madonna, perché si rechi a S. Giacomo di Galizia'. Nel 1544 Sigismondo I il Grande, della dinastia degli Iagelloni, sposo di Bona Sforza, duchessa di Bari, visita per la seconda volta il Santuario di S. Michele (la prima, nel 1520). In seguito, invia per voto, tramite i suoi ambasciatori, lampade d’argento fregiate del suo stemma (due immagini di S. Michele inquartate con due aquile bianche). Nel 1625 il conte Alteuh Michele Adelfio di Germania, per voto, depone presso la chiesa dell’Apollinare in Roma, annessa al collegio tedesco, un bastone di 22 mila scudi da inviare al Gargano e da restituire contro sborso dell’equivalente in denaro. Dopo il rifiuto dei canonici garganici, lo stocco scompare.

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[...] Da queste direttrici maggiori si sviluppano una serie di pellegrinaggi minori, spesso legati all'esistenza di reliquie di santi, leggende di apparizioni o acquisizione di indulgenze.

In senso proprio "l'indulgenza si ottiene mediante la Chiesa che, in virtù del potere di legare e di sciogliere, accordatole da Gesù Cristo interviene a favore di un cristiano e gli schiude il tesoro dei meriti di Cristo e dei santi perché ottenga dal Padre selle misericordie la remissione delle pene temporali dovute per i suoi peccati" (CCC n.1478). L'elargizione dell'indulgenza è dunque un ministero, che la Chiesa compie con autorità. Per questo l'indulgenza può essere elargita solo dal Romano Pontefice e da coloro cui quest'autorità è riconosciuta dal Diritto canonico o ai quali è concessa dal Romano Pontefice. Con la sua autorità ministeriale (distinta dall'autorità ministeriale esercitata nella celebrazione dei Sacramenti) la Chiesa applica al fedele, in maniera extrasacramentale, il tesoro dei meriti di Cristo e dei santi e stabilisce anche le condizioni per lucrare l'indulgenza e ne determina l'ampiezza. L'Indulgenza può essere: - Plenaria, se con essa vengono rimesse tutte le colpe; - Parziale, se con essa si consegue la remissione di parte delle pene; - Temporanea, limitata ad un determinato tempo; - Perpetua, senza limitazione; - Personale: concessa a persone fisiche; - Locale: annessa ad un luogo; - Reale: annessa ad un oggetto. Per ottenere l'Indulgenza attualmente si richiede che la persona sia capace di ottenerla perché battezzato e non scomunicato, che il beneficio ha realmente fede e intenzione, che compia le opere prescritte. Le condizioni sono: Confessione e comunione; La preghiera secondo le intenzioni del papa; a Roma visita alle quattro basiliche (S. Pietro, S. Giovanni in Laterano, S. Maria Maggiore, S. Paolo fuori le mura), a cui si possono aggiungere anche altri quattro luoghi significativi (Santa Croce in Gerusalemme, la Basilica di San Lorenzo al Verano, il Santuario della Madonna del Divino Amore, le catacombe cristiane); in Terra Santa visita alla Basilica del Santo Sepolcro, o dell'Annunciazione a Nazareth; in Diocesi con il pellegrinaggio alla Cattedrale, o Santuario o un'altra chiesa designata dal Vescovo; visita agli ammalati, carcerati, anziani, […], per un tempo adeguato, come se si facesse un pellegrinaggio a Gesù che soffre; astensione almeno durante un giorno da consumi superflui (fumo, alcool, digiuno), destinando il denaro risparmiato ad iniziative di carità; sostenere opere di carattere religioso - sociale a favore dell'infanzia abbandonata; attività di sostegno e recupero dei disagi umani e materiali, disagio giovanile, anziani. Tuttavia l'effetto dell'indulgenza non è giustificato in ragione di esse ma per l'intervento della Chiesa. In ogni caso, dispensando le indulgenze, non è la Chiesa a rimettere direttamente la pena temporale, ma è il fedele ad ottenerla da Dio grazie alla Chiesa. 'Il valore delle indulgenze non deve essere né sopravvalutato né sminuito. Da una parte, occorre ricordare che le indulgenze non sono di per sé necessarie; dall'altra, però, bisogna far presente la loro utilità spirituale. Infatti, le indulgenze non sono l'unico mezzo per ottenere la remissione della pena temporale. A parte il valore del sacramento della riconciliazione e della penitenza, tutte le opere penitenziali assunte liberamente con l'intenzione di riparare ai propri peccati e compiute in stato di comunione con Dio, tutte le sofferenze amorosamente accettate, tutte le prove piccole e grandi sopportate con umiltà ed amor di Dio ottengono un effetto analogo. La Chiesa, che le ha istituite, non le ha mai imposte, ma si accontenta di concederle. Nonostante non necessarie, tuttavia le indulgenze sono certamente utili. La loro pratica, infatti, mentre conserva vivo nel cristiano il senso del peccato gli ricorda pure di non ritenersi liberato da tutti gli effetti della sua colpa. Il peccato, in realtà, non scompare mai senza lasciare alcuna traccia. Alcune conseguenze rimangono nel peccatore, pur dopo la remissione della colpa ed hanno bisogno di un impegno costante e fiducioso nella misericordia di Dio. Essa procura, perciò, una coscienza reale e viva delle relazioni che intercorrono tra Chiesa terrena e Chiesa celeste, incita alla carità e ricorda il dovere di accrescere con la propria vita santa il tesoro della Chiesa. La pratica dell'indulgenza, infine, ricorda, al cristiano che tutto è dono di Dio; gli ricorda che Dio ha dei benefici immensi riservati per il peccatore che si converte; e che quanto Egli vuole donare è molto di più di quanto gli si chiede'. Antonia Paolone, L'Indulgenza.

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[...] Il primo, e forse anche il più importante dei luoghi di culto che sorsero lungo la via Antiqua maior e lungo l’antico tratturo sannita poi denominato Sabbe maioris, era situato nella stessa città di Salerno: il Monastero di San Michele Arcangelo.

Del monastero benedettino femminile di San Michele e Santo Stefano resta soltanto la chiesa.
Del monastero benedettino femminile di San Michele e Santo Stefano resta soltanto la chiesa.
Era un monastero di suore benedettine, il Monastero di San Michele Arcangelo, sito 'al di sotto della strada che conduce alla porta che viene chiamata Elina' (a suptus platea que pergit ad porta que dicitur elini), come afferma un documento del Codice Diplomatico Cavense. La prima notizia certa della sua esistenza si trova proprio in questo documento poiché in esso due coniugi, Guido e Aloaria (qui sunt vir et uxor), affermano di aver costruito dalle fondamenta (a fundamina) la chiesa col nome di San Michele Arcangelo (ecclesia vocabulum michaelis arcangeli). Non altrettanto certa è, invece, la data del documento. Crisci e Campagna dicono, infatti, che il monastero fu costruito dai due coniugi 'nel 991 o 981' (Generoso Crisci, Angelo Campagna, Salerno Sacra, Ed. della Curia Arcivescovile di Salerno 1962, p.369) ma la sua origine doveva essere sicuramente anteriore a questa data e legata alla grande fioritura del monachesimo benedettino dei secoli precedenti, poiché esso era filiazione di un monastero assai più antico, quello di San Vincenzo al Volturno (sec. VIII), che, a sua volta, era una filiazione del più antico e celeberrimo monastero benedettino di Farfa (sec. VI - VII). Il Monastero di S. Vincenzo al Volturno fu distrutto dai “Saraceni” nell’anno 881, e proprio da questa distruzione scaturisce la prima menzione dell’esistenza del Monastero femminile di S. Michele di Salerno in una data anteriore più di cento anni a quella citata da Crisci e Campagna. È il Chronicon Vulturnense a darcene notizia affermando che 'l’abate Godelperto (902-920), seguendo un preciso programma di ricostruzione amministrativa oltre che materiale, istituì un preposito ai monasteri, alle chiese, ai servi e alle ancelle che dipendevano da lui, per tutto il Principato di Salerno e anche ai monasteri di fanciulle di S. Michele e di S.Giorgio'. (Chronicon Volturnense, II, 39). Questa frase documenta anche che i monasteri femminili erano sottomessi alla tutela dei monasteri maschili, poiché tale era il monastero di San Vincenzo al Volturno. La presenza e la diffusione del culto di S. Michele nella città di Salerno, fin dall’alto Medioevo, è inoltre provata dall’esistenza della Chiesa di S. Angelo de Plaio Montis, fatta costruire da Adelaita, in 'curte sua intus hanc nobam salernitana civitatem' in data anteriore al 930 in località Giovi.

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