Note di Via dell'Angelo
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Longobardi (o Langobardi). Popolazione germanica che appare nelle fonti scritte nel 5° sec., quando si stanziò nel Meclemburgo (a E dell’attuale Amburgo).
1. Storia
1.1 Le origini
1.2 La discesa in Italia
1.3 Il Regno longobardo
In questo periodo fu stipulata una prima pace con l’impero, che riconobbe il regno longobardo nella sua configurazione territoriale: esso comprendeva l’Italia del nord (eccetto la fascia costiera veneta e la Liguria), la Tuscia, il cuore dell’Umbria e delle Marche e vaste regioni del sud. Già in quest’epoca fu chiaro però che l’autorità del re longobardo era debole a sud degli Appennini: i duchi di Spoleto e di Benevento rappresentavano dei poteri quasi autonomi. Nel resto del regno i duchi, stretti collaboratori del re, erano posti a capo di civitates, città con il loro territorio. In tale contesto emerge la figura del gastaldo, in origine semplice amministratore dei beni fondiari (le curtes) del re; dal 7° sec. gli furono affidate anche intere civitates da governare al posto del duca. Il re risiedeva a Pavia, dove aveva un palatium, sede della corte e di una rudimentale amministrazione centrale, il cui fondamento economico era rappresentato dalla vastissima rete di curtes di proprietà regia. Sotto Agilulfo e sua moglie Teodolinda aumentò la collaborazione con i residui elementi colti della popolazione romana e si stabilì un rapporto di parziale convivenza con il papato, allora rappresentato da Gregorio Magno.
1.4 La massima potenza
1.5 La fine del Regno
L’elemento decisivo che bloccò Liutprando, impedendogli di spazzare via in modo definitivo i Bizantini, fu rappresentato dal papato, il cui prestigio nei confronti di un popolo di neo-convertiti era immenso. La Chiesa romana, con Gregorio II, Gregorio III e Zaccaria, si presentò allora sulla scena come decisa continuatrice della res publica Romanorum, nel momento in cui la forza politico-militare dei Bizantini (sottoposti, in Oriente, alla tempesta dell’espansione araba) appariva in netto declino. Quando, sotto Astolfo, nel 750 la stessa Ravenna cadde in mano longobarda, papa Stefano II, di fronte alle pesanti richieste da parte del re longobardo di un tributo (che avrebbe sancito la supremazia longobarda su Roma), si rivolse ai Franchi. Si ebbero così le due discese del re Pipino in Italia: i Franchi sconfissero i Longobardi costringendoli a cedere le recenti conquiste, ma non li sottomisero. Ciò avvenne, in modo definitivo, con il figlio di Pipino, Carlomagno, nel 774, dopo che l’ultimo re longobardo Desiderio aveva rinnovato le aggressioni contro i territori romani. Carlo assunse la corona longobarda, cercando un accordo con l’aristocrazia. Nel 776 una violenta rivolta dei Longobardi del Friuli costrinse Carlo a destituire una serie di duchi longobardi sostituendoli con conti franchi. Tuttavia, l’aristocrazia longobarda non cedette del tutto le leve del potere locale e, nonostante le novità introdotte dai conquistatori, la società longobardo-italica mantenne molti dei suoi caratteri precedenti all’invasione franca. L’eredità politica, sociale e giuridica del regno longobardo, proseguita esplicitamente nel sud nella Longobardia minore dai duchi di Benevento, continuò anche nel centro-nord nel ducato di Spoleto, andando a confluire nella più complessa realtà dei secoli centrali del Medioevo italiano.
2. La Longobardia minore
La storia della Longobardia minore è un susseguirsi caotico di conflitti interni. Approfittando della guerra civile scoppiata tra Benevento e Salerno, gli Arabi penetrarono nel sud come mercenari. Dopo la divisione della Longobardia minore nei due principati di Benevento e Salerno (849), i Saraceni fondarono emirati a Bari e Taranto e basi piratesche ad Agropoli e sul Garigliano, eliminati faticosamente tra 9° e 10° secolo. Alla fine del 10° sec. i Bizantini fondarono in Puglia il tema di Longobardia, dominando così i deboli principi longobardi di Benevento, Salerno e Capua. Ma l’estrema frantumazione del quadro politico, complicata anche dalla persistente presenza dei Saraceni, rese impossibile l’affermazione di un unico potere forte; la stessa unificazione della Longobardia minore sotto il principe longobardo Pandolfo Capodiferro (m. 981) si rivelò effimera. Nell’11° sec. la Longobardia minore cadde sotto la dominazione dei Normanni che, nel 1130, fondarono il Regno di Sicilia.
3. Il Diritto
4. La lingua
La lingua longobarda, che si estinse completamente nel 10° sec., non ha lasciato né documentazioni dirette né letteratura: tutte le testimonianze risalgono al periodo della dominazione in Italia (fu particolarmente vitale tra il 6° e il 7° sec.). Restano soltanto testimonianze lessicali: dirette, in citazioni o adattamenti che appaiono in alcuni testi (per es., nell’Historia Langobardorum di Paolo Diacono:piscina quod eorum lingua 'lama' dicitur), oppure indirette, cioè nell’onomastica (Ermanno, Astolfo), nella toponomastica (nomi in -engo, come Marengo, vMartinengo) e nel lessico italiano (baruffa, palla, stamberga, zazzera ecc.).
Il longobardo era una lingua indoeuropea del gruppo germanico occidentale, che presentava, come l’anglosassone, caratteri conservativi, dovuti anche al fatto di essersi staccato molto presto dalle altre lingue germaniche del gruppo e di non aver partecipato a talune innovazioni caratteristiche del tedesco.
5. L’arte
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Fu una dinastia di breve durata, appena 37 anni, ma fondamentale per il consolidamento dell'impero e della Cina come unica nazione. Appoggiò energicamente il buddhismo e ricostruì economicamente il territorio dando nuovo prestigio internazionale al Paese. Si arrivava da un lungo momento di lotte, il periodo Wei-Jin iniziato intorno al 220 con la decadenza del regime degli Han orientali. Vi furono separazioni e riunificazioni altalenanti, ma soprattutto, forti conflitti nell'area settentrionale.
Nel 587 Yang Jian fonda la dinastia Sui, ma già da sei anni aveva soppiantato gli Zhou Settentrionali. L'anno successivo riesce a sconfiggere il monarca della dinastia Chen, in Indocina, rendendone tributario il regno. Per migliorare il controllo sul territorio, trasferisce la sua residenza a nord. Nel 589 Yang Jian riesce finalmente a riunificare l'impero. Contemporaneamente iniziano le riforme burocratiche e funzionali nella gestione del territorio: l'imperatore inserisce un sistema gestito da tre ministeri e sei dipartimenti; le pene del sistema giudiziario si ammorbidiscono e viene instaurato un nuovo metodo per la scelta dei funzionari imperiali che potranno accedere alla carica dopo una serie di esami. Non sono momenti facili, tanto che nel 590 fioriscono alcune rivolte. Sarà il figlio dell'imperatore, il principe Yangdi Yang Guang, a porsi al comando delle truppe per domare le ribellioni. Inoltre Yang Guang fa edificare una nuova capitale, la città di Jiangdu, l'odierna Yangzhou.
Nel 604 il principe sale al trono e diventa il secondo imperatore della dinastia Sui. Contributo importante all'unificazione, crescita economica e controllo della Cina, è lo scavo del Gran Canale lungo 1.790 chilometri. La via d'acqua artificiale crea una rete di vie navigabili grazie all'intersezione con i fiumi e i canali naturali: diventa più facile e veloce trasportare materie prime, vettovaglie e truppe in molti angoli dell'impero. Le due principali capitali, Lo-yang e Ch'ang-an vengono collegate a sud con la bassa valle dello Yangtze e alla baia di Hangchow; a nord vicino all'area di Tientsin.
Riguardo ai rapporti con gli stati confinanti, ai regni ormai tributari si deve aggiungere la razzia di Taiwan. Vanno male invece le spedizioni contro l'area della Corea e, dalla parte opposta, contro i Turchi dell'est. Non va bene neppure la spedizione in Mongolia. I malumori crescono, anche per l'alta tassazione imposta ai sudditi. Aristocratici e popolo non vogliono più Yangdi Yang Guang. La rivolta inizia nel 613, poi la situazione sfugge al controllo e nel 616 l'imperatore si rifugia nella sua Jiangdu. Nel 618 viene strangolato dal figlio di un suo generale che apparteneva all'area di comando settentrionale.
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Per i quattro secoli seguenti Gerusalemme diventa islamica ed è venerata come una delle quattro città sante dell'Islam, ricevendo l'appellativo di El Kuds, la Santa; secondo il Corano, infatti, Abramo, Davide, Salomone e lo stesso Gesù furono anch'essi grandi profeti.
L'importanza di Gerusalemme per i musulmani è legata alla tradizione che vuole sia avvenuta qui l'ascesa al cielo del profeta Maometto; proprio per ricordare l'evento il califfo Abd el Malik fece costruire nel 687 la Moschea di Omar (conosciuta anche come Cupola della Roccia) all'interno della quale è contenuta la sacra roccia. La leggenda vuole che la roccia tentò di seguire il Profeta, ma venne fermata dall'angelo Gabriele, che vi lasciò l'impronta della mano.
Sotto alla roccia, pochi gradini portano al pozzo delle anime, una grotta che, secondo la tradizione musulmana, sarà il luogo di ritrovo nel giorno del giudizio.
Il basamento della Moschea è di forma ottagonale ed è rivestito nella parte inferiore da marmi policromi, mentre la parte superiore è ricoperta da piastrelle arabescate di maiolica azzurra fatte collocare da Solimano il Magnifico nel 1552 in sostituzione del precedente mosaico bizantino.
Accanto alla Moschea di Omar il califfo Walid I fece costruire, tra il 709 e il 715, la Moschea El Aqsa, il cui nome significa la più lontana perchè secondo la tradizione indicherebe il luogo più remoto in cui si sarebbe recato il Profeta.
La dominazione musulmana venne interrotta dalla conquista della Città Santa da parte dei crociati nel 1099 che si protrarrà fino al 1187, quando Gerusalemme venne riconquistata dal Saladino.
Ancora una breve parentesi di dominio cristiano si ebbe a partire dal 1229 con la V crociata, ma nel 1244 i musulmani si impossessarono definitivamente di Gerusalemme e la città non tornò mai più in mani cristiane.
Ben presto, però, l'importanza e la centralità di Gerusalemme lasceranno il posto ad un inarrestabile declino. Un dato significativo: a metà del XIX secolo la popolazione era ridotta a soli 11 mila abitanti.
Nel 1918, al termine della I guerra mondiale, l'impero turco si arrende agli anglo-americani e poco dopo inizia il mandato britannico sulla Palestina che durerà fino al 1947.
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La conquista islamica della Spagna
Le fonti filoarabe riferiscono che nei cinque anni seguenti buona parte della Spagna cadde nelle mani dei musulmani, mentre le fonti eurocentriche amano precisare che la Spagna non divenne completamente musulmana. Il territorio dei monti Cantatrici e dei Pirenei, a nord e nord-est, rimase inaccessibile ai berberi e un altro centro di resistenza antislamica si formò sul territorio montuoso dell'Aragona settentrionale.
La conquista musulmana fu favorita dalla debolezza della monarchia visigota e dalla mancanza dell'opposizione da parte della popolazione locale e dall'appoggio degli ebrei di Cordova e Toledo alle truppe degli invasori musulmani. I visigoti, infatti, da tempo si erano impegnati in una aspra persecuzione antiebraica. Forzati al battesimo, spogliati dei loro beni ed imprigionati, gli ebrei accolsero come dei liberatori i berberi musulmani, che si dimostrarono, in effetti, più tolleranti dei visigoti cristiani.
Dopo i primi anni di insediamento i governatori musulmani, stabilitisi a Cordova, dovettero affrontare numerosi problemi: la resistenza cristiane, che durò poco grazie alla politica tollerante dei musulmani, con l'unica eccezione delle Asturie; le rivolte dei Berberi contro gli Arabi, pur essendo entrambe le etnie musulmane e le lotte intestine fra Arabi di origine tribale diversa, riuniti insieme nelle truppe composite degli eserciti musulmani che avevano invaso la Spagna. A seguito di un periodo di disordini, il governo centrale omayyade di Damasco inviò un esercito siriano. I siriani presto si stabilirono nel paese ed ottennero i territori vicini al litorale spagnolo. Questo legame rappresenta la
causa della scelta della Spagna come rifugio dell'ultimo rampollo omayyade, Abd al-Rahman, sfuggito, nel 750, al massacro dell'intera dinastia omayyade per mano di Abu l-Abbas, che diede avvio alla seguente dinastia musulmana, detta abbaside, che regnò in Oriente.
A dispetto della diversità della popolazione, la Spagna omayyade iniziò già in questa epoca a configurarsi come uno stato indipendente dal califfato abbaside orientale.
I primi anni dell'emirato di Abd al-Rahman furono turbati dalle rivalità fra i clan arabi, ma non vi fu alcuna ostilità con i cristiani del nord della Spagna, fatta eccezione per la spedizione di Carlo Magno nel 778, intrapresa per sostenere un governatore di Saragozza contro l'emiro. In questa occasione avvenne l'episodio di Roncisvalle.
Dopo la morte di Abd al-Rahman (788), i suoi successori Hisham I (788-796) e al-Hakam I (796-822) consolidarono la loro posizione, nonostante alcune rivolte locali. Sotto al-Hakam i Franchi riuscirono a riconquistare Pamplona e addirittura Barcellona (801).
L'economia prosperò, il paese divenne ricco e la corte viveva nel lusso, tanto che Abd al-Rahman II divene un munifico mecenate che si circondò di letterati, poeti, scienziati, filosofi, provenienti dall'Occidente, ma anche dall'Oriente.
In questo periodo l'emirato assunse l'aspetto di uno stato indipendente, dato che il califfato abbaside doveva fronteggiare disordini di varia origine in Oriente e che il frazionamento politico era ormai un dato di fatto nell'Africa settentrionale.
La fine del IX secolo fu agitata da numerose insurrezioni locali, ma l'emiro Abdallah (888-912), successo ad Abd al-Rahman II, riuscì a mantenere ben salda la dinastia. Durante il suo regno marinai e mercanti andalusi crearono delle colonie nei principali porti dell'Africa settentrionale, a testimonianza della crescente vitalità del commercio della Spagna musulmana.
Maria Maddalena Colasuonno
