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Paolo Sylos Labini
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Estratto da Paolo Sylos Labini, Scritti sul Mezzogiorno (1954-2001), a cura di Giuliana Arena, Lacaita, Manduria, 2003, pp. 357-367
Gli interventi necessari per la crescita civile

Una venditrice a Napoli - Da L'Astrolabio.
Una venditrice a Napoli - Da L'Astrolabio.
1. L'immagine del Mezzogiorno è diventata molto cupa, non solo in Italia, ma nel mondo. L'analisi spietata delle condizioni civili delle regioni meridionali che emerge dai libri di alcuni intellettuali è apparsa a molti come una scoperta. Ma anche il quadro della corruzione che emerge dalle indagini avviate da un numero crescente di magistrati è apparso come una scoperta: e a questo riguardo il Nord non è da meno del Sud. Non c'è dubbio: negli ultimi anni la corruzione è cresciuta, di pari passo con la caduta delle ideologie e col consumismo e la dilagante aspirazione al rapido arricchimento. Ma non è che siamo passati dal paradiso - o dal purgatorio - all'inferno; l'inferno c'era già, solo era meno noto e forse la bolgia era meno in basso. La realtà poteva esser vista, o almeno intravista, molto tempo fa.

Da L'Astrolabio.
Da L'Astrolabio.
"Se ci si rende veramente conto - scrivevo nel 1974 - di là dalla retorica di cui, più o meno, siamo tutti vittime, della nostra gravissima arretratezza civile, si deve dire che le aspettative di una palingenesi sociale che si erano formate durante la Resistenza e subito dopo la fine della guerra erano generose, nobili, ma molto ingenue: non diversamente dalle aspettative degli intellettuali che guidarono, nel 1799, il tentativo rivoluzionario a Napoli, quelle aspettative erano fondate su un'immagine del tutto utopistica del nostro paese. Il "fallimento" della Resistenza appare tale solo se misurato sul metro di quelle aspettative; se invece si assume, come si deve, il metro della realtà, ossia quello di un paese paurosamente arretrato sul piano civile, il "fallimento" appare uno straordinario successo. Oggi noi tutti non potremmo godere di quelle libertà e di quelle autonomie - circoscritte, limitate, condizionate finché si vuole, ma sensibilmente maggiori di zero - senza il sacrificio degli uomini della Resistenza".

Da L'Astrolabio.
Da L'Astrolabio.
2. Torniamo, specificamente, al Mezzogiorno. Intendo sostenere la tesi che le crescenti denunce delle atroci condizioni civili, più ancora di quelle economiche, sono giuste e realistiche, ma non raggiungono l'intensità e la profondità e la durezza della denuncia che fa Benedetto Croce nella Storia del Regno di Napoli nel 1925; e Croce, a sua volta, cita diversi storici, italiani e stranieri, addirittura del secolo scorso. Per giustificare questa tesi proporrò una serie di citazioni tratte da quell'opera.

(1) "Se nella capitale, città di consumo e non d'industria era una grande quantità di gente adusata a vivere alla giornata, di mance, di espedienti, d'imbrogli, di furti e che non carezzava come ideale, di rado conseguibile e conseguito ma sempre sospirato, se non il saccheggio (l'”arricchimento di Napoli", come ingenuamente lo si concepiva e chiamava dalla plebe), nelle province i contadini, oppressi dai vecchi e dai nuovi proprietari, avevano per isfogo quotidiano il brigantaggio, non mai cessato nella sua forma endemica".

L'on. Giulio Andreotti a Gioia Tauro nel 1975 - Da L'Astrolabio.
L'on. Giulio Andreotti a Gioia Tauro nel 1975 - Da L'Astrolabio.
(2) L'autore di un saggio su Napoli scriveva che "se lealtà, amore, fermezza, fedeltà alle istituzioni, devozione alla patria, decoro di costumi, virtù sociali e grandi memorie sono ciò che costituisce veramente un carattere nazionale, i napoletani non hanno carattere nazionale e sembrano possedere invece le qualità ad esso opposte". A sua volta il generale inglese Moore scriveva: “Non v'ha alcuna parte del mondo così priva di spirito pubblico come Napoli". Il Lamarque, nel 1807, rincalzava. ''Questo reame non somiglia ad alcun'altra parte civile di Europa. (…) Qui quelli che non hanno assolutamente niente stanno come dieci a uno; e ne nasce l'effetto che, altrove, quando un gendarme grida al soccorso, la massa della popolazione interessata corre in aiuto, e qui essa corre in aiuto del ladro" - accade anche oggi.
(3) "I francesi, nel decennio, notarono quanto fosse comune la ritrosia, anche della gente per bene, ad assumere pubblici uffizi, per paura di compromettersi, per pigrizia, per indifferenza".
(4) "[ ...] Lo scarso valore morale della borghesia, la mala disposizione del popolo, erano aggravati e inveleniti dalla povertà di gran parte del paese, povertà naturale e povertà artificiale per la mancanza di strade e di altre necessarie opere pubbliche; la qual cosa complicava il problema della educazione politica nell'Italia meridionale (...) ogni cosa ed ogni individuo (scrive il Galanti) non sembra di altro sollecito che di far de' vantaggi propri sulla salute pubblica".
Una baraccopoli nella Valle del Belice, in Sicilia, nel 1970 - Da L'Astrolabio.
Una baraccopoli nella Valle del Belice, in Sicilia, nel 1970 - Da L'Astrolabio.
(5) "Lo storico (...) deve dare il primato (...) all'elemento attivo, a quella classe intellettuale, che rappresentava la nazione in formazione o in germe. (...) A quella classe che validamente concorse all'opera rivoluzionario-riformatrice dei re napoleonici, e che si sentì anche in diritto di condannare all'abominio la memoria di un Nelson, venuto a proteggere quanto tra noi era di vecchio e di pessimo, e a soffocare nel sangue quanto vi era sorto e di nobile e di generoso".
(6) "La monarchia napoletana, senza che se l'aspettasse, senza che l'avesse messo nei suoi calcoli, vide da ogni parte levarsi difensori in suo favore nelle plebi di campagna e di città, che si gettarono nella guerra animose a combattere e morire per la religione e pel re, e furono denominate, per la prima volta, bande della Santa Fede". (. . .) Furono queste bande e quest'armata (l'armata del cardinale Ruffo), che resero travagliata la vita della Repubblica napoletana, perché non si riuscì a domarle se non in alcune provincie a per breve tempo.
Protesta di terremotati nel Meridione d'Italia - Da L'Astrolabio.
Protesta di terremotati nel Meridione d'Italia - Da L'Astrolabio.
[...] Ed esse attorniarono il re lo acclamarono e lo applaudirono nella orrenda reazione cui egli diè mano contro tutti i giacobini, vecchi e nuovi e recenti: una reazione che forse non ha pari nella storia, poiché non mai come allora in Napoli si vide il monarca mandare alla morte e agli ergastoli o scacciare dal paese prelati, gentiluornini, generali, ammiragli, letterati, scienziati, poeti, filosofi, giuristi, nobili, tutto il fiore intellettuale e morale della sua nazione. (...) Con la classe colta la rottura era completa; ed anzi, nei primi tempi della restaurazione, a Napoli quasi non c'era più classe colta. Il re di Napoli (scrisse con macabro umorismo il Courier) aveva fatto impiccare tutta la sua accademia". (L'orrenda reazione - possiamo aggiungere noi - eliminando o disperdendo la minoranza intellettuale attiva di Napoli in un periodo delicatissimo della crescita del Mezzogiorno, ha contribuito in misura rilevante a generare la questione meridionale così come noi la conosciamo. La storia la portiamo ancor oggi sulle nostre spalle.
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La Camera dei deputati nel 1970 - Da L'Astrolabio.
La Camera dei deputati nel 1970 - Da L'Astrolabio.
7) “Il lezzo e il fradiciume che è qui (scrive lo Spaventa in una lettera) ammorba i sensi. Non si vede né modo né verso come questo paese possa rientrare in un assetto ragionevole, pare come se i cardini dell'ordine siano stati conficcati”. E proprio allo Spaventa, allora consigliere di luogotenenza, toccò di dovere esplorare a fondo, e prendere a combattere pel primo, il malanno della "camorra", della quale fino a quei giorni era ignoto ai pubblicisti quasi lo stesso nome. [...] “Qui, (scrisse un Italiano venuto dal Nord) siamo fra una popolazione che, sebbene in Italia e nata in Italia, sembra appartenere alle tribù primitive dell'Africa”. [...] "A Napoli (notava uno scrittore svizzero) non c'erano se non due sole classi, les lettrés et le peuple; e che la borghesia, cioè quella non lettrée, l'industriale e commerciale, semplicemente non esisteva".
(8) “Il generale Filangieri, figlio dell'autore della scienza della legislazione, (. . .) lasciò scritto a suo figlio: “Credimi, per chiunque ha un po' d'onore e un po' di sangue nelle vene, è una gran calamità nascere napoletano”.
(9) “Conosco qualche degna persona, già amministratore del comune, che ha per istituto di non passar mai più davanti alla porta di palazzo San Giacomo, la cui sola vista gli dà un tremito nervoso; e conosco qualche altro che, saggiata la baraonda, se n'è ritirato in gran fretta, sentendo impari e resistervi, non tanto le sue forze spirituali, quanto quelle fisiche".
3. Credo che queste citazioni siano sufficienti a dimostrare la tesi proposta dianzi. Qui desidero porre in relazione due di tali citazioni con certi temi sviluppati da tre grandi uomini di pensiero: Adam Smith, Carlo Cattaneo e Gaetano Salvemini.
Comincio con una citazione di Salvemini, che si ricollega a quella indicata nell'ultimo punto.

"La vita pubblica nel Mezzogiorno è assolutamente impraticabile per chi non sia una canaglia (. ..). Va da sé che le lotte tra le fazioni non hanno nessun contenuto né sociale né politico.
Si tratta di clientele concorrenti in cui si scinde l'unica classe dominante (. ..). Se qualcosa c'è da dire sugli ideali dei vari eserciti in lotta, è che tutti hanno lo stesso ideale: togliersi un po' di fame sul bilancio del comune"(La piccola borghesia intellettuale nel Mezzogiorno d'Italia, saggio del 1911 ristampato nel IV volume delle opere di Salvemini edite da Feltrinelli, Milano).

Macerie a Montevago (Sicilia) - Da L'Astrolabio.
Macerie a Montevago (Sicilia) - Da L'Astrolabio.
Il tema di Smith che ora ricordo va posto in relazione con la prima citazione di Croce. Scrive Smith: "Nelle città mercantili e manifatturiere, dove le persone appartenenti agli strati più bassi della popolazione ottengono il loro sostentamento dall'impiego del capitale, esse sono in generale industriose, sobrie e parsimoniose, come accade in molte città inglesi e in gran parte delle città olandesi. Nelle città che dipendono principalmente dalla residenza, stabile o temporanea, di una corte ed in cui le persone degli strati più bassi ricevono il loro sostentamento soprattutto da spese di consumo, esse sono in generale oziose, dissolute e povere" (Ricchezza delle Nazioni, libro II, capitolo III). Smith prosegue indicando alcune città del primo e del secondo tipo e mettendo in rilievo che ci sono città che hanno sia l'una che l'altra caratteristica e che in questi casi occorre vedere quale delle due caratteristiche prevale. In Napoli, io credo, ha prevalso fino ad un tempo recente la prima caratteristica; negli ultimi due o tre decenni la componente mercantile e industriale è progressivamente cresciuta, com'è cresciuta la componente intellettuale e culturale; tuttavia, a quanto pare, per ragioni storiche e quantitative, tuttora prevale la componente di cui parlano, in termini diversi, Smith e Croce. Palermo, diversi secoli fa, era una città di tipo misto, con un peso cospicuo - così pare - delle attività economiche del tempo. In seguito la corte è scomparsa ma la componente negativa è rimasta, con l'aggravante che nel passato la corte faceva capo a monarchie straniere, il cui interesse primario era altrove. (Una situazione analoga ha avuto luogo, come regola, a Napoli). Lo stesso Smith aveva messo in grande rilievo l'importanza, sia per lo sviluppo economico che per lo sviluppo civile, della crescita delle città. Cattaneo ripropone, in modo autonomo, tale tesi, che tuttavia rimane in ombra nelle riflessioni di Croce. Quella che Croce chiama "mancanza di spirito pubblico", che è una tesi che affiora nella quarta citazione, va spiegata e non assunta come un dato. Penso che la spiegazione possa essere ricavata dall'analisi di Smith e poi dall'analisi di Cattaneo, che è diversa. Per Smith le lotte secolari che gli abitanti delle città affrontano contro i signori feudali per conquistare la loro autonomia e le loro istituzioni indipendenti - le cui vestigia sono osservabili da noi in molte città del Nord ed in alcune città del Centro nella forma dei palazzi che ospitavano le magistrature comunali - hanno portato i cittadini, almeno in via di tendenza, a considerare come non necessariamente ostile l'autorità pubblica ed a sentirsi anzi parte della res publica; viceversa, nelle città meridionali lo sviluppo delle città non ha seguito quel corso ed è stato spesso condizionato da potenze straniere, l'autorità pubblica o locale, è vista come una forza ostile ed estranea.
Da L'Astrolabio.
Da L'Astrolabio.
Ciò ha dato luogo non solo alla diffusa “mancanza di spirito pubblico”, ma ha dato anche spazio alla comparsa e allo sviluppo di “ordinamenti giuridici autonomi”, diversi da quello statale, che caratterizzano certe organizzazioni criminali, come la camorra e la mafia, la cui pericolosità sociale è cresciuta negli ultimi due o tre decenni per la maggior potenza acquistata attraverso il traffico di droga e per l'intensificarsi dell'intreccio fra esponenti di quelle organizzazioni e uomini politici.
Salvemini amava molto Cattaneo, di cui accettava le idee di fondo. Fra queste due meritano particolare menzione. La prima si ricollega all'idea di Smith sopra richiamata; entrambe le idee di fondo possono essere efficacemente sintetizzate dai titoli di due opere di Cattaneo. La città considerata come principio ideale delle istorie italiane del 1858 e Del pensiero come principio di economia pubblica del 1861. Per Cattaneo la storia della civiltà è storia delle idee: sotto questo aspetto sembra che vi sia convergenza fra Croce e Cattaneo. La convergenza, tuttavia, è solo parziale, giacché Croce assegna preminenza alla cultura detta umanistica, mentre Cattaneo dà il massimo rilievo alla cultura tecnica ed ai rapporti fra scienza e tecnica. Sotto questo aspetto Smith si trova in posizione intermedia o, se si vuole, bivalente.
Per Smith tre sono i fattori dello sviluppo: cultura (e istruzione), istituzioni appropriate e risorse, da intendere in senso lato; e per Smith non è importante solo la cultura generale, ma anche quella portata avanti dagli inventori di nuovi prodotti e di nuovi metodi produttivi.
L'On. Mariano Rumor - L'Astrolabio.
L'On. Mariano Rumor - L'Astrolabio.
4. Posto che la tesi proposta al principio di questa nota sia giusta ed ammesso che sia realistico il quadro tremendo che emerge, sia pure per brevi tratti, dalle citazioni di Croce e Salvemini, a che giova - si può chiedere - mettere in rilievo che la spaventosa arretratezza civile delle regioni meridionali ha radici antiche assai? Insistere su un tale concetto - si può pensare - non solo non giova ad un'azione volta a cambiare l'orrenda realtà, ma può generare un paralizzante pessimismo: se l'attuale situazione è il risultato di un processo plurisecolare - tre o quatto secoli, presumibilmente, saranno necessari altri secoli per uscirne. Io dico che non è così. I processi storici non sono simmetrici. La riflessione approfondita e critica sul nostro presente e, per comprenderlo, sul nostro passato, può dar luogo, è vero, a conclusioni catastrofiche e paralizzanti; ma è lecito sperare che dia luogo invece ad una benefica rabbia di ricostruzione. Di più una diagnosi approfondita, in cui chi la compie non arretra di fronte agli aspetti più ripugnanti, può servire di base per individuare quali siano le linee di azione da seguire e quali da evitare con decisione. Ciò è vero anche per l'economista.
Così, se ci si rende conto dello stato degradato della situazione politica del nostro Paese, il corollario che l'economista deve trarre - e che nel passato raramente ha tratto, anche se si era reso conto dell'arretratezza civile e politica - è che sono da evitare gli interventi che comportano un'ampia zona discrezionale dei politici; viceversa, sono decisamente da raccomandare gli interventi che favoriscono la crescita civile dei singoli.
Faccio due importanti esempi, l'uno per il primo tipo d'intervento, l'altro per il secondo tipo e cioè il sistema degli appalti e la creazione di nuovi posti di lavoro.
L'On. Arnaldo Forlani - Da L'Astrolabio.
L'On. Arnaldo Forlani - Da L'Astrolabio.
I pubblici appalti sono importanti in tutta l'Italia, ma specialmente nel Mezzogiorno, sia in positivo - le regioni meridionali hanno tuttora bisogno d'infrastrutture essenziali per lo sviluppo - sia in negativo - i rischi di abusi nel Sud sono anche più gravi che nel Nord. In questo dopoguerra alcune leggi mal fatte - secondo alcuni dolosamente mal fatte - hanno creato ampi spazi addizionali per gli abusi, che hanno avuto luogo soprattutto attraverso il meccanismo di revisione prezzi. Non si tratta solo di malversazioni e di furti; si tratta - quel che è molto più grave - di un aiuto fornito alla crescita della potenza economica e politica delle organizzazioni criminali. Il governo ha preparato un progetto di riforma del sistema degli appalti. Persone competenti hanno espresso critiche assai severe sul progetto: è essenziale riconsiderarlo con grande attenzione
.
Creazione di nuovi posti di lavoro.
Da L'Astrolabio
Da L'Astrolabio
Dati i rischi connessi agli appalti, che potranno essere molto ridotti, ma non eliminati, da una buona riforma, èbene considerare le opere pubbliche per la loro utilità diretta, ponendo in secondo piano la loro capacità di creare nuovi posti di lavoro. D'altro canto è necessario essere molto avari nella creazione di posti di lavoro nella burocrazia statale, regionale e comunale. Occorre anzi introdurre qualche meccanismo che condizioni i trasferimenti finanziari dello Stato agli enti locali -trasferimenti che debbono essere comunque ridotti - al rispetto di regole e limiti precisi quanto al numero ed agli stipendi degli impiegati. Per combattere la disoccupazione, che oggi è il più grave problema economico del Sud, occorre puntare invece sugli interventi che favoriscono l'imprenditoria giovanile e la creazione di nuove imprese - i risultati ottenuti con le leggi esistenti sono limitati, ma sembrano decisamente incoraggianti.
Occorre, in particolare esplorare la formula che da tempo cerco di raccomandare, della "produzione d'imprese a mezzo d'imprese". Si è infatti osservato che non meno di sei piccole aziende su dieci, tanto nel Nord quanto nel Sud, nascono da imprese già operanti, di regola medie e grandi, come Eva dalla costola di Adamo. Si tratta di dipendenti che si mettono in proprio, dopo aver acquisito la necessaria esperienza. Non di rado sono le stesse imprese madri che favoriscono questo processo, giacché trovano conveniente alleggerire il costo totale dei lavoratori salariati, stabilendo poi contratti di acquisto di merci o di servizi con le nuove piccole imprese. È possibile creare, con incentivi di vario genere, la convenienza di un tale distacco quando la convenienza spontanea non sussiste.
Da L'Astrolabio.
Da L'Astrolabio.
Anche nelle contrattazioni collettive di lavoro possono essere introdotte clausole che favoriscano, a certe condizioni, quei distacchi. In un convegno promosso un anno fa dalla CGIL proprio per discutere quella proposta, i dirigenti di quella organizzazione sindacale si dichiararono ben disposti, anche se poi dal dire al fare c'è di mezzo il mare. La creazione di aziende indipendenti, comunque realizzata, avrebbe l'importante effetto civile di ridurre progressivamente la fila di coloro che aspettano "il posto" dal potente uomo politico locale.
Non basta, tuttavia, favorire la crescita del numero degli occupati: è importante stimolare la crescita dei posti di lavoro qualificati e specializzati. Ciò è importante soprattutto nel Mezzogiorno, dove la disoccupazione relativamente più estesa riguarda i giovani diplomati; del resto, la stessa creazione di nuove aziende presuppone la mobilitazione di persone con un certo grado d'istruzione. La crescita di posti di lavoro qualificati e specializzati è condizionata, direttamente e, più ancora, indirettamente, dall'Università e da centri di ricerca ben funzionanti. È necessario essere ben consapevoli che oggi il sistema universitario, che costituisce la struttura portante della ricerca di base, è in crisi, come, sinteticamente, indica il fatto che solo uno studente su tre giunge alla laurea. Neanche nel più ampio settore della ricerca la situazione è confortante: sia nell'Università sia nella ricerca osserviamo luci vivide, ma le ombre sono ampie e cupe e sconfinano col buio pesto.
Da L'Astrolabio.
Da L'Astrolabio.
Nell'Università alcuni cambiamenti positivi sono stati introdotti in anni recenti; ma nel complesso negli ultimi due decenni la situazione è peggiorata
. Uno dei danni più gravi è venuto all'università dalla formula nefanda dell' "ope legis", in forza della quale molti docenti hanno ottenuto promozioni, non per meriti scientifici, ma appunto "ope legis". Un altro grave danno è venuto dal modo di applicare il cosiddetto semestre, che in realtà dura quattro mesi scarsi: i corsi semestrali intensivi esaurirebbero l'obbligo dei professori di far lezione.
Come conseguenza, soprattutto nelle piccole sedi, non pochi professori si fanno vivi solo in quei quattro mesi e poi scompaiono, anche se in teoria dovrebbero restare a disposizione degli studenti. Soprattutto al fine di ristabilire rapporti sistematici fra docenti e studenti, occorre reintrodurre l'obbligo di far lezione durante l'intero anno accademico, lasciando liberi i docenti di far corsi annuali o semestrali. Ma si tratta anche di migliorare la qualità dei corsi; e qui possono essere di aiuto le valutazioni, le critiche e i suggerimenti esposti periodicamente dagli studenti in risposta a questionari. Infine, occorrerebbe stabilire tasse capaci di coprire i costi, istituendo, al tempo stesso, borse adeguate per gli studenti non abbienti e meritevoli.
Finita l'ubriacatura demagogica degli ultimi due decenni è tempo di riorganizzare 1'Università per renderla simile a quella degli altri paesi europei. D'altra parte se l'Università è malata, la ricerca langue o si sviluppa solo in poche isole felici.
Sono sorti nel Sud alcuni centri di ricerca. Occorre crearne altri ed occorre assegnare la massima priorità alla diffusione delle innovazioni, grandi e piccole, nel tessuto economico e sociale, anche attraverso l'assistenza alla creazione di piccole imprese.
Siro Lombardini (1924-2013) e Beniamino Andreatta (1928-2007) - Da L'Astrolabio.
Siro Lombardini (1924-2013) e Beniamino Andreatta (1928-2007) - Da L'Astrolabio.
Riforma del sistema degli appalti, politica volta a intensificare la creazione di piccole imprese, riorganizzazione dell'Università e della ricerca
: sono tre linee d'intervento per cercare di rovesciare la tendenza al peggioramento delle condizioni civili ed economiche del Mezzogiorno e cominciare a risalire la china. Sono linee d'intervento che possono avere probabilità di successo, sia
Enrico Berlinguer (1922-1984) - Da L'Astrolabio.
Enrico Berlinguer (1922-1984) - Da L'Astrolabio.
pure in tempi non brevi, se si pone mano alla riforma della pubblica amministrazione. Cercando di trar vantaggio dal terremoto politico che stiamo vivendo e dalla rabbia innovatrice che oggi scuote l'opinione pubblica, penso che esistono le condizioni favorevoli per avviare una tale riforma, come prova la recente approvazione della privatizzazione dei contratti di lavoro dei pubblici impiegati, che, in via di principio, non hanno più il privilegio dell'inamovibilità, una riforma, tuttavia, che non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza.
Quelli appena indicati sono solo esempi dei cambi necessari: altre colonne portanti dell'organizzazione pubblica e politica del nostro paese debbono essere cambiate se vogliamo uscire dall'inferno in cui viviamo. Tre libri apparsi di recente - L'inferno di Giorgio Bocca, Gli uomini del disonore di Arlacchi, I nipotini di Lombroso di Giovanni Russo - hanno il merito di aver riacceso il dibattito sul Mezzogiorno ponendolo sul piano della ragion critica, in un tempo in cui le spinte emotive rischiano di trasformare i connotati atroci della realtà meridionale in motivi di avversione irrazionale ed anzi di repulsione quasi razzistica di molta gente nei riguardi del Sud piuttosto che in motivi di riflessione fondata su un'analisi compiuta senza rispetti umani non solo del Sud ma dell'intera realtà nazionale, con l'intento di predisporre una strategia di ricostruzione cui debbono partecipare le persone civili di ogni parte d'Italia. I libri di Bocca e di Arlacchi riguardano soprattutto la conoscenza critica, il libro di Russo riguarda non solo la conoscenza critica, ma anche l'intervento pubblico e formula proposte concrete in uno spirito molto simile al mio, come appare chiaramente nel caso della riforma degli appalti.
Se non sapremo trar vantaggio, per cambiare, dalla gravissima crisi sociale e politica in atto, dovremo porre bene in evidenza un grande cartello per coloro che, dall'Iperuranio, volessero scendere qui da noi: "Lasciate ogni speranza di vita civile o voi che nascete su questa terra".

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Da Paolo Sylos Labini, (a cura di Roberto Petrini), Ahi Serva Italia, Laterza, 2006 pp. 89-90
[…]
Salvare l’Europa.

Silvio Berlusconi (a sx) assieme a Bettino Craxi. Da L'Astrolabio
Silvio Berlusconi (a sx) assieme a Bettino Craxi. Da L'Astrolabio
Gli uomini della Lega, appoggiati nei fatti da Tremonti e da Berlusconi, sostengono che l’Europa ha portato quasi solo danni e col Patto di stabilità ci ha legato le mani: non si tratta di rivedere il patto, come sostengono le persone responsabili, si tratta di avere le mani libere per adottare una robusta politica di sviluppo, infischiandosene del deficit pubblico. Chi sostiene questa tesi dimostra una bestiale ignoranza. L’euro ha drasticamente ridotto l’inflazione soprattutto ponendo fine alle svalutazioni competitive, e ha determinato una forte riduzione del saggio dell’interesse, con vantaggio delle famiglie (mutui), delle imprese (prestiti) e dello Stato, che ha ottenuto rilevanti risparmi sugli interessi dei titoli, risparmi che hanno contribuito in misura decisiva a frenare il deficit e il debito pubblico: nessun paese resiste a lungo alla crescita di quel deficit e di quel debito.
Oggi l’Unione europea è in crisi. È tuttavia evidente che la crisi verrà superata perché oramai è sorta una rete di robusti interessi economici e commerciali e una rete di vantaggi politici, primo fra tutti la drastica riduzione dei rischi di guerre periodiche per la supremazia in Europa.
[…]
Risanare i conti pubblici, oggi in grave dissesto soprattutto per l’insensata (e truffaldina) politica di ridurre le tasse. Conviene puntare in primo luogo sulla lotta all’evasione fiscale: c’è la formula di Rivoli - il comune in provincia di Torino che ha affidato a una società privata il censimento degli immobili - che ha avuto un ottimo successo, è stata imitata da numerosi comuni e non è vessatoria. Perché non trasformarla in una legge, con gli opportuni adattamenti?
Rilanciare gli investimenti, pubblici e privati, amplificando le privatizzazioni.
Rafforzare le tutele per i lavoratori precari, che debbono averne di più di quelle garantite ai lavoratori stabili, i quali hanno appunto il vantaggio della stabilità.
[…]
Conclusioni
Da L'Astrolabio.
Da L'Astrolabio.
Un uomo di cultura è tale se sa guardare in modo non superficiale oltre il presente, sia verso il passato sia, per formulare congetture, ipotesi e decisioni - soprattutto se è uomo politico -, verso il futuro. Berlusconi più che furbo è astuto e sa scegliere i consiglieri per le sue varie attività, che sono tante e tante e sono tutte tese a mantenere il potere. Per nostra umiliazione non è uomo di Stato e non è uomo di cultura.
Un punto che appare evidente a tutti gli uomini anche di media o perfino di bassa cultura, e cioè che l’importanza dell’Unione europea non sta tanto nell’economia quanto nella politica - niente meno, eccetto cataclismi oggi non prevedibili, ha reso impossibili le guerre, in un continente caratterizzato da "guerre civili" dalla notte dei tempi -, a Berlusconi non interessa granché: semplicemente, di questo fatto enorme se ne infischia.
L’Europa ha poi avuto grande importanza dal punto di vista economico, come dirò fra un momento.
Questo Berlusconi proprio non lo ha capito, come non l’ha capito Tremonti, pur volendo farsi considerare come economista, preferibilmente geniale.
Così entrambi hanno dato al passaggio dalla lira all’euro la colpa per certi aumenti maggiori della norma dei prezzi al minuto, aumenti che in Italia pur ci sono stati, ma, che sono dovuti non al passaggio in quanto tale dalla moneta nazionale all’euro, bensì al fatto che, a differenza degli altri paesi europei, il governo non ha preso le misure che doveva prendere, per esempio accordi con le società della grande distribuzione.
Da L'Astrolabio.
Da L'Astrolabio.
Tutti i paesi hanno avuto difficoltà coi conti pubblici per via dell’avversa congiuntura internazionale; ma l’Italia è anche in tale campo "maglia nera". Tremonti ha preso la palla al balzo per ridurre al minimo i vincoli del Patto di stabilità e non ha fatto di peggio solo perché gli altri paesi glielo hanno impedito; non si trattava di scardinare quel Patto, ma di adattarlo alle nuove circostanze.
In tutto questo, approfittando delle scarse conoscenze economiche della gente, sono stati messi in ombra due fatti di grande rilievo: in Italia sono state rese impossibili le "svalutazioni competitive", fomite d’inflazione e di ostacolo alle innovazioni tecnologiche, ed è stata drasticamente frenata la velocità dell’inflazione.
Corrispondentemente è stato reso possibile un saggio dell’interesse basso, come non si era quasi mai visto, e stabile, ciò che ha favorito gli investimenti delle imprese, i mutui delle famiglie, oltre che il risanamento del bilancio pubblico. Tutto ciò o non si tiene in conto o si trascura, deliberatamente, impedendo alla gente di comprendere i vantaggi dell’Unione europea.
Siamo invece in tanti e tanti a credere che la nostra salvezza politica ed economica risieda principalmente nell’Europa. Non bisogna però accontentarsi di quel che si è fatto e di mantenerlo. Così con Giorgio Ruffolo, che per anni è stato parlamentare europeo, e con Giulietto Chiesa, che lo è ancora, abbiamo pensato a un Piano europeo che dovrebbe fondarsi sulla combinazione di infrastrutture alla Delors e d’investimenti privati innovativi. Le ristrettezze finanziarie odierne riguardano i conti pubblici nazionali, ma in Europa la liquidità abbonda, cosicché si potrebbe lanciare con successo un prestito obbligazionario, secondo una vecchia idea. Le risorse ottenute potrebbero essere gestite dalla Banca europea degli investimenti con pochi adattamenti. I progetti d’investimento pubblico e privato dovrebbero avere un interesse europeo ma in una prima fase non potrebbero essere ambiziosi: occorre un rodaggio. In seguito, se tutto va bene, potrebbero diventarlo. Il Piano potrebbe avere in Italia una nuova base industriale, secondo un progetto che promossi anni fa e che è stato elaborato dal Cnel dal settembre 2004 al maggio 2005, e da me illustrato in un articolo apparso sul “Sole 24 Ore” del 15 luglio 2005, poi modificato sulla base delle proposte degli stessi industriali; le indicazioni sul progetto aggiornato sono contenute in un articolo dello stesso giornale del 15 novembre 2005. Su entrambe le iniziative il presidente Ciampi ha manifestato pubblicamente il suo pieno appoggio.
Dai rapporti che abbiamo avuto coi distretti è stato ribadito che il problema prioritario è quello dell’energia; in Italia ci sono i prezzi più alti d’Europa. Conviene studiare un programma aperto a tutti i paesi europei, per dare un forte impulso alle ricerche e fare in modo che l’energia possa diventare più a buon mercato per tutti.
C’è un’iniziativa non economica, completamente diversa ma anche più importante, che l’Europa potrebbe intraprendere: promuovere una missione veramente di pace in quel tormentato paese che è l’Iraq, dove noi italiani siamo entrati in modo truffaldino, travestiti da missione di pace, mentre si trattava di una missione di guerra. Ritengo che anche gli Stati Uniti e l’Inghilterra sarebbero favorevoli a una tale missione, che potrebbe aiutarli a uscire da quell’inferno che loro stessi hanno creato.
Da L'Astrolabio.
Da L'Astrolabio.
Sono idee e iniziative che possono dare nuovo vigore al ruolo dell’Europa nel mondo. Ciò darebbe anche a noi una speranza, di cui abbiamo bisogno come l’aria.
Un appello accorato
Dopo questo intermezzo di speranza, ritorno al tema dominante. Vorrei soffermarmi sulla maledizione dei figli dei "moderati" di Bergamo, che va presa molto sul serio. Essa, lo dico con dolore, potenzialmente riguarda tutti i leader, Prodi incluso, se non cambiano linee di azione.
Rischiando di apparire un ingenuo vorrei esprimere un auspicio, anzi un appello appassionato. I leader del centrosinistra da giovani non erano così cinici, avevano ideali che poi l’esperienza politica del nostro infelice paese li ha spinti ad abbandonare. Certo, i membri dei partiti del centrosinistra, che si rendevano conto di come stessero andando le cose, sono stati troppo timidi, forse come strascico di un’antica, malintesa, disciplina di partito. Oggi i segni incoraggianti si moltiplicano, forse perché vedono la morte politica. Perciò dico loro: lasciate la strada che porta all’autodisistima generalizzata descritta spietatamente da Smith e da Leopardi e addirittura all’autodisprezzo.
Non dovete pensare che i vostri figli saranno orgogliosi di voi perché vi siete affermati politicamente.
Al contrario, quando "capiranno", si vergogneranno di voi. Recuperate gli ideali della vostra giovinezza. Sono pronto a superare i giudizi negativi se vengo convinto dai fatti; le parole non bastano.
Ecco, ho cominciato questo libro con un’invettiva.
Lo concludo con un appello accorato.

Riccardo Chiaberge, Intervista a Paolo Sylos Labini, CdS, 1995
[…]
Ce la caveremo, professor Sylos Labini?

"Guardi, qualcuno mi ha definito un allegro pessimista. La mia rabbia è che ci vorrebbe poco, veramente poco, per fare dell'Italia un Paese civile, europeo. Certo, ci vuole altrettanto poco per finire in Africa ...".

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Estratto da Paolo Sylos Labini, Scritti sul Mezzogiorno (1954-2001), a cura di Giuliana Arena, Lacaita, Manduria, 2003
Nord, Centro e Sud

Da L'Astrolabio.
Da L'Astrolabio.
L'evoluzione economica e sociale non è un processo uniforme ed equilibrato in nessun paese e da nessun punto di vista, neppure dal punto di vista territoriale; meno che mai è uniforme nel nostro paese, dove il contrasto tra Nord e Sud costituisce il più grave problema nazionale; inoltre, come si è gia osservato, le stesse classi hanno connotati diversi nelle diverse regioni del nostro paese. Ma prima di soffermarci, schematicamente, su alcuni aspetti qualitativi consideriamo, nelle grandi linee, gli aspetti quantitativi.
La fondamentale stabilità delle tre grandi classi sociali, che avevamo notato esaminando i dati nazionali, si nota anche al livello delle tre circoscrizioni (Nord, Centro e Sud), sebbene a questo livello le oscillazioni risultino più accentuate. Anche per queste circoscrizioni vale l'osservazione che le variazioni più importanti hanno luogo all'intemo delle classi medie e della classe operaia: flessione dei lavoratori autonomi ed aumento degli impiegati; flessione dei salariati in agricoltura ed aumento dei salariati nelle altre attività, specialmente nell'industria.
Queste flessioni e questi aumenti, che sono l'espressione di un processo di "modernizzazione", hanno luogo in tutte e tre le circoscrizioni; ma, com'era da attendersi, nel Nord sono molto più accentuati.
Da L'Astrolabio.
Da L'Astrolabio.
Soffermandoci sulla situazione attuale, è importante osservare che oggi, nel Sud, la quota degli impiegati privati - che sono direttamente collegati con la produzione - è sensibilmente inferiore a quella nazionale e, ancor più, a quella del Nord. Il quadro si rovescia se si considerano gl'impiegati pubblici: nel Sud la quota è maggiore della media nazionale ed è molto maggiore di quella del Nord. Le quote risultano tutte spostate in alto di un punto e mezzo o due punti se invece degli impiegati pubblici si considerano i dipendenti della pubblica amministtazione, i quali includono anche i militari e i salariati. Ecco le percentuali sulla popolazione attiva: Nord 7.2, Centro 12.8, Sud 10.5, media nazionale 9.2. Poiché nel Sud, che è un'area arretrata, c'è relativamente meno da amministrare che nel Nord e poiché la quota del Centro è spinta in alto dalla burocrazia ministeriale ubicata a Roma, appare chiaro che la quota del Sud è patologicamente elevata. Quanto ai professionisti, è interessante rilevare che la quota degli avvocati sulla popolazione nel Sud è pari a circa il doppio di quella del Nord (0.30 contro lo 0.15%). Questo è il risultato di due spinte: da un lato, la scarsezza dl sbocchi professionali e quindi l'affollamento di questa come di certe altre professioni; dall'altro lato, la litigiosità nel campo economico, che è tanto più alta quanto più povera è l'economia e quanto più stentato e diseguale è il suo sviluppo.
Pierre-Joseph Proudhon (1809-1865) - Da L'Astrolabio.
Pierre-Joseph Proudhon (1809-1865) - Da L'Astrolabio.
Consideriamo ora la classe operaia. Nell'agricoltura i salariati rappresentano il doppio della media nazionale (62%) ed oltre tre volte la quota del Nord. Viceversa i salariati dell'industria, esclusa l'edilizia, nel Sud rappresentano una quota pari alla metà della media nazionale (25%) ed a poco più di un terzo della quota del Nord.
A causa dell'esodo agrario, negli ultimi vent'anni i contadini proprietari (più i mezzadri e i fittavoli) e i salariati si riducono sensibilmente. È da notare che la velocità assoluta e relativa dell'esodo agrario nel Sud è paragonabile a quella dell'esodo che ha avuto luogo nel Nord e nel Centro, sebbene le occasioni di lavoro extra-agricolo, in queste due aree, fossero molto maggiori e sebbene l'emigrazione in regioni lontane (o all'estero) sia molto più dolorosa, umanamente, di spostamenti nell'ambito della stessa regione. Questo fatto è chiaramente la conseguenza delle condizioni di miseria e di deficienza e di precarietà delle occupazioni, soprattutto nelle zone agrarie dell'interno. L'esodo agrario e l'emigrazione, insieme con lo sviluppo molto fiacco della domanda di lavoro fuori dall'agricoltura, spiegano l'agghiacciante caduta nel Sud, ben più grave che nel Centro e nel Nord, del tasso di attività.
Da L'Astrolabio.
Da L'Astrolabio.
Esodo agrario in parte patologico, ipotrofia dell'industria moderna, ipertrofia del pubblico impiego: sono queste le caratteristiche economico-sociali del Mezzogiorno
.
In generale, la flessione dei gruppi sociali legati all'agricoltura e l'accrescimento di quelli urbani tende ad aggravare l'instabilità politica, almeno in una prima lunga fase. D'altra parte, l'ipertrofia dell'impiego pubblico accompagnata all'ipotrofia dell'impiego privato tende, come sempre, in linea generale, a rafforzare le posizioni della conservazione, poiché gli impiegati privati, quando sono collegati alla produzione e, in particolare, alle fabbriche, tendono ad essere politicamente più "progressisti" dei loro colleghi del settore pubblico, ove prospera il clientelismo. Tutto questo è grave e preoccupante, ma comprensibile: in una situazione economica come quella meridionale, la domanda di lavoro extra-agricolo cresce lentamente; soprattutto i giovani appartenenti ai ceti medi impiegatizi e professionali, o i giovani appartenenti ai ceti medi costituiti dai lavoratori
Bimbi a Caserta - Da L'Astrolabio.
Bimbi a Caserta - Da L'Astrolabio.
relativamente autonomi (specialmente artigiani e contadini proprietari), che non vogliono o non possono trovare impiego nelle attività dei loro padri, premono in tutti i modi per ottenere un posto, un impiego, dopo essersi muniti di un diploma o di una laurea. In queste condizioni le fortune stesse degli uomini politici sono legate alle loro capacità di procurare "posti"; ed i "posti" spesso vengono assegnati in gran parte in modo indipendente dalle capacità delle persone.
Si tratta di posti a livelli umili - per il così detto personale d'ordine e esecutivo - e si tratta, in minor misura, di posti a livelli relativamente elevati che specialmente negli enti locali comportano stipendi buoni, relativamente agli altri lavoratori e relativamente alla situazione economica.
Domina dunque, nel Mezzogiorno, il clientelismo politico e amrninistrativo. Gli stessi partiti di sinistra, quelli che hanno la falce e il martello e magari un libro come simbolo, rimangono inquinati da una tale situazione. Il clientelismo piccolo-borghese rischia di travolgere anche questi partiti, che in teoria dovrebbero costituire, in primo luogo, l'espressione dei contadini piu poveri e dei salariati agricoli (falce) e dei lavoratori salariati dell'industria (martello). In realtà, questi partiti, almeno negli organismi centrali, sono gestiti e diretti da piccoli borghesi più o meno illuminati: l'elogio del "proletariato", la proclamazione della sua egemonia, spesso diventano una maschera della situazione reale, in cui l'egemonia è dei piccoli borghesi: molto libro, poco martello, pochissima falce. In verità che i piccoli borghesi hanno conquistato l'elettorato attivo e quello passivo, mentre gli uomini della falce e del martello di regola hanno solo l'elettorato attivo.
Le critiche ed anzi le invettive che Gaetano Salvemini scaglia contro la piccola borghesia meridionale sono dunque largamente valide anche oggi. Ecco qualche citazione:

"La vita pubblica nel Mezzogiorno è assolutamente impraticabile per chi non sia una canaglia (...). Va da sé che le lotte tra le fazioni non hanno nessun contenuto né sociale né politico.

Un ufficio di collocamento - Da L'Astrolabio.
Un ufficio di collocamento - Da L'Astrolabio.
Si tratta di clientele concorrenti in cui si scinde l'unica classe dominante (. ..). Se qualcosa c'è da dire sugli ideali dei vari eserciti in lotta, è che tutti hanno lo stesso ideale: togliersi un po' di fame sul bilancio del comune"(La piccola borghesia intellettuale nel Mezzogiorno d'Italia, saggio del 1911 incluso nel volume Movimento socialista e questione meridionale, Feltrinelli, Milano, 1963, pp. 487-493).
Nel nostro tempo, in alcuni centri meridionali ove si sono insidiate grandi imprese si è creato un peculiare modus vivendi, di tacita divisione di attività fra la piccola borghesia locale e i dirigenti delle nuove unità industriali: i piccoli borghesi locali si occupano dell'amministrazione pubblica, assai spesso con metodi clientelari non molto diversi dagli antichi, e i dirigenti si occupano dell'attività produttiva: sfortunatamente, non c'è stata, o non c'è ancora stata, una vera integrazione su un livello moderno e civilmente accettabile (A. Graziani, Il Mezzogiomo nell'economia italiana degli ultimi anni, nel volume Nord e Sud nella società e nell'economia italiana di oggi, Atti del convegno promosso dalla Fondazione Luigi Einaudi, Torino, 1968, spec. pp. 34-37).
Un giovane garzone pastore ad Ottana - Da L'Astrolabio.
Un giovane garzone pastore ad Ottana - Da L'Astrolabio.
Dal principio del secolo ad oggi, dunque, le condizioni della vita pubblica sembra siano mutate più nella forma che nella sostanza. In gran parte le cose stanno proprio così. Tuttavia, se l'osservatore riesce a dominare le sue emozioni e l'angoscia e la rabbia di fronte ad uno spettacolo spesso barbaro ed incivile, egli deve riconoscere che molte cose sono cambiate anche nella sostanza; ed i cambiamenti hanno avuto luogo non solo nelle campagne (le condizioni economiche dei contadini sono molto migliorate ed il loro numero è fortemente diminuito per via dell'emigrazione), ma anche nelle città dove, in certi casi, sono sorti nuclei piccoli ma dinamici di classe operaia moderna.
I ceti medi impiegatizi e professionali, che sono in forte espansione, destano le maggiori preoccupazioni poiché costituiscono il terreno ideale per la coltura e lo sviluppo del virus del clientelismo, che diventa mafia quando assume connotati criminali. Tuttavia, perfino in quest'ambito vi sono cambiamenti rilevanti o almeno potenzialmente rilevanti, grazie all'accresciuta mobilità delle persone ed al miglioramento del livello culturale e grazie alle conseguenze dell'irrobustimento dei sindacati, a cominciare da quelli degli operai, irrobustimento che rende più difficili di quanto fossero ai tempi di Salvemini le prevaricazioni e gli abusi sistematici. È legittimo sperare che, lottando molto duramente, cambiamenti più vasti e profondi possano essere attuati; ma occorre tener sempre ben presente che assai grave è il peso della storia recente e ancor più, il peso della storia passata: non bisogna farsi nessuna illusione sui tempi e sugli sforzi necessari.

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Questo è un brano di facile comprensione, ma terribile, dell'autore del Saggio sulle classi sociali, Editori Laterza, Bari, 1974.
Nel libro-intervista curato da Roberto Petrini - Paolo Sylos Labini, Un paese a civiltà limitata, Editori Laterza, Bari, 2002, p.14, l'autore afferma che: "l’economia non può essere separata dalla sociologia, pur se le due discipline vanno tenute distinte".
La scrittura, nel brano proposto, è piana e comprensibile, anche se qualche nozione di economia sarebbe opportuno averla. I temi sono ancora attuali, anche se sono trascorsi 42 anni dallo scritto.
Per aiutare il lettore ho sottolineato alcuni passaggi.

Il tasso di occupazione del 2016
Il tasso di occupazione del 2016
La situazione odierna sembra che sia cambiata (peggiorata?) rispetto ad oltre 40 anni fa.
Ho preso in considerazione i tassi di occupazione in Europa (Target al 2020=obiettivo UE), in Italia e nel Mezzogiorno.
Se analizziamo i dati europei riferiti al 2013, per la fascia di età 20-64 e gli obiettivi per il 2020, osserviamo che:
1 - La media europea ammonta al 68,5%
2 - La media italiana ammonta al 59,8% con un obiettivo assegnato del 67%
2 - La media tedesca ammonta al 77,1% con un obiettivo del 77%
3 - La media svedese ammonta al 79,8% con un obiettivo dell'80%
4 - La media del Meridione è del 45,5%

Se poi analizziamo le variazioni percentuali del tasso di attività nel periodo 2008-2013 notiamo quanto segue:
1 - Media europea: -2,6%
2 - Germania: +4,2%
3 - Italia: -5,1%
In poche parole, a partire dalla crisi economica del 2008 la Germania ha aumentato il tasso di attività dal 74% al 77,1%, mentre l'Italia ha visto diminuire il suo dal 63% al 59,1%
NB. Le statistiche proposte sono state eleborate su dati Istat.

Lavoratori nel Mezzogiorno d'Italia. Da L'Astrolabio.
Lavoratori nel Mezzogiorno d'Italia. Da L'Astrolabio.
L'evoluzione economica e sociale non è un processo uniforme ed equilibrato in nessun paese e da nessun punto di vista, neppure dal punto di vista territoriale; meno che mai è uniforme nel nostro paese, dove il contrasto fra Nord e Sud costituisce il più grave problema nazionale; inoltre, come si è già osservato, le stesse classi hanno connotati diversi nelle diverse regioni del nostro paese. Ma prima di soffermarci, schematicamente, su alcuni aspetti qualitativi consideriamo, nelle grandi linee, gli aspetti quantitativi.
La fondamentale stabilità delle tre grandi classi sociali, che avevamo notato esaminando i dati nazionali, si nota anche al livello delle tre circoscrizioni (Nord, Centro e Sud), sebbene a questo livello le oscillazioni risultino più accentuate. Anche per queste circoscrizioni vale l'osservazione che le variazioni più importanti hanno luogo all'interno delle classi medie e della classe operaia: flessione dei lavoratori auto­nomi ed aumento degli impiegati; flessione dei sala­riati in agricoltura ed aumento dei salariati nelle altre attività, specialmente nell'industria. Queste flessioni e questi aumenti, che sono l'espressione di un processo di «modernizzazione», hanno luogo in tutte e tre le circoscrizioni; ma, com’era da attendersi, nel Nord sono molto più accentuati.
Soffermandoci sulla situazione attuale, è importante osservare che oggi, nel Sud, la quota degli impiegati privati - che sono direttamente collegati con la produzione - è sensibilmente inferiore a quella nazionale e, ancor più, a quella del Nord. Il quadro si rovescia se si considerano gl'impiegati pubblici: nel Sud la quota è maggiore della media nazionale ed è molto maggiore di quella del Nord. Le quote risultano tutte spostate in alto di un punto e mezzo o due punti se invece degli impiegati pubblici si considerano i dipendenti della pubblica amministrazione, i quali includono anche i militari e i salariati. Ecco le percen­tuali sulla popolazione attiva (di dipendenti della pubblica amministrazione, n. d. r.): Nord 7,2, Centro 12,8, Sud 10,5, media nazionale 9,2.
Vendemmia in Puglia. Da L'Astrolabio.
Vendemmia in Puglia. Da L'Astrolabio.
Poiché nel Sud, che è un'area arretrata, c'è relativamente meno da amministrare che nel Nord e poiché la quota del Centro è spinta in alto dalla burocrazia ministeriale ubicata a Roma, appare chiaro che la quota del Sud è patologicamente elevata. Quanto ai professionisti, è interessante rilevare che la quota degli avvocati sulla popolazione nel Sud è pari a circa il doppio di quella del Nord (0,30 contro lo 0,15%). Questo è il risultato di due spinte: da un lato, la scarsezza di sbocchi professionali e quindi l'affollamento di questa come di certe altre professioni; dall'altro lato, la litigiosità nel campo economico, che è tanto più alta quanto più povera è l'economia e quanto più stentato e diseguale è il suo sviluppo.
Consideriamo ora la classe operaia. Nell'agricoltura i salariati rappresentano il doppio della media nazionale (6,2%) ed oltre tre volte la quota del Nord. Viceversa i salariati dell'industria, esclusa l'edilizia, nel Sud rappresentano una quota pari alla metà della media nazionale (2.5%) ed a poco più di un terzo della quota del Nord.
A causa dell'esodo agrario, negli ultimi vent'anni i contadini proprietari (più i mezzadri e i fittavoli) e i salariati si riducono sensibilmente. È da notare che la velocità assoluta e relativa dell'esodo agrario nel Sud è paragonabile a quella dell'esodo che ha avuto luogo nel Nord e nel Centro, sebbene le occasioni di lavoro extra-agricolo, in queste due aree, fossero molto maggiori e sebbene l'emigrazione in regioni lontane (o all'estero) sia molto più dolorosa, umanamente, di spostamenti nell'ambito della stessa regione. Questo fatto è chiaramente la conseguenza delle condizioni di mi­seria e di deficienza e di precarietà delle occupazioni, soprattutto nelle zone agrarie dell'interno. L'esodo agrario e l'emigrazione, insieme con lo sviluppo molto fiacco della domanda di lavoro fuori dall'agricoltura, spiegano l'agghiacciante caduta nel Sud, ben più grave che nel Centro e nel Nord, del tasso di attività (Nota del redattore: L'Istat certifica che nel 4. Trimestre 2016 il tasso di attività della popolazione attiva - da 15 a 64 anni - ammonta al 55,7%; nel 2008 (scoppio della crisi finanziaria mondiale) ammontava al 58,6% - Vedi grafico).
Nel profondo Sud... Da L'Astrolabio.
Nel profondo Sud... Da L'Astrolabio.
Esodo agrario in parte patologico, ipotrofia dell'industria moderna, ipertrofia del pubblico impiego: sono queste le caratteristiche economico-sociali del Mezzogiorno
.
In generale, la flessione dei gruppi sociali legati all'agricoltura e l'accrescimento di quelli urbani tende ad aggravare l'instabilità politica, almeno in una prima lunga fase. D'altra parte, l'ipertrofia dell'impiego pubblico accompagnata all'ipotrofia dell'impiego privato tende, come sempre, in linea generale, a rafforzare le posizioni della conservazione, poiché gli impiegati privati, quando sono collegati alla produzione e, in particolare, alle fabbriche, tendono ad essere politicamente più «progressisti» dei loro colleghi del settore pubblico, ove prospera il clientelismo. Tutto questo è grave e preoccupante, ma è comprensibile: in una situazione economica come quella meridionale, la domanda di lavoro extra-agricolo cresce lentamente; soprattutto i giovani appartenenti ai ceti medi impiegatizi e professionali, o i giovani appartenenti ai ceti medi costituiti dai lavoratori relativamente autonomi (specialmente artigiani e contadini proprietari), che non vogliono o non possono trovare impiego nelle attività dei loro padri, premono in tutti i modi per ottenere un posto, un impiego, dopo essersi muniti di un diploma o di una laurea. In queste condizioni, le fortune stesse degli uomini politici sono legate alle loro capacità di procurare «posti»; ed i «posti» spesso vengono assegnati in gran parte in modo indipendente dalla capacità delle persone. Si tratta di posti a livelli umili - per il così detto personale d'ordine e esecutivo - e si tratta, in minor misura, di posti a livelli relativamente elevati che specialmente negli enti locali comportano stipendi buoni, relativamente agli altri lavoratori e relativamente alla situazione economica.
Domina dunque, nel Mezzogiorno, il clientelismo politico e amministrativo. Gli stessi partiti di sinistra, quelli che hanno la falce e il martello e magari un libro come simbolo, rimangono inquinati da una tale situazione. Il clientelismo piccolo borghese rischia di travolgere anche questi partiti, che in teoria dovrebbero costituire, in primo luogo, l'espressione dei contadini più poveri e dei salariati agricoli (falce) e dei lavoratori salariati nell'industria (martello). In realtà, questi partiti, almeno negli organismi centrali, sono gestiti e diretti da piccoli borghesi, più o meno illuminati: l'elogio del «proletariato», la proclamazione della sua egemonia, spesso diventano una maschera della situazione reale, in cui l'egemonia è dei piccoli borghesi: molto libro, poco martello, pochissima falce. La verità è che i piccoli borghesi hanno conquistato l'elettorato attivo e quello passivo, mentre gli uomini della falce e del martello di regola hanno solo l'elettorato attivo.
Le critiche ed anzi le invettive che Gaetano Salvemini scaglia contro la piccola borghesia meridionale sono dunque largamente valide anche oggi. Ecco qualche citazione:

"La vita pubblica nel Mezzogiorno è assolutamente impraticabile per chi non sia una canaglia (...). Va da sé che le lotte fra le fazioni non hanno nessun contenuto né sociale né politico. Si tratta di clientele concorrenti in cui si scinde l'unica classe dominante (…). Se qualcosa c'è da dire sugli ideali dei vari eserciti in lotta, è che tutti hanno lo stesso ideale: togliersi un po' di fame sul bilancio del comune" (La piccola borghesia intellettuale nel Mezzogiorno d'Italia, [1911], in Movimento socialista e questione meridio­nale, Feltrinelli, Milano, 1963, pp. 487-93).

Donna del Sud. Da L'Astrolabio.
Donna del Sud. Da L'Astrolabio.
Nel nostro tempo, in alcuni centri meridionali ove si sono insediate grandi imprese si è creato un pecu­liare modus vivendi, di tacita divisione di attività fra la piccola borghesia locale e i dirigenti delle nuove unità industriali: i piccoli borghesi locali si occupano dell'amministrazione pubblica, assai spesso con metodi clientelari non molto diversi dagli antichi, e i dirigenti si occupano dell'attività produttiva: sfortunatamente, non c'è stata, o non c'è ancora stata, una vera integrazione su un livello moderno e civilmente accettabile (A. Graziani, Il Mezzogiorno nell'economia italiana degli ultimi anni, in Nord e Sud nella società e nell'economia italiana di oggi, Fondazione Einaudi, Torino, 1968, spec. pp. 34-7).
Dal principio del secolo ad oggi, dunque, le condizioni della vita pubblica sembra siano mutate più nella forma che nella sostanza. In gran parte le cose stanno proprio così. Tuttavia, se l'osservatore riesce a dominare le sue emozioni e l'angoscia e la rabbia di fronte ad uno spettacolo spesso barbaro ed incivile, egli deve riconoscere che molte cose sono cambiate anche nella sostanza; ed i cambiamenti hanno avuto luogo non solo nelle campagne (le condizioni economiche dei contadini sono molto migliorate ed il loro numero è fortemente diminuito per via dell'emigra­zione), ma anche nelle città dove, in certi casi, sono sorti nuclei piccoli ma dinamici di classe operaia moderna.
Un povero. Da L'Astrolabio
Un povero. Da L'Astrolabio
I ceti medi impiegatizi e professionali, che sono in forte espansione, destano le maggiori preoccupazioni poiché costituiscono il terreno ideale per la coltura e lo sviluppo dei virus del clientelismo, che diventa mafia quando assume connotati criminali. Tuttavia, perfino in quest'ambito vi sono cambiamenti rilevanti o almeno potenzialmente rilevanti, grazie all'accresciuta mobilità delle persone ed al miglioramento del livello culturale e grazie alle conseguenze dell'irrobustimento dei sindacati, a cominciare da quelli degli operai, irrobustimento che rende più difficili di quanto fossero ai tempi di Salvemini le prevaricazioni e gli abusi sistematici. È legittimo sperare che, lottando molto duramente, cambiamenti più vasti e profondi possano essere attuati; ma occorre tener sempre ben presente che assai grave è il peso della storia recente e, ancor più, il peso della storia passata: non bisogna farsi nessuna illusione sui tempi e sugli sforzi necessari.
In conclusione, nel Sud i nuclei relativamente omogenei e moderni della piccola borghesia e della classe operaia sono ancora così esigui da rendere problematico l'uso stesso del concetto di classe: converrebbe forse parlare semplicemente di categorie socio-economiche. In ogni caso occorre tenere ben presente che tanto nella piccola borghesia relativamente autonoma quanto fra i lavoratori salariati sono ancora numerose le persone occupate in modo precario

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Il brano che segue è tratto da Saggio sulle classi sociali di Paolo Sylos Labini, Laterza, 1975

Immagine del terremoto nella Valle del Belice. Da L'Astrolabio.
Immagine del terremoto nella Valle del Belice. Da L'Astrolabio.
Si sente ripetere spesso che oramai l'Italia è di­ventata un paese moderno, che è entrata nel novero dei dieci paesi più industrializzati del mondo. Questo è vero, ma è solo una parte della verità. Per una distorsione probabilmente imputabile alla grande in­fluenza del pensiero economico sulla cultura sociale e politica, si tende a stabilire un'equivalenza fra grado di sviluppo economico e grado di sviluppo civile. È triste osservare che così non è: il nostro reddito in­dividuale medio oggi è solo limitatamente inferiore a quello inglese - siamo arrivati al 70-75%. Ma, pur senza tener conto del fatto che la distribuzione per­sonale e regionale del reddito nazionale italiano è molto più diseguale di quanto sia in Inghilterra, si deve dire che se il grado di sviluppo civile fosse quantificabile esso sarebbe molto inferiore a quel 70%. Qualche aspetto quantitativo della nostra arretratezza economica e civile, ben più significativo del livello relativo del reddito individuale, può essere individuato esaminando con attenzione i contrasti economici e so­ciali che caratterizzano il nostro paese. Certo, tutte le società contengono nel proprio seno elementi contrastanti; ma nella società italiana i contrasti raggiungono un'intensità molto diffìcilmente riscontrabile in altri paesi:
- accanto a imprese moderne, grandi e piccole, esiste nell'industria un gran numero di unità produt­tive arcaiche e inefficienti, la cui attività si fonda sul lavoro a domicilio o sui sottosalari o su opere ottenute in sub-appalto;
- l'esodo agrario - che si è svolto e si svolge in tutti i paesi industrializzati - in Italia assume ca­ratteristiche patologiche, poiché le terre che si spo­polano non sono necessariamente le meno fertili e le meno suscettibili di sviluppo, ma quelle in cui manca il supporto dello sviluppo di attività extra-agricole moderne;
- le attività produttive moderne si concentrano in certe aree del Nord, in contrasto crescente con la rarefazione delle attività produttive in molte aree del Sud: alla congestione di quelle aree fanno riscontro i vuoti delle zone meridionali;
- la percentuale dei disoccupati è fra le più alte dei paesi industrializzati, e certamente la più alta è la percentuale di occupati precari, in gran parte con­centrati nelle regioni meridionali; corrispondentemen­te, il sottoproletariato urbano e quello rurale assu­mono proporzioni enormi, specialmente nelle città e nelle aree ad agricoltura povera del Mezzogiorno; viceversa, la percentuale della popolazione attiva è fra le più basse (forse la più bassa dei paesi industrializ­zati);
- l'Italia è forse l'unico paese che riesce ad esportare simultaneamente lavoratori e capitali - un fatto apparentemente assurdo, da un punto di vista economico;
- allo sviluppo del settore privato moderno fa riscontro un gravissimo sottosviluppo del settore pub­blico (problema della burocrazia e questione delle ri­forme).
A questi contrasti economici corrispondono, necessariamente, contrasti nella società e nella compo­sizione delle classi sociali:
- la percentuale di semianalfabeti non trova ri­scontro in nessun paese civile;
- la classe borghese, che pure è relativamente la più omogenea, presenta, nel suo interno, differen­ziazioni culturali e politiche rilevanti;
- la classe operaia, se si eccettua il suo nucleo industriale moderno, è fortemente differenziata, come conseguenza dello sviluppo fortemente differenziato in senso geografico e settoriale (nel Mezzogiorno la classe operaia in senso proprio è molto limitata: i legami fra i diversi gruppi di salariati e di contadini poveri sono deboli);
- la piccola borghesia è ancor più fortemente differenziata, sia in senso economico che in senso so­ciale e politico; considerata l'instabilità di questa quasi classe e considerata la sua estensione numerica, è qui che occorre concentrare l'analisi critica per porre in termini appropriati i problemi politici del nostro paese.

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