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San Giovanni Rotondo

Pecore al pascolo alle pendici di Monte Celano, tra S. Marco in Lamis e S. Giovanni Rotondo. Sullo sondo: il Monte Celano.
Pecore al pascolo alle pendici di Monte Celano, tra S. Marco in Lamis e S. Giovanni Rotondo. Sullo sondo: il Monte Celano.
L'industria delle vacche, de' buoi, e de' cavalli è qui molto grande. Vi si allevano ancora picciole greggi di agnelli, e di castrati. Quindi ne' macelli non manca mai di està la carne, la quale è assai saporita; perché a' detti animali fanno pascolare erbe aromatiche, nutritive e impinguanti.
Di està ne' paesi del Gargano Settentrionale manca sovente la carne, e quella, che di rado fassi è di capra, o di magliato. Vi si dovrebbe dunque introdurre la lodevol pratica di S. Giovanrotondo. Che poi introdurre vi si possa, è chiaro dalla situazione, che annunzia la prosperità della pecora. Il Gargano settentrionale è una contrada piuttosto secca, e rilevata in colli, e poggi, ventilata dall'aura marina, ed immune dal lupo.
Per la bassezza delle sue montagne vi è scarsa la pioggia, pel generale declive vi è pronto lo scolamento; e l'una e l'altra cagione aggiunta alla forza del Sole vi induce un predominio d'asciutto. Or lo asciutto non assicura egli la pecora dalla sua più mortal nemica, dall'origine d'ogni suo morbo, voglio dire dalla pestifera umidità? Secondamente, sopra quegli asciutti colli regnano il serpillo, il timo, il puleggio, ed altre care erbette odorose, che l'aura marina asperge di un sale sensibile ad ogni palato. Finalmente l'immunità del lupo esime la timida pecora da' suoi spaventi, e da' suoi eccidj.
Pecora al pascolo
Pecora al pascolo
Mercé queste circostanze gli agnelli, ed i castrati troverebbonsi in grembo alla sanità, ed alla tranquillità.
Conseguentemente non potrebbe bramarsi situazione più felice per la prosperità della pecora. Si pretende, che l'aria della Gran Brettagna sia alle pecore favorevolissima a solo oggetto, che quel Regno è bagnato tutto dal mare. Fondatissima è una tal pretenzione. Il mare impregnando di vapori salini le pasture, fa passare ai polmoni, ed al sangue di queste bestie un acido, ch'è molto salutare.
Quindi ottimo è l'uso di dare il sale alle pecore. Il sale le preserva da moltissime malattie, e particolarmente da quella conosciuta sotto il nome di ammarcimento del fegato, dà loro buon appetito e vigore, le riscalda, le fa digerire, ed impedisce le ostruzioni. Laonde Virgilio con fondamento ripete dalle pasture salse la buona salute degli armenti, ed il miglior sapore nel latte. Il Gargano settentrionale essendo dunque bagnato dal mare, ne segue, che sia alle pecore favorevolissimo. Or quando vi si introdurranno le picciole greggi di pecore, onde aver nella state buona e saporita carne ne' macelli? Vi s'introdurranno, allorché i ricchi di quella bella contrada non mangeranno più alla foggia de' selvaggi del nuovo Mondo. Ma io ritorno a S. Giovanrotondo.
Mi si perdonino queste gite, e ritornate in grazia dell'utile.
Un asino a Vico Garganico
Un asino a Vico Garganico
L'asino, che Somiero ancora appellasi dal portar la soma, è comune in tutt'i paesi del Regno; ma qui ve n'hanno in tanta copia, che S. Giovanrotondo appellar potrebbesi il paese degli asini. E’ proverbio garganico: Sangiovannari ciucci senza capezza. L'accidental causa di questo modo proverbiale sarà forse che i Sangiovannari soglion talvolta, o solevano portare senza cavezza i loro asini.
Ma essi sentendosi così ingiuriare, non devono punto adirarsi. L'asino è una bella e gentil creatura. Ha orecchie grandi, coda lunga, voce alta, aria soda, e portamento civile. L'asino parlò, come parliamo noi. E’ notissimo il fatto di Balaam; e Caio Mario fuggì il furor di Silla per il consiglio di un asino. L'asino fu il segno di guerre, e di vittoria. Diffatti Dario avendo intrapresa la guerra contra li Sciti, condusse alla battaglia un gran numero di asini, che col ragliare posero in fuga i nemici. L'asino ebbe vittime, ed altare.
Sansone che impugna una mascella di asino come arma
Sansone che impugna una mascella di asino come arma
Appione dice, che gli Ebrei idolatrarono sagrificando all'asino, perché mostrò loro l'acqua nel deserto. L'asino ebbe in Francia una Festa in onor della fuga in Egittofuga-in-Egitto.jpg. Una giovanetta pomposamente ornata con Bambino in braccio sopra un asino adorno a pompa iva in processione alla Chiesa. Celebravasi la Messa, e l'asino facevano inginocchiare col Prete. L'inno, che cantavasi a coro pieno in onor della bestia, e sì indecente, che non oso ridirlo. Il Sacerdote invece dell'Ite missa est ragliava tre volte quanto più forte sapea, ed il popolo in luogo del Deo gratias rispondea ragliando altrettanto. Strana e stolida Festa, che Festa dell'asino appellavasi!
Sui pregi dell'asino potrei fare una più lunga cicalata; ma temo di fare inasinire i savj miei Leggitori. Io chiudo coll'asino la Descrizione geografìco-georgico-fisica di tutt'i paesi garganici. Non sono stato io un Geografo esatto, ed utile?
Ebbene: chiamatemi Geografo asinesco.

La località detta Campolato è un luogo di sosta per la 'cumpagnia' di S. Marco in Lamis
La località detta Campolato è un luogo di sosta per la 'cumpagnia' di S. Marco in Lamis
All'Est di S. Giovanrotondo evvi una vasta e disuguale pianura, che Campolato appellasi. Questa pianura addetta al pascolo delle vacche, e delle pecore, è in primavera talmente coperta di ferole, che sembra un vasto e folto bosco. Chi poi bramasse vedere innumerevoli selve di ferole, vada a visitare la pianura Dauna, dove i pastori colle medesime fanno siepi per le greggi, sedie, chiamate colà forlizze, gabbie, ed altri strumenti rurali.

Piante di ferula che crescono alle "Matine" di San Giovanni Rotondo (FG).
Piante di ferula che crescono alle "Matine" di San Giovanni Rotondo (FG).
È la ferola una pianta, che ha le foglie, ed i rami simili al fìnocchio. In ogni tre anni forma il suo fusto, che giugne all'altezza di dieci o dodici palmi. Il suo diametro sul suolo è di un'oncia e mezza. Sulla cima i suoi fiori, che racchiudono il seme, sono ancora simili a quelli del finocchio. Si formano i virgulti in Aprile; i quali, quando sono maturi, diventano rossi, e ciò accade in Luglio ed in Agosto. La ferola si mangia dalle capre, e da' buoi senza pregiudizio. È poi molto proficua a' muli, e ai cavalli allorché si è fatta grossa; e riesce ai medesimi velenosa, ed agli asini noci­va, allorché è ancor tenera. I fiori si mangian fritti dalla gente.
Dioscoride (Nota) dice, il Galbano essere liquore di una ferola, che nasce in Soria. Quindi abbondando di ferole la pianura Dauna, e Campolato nel Gargano, tentar potrebbesi, se anche in questa nostra Regione aver­si potesse il galbano perfetto, senza ricercarlo da paesi tanto remoti.
Molte virtù medicamentose attribuiscono al galbano Soriano Galeno e Dioscoride (Nota): ma i Medici di oggidì avvisano, che non abbia tante virtù. Sono anch'io dello stesso avviso; perché ogni troppo versa, dice il proverbio.
Pianta di salvia in una campagna del Gargano
Pianta di salvia in una campagna del Gargano
Questo liquore era assai in voga ne' secoli andati; al presente è alquanto decaduto come la salvia, il cardo santo, il zafferano (Nota), ed altri medicamenti, che si decretavano come tante panacee.
Ma se esso non opera al presente que' prodigi, che negli scorsi secoli oprava, egli è certo però, che delle tante virtù da Dioscoride attribuitegli, ne ha qualcuna. Epperò invitiamo i Medici ad usarlo, e gli abitanti di S. Giovanrotondo a tentarne l'estrazione dalla ferola.
Prima di chiudere questo paragrafo, io vo' dire due parole della cruda sferza del truce Pedantismo. Nel Gargano i Pedanti battono i dilicati ragazzi con una sferza di legno duro, resistente, e non pieghevole. Quin­di gl'infelici empiono l'aere di lunghe strida, e riputano mostri le scien­ze, e larve orrende le arti migliori. A' giovanetti dell'Apulia non sembra tanto odiosa Minerva, perché battuti vengono con una sferza di leggera e spugnosa ferula. Dovrebbon pure i Pedanti del Gargano battere colla ferola i teneri ragazzi. Ma in questo indotto Promontorio quanto più il Pedante batte i suoi allievi, tanto più è riputato dotto. Pedanti: la dolcezza, lo stuzzicare la curiosità, i premj, l'emulazione, il punto d'onore; ecco i motivi bastanti da interessare i giovanetti nello studio. Sappiate con destrezza maneggiare a tempo, ed a luogo queste vetri morali, ed essi faranno voli stupendi. Leggitori, è vero ch'io propendo all'episodio; ma è anche vero, che onde partii tosto ritorno.

La pianura dauna sotto San Giovanni Rotondo, rigogliosa di uliveti
La pianura dauna sotto San Giovanni Rotondo, rigogliosa di uliveti
Questa Terra vende ad altre Terre garganiche molto superfluo del suo grano, e delle sue fave; seminando gli abitanti nonché nel bosco, nella sua piana, ed in altri luoghi del suo lenimento, ma eziandio nella pianura Dauna.
Le Matine a S. Giovanni Rotondo
Le Matine a S. Giovanni Rotondo
Hannovi molti e vasti uliveti: ma questi sono pochissimi relativamente a quelli, che esser potrebbonvi, se l'ampie selve di ulivastri, che nelle sue campagne veggonsi, s'innestassero e già si comincia ad innestarli.
I migliori uliveti sono quelli delle Mattine le quali giaciono alle radici del Monte Gargano, e tengono al Sud il feudo rustico di Cavaniglia.
E poiché esse vengono al Nord difese dagli aspri venti settentrionali da alti colli, e confinano colla pianura Dauna, perciò nella rigida stagione il clima vi è temperatissimo.
Caseggiato nelle Matine di S. Giovanni Rotondo
Caseggiato nelle Matine di S. Giovanni Rotondo
Il perché nel freddo verno Flora e Zefiro si ribacian qui la prima volta, e veggonsi coverti di fiori i mandorli, e orlati di bianchi fioretti i sentieri.
Le Mattine sono adunque pei Sangiovannari un vero luogo di delizie.
Diffatti molti di essi vi fan soggiorno nel verno in eleganti casinotti.
Vigne assai si trovan qui; il perché vi si fa una grande estrazione di vini gustosi e durevoli.
Essi reggon bene ai cangiamenti delle stagioni, perché vi si usa molta diligenza nel fargli.
Un vigneto.
Un vigneto.
Vi hanno de' vini snervatelli; ma li rendon robusti col meschiarci i generosi vini di Vico.
Ho detto, che vino assai si vende, e si smaltisce dai Sangiovannari.
Or aspettano essi, che lo straniero venga a prenderselo in casa loro?
No. Essi sanno bene, che questo non pur ne minorerebbe lo spaccio, ma lascerebbe trarre dagli altri quel profìtto, che dalle condotte loro ricavano.
Un vigneto
Un vigneto
Quindi proveggonsi di cavalli, di muli, e di asini, a questo fine utilissimi; ed in tal guisa spacciano essi stessi con vantaggio grande i loro balsamici vini.
Vico, e Rodi, sono paesi doviziosi pel commercio marittimo; perché i Vichesi e i Rodiani trasportano essi stessi con trabacoli proprj le produzioni del loro suolo a Venezia, a Trieste, ed alle opposte spiagge della Dalmazia. Vestani, voi fate manna assai, ed avete molto superfluo di olio; ma aspettate, che i Rodiani ed i Vichesi vengano a prendersi tali generi in casa vostra.
Perché non li trasportate voi stessi con barche proprie ai paesi esteri? Perché non imitate gl'industriosi abitanti di Vico, Rodi, e S. Giovanrotondo? Oh il guadagno grande, che fareste!
Ma l'industria, questo fuoco sacro, che forma la felicità e la vita delle Nazioni, è spento tra voi. Or non sapete voi, che il diminuimento dell'industria produce quella infingarda povertà, la quale genera la miseria, e l'avvilimento de' Popoli, che cominciando dall'infima plebe si solleva per gradi sino al Trono?
Ma ritorniamo a S. Giovanrotondo.

Un orto con coltivazione di cavoli cappucci.
Un orto con coltivazione di cavoli cappucci.
Molto verdume si coltiva qui. Abbonda di cavoli cappucci il loro bosco, dove si seminano pure broccoli bianchi, i quali nella state sono sì grossi, e sì saporiti, che non so se han pari per tutto il Regno. Nel circondario della Terra poi vi hanno eccellenti ortaggi.
Coltivazione di fave.
Coltivazione di fave.
Andiamo un'altra volta a Vico. In quella popolosa Terra non si coltivano né erbe d'insalata, né foglie di sovratavola, né altri vegetabili per minestra. Vergogna grande è questa: giacché evvi molto verdume in S.Giovanrotondo, dove la scarsezza dell'acqua è tale, che nella state giunge la gente a bere le putride del prossimo Lago; e non ve ne ha pressoché niente a Vico, dove vi è una gran copia di sorgenti d'acque dolci. Quindi i Vichesi moltissimo denaro cacciano pel verdume, che loro viene da Monte Santangelo, da Viesti, e massime da Ischitella.
Or perché non si coltiva a Vico il verdume? Perché non si ha gusto per la tavola. Ma già taluni cominciano a coltivarlo ne' loro poderi per uso proprio.
Ritorniamo a S. Giovanrotondo.
Cipolle dette anche "sponsali".
Cipolle dette anche "sponsali".
Mazzo di aglio.
Mazzo di aglio.
Qui, come in tutte le altre popolazioni del Gargano, il cibo del basso popolo è pressoché sempre pane, cipolle, ed aglio. Or la coltivazione di tali piante bulbose è qui poca cosa; trovandosi costretta la popolazione d'acquistarne d'anno in anno per ducati assai da Barletta, e da Manfredonia. Dovrebbesi una tale coltivazione introdurvisi per mantener robusti e vegeti gl'individui. I Sangiovannari sono nella state in necessità d'attinger l'acqua o dai loro serbatoj fangosi, o dal loro Lago impaludato.
Or io porto opinione, che l'uso della cipolla, e dell'aglio corregga in parte la mala qualità di tali acque. Molte popolazioni della Morlacchia bevono nella state acque fangose, eppure in quella contrada vi hanno vecchi fortissimi, e verdi.
L'intrepido Abate Fortis (Nota) pende, contra il sentimento de' partigiani d'Orazio, a darne una parte di merito anche all'aglio. Ma diciamo di altre qualità di cotali mordicanti e saporosi vegetabili, perniciosi agli stomachi gentili, ed utili ai robusti contadini.
Legumi secchi.
Legumi secchi.
Primieramente, le frutta immature sogliono, mercé il loro acido astringente ristringere i solidi, e congelare i fluidi del corpo umano. Quindi i contadini allargando molto la mano nel cibarsi di tali frutta, essi andranno infallantemente sottoposti a tutti que' morbi, che dalla coesione troppo accresciuta degli umori dipendono, cioè alle ostruzioni, infiammazioni, ascessi, tumori di diversa natura, ed a mille altri morbi. Ma poiché eglino mangiano giornalmente, aglio e cipolle, e con aglio e cipolle sogliono ordinariamente condire le loro vivande, perciò vanno in generale esenti dalle dette malattie. Imperciocché cotali usitatissimi vegetabili hanno la virtù di ridonare al sangue la convenevole scioltezza, e fluidità, ed ai solidi i tuoni, e le giuste consonanze.
Generose libagioni.
Generose libagioni.
Secondamente, l'uso smodato de' legumi produce i ruggiti del ventre inferiore, la colica, i borbotti. Or i contadini non alimentandosi che di legumi, essi devono a tali morbi andare infallantemente soggetti. Ma poiché l'aglio, e le cipolle provocano la traspirazione, e rinforzano la digestione, perciò i contadini vengon di rado assaliti da' descritti mali.
Terzamente, alle larghe bevande de' potenti e fumosi vini succedon bene spesso il delirio, l'obblivione, la sonnolenza, la paralisi, l'apoplessia, la morte. Ora i contadini ne' giorni festivi non tracannano essi in quantità smoderata vino generoso e potente? Ma buon per essi, che l'aglio, e le cipolle valevoli sono a rimuovere, o almeno a mitigare i pessimi effetti del vino.
Finalmente, si crede comunemente, che l'aglio sia un presentaneo rimedio molto appropriato per impedire non meno la putrefazione de' corpi, che l'influenza delle malattie contagiose. Il perché esso viene nobilitato dagli elogj de' più sagaci Medici; ed il perché Galeno (Nota) lo appellò la Teriaca de' Contadini. Quindi essendo tali le qualità degli aglj, delle cipolle, e de' porri, certo che non meriterebbe derisione e biasimo, chi proponesse d'invitar con premj i S. Giovannari a coltivare in grande questi prodotti, tanto per conservare la salute dell'utile bracciale, quanto per risparmiare somme considerabili.

Rappresentazione di un attacco di briganti - Tavoletta votiva presente nel santuario di san Matteo
Rappresentazione di un attacco di briganti - Tavoletta votiva presente nel santuario di san Matteo
I Sangiovannari sono in generale docili assai: ma sgraziatamente escon sovente da questa Terra delle picciole comitive di quei, che esercitano l'iniquo mestiere di dir faccia a terra; e fummi detto, che tra queste scellerate comitive sianvi talvolta i cadetti delle famiglie civili.

Fotografia di giovani donne
Fotografia di giovani donne
Vi hanno qua donne belle in molta copia.

Tutte poi sono disinvolte e trattabili.

A S. Marco in Lamis il riverire una donna è un delitto; a S. Giovanrotondo il non riverirla, e non parlarci, è una zotichezza.

A S. Nicandro, ed a S. Marco le donne del basso popolo vestono tutte alla grottesca; quelle di S. Giovanni pressoché tutte vestono all'Apuliese.

La vezzosa Moda, questa gioconda Dea ha in S. Giovanni incenso, ed ara.

Le donne delle famiglie civili ungono i loro capelli con odorose pomate, gli avvolgono in mille ricci, gl'intrecciano in vaghi nodi, e con un agitato fiocco di seta li coprono di bionda polvere di cipro.

Finalmente nastri, veli, pennacchi, rigami eleganti di Lione, fantasie bizzarre della Senna, ed altri esteri lavori, che furon chiamati ai nostri lidi dal suono dell'oro, e dell'argento, ornano qui le Uranie delle case ricche.

Hai mai visto gli ex voto di san Matteo? Conosci Giovanni Gelsomino?