garganovede, il web dal Gargano, powered in S. Marco in Lamis
Altro

Altro

Il 'Propato' In evidenza

Ho trovato questo testo, che pubblico in Gastronomia, su Gargano Nuovo del luglio 2010, a firma di Pasquina Sacco.

Caratteristiche

  • Immagine Immagine
  • Preparazione

    Il peperato
    Ha origine antiche e nobilissime il peperato garganico, nelle tante varianti locali. Squisitissimo dolce casereccio a forma di ciambella le cui dimensioni, colorito e consistenza variano secondo le tradizioni locali. A base di farina e ricco di profumi, è intriso ora di miele, ora di vincotto (delizioso sciroppo di mosto o fichi preparato dai garganici così come vuole una tradizione secolare). Talvolta li si preferisce entrambi, nell’intento di ridurre o eliminare del tutto, dal consistente impasto, lo zucchero: ingrediente più moderno che lede quella vetustà che il dolce brama conservare. È per questo che i più rispettosi della tradizione disdegnano l’accorgimento moderno di arricchire il dolce con scaglie di cioccolato e mandorle tostate.
    Il tutto è insaporito con una miscela sapiente di spezie, addùrifeche, in cui la fa da padrone l’aroma forte del pepe macinato (nero, garofano e dolce che sia; nel Medioevo tutte le spezie si dicevano pepe). Da qui, secondo le interpretazioni più accreditate, trae origine il nome “pepato”, dal latino piperatus da cui pupurète, pupréte, prupate, pupurate, puparéte. Le etimologie u pupe, u pupe du rré o u pupe duréte (per la forma di pupo che si da in alcune circostanze all’impasto) attengono, secondo gli studiosi, alla fantasia popolare.
    Rinomato è inoltre il pupuréte della Capitanata, foggiato a ciambellina o a rombo, detto in questo caso 'mostazzolo', con l’aggiunta o meno di mandorle tritate e cacao: specialità natalizia diffusa anche in altre regioni del centro-sud.
    Sfiziosi sono i così detti monaci, preparati con lo stesso impasto, ma a forma di pupi.
    La storia dei dolci pepati si perde nella notte dei tempi.
    Nella Roma antica si mangiavano a fine pasto per sgrassare la bocca. Nel Medioevo si arricchirono di spezie più pregiate che i mercanti portavano dai loro viaggi in Asia o che i pellegrini, alla volta dei luoghi sacri del vecchio continente, lasciavano nei monasteri in cambio di ospitalità. Era in questi luoghi che si preparavano per gli alti prelati della Chiesa.
    Il panpepato, detto alle origini panpapato, dolce tipico toscano, umbro, laziale, dal sapore decisamente orientale, fu preparato per la prima volta nel XIII sec. in onore di un pontefice. Non c’è quindi da meravigliarsi sulla presenza di un dolce pepato sul Gargano, terra di monasteri e viandanti oranti.
    La prima vera segnalazione, per la Capitanata, risale al 1680, grazie all’abate Pacichelli che scrive di un certo pane, detto schiavonesco, con pepe, cannella e altri aromati in tanto dispaccio che in alcune case han potuto costituire alle fanciulle la dote. Inoltre, la ricetta di un Pane schiavonesco all’uso di Corato si ritrova tra le carte del notaio Ferrandina, rogante a Vieste dal 1743 al 1788; oggi conservata nell’Archivio di Stato di Lucera.
    Le origini del nostro tarallo speziato sembra risalgano al XV sec., importato in Puglia dai profughi albanesi della costa Dalmata (volgarmente chiamata Schiavonia, poiché già dai romani vi si razziavano schiavi), che si sistemarono nei feudi di Monte Sant’Angelo, Trani e San Giovanni Rotondo, di dominio degli Scanderbeg. Oggi si discute se il pane schiavonesco, tipicità anche delle terre di Bari, deve il suo nome agli schiavoni o al colore scuro dell’impasto, dal latino sclavus, schiavo, che col tempo designò pure un servo di razza nera.
    Sotto l’aspetto simbolico ed immaginario, se la Capitanata, preparando il peperato in occasione dei defunti, mette in contatto i vivi con i morti, il Gargano ha tessuto intorno al tarallo una rete fittissima di pratiche e significati aggiuntivi, così come ha saputo magistralmente fare per altri cibi, come ad esempio il pane, il pancotto, le fave.
    Innanzitutto, la presenza delle spezie lo impreziosiva oltre misura. Quali merci rare, di lunga conservazione, quest’ultime avevano un costo elevato. Con il pepe di sovente i vassalli pagavano tributi o riscatti, e fu per procurarsi pepe dall’Oriente (oltre che per liberare la Terra Santa dall’oppressione musulmana), scrive Carlo M. Cipolla, che Pietro l’Eremita programmò la prima crociata.
    Per i suoi profumi e il gusto incantato del dolce proibito, un’atmosfera magica avvolgeva il mondo del 'peperato' garganico. Esso riusciva a condurre la fantasia popolare in paradisi lontani, fuori dai confini locali.
    Cibo conviviale, simbolo dell’abbondanza; preparato per il carnevale, in molti centri garganici, rappresentava il grasso, il ricco piacere del palato prima della purificazione quaresimale. Trionfava, a Monte Sant’Angelo, al braccio destro delle maschere o infilato in una cordicella a tracolla dei sannicandresi, omaggiato da parenti ed amici cui si era fatto visita.
    Legato in un dolce connubio al vino, rallegrava e presenziava come complimento agli appuntamenti importanti della vita: lu cunsente (fidanzamento), il matrimonio, il battesimo. Si preparavano per lo più di notte fra suoni e canti ben auguranti; ed una cesta ricolma di 'peperati' veniva inviata a casa dei compari per salutare e suggellare con tutti i crismi la nascita di una nuova parentela. A San Marco si offrivano in occasione de lu ntriccià, a seguito di un corteo che si inscenava ad opera della suocera per l’acconciatura dei capelli della sposa prima del matrimonio.
    Sotto l’aspetto simbolico, con la sua forma rigorosamente circolare, di certo esorcizzante, in occasione di fidanzamenti e matrimoni, suggellava la sacralità di un patto, scongiurava gli influssi maligni e il venir meno alla parola data.
    Due braccia che si uniscono strettamente, per annullarsi l’uno nell’altro, a formare un corpo unico nella circolarità dell’esistenza, senza fine né inizio. La ciambella brunastra: bruna come il colore della terra e il colorito della pelle, arsa dal sole, delle classi umili di un tempo, propiziava un’unione lunga, prospera ed armonica, priva di contrasti. Con uno scambio reciproco di energie, fungeva da monito ai giovani che si affacciavano alla vita, a confidare l’uno nell’altro e a sostenersi a vicenda poiché nessun altro lo avrebbe fatto nella loro esistenza misera e gravosa. Questo evocavano, nelle menti umili e schiette dei nostri padri, i due lembi di pasta ben saldati e sigillati da un chiodo di garofano. U gìre u pupréte: attacche da nanze e pìgghie da irète.

I croissant In evidenza

Da Gargano Nuovo, Anno XXXIX, 7/8 agosto 2010: Vecchia ricetta per fare i Croissants

Caratteristiche

  • Immagine Immagine
  • Ingredienti

    kg.1 farina 0-0
    Gr. 200 burro
    Gr. 200 zucchero
    4 uova intere
    Gr. 20 lievito di birra
    Gr. 10 di sale
    Latte quando basta (circa 350/400 grammi)
    Aromi: un pizzico di vaniglia o meglio ancora arance o limoni grattugiati.

  • Preparazione

    Impastare con un po di farina circa 100 Gr. con un pò di latte caldo e mettere a riposare per circa 15 minuti in un panno al caldo per la lievitazione. Unire poi tutti gli altri ingredienti. La pasta deve essere bene lavorata e ben liscia per un buon risultato finale. Si lascia riposare per circa una mezz’oretta poco più, poi si stende allargandola come per fare la sfogliata, incorporandovi Gr. 400 burro fresco. Darete 3 giri piegando la pasta e girandola sul fianco. Si lascia riposare il tempo necessario in modo che possiate tirarla senza strapparla, poi si stende di nuovo per ricavarne tanti triangoli possibilmente tutti uquali di circa 10 cm. di lato, e prima di arrotolarli con un cornetto pieno di marmellata a piacere all’albicocca, crema, mele, cioccolato ecc. se ne mette un piccolo spuntone al centro. Si accomodano su placche pulite lasciandoli lievitare in un ambiente umido e caldo circa 30°/35°. Quando sono lievitate, lucidarle a piacere con uovo sbattuto e si fanno cuocere al forno circa 250°. Il tempo dovete regolarlo da voi (comunque 15/20 minuti).
    P.S. non abbiate fretta, date il tempo necessario per il riposo da una piega all’altra.
    Mastro Pasticcere Gianni Di Biase

Pane e pomodoro In evidenza

Ecco come fassi il pane colla sostanza delle patate I. Fatele bollire in acqua sino alla cottura. La cottura siccome le fa perdere l'acre amaro, così le fa pure acquistare il farinaceo, tanto per la panificazione necessario.II. Cotte le patate, lasciatele fuor d'acqua freddare, e freddate politele dalla loro pellicola.III. A poco per volta, ed in un gran mortajo di marmo o di altra pietra dura pestatele.IV. Dopo peste ben fine, anche a poco per volta passatele per setaccio di largo crino, a fine di raffinar essa già pesta sostanza, e renderla scevra da parte grossa ed impura.V. Non potendo, o non volendo ciò fare, peste soltanto mettetele nella madia, ossia in quello strumento di legno, dove si manipola la farina del grano per farne…

Caratteristiche

  • Immagine Immagine
  • Ingredienti

    250 gr di pane brutto raffermo
    200 gr di pomodorini maturi
    20 gr di basilico
    Origano secco
    olio extravergine di oliva
    Sale e pepe

  • Preparazione

    Tagliare il pane a fettine dello spessore di circa 4 millimetri.
    Scaldare una padella antiaderente, ungerla con pochissimo olio e tostare le fettine di pane a fuoco medio, da entrambi i lati, fino a renderle ben croccanti.
    Dividere i pomodorini a metà e ridurli a fettine sottili. Disporli in un’ampia insalatiera e condirli con olio, sale, pepe e origano.
    Spezzare le fettine di pane con le mani in piccole parti irregolari, unirli nell’insalatiera e mescolare.
    Completare con il basilico a julienne e mescolare.
    Servire la preparazione a temperatura ambiente.

Peperonata In evidenza

La peperonata è un gustosissimo contorno, ideale come accompagnamento a  carni delicate. La possibilità di reperimento degli ingredienti permette di preparare la peperonata tutto l'anno così da poterla assaggiare calda nei mesi più freddi e al contrario anche accompagnarla a delle bruschette al posto del condimento tradizionale in estate. La peperonata è davvero ottima anche servita come sugo nella pasta! Semplici preparazioni delle PatateColì di pomidoroI pomidoro ben maturi si fanno soffriggere con grasso, e fettoline di prosciutto; e si condiscono di spezie, d'un senso d'aglio, e di basilico. Ben soffritti, e disfatti si bagnano con brodo chiaro, cioè con brodo, a cui è stata tolta la spuma e si fan bollire con poche fettoline di pane abbrustolato. Addensato che sarà il tutto,…

Caratteristiche

  • Immagine Immagine
  • Ingredienti

    Peperoni gialli, rossi, verdi 1kg in totale
    Cipolle rosse 300 gr
    Pomodori pelati o passata 400 gr
    Olio extravergine di oliva extravergine 6 cucchiai
    Aglio 2 spicchi
    Sale q.b.
    Pepe q.b.

  • Preparazione

    Preparate gli ingredienti che vi serviranno alla realizzazione della peperonata; sbucciate le cipolle e tagliatele in 4 parti partendo da un’estremità, quindi tagliate ancora le parti ottenute fino a ricavare degli spicchietti dello spessore di circa mezzo cm.
    Mettete l’olio in una padella capiente e quando sarà caldo unite l’aglio intero e le cipolle.
    Lasciatele appassire a fuoco dolce per almeno 15 minuti, girando di tanto in tanto.
    Nel frattempo lavate i peperoni, eliminate il picciolo verde, apriteli e togliete i semi e i filamenti interni; tagliate i peperoni a striscioline dello spessore di circa 1 cm e quando la cipolla sarà appassita uniteli in padella, mescolateli alle cipolle e coprite con un coperchio, lasciando stufare il tutto a fiamma dolce senza aggiungere liquidi per almeno 30 minuti.
    A metà cottura, aggiungete i pomodori (pelati o passata), aggiustate di sale e terminate di stufare.

Moltiplicazione delle PatateIncredibile è la moltiplicazione di queste piante bulbose. Trovasi negli Annali di Agricoltura di Young, che a Gio. Kiroy tanto resero, che un acre di terreno gli fruttò 40 lire sterline. Trovasi anche nel Giornale di Toscana, che circa sei libbre di deboli patate poste in terreno magrissimo presso la Chiesa di Trespiano, smosso da diciotto mesi prima, alcune senza punto, altre con pochissimo letame, eppoi trascurate affatto fino al Dicembre, moltiplicarono fino in libbre 200 tutte belle e vigorose. Finalmente, per tacere di altri esempi lontani, trovasi nella bellissima Opera delle cose rustiche del {tip Nota nel testo::Nicola Onorati detto Columella, Delle…

Caratteristiche

  • Immagine Immagine
  • Ingredienti
    • 450 g di pasta per pizza
    • 250 g di polpa di pomodoro a pezzettoni
    • 1 mazzetto di basilico
    • 2 rametti di origano
    • olio extravergine di oliva
    • sale
  • Preparazione

    Scolate la polpa di pomodoro in un colino a maglie strette, in modo da eliminare la maggior parte del liquido.
    Dividete la pasta in quattro panetti e stendeteli con il matterello in modo da ottenere altrettanti dischi del diametro di 26-28 cm. Distribuitevi sopra la polpa di pomodoro lasciando sui bordi una zona priva di condimento. Cospargete con le foglioline di origano ben lavate e asciugate, salate, irrorate con un filo di olio e trasferite le pizze su due placche foderate di carta da forno. Cuocete nel forno preriscaldato a 250 °C per 20 minuti.
    Sfornate le pizze e trasferitele sui piatti individuali; cospargetene la superficie con qualche foglia di basilico ben lavata e asciugata e servite subito in tavola.

Pane pugliese In evidenza

Semplici preparazioni delle PatatePatate in frittataCotte le patate nel forno, e pulite, la loro sostanza si stemprerà, e si unirà con giusta dose di cacio grattato, e condimento di sale, e pepe. Indi colla giusta quantità di uova sbattute si unirà il composto. Finalmente con arte se ne farà la frittata, che si mangerà calda.

Caratteristiche

  • Immagine Immagine
  • Ingredienti

    600 g di farina di grano duro
    12 g di lievito di birra
    15 g di sale fino

  • Preparazione

    In due dita d’acqua tiepida fate sciogliere il lievito. Amalgamatelo con un po’ di farina e lasciatelo riposare per circa 30 minuti in un luogo lontano da correnti di aria fredda.Trascorso questo tempo, versate la farina sul piano di lavoro e datele la classica forma a fontana. Al centro mettete il lievito e versate un po’ d’acqua tiepida. Iniziate a impastare gli ingredienti e, quando saranno ben amalgamati, aggiungete il sale. Continuate a lavorare ancora l’impasto per almeno 20 minuti, dopodiché riponetelo in un contenitore e coprite quest’ultimo con della pellicola da cucina o con un panno doppio. Dovrete aspettare almeno 3 ore per una corretta lievitazione.Una volta lievitato, prendete l’impasto e lavoratelo ancora qualche minuto, poi dategli la tradizionale forma a pagnotta. Fate scaldare intanto il forno a 220°C. Sistemate la pagnotta sulla placca del forno ricoperta con della carta forno, eseguite qualche taglietto sulla superficie e spolverizzatela con un po’ di farina. Ebbene, non vi resta che infornare e aspettare che passino almeno 40 minuti prima di poterla tirare fuori.

  • Considerazioni

    Per un risultato ottimale, utilizzate dell’acqua minerale. Evitate di far venire a contatto diretto sale e lievito, si bloccherebbe il processo di lievitazione. A tal proposito, per sciogliere il lievito, l’acqua non deve essere mai calda, ma appena appena tiepida, altrimenti rischiate di sterminare gli agenti lievitanti!

Hai mai visto gli ex voto di san Matteo? Conosci Giovanni Gelsomino?