Qualesammarco, Nr. 2 del 20 Giugno 1994
Quel nero e luminoso quaderno
di Antonio Motta
Era una Pasqua splendida di Resurrezione. Incontrai per la prima Volta il fratello Antonio, che conservava gelosamente la sua memoria e ne aveva custodito religiosamente, come reliquie, i brani e le carni della sua opera. Tutte quelle carte ammucchiate disordinatamente, e i suoi libri e le sue fotografie, e i quaderni, e gli acquarelli, le pitture ad olio disperse per la casa con una stranezza che non vi dico, me ne fecero avvertimento della genialità straordinaria e della sua ricca personalità.
Pur non avendolo conosciuto lo amai. Fu una rivelazione improvvisa.
Incontrai il fratello Antonio nella piazzetta Oberdan. C’era con me l’amico Cosma Siani. L’oggetto dell’incontro era la pubblicazione del poemetto inedito Lu Trajone. Ci mostrò un quaderno nero, come di lutto stretto, ancora ben conservato, uno dei tanti del poeta, che avrei avuto successivamente tra le mani.
Ricordo la pulizia della pagina, nitida, senza cancellature. Dava subito l’idea di un poema epico, della tradizione dei classici, di qualcosa di importante scritto per ottenere l’alloro poetico sempre effimero e sempre seducente.
Nacquero così la prima e l’unica edizione de Lu Trajone, che stampai, con gli amici, a Napoli in 500 esemplari presso una tipografia tenuta da un domenicano, Padre Antonio Tripaldi, nel quartiere spagnolo.
Nacque così, in ricordo di quel nero e luminoso quaderno di uno strano poeta, i Quademi del Sud.
Sono passati vent’anni. Sarebbe stato, oggi, felice Francesco Paolo Borazio di vedersi pubblicato, come un grande poeta nazionale, nei Grandi libri di Garzanti. E’ la rivincita contro un destino avverso e amaro.
Questo breve ricordo è un segno che ci è caro, che è diventato per noi immortale.
14 - 1994-6 - Antonio Motta - Quel nero quaderno
- Dettagli
- Categoria: 1994-6
powered by social2s
