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Qualesammarco, Nr. 2 del 20 Giugno 1994
Liberali in livrea
di Tommaso Nardella
Or che tutti (o quasi) si mostrano convinti assertori dello Stato di diritto e della iniziativa privata, primaria fonte di benessere economico, ci sarà pur sempre chi verrà ad impartirmi lezioni sul “buon governo”, sulle “idealità morali” e sui necessari adeguamenti ideologici che il recente corso degli eventi richiede.
Per la verità ci hanno già provato alcuni santoni liberali, fino a ieri assidui frequentatori di Via Frattina e, al momento, lesti indossatori di azzimate livree da mostrare, all’indomani della diaspora, ai padroni di turno.
In mezzo secolo di pacchia partitocratica, al centro come in periferia, quanti “galantuomini” si sono rimpannucciati nel sacro nome della libertà?
Si sono sparpagliati sbattendo la porta di casa e, buttando alle ortiche un patrimonio ideale, surrettiziamente esaltato in anni di limaccioso regime, pur se confortato da innegabili conquiste sociali, ardono dal desiderio di opportunistici “embrassons-nous” da accreditare, nella pubblica opinione, quale loro supremo olocausto sull’altare della patria.
In tal modo l’hegeliano Battistuzzi si è riappacificato con i fratelli separati marxisti, il laico Zanone, battendosi il petto come San Girolamo, a sconto delle tesi giurisdizionalistiche manifestate dal balcone di palazzo Tardio, ha invocato la clemenza clericale mentre l’ondivago Biondi aspetta il momento propizio per comiziare non più dalla traballante bigoncia di un borgo garganico ma dal “balcone” di Piazza Venezia.
Requiescant in pace sempre pero’ che a qualcuno non verrà l’uzzolo di promuovere un’accurata, e dai più auspicata, indagine patrimoniale sui profitti “democratici” di una sterminata folla di maneggioni tra i quali le ruberie di De Lorenzo e compari altro non rappresentano che la semplice punta di un iceberg.
Endemico male dell’italico costume con il corollario di un conseguente obnubilamento morale che tocca, soprattutto in provincia, incredibili livelli diffusivi: i girella e i voltagabbana non sono considerati più tali ma “i migliori rappresentanti dell’idea liberale”. Roba, insomma, per rigattieri da mercato settimanale.Eppure quell’idea continuerà ad accompagnarmi lungo il corso degli anni perché mi aiuta a vivere, pur tra limiti e non solo visivi, che il fondo della staralesca Valle impone.
Apolide, oggi, in una Comunità che, storicamente indifferente se non ostile alla tradizione risorgimentale, marcia a vele spiegate sull’onda della moda liberal-democratica, avverto il sottile piacere (elitario premio di fedeltà ideologica) di consegnare immacolate, fino a quando degli improbabili Eracli non libereranno dalle montagne di immondizia le stalle dei partiti, alle urne le mie schede elettorali, pago di far parte di un crescente numero di non credenti nella coerenza, laica o cattolica che sia, di marpioni, a mente e a stomaco vuoti, in febbrile attesa di “medagliette” e laticlavi.
E mentre i canali televisivi, ancora intasati, depositano dappertutto le scorie di un becero trasformismo politico che sembrava alla frutta, adesso delle macerie della prima Repubblica si è alzato il sipario sullo scenario nazionale avvolto in un tripudio di tricolori, patriottica tappezzeria per neofiti o convertiti dell’ultim’ora alle cui mense le fumiganti portate saranno servite, per nemesi storica, da fedifraghi lacche in livrea con buona pace del Conte di Cavour.
Il responso delle urne ha già bruciato sogni e speranze di fulgide e ben numerate carriere governative della più parte di essi, dimentichi che, prima o poi, anche i nodi del fregolismo politico vengono al pettine. Non resta pertanto che affidarne le ceneri alla misericordiosa ala dell’oblio. E così sia.
Se poi un giorno (anche le illusioni fanno parte dell’esistenza) il vero senso della democrazia, male necessario, crescerà nella coscienza di cittadini degni di tale nome si registrerà anche l’assottigliamento di fameliche orde di “Cocò”, accattoni di voti, nefasto retaggio intellettuale- meridionalistico di salveminiana memoria.

Hai mai visto gli ex voto di san Matteo? Conosci Giovanni Gelsomino?