Qualesammarco, Nr. 2 del 20 Giugno 1994
Per un buco … di casa
di Leonardo P. Augello
C’è uno strano rapporto di odio-amore, non so quanto antico, ma comunque non di recente consuetudine, tra il sammarchese e la sua abituale dimora. Infatti, a volte, sembra che la realizzazione di sé e delle proprie conquiste sociali consista innanzitutto nell’acquisto di un alloggio; almeno uno ... se è possibile! Tanto è vero che quando si vuole porre il dito nella piaga di qualche povero fallito (o presunto tale), tra gli improperi che ignominiosamente gli si scagliano il più pungente sembra essere: “Non è stato in grado di comprasi nemmeno un buco ... di casa".
Intere famiglie o singole persone si cimentano, anche a colpi di scure bancaria, ad acquistare la tanto desiderata abitazione, non si sa se per ragioni di puro investimento o per sfatare l’eventuale spauracchio di non essere riusciti almeno “a farsi una casa". Spesso la troppa foga induce a sbagliare, presentandosi disarmati e disinformati davanti agli occhi ammalianti e persuasivi del costruttore che, sulla falsa riga del medico della mutua di Alberto Sordi, ti propone affari d’oro prima che gli appartamenti vadano a ruba, con contratti preliminari di compravendita prestampati in cui le esigenze di chi ci andrà ad abitare sono le uniche cose che non contano: carte su cui le corbellerie dilagano come topi in dimore abbandonate: basta che tu ponga una firma. Se tra l’altro un costruttore deve rosicchiare ogni minimo centimetro di spazio edificabile con palazzine incastonate come rampe di casermoni, non c’è problema, si può anche ricavare un bagno cieco: figurati, per il tempo che ci passerai! Io conosco una persona che ha anticipato a un'impresa più di 55 milioni. I lavori sono ancora là da venire ... e per molto tempo ancora. Non so dove stiano quei soldi, ma penso che a buoni pluriennali dovrebbero ancora fruttare una discreta rendita.
Senza parlare poi delle opere di urbanizzazione. Un costruttore, infatti, insieme al palazzo dovrebbe provvedere pure alla realizzazione delle infrastrutture: acqua e fogna (non pozzi neri), luce, gas, strade, telefono, ecc. Lo prevede una legge regionale dell’87 che recita che tali opere spettano per intero all’impresa edile. Eppure io so di un povero sprovveduto che, per vergogna non cito il nome, si è fatto spillare la bellezza di mezzo milione per l’allacciamento della corrente elettrica. Il costruttore ha rastrellato quello che ha potuto: alcuni hanno pagato; altri invece si sono informati e non hanno mollato un centesimo: alla fine questi ultimi l’hanno spuntata Eppure costui (o qualche altro in sue veci) aveva sbandierato ai quattro venti che quelli che non avrebbero versato la somma, a parer suo “dovuta “ non avrebbe visto allacciato nessun contatore Enel, cioè sarebbe rimasto al buio. In verità, la corrente elettrica è arrivata per tutti, contestatori compresi; il resto della somma l’ha dovuta versare il COSTRUTTORE perché da lui era veramente “dovuta”.
Anzi gli era andata troppo bene, non solo per la somma versata “dalli fregna”, come sono stati definiti dai contestatori quelli che hanno pagato, ma anche perché entrambe le categorie precedentemente avevano versato per intera la quota dell’impianto a gas (bombolone compreso). E anche quest’opera spettava all’impresa.
Senza tener conto delle ringhiere di sostegno lungo un’erta a precipizio sulla statale che sembrano staccionate da ovile di insano artificio abigeatario, piuttosto che di ottima fattura artigianale.
Chiaramente il pagamento di queste opere di urbanizzazione da parte delle imprese è solo uno specchio per le allodole. Però il costruttore saggio quando si mette a tavolino fa rientrare prima il costo di tali infrastrutture nella spesa complessiva dell’appartamento, poiché, giustamente, l’onere di tale realizzazione cadrà sempre, in una maniera o nell’altra, sulle spalle dell'acquirente. Ma non si può considerare conveniente un'edilizia da arrembaggio di colui che pone inizialmente a prezzo basso il costo a metro quadro dell’appartamento, per poi presentarsi quasi quotidianamente a casa di chi ha comprato l’alloggio come esattore marchigiano, di papalina memoria, a chiedere “aggiustamenti” e rettifiche varie che, puta caso, esulano dal prezzo stabilito, comprese naturalmente le stesse opere di urbanizzazione. In questo modo che cosa cambia? Cambia l’atteggiamento deontologico da parte dell’impresa verso chi compra. Costui, come dice Arbore, sa che i milioni non sono “bruscolini”, e, pertanto, prima di avventurarsi in iniziative piuttosto onerose si fa bene il calcolo e non viene messo poi davanti all’atto compiuto di dover comunque pagare, evitando, in tal caso, da principio guerre tra poveri i quali, succubi dei marchingegni del costruttore si insultano a vicenda definendosi appunto “dei fregni", e facendosi belli per aver versato o meno una determinata cifra per spese che non gli competono.
11 - 1994-6 - Leonardo Augello - Per un buco di ... casa
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