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Carlo Cattaneo
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Da www.storiadimilano.it /cron/dal1841al1850.htm
Cronologia di Milano dal 1841 al 1850 a cura di Paolo Colussi (con la collaborazione di Francesco Luraschi)

Una immagine tratta dal libro di Luisa Codemo Gerstenbrand Scene e illustrazioni del 1871
Una immagine tratta dal libro di Luisa Codemo Gerstenbrand Scene e illustrazioni del 1871
1841 E' stampato anonimo a Milano il romanzo La Ca' dei Cani. Cronaca milanese del secolo XIV, di Carlo Tenca. Apertura delle Scuole Tecniche che diventano nel 1851 Scuola Reale Superiore.
1841 1 gennaio Inizia le pubblicazioni il periodico bimensile L'Amico cattolico, fondato, auspice l'arcivescovo, dai fratelli sacerdoti Vitali. Dura fino al dicembre 1856.
1841 21 gennaio Muore a Crema, dove viene sepolto, lo scrittore Ermes Visconti.
1841 aprile Il Graham’s Magazine di Filadelfia pubblica il racconto di Edgar Allan Poe I delitti della Via Morgue. Nella storia della letteratura questo è considerato l'inizio
del romanzo "giallo".
1841 maggio Viene nominato governatore di Milano Johann Baptist conte di Spaur.
1841 28 maggio E' fondata la Società (poi Circolo) dell'Unione. Tra i soci molti patrioti amnistiati nel 1838. Il primo presidente è Luigi Barbiano di Belgioioso d'Este. La sede, che doveva essere accanto alla Scala, viene inizialmente trovata in Casa Morardet, nell'attuale via Verdi 7. Dall'ottobre 1843 la Società si trasferisce in via Manzoni 1, in alcuni locali appena rinnovati dalla Società dei Nobili, sopra il Caffè Cova.
1841 giugno Hayez esegue il ritratto di Alessandro Manzoni. Nel 1848 eseguirà quello della moglie Teresa. Entrambi i ritratti saranno donati a Brera da Stefano Stampa.
1841 7 luglio Nella notte tra il 7 e l'8 luglio muore Giulia Beccaria. E' sepolta a Brusuglio. 1841 20 luglio Il somasco Paolo Marchiondi fonda il Pio Istituto di S. Maria della Pace in via S. Barnaba per l'assistenza ai bambini "discoli", che saranno chiamati famigliarmente "barabitt". Fondendosi con l'istituto Spagliardi diverrà nel 1887 l'istituto Marchiondi-Spagliardi di via Quadronno.
1841 11 settembre Muore a Milano Gaetano Cattaneo, il creatore del Gabinetto numismatico di Brera.
1841 14 ottobre Nasce a Milano Giuseppe Marcora.
1841 18 ottobre Nasce a Cremona Vespasiano Bignami (pseud. Vespa), pittore, illustratore e caricaturista.
1841 29 ottobre Muore a Milano Laura Ciceri Visconti, fondatrice dell'ospedale Fatebenesorelle. Lascia quasi tutti i suoi beni all'ospedale.
1841 20 dicembre Inaugurazione di un servizio di omnibus dal centro alla stazione di Porta Nuova per Monza.
1842 Alle Orsoline di S. Carlo è assegnata la chiesa di S. Michele sul Dosso con l'attiguo monastero. Il ripristino ufficiale della congregazione avverrà il 13 giugno 1844. Su progetto di Andrea Pizzala viene costruito il Bagno di Diana fuori Porta Orientale. E' utilizzato dalla Società per il nuoto. Ignazio Cantù pubblica il romanzo storico Il marchese Annibale Porrone: storia milanese del secolo decimosettimo.
1842 2 gennaio Esce il primo numero della Gazzetta Musicale di Milano fondata da Tito Ricordi, il primo periodico musicale italiano. La dirige Giacinto Battaglia. Prosegue le pubblicazioni fino al 1902. Nel 1903 si fonde con la rivista Musica e musicisti.
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Una immagine tratta dal libro di Luisa Codemo Gerstenbrand Scene e illustrazioni del 1871
Una immagine tratta dal libro di Luisa Codemo Gerstenbrand Scene e illustrazioni del 1871
842 29 gennaio Nasce a Casale Monferrato l'astronomo Giovanni Celoria.
1842 24 febbraio Nasce a Padova lo scrittore e musicista Arrigo Boito.
1842 9 marzo Prima rappresentazione alla Scala del Nabucco di Verdi. Libretto di Temistocle Solera.
1842 23 marzo Muore a Parigi Stendhal.
1842 12 aprile Vittorio Emanuele di Savoia sposa a Stupinigi la cugina Maria Adelaide, figlia dell'arciduca Ranieri vicerè del Lombardo-Veneto e di Maria Elisabetta, sorella di unCarlo Alberto.
1842 14 maggio Muore a Galbiate (Lecco) Pietro Custodi.
1842 23 maggio Giulio Richard, piemontese di origine francese, giunge a Milano e rileva la fabbrica di ceramiche e porcellane di Luigi Tinelli, ormai in disuso da almeno due
anni.
1842 23 giugno Viene inaugurato in via San Damiano (nel tratto che oggi è diventato via Visconti di Modrone) il ponte delle Sirenette eseguito nella ferriera di Dongo dalla ditta
Rubini, Scalini, Falck e C. su disegno dell'ing. Francesco Tettamanzi. Con la chiusura dei Navigli il ponte è stato trasportato al Parco Sempione.
1842 novembre Esce completa l'ultima versione dei Promessi Sposi, riveduta dall'au In appendice il Manzoni pubblica la Storia della colonna infame.
1843 Cherubino Cornienti presenta alla rassegna di Brera il grande quadro storico intitolato Gian Giacomo Trivulzio innanzi a Luigi XII re di Francia ribatte le accuse del conte di Lignì (Milano, Brera).
Capo-lettera tratta dal libro di Luisa Codemo Gerstenbrand Scene e illustrazioni del 1871
Capo-lettera tratta dal libro di Luisa Codemo Gerstenbrand Scene e illustrazioni del 1871
1843 11 febbraio Prima rappresentazione alla Scala de I Lombardi alla prima crociata di Verdi.
1843 1 giugno Prima pietra della Stazione Ferdinandea a Porta Tosa. Era situata all'inizio dell'attuale via Archimede. Come stazione di testa funzionava il caffè Gnocchi progettato dall'ing. Bianchi. La benedizione della prima pietra era prevista per martedì 30 maggio, giorno di San Ferdinando, ma essendo martedì giorno di penitenza la cerimonia religiosa viene rinviata al giovedì successivo. (Ringrazio lo studioso Silvio Gallo per la cortese segnalazione).
1843 3 giugno Viene stipulato il contratto per l'illuminazione a gas della città. Philippe Taylor di Marsiglia costruisce il gasometro della Usina Gaz di Milano fuori porta Lodovica.
1843 agosto Vincenzo Gioberti pubblica a Bruxelles Del primato morale e civile degli italiani.
1843 13 dicembre Nasce a Intra il pittore Daniele Ranzoni.
1844 Leone Zucoli disegna e incide il Nuovo Panorama geometrico-orografico-pittoresco, una raffigurazione di Milano in pianta circondata dai monti osservabili dalla città.
Istituzione della Società per le Belle Arti, che nel 1884 diventerà Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente (la "Permanente"). Questa troverà la sua sede stabile in via Turati 34, nell'edificio di Luca Beltrami, inaugurato il 25 aprile 1886. Statue di Pietro Verri, opera di Innocenzo Fraccaroli, e di Bonaventura Cavalieri, opera di Giovanni Antonio Labus, nel cortile di Brera. Henry Lehmann dipinge il Ritratto di Cristina Belgioioso oggi nel Castello di Masino. Prima del 13 marzo Carlo Tenca inizia a frequentare il salotto di Clara Maffei.
1844 gennaio Cesare Balbo pubblica Le speranze d'Italia, programma politico che auspica un'unificazione dell'Italia sotto i Savoia.
1844 7 febbraio Muore a Milano l'architetto Luigi Canonica.
1844 26 febbraio Si tiene la prima lezione della nuova Scuola di Chimica voluta da Enrico Mylius e Antonio Kramer nell'ambito delle attività della Società di incoraggiamento per le
arti e i mestieri. Altri corsi tecnici sono avviati negli anni seguenti. I locali della scuola sono in piazza Mercanti.
1844 14 marzo Nasce a Torino Umberto di Savoia, figlio di Vittorio Emanuele e futuro re d'Italia.
1844 15 marzo Moti di Calabria.
1844 16 giugno Spedizione dei fratelli Bandiera in Calabria. Molti dei partecipanti vengono uccisi. I sopravvissuti vengono condannati a morte o all'ergastolo.
1844 luglio Ambrogio Nava restaura la guglia maggiore del Duomo che minacciava di crollare.
1844 30 luglio Prima riunione del Pio Istituto di Soccorso Medici e Chirurghi. Il fondatore, Giuseppe Ferrario, è eletto presidente.
1844 12 settembre Si tiene a Milano, a Brera, il VI Congresso degli scienziati italiani. Per l'occasione viene pubblicato Milano e il suo territorio, analisi della città sotto i più
diversi aspetti curata da C. Cantù. Allegata al volume è la Pianta della regia città
di Milano disegnata da Desiderio Manzoni in scala 1:6000. Carlo Cattaneo pubblica le Notizie naturali e civili sulla Lombardia come prefazione a un altro volume di dati sulla civiltà ed economia lombarde. In vista dell'afflusso di scienziati a Milano, le collezioni del Museo Civico di Storia Naturale sono trasferite da via Durini all'ex convento di S. Marta.
1844 23 settembre Insurrezione di Rimini.
Una immagine tratta dal libro di Luisa Codemo Gerstenbrand Scene e illustrazioni del 1871
Una immagine tratta dal libro di Luisa Codemo Gerstenbrand Scene e illustrazioni del 1871
1845 Cristina di Belgioioso rileva e sovvenziona la Gazzetta italiana sulla quale scrive articoli sulle condizioni dell'agricoltura. Escono 93 numeri da febbraio a dicembre. Dal 1846 si chiama Rivista italiana e dal primo marzo 1846 al febbraio 1848 L'Ausonio. Pietro Pestagalli realizza il gugliotto sud-ovest del Duomo dedicato alla Fede. L'architetto neoclassico Luigi Clerichetti costruisce la casa Manzi di via Nerino 8. Nello stesso periodo costruisce anche il palazzo Orsini in via Borgonuovo. Bernardino Branca crea la prima distilleria per la produzione del Fernet (forse in milanese "ferro pulito") in corso di Porta Nuova. La ditta si trasferirà in via Resegone 2 a partire dal 1913. Il 27 novembre 1905 verrà registrato il famoso
marchio con il mondo sovrastato da un'aquila che dona la bottiglia. Pubblicazione a fascicoli delle Opere Varie del Manzoni, edite da Giuseppe Redaelli. Le tragedie sono illustrate dal pittore Roberto Focosi. L'opera giungerà a compimento nel 1855. Giuseppe Rovani scrive il romanzo storico Manfredo Palavicino o i Francesi e gli Sforzeschi. Giovanni Rajberti pubblica il suo celebre e divertente saggio: Il Gatto.
1845 1 gennaio Carlo Cattaneo accetta la carica di Relatore della Società di incoraggiamento per le arti e i mestieri, anche perché alla fine dell'anno precedente si era interrotta la pubblicazione del Politecnico. Prende il posto di Michele Battaglia, direttore dell'Eco della Borsa. Tiene il suo primo discorso il 15 maggio. La Rivista Europea passa da Giacinto Battaglia a Carlo Tenca. Tra il gennaio 1845 e il maggio 1846 si discute di una possibile fusione tra"Il Politecnico e la Rivista Europea, ma non si arriva ad un accordo. Carlo Cattaneo accetta però di collaborare con la rivista.
1845 15 febbraio Prima rappresentazione alla Scala della Giovanna d'Arco di Giuseppe Verdi. Dopo la Giovanna d'Arco Verdi rompe i rapporti con la Scala alla quale concederà di nuovo una prima rappresentazione solo nel 1887 con l'Otello.
1845 1 aprile E' attivato un servizio giornaliero di velociferi tra Milano e Saronno.
1845 maggio Gustave Flaubert soggiorna a Milano e ammira all'Ambrosiana il cartone della Scuola d'Atene di Raffaello e le Allegorie del Fuoco e dell'Acqua di Jan Brueghel il Vecchio.
1845 7 maggio Nel palazzo arcivescovile di Milano viene inaugurata la Società del patronato per i liberati dal carcere, promossa da don Giovanni Spagliardi. Aveva un apposito asilo presso S. Vittore all'Olmo, sostituito poi da un edificio costruito appositamente in via Quadronno.
1845 31 luglio Entra in funzione l'impianto di illuminazione pubblica a gas che interessa un centinaio di strade.
1845 settembre Giuseppe Giusti è ospite a Milano di Alessandro Manzoni, scrive il Sant'Ambrogio.
1846 Grave carestia a Milano che si protrae anche l'anno successivo. Il sacerdote Domenico Nava fonda in via Crocefisso il "Collegio Nava" per assistere i giovani che frequentavano le scuole pubbliche. Nel 1862, traferito di fronte alla chiesa di S. Celso, si chiamerà Collegio San Celso. In seguito diventerà l'Istituto Parificato S. Celso, con sede in via Paravia. Luigi Torelli pubblica anonimo a Parigi il volume Pensieri sull'Italia di un anonimo lombardo. Fondazione lungo il Naviglio della Martesana dell'Elvetica per la produzione di macchine per le filande di seta e materiale ferroviario. Dal 1850 sarà dell'ingegnere svizzero Giovanni Schlegel. Nel 1886 diventa la Società Italiana Ernesto Breda (SIEB). Esce anonima la Topografia storica di Milano, ampia guida della città e delle sue
principali attività economiche, opera probabile dello storico V. Brambilla.
Nasce a Gàtcina presso Pietroburgo Alessandrina Ravizza.
1846 15 febbraio Apertura del primo tratto fino a Treviglio della linea ferroviaria Milano-Venezia. La gestione è della società delle Ferrovie lombardo-venete con sede a Vienna, primo nucleo delle future Ferrovie Alta Italia.
1846 15 marzo Viene inaugurato un servizio giornaliero di carrozze tra Milano e Venezia. Nei tratti tra Milano e Treviglio e tra Vicenza e Venezia le carrozze vengono caricate su vetture ferroviarie. L'intero tragitto richiede 26 ore.
1846 1 aprile Nasce a Livorno Gaetano Pini.
Una immagine tratta dal libro di Luisa Codemo Gerstenbrand Scene e illustrazioni del 1871
Una immagine tratta dal libro di Luisa Codemo Gerstenbrand Scene e illustrazioni del 1871
1846 7 maggio Nasce a Milano Anna Zuccari (in arte Neera), figlia dell'architetto Fermo Zuccari. Abiterà in via S. Eufemia 2 e in via Borgospesso 12.
1846 15 giugno Atto di separazione tra Clara e Andrea Maffei. Testimoni dell'atto, redatto da Tommaso Grossi, sono Giuseppe Verdi e Giulio Carcano. Clara si ritira nella casa di Clusone. Tornerà poco dopo a Milano prendendo casa in via del Giardino (poi via Manzoni 46) al primo piano.
1846 17 giugno Pochi giorni dopo la morte di papa Gregorio XVI (1 giugno), viene eletto il cardinale Mastai-Ferretti, Pio IX.
1846 15 luglio Muore a Milano Paola Litta Visconti Arese. E' sepolta in S. Gregorio.
1846 18 ottobre Edoardo Ferravilla nasce a Milano dal nobile Filippo Villani e dall’attrice Luisa Maria Ferrari. Il nome che adotterà rappresenta la fusione dei cognomi dei genitori. Non essendo stato riconosciuto dal padre, cresce con la madre che
muore nel 1855, quando Edoardo è ancora un ragazzo. Viene allora affidato al tutore Giacomo Viglezzi, un ragioniere che amministrava il Teatro Re.
1846 18 novembre Lo Stato acquista da Giovanni Vimercati per 1.450.000 lire il palazzo Dugnani e il terreno adiacente allo scopo di ampliare i Giardini Pubblici. Si affida il progetto al Balzaretto, ma i lavori non iniziano per la grave crisi politica che sfocerà nelle Cinque Giornate.
1846 19 novembre Muore l'arcivescovo Gaisruck. E' sepolto in Duomo.
1846 10 dicembre Federico Confalonieri muore in esilio a Hospenthal in Svizzera. Le esequie vengono celebrate in S. Fedele il 30 dicembre con grande concorso di milanesi.
1847 Giuseppe Sacchi pubblica negli Annali Universali di Statistica una memoria sui ricoveri per lattanti creati a Parigi da protestanti di formazione sansimoniana.
Le Orsoline aprono un monastero alle Vetere. La Rivista Europea cessa le pubblicazioni.
1847 2 febbraio All'Ospedale Maggiore si sperimenta con successo l'etere solforico durante un'operazione chirurgica.
1847 18 febbraio Nasce a Tuttwil in Turgovia (Svizzera) Ulrico Hoepli, da una famiglia di contadini.
1847 2 maggio Nei pressi del Bagno di Diana, Carlo Rossi compie un'ascensione in aerostato che termina a Crescenzago, dove il pallone precipita, ma senza danni per l'occupante.
Una immagine tratta dal libro di Luisa Codemo Gerstenbrand Scene e illustrazioni del 1871
Una immagine tratta dal libro di Luisa Codemo Gerstenbrand Scene e illustrazioni del 1871
1847 27 maggio Muore a Milano lo scultore Gaetano Matteo Monti.
1847 14 giugno Carlo Bartolomeo Romilli, di nobile famiglia bergamasca, viene ordinato arcivescovo di Milano. La nomina è del 10 aprile.
1847 luglio Ha inizio la diffusione clandestina dell'opuscolo di Cesare Correnti, L'Austria in Lombardia.
1847 7 luglio Fondazione della Grondona, Boncinelli e Clerici per la produzione di materiale ferroviario. Assieme alla Miani e Silvestri diventerà in seguito la Officine
Meccaniche (O.M.). Esce il primo numero de L'Italia musicale: giornale dei teatri, di letteratura, belle arti e varietà, bisettimanale musicale e letterario fondato da Francesco Lucca. L'ultimo numero uscirà il 23 aprile 1859, con l'inizio della guerra contro l'Austria.
1847 4 settembre Manifestazione popolare a Gorla in occasione dell'insediamento del nuovo arcivescovo che fa il suo solenne ingresso a Milano il giorno seguente.
L'entusiasmo nei suoi confronti è alimentato dal nuovo clima patriottico creato da Pio IX e dal fatto di essere italiano.
1847 8 settembre Dimostrazioni popolari a favore del nuovo arcivescovo e del papa (8 e 9 settembre). La polizia interviene contro la folla provocando un morto e numerosi feriti.
1847 31 ottobre Consacrazione della nuova chiesa di S. Carlo al Corso, ormai terminata. Poco dopo viene abbattuta la chiesa di S. Maria dei Servi in corso Francesco (oggi Vittorio Emanuele) per far posto alla nuova piazza S. Carlo. Gli affreschi (XIV e XV sec.) della chiesa, staccati, sono affidati a Brera.
1847 8 dicembre Giovan Battista Nazari presenta una mozione alla Congregazione centrale perché venga esaminata la situazione del paese.
1847 10 dicembre Muore Giacomo Mellerio nel suo palazzo in corso di Porta Romana 4233 e viene deposto nella Cappella di famiglia nel cimitero di Garegnano, dove si trovava anche lo zio Giovanni Battista Mellerio. Il suo testamento del 13 ottobre prevede una serie di legati benefici per L. 1.962.000, tra cui L. 110.000 all'Ospedale Maggiore e L. 100.000 alla Fabbrica del Duomo per la realizzazione della porta centrale in bronzo. La Fabbrica ne entrerà in possesso nel 1872.
1848 Viene accorciata di due campate la manica corta del Palazzo Reale. Nasce la banca di Giulio Belinzaghi, futuro sindaco di Milano. Alla fine del secolo
diventa la Banca Resti e C.
1848 gennaio Viene affidato a Giuseppe Balzaretto il lavoro di sistemazione dei poderi dei Dugnani acquistati nel 1846 dal conte Vimercati, proprietario di Palazzo Dugnani. I lavori iniziano ma sono subito sospesi.
1848 1 gennaio Data stabilita per lo sciopero del tabacco. Viene posposta al 2 gennaio perché piove.
1848 3 gennaio Vittime milanesi in seguito allo sciopero del lotto e del tabacco. La polizia austriaca uccide sei persone e ne ferisce cinquantasei. Gli scontri si verificano soprattutto in corso Francesco e piazza Mercanti. Nella notte tra il 4 e il 5 gennaio la polizia chiude il Circolo dell'Unione, ritenuto uno dei centri principali
dell'organizzazione patriottica.
1848 12 gennaio Insurrezione contro i Borboni a Palermo.
1848 18 gennaio Per motivi di sicurezza il vicerè Ranieri si trasferisce da Milano a Verona. I palazzi di Milano e Monza restano deserti fino all'arrivo di Massimiliano
d'Asburgo nel settembre 1857. Il 17 marzo si rifugia nel Tirolo. Muore a Bolzano nel 1853.
1848 21 gennaio Gaspare Ordoño Rosales, Achille Battaglia, Cesare Stampa di Soncino con altri
esponenti mazziniani, vengono arrestati e deportati a Lubiana. Cesare Cantù e altri riescono a riparare a Torino.
1848 27 gennaio Rivoluzione a Napoli. Il giorno 29 gennaio Ferdinando II di Borbone, re di Napoli, annuncia la Costituzione. Verrà promulgata l'11 febbraio.
1848 2 febbraio Imponente manifestazione alla Scala a favore della Costituzione napoletana.
1848 7 febbraio Sono arrestati e deportati a Linz Manfredo Camperio e Ignazio Prinetti. Enrico Besana ed altri patrioti si rifugiano in Piemonte. Nei giorni seguenti si
susseguono scontri tra cittadini e ufficiali austriaci.
1848 11 febbraio Leopoldo II di Toscana concede la Costituzione.
1848 15 febbraio La polizia vieta in tutto il Lombardo-Veneto l'uso di portare cappelli alla Calabrese, all'Ernani, alla Puritana e qualsiasi simbolo o distintivo politico.
Immagine tratta dal libro di Luisa Codemo Gerstenbrand Scene e illustrazioni del 1871
Immagine tratta dal libro di Luisa Codemo Gerstenbrand Scene e illustrazioni del 1871
1848 22 febbraio Rivoluzione di febbraio a Parigi (22-24 febbraio) che porta alla costituzione della
Seconda Repubblica.
1848 22 febbraio Il governo di Vienna impone la legge stataria che prevede una procedura abbreviata per i reati di alto tradimento e i casi di turbamento dell'ordine
pubblico.
1848 23 febbraio Un'aurora boreale dietro al Sempione è interpretata come un augurio di vittoria contro l'Austria.
1848 26 febbraio Karl Marx e Friederich Engels pubblicano a Londra il Manifesto del Partito Comunista.
1848 4 marzo Carlo Alberto concede lo Statuto. Lo seguirà il 14 marzo anche Pio IX.
1848 10 marzo Massimo D'Azeglio pubblica a Firenze I lutti di Lombardia.
1848 13 marzo Insurrezione a Vienna e caduta del cancelliere Klemens Lothar Wenzel Von Metternich.
1848 17 marzo All'arrivo della notizia dell'insurrezione di Vienna, insorge Venezia.
1848 18 marzo Tumulti nelle strade di Milano. Assalto al Palazzo di Governo al Monforte. Il vicepresidente O' Donnel firma la consegna del suo potere al municipio. Si forma un Comitato centrale in casa Vidiserti e sorgono le prime barricate. Radetzky, dalla cancelleria di Palazzo Cagnola in via Cusani, deve rifugiarsi precipitosamente nel Castello, da dove dirige le operazioni. Verso sera gli Austriaci entrano nel Broletto e prendono molti prigionieri. Iniziano le cinque
giornate di Milano.
1848 19 marzo Nella notte tra il 18 e il 19 i capi dell'insurrezione si trasferiscono da casa Vidiserti nel palazzo Taverna in via Bigli. Assalto all'armeria del conte Uboldo in via Pantano. Scontri in tutta la città.
1848 20 marzo Carlo Cattaneo forma un Consiglio di guerra assieme ai giovani democratici. Enrico Cernuschi, Giulio Terzaghi e Giorgio Clerici. Viene proposto un armistizio che gli insorti rifiutano. Luigi Torelli e Scipione Bagaggia innalzano la bandiera tricolore sulla guglia maggiore del Duomo. Nella notte tra il 19 e il 20 Radetzky ritira le truppe dagli edifici del centro. 1848 21 marzo Assalto al Palazzo del Genio in via Monte di Pietà guidato dall'Anfossi e poi, morto l'Anfossi, da Luciano Manara, Enrico Dandolo ed Emilio Morosini. Il calzolaio Pasquale Sottocorno incendia la porta del palazzo consentendo l'irruzione dei patrioti. Sono mandati palloni aerostatici nelle campagne per chiedere soccorsi.
1848 22 marzo Nella notte tra il 21 e il 22 si forma il Governo provvisorio di Milano presieduto da Gabrio Casati. Ne è segretario Cesare Correnti. Nel corso della stessa notte "battaglia navale" sul naviglio per conquistare il convento di S. Sofia e poi prendere il Collegio di S. Luca, che si arrende nel pomeriggio. Battaglia di Porta Tosa che viene conquistata dagli insorti tra lo ore 18 e le 19, poi viene ripresa degli Austriaci. Nella notte successiva Radetzky si ritira da Milano con 19 ostaggi e si rifugia nel Quadrilatero. A Venezia Daniele Manin proclama la repubblica.
1848 23 marzo Il Regno di Sardegna dichiara guerra all'Austria.
1848 25 marzo L'esercito piemontese attraversa il Ticino.
1848 26 marzo Nel pomeriggio entra dall'Arco del Sempione l'avanguardia dell'esercito piemontese guidata dal generale Passalacqua. L'ingresso ufficiale si avrà il
giorno 29. Esce il primo numero de"Il 22 Marzo, primo giorno dell'indipendenza lombarda, giornale ufficiale del Governo provvisorio, con sede in palazzo Marino. Lo dirige Carlo Tenca.
1848 aprile Arrivano a Milano 150 volontari napoletani reclutati e guidati da Cristina Trivulzio di Belgioioso. Vengono accolti in piazza S. Fedele da Gabrio Casati che pronuncia un discorso dal balcone di palazzo Marino. Cristina pubblica Il Crociato che esce due volte la settimana fino al ritorno degli Austriaci.
1848 6 aprile Decreto del Governo provvisorio che modifica il nome di Porta Tosa in Porta Vittoria. Questa cosiddetta "sesta giornata" è dedicata ai caduti della patria.
Immagine tratta dal libro di Luisa Codemo Gerstenbrand Scene e illustrazioni del 1871
Immagine tratta dal libro di Luisa Codemo Gerstenbrand Scene e illustrazioni del 1871
1848 7 aprile Mazzini arriva a Milano, si oppone all'unione tra Piemonte e Lombardia. Prende alloggio all'albergo Bella Venezia.
1848 8 aprile Scontro a Goito e conquista della linea del Mincio. E' istituito a Milano il Governo provvisorio della Lombardia.
1848 8 aprile Muore a Bergamo Gaetano Donizetti.
1848 9 aprile E' soppressa in Lombardia la Compagnia di Gesù.
1848 15 aprile Giuseppe Garibaldi salpa da Montevideo per l'Italia. Arriverà a Nizza il 23 giugno.
1848 30 aprile Primo scontro a Pastrengo tra truppe austriache e Piemontesi. Viene accerchiata dai piemontesi la fortezza di Peschiera.
1848 1 maggio Esce il primo numero de Lo spirito folletto. Giornale diabolico, politico, umoristico, comico, critico, satirico, pittoresco. Pubblicherà 44 fascicoli fino al 27 luglio.
1848 4 maggio Vincenzo Gioberti arriva a Milano e prende alloggio all'albergo Bella Venezia in piazza S. Fedele, dove viene acclamato dalla folla.
1848 12 maggio Viene deciso il plebiscito per l'annessione al Piemonte. Il giorno seguente i repubblicani pubblicano una protesta contro il plebiscito.
1848 15 maggio Ferdinando II, re di Napoli, sopprime il parlamento e le libertà costituzionali, ritirando le sue truppe dal fronte confederale italiano.
1848 29 maggio Battaglia di Curtatone e Montanara. Gli studenti volontari, toscani e napoletani, sono sopraffatti dagli Austriaci.
1848 29 maggio Grandi festeggiamenti per l'anniversario della vittoria di Legnano contro il Barbarossa. Alcuni repubblicani contrari all'annessione della Lombardia al
Piemonte invadono palazzo Marino e strappano la sciarpa al presidente Casati. La protesta viene presto sedata. Parte da Milano per il Veneto il battaglione della Guardia Nazionale.
1848 30 maggio Battaglia di Goito e caduta di Peschiera.
1848 8 giugno Nel plebiscito per l'annessione della Lombardia al Piemonte vincono gli annessionisti a grande maggioranza, con 661.002 voti. Gabrio Casati è podestà di Milano. La delegazione lombarda presenta i risultati a Carlo Alberto il 10 giugno a Garda.
1848 26 giugno Il Governo provvisorio fa abbattere la parte alta dei torrioni del Castello Sforzesco, che è destinato ad usi civili. Con il ritorno degli austriaci verranno
abbattuti tutti gli alberi circostanti e saranno ripristinate le fortificazioni.
1848 14 luglio Garibaldi arriva a Milano. Alloggia nell'albergo del Marino. Nei giorni seguenti organizza nella caserma di S. Francesco il "Battaglione Anzani" composto di volontari e comandato da Giacomo Medici. Il 29 luglio parte con i volontari per Bergamo. Alessandro Manzoni pubblica i versi ancora inediti dell'ode Marzo 1821 e del Proclama di Rimini.
1848 25 luglio Battaglia di Custoza (23-25 luglio), sconfitta piemontese. Carlo Alberto si ritira Milano.
1848 27 luglio In seguito alla sconfitta di Custoza viene istituito il Comitato di pubblica difesa milanese composto da Pietro Varesi, Francesco Arese e Cesare Correnti e come segretario l’avvocato Francesco Restelli. Di fronte al rifiuto dei primi il giorno successivo sono nominati il generale Manfredo Fanti e Pietro Maestri mentre è confermato Francesco Restelli.
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Immagine tratta dal libro di Luisa Codemo Gerstenbrand Scene e illustrazioni del 1871
Immagine tratta dal libro di Luisa Codemo Gerstenbrand Scene e illustrazioni del 1871
848 1 agosto I soldati piemontesi si ritirano oltre l'Adda. Il Comitato di pubblica difesa milanese decreta la leva di massa.
1848 2 agosto Il Governo provvisorio della Lombardia si muta in Consulta provvisoria. Carlo Alberto è alle porte di Milano.
1848 3 agosto Carlo Alberto è a Milano, alloggia a Palazzo Greppi (via Manzoni).
1848 5 agosto Armistizio tra Austria e Piemonte firmato dai generali Carlo Canera di Salasco e Hess. L'armistizio viene concordato a San Donato Milanese e sarà firmato il 10 agosto da Carlo Alberto nel palazzo vescovile di Vigevano. A Milano una grande manifestazione popolare contro il tradimento di Carlo Alberto ha luogo davanti a palazzo Greppi.
1848 6 agosto Alle ore 12 Radetzky entra in Milano. La maggior parte dei partecipanti alla lotta di liberazione lascia Milano. Felice, principe di Schwarzenberg, è nominato governatore militare. Il Collegio di S. Luca è destinato a ospedale militare.
1848 15 agosto Laura Solera Mantegazza trasporta da Luino a Cannero 32 feriti negli scontri tra garibaldini e austriaci (alcuni sono austriaci) per curarli nella sua villa. Nell'occasione conosce Garibaldi e stringe un rapporto di amicizia che durerà per sempre.
1848 settembre Carlo Cattaneo, esule a Parigi, scrive e pubblica in francese Dell'insurrezione di Milano nel 1848. Verrà pubblicato l'anno successivo in italiano a Lugano.
1848 1 settembre Francesco di Wimpffen è il nuovo governatore militare fino al 24 settembre. In questo periodo vengono eseguite diverse condanne a morte o al carcere di patrioti.
1848 25 settembre Il conte Alberto Montecuccoli-Laderchi è ministro plenipotenziario a Milano.
1848 31 ottobre Assediate dalle forze imperiali, le forze rivoluzionari capitolano e Vienna viene riconquistata.
1848 novembre Carlo Cattaneo si trasferisce da Parigi a Lugano dove conserverà la residenza fino alla morte.
1848 21 novembre Si forma a Vienna il governo Schwarzenberg.
1848 24 novembre Pio IX fugge da Roma e si rifugia a Gaeta.
1848 2 dicembre In seguito a una congiura di palazzo, Ferdinando I è costretto ad abdicare. Dopo la rinuncia del fratello Francesco Carlo sale al trono il nipote Francesco Giuseppe.
1848 10 dicembre Luigi Napoleone viene eletto presidente della repubblica francese con l'appoggio dei cattolici. Viene meno la possibilità di un intervento francese in Italia.
1848 13 dicembre Nasce a Milano Enrico Forlanini, pioniere dell'aeronautica italiana.
1848 27 dicembre Nasce a Varenna (Como) Giovanni Battista Pirelli.
1849 Statua di Luigi Cagnola di Benedetto Cacciatori nel cortile di Brera. L'arcivescovo Romilli restaura l'ordine degli Oblati e richiama a Milano i Cappuccini ai quali Radetzky affida l'assistenza nell'ospedale militare di S. Ambrogio.
1849
Immagine tratta dal libro di Luisa Codemo Gerstenbrand Scene e illustrazioni del 1871
Immagine tratta dal libro di Luisa Codemo Gerstenbrand Scene e illustrazioni del 1871
gennaio Nei primi tre mesi dell'anno si costruisce un grande forte fuori Porta Tosa, nell'area che sarà poi occupata dal mercato ortofrutticolo e poi dal largo Marinai d'Italia.
1849 1 gennaio Dopo la rinuncia di molti nobili proposti per la carica, Radetzky nomina podestà il banchiere Antonio Pestalozza. Continua la serie di fucilazioni di patrioti.
1849 22 settembre Grande sfilata a Vienna in onore di Radetzky. Viene suonata per l'occasione la Marcia di Radetzky di Johann Strauss senior. Al ritorno in Italia Radetzky si
stabilisce a Verona e porta con sé la corona ferrea, che sarà portata a Vienna nel 1859.
1849 25 ottobre Radetzky è nominato governatore generale civile e militare del Lombardo-Veneto.
1850 Da quest'anno e negli anni seguenti grande crisi dell'allevamento del baco da seta in seguito ad una diffusa malattia del gelso.
Concorso promosso da Enrico Mylius rivolto agli studenti di Brera per un affresco sulle lunette del portico superiore di Brera.
A. Manzoni scrive il dialogo Dell'invenzione e pubblica la Lettera a Giacinto Carena sulla lingua italiana, scritta il 26 febbraio 1847. Sono pubblicati sulle Opere Varie. Carlo Cattaneo pubblica in Svizzera il primo volume dell'Archivio Triennale, raccolta documentaria sui moti del '48. Il volume secondo e terzo usciranno nel '51 e nel '55. Giovanni Rajberti pubblica il saggio: L'arte di convitare.
Immagine tratta dal libro di Luisa Codemo Gerstenbrand Scene e illustrazioni del 1871
Immagine tratta dal libro di Luisa Codemo Gerstenbrand Scene e illustrazioni del 1871
1850 6 gennaio Nasce il Crepuscolo, settimanale fondato da Carlo Tenca.
1850 18 gennaio Nasce a Como Paolo Valera, figlio di un omonimo venditore ambulante e di Ambrosina Bianchi, cucitrice. Intorno al 1860 i Valera si stabiliranno a Rivolta
d'Adda e nel marzo 1866 andranno ad abitare a Milano, nei Corpi Santi.
1850 31 marzo Muore a Firenze il poeta Giuseppe Giusti.
1850 6 aprile Esce a Napoli il primo numero della rivista Civiltà cattolica, redatta dai Gesuiti.
1850 16 aprile Muore a Milano Antonio Durini.
1850 21 aprile Nasce a Milano Franco Tosi, fondatore dell'industria omonima.
1850 1 giugno Sono emessi a Milano cinque francobolli, i primi sul suolo italico (in Inghilterra erano in circolazione già dal 1840). Saranno seguiti l'anno dopo da quelli emessi
dal Regno di Sardegna, dal Granducato di Toscana e via via dagli altri Stati, fino a chiudere con il Regno delle Due Sicilie nel 1858.
1850 17 giugno Laura Solera Mantegazza fonda il primo Istituto di Maternità per il ricovero di bambini da 15 giorni a 2 anni e mezzo (Pio Ricovero per bambini lattanti e
slattati). E' situato in contrada di Santa Cristina 2136 (poi via Mantegazza 7). L'autorizzazione era stata concessa il
Immagine tratta dal libro di Luisa Codemo Gerstenbrand Scene e illustrazioni del 1871
Immagine tratta dal libro di Luisa Codemo Gerstenbrand Scene e illustrazioni del 1871
23 maggio dall'I.R. Luogotenenza della
Lombardia. Collaborano all'iniziativa G. Sacchi, i dottori Rizzi e Castiglioni, il parroco di San Simpliciano Zezi, Enrico Mylius e Ismenia Sormani-Castelli. La Sormani e Sacchi
continuano la sua opera anche dopo la morte della Mantegazza. Ben presto nel ricovero sono organizzati corsi per le operaie analfabete. I ricoveri vengono sostenuti anche da Fiere annuali organizzate da Laura che si adopera instancabilmente a raccogliere soldi invitando alle Fiere le principali famiglie di Milano.
1850 16 luglio Nasce a Mortara Luigi Mangiagalli.
1850 12 agosto Viene ordinato il sequestro dei beni dei patrioti riparati all'estero
1850 13 agosto Nasce a Lalatta in provincia di Parma il futuro arcivescovo Andrea Ferrari.
1850 9 ottobre Muore a Milano lo scrittore G. B. Bazzoni.
1850 19 ottobre Vengono aperte al pubblico le linee telegrafiche del Lombardo-Veneto, già attivate per le esigenze politiche e militari.
1850 16 novembre Nasce a Milano Emma Allis, nota in seguito come Emma Ivon, la più celebre attrice del teatro dialettale di Ferravilla.
1850 dicembre Don Giovanni Bosco è a Milano per una serie di prediche sull'indulgenza, in occasione dell'"indulgenza plenaria in forma di giubileo" concessa dal papa in
luogo del giubileo soppresso per motivi politici. Don Bosco coglie l'occasione per promuovere a Milano l'Opera degli Oratori, alla base della Congregazione Salesiana.
Verso la metà del mese viene arrestato per la prima volta il medico Gaetano Ciceri su denuncia del suo superiore il dottor Vandoni. Il Ciceri abitava in corso di Porta Orientale 629. Era accusato di detenzione di cartelle del Prestito Nazionale Italiano. Di fronte alla ritrattazione del teste che aveva informato il Vandoni, il Ciceri viene assolto.
1850 31 dicembre E' riorganizzata l'amministrazione del Lombardo-Veneto. Viene sostituita la carica di vicerè con due luogotenenze, a Milano e a Venezia. La luogotenenza di
Lombardia si divedeva in 9 delegazioni e 80 commissari distrettuali.
Ultima modifica: giovedì 13 settembre 2012

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Carlo Bossoli, L'armeria del nobiluomo Ubaldo invasa dagli insorti milanesi per provvedersi delle armi il 19 marzo 1848, Museo del Risorgimento, Milano (Italia)
Carlo Bossoli, L'armeria del nobiluomo Ubaldo invasa dagli insorti milanesi per provvedersi delle armi il 19 marzo 1848, Museo del Risorgimento, Milano (Italia)
Porta Ticinese, Giuseppe Broggi cade colpito a morte mentre anima e rincuora i compagni.
Il Maresciallo Radetzky pensa allora di ritirare le proprie truppe dal centro e di assediare la città dalle porte; intanto chiede rinforzi ai presidi delle altre città lombarde. Ma Lodi è insorta, Monza e Pavia si sono sollevate in armi, Bergamo, Gallarate e Busto Arsizio sono in rivolta: i patrioti hanno devastato le strade e i ponti, impegnano al combattimento i reparti austriaci e ne ritardano la marcia.
Questo perché i Milanesi si sono serviti di palloni di carta riempiti di aria calda per appendervi i comunicati del Comando Cittadino e gli appelli alle popolazioni lombarde, invitandole ad aiutare con ogni mezzo la città in rivolta; i palloni sono stati trascinati dal vento fuori città cadendo poi nelle diverse zone della Lombardia, dalla Brianza al Bresciano.
Scrive il repubblicano Carlo Cattaneo (all’epoca alla testa del Consiglio di Guerra), in Dell’insurrezione di Milano nel 1848 e della successiva guerra, un riesame critico dell’impresa quarantottesca scritto durante l’esperienza dell’esilio in Svizzera:

“In quelle prime giornate, avidi alcuni d’avere armi e polvere si spingevano a cercarne anco fuori delle barricate; e si ponevano alle porte delle case, sperando che sopravenisse qualche drappello di nemici per corrergli sopra e afferrarlo e disarmarlo, essendo che l’Austriaco è naturalmente meno destro e meno audace dell’Italiano.
A San Francesco da Paola, vidi il cadavere ancora spirante d’un soldato, che un giovine, balzando fuori da un vicolo, aveva disarmato e coll’arme stessa ucciso, sotto li occhi d’un intero battaglione. La penuria delle armi dava un aspetto singolare alla pugna; poiché il popolo non le voleva vedere in mano di chi non gli paresse ben esperto a maneggiarle.
Rare volte si spendeva un colpo, dove la vicinanza del nemico non lo rendesse quasi certo. Al quartier generale si distribuiva ai combattenti la polvere quasi a prese; contenti d’averne anche solo per uno o due colpi, correvano a lontane barricate; poi tornavano a cercarne ancora.
Alcuni studenti, ai quali si dimandò perché non tirassero se non di concerto e l’uno dopo l’altro, risposero che temevano di spendere due tiri per uccidere un Croato solo.
Il nostro foco era dunque lento e raro, ma micidiale, mentre il nemico, ridondante d’armi e munizioni, e manifestamente sgomentato, prodigava il suo, cacciando le palle di cannone a fracassare fin presso al tetto balconi e finestre.
Intorno alle barricate, i ragazzi facevano mille burle al nemico, sviando il suo foco sopra qualche gatto, o qualche cappello calabrese confitto sopra un manico di scopa, e dando così agio ai nostri d’appostarlo con maggior sicurezza.
Radetzki, nella sua relazione, attribuì l’efficacia della nostra difesa, non a questa cura nostra di fare il miglior uso delle poche forze, bensì alla perizia d’officiali stranieri!
Ma dopo il terzo giorno, dopo la presa di tanti edificii, nei quali il nemico aveva accumulato molte materie di difesa, quella penuria ebbe fine.
Le barricate intanto divenivano sempre più numerose; se ne contavano nella città da mille e settecento; e caricate assiduamente con sassi, potevano resistere anche al cannone. Intorno ad una, ch’era di fronte al Castello, ed era costrutta con lastre di granito legate con catene e ingombre di terra, si raccolsero settantadue palle.
Li allievi del Seminario barricarono coi loro letti il largo di Porta Orientale, sotto il più violento foco.
Attraversate alle vie si vedevano balle di merci, mobiglie, carrozze eleganti; v’erano mucchi di tegole sull’orlo dei tetti, mucchi di sassi ad ogni finestra; rotti in molti luoghi i ponti; sfondati i sotterranei canali. Presso la sera del terzo giorno, la bandiera tricolore fu inalberata sulla aguglia del Duomo da Luigi Torelli e Scipione Bagaggia.
Nella terza notte, anche il corpo che aveva espugnato il palazzo municipale, e contava parecchie centinaia di soldati, vedendosi stretto e tempestato d’ogni parte, si salvò vergognosamente a tutta corsa, trascinando stupidamente seco i bambini del Bellati e sua moglie, ch’era pur figlia del marchese Ragazzi, il più zelante tra i censori delle stampe; poco dipoi per effetto del crudele trattamento uno dei fanciulli morì.
I soldati facevano cose atroci; nelle case dei Fortis trucidarono undici persone inermi, rubando quanto v’era di stoffe e di denari; al cadavere d’un soldato si trovò in tasca una mano feminile adorna d’anelli; brani di corpi feminili si trovarono mal sepolti in castello; più d’una famiglia fu arsa viva; infilzati sulle baionette i bambini; nel ruolo dei morti si contarono più di cinquanta donne; essendo però vero che alcune di esse erano fra i combattenti, anzi combattevano audacemente.
Si udivano officiali ben nati aizzare a crudeltà il soldato, dandogli a credere bugiardamente che i cittadini facessero scempio dei prigionieri.
Tanto la condotta dei nostri nemici disonora la civiltà germanica quanto quella del nostro popolo onora la infelice Italia”.

Il

Carlo Bossoli, La ritirata degli Austriaci dal dazio di Porta Tosa, 1848
Carlo Bossoli, La ritirata degli Austriaci dal dazio di Porta Tosa, 1848
20 marzo, i Milanesi si rendono conto che il centro della città è stato abbandonato dagli Austriaci durante la notte; sulla guglia più alta del Duomo è issata la bandiera tricolore, e dal Castello il Radetzky vede sventolare l’odiato vessillo della libertà italiana.
Antonio Leoncini attacca proprio il Castello, gridando a coloro che lo sconsigliano: “Lasciate fare, le palle non ci toccano, portiamo in fronte il nome di Pio IX”.
Il lattivendolo Giovanni Meschia, dietro un camino sul tetto davanti al campanile di Sant’Eustorgio, uccide con 10 colpi altrettanti soldati austriaci. La sera porta un’eclisse totale di luna; “Anche la luna si è messa la coccarda” si scherza dalle barricate.
Alle 5 del 21 marzo il Maresciallo Austriaco manda un suo rappresentante per trattare una tregua d’armi, ma le trattative falliscono. I patrioti attaccano con decisione le ultime posizioni che sono rimaste al nemico nella città.
Una mischia furiosa si accende davanti alla caserma del Genio Militare, presidiata da un buon numero di soldati. Augusto Anfossi respinge un reparto di granatieri, prende un cannone, lo punta contro la porta sbarrata e poi si inerpica per piantare sul cornicione il tricolore; è colpito in fronte da una palla di moschetto.
Il ciabattino Pasquale Sottocorno, benché sciancato e per di più ferito, si avvicina al portone dell’edificio tra le fucilate austriache e vi sparge dell’acqua ragia; poi vi porta due fascine di legna alle quali velocemente appicca il fuoco, che in breve tempo si sparge per tutto l’edificio costringendo i 160 Austriaci alla resa. Non contento, corre a Porta Tosa, disperde ed uccide senza pietà chiunque porti l’insegna dell’aquila bicipite.
Quattro caserme cadono in mano ai Milanesi.
Immagine tratta da L'Arte (già Archivio storico dell'Arte) diretta da Adoldo Venturi e Domenico Gnoli Volume II, 1899Il 22 marzo gli insorti, ormai padroni di tutta la città, attaccano le porte, decisi a rompere l’assedio. A Porta Ticinese e a Porta Comasina (oggi Porta Garibaldi) gli assalitori vengono respinti, ma l’assalto a Porta Tosa viene preparato con estrema cura. Per distrarre l’attenzione del nemico, si finge dapprima di assalire Porta Romana.
Intanto sul corso di Porta Tosa si preparano le “trincee mobili”, cioè grosse fascine di legna che possono essere facilmente spinte in avanti a proteggere gli attaccanti. All’improvviso le trincee mobili vengono fatte avanzare mentre dai tetti delle case si spara sul nemico.
Gli Austriaci rispondono con cannonate e con un intenso fuoco di fucili.
“La spada del Maresciallo Radetzky, per 65 anni tinta nel sangue dei fratelli, è nelle nostre mani; sarà balocco dei nostri fanciulli” promette il Governo Provvisorio.
Si combatte con furore. Andrea Cazzanini spara da indiavolato e muore benedicendo Dio per la vittoria.
I Milanesi riescono a far indietreggiare i nemici fino alla Porta e, verso sera, i più arditi, trascinati da Luciano Manara e dai fratelli Enrico ed Emilio Dandolo, sferrano l’attacco decisivo.
Paolo Pirovano, un falegname di 17 anni, è il primo a lanciarsi all’assalto. Un ragazzo a cavalcioni sulla barricata provoca ed insulta i Croati, un altro coglie le palle dei cannoni nemici e le rigetta ironico e beffardo perché imparino a lanciarle meglio.
Porta Tosa cade nelle mani degli Italiani e l’assedio è rotto. Da allora si chiamerà Porta Vittoria. Poco dopo anche Porta Comasina viene occupata.
Già si prepara per il giorno seguente l’attacco decisivo al Castello, ma ormai il Maresciallo Radetzky, temendo di vedersi ogni via di fuga chiusa dagli insorti della campagna, si ritira verso il Mincio, nel formidabile Quadrilatero (le fortezze di Mantova, Peschiera, Verona e Legnago).
Nella notte tra il 22 e il 23 marzo l’esercito austriaco abbandona Milano agli insorti.
Alle due dopo la mezzanotte il cannone tace, mentre si accendono fuochi di gioia e si elevano canti di vittoria.
La prima ad intonarli è la ventiquattrenne Luigia Battistotti Sassi, che per tutte le Cinque Giornate ha combattuto senza sosta, uccidendo Croati e cacciatori tedechi a colpi di carabina, strappando le armi di mano ai soldati, inseguendo i nemici fin oltre i bastioni.
Un morente ha scritto col proprio sangue sulla parete di una casa: “Coraggio fratelli, sangue di martiri Iddio compenserà, in terra resterà la corona del trionfo. Viva l’Italia”.
I Milanesi, civili male armati e con poca o nessuna preparazione militare, hanno vinto; gli Austriaci, soldati addestrati alla guerra e ad una dura disciplina militare, con artiglierie, armi moderne ed abbondanza di munizioni, hanno perso.
Secondo le stime ufficiali, 409 Milanesi (disoccupati, artigiani, operai, negozianti, impiegati...) e circa 1.000 Autriaci bagnano col loro sangue le vie di Milano.

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Da www.storico.org
1848: l’anno delle grandi rivolte di settembre 2017
Sulla scia dei moti a Palermo, a Parigi e nell’Impero Austriaco, i patrioti italiani si preparano al conflitto armato contro gli Asburgo.
di Simone Valtorta

Francesco Hayez, La Meditazione (allegoria dell'Italia del 1848 con il libro della sua storia), Galleria d'arte moderna Achille Forti, Verona (Italia)
Francesco Hayez, La Meditazione (allegoria dell'Italia del 1848 con il libro della sua storia), Galleria d'arte moderna Achille Forti, Verona (Italia)
Il 1848 segna una data fondamentale del Risorgimento Italiano: molte rivolte scoppiano negli stati della Penisola, viene combattura la Prima Guerra d’Indipendenza, tutto lo Stivale - si potrebbe pensare - si mobilita per la lotta per la libertà ... o no?
Prima di analizzare il corso degli eventi politici e militari, occorre dare uno sguardo a ciò che sta avvenendo sul piano economico.
Le ferrovie hanno fatto la loro comparsa: nel 1839 viene inaugurato in Italia il primo tronco di strada ferrata tra Napoli e Portici (otto chilometri, poco più di un tram, percorsi in 11 minuti alla velocità di 50 chilometri all’ora), l’anno successivo verrà inaugurato quello di Milano-Monza, in seguito la linea Torino-Moncalieri, poi la Firenze-Pisa, e un buon tratto della Milano-Venezia. Sono sorte anche molte banche moderne, la Cassa di Risparmio delle Province Lombarde, aperta nel 1823, la Banca di Sconto di Genova, nel 1844.
Anche sul piano industriale e su quello agricolo l’Italia è in fermento: la concorrenza estera, come il grano russo, la seta del Bengala o la lana australiana, spinge le industrie ad una maggiore produzione e ad impianti sempre più perfetti.
Carlo Alberto intraprende una serie di riforme ispirate ad un moderato liberismo: promulga una Costituzione - lo Statuto Albertino - che sarà la base della futura Costituzione del Regno d’Italia (4 marzo 1848); nel 1841 firma dei trattati di commercio con l’Inghilterra e nel 1843 con la Francia; viene potenziato il porto di Genova e vengono studiati progetti di ferrovie e di traforo delle Alpi; particolare sviluppo hanno l’industria della seta e della lana, che ha il suo centro a Biella.
Ma mentre la Lombardia e il Piemonte hanno un’agricoltura razionale e moderna, il Sud d’Italia ha colture estensive poco redditizie: tra Nord e Sud si sta creando un grande dislivello economico che non sarà mai più colmato.
Grandi avvenimenti fermentano in Italia: il popolo acclama Papa Pio IX, che ha condonato le pene ai detenuti politici; si inneggia al “Papa liberale” e i patrioti ripongono in lui grandi speranze. Da Roma, il moto di libertà invade gli altri stati. Prima si ottengono delle riforme, poi la Costituzione.
Alla fine anche Ferdinando II, Re delle Due Sicilie, concede la Costituzione, ma di malavoglia.
Da Palermo, la rivoluzione si propaga in Toscana, in Francia (nel febbraio si solleva Parigi), poi si espande a Vienna, Budapest, Praga, Berlino, e il Metternich, il Ministro odiato dai liberali, è costretto a dare le dimissioni.
I popoli dei diversi Paesi anelano ad una maggiore libertà e desiderano poter esprimere liberamente il proprio pensiero, oltre a partecipare alla formazione delle leggi; vogliono, in definitiva, trasformare le Monarchie Assolute in Monarchie Costituzionali.
A Venezia vengono arrestati dagli Austriaci Daniele Manin e Niccolò Tommaseo, «rei» di aver richiesto alcune riforme. Il 17 marzo, alla notizia dei moti di Vienna, una grande dimostrazione di popolo ne ottiene la liberazione; ma non è finita: il 22 giungono le notizie della rivolta di Milano, che fanno scoppiare l’insurrezione - la folla corre all’arsenale, si impadronisce delle armi. Le truppe austriache sgombrano subito dalla città lagunare che si dà un libero governo sotto la guida di Manin, proclamando poco dopo la Repubblica di San Marco. Milano deve invece lottare: la grande battaglia, combattuta tra le vie della città, passerà alla storia col nome di “Cinque Giornate di Milano”!
Le cinque giornate di Milano”
Già dal 1 gennaio 1848 i Milanesi, per colpire la dispotica Austria nei suoi maggiori cespiti di entrata, decidono di astenersi dal fumo e dal gioco del lotto, monopoli di stato: e poiché la polizia manda per la città gendarmi e soldati con lunghi sigari accesi, ne nascono tumulti e repressioni brutali.
Nel pomeriggio del 17 marzo anche a Milano, come a Venezia, giungono le prime notizie dei moti di Vienna.
I patrioti milanesi, che già da tempo hanno preparato la sommossa, si rendono conto che è venuto il momento di agire. Alla sera dello stesso giorno alcuni di essi mettono a punto un piano d’azione per il giorno seguente: inscenare una manifestazione davanti al Palazzo del Governo. Così nelle prime ore del mattino del 18 marzo, i patrioti, guidati dal podestà Gabrio Casati, si dirigono in massa verso Via Monforte, dove si trova il Palazzo del Governatore, ottenendo la concessione della guardia civica e il mantenimento dell’ordine affidato alla municipalità.
“Popolo di Milano” si legge nel proclama affisso per tutte le vie della città, “l’Europa ha gli occhi su di noi per decidere se il lungo nostro silenzio venisse da magnanima prudenza o da paura; le provincie aspettano da noi la parola d’ordine. Il destino d’Italia è nelle nostre mani, un giorno può decidere la sorte di un secolo”.
Ma quando già la folla si sta ritirando soddisfatta, alcune sentinelle sparano delle fucilate, alle quali i dimostranti rispondono con prontezza. In breve i granatieri di guardia ungheresi sono sopraffatti, disarmati o uccisi, e la folla entra nell’edificio devastando ogni cosa.
Intanto i soldati autriaci riuniti nel Castello sparano alcune cannonate nella speranza di intimidire i Milanesi. Alle cannonate fanno però subito eco le 62 campane che chiamano a raccolta i cittadini mentre per le strade si innalzano le prime barricate, accatastando alla rinfusa mobili e materassi, pagliericci, panche di chiesa, pianoforti, carrozze, libri e bollettari, fascine e pietre per sbarrare il passaggio ai nemici e per ripararsi dalle loro fucilate. Viene intanto istituita una libera guardia civica alla quale si arruolano volontari di ogni età.
Il Maresciallo Radetzky, comandante in capo delle truppe imperiali in Italia, non appena viene a sapere che al Municipio si stanno arruolando i volontari della guardia civica, fa circondare il palazzo dai suoi soldati, che riescono a piazzare un cannone e ad aprire una breccia nell’edificio.
Dopo due ore, i 130 difensori sono sopraffatti e trascinati prigionieri nel Castello.
Il Maresciallo Austriaco, forte di 14.000 uomini bene armati ed addestrati, dopo questa azione è convinto di aver già domato la rivolta e manda un messaggio a Vienna per annunciare la sua vittoria. Ma s’inganna: i Milanesi, che dispongono di soli 600 fucili e di scarsissime munizioni, svuotano i negozi degli armaioli e prelevano armi di ogni tipo persino dai musei e dai magazzini, spade e picche, pugnali e coltellacci da cucina, pistole, vecchi archibugi dei collezionisti, ogni cosa che possa ferire e colpire.
Le vere armi dell’insurrezione, data la scarsità delle munizioni, sono però le tegole e le pietre, i sassi ed i pezzi di legno, l’acqua e l’olio bollenti che uomini, donne e ragazzi gettano dalle finestre e dai tetti sulle pattuglie di soldati che si avventurano nelle vie barricate.
I Milanesi in questi giorni sono tutti animati dallo stesso entusiasmo: artigiani, sacerdoti, donne si aiutano l’un l’altro e tutte le case sono pronte ad ospitare chi è stanco, affamato o ferito; all’interno delle abitazioni si aprono delle brecce per facilitare le comunicazioni e per passare da una zona all’altra della città.
Potremmo citare innumerevoli nomi di chi si batte non per gloria né per interesse, ma solo perché vuole diventare ciò che si sente, un cittadino italiano: come Amatore Sciesa, tappezziere appartenente al comitato clandestino dell’Olona, che la notte del 30 luglio 1851 (tre anni dopo le Cinque Giornate) è sorpreso da una ronda militare mentre affigge manifesti che incitano alla rivolta; lungo la strada per il circondario di polizia viene fatto passare davanti alla sua abitazione dove, affacciati alla finestra, vi sono sua moglie ed il figlioletto; i gendarmi gli promettono la libertà in cambio dei nomi dei suoi complici, al che egli risponde: Tiremm innanz (“Andiamo avanti”); tre giorni dopo viene fucilato.
Persino i sacerdoti partecipano ai combattimenti: uomini come Don Cesare Airoldi Aliprandi, che il 19 marzo 1848 prende parte alla battaglia del Monforte e al ritorno degli Austriaci sconta la sua partecipazione alle Cinque Giornate con 10 anni di esilio da Milano; come Don Marino Lazzarini, nativo di Brignano, giunto a Milano per predicare la Quaresima a San Bartolomeo, che viene ritenuto uno degli organizzatori della sommossa di Porta Tosa ed è ucciso dagli Austriaci il 20 marzo mentre prepara un discorso; come Don Francesco Corbetta, parroco di Paderno d’Adda, che partecipa alla sommossa milanese alla testa di 21 dei suoi fedeli.
Napoleone Nani, Daniele Manin e Nicolò Tommaseo dopo la loro liberazione dalle carceri austriache a seguito della sollevazione popolare di Venezia del 1848
Napoleone Nani, Daniele Manin e Nicolò Tommaseo dopo la loro liberazione dalle carceri austriache a seguito della sollevazione popolare di Venezia del 1848
Neppure le donne si tirano indietro (e 39 di loro rimarranno esanimi sul campo di battaglia): ricordiamo, a titolo di esempio, Giuseppina Lazzaroni, che combatte sulle barricate insieme al fratello e per il suo coraggio viene segnalata al Governo Provvisorio affinché le sia concessa una ricompensa; o Cecilia Brivio, una cucitrice di 36 anni, uccisa con il marito il 22 marzo presso il mercato vecchio; o ancora Paola Grandi, domestica di Rosa Monti, che assieme alla padrona costruisce una barricata in contrada del Crocefisso e viene ferita negli scontri.
Anche i ragazzini danno il loro valido contributo: si distinguono specialmente nella costruzione delle barricate e come portaordini; per gioco issano su un bastone un cappello che fanno sporgere dalle barricate, traendo in inganno gli Austriaci che si mettono a sparare sprecando le munizioni; molti giovinetti preparano le munizioni e curano i feriti; si distinguono anche i Martinitt, cioè gli orfanelli milanesi, che sono addetti ai collegamenti.
Non è però una rivolta popolare: se è vero che nelle schiere milanesi militano numerosi contadini senza terra, la dirigenza delle operazioni è in mano a borghesi giovani e democratici, studenti, professionisti ed intellettuali.
Molti dei contadini in armi non sono neppure Milanesi: sono stati inviati lì dai loro signori, che abitano nei paesi vicini, per fomentare la rivolta, perché la gente della città non si sarebbe mai ribellata da sola.
Non è vero che le Cinque Giornate di Milano sono l’unico episodio risorgimentale in cui il popolo ha preso le armi: anche in questo caso, ha scelto di stare sulla barricata di propria volontà una minoranza, mentre molti di coloro che combattono lo fanno perché costretti da una volontà altrui. Durante la notte cade una pioggia tormentosa, ma i cittadini vegliano.
I patrioti trasferiscono il comando in una zona sicura ed erigono nuove barricate che trasformano la città in un vero labirinto insuperabile per i soldati nemici.
Il giorno successivo, 19 marzo, un gruppo di patrioti guidato da Augusto Anfossi (un Nizzardo che in Egitto, per il suo valore, si era guadagnato il grado di colonnello) prende d’assalto una batteria di cannoni austriaci che dall’alto di Porta Nuova sta sparando sulla città.
Dopo una serie di fucilate ben aggiustate, gli uomini addetti ai cannoni sono sopraffatti ed i superstiti si devono arrendere. I pezzi d’artiglieria vengono presi dai rivoltosi e sull’arco di Porta Nuova è issato il tricolore. Altri due cannoni vengono catturati a Piazza Mercanti, due a Porta Ticinese; si combatte al Broletto.
A Porta Orientale un ragazzo di 12 anni ha la gamba asportata di netto da una cannonata ed esclama: “Benedetti coloro che muoiono per la Patria”.
Pattuglie di ussari e di Croati sono sopraffatte a Porta Tosa, a Porta Romana; il cappellano di San Celso, quello di San Calimero incoraggiano la lotta, accorrono alle barricate con la Croce e con le tegole.
[Continua]

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Lorenzo Giusso
Cattaneo storico
Tratto da Fiera letteraria, anno I, n. 24, 19 settembre 1946
Immagine tratta da L'Arte (già Archivio storico dell'Arte) diretta da Adoldo Venturi e Domenico GnoliIn Cattaneo l’Italia ebbe qualche cosa di più, molto di più di un economista o di uno scrittore d’agricoltura, come si compiacque di qualificarlo De Ruggiero. Ebbe un sociologo e uno storico, che non vacilla al confronto dei Guizot, Carlyle, Thierry, Quinet, Renan. Ebbe una mente aperta a tutti i problemi europei, ebbe uno spirito positivo e lucido, che, non attardandosi dietro splendide chimere di ideali primati, rivelò agl’italiani le robuste forze dell’industria e dei traffici e dissigillò le loro menti all’idea che la potenza e la grandezza delle nazioni si misuri nei cantieri, nelle fabbriche, nei libri di carico e di scarico dei piroscafi e nelle registrazioni portuali. Egli fu certo l’italiano meno pittoresco, meno sgargiante, più alieno dal tenebroso emotivo che seduceva Stendhal; il più renitente a congiure melodrammatiche, a spedizioni in istile di balletto del genere di quella tentata da Mazzini sulla Savoia, un realista avveduto il quale sperava il riscatto del Lombardo-Veneto piuttosto da un sistema di franchigie progressive e dalla decomposizione interna dell’impero austro-ungarico anziché da guerre e da cambiamenti dinastici.
Ideale politico permanente, verso il quale si sforzò indirizzare gli sguardi degli italiani fu, per Cattaneo, l’Inghilterra. Degl’inglesi ammirava la tenacia, l’indomito spirito d’intrapresa, il rispetto al merito, la concezione economica dei fatti politici, la mancanza di pregiudiziali di razza e di sangue.
Il saggio sulle Interdizioni israelitiche, pubblicato nel 1843, è una splendida illustrazione di quel liberismo economico che fu sempre la sua stella polare. Rievocando e stigmatizzando le angherie, le restrizioni, gli arbitri legislativi a cui le comunità ebraiche secolarmente soggiacquero in Isvizzera, in Polonia, in Ungheria, in Russia, in certi Stati italiani, Cattaneo vuole confermare il canone secondo il quale l’oppressione giuridica si converte fatalmente in disordine economico. Lo scrittore, che in un saggio su L’economia nazionale di Federico List (1842) aveva sfatato con mirabile anticipazione, le illusioni autarchiche degli ultimi decenni, combattuto come deleterio e utopistico il sistema del blocco continentale di Napoleone, smascherato la chimera d’industrie e manifatture da piantarsi al solo scopo d’impedire l’invasione dei prodotti stranieri, credeva di detenere nella libertà economica il segreto infallibile del benessere sociale. Grande e tenace ammiratore dell’Inghilterra, Cattaneo non si stancava di segnalare nel libero commercio e nel principio delle "grandi associazioni” la base della potenza inglese. Dunque potenza statale, centralismo dispotico, compressione economica formavano per lui i nefasti congegni di quel principio "Chinese” dell’assolutismo o "Colbertismo” a cui egli contrapponeva il "principio greco” delle "libere Associazioni” che vedeva trionfare in America e in Inghilterra. Mentre nel paesi anglossasoni, lo Stato s’impiccia solo di ciò che il privato non può intraprendere, l’assolutismo centralizzatore alla Luigi XIV od alla Napoleone stende la mano sull’ultimo casolare del regno o sull’ultima capanna delle colonie. L’errore economico si tramuta, infallibilmente, in errore politico.
Tutto l’apparato vessatorio medievale, tutta la sovrapposizione di divieti, giurisdizioni, confische, esclusioni, contrassegni, ghetti, progroms non fu, agli occhi di Cattaneo che allucinata demenza e, soprattutto pietosa illusione. Il sadismo dei dominatori non servì che a cementare la potenza economica degli asserviti. Attraverso i berretti gialli e le estromissioni dalle Università e dalle professioni liberali, il divieto della possidenza prediale, la proibizione di ogni lusso etc., le legislazioni arbitrarie raggiunsero il chimerico risultato di complementare gli Israeliti.
Immagine tratta da L'Arte (già Archivio storico dell'Arte) diretta da Adoldo Venturi e Domenico Gnoli Volume II, 1899"Così tutta la casta israelita, scevra di pensieri disinteressati, scevra di occupazioni improduttive, unicamente e assiduamente per tutta la vita tesoreggiava. Adunque l’esclusione dagli studi letterari e cavallereschi e ameni era una spinta sussidiaria che tendeva ad accrescere la loro opulenza ... Qui nasce un forte dubbio, se quei popoli che hanno voluto riservare per sé soli il possesso delle terre e relegare gl’Israeliti alla sola proprietà mobile, abbiano scelto l’ottima parte o non piuttosto la peggiore ...”.
Le vincolazioni dei feudi producevano nei loro detentori scarsezza di capitali e "quanto più le popolazioni erano povere, tanto più i capitali che sono strumento necessario a tutte le operazioni agrarie, marittime e fabrile, divenivano preziosi ... La possidenza prediale ha, fra gli altri vantaggi ... quello d’impoverire quelle famiglie che per più generazioni si tengono avvincolate unicamente alla ricchezza fondiaria”, mentre... "l’ubertà degl’interessi favorisce il superiore andamento dei capitali mercantili. La posizione artificiale creata dai legislatori...alimentava le gigantesche fortune degli Ebrei rendendo da un lato grossi e assidui i lucri... ed accrescendo dall’altro lato i risparmi e le accumulazioni”.
La ristampa di queste Interdizioni israelitiche (Colombo editore; Roma) ci fa augurare ulteriori reviviscenze di questo grande storico, confinato, per mal discernibili peripezie letterarie, nel dormiveglia degli specialisti. Auguriamo una ristampa del saggio sulle Notizie naturali e civili della Lombardia, di quelli sulla Sardegna, sull’Irlanda, sull’Economia nazionale di Federico List sul Di alcuni moderni Stati d’Europa, sui conflitti interni degli Stati Uniti d’America. Su Cattaneo ha gravato, più che sopra ogni altro, l’impopolarità che dal 1900 in poi si è abbattuta su gli scrittori positivisti. Se vi si aggiunge poi, l’isolamento che lo colpì in quanto irriducibile avversario della Monarchia sabauda, si comprenderanno anche meglio i motivi di questa eclissi. In Cattaneo l’Italia ebbe uno zelatore appassionato di quella tradizione di economisti e di filantropi che, iniziatasi con i Verri, Beccaria, Filangieri, Gioia, Romagnosi, fu sopraffatta dalle fortune del rinascente spiritualismo. Rosmini e Gioberti affascinarono le menti colle formule dell’ente possibile e del vero ideale. Cattaneo, pregiudizialmente ostile ad ogni metafisica, Cattaneo, tenacemente attaccato alla scuola di Gioia e di Romagnosi, Cattaneo stretto alle statistiche della produzione e del credito fondiario fece figura, in mezzo ai voli metafisici del tempo, di ragioniere o di geometra.

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Di  Stefano B. Galli - 19/12/201

Carlo Cattaneo
Carlo Cattaneo
Sabato 18 marzo 1848: a Milano scoppia la rivolta. I borghesi e i nobili moderati iniziano la lotta contro gli austriaci, seguendo la tendenza generale rivoluzionaria di quella primavera di metà Ottocento che vede infiammarsi quasi tutte le capitali d’Europa. Proprio nei giorni di vigilia, i manifesti affissi dagli austriaci per le vie della città avvisano i milanesi che viene loro concessa la libertà di stampa. In futuro. questa è la promessa, avranno anche una nuova Costituzione. Ma la nobiltà, che ha già boicottato i sigari dell’impero, strappa quei manifesti e li sostituisce con altri. “Morte ai Tedeschi” è l’esplicito messaggio.
Per le vie di Milano si formano delle disordinate barricate, costituite dai mobili delle case della nobiltà cittadina, dalle loro carrozze, dalle loro sedie e poltrone, dai loro tavoli antichi finemente lavorati. Ci sono anche i confessionali delle chiese, secondo un intimo intreccio rivoluzione-Chiesa che non risparmia neppure la monarchia europea sicuramente più fedele al Papa: quella degli Absburgo. I rivoluzionari, infatti, riescono a scacciare gli austriaci dalla città.
Neanche i forti Tirolerjäger, i cacciatori tirolesi, appostati tra le guglie del Duomo, sono in grado di evitare il peggio agli austriaci sorpresi dalla rivolta e impreparati a smorzarla e a domare gli insorti. Dopo cinque giorni di violenti scontri - le cosiddette Cinque Giornate di Milano, appunto - il 23 marzo, Johann Josef Wenzel Radetzky von Radetz, il vecchio feldmaresciallo austriaco della città, è costretto a rifugiarsi nel “quadrilatero” fortificato di Verona Peschiera Mantova Legnago.
A Milano, al Governo Militare che ha condotto le operazioni belliche si sostituisce un Governo Provvisorio. Ma la nuova istituzione non riesce assolutamente a coprire quel vuoto di potere lasciato libero dagli austriaci. La nobiltà locale, che ha voluto e condotto la rivoluzione, invoca l’intervento delle truppe sabaude di Carlo Alberto. È chiara l’intenzione di soffocare eventuali pericoli provenienti dal popolo che potrebbe approfittare della grave instabilità della situazione. I Savoia vengono chiamati a Milano per dare al movimento rivoluzionario una connotazione nettamente conservatrice delle gerarchie politiche e sociali costituite. È necessario sconfiggere le correnti repubblicane, moderate, democratiche e federaliste che, alleate al popolo, rappresentano un serio pericolo.
Carlo Cattaneo, milanese, massimo teorico del federalismo, aspira a una rivoluzione pacifica per ottenere una maggiore autonomia della Lombardia all’interno di una federazione guidata dall’impero degli Absburgo. Ma, dopo le cinque giornate di efferate e sanguinose violenze, si rassegna e si rende conto che il suo disegno politico è utopico. È comunque convinto che l’autonomia del popolo lombardo non deve essere costituita dal passaggio di Milano dagli Absburgo ai Savoia, tanto invocato dai nobili associando l’indipendenza e la cacciata dello straniero all’espansionismo sabaudo. E, in effetti, il tardivo intervento delle truppe di Carlo Alberto nella rivoluzione in corso (23 marzo) è accompagnato da un proclama ai cittadini lombardi e veneti pubblicato il 24 marzo, nel quale il Re giustifica l’azione di conquista con il diritto di ogni popolo all’indipendenza (!). Nello stesso tempo, però, Carlo Alberto avvisa i ministri degli Esteri delle grandi potenze di intervenire in Lombardia nell’intento di soffocare le tendenze rivoluzionarie, impegnandosi nella conservazione dei regimi monarchici in tutta l’Europa, secondo le direttive lanciate a Vienna nel Congresso del 1814.
I piemontesi arrivano a Milano il 26 marzo. Ad accoglierli trovano l’indifferenza del popolo milanese. Certo, trovano anche l’esultanza dei nobili del Governo Provvisorio che, levate le barricate dalle strade, grazie all’intervento sabaudo possono conservare il potere conquistato. Sono disposti a fare di tutto per sdebitarsi, assecondando la volontà di chi è corso in loro aiuto. Cosi, piemontesi e nobili milanesi si adoperano per “piemontizzare” Milano. Il 26 marzo, lo stesso giorno dell’arrivo delle truppe amiche, i nobili, attraverso la fitta rete dei parroci di provincia, distribuiscono un manifesto. Intestato “Italia libera” e “W Pio IX” (il papa che ha appoggiato la rivoluzione), il manifesto della Commissione delle Offerte del Governo Provvisorio invita i parroci “a far pervenire prontamente all’ufficio della Commissione, residente nel Palazzo Marino, un elenco delle offerte avute con indicazione delle persone offerenti e loro domicilio”. E sollecita di “versare alla cassa del Comitato di Finanza quelle somme che fossero già presso di loro depositate”.
In previsione di lunghe e cruente campagne militari dei piemontesi contro gli austriaci, il Governo Provvisorio s’impegna a finanziarle con la raccolta di fondi promossa da questo manifesto. Ma l’erario dissangua ben presto il popolo lombardo, soprattutto quello delle campagne, indifferente verso la rivoluzione. Si diffonde a macchia d’olio il malcontento. E il contraccolpo sociale sulla popolazione, che vede circolare per le vie delle città e dei paesi le truppe regolari dell’esercito piemontese, è veramente forte. Perché Milano inizia a diventare una provincia qualunque del Regno dei Savoia.
Nel mese di maggio, prima ancora della fine della guerra, il Governo Provvisorio, totalmente asservito ai piemontesi, decreta l’annessione ufficiale. Cattaneo, che aspira alla formazione di una Repubblica Federale composta da una pluralità di Stati caratterizzati dall’esistenza di un popolo, di un territorio, di un governo specifici (quindi una pluralità di ordinamenti territoriali sovrani che conservano intatte le diversità etniche di ogni regione), non può essere che il principale avversario del disegno di Casa Savoia di espandere territorialmente il Regno di Sardegna, imponendo ai nuovi popoli conquistati le proprie strutture giuridiche e amministrative, la propria forma istituzionale, la dinastia regnante, la persona del re e l’assetto costituzionale.
Carlo Cattaneo pensa che “il movimento rivoluzionario deve partire dal basso: non da pontefici redentori, non da Re liberatori. È necessario che il popolo, insorgendo, proclami immediatamente la propria sovranità, che elegga la propria assemblea, che la sorvegli, che organizzi esso stesso la propria libertà”. Coerentemente con le proprie idee di un movimento popolare, laico, democratico e federalista, di fronte all’occupazione piemontese e al pericoloso connubio con i nobili milanesi, è preoccupato. Caduta l’ipotesi di una Lombardia autonoma all’interno dell’impero degli Absburgo, Cattaneo, contrario all’espansionismo piemontese, propone di sondare gli umori del popolo per quanto riguarda l’annessione attraverso un democratico referendum popolare. Ma la proposta viene bocciata dai nobili perché il referendum popolare sarebbe sicuramente favorevole agli austriaci.
Profondamente amareggiato per la decisione arbitraria del Governo Provvisorio, che ha decretato l’annessione della Lombardia al Piemonte trascurando l’opinione del popolo, Cattaneo sconsolato si consegna al silenzio, sognando le “repubbliche che formeranno il fascio degli Stati Uniti d’Italia”.
Il conte Johann Josef Wenzel Radetzky von Radetz.
Il conte Johann Josef Wenzel Radetzky von Radetz.
Sul finire dell’inverno del 1848, poche settimane prima della rivoluzione, Radetzky aveva detto ai milanesi: “La mia mano impugna ancora saldamente la spada che mi ha seguito con onore per 65 anni su tanti campi di battaglia. La impiegherò per la pace di un Paese recentemente ancora felice e che adesso la follia di una fazione minaccia di far precipitare in una miseria incalcolabile”. Radetzky mantiene la promessa fatta al popolo lombardo. Proprio durante il mese di maggio, raggiunge il quadrilatero il diciottenne arciduca Francesco Giuseppe per abituarsi alla vita dei campi di battaglia. Il futuro imperatore non può scegliere un momento migliore. Infatti, il 6 maggio inizia la controffensiva degli austriaci che hanno avuto il tempo di rafforzarsi con nuove e fresche truppe. A Santa Lucia, ventimila austriaci sconfiggono quarantamila piemontesi. I Savoia hanno lasciato Milano con il piano di allontanare gli austriaci anche dal quadrilatero e costringerli a ripiegare verso il fedele Tirolo. Ma proprio nel quadrilatero le ambizioni espansionistiche dei piemontesi vengono nettamente ridimensionante. Dopo alterne e cruente vicende (Curtatone e Montanara: 29 maggio; Pastrengo, Goito, Peschiera: 30 maggio) subiscono la sanguinosa sconfitta (23-25 luglio) di Custoza. La miopia bellica di Carlo Alberto, che comanda direttamente le truppe piemontesi, soccombe alla superiorità tattica e strategica di Radetzky.
Nei primi giorni di agosto i Savoia ripiegano verso Milano. Carlo Alberto, sconfitto, si rifugia a palazzo Greppi. Ben presto la notizia, correndo di voce in voce, si diffonde. E sotto palazzo Greppi si raduna una folla impressionante che, in preda all’ira, rovescia le carrozze e minaccia di dare l’assalto all’edificio. Parte qualche colpo di fucile. I vetri del palazzo iniziano ad andare in frantumi. Il soffitto della stanza di Carlo Alberto è già solcato da qualche pallottola. Quando si affaccia al balcone per placare la folla, le canne dei fucili puntano verso il Re e le pallottole sibilano minacciose di fianco alle sue orecchie. I milanesi manifestano cosi, violentemente, la loro avversione al disegno politico di casa Savoia, che, dopo averli conquistati, li ha oppressi dissanguandoli con le tasse per mantenere l’esercito in una guerra che pochi di loro vivevano ardentemente.
Tra il 5 e il 6 agosto, nottetempo, nascosto agli occhi dei milanesi e difeso da un battaglione della guardia nazionale e da una compagnia di bersaglieri, Carlo Alberto fugge da Milano accompagnato dal figlio. Le truppe sabaude, vinte, si sono già ritirate oltre il Ticino nella stessa giornata del 5 agosto. Il 9 agosto, il generale piemontese Salasco sottoscrive la resa in nome del suo Re. Radetzky si appresta a ritornare a Milano vincitore. Mentre sulle barricate della Barona di pochi mesi prima i nobili insorti hanno gridato “viva Pio Nono”, durante la campagna di maggio-luglio nella pianura lombardo-veneta i contadini hanno accolto gli austriaci al grido di “arrivano i nostri”. Ora, dai bordi delle strade che portano a Milano, salutano le truppe dell’imperatore con molto entusiasmo.
Nei pressi di San Donato Milanese, gli austriaci sono raggiunti da un messaggero. Il podestà di Milano, Paolo Bassi, invita il feldmaresciallo Radetzky ad affrettarsi a rientrare in città per evitare che il popolo, libero dai piemontesi, si abbandoni a saccheggi e distruzioni prima dell’arrivo degli austriaci. I cittadini milanesi sono esasperati dall’arroganza dei nobili che, abbagliati dall’intervento sabaudo, hanno loro imposto le restrizioni della guerra. Dopo aver manifestato la propria ostilità verso i piemontesi, ora presumibilmente sarebbe stata la nobiltà l’obiettivo delle ire popolari. Il messaggio del podestà a Radetzky chiude con queste parole: “La città è calma e si prepara ad accogliere come si conviene le truppe imperiali”.
Poco dopo, Piero Bassi manda un secondo messaggero a invocare il tempestivo intervento della cavalleria austriaca per placare la collera del popolo, che ha già saccheggiato le casse pubbliche e distrutto le case dei ricchi. Finalmente, alle ore 10 di domenica 6 agosto, cavalcando un bianco destriero, Radetzky entra trionfalmente in città da Porta Romana. La folla lo acclama. E in milanese gli urla “sémm minga sta nünc, inn stà i sciuri” (non siamo stati noi, sono stati i ricchi). Al passaggio delle truppe imperiali “numerosi erano i volti che ci ringraziavano in silenzio, con gli occhi colmi di lacrime di gioia per averli liberati”.
Il buon governo
Le Cinque Giornate non furono un’iniziativa del popolo milanese, ma dei nobili, dei ricchi e del clero.
Le Cinque Giornate non furono un’iniziativa del popolo milanese, ma dei nobili, dei ricchi e del clero.
Alla base di queste manifestazioni di straordinario attaccamento dei lombardi e dei milanesi alla corona dell’impero danubiano dell’aquila bicipite degli Absburgo, ci sono profondi e antichi motivi. Infatti, dopo le luci c le ombre dell’amministrazione spagnola, l’Austria di Maria Teresa, di Giuseppe II, di Ferdinando e poi di Francesco Giuseppe ha dato respiro europeo a Milano e alla Lombardia. Il Foscolo, il Manzoni, i Verri, il Parini, il Cantù, il Beccaria, il Berchet, quei lucidi intelletti che hanno fatto grande Milano, sono passati alla storia, alla filosofia, alle lettere, proprio per l’europeismo delle loro posizioni prodotte da una società, la Milano austriaca, centro editoriale e culturale in stretto contatto con la Mittelcuropa. Ed è stato grazie agli austriaci che la Lombardia ha conosciuto uno straordinario sviluppo economico, sociale e culturale.
Allo scadere del secolo di amministrazione austriaca (1714-1814), sconvolto anche dal turbine napoleonico, si contano già diverse innovazioni “rivoluzionarie”. L’abbattimento del vecchio regime corporativo come la manomorta e i fidecommessi ha favorito lo sviluppo economico lungo nuove direttrici. Manifatture tessili, soprattutto seriche legate alla gelsicoltura e alla bachicoltura, godono di un rinnovato slancio produttivo. E l’inserimento delle moderne tecniche industriali – che nel breve volgere di mezzo secolo avrebbero quasi del tutto sostituito la vita contadina e in un secolo, in effetti, la cancellarono – non ha provocato grossi scompensi. Anzi, l’assestamento al nuovo regime produttivo è stato immediato. E tempestivi sono stati i risultati positivi dell’espansione dell’industria metallurgica e di quella chimica. È vero. Si trattava di una società, quella austriaca, estremamente stratificata, dove lo scarto tra le differenti classi sociali, seppur ridotto dai tempi nuovi, era sempre profondo. Ma questa era la caratteristica generale e costante dell’Ottocento, forse molto più accentuata in altri Stati.
Potrebbe sembrare un elenco arido e noioso. Ma è necessario ricordare le innovazioni anno per anno. Dopo la fondazione dell’Accademia di Brera (1776) e del Teatro alla Scala (1778), a partire dal Congresso di Vienna Milano brucia le tappe. Nel 1819 è portato a termine il Naviglio Pavese; nel 1820 vengono distribuite per le strade, che hanno ampliato la già fitta rete di comunicazioni, le lampade Argand; nel 1823 in piazza dei Mercanti trova la propria sede la Cassa di Risparmio; sempre nel 1823 nasce l’ospedale Fatebenesorelle, l’ottantaquattresimo di tutta la regione; nel 1831 il battello a vapore Otello parte da Venezia, percorre tutto il Po e attracca a Milano; nel 1832 viene edificata la galleria De Cristoforis; nel 1838 l’imperatore Ferdinando inaugura l’Arco della Pace; nel 1840 le due locomotive a vapore battezzate Lombardia e Milano percorrono la “Privilegiata”, il primo tratto di strada ferrata da Milano a Monza (di chilometri 12,8, percorsi in 19 minuti all’eccezionale media di 40,4 Km/h, che, in confronto alle carrozze e ai tram trainati dai cavalli, può quantificare il progresso tecnologico della rivoluzione industriale); nel 1841 inizia il servizio tramviario di “omnibus” tirati dai cavalli; nel 1842 si aprono i bagni Diana a Porta Orientale; nel 1844 l’acqua potabile amplia la propria rete di distribuzione; nel 1845 le principali vie della città vengono illuminate per tutta la notte da 377 becchi nuovi.
Durante l’amministrazione austriaca viene edificata anche la chiesa di San Carlo. E si abbattono gli edifici che fanno corona al cinquecentesco Palazzo Marino, cosi piazza della Scala acquista la moderna urbanistica. La città continua a svilupparsi lungo Corso Sempione, intensificando i collegamenti con Parigi. Invece, attraverso l’ardito passo dello Stelvio, sono assicurati i collegamenti con il Tirolo e con Vienna, la capitale dell’impero. I bastioni di cinta vengono trasformati secondo le caratteristiche visibili tutt’oggi: la porta di ornamento e le due guardiole laterali che ospitano la guarnigione militare e il servizio daziario.
Ecco come Carlo Cattaneo ha riassunto con parole ricche di entusiasmo questo eccezionale periodo:

Ogni anno segnò sempre per noi qualche nuovo grado di prosperità; ogni anno più vasta la rete stradale; ogni anno più folta la piantagione dei gelsi, prima riservata ai colli, poi distesa in veri boschi sui piani dell’Olio e dell’Adda, e salita fino a mille metri di altezza nelle valli alpine, produttrice di un’annua raccolta di cento milioni di franchi in un territorio che corrisponde alla ventiseiesima parte della Francia. Sempre più diffuse, ma più accurate e quindi meno insalubri le irrigazioni; si mutano in buone case i tuguri dei contadini; penetra in tutti i comuni rurali il principio dell’istruzione; tolta cogli asili dell’infanzia la rozzezza dei figli della plebe; gli studi delle lettere e delle arti consentiti anche al sesso gentile; e con solenni mostre viene diffuso l’amore delle belle arti nel popolo.

I solenni funerali milanesi e l’apparato funebre eretto nel Duomo per le esequie del feldmaresciallo Radetsky (14 e 15 giugno 1858).
I solenni funerali milanesi e l’apparato funebre eretto nel Duomo per le esequie del feldmaresciallo Radetsky (14 e 15 giugno 1858).
Quando un popolo viene tenuto forzatamente nell’ignoranza, con una vita al limite dell’autosufficienza, allora generalmente non si ribella. Perché non è in grado di ribellarsi. Non è consapevole della propria condizione. Non “vede”. Tace e lavora. Invece, quando è istruito e sviluppa la propria intelligenza e la propria cultura, allora si ribella. Artificio e metodo di molte dominazioni oppressive e non illuminate è stato quello di tenere il popolo segregato nell’ignoranza per evitare la ribellione, scongiurare il pericolo della rivolta, conservare la devozione e la deferenza per le gerarchie costituite.
Gli austriaci dominatori di Milano potevano scegliere. E nel corso di un secolo e mezzo caratterizzato da profondi mutamenti sociali, politici ed economici, gli austriaci hanno scelto di intensificare l’istruzione e la cultura, di creare delle floride condizioni economiche, di rafforzare la compattezza del tessuto sociale. Ecco perché i milanesi li hanno accolti con entusiasmo e commozione quando, nell’agosto del 1848, sono rientrati a Milano. Se gli austriaci avessero curato esclusivamente i propri interessi attraverso lo sfruttamento delle risorse umane e naturali, della terra e della laboriosità lombarde, allora avrebbero lasciato miseria, disperazione e rancore. Invece no.
A Milano, il feldmaresciallo Johann Josef Wenzel Radetzky von Radetz abitava in via Brisa (dove oggi finisce corso Magenta e inizia via Meravigli). Ogni mattina usciva di casa di buon’ora. Percorreva via San Giovanni sul Muro, attraversava largo Cairoli e imboccava via Cusani dove, a casa Gagnola, aveva sede la Cancelleria austriaca. In largo Cairoli trovava semiaddormentati, ancora intirizziti dal freddo patito durante la notte trascorsa all’addiaccio sotto le mura del Castello Sforzesco, i mendicanti della città. Allora infilava le mani nelle capienti tasche della divisa. Estraeva qualche sigaro e qualche moneta. E distribuiva tutto ai barboni. Era ormai divenuto un appuntamento quotidiano. E il vecchio feldmaresciallo, insieme ai sigari e alle monete, allungava ai suoi poveri amici anche il suo mattiniero sorriso di buon giorno.
Probabilmente, quando l’espansionismo piemontese di Casa Savoia, undici anni dopo (1859) ha interrotto bruscamente l’illuminata dominazione austriaca di Milano e della Lombardia, costringendo gli Absburgo a lasciare la città, non solamente i barboni, ma tanti milanesi hanno rimpianto la generosità, la correttezza, la rettitudine dei baffoni del maresciallo Radetzky.
Milano austrìaca 1814-1859: piccole e grandi tappe nella vita cittadina
1819    – Terminato il Naviglio Pavese (inaugurato 16 agosto).
1820    – Illuminazione con lampade Argand.
1823    – Istituita la Cassa di risparmio, con sede in piazza Mercanti.
1823    – Fondato l’ospedale Fatebenesorelle.
1825    – Ripristinate le scuole dei barnabiti a Sant’Alessandro.
1828    – Pubblicati I promessi sposi di Alessandro Manzoni.
1831    – Il battello a vapore “Otello” giunge a Milano da Venezia.
1832    – Costruita la galleria De Cristoforis.
1836    – Epidemia di colera asiatico.
1838    – Inaugurato l’Arco della Pace dall’imperatore Ferdinando.
1840    – Inaugurata la prima ferrovia del Regno, la Milano-Monza.
1841    – Inizia il servizio pubblico degli “omnibus” a cavalli.
1842    – Aperto lo stabilimento dei Bagni Diana a Porta Orientale.
1844    – Primi impianti di distribuzione di acqua potabile.
1845    – Illuminazione a gas a notte intera, con 377 becchi.
1856    – I giardini Dugnani annessi ai giardini pubblici.
1857    – Posa della prima pietra per la Stazione centrale.
1857    – Ultimata la ferrovia Ferdinandea, Milano-Venezia.
Fonte: www.rivistaetnie.it

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