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In Giovanni De Luna, Storia del Partito d'Azione 1942-1947, Nota n. 52, Pag. 317, Editori Riuniti, 1997
"Su Ginzburg [Si tratta di Leone Ginzburg (1909-1944) ndr], cfr. quanto ha scritto Norberto Bobbio (“Ebbe sempre chiara l'idea che il primo dovere dell'intellettuale antifascista fosse quello di coltivare seriamente gli studi umanistici per non lasciare il vuoto tra il passato che stava per essere seppellito e la rinascita futura... e di dare, tra gli studi umanistici, la preferenza alla ricerca e alla riflessione storica che sola avrebbe permesso di rendersi conto degli errori del passato, della decadenza del presente e dei rimedi necessari per uscire da questa senza ricadere nei primi. Ginzburg impersonò molto bene l'ideale della generazione di storici, il cui avvento Gobetti aveva pronosticato”) in Introduzione a L. Ginzburg, Scritti politici e letterari, cit., pp. XI-XXX".

Democrazia e crisi sociale
La rabbiosa "resistenza degli interessi costituiti"
di Giorgio Ricordy

Copertina di un libro del giornalista Giorgio Ricordy.
Copertina di un libro del giornalista Giorgio Ricordy.
Quando Ernesto Rossi formulava le ipotesi di “riforma giacobina” del regime individualistico - che, in quanto tale, doveva tuttavia essere conservato - aggiungeva che “la condizione più favorevole all'attuazione della riforma, sarebbe una di quelle grandi crisi sociali durante le quali l'incertezza dell'ordinamento giuridico e la instabilità del valore della moneta rendono più fluidi tutti i rapporti economici e diminuiscono la resistenza degli interessi costituiti”. Egli, tuttavia, non si augurava che ciò accadesse. Oggi, però, quella “grande crisi sociale” c'è: i rapporti economici sono certamente più “fluidi” di 10 o 20 anni fa, ma non è facile dire che la resistenza degli “interessi costituiti” sia diminuita. Semmai, è più salvaggia.
L' “incertezza dell'ordinamento giuridico” e l' “instabilità del valore della moneta”, da qualche tempo, sembrano creare molti più imbarazzi ad una sinistra che tende ad esprimere una “classe di governo”, che non a quel coacervo, appunto, di “interessi costituiti” - che sono interessi politici ed interessi economici, intrecciati ma diversi fra loro - i quali, pragmaticamente, fanno degli elementi di crisi elementi dello scenario in cui capita di muoversi, da utilizzare, indirìzzare, e manovrare, scegliendo in base ad essi le alleanze di volta in volta più convenienti, o l'avversario contro il quale conviene, di volta in volta, sferrare il colpo.
Italiani negli anni '70
Italiani negli anni '70
Nella ormai più che decennale storia della crisi italiana (dal '68 in poi; ricorrentemente, gli osservatori stranieri hanno definito gli italiani sull'orlo della guerra civile), sono tramontate, o hanno scricchiolato, si sono ricostituite o sono state rovesciate, alleanze e sodalizi apparentemente incrollabili, fino ad arrivare al punto in cui tutto è da ricominciare da capo; nel rapporto del Censis di fine 78 si scriveva una cosa giusta, che non è possibile colpire “al cuore” il sistema (come vorrebbero i brigatisti rossi) per la semplice ragione che “il sistema il cuore non ce l'ha”. Vale a dire che il sistema è privo di un centro propulsore, cioè di un apparato dì potere univoco e univocamente espresso. Ma poiché questa situazione non è quella di un regime libertario ed egualitario in cui l'assenza di poteri centrali dello Stato avvenga all'interno di un raggiunto equilibrio sociale, i fenomeni che ne derivano sono quelli della disgregazione progressiva da un lato e, dall'altro, di nuovi tentativi di aggregazione capaci, appunto, di ricostituire quella univocità di poteri perduta. Ma mentre la disgregazione continua in maniera, per così dire, “spontanea”, o soltanto per quello che Pasolini aveva individuato da molti anni essere il “vuoto di potere” praticato dalla Democrazia Cristiana, i tentativi di riaggregazione, viceversa, determinano azioni precise, scelte, decisioni: e poiché questi tentativi sono praticati da gruppi sociali, politici ed economici diversi fra loro, anche gli obiettivi divergono e da questa divergenza deriva la guerra senza esclusione di colpi che si sta svolgendo su tutti i tavoli del potere.
Democristiani: Andreotti, Pandolfi, Evangelisti, Morlino.
Democristiani: Andreotti, Pandolfi, Evangelisti, Morlino.
Disamistat, avvertimenti mafiosi, scandali di regime e molti delitti anche, trovano significati carichi di implicazioni in questo quadro di guerra che i potenti vanno combattendo fra loro e contro le classi che avanzano a minacciare il loro potere.
L'egemonia democristiana cominciò a scricchiolare quando il complicato equilibrio su cui era cresciuta mostrò dì non sapere assorbire i mutamenti che esso stesso aveva prodotto: dai massicci flussi migratori verso il nord, alla crescita di un sistema di imprese di stato gigantesche e improduttive, dall'espandersi dell'edonismo consumistico all'elefantiasi paralizzante della pubblica amministrazione clientelare e inefficiente, dallo sviluppo economico fondato sull'assistensdalismo, ad un sistema fiscale fatto per tranquillizzare e non dar fastidio più che per finanziare le casse dello Stato, E quando il “vuoto di potere” democristiano cominciò anche a dare segni di non saper più validamente arginare la crescita dell'opposizione popolare, alcune storiche alleanze cominciarono a traballare: così fu per il Vaticano, così fu per molti ambienti dell'imprenditoria, così fu, perfino, per il gran protettore americano.
Ma il tramonto dell'egemonia democristiana significò, per questi ed altri “interessi costituiti”, anche la perdita della più formidabile camera di compensazione operante in Italia. E quando Aldo Moro nel suo ultimo discorso alla Camera dei Deputati pronunciò la famosa arringa in difesa del suo partito che rischiava davvero di finire tutto sotto processo, aveva ragione: difendere la DC voleva dire difendere il paese dal caos che, senza la DC, inevitabilmente sarebbe esploso. Per salvare il paese e il suo partito, Moro aveva concepito il delicato progetto di estendere le funzioni della camera di compensazione democristiana anche a quelle spinte che fino ad allora ne erano rimaste all'esterno: i comunisti e le masse della sinistra. Era l'unica strada che Moro vedeva non solo per conservare alla DC il suo ruolo di grande mediatrice e recuperare un'egemonia declinante, ma soprattutto per riportare a comune denominatore le contrapposizioni emergenti fra quegli “interessi costituiti”, che acquistavano caratteri di crescente virulenza.
Dalla vicenda Sindona allo scandalo Lockheed, dagli splendori e tracolli della carriera di Eugenio Cefìs all'inchiesta sulla SIR, dallo scandalo Italcasse agli attacchi alla Banca d'Italia, con le opposte fazioni della magistratura utilizzate spregiudicatamente in maniera quasi non meno terroristica delle P38 o degli scorpion delle BR, o del fucile a canne mozze della mafia, il tentativo di Moro e la sua ipotesi politica avevano un senso precìso, coniugabile, almeno nei tempi brevi, con la lìnea comunista del compromesso storico.
Democristiani: Pandolfi, Donat Cattin.
Democristiani: Pandolfi, Donat Cattin.
Ma se i calcoli di Moro erano giusti, a far quadrare il risultato mancò un fattore che non era stato messo in conto: la soppressione della sua persona. Eliminato Moro, il processo di rifondazione avviato nella Democrazia Cristiana è rimasto in balia delle forze interne che oscillano fra opposte visioni senza trovare un loro equilibrio, E la guerra fra i potenti così non ha subito arresti.
L'Italia, dopo un'effimera ripresa fondata sui pretesti di un privatismo “sommerso”, è adesso in bilico, sull'orlo di un nuovo precipizio recessivo di proporzioni spaventose: la prospettiva, in poche ma eloquentissime e drammatiche cifre, indica un tasso di inflazione del 25 per cento, un deficit pubblico di 36 mila miliardi e 2 milioni e mezzo di disoccupati (anche se i numeri del ministro Andreatta sono diversi, il quadro fornito dalla maggior parte degli economisti è questo). Con un simile abisso dinnanzi, i margini di mediazione nella spartizione del potere sono pressoché inesistentti ai maestri della lottizzazione resta poco da lottizzare.
Dopo la rovina delle grandi imprese pubbliche, dopo la strage compiuta nell'industria chimica, dopo il declino della grande siderurgia, restano poche aree sulle quali fare ancora affidamento e poche certezze su possibilità nuove e emergenti. Restano le banche, Banca d'Italia in testa, dove gli ibridi compromessi raggiunti lasciano prevedere che sia la stabilità recente della lira, sia l'opulenza del sistema finanziario, avranno breve durata. Resta certa grande industria privata a dimensione multinazionale, sul cui terreno si svolge un'incessante guerriglia combattuta sia con gli attentati terroristici che con le spregiudicate operazioni finanziarie.
Spuntano nuovi spazi di conquista, come l'industria elettronica o l'industria nucleare, o l'industria del rame, dove ancora si scatena la corsa all'oro di scorridori del potere vecchi e nuovi. I morti e i feriti - non solo metaforici, spesso innocenti - di questo scontro selvaggio, sono già stati e saranno ancora numerosi. Sui destini del paese seguitano ad accumularsi le minacce di misteri nazionali mai svelati, e si moltiplicano gli avvertimenti in codice destinati a produrre effetti che restano ignoti.
Comunisti: Pajetta, Bufalini, Perna, Berlinguer.
Comunisti: Pajetta, Bufalini, Perna, Berlinguer.
Dagli omissis di Catanzaro all'esecuzione di Mino Pecorelli, dai fascicoli del vecchio Sifar scomparsi alle registrazioni telefoniche smarrite dal giudice Infelisi, dalle antiche inchieste messe sotto silenzio dal ”grande insabbiatore” Carmelo Spagnuolo alle ricorrenti “rivelazioni” sul delitto Moro, per finire alle recenti battute di De Carolis su connivenze mai svelate fra delitti, scandali e uomini politici, e anche ai recentissimi anonimi attacchi giornalistici contro ben precisi gruppi di potere: l'Italia sembra popolata da gente che sa molte cose che gli italiani invece non sanno e vorrebbero sapere. Una delle funzioni più preziose per gli equilibri tradizionali di potere che la Democrazia Cristiana ha perduto, forse, è anche quella di mettere il coperchio su tante pentole in ebollizione. Anche questo è sintomo e causa di profonda destabilizzazione.
Lo sbarramento massiccio con cui è stato precluso al Partito Comunista l'accesso al governo del paese, se per un verso deriva dalla sua scelta precisa dì sottrarsi a siffatte pratiche di potere, per l'altro risponde alla necessità vitale, per le fazioni di potere in lotta fra loro, di non ammettere estranei a quella che resta una partita giocata in famiglia. Almeno fino a quando non saranno emersi i nuovi vincitori e non saranno sradicate le resistenze degli sconfitti.
Rimane il fatto, per il movimento del lavoratori, che la crisi in corso scarica sulle classi popolari i suoi costi, e che la “resistenza degli interessi costituiti” di cui parlava Ernesto Rossi, si manifesta più rabbiosa che mai. In questa situazione, la sua “riforma giacobina”, più che proiettarsi su una “condizione più favorevole”, risulta l'unico, indispensabile strumento per la sopravvivenza come entità sociale e economica di tutto il paese.

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di Salvatore Aranzulla

Castello Quistini Qr Code visite turisti
Castello Quistini Qr Code visite turisti
Ormai sono dappertutto: sulle riviste, sui biglietti da visita, sulle confezioni dei prodotti e molto altro ancora. Mi riferisco ai codici QR, quegli speciali codici a barre quadrati che se scansionati con la fotocamera di un telefonino danno accesso a pagine Web, recapiti personali ed altri tipi di contenuti multimediali online. Scommetto che anche tu ne hai sentito parlare spesso, e allora mi dici come mai non hai ancora provato a “tradurne” uno con il tuo smartphone? Non sai come si fa? Allora rimediamo subito.
Segui le indicazioni su come inquadrare un QR che sto per darti e ti prometto che imparerai in men che non si dica ad usare i QR code per visualizzare link, informazioni, ecc. nascosti nelle riviste cartacee, sulle confezioni dei prodotti alimentari e sui bigliettini da visita più tecnologici. In fondo, tutto quello che devi fare è installare la app più giusta per il tuo smartphone ed immortalare il codice QR da tradurre. Vediamo subito come si fa!
Se vuoi imparare come inquadrare un QR ed utilizzi un iPhone, ti consiglio di aprire l’App Store e scaricare subito QR Reader for iPhone (https://itunes.apple.com/it/app/qr-reader-for-iphone/id368494609?mt=8), una delle migliori app gratuite per i codici QR che consente non solo di scansionare i QR code esistenti ma anche di crearne di nuovi, condividerli online ed esportare le scansioni effettuate in formato CSV.
Utilizzarla è semplicissima, anche perché la fotocamera di tutti i più recenti modelli di iPhone consente un riconoscimento rapidissimo dei codici QR. Basta avviare l’applicazione, inquadrare il QR code da qualche centimetro di distanza tenendo il telefono in verticale (in modo che occupi la parte centrale dello schermo) ed attendere che avvenga la “traduzione”. Nel caso di link a contenuti online (il caso di www.garganoverde.it, ndr), questi si aprono con un browser interno a QRReader for iPhone senza uscire dalla app.
Se invece utilizzi uno smartphone Android, non ci sono dubbi. Se vuoi inquadrare un QR senza avere il benché minimo problema devi utilizzare l’applicazione gratuita QR Droid (https://play.google.com/store/apps/details?id=la.droid.qr&feature=search_result) che consente non solo di leggere rapidamente i codici QR ma anche di crearne di nuovi (ad esempio con il proprio biglietto da visita) e di tenere una cronologia di tutti i QR code scansionati. È compatibile anche con i telefoni più economici, ma naturalmente la qualità della fotocamera è fondamentale affinché la app svolga correttamente il suo lavoro. Tanto per intenderci, uno smartphone equipaggiato con una fotocamera dotata di autofocus riesce a scansionare i QR code molto più rapidamente rispetto ad un telefono sprovvisto di tale tecnologia.
Per scansionare un codice QR con QR Droid, non devi far altro che avviare la app e seguire le indicazioni presenti su schermo (in italiano). Sarà infatti il software a guidarti alla corretta inquadratura del codice QR suggerendoti di non tenere il telefono troppo vicino alla superficie da analizzare, di tenere la mano ferma, ecc.. In sostanza, quello che devi fare è posizionare lo smartphone in verticale, posizionarti a qualche centimetro dal QR code e porre quest’ultimo al centro dell’inquadratura per qualche secondo.
Al termine della scansione, ti verrà chiesto se vuoi visualizzare direttamente il link o le informazioni rilevate, oppure se vuoi prima analizzarle. Tutto molto semplice ed intuitivo. Inoltre, recandoti nella scheda Cronologia della app avrai la possibilità di sfogliare tutti i codici scansionati con QR Droid: molto utile se hai dimenticato alcune informazioni scansionate con l’applicazione e vuoi recuperarle rapidamente.
Fonte: http://www.aranzulla.it/come-inquadrare-un-qr-31547.html

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Nel 1999 vivevo in Germania, nella bellissima città di Wiesbaden. Dovendo tornare in Italia, mi recai da un libraio che si trovava nella Taunusstrasse. Portai con me un volume del Meyers Lexiconb_250_0_16777215_01_images_almanacco_istruzione_meyers-lexicon.jpg (1926-1935) e pregai il libraio di darmi una quotazione del Lexicon completo in mio possesso (15 volumi in ottimo stato). Mi offrì 2.000 Marchi, ma io rifiutai. La pubblicazione, molto raffinata e scritta in caratteri gotici, è piena di illustrazioni e tavole. Queste ultime, tagliate ed incorniciate, è possibile ammirarle negli studi di avvocati, medici e altri professionisti. Ora il Lexicon si trova tra i miei amati libri. Vi offro da vedere 3 illustrazioni scansionate dall'Opera.
Il webmaster

Vi racconto le avventure di un bibliofilo e dei suoi libri - La lectio magistralis dello scrittore alla Fiera internazionale del Libro di Torino

Immagine della Biblioteca dei Girolamini
Immagine della Biblioteca dei Girolamini
Umberto Ecob_250_0_16777215_01_images_almanacco_istruzione_umberto_eco.jpg
Anni fa, quando a Torino si è aperto il Salone del libro, non ricordo se per qualche anno o solo per il primo, c'era anche una sezione antiquaria. Non so quanto gli antiquari, in un salone frequentato da un pubblico che abitualmente va in cerca di cose contemporanee, abbiano venduto, e se siano stati loro a decidere di non venire più oppure se la direzione del salone non li abbia più invitati.
Ricordo solo che mi era molto dispiaciuto perché, quando c'erano, ho visto intere scolaresche percorrere il loro settore e soffermarsi davanti a vetrinette con incunaboli o altre edizioni di pregio, e guardare incantati quei reperti mai visti, quelle incisioni sorprendenti, quei capolavori di tipografia. (...)
Cos'è la bibliofilia? Narra la leggenda che Gerberto d'AurillacSilvester_II.jpg, papa Silvestro II, il papa dell'anno mille, divorato dal suo amore per i libri abbia un giorno acquistato un introvabile codice della Farsaglia di Lucanob_250_0_16777215_01_images_almanacco_istruzione_Lucano_delle_guerre_civili.JPG, promettendo in cambio una sfera armillare in cuoio. Gerberto non sapeva che Lucano non aveva potuto terminare il suo poema, perché nel frattempo Nerone lo aveva invitato a tagliarsi le vene. Cosicché ricevette il prezioso manoscritto ma lo trovò incompleto. Ogni buon amatore di libri, dopo aver collazionato il volume appena acquistato, se lo trova incompleto lo restituisce al libraio. Gerberto, per non privarsi almeno di metà del suo tesoro, decise di inviare al suo corrispondente non la sfera intera, ma solo mezza.
Una illustrazione tratta del Meyers Lexicon
Una illustrazione tratta del Meyers Lexicon
Trovo questa storia mirabile, perché ci dice che cosa sia la bibliofilia. Gerberto voleva certamente leggere il poema di Lucano - e questo ci dice molto sull'amore per la cultura classica in quei secoli che ci ostiniamo a ritenere oscuri - ma se fosse stato solo così avrebbe richiesto il manoscritto in prestito. No, lui voleva possedere quei fogli, toccarli, forse annusarli ogni giorno, e sentirli cosa propria. E un bibliofilob_250_0_16777215_01_images_almanacco_istruzione_bibliofilo.jpg che, dopo aver toccato e annusato, trova che il libro è monco, che ne manca anche solo il colophon o un foglio di errata, prova la sensazione di un coitus interruptus.
Certo ci sono bibliofili che collezionano a soggetto e persino leggono i libri che accumulano. Ma per leggere tanti libri basta essere topo di biblioteca. Il bibliofilo, invece, anche se attento al contenuto, vuole l'oggetto, e che possibilmente sia il primo uscito dai torchi dello stampatore. A tal segno che ci sono bibliofili, che io non approvo ma capisco, i quali - avuto un libro intonso - non ne tagliano le pagine per non violare l'oggetto che hanno conquistato. Tagliare le pagine al libro raro sarebbe come, per un collezionista di orologi, spaccare la cassa per vedere il meccanismo.
L'amatore della lettura, o lo studioso, ama sottolineare i libri contemporanei, anche perché a distanza di anni un certo tipo di sottolineatura, un segno a margine, una variazione tra pennarello nero e pennarello rosso, gli ricorda un'esperienza di lettura. Io possiedo una Philosophie au Moyen Age di Gilson degli anni cinquanta, che mi ha accompagnato dai giorni della tesi di laurea a oggi. La carta di quel periodo era infame, ormai il libro va in briciole appena lo si tocca o si tenta di voltarne le pagine. Se esso fosse per me soltanto strumento di lavoro, non avrei che a comperare una nuova edizione, che si trova a buon mercato. Potei persino impiegare due giorni a risottolineare tutte le parti annotate, riproducendo colori e stile delle mie note, che cambiavano durante gli anni e le riletture. Ma non posso rassegnarmi a perdere quella copia, che con la sua fragile vetustà mi ricorda i miei anni di formazione, e i seguenti, e che è dunque parte dei miei ricordi. (...)
Una illustrazione tratta del Meyers Lexicon
Una illustrazione tratta del Meyers Lexicon
Ci sono i bibliofili e ci sono i bibliomani. Per stabilire una linea di confine tra bibliofilia e bibliomania farò un esempio. Il libro più raro del mondo, nel senso che probabilmente non ne esistono più copie in libera circolazione sul mercato, è anche il primo, ossia la Bibbia di Gutenberg. L'ultima copia circolante è stata venduta nel 1987 ad acquirenti giapponesi per qualcosa come otto miliardi - al cambio di allora. Se ne venisse fuori una prossima copia, non varrebbe otto miliardi, bensì ottanta, o mille.
Dunque ogni collezionista ha un sogno ricorrente. Trovare una vecchietta novantenne che ha in casa un libro che cerca di vendere, senza sapere di che si tratti, contare le linee, vedere che sono 42 e scoprire che è una Bibbia di Gutenbergb_250_0_16777215_01_images_almanacco_istruzione_bibbia_gutenberg.jpg, calcolare che alla poveretta restano solo pochi anni di vita e ha bisogno di cure mediche, decidere di sottrarla all'avidità di un libraio disonesto che probabilmente le darebbe qualche migliaio di euro (e lei ne sarebbe già felicissima), offrirle centomila euro con cui essa si rimpannuccerebbe estasiata sino alla morte, e mettersi in casa un tesoro.
Dopo di che, cosa accadrebbe? Un bibliomaneb_250_0_16777215_01_images_almanacco_istruzione_bibliomane.jpg, terrebbe la copia segretamente per se, e guai a mostrarla perché solo a parlarne si mobiliterebbero i ladri di mezzo mondo, e dunque dovrebbe sfogliarsela da solo alla sera, come Paperone che fa il bagno nei suoi dollari. Un bibliofilo, invece, vorrebbe che tutti vedessero questa meraviglia. Allora scriverebbe al sindaco della sua città, gli chiederebbe di ospitarla nel salone principale della biblioteca comunale, pagando con fondi pubblici tutte le enormi spese di assicurazione e sorveglianza, e consentendogli il privilegio di andarla a vedere ogni volta che desidera, e senza fare la coda. Ma che piacere sarebbe quello di possedere l'oggetto più raro del mondo senza potersi alzare alle tre di notte e andarlo a sfogliare? Ecco il dramma: avere la Bibbia di Gutenberg sarebbe come non averla. E allora perché sognare quella utopica vecchietta? Ebbene, il bibliofilo la sogna sempre, come se fosse un bibliomane. (...)
C'è poi la biblioclastiab_250_0_16777215_01_images_almanacco_istruzione_biblioclasta.jpg. Ci sono tre forme di biblioclastia, la biblioclastia fondamentalista, quella per incuria e quella per interesse. Il biblioclasta fondamentalista non odia i libri come oggetto, ne teme il contenuto e non vuole che altri li legga. E' il caso dei roghi o dell'incendio della biblioteca di Alessandriab_250_0_16777215_01_images_almanacco_istruzione_alessandria-biblioteca.jpg che (secondo una leggenda che ormai è considerata falsa) fu messa fuoco da un califfo seguendo il principio che o tutti quei libri dicevano la stessa cosa del Corano e allora erano inutili, o dicevano cose diverse e allora erano dannosi.
La biblioclastia per incuriab_250_0_16777215_01_images_almanacco_istruzione_biblioclastia.jpg è quella di tante biblioteche italiane, così povere e così poco curate, che non di rado diventano luoghi di distruzione del libro; perché c'è un modo di distruggere i libri lasciandoli deperire o facendoli scomparire in penetrali inaccessibili.
Una illustrazione tratta del Meyers Lexicon
Una illustrazione tratta del Meyers Lexicon
Il biblioclasta per interesse distrugge i libri perché vendendoli a pezzi ne ricava molto più che vendendoli interi.
Quanto conviene sfasciare un libro completo? In un catalogo su Internet trovo che una mappa tratta da una delle prime edizioni della Cosmographia di Sebastian Münsterb_250_0_16777215_01_images_almanacco_istruzione_Sebastian_munster_1550_speyer.jpg (1570) viene offerta a 1200 euro.
Ora la Cosmographiab_250_0_16777215_01_images_almanacco_istruzione_Sebastian_Munster_1570.jpg ha una quarantina di vedute di città a doppia pagina, 14 carte geografiche a doppia pagina, più una novantina di legni nel testo. Senza calcolare che i prezzi possono variare a seconda se la mappa o veduta è a pagina semplice, doppia, e ripiegata più volte, e che si vendono persino le pagine coi piccoli legni nel testo, voliamo basso e, fissando una media di mille euro solo per ogni mappa o veduta a doppia pagina, raggiungiamo la cifra di 50.000 euro circa. Ora vedo su cataloghi recenti che un Münster completo può valere anche 30.000 euro, ma se si è fortunati non è impossibile averne una copia decente per 20.000 euro.
Dunque, se si sfasciasse oggi una Cosmographia 1570, spendendo 20.000 euro se ne incasserebbero 50.000.
Conviene, no? Naturalmente la copia completa che apparirà successivamente sul mercato, diventata più rara, costerà il doppio, e il doppio costeranno le tavole sciolte. Così in un colpo solo si distruggono opere di incommensurabile valore, si costringono i collezionisti a sacrifici insostenibili, e si accresce il prezzo delle tavole singole.
Il bibliofilo raccoglie libri per avere una biblioteca. Una biblioteca non è una somma di libri, è un organismo vivente con una vita autonoma. Una biblioteca di casa non è solo un luogo in cui si raccolgono libri: è anche un luogo che li legge per conto nostro.
Vecchi libri
Vecchi libri
Mi spiego. Credo che sia capitato a tutti coloro che hanno in casa un numero abbastanza alto di libri di vivere per anni con il rimorso di non averne letti alcuni, che per anni ci hanno fissato dagli scaffali come a ricordarci il nostro peccato di omissione. A maggior ragione accade con una biblioteca di libri rari, che talora sono scritti in latino o addirittura in lingue ignote, e inoltre un libro antico bellissimo come oggetto, e con belle immagini, può essere anche noiosissimo.
Però ogni tanto accade che un giorno prendiamo in mano uno di questi libri trascurati, incominciamo a leggiucchiarlo, e ci accorgiamo che sapevamo già tutto quel che diceva. Questo singolare fenomeno, di cui molti potranno testimoniare, ha solo tre spiegazioni ragionevoli. La prima è che, avendo nel corso degli anni toccato varie volte quel libro, per spostarlo, polverarlo, anche soltanto per scostarlo onde poterne afferrare un altro, qualcosa del suo sapere si è trasmesso, attraverso i nostri polpastrelli, al nostro cervello, e noi lo abbiamo letto tattilmente, come se fosse in alfabeto Braille. Io non credo ai fenomeni paranormali, ma in questo caso il fenomeno è normalissimo, certificato dall'esperienza quotidiana.
La seconda spiegazione è che non è vero che quel libro non lo abbiamo letto: ogni volta che lo si spostava vi si gettava uno sguardo, si apriva qualche pagina a caso, qualcosa nella grafica, nella consistenza della carta, nei colori, parlava di un'epoca, di un ambiente. E così, poco per volta, di quel libro se ne è assorbita gran parte.
La terza spiegazione è che mentre gli anni passavano leggevamo altri libri in cui si parlava anche di quello, così che senza rendercene conto abbiamo appreso che cosa dicesse (sia che si trattasse di un libro celebre, di cui tutti parlavano, sia che fosse un libro banale, dalle idee così comuni che le ritrovavamo continuamente altrove).
In verità credo che siano vere tutte e tre le spiegazioni. Tutti questi elementi messi insieme 'quagliano' miracolosamente e concorrono tutti insieme a renderci familiari quelle pagine che, legalmente parlando, non abbiamo mai letto.
Naturalmente il bibliofilo, anche chi colleziona libri contemporanei, è esposto all'insidia dell'imbecille che ti entra in casa, vede tutti quegli scaffali, e pronuncia:

'Quanti libri! Li ha letti tutti?'

L'esperienza quotidiana ci dice che questa domanda viene fatta anche da persone dal quoziente intellettivo più che soddisfacente. Di fronte a questo oltraggio esistono, a mia scienza, tre risposte standard. La prima blocca il visitatore e interrompe ogni rapporto, ed è:

'Non ne ho letto nessuno, altrimenti perché li terrei qui?'

Essa però gratifica l'importuno solleticando il suo senso di superiorità e non vedo perché si debba rendergli questo favore.
La seconda risposta piomba l'importuno in uno stato d'inferiorità, e suona:

'Di più, signore, molti di più!'"

La terza è una variazione della seconda e la uso quando voglio che il visitatore cada in preda a doloroso stupore.

'No,' gli dico, 'quelli che ho già letto li tengo all'università, questi sono quelli che debbo leggere entro la settimana prossima'.

Visto che la mia biblioteca conta cinquantamila volumi, l'infelice cerca soltanto di anticipare il momento del commiato, adducendo improvvisi impegni.
Quello che l'infelice non sa è che la biblioteca non è solo il luogo della tua memoria, dove conservi quel che hai letto, ma il luogo della memoria universale, dove un giorno, nel momento fatale, potrai trovare quelli altri hanno letto prima di te. È un repositorio dove al limite tutto si confonde e genera una vertigine, un cocktail della memoria dotta. Ecco il contenuto virtuale di una biblioteca:

Il bibliotecario secondo Arcimboldo
Il bibliotecario secondo Arcimboldo
Monsieurs les anglais, je me suis couché de bonne heure. Tu quoque, alea! Licht, mehr Licht ber alles. Qui si fa l'Italia o si uccide un uomo morto. Soldato che scappa, arrestati sei bello. Fratelli d'Italia, ancora uno sforzo. L'aratro che traccia il solco è buono per un'altra volta. L'Italia è fatta ma non s'arrende. Ben venga maggio, combatteremo all'ombra. Tre donne intorno al cor e senza vento. L'albero a cui tendevi la nebbia agli irti colli. Dall'Alpi alle Piramidi andò in guerra e mise l'elmo. Fresche le mie parole nella sera pei quei quattro scherzucci da dozzina. Sempre libera sull'ali dorate. Guido io vorrei che al ciel si scoloraro. Conobbi il tremolar, l'arme, gli amori. Fresca e chiara è la notte, e il capitano.
M'illumino, pio bove. Alle cinque della sera mi ritrovai per una selva oscura. Settembre, andiamo dove fioriscono i limoni. Sparse le trecce morbide, una spronata, uno sfaglio: questi sono i cadetti di Guascogna. Tintarella di luna, dimmi che fai. Contessa, cos'è mai la vita: tre civette sul comò
.

Fonte: http://www.repubblica.it/2007/05/sezioni/spettacoli_e_cultura/fiera-torino/fiera-torino/fiera-torino.html del 10 maggio 2007

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I fenomeni migratori
I fenomeni migratori
Per motivi professionali, a volte mi capita di leggere interventi e mi piace sui social. Talvolta mi arrabbio, altre volte divento triste notando l'ignoranza di tanta gente. Nella Rete, quella buona, capita di leggere tanti contributi che smascherano i cosiddetti fakes (= bufale) specialmente sugli immigrati. E pensare che molti di tali ignoranti e fanatici non perdono occasione di citare Papa Francesco e Santi vari. Chiaramente costoro (gli ignoranti!) non hanno capito un tubo di quel che hanno pensato tanti Santi e di quello che dice, praticamente tutti i giorni, Papa Francesco. Temi quali l'immigrazione, il calo demografico europeo (specialmente italiano), il sottosviluppo e lo sfruttamento di interi continenti e popolazioni, sono enormi, attuali ma vecchi come il cucco. Tanti ci avevano messo in guardia su quello che si stava preparando. Ma invano, a quanto sembra.
Tantissime capre si sono
abbeverate al sito citato (senzacensura.eu) nell'interessante articolo che segue.
Propongo ai lettori anche questo web. Si chiama bufale.net e molte scemenze sono pubblicate sui social da stupidi autentici.

'Vi racconto come ho fatto soldi a palate spacciando bufale razziste sul web' - Il sito Senza Censura chiuso dalla polizia postale.

'Catania, 15enne bruciato vivo. Massacrato perché cristiano'. 'Roma: extracomunitario tenta di stuprare bambina. Interviene un passante e lo demolisce'. 'Napoli, ospitano un pakistano a cena: stupra la figlia e viene picchiato dal padre'. 'Marocchino salva bambino in mare e poi muore per la fatica'. 'Quattro tunisini stuprano la moglie e poi uccidono il marito a sprangate'. 'Nigeriano stupra madre e figlia, il marito gli getta l’acido sul pene'. 'Immigrato violenta bambina di 7 anni. Il padre gli taglia le palle e gliele fa ingoiare'. Con quest'ultimo titolo, e relativo 'articolo', 'ho fatto più di cinquecentomila visite, e guadagnato mille euro, solo nella prima settimana'.

Senza contare le centinaia di migliaia di Mi piace e condivisioni su Facebook.
Funzionava così: il protagonista del nostro articolo ha aperto un blog, l'ha trasformato in un giornale di informazione in Rete e ha cominciato a pubblicare notizie molto spesso inventate di sana pianta, bufale e fandonie che mettevano al centro della scena (del crimine) sempre e soltanto lui: il nemico immigrato e le sue nefandezze. Più la sparava grossa, più ingannava deliberatamente, più soffiava sul fuoco dello spirito peggiore del nostro tempo e più gli aumentava il volume di visualizzazioni e lettori. Che lievitavano a numeri inimmaginabili.
E a questo punto faceva soldi veri, talvolta a palate, grazie alla pubblicità di Google Adsense e similari. Ogni click, un tot di centesimi. 'Ogni mille visite guadagnavo due euro' ci rivela. Conta solo la quantità di 'contatti': alla propaganda di massa ci pensavano Facebook e gli altri social newtork, dove condivideva e spammava gli articoli falsi attraverso una girandola di fake e pagine fittizie forti, a loro volta, di consensi impressionanti: quasi 87 mila i followers di 'Uomo d'onore', e ben 130 mila quelli di 'Cresciuti per le strade'. Un like, si sa, tira l'altro e a furia di essere diffusa qualsiasi notizia può diventare virale, e quindi verosimile, e perciò 'vera'.
Gli algoritmi dell'advertising sul web non sono programmati per riconoscere le categorie del bene e del male.
Dalla sua cameretta di San Cataldo, nella provincia di Caltanisetta, un giovane studente di nemmeno vent'anni, Gianluca Lipani, era diventato un piccolo imperatore del finto giornalismo a base di razzismo e caccia all'immigrato online. Prima che circa un mese fa la Polizia postale siciliana lo scoprisse e denunciasse per istigazione alla discriminazione razziale.
Il suo sito di 'informazione', 'Senzacensura.eu', 'il blog senza peli sulla lingua', oggi oscurato, era seguitissimo: 'Viaggiavo sui 500 mila lettori al mese'. Senzacensura.eu era una terra promessa per tutti gli aspiranti o magari inconsapevoli Ku Klux Klan all'italiana. Perché raccontava, o meglio, immaginava storie raccapriccianti dove gli italiani, 'brava gente già stremata dalla crisi', erano sempre vittime di immigrati brutti, sporchi e cattivi, colpevoli dei reati più immondi, mentre lo Stato lassista e parassitario sta a guardare.
Sbatti il mostro - extracomunitario of course - in homepage. Tutto ciò per puro spirito di 'mercato'.

'Non agivo per risentimento nei confronti di soggetti di diversa nazionalità. Lo scopo della mia attività era quello di attirare l'attenzione sul mio sito guadagnando, con i banner pubblicitari, dagli ingressi degli utenti'

ha dichiarato il ragazzo ai carabinieri, e lo stesso ha fatto a noi, nell'intervista esclusiva che segue.

'Non siamo di fronte a un singolo articolo, ma c'è stata una reiterazione nel tempo e molte persone erano portate ad avere un senso di risentimento nei confronti degli extracomunitari'

è stato il commento del dirigente della polizia postale Marcello La Bella. E Senzacensura.eu era solo uno dei tanti portali che 'commercializzano' la tragedia di migranti in fuga da guerre e orrori.
Sul suo profilo Facebook 'ufficiale', Gianluca Lipani ha 3310 amici. Posta roba innocente, indistinguibile da quella dei suoi coetanei. Calcio, humour greve, battute sulla nuova Miss Italia e foto d'amore con la fidanzatina, che gli scrive:

'Sei la persona più bella del mondo. Sei un ragazzo d'oro'.

Gianluca porta i capelli dritti e sparati come quelli dell'ex attaccante del Milan El  Shaarawy. Orecchini. Fisico palestrato il giusto. Sopracciglia ad ali di gabbiano. Una passione generazionale per il rap. Quando Senza Censura.eu era ancora online, lui si firmava 'Il Divulgatore' e si descriveva così:

'Sono un webmaster che cerca di dar voce agli italiani tramite la diffusione virale. Da troppo tempo noi italiani subiamo le spergiure di uno Stato ignobile che pensa a sfamare i propri governanti e lasciare nella miseria i cittadini. Da questo momento saprete la verità grazie alle informazioni che vi pongo giorno dopo giorno. Solo tramite l'informazione, QUELLA VERA, riusciremo a distruggere questa situazione che ormai affligge la vita di molti italiani'.

Come e perché hai aperto questo sito di informazione, Gianluca?

'É nato per dare realmente voce a fatti che sono trascurati dai giornali; ma purtroppo queste cose non sono seguite, ricevono pochissime visualizzazioni, nessuno le condivideva sui social e allora mi son chiesto: "Quali fatti potrebbero coinvolgere più gente?". Osservando dal tg le gesta di un noto uomo politico, con i suoi famosi discorsi populistici contro i migranti, ho notato subito la notevole attenzione che catturavano le sue parole d'ordine. E allora mi è venuto in mente di creare un sito con discorsi e una retorica simile: se può farlo un Onorevole, perché non può farlo un ragazzo disoccupato?'.

Parliamo della natura dei tuoi articoli.

'Le mie notizie erano chiaramente inventate: solo chi non ha facoltà di discernimento poteva crederci. Dico questo senza voler offendere in nessun modo il mio pubblico, grazie a cui le notizie diventavano estremamente virali, e alla velocità della luce. Una volta resomi conto di quanto tirasse il tema 'immigrazione', ho proseguito su questo solco continuando a pubblicare notizie false e infondate. Fingendo che fossero vere, altrimenti chi le avrebbe più lette? Tu mi dirai: hai violato la legge. E perché, allora, i nostri politici continuano a dire e promettere cose non vere e assurde, senza pagare mai per le loro frottole?'.

Che cos'è, per te, la verità?

'La verità, quella vera, non esiste, o meglio esisteranno sempre delle verità nascoste dietro a un racconto e soprattutto dietro a una notizia: perché le baggianate proliferano anche nel giornalismo vero, proprio per spingere il lettore a leggere gli articoli'.

Qual è la differenza tra una notizia vera e una bufala?

'La notizia vera è sempre seguita da una fonte; la bufala si capisce dal modo stesso in cui viene scritta. Nei miei articoli ricreavo un linguaggio comprensibile a tutti, pur se grammaticalmente non corretto. Basta conoscere l'italiano per comprendere se una notizia è vera o fasulla'.

Perché pubblicavi notizie infondate?

'Come gli uomini cercano la virilità, io inseguivo la viralità. Mi costruivo da solo i miei scoop. E provavo a guadagnarmi in questo modo qualche euro'.

Com'era il tuo modus operandi giornalistico?

'Alcuni articoli li pescavo da altri siti, mentre altri li inventavo totalmente: sa, non ci vuole mica molta immaginazione, basta pensare a ciò che desidera l'italiano medio, e le idee affiorano da sole. L'italiano medio purtroppo (o per fortuna) non riesce a separare una notizia vera da una bufala, anche perché molte notizie false sono molto simili a quelle vere. Davo al lettore ciò che il lettore voleva'.

Il tuo articolo più controverso ha questo titolo: Immigrato violenta bambina di 7 anni. Il padre gli taglia le palle e gliele fa ingoiare.

"In passato avevo condiviso sulle mie innumerevoli pagine Facebook la storia davvero accaduta di un immigrato che stuprò una bambina, e tra i commenti al post ci fu chi scrisse una roba del tipo 'Eviratelo e fateglielo mangiare a forza' e 'Buttategli l'acido addosso'. Questi commenti macinavano centinaia di like; e così ho deciso di farne il format del mio blog. Ho avuto quasi 6 milioni di visualizzazioni e 800 mila condivisioni...'.

Quanto ti rendeva la tua attività?

'Il guadagno andava a periodi'.

Ti consideri un razzista?

'Certamente no: io non sono un razzista, né  tantomeno un divulgatore di odio razziale, ma un ragazzo normalissimo che cercava di fare qualche euro scrivendo'.

E cosa pensi, allora, degli immigrati?

'Non provo nessun risentimento nei loro confronti, ma solo su coloro che speculano sulla loro pelle'.

I tuoi articoli seminavano odio sociale?

'Non mi sembra che dopo aver letto i miei articoli i lettori siano scesi in piazza con un machete per colpire gli extracomunitari di passaggio. Altrimenti dovrebbero farlo anche dopo aver visto un tg'.

Vuoi diventare un giornalista?

No.

Secondo te, i social network sono uno strumento di conoscenza o di ignoranza?

'I social sono una miniera di diamanti per chi pubblica qualcosa, ma non per chi legge. Consiglio di utilizzarli per passatempo: non per informarsi'.

Maurizio Fazio
Fonte: http://espresso.repubblica.it/attualita/2015/10/15/news/vi-racconto-come-ho-fatto-soldi-a-palate-spacciando-bufale-razziste-sul-web-1.234576

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Zappa cozze sramegna e sderrazza

zappanne la terra te fa lu palazze.

N'eje strutte de zappe e pur sderrazze

ma maje je arrevata stu beneditte palazze.

Vuva cacachiazze che passiate la chiazza

no struite li zappe e ve judite li palazze.

Nuva povere cozze facime jnte lu mazze

alla fina dell'anne ce truvame lu cazze.

Hai mai visto gli ex voto di san Matteo? Conosci Giovanni Gelsomino?