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Deportatio, Relegatio, Internamento La deportazione (Deportatio) dei dissidenti in zone remote dalla vita civile è stata una pratica molto utilizzata dai Romani e, in special modo, da Augusto. Essa consisteva nella confisca dei beni, nella privazione della cittadinanza romana e nell'allontanamento in zone sperdute, nelle isole (Sardegna, Isole Egee) o addirittura nei deserti dell'Africa e dell'Asia. La deportazione era perpetua e poteva essere anche associata ai lavori forzati. In disuso nel Medio Evo, tornò in auge in grande stile nella età moderna, attuata da Francia, Spagna, Portogallo e Inghilterra per allontanare i prigionieri politici e comuni, ma anche per popolare le colonie. Grandi deportazioni, associate anche a lavori forzati, avvennero in Russia, in Siberia, nell'isola di Sahalin durante gli anni dello zarismo e poi dello stalinismo. La Relegatio, invece, attuata sempre in luoghi remoti ed isolati, era, presso i Romani, una pena da scontare per un periodo limitato di tempo. L'internamento è la relegazione di condannati in strutture recintate, - di solito baracche, dette campi di concentramento o campi di internamento" - poste all'interno di uno Stato, lontane dai suoi confini. Durante la 1. Guerra Mondiale erano internati gli stranieri sulla sola ipotesi che potessero diventare spie. La pratica fu ripetuta durante la 2. Guerra Mondiale.
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