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Le isole come carcere

Ventotene e Santo Stefano
Ventotene e Santo Stefano
L'isola può essere meta prescelta come rifugio spirituale, come momento di riflessione e di ricerca di una coscienza o di un equilibrio smarrito. L'isola può essere anche altro: deportazione, confino, solitudine imposta, segregazione, isolamento dal contesto sociale, a tutti i livelli, dalla figlia dell'Imperatore Augusto, Giulia, che tanto scandalo aveva dato in Roma, al delinquente comune, con una costante che copre un arco di tempo lungo secoli.
Così, da una parte, trovi la trasgressione e il fascino di Giulia, che per suo diletto si fa scavare negli scogli di S. Stefano una vasca nella quale fare il bagno. Ognuno può immaginare quali accorgimenti una simile donna può aver messo in atto per rendere il posto degno della sua regalità. Dicerie di maldicenti, voci uscite dai bar, pettegolezzi inventati da misogini e maschilisti: Vasca Giulia va sempre alla grande, esercita su uomini e donne il suo fascino regale e millenario.
Dall'altra parte c'è il carcere, la detenzione forzata e violenta di una cella di contenzione, con polsi e caviglie strettamente legati ad un letto nel centro del quale c'è un ampio foro per i bisogni corporali. Ci sono gli oggetti, i muri, gli spazi che parlano da soli: l'imbuto per l'alimentazione forzata; le celle con le pareti imbottite per impedire di sbatterci la testa e spaccarsela nel desiderio di autodistruzione; il campo da gioco dove, durante le ore d'aria, regolare i conti in sospeso ed il lavoro come premio per chi si comportava bene. Lavoro e possibilità di uscire all'aria aperta dove la vita è dura, ma meglio che dentro una cella. E poi si può accarezzare il sogno della fuga. Papillon è un simbolo senza tempo, la voglia di libertà ha percorso i secoli anche se la gran parte delle volte finiva male. La libertà, però, per un detenuto, è più di un sogno, è la vita stessa.
Durezza nei gesti e nelle parole di Gennarino, una ex guardia carceraria dell'ergastolario. Il vecchio carceriere è tornato sull'isola per viverci da guardiano, ma anche per amore verso l'isola, la sua isola. Novello Robinson Crusoe, nell'isola ci ha portato dei conigli che, durante una sua assenza, ha lasciato liberi per non farli morire di fame e di sete. Essi si sono riprodotti senza controllo e ora Gennarino si lamenta di non avere più la possibilità di coltivare l'orto, perché i roditori glielo fanno fuori in un attimo. Il coniglio cucinatoci, comunque, non era affatto male.
Questa era la stanza del barbiere, qui c'era il bar delle guardie, qui i magazzini, più in là la lavanderia. I locali vuoti e abbandonati si animano. Dal suo passato, Gennarino evoca i fantasmi di quelli che furono i suoi compagni e degli ergastolani, per lo più gente che aveva commesso delitti atroci. Qui, in questa tomba con la croce rotta, è sepolto Tizio e Caio o forse quell'altro. Non importa, la memoria gioca brutti scherzi.
Ritornano al presente le facce di coloro che gli parlavano con l'appellativo di "superiore". Il tempo ha fatto il suo corso e sulle croci si vedono appena i numeri che identificano chi vi è sotterrato. Bisognerebbe andare in qualche archivio per accertarsi di chi si tratta, ma questo non interessa a nessuno. Solo fantasmi che si materializzano alla presenza dell'ex guardia, che li riporta alla realtà fin quando lui sarà lì. Poi l'oblio per sempre. Nel piccolo cimitero riposano i corpi dei detenuti, dimenticati da tutti, ma anche di qualche guardia carceraria di cui i familiari non avevano chiesto il corpo. Forse la guardia non aveva familiari o forse questi non avevano i soldi sufficienti per il trasporto oppure s'erano semplicemente dimenticati di lui come molti familiari si erano dimenticati dei detenuti.
L'isola è tutto questo, è il passato, ma è anche il presente. Tutto il complesso, 40 anni fa ancora in piena efficienza, ora è in decadenza, pericolante per assenza di manutenzione. L'isola, ad eccezione del carcere, delle strade e delle coste,  è di proprietà di un privato che aveva sperato di poter realizzare dei complessi immobiliari. Ora ha solo la possibilità di vendere al Comune o all'Area Marina Protetta. Ci sono progetti per la sua valorizzazione, ma il fascino della storia non è in vendita.
A Ventotene, l'isola principale, c'è Villa Giulia con i resti di quella che fu la dimora della figlia di Augusto. Ma potete scommettere che i turisti vanno a Ventotene non per la dimora di Giulia. La vasca continua a dare ai bagnanti, dopo secoli, lo stesso piacere che provava l'imperiale figura che l'aveva fatta costruire: simboleggia il potere, il lusso, il piacere, categorie ancora oggi esecrate ed inseguite, anche inconsapevolmente, allo stesso tempo.
A Ventotene i simboli del piacere e del dolore che emergono dalla storia sono tutt'uno con la splendida natura e possono regalarti giorni di evocazioni ed emozioni.


Deportatio, Relegatio, Internamento
La deportazione (Deportatio) dei dissidenti in zone remote dalla vita civile è stata una pratica molto utilizzata dai Romani e, in special modo, da Augusto. Essa consisteva nella confisca dei beni, nella privazione della cittadinanza romana e nell'allontanamento in zone sperdute, nelle isole (Sardegna, Isole Egee) o addirittura nei deserti dell'Africa e dell'Asia. La deportazione era perpetua e poteva essere anche associata ai lavori forzati.
In disuso nel Medio Evo, tornò in auge in grande stile nella età moderna, attuata da Francia, Spagna, Portogallo e Inghilterra per allontanare i prigionieri politici e comuni, ma anche per popolare le colonie. Grandi deportazioni, associate anche a lavori forzati, avvennero in Russia, in Siberia, nell'isola di Sahalin durante gli anni dello zarismo e poi dello stalinismo.
La Relegatio, invece, attuata sempre in luoghi remoti ed isolati, era, presso i Romani, una pena da scontare per un periodo limitato di tempo.
L'internamento è la relegazione di condannati in strutture recintate, - di solito baracche, dette campi di concentramento o campi di internamento" - poste all'interno di uno Stato, lontane dai suoi confini. Durante la 1. Guerra Mondiale erano internati gli stranieri sulla sola ipotesi che potessero diventare spie. La pratica fu ripetuta durante la 2. Guerra Mondiale.

Deportazione e internamento in Italia
La deportazione, come pratica da parte degli Stati, venne condannata apertamente durante il processo di Norimberga, quando era ancora vivissima l'esperienza delle deportazioni e degli stermini operati nei campi di concentramento da parte dei Nazisti. Circa 800.000 furono i deportati italiani nei campi di concentramento nazisti. La deportazione però fu praticata anche in Italia, a partire dagli anni della unificazione nazionale. Nel 1863 essa venne istituita e attuata attraverso il "domicilio coatto", limitato in teoria ai soli reati comuni, ma applicato spesso contro i prigionieri politici, anarchici e socialisti in primo luogo.
Con l'entrata in guerra contro l'Austria-Ungheria nel 1915, i cittadini di questo stato furono deportati nelle isole, in particolare Sardegna e Sicilia, dove furono mandati 30.000 austro-ungarici e 10.000 italiani, sospettati di spionaggio, ostilità alla causa nazionale, ecc.
L'internamento nelle isole, durante il fascismo, fu pratica comune nei confronti di dissidenti e condannati per reati politici che venivano ìeliminati dalla scena attiva.

Il confino a Ventotene
La storia di Ventotene come luogo di confino e reclusione è lunga e parte da lontano. Qui venne mandata in esilio Giulia, la figlia dell'imperatore Augusto. L'isola di Santo Stefano, sino a pochi decenni or sono, era la sede di un carcere per ergastolani. Durante il periodo fascista, Ventotene era il luogo dove erano confinati i più noti oppositori del regime.
Il confino politico nelle isole Pontine di cui Ventotene fa parte, iniziò nel 1928. Affluirono a Ponza confinati precedentemente assegnati ad isole giudicate inidonee perché troppo vicine alla costa africana. Qui venne portato anche Sandro Pertini nel 1935. A Ponza furono condotti molti dei principali oppositori del regime fascista, tanto che l'isola venne denominata l'università antifascista. Dopo il dimezzamento del sussidio, che veniva dato ai confinati per sopravvivere, ci fu una rivolta e le strutture furono chiuse nel 1939.
Parte dei confinati fu trasferita alle Isole Tremiti, mentre la maggioranza andò a Ventotene, dove confluirono anche coloro che avevano combattuto nella guerra civile spagnola dalla parte della repubblica. Gli abitanti erano 1.000 e 800 i confinati. Durante la Seconda Guerra Mondiale, Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni hanno elaborato nell'isola il Manifesto di Ventotene sul federalismo europeo.


Fotografie

Isola di Ventotene e Santo Stefano Isola di Ventotene e Santo Stefano Isola di Ventotene e Santo Stefano
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