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da 'Qualesammarco' del 20.09.88
L'Ospedale di San Marco in Lamis nel 1988
Radiologia

Personale Addetto: 1 medico assistente, attualmente "coordinatore del servizio ecografia", 4 tecnici radiologi, 1 ausiliario.
Servizi svolti: attività di radiologia tradizionale e di ecografia. 2 medici convenzionati della Casa Sollievo della Sofferenza vengono due volte la settimana, solo per un'ora, a "refertare" gli esami.
Laboratorio Analisi
Personale addetto: 1 primario, 1 assistente medico, 3 tecnici di laboratorio, 1 assistente biologo, 1 infermiere professionale, 1 applicato di segreteria, 2 assistenti ausiliari.
Tipo di esami espletati: tutti i tipi di analisi di normale routine. Vengono effettuate anche indagini di laboratorio di livello più elevato (ormoni tiroidei, ricerca anticorpi per rosolia e toxoplasmosi, antigeni CEA, ricerca anticorpi antiepatite A e B ecc.), tranne gli esami ormonali che vengono eseguiti col sistema radio-immunologico. Per altri tipi di analisi si rinvia a S. Giovanni Rotondo.
Numero di interventi eseguiti in un mese: 6.000 indagini di laboratorio per utenti interni; 10.000 indagini di laboratorio per gli esterni.
Pronto Soccorso
Personale addetto: 1 medico (il P. S. non ha una sua autonomia, ma utilizza i medici delle varie divisioni che ruotano a turno), 1 infermiere (addetto solo al P.S.).
Interventi: in un giorno vengono effettuati circa 10-15 interventi, ma il numero aumenta nel mese di agosto. Le richieste partono dalla semplice puntura di insetti, fino all'incidente grave.
Chirurgia Generale
Personale addetto: 1 primario, 1 aiuto, 3 assistenti. Vengono eseguiti tutti i tipi di interventi, dal più semplice a quello più specialistico, in numero di 500/600 circa all'anno. Nonostante la vicinanza dell'Ospedale di S. Giovanni Rotondo che è dotato di moderne e sofisticate attrezzature, il reparto funziona a pieno ritmo.
Servizio di Anestesia e Rianimazione
Personale addetto: 1 primario, 1 assistente, 1 infermiere professionale. In SALA OPERATORIA sono presenti 2 strumentiste, 1 infermiere professionale, 1 ausiliario.
Medicina Interna
Personale addetto: 1 primario, 2 aiuti, 3 assistenti, 12 infermieri professionali, 9 ausiliari.
Posti letto: 50 (25 per le donne, 25 per gli uomini).
Ostetricia
Personale addetto: 1 aiuto con funzioni di primario, 1 assistente con funzioni di aiuto e 1 assistente incaricato, 3 ostetriche di ruolo e 4 incaricate, 5 infermieri fissi e 2 incaricati. Posti letto: 25.
In un anno nascono circa 365 bambini.
Dal mese di marzo i medici del reparto sono esentati dal prestare servizio in Pronto Soccorso, vista la forte carenza di personale medico e la necessità di garantire costantemente la presenza in reparto.
Pediatria
Personale addetto: 1 primario, 1 aiuto, 2 assistenti, 6 infermieri professionali, 7 puericultrici, 4 ausiliari.
In realtà il numero degli infermieri professionali presenti è di 4 unità, che si dividono fra la Pediatria e il Nido, e che lavorano in condizioni di difficoltà facilmente intuibili.
I posti letto a disposizione sono 21, oltre a 4 incubatrici del Nido.
Servizio mensa
Personale addetto: 1 cuoco e 8 ausiliari di cucina. Dal 1 giugno è in funzione il servizio mensa, gestito da una Ditta di Milano: l'Italmense. Per una giornata di degenza, il costo è di L. 11.500 (colazione-pranzo-cena).
Il menù è a scelta tra 4 primi e 3 secondi, tranne le diete particolari. I pazienti possono ordinare la sera precedente.
Ambulatori
Sono in funzione gli ambulatori di Pediatria, Medicina e Cardiologia, Chirurgia ed Endoscopia digestiva, Ostetricia, Anestesia, Terapia del dolore. Sono di prossima istituzione gli ambulatori di: Oculistica, Otorino e Dermatologia, per i quali verranno medici convenzionati.
È di prossima apertura il Presidio Psichiatrico, che avrà a disposizione 10 posti letto, scorporati dai 150 attualmente a disposizione di tutto l'Ospedale. Il Presidio Psichiatrico sarà ubicato all'ultimo piano del vecchio stabile.

Da Qualesammarco del 20.09.88
Ospedale, dica trentatré
Due i nodi: carenza di personale e "questione Radiologia" - A qualcuno conviene mantenere il disagio - Parlano alcuni dei responsabili del Presidio Ospedaliero
a cura di Nina Nardella e Angela Soccio
Il quadro della situazione generale dell'Ospedale di S. Marco, analizzato in prima pagina dal Dott. Giorgio Arpaia, è stato puntualizzato durante le interviste ai primari delle varie divisioni del nostro Ospedale.
Durante tali interviste, si è cercato di evidenziare quelli che, a loro parere, erano i problemi più urgenti e sentiti nelle varie divisioni.
Le principali difficoltà emerse possono essere cosi schematizzate:

  • carenza di personale medico e paramedico
  • la "questione Radiologia"

Vediamo come vengono esposte le difficoltà relative al primo punto, lasciando parlare gli intervistati stessi.
"La carenza di personale, soprattutto medico, determina l'impossibilità di organizzare, nello spirito della Riforma Sanitaria, centri ambulatoriali esterni finalizzati alla prevenzione, diagnosi e cura di malattie di particolare rilevanza sociale nelle popolazioni servite da questa USL, quali l'ipertensione arteriosa e arteriosclerosi, l'obesità, il diabete mellito ed altri dismetabolismi" (Dott. Mario Stilla, Direttore Sanitario dell'Ospedale di S. Marco in Lamis).
Il Dott. Lanzetta, primario del reparto di Medicina Interna, sottolinea che "l'Ospedale deve sapersi adeguare alle esigenze della gente. Per questo, l'Ospedale di S. Marco ha dato la sua disponibilità ad effettuare il servizio diabetologico, proprio perché fra la popolazione il diabete ha un'incidenza elevata e preoccupante. Per realizzare un servizio di questo genere, però, non è sufficiente solo la buona volontà, ma occorre personale medico ed infermieristico ed un'equipe psico-sociale; quindi, se sul territorio esiste un certo tipo di lavoro bisogna che ci sia una flessibilità, da parte di chi detiene il potere, nel saper adeguare il personale e le attrezzature secondo queste necessità. Dare all'Ospedale un indirizzo non solo curativo, ma anche preventivo e riabilitativo, significa prendere con coraggio dei provvedimenti inerenti e non so fino a che punto chi deve prendere queste decisioni possa avere il coraggio di farle.
Il problema della carenza del personale potrebbe avere una piccola soluzione dotando il Pronto Soccorso di personale autonomo, in modo che i medici del reparto possano dedicarsi esclusivamente all'attività del reparto stesso. La carenza del personale infermieristico, invece, è stata anche aggravata dallo spostamento di alcune unità ad altri servizi, contro il parere degli organi tecnici; questo aggrava ancora di più il disservizio, in quanto assottiglia ulteriormente il personale a vantaggio di servizi che forse non ne hanno una stretta necessità ed urgenza.
Per quanto riguarda la "questione Radiologia", tutti gli intervistati l'hanno definita un problema annoso, data l'importanza e il peso che ha anche sugli altri reparti, dal momento che è dall'inizio del 1980 che tale servizio (visto che non si puo' definire la radiologia né una divisione né una sezione) è malfunzionante perché privo delle figure del primario e dell'aiuto, per non parlare della presenza di costose attrezzature che da tempo giacciono inutilizzate nell'ala nuova dell'ospedale dove, tra l'altrp, dovrebbe trasferirsi tale servizio. Si è ancora in attesa di un ennesimo concorso, con la speranza che il vincitore del prossimo non rinunci all'ultimo momento come è già accaduto in precedenza o che tale concorso non si vada ad arenare contro le solite beghe politiche. La Radiologia effettua degli interventi a volte definiti "abusivi" in quanto fatti nelle condizioni precedentemente descritte.
Allo stato attuale esiste una convenzione con Casa Sollievo della Sofferenza che prevede la presenza per due volte la settimana di due medici che vengono a "refertare" degli esami già fatti; tali medici assicurano la presenza, ogni volta, per circa un'ora, con difficoltà e disagi facilmente immaginabili, soprattutto per i pazienti (sempre più pazienti) che si vedono mandati anche per gli esami radiologici piú semplici all'Ospedale di San Giovanni Rotondo.
I due grossi nodi della carenza del personale, (che come si è visto costringe non solo i medici, ma anche gli infermieri ad operare in condizioni non ottimali: gli infermieri, per esempio, sono presenti a volte con un solo elemento per sezione, soprattutto nelle ore notturne) e del limitato funzionamento della Radiologia sono dovuti esclusivamente a delle scelte politiche, frutto delle solite manovre clientelari.
Lo spostamento di alcune unità infermieristiche in altri reparti o servizi o il mantenimento dello status quo della Radiologia, evidentemente gradito a chi manovra i fili del potere politico, ha la precedenza sul soddisfacimento delle esigenze e dei bisogni reali legati alla salute del cittadino.
Tutto ciò priva gli operatori ospedalieri degli strumenti e degli spazi professionali per poter meglio rispondere alle richieste della popolazione. Nonostante tutto, l'Ospedale funziona. Ma per quanto ancora potrà funzionare sulla base soltanto della buona volontà e della professionalità dei medici e degli infermieri?
È doveroso sottolineare che i reparti sono efficienti. Funziona il reparto di Ostetricia, nonostante abbia bisogno di una adeguata ristrutturazione e di spazi idonei al bisogno di "intimità" e discrezione delle gestanti. Funziona il reparto di Pediatria, nonostante la forte carenza di personale infermieristico e la mancanza di collaborazione con i servizi esterni.
Lo stesso discorso vale per i reparti di Medicina Interna e Chirurgia. I dati seguenti, forniti dal reparto di Medicina riguardante il numero dei ricoveri confermano quanto sopra affermato:
- anni 1980/82 - numero ricoveri: 1347 femmine, 1434 maschi;
- anni 1984/86 - numero ricoveri: 1531 femmine, 1572 maschi;
- anno 1987 - numero ricoveri: 645 femmine, 670 maschi.
"L'incremento dei ricoveri è dovuto senz'altro ad un miglioramento dell'assistenza ospedaliera, essendo aumentato il numero dei ricoveri e diminuite le giornate di degenza. Esistono nel campo medico dei parametri particolari per valutare il buon funzionamento di un reparto e i risultati forniti dalla divisione di Medicina Interna si pongono ad un livello abbastanza alto nell'ambito nazionale" (Dott. F. Santamaria).
Questa la situazione a grandi linee dell'Ospedale di S. Marco.
In questa prima indagine abbiamo preferito lasciar parlare i dati e le cifre, nonché i responsabili di alcuni reparti. Ci ripromettiamo di tornare sull'argomento nei prossimi numeri, analizzando aspetti specifici dell'assistenza sanitaria, non solo nell'ambito prettamente ospedaliere, ma dando uno sguardo anche agli altri servizi socio-sanitari esistenti sul territorio.

Da Qualesammarco del 20.09.88
Caro Ospedale, non possiamo più aspettare
L'Ospedale di S. Marco in Lamis è stato sempre una creatura in certo senso anomala, fin dalla epoca della sua costituzione in Ente Ospedaliero (1970), quando, progettato e costruito per una ricettività di 50 posti letto, è stato, sulla carta e di fatto, portato a contenere 130 posti letto (tale era il numero minimo dei posti letto previsti dalla legge per un ospedale di zona).
Per lunghi anni, dunque, attrezzature, ammalati, personale di assistenza sono stati compressi in una struttura nettamente insufficiente per numero di locali e servizi. Purtuttavia, tra comprensibili disagi di pazienti ed operatori, si sono sviluppate negli anni esperienze e qualificazioni professionali: a conferma di ciò, il numero dei pazienti ricoverati è costantemente aumentato ed il bacino di utenza dell'ospedale si è allargato, per la presenza di pazienti provenienti anche da paesi vicini, che hanno preferito e preferiscono ricoverarsi nell'ospedale di S. Marco.
Negli anni, vari consigli di amministrazione si sono succeduti, con varie maggioranze ed opposizioni, finché nel 1977 si è giunti ad una gestione commissariale (durata 2 anni) che veniva a supplire ad un lungo periodo di incuria politico-amministrativa. Durante questi due anni è stato dato un impulso importante alla realizzazione di una nuova ala dell'ospedale, aperta solo nel 1987, che ha consentito una sistemazione più decorosa sia dei pazienti che degli operatori. Elemento negativo di questo periodo è stata invece la soppressione di convenzioni in precedenza stipulate con vari specialisti (ortopedico, otorino, neurologo), che esercitavano in giorni stabiliti attività di consulenza a favore dei ricoverati. Tali convenzioni non sono state più ripristinate, per cui a tutt'oggi è necessario trasportare all'ospedale di S. Giovanni Rotondo pazienti, per usufruire delle consulenze dei vari specialisti.
La presenza dell'ospedale di S. Giovanni Rotondo a soli 10 Km. di distanza, se da un lato ha reso superflua l'espansione dell'Ospedale di S. Marco con la creazione di altre divisioni, dall'altro costituisce un vantaggio anche per i ricoverati nell'ospedale di S. Marco, che possono usufruire di attrezzature modernissime.
Un problema fondamentale, ancora irrisolto, è l'assenza da ormai nove anni di un medico responsabile del Servizio di Radiologia, sebbene esistano nella pianta organica tre posti. Attualmente un radiologo in regime di convenzione è presente in ospedale per circa due ore in soli due giorni della settimana: ciò è una limitazione enorme sia dell'attività diagnostica dei vari reparti (che è rallentata), sia dell'efficienza dei medici impegnati nell'attività di Pronto Soccorso, i quali devono spesso improvvisarsi radiologi e decidere se un paziente, giunto in pronto soccorso, possa ritornare dopo 34 giorni, senza danno, a ritirare il referto della radiografia eseguita, o debba essere ricoverato o trasferito in altro ospedale.
Esiste un'attrezzatura radiologica costosissima, in cantina da circa 8 anni, che doveva sostituire quella attualmente utilizzata, ormai antiquata. Il radiologo responsabile è ormai per i medici dell'ospedale una specie di Messia: ogni due anni circa ne viene annunziata la venuta, ma finora non è mai apparso. Radiologia e Laboratorio sono i pilastri su cui poggia l'attività di tutti i reparti di un ospedale: devono quindi funzionare ogni giorno.
L'istituzione delle USL nel 1981 (oltreché variare la denominazione da Ospedale di zona in Presidio Ospedaliero) ha determinato gli stessi guasti denunziati a più riprese dalla stampa nazionale in tutte le strutture sanitarie ospedaliere, escludendo dalla gestione anche tecnica i medici.
In una piccola struttura come l'ospedale di S. Marco gli effetti di una gestione clientelare (certo non sconosciuta prima dell'avvento delle USL) sono balzati subito agli occhi e aggiunti alle carenze di base hanno determinato talora situazioni critiche.
L'assenza di una scelta politica unanime sul futuro dell'ospedale, con le ricorrenti vaghe voci di chiusura o riconversione, le carenze nell'organico di tutto il personale di assistenza diretta ai malati, l'attenzione rivolta all'ospedale da vari esponenti politici locali solo negli immediati periodi preelettorali, o per problemi personali, familiari o talora di speculazione politica sono stati tra i fattori che hanno favorito negli anni scorsi il trasferimento in altri ospedali di medici professionalmente validi.
Da molti anni, soprattutto il personale medico si assoggetta a turni di lavoro largamente al di fuori di ogni legge o contratto di lavoro.
La recente apertura di un servizio di endoscopia digestiva e la decisione di istituire nell'ambito della divisione di Medicina Interna un ambulatorio specifico per la cura e la prevenzione del diabete testimoniano la volontà dei medici di adeguare il tipo di interventi alle patologie concretamente presenti e più rilevanti nella popolazione. Tuttavia non è possibile gestire o incrementare altre attività senza un immediato adeguamento degli organici: se il letto si allunga e la coperta resta sempre la stessa, resteranno per forza scoperte la testa o i piedi: cioè si ridurrà il tempo di assistenza ai malati o funzioneranno a ritmo ridotto gli ambulatori.
In definitiva, quello che gli operatori dell'ospedale si attendono dalla attuale seconda gestione commissariale è che consenta loro di lavorare bene e serenamente. Quello che non sono disposti a tollerare è il protrarsi della situazione attuale, con il rinvio sine die della soluzione dei problemi più urgenti.
La speranza è che l'attuale crisi in cui versa l'ospedale sia una crisi di crescita, perché non è interesse né della comunità, né degli operatori stessi che esperienza e professionalità, frutto di venti anni di lavoro comune, vadano disperse.
Dott. Giorgio Arpaia

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