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Percorsi archeologici a Capo Rizzuto I percorsi subacquei strutturati di Capo Rizzuto sono due. Uno è collegato alla presenza di un relitto di nave di fronte a Capo Rizzuto. L'altro alla presenza di 6 colonne, costituite da monoliti lunghi otto metri e mezzo e dal diametro di novanta centimetri, di fronte al promontorio di Capo Cimiti. Archeologia significa storia dell'uomo con i suoi insediamenti, le sue attività, la sua organizzazione sociale e, in poche parole, la sua cultura. Significa anche musei. La fruizione dei reperti archeologici può avvenire in due tipi di contesto ambientale: direttamente sul luogo dove sono stati rinvenuti o un luogo completamente dedicato alla fruizione di beni culturali, normalmente un museo, dove sono stati trasportati. Il primo consente di collegare il reperto all'ambiente nel quale è stato rinvenuto e lo arricchisce, anche visivamente, delle vicende che lo hanno coinvolto; il secondo può permettere di ammirarli ad un numero molto maggiore di visitatori, ma probabilmente ne riduce il fascino. Non nascondiamo la nostra opzione per la prima ipotesi. A Capo Rizzuto abbiamo trovato la conferma che questo può essere un modo affascinante di presentare la storia del nostro territorio: attorno al relitto, come alle colonne, sono stati organizzati due percorsi turistici con barche e guide, che riscuotono un notevole successo tra i visitatori. Nelle acque nell'AMP di Capo Rizzuto, in alcuni punti, vi è la presenza di secche. Esse sono, probabilmente, quanto resta di un arcipelago segnalato su molte carte geografiche del passato e arrivato a noi con il nome di "Arcipelago pliniano". Di esso faceva parte la mitica isola di Ogigia, dove approdò Ulisse, accolto dalla ninfa Calipso. L'arcipelago è segnalato la prima volta nel VI secolo a. C., poi da Plinio il Vecchio nel I sec. d. C. e, successivamente, in numerose opere e carte geografiche, le ultime delle quali risalgono al XVIII e XIX secolo d. C. Nonostante le numerose ed anche recenti fonti storiche che ne testimoniano l'esistenza, le ricerche tese a confermarlo, anche se non sistematiche, non hanno ancora dato risultati conclusivi.
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