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Percorsi subacquei nelle Aree Marine Protette

Le Aree Marine Protette, di solito, sono ubicate in luoghi di straordinaria bellezza per i colori delle acque, per la varietà della flora e della fauna che le abitano, ma anche per quello che offrono le coste prospicienti.
Gli itinerari subacquei si possono catalogare, schematicamente, in tre grandi tipologie, non necessariamente distinte tra loro:

  • percorsi biologici
    orientati prevalentemente all'osservazione ed alla conoscenza delle diverse specie di flora e di fauna marina e dei loro comportamenti;
  • percorsi geologici
    orientati all'osservazione della natura e della orografia dei fondali, che portano i segni di fenomeni tettonici e vulcanici che hanno determinato l'immersione o l'emersione di terre, disegnando, e non definitivamente, il profilo della parte emersa del nostro pianeta;
  • percorsi archeologici
    orientati alla ricerca e all'osservazione di tutto quanto, sotto il livello del mare, è legato alla storia dell'uomo. Sono meta di questi itinerari i relitti di navi, vittime di naufragi avvenuti nelle vicinanze delle coste e dovuti, per lo più, alla risacca o alla presenza di  scogli poco profondi, sui quali sono finite a causa del buio, di tempeste, di scarsa conoscenza dei luoghi, ecc. I percorsi archeologici sono inoltre legati all'osservazione di manufatti dell'uomo, sommersi dall'acqua per fenomeni di bradisismo, che hanno determinato l'abbassamento del livello del terreno.

Percorsi biologici
L'istituzione di un'area marina protetta deriva dalla consapevolezza che patrimoni naturalistici di valore sono a rischio e hanno bisogno di tutela. Si conservano intatti ambienti marini caratterizzati da ecosistemi che consentono, a specie animali e vegetali minacciate, di trovare un angolo nel quale potersi riprodurre in maniera indisturbata.
Condizione essenziale per lo studio dei percorsi biologici è la presenza di un laboratorio attrezzato, in genere collegato agli acquari. Vi lavora personale specializzato, in particolare  biologi marini, che hanno il compito di monitorare i diversi aspetti della vita del mare, la riproducono ove possibile negli acquari e predispongono percorsi in mare per divulgarne la conoscenza.

 Percorsi archeologici a Capo Rizzuto
I percorsi subacquei strutturati di Capo Rizzuto sono due. Uno è collegato alla presenza di un relitto di nave di fronte a Capo Rizzuto. L'altro alla presenza di 6 colonne, costituite da monoliti lunghi otto metri e mezzo e dal diametro di novanta centimetri, di fronte al promontorio di Capo Cimiti. Archeologia significa storia dell'uomo con i suoi insediamenti, le sue attività, la sua organizzazione sociale e, in poche parole, la sua cultura. Significa anche musei. La fruizione dei reperti archeologici può avvenire in due tipi di contesto ambientale: direttamente sul luogo dove sono stati rinvenuti o un luogo completamente dedicato alla fruizione di beni culturali, normalmente un museo, dove sono stati trasportati. Il primo consente di collegare il reperto all'ambiente nel quale è stato rinvenuto e lo arricchisce, anche visivamente, delle vicende che lo hanno coinvolto; il secondo può permettere di ammirarli ad un numero molto maggiore di visitatori, ma probabilmente ne riduce il fascino.
Non nascondiamo la nostra opzione per la prima ipotesi. A Capo Rizzuto abbiamo trovato la conferma che questo può essere un modo affascinante di presentare la storia del nostro territorio: attorno al relitto, come alle colonne, sono stati organizzati due percorsi turistici con barche e guide, che riscuotono un notevole successo tra i visitatori.
Nelle acque nell'AMP di Capo Rizzuto, in alcuni punti, vi è la presenza di secche. Esse sono, probabilmente, quanto resta di un arcipelago segnalato su molte carte geografiche del passato e arrivato a noi con il nome di "Arcipelago pliniano". Di esso faceva parte la mitica isola di Ogigia, dove approdò Ulisse, accolto dalla ninfa Calipso. L'arcipelago è segnalato la prima volta nel VI secolo a. C., poi da Plinio il Vecchio nel I sec. d. C. e, successivamente, in numerose opere e carte geografiche, le ultime delle quali risalgono al XVIII e XIX secolo d. C. Nonostante le numerose ed anche recenti fonti storiche che ne testimoniano l'esistenza, le ricerche tese a confermarlo, anche se non sistematiche, non hanno ancora dato risultati conclusivi.

 

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