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FLORA DEL GARGANO (Parco Nazionale) Volume 1
PIANTE DELLA FLORA VASCOLARE ERBACEA delle località Marcedente e Canale della Fajarama di San Marco in Lamis.

Le specie trattate

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Tracheophyta e briophyta. Le specie presentate appartengono alle piante vascolari (Tracheophyta). Queste sono caratterizzate dalla presenza di vasi, che sono dei condotti che le piante utilizzano per il trasporto dell’acqua e delle sostanze nutritive dalle radici alle foglie e viceversa.
Hanno radici, fusti e foglie.
Ad esse si contrappongono le piante non vascolari (dette anche Tallofite), eioé piante che non sono dotate di vasi. Non avendo fusto, esse non possono svilupparsi in altezza e vivono in ambienti umidi dove assorbono l’acqua e le sostanze nutritive direttamente tramite il loro corpo, detto tallo. Sono date principalmente dalle briofite (Bryophyta) che comprendono Muschi, Epatiche, Antoceri.
Le Tracheofite si dividono in:
- Pteridofite (Divisione I): piante senza fiori e semi, ma dotate di spore per la riproduzione.
- Embriofite sifonogame. Sono caratterizzate da un tipo particolare di fecondazione: il polline, una volta giunto sullo stigma trasportato dagli insetti o dal vento, emette un prolungameito, inile e dare origine all’embrione. Sono piante con fiori e semi. Le Embriofite sifonogarne, cioè quelle che emettono il tubo pollinico, si dividono in:
- Gimnosperme (Divisione II): piante con fiori nudi, incompleti perché manca il perianzio, (insieme di calice e corolla). Piante legnose con foglie ad aghi o a squame.
- Angiosperme (Divisione III): piante con fiori completi, cioè costituiti dal perianzio, dal gineceo o pistillo (insieme di ovario che è una cavità, formata da foglie particolari dette carpelli, la quale contiene gli ovuli, stilo e stigma) e dall’androceo (dato dagli stami ognuno dei quali è costituito da filamento e antera). A loro volta esse si dividono in:
Dicotiledoni: embrioni con 2 foglie cotiledonari opposte; fusti a fasci fibro-vascolari ad anello e aperti; verticilli fiorali per 10 più pentameri o tetrameri (verticilli composti da 5 o 4 elementi; i fiori sono tetra-ciclici se composti da 4 verticilli: calice, corolla, androceo e gineceo. Possono essere anche triciclici se composti da 3 verticilli); foglie in genere con nervi disposti ad angolo.
Monocotiledonii embrioni con 1 foglia cotiledonare; fusti a fasci fibro-vascolari sparsi e chiusi; verticilli fiorali per 10 piu trimeri; foglie in genere con nervi paralleli.

Felci. Cenni sulle caratteristiche generali

Pteridion aquilinum
Pteridion aquilinum
Ciclo vitale e portamento. Le felci sono piante pereni. Nel terreno, poco sotto la superficie, hanno un rizoma, che è un fusto strisciante, dal quale, in basso, partono le radici che vanno in profonditéà. A primavera dal rizoma spuntano dei getti che vanno in superficie, si sviluppano e prendono il nome di fronde.
Foglie. Ogni fronda ha un asse portante (= stipite o rachide). Il fusto coincide con lo stipite. Questo in alto può dividersi e originare più foglie o rimanere indiviso e, in quest’ultimo caso, la fronda coincide con la foglia. Ogni foglia ha un picciolo, che può essere più o meno lungo, dal quale si diparte la lamina o lembo fogliare che può avere contorno triangolare, lanceolato, ellittico. Le foglie delle felci non sono
semplici, ma composte. Il lembo è formato da foglioline che prendono il nome di pinne e queste da pinnule che a loro volta, talora, possono essere formate da pinnulette.
La fronda puè essere unica oppure, dallo stesso punto del rizoma, possono partire più fronde.Nel Pteridium aquilinum, Felce aquilina, da un punto del rizoma, spunta 1 sola fronda. Nella Felce maschio e in quella femmina, da un punto del rizoma spuntano più fronde che per questo, essendo riunite a gruppetti, sono dette fascicolate.
La faccia inferiore delle foglie presenta i sori, giallastri o bruni, dati da aggregati di sporangi, strutture nelle quali si producono le spore. Queste, dopo la rottura delle membrane degli sporangi in tarda estate, si spargono sul terreno e la primavera successiva, germinando, danno origine a nuove piante.
Spore. Le felci non hanno fiori, non producono frutti e non producono quindi semi. Si riproducono tramite le spore che, inserite nei sori, sono  presenti nella pagina inferiore delle foglie; costituisconoun importante elemento di riconoscimento delle specie.

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Hypolepidaceae - Pteridium aquilinum

NOMENCLATURA E SISTEMATICA. Pteridium aquilinum (L.) Kuhn, Felce aquilina. In dialetto sammarchese Févecia. Appartenente alla Divisione I -Pteridophyta, Famiglia Hypolepidaceae.

ORIGINE DEL NOME. Pteridium: deriva dal greco ptéris = felce o da pterén = ala, per l’aspetto delle fronde; aquilinum: dal latino = aquilino. L’appellativo si riferisce all’aspetto di una sezione del rizoma della pianta che ricorda il profilo di un’aquila.

COMPORTAMENTO, HABITAT, DIFFUSIONE. Cresce dal livello del mare sino ai 2.000 metri di altitudine. Vive anche nel sottobosco dove ha sporulazione difficile. Di preferenza da noi occupa terreni liberi, abbandonati dalle colture. Si adatta bene ai terreni calcarei anche se predilige quelli silicei. E’ una specie sensibile alle gelate primaverili, molto dannose per i risvegli vegetativi precoci dovuti al caldo. I rizomi, d’inverno, sono protetti dallo strato di foglie che si accumulano sul terreno perché sono di lenta trasformazione in humus.
Pianta indigena non protetta. La Felce aquilina è presente su tutto il territorio nazionale. Incontrata a: Marcedente, Canale della Fajarama, Piedi del Canalone, Antenne, Zazzano, fondo delle doline della Difesa, Chiancate, soprattutto nelle zone più alte dove ci siano terreni agricoli abbandonati.

PORTAMENTO. Pianta erbacea perenne, con rizoma orizzontale che può raggiungere metri di lunghezza e avere una vita molto lunga. Da essi, in basso, fuoriescono le radici e, in alto, spuntano le fronde. Da un punto del rizoma, nella Felce aquilina, spunta una sola fronda. Le fronde raggiungono e superano anche altezze di 2 metri e hanno fusto unico, ramificato in alto.

CONFUSIONE E RICONOSCIMENTO. Il genere Pteridium ha 1 sola specie: 
- Pteridium aquilinum (L.) Kuhn, Felce aquilina. Pianta perenne con fronda unica che spunta da un dato punto del rizoma, altezza 2 metri, sori ai bordi delle pinnule. Foglie a contorno triangolare, composte da pinne formate da pinnule e a volte queste ultime da pinnulette (vedi foglie).
La Felce aquilina potrebbe essere confusa con la Felce maschio e con 1a Felce femmina. Si elencano i caratteri differenziali per distinguerle tra loro.
- Dryopterisfilix-mas (L.) Schott (Dryopteridaceae). Il genere Dryopteris in Italia ha 13 specie; sul Gargano 3 (D. filix-mas: palee chiare e larghe, abbondanti al piede; fronde caduche, prive di ghiandole; pinne verdi nel punto di inserzione sulla rachide; Dryopteris borreri: fronde più o meno persistenti, palee piuttosto pallide; pinne con macchia nera nel punto di inserzione sulla rachide, non è poco ghiandolosa; Dryopteris pallida, odorosa e molto ghiandolosa).
Pianta perenne con più fronde da un unico punto, sori 4-5 su due file sulla faccia inferiore delle pinne, pinnule intere o con incisioni che non arrivano al rachide, altezza fin0 a m 1,2; zone ombrose nei boschi. Foglie caduche, orizzontali.
- Athyrium filix-femina (L.) Roth (Athyriaceae. Il genere Athyrium in Puglia ha 1 sola specie), Felce femmina, che vegeta in zone ombrose dci boschi. Pianta perenne con più fronde da un unico punto che danno origine a fronde fascicolate, cioè riunite in fascetti; rizoma corto; sori arcuati in 2 file di 6-8; pinnule con incisioni che di rado arrivano alla rachide; altezza m 1. Foglie caduche, orizzontali, 2-3 pennatosette, a contorno oblungo-lanceolato a punta allungata e segmenti di 2° ordine pure oblungo-lanceolati e lungamente acuminati, divisi in lobi dentati.

ALTRE CARATTERISTICHE di Pteridium aquilinum
- Foglie. Caduche, orizzontali e a contorno triangolare (3-8x4-10 dm ()4); ogni foglia é cornposta da pinne che sono sessili e sono formate da pinnule, anch’esse sessili, talora, a loro volta, date da pinnulette.
foglie sono 2-3 pennatosette (talora 4-pennatosette). Picciuolo dell’intera foglia apprezzabile. Compaiono ad aprile-maggio.
- Fiori. Le felci non hanno fiori, non producono frutti e quindi non hanno semi. Si riproducono tramite le spore che si trovano nei sori che, nella Felce aquilina, sono disposti lungo il bordo delle pinne, bordi che li proteggono per avere il margine revoluto,
Formazione delle spore. Le spore si formano a giugno-luglio. La pianta produce milioni di spore che, una volta giunte nel terreno, conservano la capacità vitale per 10 anni. Questo avviene in plenaria mentre, nel folto del bosco, la riproduzione è solo agamica perché esse non si formano.

Utilizzo
In passato la Felce aquilina trovò impiego in diversi campi.
Alimentazione animale. I giovani apici sono a volte mangiati dagli animali al pascolo, soprattutto dalle pianta adulta è invece da essi rifiutata.
- Alimentazione umana. Gli apici erano consumati fresc-hi o conservati, essiccati oppure sotto sale; si utilizzavano i rizomi cotti dai quali si ottenevano anche farine per produrre pane. dei rizomi come vermifughi.
Fronde secche. Utilizzate come lettiera per gli animali, coperture di tetti di capanne, combustibile, pacciamante e per la produzione di compost.
- A San Marco è utilizzata per comporre corone e cuscini di fiori realizzati in occasione dei funerali.

Curiosità
La Felce aquilina è molto dannosa per i seguenti motivi:
- Occupa spazio vitale sottraendolo alle specie utili per gli animali al pascolo o alle colture.
- Le fronde, una volta seccate, si accumulano sul terreno. Qui hanno un ruolo importante nella propagazione degli incendi perché sono un ottimo combustibile. L’incendio distrugge tutto eccetto alcuni rizomi delle felci che, dalle ceneri, traggono beneficio in quanto per esse sono una vera concimazione.- Ha componenti tossiche. La Felce aquilina contiene diverse sostanze pericolose: a) la tiaminasi, che distrugge la vitamina B1; b) il ptaquiloside, un sequiterpene che è una sostanza cancerogena. Il composto, dilavato dalle acque meteoriche, può inquinare le falde; c) acidi fenolici che riducono il pascolo, possono agire da fungicida e sono implicati in un’attività allelopatica che consiste nell’impedire lo sviluppo di altre piante. Se si guarda, infatti, il terreno alla base delle fronde, questo appare privo del tutto di vegetazione.
Il ptaquiloside tuttavia è in parte degradato durante [l]a pastorizzazione del latte, e di più nel processo di caseificazione. E’ meglio però evitare il consumo diretto di acqua di falda prossima ai felceti; le mascherine andrebbero utilizzate solo dove le piante sporificano molto.
- I cercatori di funghi spesso sono costretti ad attraversare campi coperti di felci. Talora, una volta tornati a casa, sono colpiti da fastidiosi pruriti alle caviglie che inducono a grattare con forza le vescichette che si ritrovano per essere passati in mezzo alle felci sino a provocare rotture con piccole perdite di sangue. Questo dipende dagli acari che si prendono facilmente quando non si è ben coperti.
- Se si pensa all’immane e disastroso abbattimento di alberi centenari effettuati su tutto il Gargano nel 700-800 (cesinazioni) per ricavare terreni da coltivare, le cosiddette cesine (in dialetto ggesine), che ora in gran parte sono abbandonate e coperte di felci, l’insensatezza di certe azioni appare evidente. I danni derivati dalle cesinazioni riguardano senz’altro la distruzione di alberi. Tuttavia, il danno maggiore è la perdita di terreno fertile (i primi 30-40 cm del suolo) verificatasi soprattutto nelle zone in pendenza dove, non più trattenuto in loco dalle radici, è stato portato via dall’azione erosiva di pioggia e vento. Per avere un’idea del danno, basti sapere che perché si riformi il terreno fertile occorrono 400 anni. Le cesinazioni sono state permesse perché in tutto il regno (di Napoli) c’era stata una grande carestia. Però il taglio indiscriminato di alberi specie nelle zone in declivio è dovuto a pura e semplice brama di rapidi arricchimenti da parte di feudatari senza scrupoli.

images/Pteridium aquilinum

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Aspleniaceae - Ceterach officinarum
Nomenclatura e sistematica. Ceterach officinarum Willd. = Asplenium ceterach L.,
Cedracca comune, Asplenio cedracca, Erba ruggine, Spaccapietre. In dialetto sammarchese Spaccaprèta. Appartenente alla Divisione I - Pteridophyta, Famiglia Aspleniaceae.

ORIGINE DEL NOME. Ceterach: deriva dall’arabo cetrack = nome della pianta in questa lingua; officinarum: dal latino officina = laboratorio per l’utilizzo che se ne fa in erboristeria; Asplenium: dal greco asplénos, nome di una felce citata da Dioscoride, termine composto da a (alfa) privativa e splén = milza perché si riteneva che la pianta fosse efficace per curare i disturbi della milza.

COMPORTAMENTO, HABITAT, DIFFUSIONE. E’ una piccola felce. Cresce su muri, rupi e macereti, nelle fessure delle rocce, ad altitudini che vanno da o ai 2.000 metri.
Pianta indigena, protetta in Calabria. E’ presente in tutto il territorio nazionale. Incontrata a: Marcedente. Caulima, San Marco in via Amendola, Papaglione, Pusscina Pulechérije, Incrocio Convento San Matteo-strada per Difesa, Muro esterno cimitero, cisterna azienda di Giovanni Tancredi, Coppe.

PORTAMENTO. Pianta erbacea perenne, con foglie (dette fronde) che sono sempre disposte in rosetta per cui ha altezza bassissima (5-15 cm).

CONFUSIONE E RICONOSCIMENTO. Il genere Ceterach annovera 1 sola specie con 3 sottospecie che si distinguono tra loro in base alla taglia delle spore o ai cromosomi. Alla semplice osservazione morfologica sono perciò di difficile distinzione e qui si ferma il tentativo di distinguerle facilmente tra loro anche perché ci sono diversi ibridi.

ALTRE CARATTERISTICHE di Ceterach oflicinarum

• Foglie. Tutte in rosetta basale, sono coriacee e verdi di sopra; di sotto e sul picciuolo sono ricoperte di squame lanose, prima biancastre e poi di colore marrone-rugginoso da cui deriva uno dei nomi italiani, Erba ruggine. Sono lunghe 5-20 cm, sono lanceolate e pennato-partite con lobi (detti pinne) alterni che sono interi e talvolta dentati. Le pinne più grosse sono verso il centro della fronda.

Fiori. Le felci non hanno fiori e si riproducono tramite spore che sono prodotte nei sori, formazioni tondeggianti che si trovano lungo le nervature.

UTILIZZO. In erboristeria viene usata in decotto per sedare la tosse, l’infiammazione della bocca e della gola e soprattutto per aumentare la diuresi e prevenire i calcoli. Per uso esterno, tramite bende imbevute di decotto, le fronde sono impiegate per le infiammazioni della bocca e per le pelli arrossate. Si fanno anche sciacqui e gargarismi. I decotti non sono gradevoli al gusto per cui sono sconsigliati come tisane.
Per gli usi in erboristeria, le fronde sono raccolte assieme al picciuolo da maggio ad agosto; il rizoma, invece, si raccoglie da settembre a ottobre.

Curiosità.
Per la capacità di azione nei confronti dei calcoli renali, la Cedracca ha anche il nome popolare di Spaccapietre.

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B. Località scelte
Sono state scelte due località confinanti perché abbastanza rappresentative della flora erbacea del Bosco Difesa San Matteo: Marcedente e Sentiero Fajarama. In questo volume però sono state escluse specie molto diffuse quali Narcisi, Iris, Crochi, Anernoni, ecc. che saranno oggetto di prossime pubblicazioni.

B.1.Marcedente
Si tratta di un pianoro posto a un’altitudine di circa 700 metri sul livello del mare. E’ facilmente raggiungibile a piedi e in auto.
La flora ivi presente è riconducibile alla vegetazione dell’orizzonte fitoclimatico denominato, secondo la classificazione di De Martone, Castanetum. Questo tipo di classificazione, citata in particolare per le piante arboree e arbustive, è ormai datata, tuttavia viene riportata ugualmente perché, almeno per me, evoca immediatamente determinati ambienti.
Le specie rinvenibili nel posto e nelle vicinanze sono abbondanti in quanto in loco vi sono numerose radure (in un bosco sono tratti di terreno privi di vegetazione arborea e arbustiva, ma con abbondanza di specie erbacee) dove si è potuta sviluppare una flora molto ricca. Così si va dalle specie arboree tipiche del bosco di questo orizzonte vegetazionale alla flora arbustiva presente al limitare del bosco stesso e nel suo piano dominato sino alla vegetazione erbacea del sottobosco e delle citate radure prive di vegetazione arborea, quest’ultima ridotta in seguito alla continua opera distruttrice di tagli indiscriminati, incendi e pascolo eccessivo. Tuttavia, negli ultimi 20-30 anni, le radure vanno man mano riducendosi e sono colonizzate dalla vegetazione spontanea pioniera perché l’impatto dell’uomo si è ridotto e gli effetti del rimboschimento effettuato qualche decennio fa cominciano a manifestarsi in modo evidente.
La Zona è percorsa in lungo e in largo da piccole mandrie di cavalli e di vacche che pascolano allo stato semibrado. Cioè gli animali in questione sono liberi di muoversi a piacimento e la sera ritornano al centro aziendale per bere e per riposarsi.
ll luogo molto frequentato perché lì è ubicata la base scout intitolata a don Angelo Lombardi, base che ha raggiunto ormai una ragguardevole risonanza.

B.2. Sentiero Fajarama
Parte dalla Pinciara e arriva alla località Marcedente. E’ un percorso in salita non molto complicato, lungo circa 2.000 metri. Per percorrerlo con calma, senza eccessivi sforzi, è sufficiente meno di 1 ora; è molto adatto a ragazzi delle scuole medie e superiori, però non è agibile da parte di disabili in carrozzella. Attraversa una delle zone più belle dell’intero bosco “Difesa San Matteo” ed è molto ricco di specie vegetali. E’ l’unico posto dove, a San Marco in Lamis, è possibile trovare il Faggio e dove è stato reintrodotto l’Agrifoglio ed è oggetto di molte attenzioni da parte di enti preposti alla salvaguardia e valorizzazione dell’ambiente. Parte delle specie trattate si trovano lungo questo percorso da considerare idealmente come complementare della località Marcedente.

Casa degli Scout
Casa degli

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A.3. Organizzazione del materiale e fonti utilizzate
Le notizie riportate per le piante presentate sono state organizzate in schede, ognuna delle quali con le seguenti voci:

- Nome. La terminologia e l’inquadramento sistematico adottati sono essenzialmente quelli utilizzati da Pignatti in Flora d'Italia 1982 e 2017-19, con rare integrazioni ricavate da altre fonti.

- Origine del nome. Le fonti sono varie.

- Comportamento e habitat. Le notizie in gran parte sono tratte da Pignatti, dal sito Web actaplantarum.com e da altre fonti.

- Indigenato e diffusione a livello nazionale. Le notizie sono tratte dal sito Web actaplantarum.com.

- La diffusione e l’ubicazione a livello locale deriva da osservazioni personali avvenute nel corso degli anni. I luoghi indicati sono solo una pane di quelli dove la pianta e presente e in linea generale corrispondono a quelli dove è stata scattata la maggior parte delle foto presentate. Il fatto che una pianta non sia stata mai da me trovata non significa che non sia presente, come pure è possibile che una pianta indicata sia solo una presenza sporadica, occasionale. Ė anche certo che parecchie specie non saranno riportate semplicemente perché non indagate a fondo; oppure il mancato riporto è dovuto al fatto che diversi angoli del territorio non sono stati a me accessibili.

- Portamento della pianta. Le notizie in merito sono desunte da Pignatti, Zangheri, talora da Fiori, e da osservazioni dirette fatte di persona. Per i confronti iconografici sono stati utilizzati: sito web actaplantarum.com, Flora alpina di Aeschimann David, Lauber Konrad, Moser Daniel Martin, Theurillat Jean-Paul, sito Web piante e funghi, wikipedia, altri siti citati di volta in volta.

- Confusione e riconoscimento. Come già detto, questa è una delle parti più importanti del lavoro. Le informazioni sono state prese da: Flora d’Italia di Sandro Pignatti, Flora italica di Pietro Zangheri, Nuova Flora analitica d’Italia di Fiori, altre fonti. Per escludere le specie assenti in Puglia e facilitare il riconoscimento fra quelle presenti è stato utilizzato il sito web actaplantarum.com. Si è fatto poi ricorso a osservazioni dirette fatte in campo.

- Epoca di fioritura. Le notizie sono tratte dalle flore citate in precedenza.

- Impollinazione e frutti. Le notizie sono tratte da Pignatti, sito web actaplantarum,com, altre fonti.

- Utilizzi. Per le notizie sull’uso delle piante trattate le fonti principali sono state diverse e indicate in nota di volta in volta. Per gli usi locali si è fatto ricorso a notizie raccolte da varie fonti durante gli anni. utilizzi fatti in casa e da amici e conoscenti.

Avvertenza. Le notizie riportate per gli usi alimentari, medicinali, estetici sono solo a scopo informativo. Si declina qualsiasi responsabilità sul loro utilizzo.

- Curiosità. Fonti varie indicate di volta in volta.

Hai mai visto gli ex voto di san Matteo? Conosci Giovanni Gelsomino?