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1118

Fondazione dell'Ordine del Tempio (Templari).

Gli Ordini monastico-cavallereschi.
Gli Ordini monastico-cavallereschi.

1122

Concordato di Worms.
Accordo concluso nel sett. del 1122 tra l'imperatore Enrico V e papa Callisto II, che pose termine alla lotta per le investiture. L'imperatore rinunciava a ogni investitura dei vescovi con l'anello e con il pastorale, riservandosi tuttavia il diritto di essere presente (egli stesso o un suo legato) all'elezione medesima. L'investitura temporale dell'eletto da parte dell'imperatore doveva inoltre precedere la consacrazione ecclesiastica in Germania, mentre in Borgogna e in Italia doveva aver luogo entro sei mesi dalla consacrazione. Le disposizioni del concordato, apparentemente di compromesso, segnarono in realtà il riconoscimento dell'autonomia del papato.

Fine della lotta per le investiture: papa e imperatore si accordano sulla nomina dei vescovi riconoscendo in Germania il diritto imperiale a porre il veto o quello a decidere o meno l'eventuale investitura temporale dei vescovi.

1130

Viene riconosciuto il regno di Sicilia dei Normanni.
Ruggero II
Per il multiforme ingegno e il fascino della sua personalità Ruggero II è stato più volte accostato al suo più celebre discendente e successore Federico II. Nato nel 1095 da Ruggero I conte di Sicilia e da Adelaide di Monferrato, si trovò ad ereditare, nel 1127, anche il ducato di Puglia e di Calabria, e, a dispetto dei contrasti all'interno dell'aristocrazia, che giunsero fino all'aperta ribellione contro di lui, riuscì a prevalere e a farsi incoronare 're di Sicilia' nel 1130. Energia e determinazione anche superiori gli furono necessarie nel decennio successivo, di fronte all'ostilità di gran parte dei potenti d'Europa: papa Innocenzo II, l'imperatore Lotario di Supplimburgo, le città marinare di Venezia e Pisa, l'impero bizantino. Costruì intorno a Palermo un sistema di governo accentrato e ben ordinato, i cui modelli erano Bisanzio e gli stati musulmani, ma, lungimirante e tollerante, riconobbe il pieno diritto alle numerose etnie presenti nei suoi dominii (fra cui Greci, Ebrei e Arabi) di conservare lingua, tradizioni, religione e diritto propri. Consapevole di governare un'area strategicamente fondamentale nello scacchiere mediterraneo, cercò di potenziarne il ruolo espandendosi verso l'Africa settentrionale, le isole greche, l'Epiro e il Peloponneso. Alla sua morte, avvenuta nel 1154, il regno di Sicilia dominava il Mediterraneo meridionale, lo Ionio e parte dell'Egeo, la sua economia era fiorente e la sua capitale - segnata dalla cattedrale e dall'inconfondibile reggia in stile arabo-normanno - un vivacissimo centro di scambi e di cultura.

Cristo incorona Ruggero II re di Sicilia. Mosaico nella chiesa della Martorana a Palermo (metà del XII secolo).
Cristo incorona Ruggero II re di Sicilia. Mosaico nella chiesa della Martorana a Palermo (metà del XII secolo).

1147

Seconda crociata, che segue la capitolazione di Edessa, uno degli stati crociati.
La seconda crociata (1145-1149) fu la più imponente spedizione crociata, successiva a quella del 1096, condotta dall'Europa contro l'Islam.
La seconda crociata venne annunciata da papa Eugenio III e fu la prima ad essere guidata da regnanti europei, ovvero Luigi VII di Francia e Corrado III di Svevia, coadiuvati da numerosi altri nobili. Gli eserciti dei due re marciarono separatamente per tutta l'Europa e, dopo aver attraversato il territorio bizantino in Anatolia, vennero entrambi sconfitti dai turchi Selgiudichi. La principale fonte storiografica cristiana occidentale, rappresentata dalle cronache di Odo di Deuil, e le fonti cristiane siriache, raccontano che l'imperatore bizantino Manuele I Comneno operò segretamente per ostacolare l'avanzata dei crociati, in particolare durante il loro passaggio in Anatolia, dove si ritiene che abbia deliberatamente ordinato ai Turchi di attaccarli. Luigi VII e Corrado III, con i resti dei loro eserciti in rotta, raggiunsero Gerusalemme e, nel 1148, si lanciarono in uno sconsiderato attacco a Damasco. La crociata si concluse così con il completo fallimento dei cristiani e con il rafforzamento dei musulmani, un epilogo che contribuì alla caduta di Gerusalemme, che avvenne circa quarant'anni più tardi, e alla conseguente proclamazione della Terza Crociata alla fine del XII secolo.

 

La Seconda Crociata
La Seconda Crociata

Vi partecipano alcuni sovrani ma si rivela un fallimento per il fallimentare assedio di Damasco voluto da Luigi VII di Francia.

Schiacciata tra l’incredibile e inaspettato successo della prima crociata e l’epica delle terza crociata, la così detta crociata dei re, la seconda crociata è forse una delle più dimenticate tra le spedizioni europee in Terrasanta. Eppure anche a questa vi parteciparono monarchi di primo piano, anzi fu la prima che vide la partecipazione delle teste coronate, e fu l’ultimo tentativo cristiano di espandere i confini dell’Oriente Latino oltre i risultati della prima crociata. Dopo il fallimento sotto le mura di Damasco infatti l’Europa sarebbe tornata in Terrasanta solo dopo lo shock della perdita di Gerusalemme tentando o di riconquistare il terreno perduto, o di aiutare indirettamente ciò che restava dei regni crociati prendendo 'alle spalle' il mondo musulmano (puntando ad esempio all’Egitto o persino a Tunisi).
Da www.restorica.it

1158

Federico Barbarossa, supportato dai giuristi dell'Università di Bologna, emette la Constitutio de regalibus.
Gli iura regalia, cioè i diritti pertinenti al sovranoo per sua concessione ad altra autorità, che erano caratteristica manifestazione della sovranità nel campo giurisdizionale e amministrativo. L’elaborazione della teoria dei regalia deriva dalla Constitutio de regalibus, emanata da Federico I Barbarossa alla dieta di Roncaglia (1158), diretta a rivendicare al sovrano quei diritti e beni pubblici che i Comuni italiani avevano usurpato. La costituzione, compresa nei Libri feudorum, fu ricevuta con essi in Germania. Si distinsero regalia maggiori, inscindibili dal concetto di sovranità, e regalia minorio accidentali, che potevano essere oggetto di concessione o alienazione. In Italia, con la pace di Costanza, Federico Barbarossa dovette rinunciare ai regalia in favore delle città, solo riaffermandone la derivazione regia. In Germania, i regalia furono ben presto riconosciuti ai maggiori signori territoriali.
Il termine è usato anche per designare l’insieme degli oggetti che sono attributi del potere regale (corona, scettro ecc.).

Federico Barbarossa assedia Ancona - Stampa da 'Mondo Illustrato' del 1848.
Federico Barbarossa assedia Ancona - Stampa da 'Mondo Illustrato' del 1848.

 

Federico Barbarossa.
Federico Barbarossa.

Vuole riprendere i diritti usurpati dai comuni italiani, ma essi gli si ribelleranno

1165

La lettera del sedicente Prete Gianni arriva in occidente e ridesta l'interesse verso l'Asia o l'Africa, dove regnerebbe un re cristiano in grado di aiutare l'Europa contro i musulmani.
Caratteristiche del Prete Gianni nella tradizione medievale sono:
a) il fatto che egli professa la religione cristiana e che, pur non essendo cattolico, desidera istruirsi nella dottrina accolta dalla Chiesa romana (ciò che è attestato anche da tutta la corrispondenza ufficiale diretta al Prete Gianni, dalla lettera del papa Alessandro III a quella di Eugenio IV);
b) la sua grandissima ricchezza in metalli preziosi e gemme (dallo scettro di smeraldi, che gli attribuisce già Ottone di Frisinga, alle ricchezze in auro et argento atque lapidibus pretiosissuperiori a quelli di ogni altro uomo al mondo, secondo i Mirabilia, e sino all'epopea cavalleresca e alla descrizione ariostesca del castello 'più ricco assai che forte - Ove ha dimora d'Etiopia il capo';
c) il fatto che il suo paese si trovi agli estremi confini del mondo (nell'epopea cavalleresca si arriverà ai margini del Paradiso Terrestre, dato accettato dallo stesso Ariosto);
d) l'inimicizia con i musulmani suoi contermini e quindi la possibilità di un'alleanza con gli stati cristiani di Occidente. Quest'ultimo dato, come vedremo, avrà poi importanza fondamentale in quanto provocherà storicamente i tentativi di varî stati europei (specialmente italiani) di mettersi in relazione col probabile alleato monarca d'Oriente.

Nel 1165 l’imperatore bizantino Manuele I Comneno riceve una strana lettera, da lui poi girata a papa Alessandro III e a Federico Barbarossa. L’autore della lettera si autoproclamava 'prete re' e discendente di uno dei tre Re Magi.
Nel 1165 l’imperatore bizantino Manuele I Comneno riceve una strana lettera, da lui poi girata a papa Alessandro III e a Federico Barbarossa. L’autore della lettera si autoproclamava  'prete re' e discendente di uno dei tre Re Magi.

1176

Federico Barbarossa, senza l'appoggio di Enrico il Leone, viene sconfitto dalla lega lombarda nella battaglia di Legnano.

Data 29 maggio 1176
Luogo Legnano
Causa Tentativo di egemonizzazione dei comuni dell'Italia Settentrionale da parte diFederico Barbarossa
Esito Decisiva vittoria della Lega Lombarda
Modifiche territoriali Nessuna

La Battaglia di Legnano di Amos Cassioli (1860), dipinto conservato presso la Galleria di Arte Moderna di Palazzo Pitti a Firenze.
La Battaglia di Legnano di Amos Cassioli (1860), dipinto conservato presso la Galleria di Arte Moderna di Palazzo Pitti a Firenze.

L'imperatore ha nemici su tutti i fronti (papato, Bizantini, comuni, principi tedeschi, Normanni, Veneziani...), per questo tenterà di rompere il blocco avversario alleandosi prima di tutto col papa.

1184

Istituzione dell'Inquisizione.
Le origini dell’Inquisizione vanno collocate tra la fine del 12° sec. e gli inizi del 13°, quando la Santa Sede - ritenendo insufficienti alla repressione dell’eresia (soprattutto catara e valdese) i mezzi ordinari e l’autorità vescovile - nominò propri delegati-inquisitori (inquisitores) con l’incarico di ricercare e giudicare gli eretici.

L'Inquisizione religiosa.
L'Inquisizione religiosa.

1189

Terza crociata
Dopo aver raccontato della crociata che conquistò Costantinopoli e della seconda crociata, è giunto il momento di ripercorrere gli eventi di quella che, forse ancor più della prima, è diventata per antonomasia La crociata e sto parlando ovviamente della Terza. Conosciuta anche come la crociata dei re, ciò in ragione dei pezzi da novanta del panorama europeo che vi parteciparono (Federico Barbarossa, Filippo Augusto e Riccardo Cuor di Leone), questa definizione è in realtà fuorviante in quanto abbiamo visto che già la seconda spedizione in Terra Santa vide la partecipazione di due teste coronate di tutto rispetto: Luigi VII di Francia e l’Imperatore Corrado III di Germania. Dopo il fallimento del loro attacco a Damasco i latini in Terra Santa erano progressivamente passati sulla difensiva soprattutto dopo che, nel 1173, al signore turco della Siria Nur al-Din successe uno dei suoi più valenti ufficiali: il curdo Salah al-Din Yusuf al-Ayyubi meglio conosciuto con il suo nome occidentalizzato Saladino.
Da restorica.it

Dopo la sconfitta di Hattin, il difensore della città di Gerusalemme patteggia un'onorevole resa che permette l'evacuazione ordinata degli Occidentali, senza spargimenti di sangue.
Riconquista di San Giovanni d'Acri e pace col Saladino

1190

Muore in Cilicia Federico Barbarossa durante la traversata dall'Anatolia per partecipare alla terza crociata.
Un profilo dell'imperatore Federico I
'Federico era pronto nelle decisioni, bramoso di combattere, cupido di gloria e ansioso di cimentarsi nelle imprese più difficili, sensibilissimo alle offese, di aspetto attraente e di ingegno acuto, parlava con eloquente avvenenza la sua lingua, mentre non altrettanto bene padroneggiava la latina. Rosso di capelli, Federico aveva la barba dello stesso colore e da ciò gli venne la denominazione Barbarossa. I suoi occhi furono cerulei e freddi, altero il portamento e grande sentimento ebbe della sua autorità'.
Wibaldo, abate di Stavelot, sec. XII

Miniatura di Federico I Barbarossa tra i suoi figli, Enrico e Federico.
Miniatura di Federico I Barbarossa tra i suoi figli, Enrico e Federico.
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1208

Papa Innocenzo III proclama la crociata albigese, contro i catari nel sud della Francia.
La crociata albigese, detta anche crociata contro gli albigesi, ebbe luogo tra il 1209 e il 1229 contro i catari e fu bandita da papa Innocenzo III nel 1208 per estirpare il catarismo dai territori della Linguadoca.

Crociata contro gli albigesi
Crociata contro gli albigesi

Annessione della Provenza al Regno di Francia

1215

Magna Carta firmata da Giovanni Senzaterra.
Dalla Magna Charta Libertatum concessa dal Re inglese Giovanni Senza Terra (1215)
'[...] La Città di Londra godrà di tutte le antiche libertà e libere consuetudini [...]. Un uomo libero non potrà essere colpito da ammenda per un piccolo delitto che proporzionalmente a questo delitto; non potrà esserlo per un grande delitto che proporzionalmente alla gravità di questo delitto, ma senza perdere il suo feudo [...]. I conti e i baroni non potranno essere colpiti da ammenda che dai loro pari, e proporzionalmente al delitto commesso [...]. Tutti i mercanti potranno, se non ne avranno anteriormente ricevuto pubblico diniego, liberamente e in tutta sicurezza uscire dall'Inghilterra e rientrarvi, soggiornarvi e viaggiarvi [...]'.

La Magna Charta Libertatum.
La Magna Charta Libertatum.

Prima sottomissione di un sovrano che accetta di limitare i suoi poteri, superando però il momento di crisi della rivolta dei baroni

1220

Federico II imperatore
È senza dubbio uno dei più affascinanti ed enigmatici personaggi del Medioevo, oggetto di un interesse che ancora oggi accomuna decine di studiosi. Nacque nel 1194 dall'imperatore Enrico VI e da Costanza d'Altavilla, figlia del re di Sicilia Ruggero II. Dal 1196 ebbe il titolo di re di Sicilia, dal 1212 quello di re di Germania e dei Romani, dal 1220 quello di imperatore. In buoni rapporti con papa Innocenzo III, che era stato suo tutore, e con Onorio III, che gli aveva conferito la dignità imperiale, sostenne una dura lotta contro Gregorio IX e Onorio IV. Benché scomunicato, capeggiò la quinta crociata, riuscendo ad ottenere per via di trattativa la restituzione di Gerusalemme, di cui divenne re (1229). Molto più interessato all'Italia che alla Germania, lasciò ai principi tedeschi ampi poteri, sperando di utilizzare il loro appoggio per ricondurre all'obbedienza le città guelfe dell'Italia centro-settentrionale; ma, dopo la vittoria iniziale di Cortenuova (1237), i suoi errori politici e l'ostilità del Papato, che gli rinnovò la scomunica (1239) e lo dichiarò deposto (1245), sciogliendo i suoi sudditi dal giuramento di fedeltà, ne decretarono la sconfitta. Non fece in tempo a preparare la sua riscossa che la morte lo colse all'età di cinquantasei anni, nel 1250. Federico II ebbe un ingegno duttile e multiforme: conosceva il greco, il latino, i volgari siciliano, provenzale e tedesco, un po' di arabo e di ebraico; era un poeta piacevole, un dilettante geniale di filosofia, un curioso di questioni astrologiche, geografiche, scientifiche. Professava estremo rigore ed una religiosità apparentemente profonda, ma fece mostra in più occasioni di speciale crudeltà e non disdegnò di impiantare nella sua corte di Palermo un harem e degli eunuchi. Amministrò il suo dominio italiano nel solco di una tradizione che da Bisanzio arrivava ai Normanni, costruendo uno stato accentrato, burocraticamente efficiente, con un coerente codice di leggi (le cosiddette 'Costituzioni di Melfi', 1231); fondò l'università di Napoli, emise provvedimenti a sostegno delle attività economiche, coniò l'Augustalis (1232), la prima moneta d'oro occidentale dai tempi dei carolingi. Presentato dalla propaganda ecclesiastica e guelfa come 'Anticristo', favorì egli stesso una visione leggendaria della sua persona che i suoi sostenitori finirono per trasfigurare nell'"Imperatore della Fine del Mondo", il giusto chiamato a restaurare l'Età dell'Oro sulla terra.

Federico II
Federico II

Egli aveva anche la corona di Sicilia, ereditata dalla madre, ma non unì formalmente i due regni. Fissò la sua corte a Palermo

1228

Sesta crociata
Le Crociate (secc. X-XIII)
Tra l'inizio dell'XI secolo e la fine del XIII l'Occidente sperimenta una straordinaria fase di rigoglio. Principalmente grazie alla crescita della produzione agricola, imputabile ad un vasto movimento di colonizzazione di nuove terre e alla diffusione di alcune semplici ma essenziali innovazioni nelle tecniche di coltivazione, la popolazione europea fa registrare un sostanziale balzo in avanti. Secondo attendibili stime degli storici, gli abitanti di Francia, Italia, Isole Britanniche, Penisola Iberica, Paesi Bassi e Germania sarebbero passati da 20-24 milioni alla fine del X secolo a 56-57 milioni nei primi decenni del Trecento, ma il fenomeno sembra essere ben visibile fin dai suoi primi esordi, se è vero che già poco dopo il Mille l'ingrossarsi del popolo cristiano si riflette nel grande slancio costruttivo che, secondo il cronista borgognone Rodolfo il Glabro, copre l'Europa Occidentale di un 'bianco mantello di chiese'.
Dopo il torpore o la decadenza dell'alto Medioevo, le città conoscono un forte incremento delle attività commerciali e produttive, la diffusione di quelle peculiari associazioni professionali note come Corporazioni, la nascita di nuova forme di organizzazione politica nei sec. X-XIII. Sempre più autonome, assoggettano il territorio circostante e divengono le cellule di un sistema internazionale degli scambi imperniato su alcune regioni-chiave: l'Italia centro-settentrionale con i porti di Pisa, Genova e Venezia, che riescono ad ottenere nei secoli XI e XII il predominio commerciale nel Mediterraneo, ed ai quali si collegano centri interni come Asti, Milano, Siena e Firenze; la Germania del Nord con le città di Amburgo, Lubecca e Brema, che dal XII secolo si danno strutture federative e monopolizzano gli scambi nella vasta area compresa fra Londra e Novgorod; le Fiandre con i grandi poli tessili di Bruges, Ypres e Gand; la regione francese della Champagne con Troyes, Provins, Bar-sur-Aube e Lagny, sedi delle più importanti fiere europee, dove si saldano i circuiti di scambio mediterranei e quelli gravitanti sui mari freddi.
Questa fase di crescita demografica ed economica dell'Occidente è strettamente associata ad un'intensa espansione militare e religiosa dei suoi confini, che si realizza a danno degli imperi vicini. Nel corso dell'XI secolo i Normann cacciano Bizantini e Arabi dall'Italia meridionale e ne assumono il controllo; i Pisani e i Genovesi ripuliscono il Mediterraneo occidentale dalla presenza saracena; in Spagna, con la benedizione del Papato e per iniziativa dei piccoli regni del Nord, comincia la reconquista dei territori in mano ai musulmani: nel 1085 i cristiani riprendono Toledo, nel 1212, con la vittoria di Las Navas de Tolosa, ricacciano gli Arabi nell'estremo sud della Penisola.
Ma il fenomeno più significativo è senza dubbio quello delle Crociate in Oriente. Se ne fa promotore nel 1095 papa Urbano II, preoccupato dall'avanzata dei Turchi islamizzati del sultanato selgiuchide di Iconio, e desideroso di porsi a capo di un'impresa nobile e prestigiosa; vi aderiscono, oltre a migliaia di poveri capitanati da predicatori fanatici, schiere di cavalieri normanni, franco-lorenesi e provenzali in cerca di gloria e di terre, ai quali il papato promette "l'immediata remissione dei peccati". Nel 1099 il Santo Sepolcro torna ai cristiani ed i Crociati fondano gli stati 'latini' di Gerusalemme, Edessa, Antiochia e Tripoli. Per difendere queste conquiste dal contrattacco musulmano partono una seconda spedizione, nel 1147, ed una terza, nel 1189; nascono anche nuovi ordini religiosi a carattere militare, come i Templari, i Cavalieri di San Giovanni, Ordine dei Cavalieri Teutonici.
In uno spirito che lascia trasparire sempre più chiaramente i moventi economici, la quarta Crociata, organizzata nel 1202, è però trasformata dai veneziani in un gigantesco saccheggio dell'Impero bizantino e della sua capitale, mentre la quinta Crociata, organizzata da papa Innocenzo III e destinata ad attaccare l'Egitto, finisce in un fallimento. A Gerusalemme ritorna invece l'imperatore Federico II di Svevia, che nel 1229 ottiene la temporanea restituzione della città dai musulmani. Dopo di lui solo il re francese Luigi IX il Santo, idealista ed ambizioso, ha il coraggio di tentare per due volte l'avventura in Terra Santa, in Egitto ed a Tunisi, dove muore nel 1270. Pochi anni dopo cade San Giovanni d'Acri, l'ultimo baluardo degli Stati 'latini'.
Intanto, mentre le Crociate in Oriente perdono slancio, c'è chi le ripropone migliaia di chilometri lontano. Fra il 1202 e il 1237 i membri dell'Ordine dei Cavalieri Portaspada, partendo dalla base di Riga, sul Baltico, fondano città e vescovati tedeschi in Curlandia, Livonia e Semgallia, mentre a partire dal 1230 i Cavalieri Teutonici impongono con la Croce e la spada il cattolicesimo romano alle popolazioni slave della Prussia.
Bibliografia
Jean-Pierre Drège, Marco Polo e la via della seta, trad. it., Milano, Electa-Gallimard, 1992
F. Surdich, Verso il Nuovo Mondo. La dimensione e la coscienza delle scoperte, Firenze, Giunti, 1991
J. H. Parry, Le grandi scoperte geografiche: 1450-1650, trad. it., Milano, Il Saggiatore, 1968

Federico II
Federico II

Federico II negozia pacificamente col sultano la consegna di Gerusalemme smilitarizzata

1270

Ottava crociata. Morte di Luigi IX.
Luigi IX il Sant
'La leggenda di San Luigi (Luigi IX, re di Francia dal 1226 al 1270) è nata dall'incontro di una personalità piena di prestigio e di circostanze storiche favorevoli [...]. Nato nel 1224, re a dodici anni, subì l'influsso della madre, Bianca di Castiglia, donna forte ma terribile, reggente fino al 1235 e durante la settima crociata [...]. La sua devozione, che è soprattutto il desiderio di conformarsi in tutti i suoi atti all'insegnamento di Dio, della religione e della Chiesa, gli fa trovare nei domenicani e nei francescani dei direttori spirituali adatti alla sua sensibilità religiosa (molti dei suoi sudditi gli rimproverano di essere 'il re dei monaci' e anche uno zimbello nelle loro mani). È sensibile anche a tradizioni spirituali più antiche, talvolta neppure più di moda, come la sua ossessione della Crociata. Vuole la pace tra i cristiani e dichiara: 'Benedetti siano i pacificatori' [...]. Dà una grande importanza alle opere di misericordia: distribuzione di viveri ai malati, ai mendicanti, ai lebbrosi. Spera di far regnare 'l'ordine morale' nel suo regno: invia inquirenti per riparare le ingiustizie regie (ma anche per affermare il potere monarchico), ed egli stesso si fa portavoce di giustizia [...], attraverso la quale prosegue anche l'infiltrazione dell'amministrazione regia in tutto il regno: abolizione, d'accordo con le prescrizioni del quarto Concilio Laterano, del duello giudiziario e della guerra privata, ordinanza contro la prostituzione, il gioco, la bestemmia [...]. Il suo prestigio è sostenuto dalla prosperità economica, dalla diffusione dell'arte (arte gotica) e della cultura (fama dell'università di Parigi) [...]. Fa coniare alla fine del suo regno degli scudi d'oro (le prime monete d'oro francesi) con il motto: 'Christus regnat, Christus vincit, Christus imperat'. Lascia il ricordo di una 'bella époque', il buon tempo di 'Monseigneur Saint Louis''.
J. Le Goff, 1981

Luigi XI
Luigi XI

Attacco contro Tunisi, con Luigi IX che intendeva aiutare il fratello Carlo I d'Angiò contro il potente vicino

1300

Primo giubileo.
Che cos'è l'Anno santo e perché viene indetto. E' oggi una cosa risaputa, ma quali sono le sue origini storiche? Quando, perchè e da chi fu indetto il primo Giubileo cattolico della storia?

Statua di papa Bonifacio VIII all'esterno della cattedrale di Anagni.
Statua di papa Bonifacio VIII all'esterno della cattedrale di Anagni.
 
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1302

Pace di Caltabellotta.
Fu firmata il 31 agosto 1302 a conclusione della guerra del Vespro Siciliano, fra Angioini e Aragonesi. Dopo alcuni giorni di trattative svoltesi fra Sciacca e Caltabellotta, i belligeranti (da un lato Roberto, figlio di Carlo II d'Angiò, dall'altro Federico d'Aragona) convennero che la Sicilia con le isole circostanti, sarebbe rimasta a Federico vita natural durante, col titolo di re di Trinacria; che questi avrebbe sposato Eleonora sorella di Roberto e che ai figli nascituri sarebbe stato procurato il regno di Gerusalemme o quello di Cipro, nel qual caso, previo pagamento di 10 mila once d'oro, la Sicilia sarebbe ritornata agli Angioini. Il trattato fu chiamato anche di Castronuovo (Caltavuturo), località quest'ultima, in cui si firmarono i preliminari dell'accordo. Nuovi germi di guerra erano in esso contenuti e infatti fu più una tregua che una pace definitiva. Purtuttavia per il momento la questione siciliana fu considerata chiusa.

 

La Pace di Caltabellotta.
La Pace di Caltabellotta.

La Sicilia definitivamente agli Aragonesi con nuovo regno di Trinacria.

1302

Papa Bonifacio VIII emette la bolla Unam Sanctam.
'Lo schiaffo di Anagni: Filippo IV il Bello umilia il Papa
Al di là dei motivi contingenti che lo provocarono (la pretesa del re di Francia di tassare i beni ecclesiastici posti sul suo territorio), lo scontro tra Filippo IV il Bello e papa Bonifacio VIII costituì una significativa variante del tradizionale conflitto fra potere temporale e potere spirituale. A rappresentare il primo non vi era infatti l'imperatore, ma un monarca deciso ad affermare la propria sovranità assoluta su tutto quanto si trovasse entro i confini del suo regno. Con ogni mezzo. Nel settembre 1303, dunque, una schiera di armati francesi penetrò con la forza nella residenza papale di Anagni: Bonifacio VIII fu insultato, arrestato, forse percosso. Morì poco dopo.
Che il potere spirituale supera in dignità e nobiltà tutti quelli terreni dobbiamo proclamarlo tanto più apertamente quanto lo spirituale eccelle sul temporale. Il che, invero, noi possiamo chiaramente constatare con i nostri occhi dal versamento delle decime, dalla benedizione e santificazione, dal riconoscimento di tale potere e dall'esercitare il governo sopra le medesime.
Dalla bolla 'Unam Sanctam'

Lo Schaffo di Anagni.
Lo Schaffo di Anagni.

Tenta di ristabilire il primato del pontefice sui sovrani europei, ma ormai non ha alleati e i proclami cadono nel vuoto.

1305

Inizio della cattività avignonese con Papa Clemente V

 Il papato si stabilisce a Avignone ed entra, almeno inizialmente, nell'orbita del re di Francia.

I cardinali francesi si oppongono al ritorno del papa a Roma ed eleggono un proprio antipapa ad Avignone: inizia il Grande Scisma.

1307

Filippo il Bello inizia il processo contro l'Ordine templare.
Grande sviluppo della civiltà francese a partire dalla fine del XII secolo.
'Sin dalla fine del secolo XII la Francia era alla testa dell'Europa in quasi tutte le attività artistiche e intellettuali. L'architettura religiosa e i suoi derivati, vetrate, smalti, oreficeria, scultura, vi avevano i loro centri più famosi [...]. La sua epopea, la sua lirica in lingua d'oc e di öil, i suoi romanzi, il suo teatro, la sua musica imponevano i loro temi, i loro metri, i loro simboli [...]. La sua filosofia, la sua teologia facevano da contrappeso persino a quelle emanate da Roma [...]. La feudalità e la cavalleria francese furono di modello alla nobiltà d'ogni paese e diedero campioni e combattenti a tutte le battaglie fra cristiani e infedeli'.
R. S. Lopez, 1966

I Templari.
I Templari.

1339

Inizia la Guerra dei Cent'Anni tra Francia e Inghilterra
Le monarchie francese e inglese (secc. X-XIV)
I secoli che vedono l'espansione economica, religiosa e militare dell'Occidente e lo svolgersi del lungo conflitto fra Papato e Impero sono anche quelli in cui, con tempi e modalità differenti, l'autorità regia si afferma in Francia e in Inghilterra. La forma specifica che tale affermazione assume viene tradizionalmente sintetizzata nell'espressione di 'monarchia feudale', con ciò intendendo un ordinamento nel quale il re si avvale, per esercitare il suo potere, degli strumenti tipici dell'universo feudale: il Vassallaggio, simboleggiato dall'omaggio e dalla fedeltà, e il beneficio Feudo, bene materiale o diritto concesso in cambio di determinati servizi. Verso la fine dell'XI secolo il regno assoggettato da Guglielmo I il Conquistatore nel 1066 - che esclude l'Irlanda, la Scozia e il Galles - presenta un modello di governo fortemente centralizzato, con solide istituzioni finanziarie e funzionari strettamente dipendenti dal trono. Come in Normandia, dove il sistema è già stato adeguatamente sperimentato, il sovrano si situa al vertice di una piramide di rapporti personali che, attraverso vari livelli, gli consentono di dominare il complesso della nobiltà insulare. Il Domesday Book, il grande censimento fiscale realizzato da Guglielmo nel 1086, ha fra i suoi diversi obiettivi anche quello di fissare sulla carta questa vastissima rete di dipendenze.
In Francia invece, dove già da un secolo tengono lo scettro i Capetingi, il re domina solo parzialmente l'insieme delle relazioni feudali che cementano i legami interni all'aristocrazia. La difficoltà di controllare materialmente un regno assai vasto e la tradizione di frazionamento politico che ha radici nell'epoca post-carolingia si concretano nell'esistenza di forti e autonomi principati territoriali (ducato di Normandia, contea d'Angiò, contea di Blois, ducato di Guascogna), talvolta più estesi degli stessi dominii diretti del re. Dalla parte della monarchia vi sono però l'importanza economica dei suoi possedimenti (le ricche terre cerealicole dell'Ile-de-France), l'intesa con la Chiesa, e soprattutto la diffusa credenza nel carattere sacro e addirittura taumaturgico della figura del re. Per ambedue i paesi l'evoluzione successiva è condizionata dal sorgere della dinastia anglo-franco-normanna dei Plantageneti,che nel 1154 giunge a cumulare, con Enrico II Plantageneto, la Corona inglese e metà dell'intero territorio della Francia. L'Inghilterra è all'apice della potenza, di fronte ad una monarchia francese colpita nel prestigio e nelle possibilità di sviluppo dalla ingombrante presenza di un vassallo che è al tempo stesso sovrano di un regno rivale.
Lo scontro diventa inevitabile alla fine del secolo. Da un lato vi è il francese Filippo II Augusto Capeto, artefice di un tenace quanto rapido allargamento dei dominii reali, dall'altro l'inglese Giovanni Senza Terra, celebre per il suo oppressivo fiscalismo e la sua imperizia di cavaliere. In un rovesciamento dei rapporti di forza vigenti fino a qualche decennio prima, a prevalere è Filippo: dopo la battaglia di Bouvines del 1214 i possessi della monarchia inglese sul suolo di Francia sono ridotti alla regione della Guienna. In difficoltà anche all'interno, Giovanni Senza Terra deve allora accettare la limitazione delle prerogative reali sancite dalla Magna Charta, mentre il suo successore Enrico III Plantageneto, che regna fino al 1272, si trova a fronteggiare una pericolosa rivolta dei baroni. La ripresa della monarchia inglese si ha a partire dall'ultimo Duecento, quando Edoardo I completa la conquista del Galles e instaura un rapporto di collaborazione con i nobili, gli ecclesiastici e i borghesi delle città. Ormai il potere viene diviso con il Parlamento, che rappresenta le diverse comunità del regno, il cui consenso è necessario per qualsiasi imposizione fiscale. In Francia i successi di Filippo II, giustamente definito 'Augusto' (dal latino augere = accrescere), si consolidano nel Duecento ad opera di Luigi VIII il Leone, Luigi IX e Filippo l'Ardito.

La guerra dei cent'anni.
La guerra dei cent'anni.

1347-1350

La Peste nera in Europa.

Un morbo terribile si aggira per l’Europa del XIV secolo. Un flagello che miete milioni di vittime: la Peste nera.Tra i testimoni diretti di quell’epidemia anche Giovanni Boccaccio. Nella Firenze della prima metà del 1300 la peste nera è la cornice del suo Decameron. Come commenta lo storico Alessandro Barbero, le grandi crisi come la peste nere sono fattori di cambiamento economico, sociale e culturale che portano profondi mutamenti.
In campo medico nel tentativo di fronteggiare l’epidemia si prende definitivamente atto che la malattia è contagiosa. Ignorando le teorie mediche ufficiali ereditate dall'Antichità, si creano gli uffici sanitari, si inventano la quarantena, l'isolamento dei malati, i certificati sanitari per chi viaggia da una città all'altra, nonché la denuncia e l’esame dei morti. Anche dal punto di vista economico ci furono paradossali risvolti positivi. Quando l'epidemia finì, infatti, tutti i superstiti si ritrovarono più ricchi per l’eredità lasciata dai familiari falciati dalla peste. La forza lavoro non era più così abbondante e i padroni scoprirono che se volevano dare in affitto la loro terra, dovevano far pagare affitti più bassi ai contadini.
Tanti i filosofi, storici, drammaturghi, poeti e romanzieri che nei secoli hanno descritto gli effetti della peste o ambientato i loro racconti mentre l’epidemia si scatenava, quale realtà oggettiva o metafora narrativa: da Sofocle a Lucrezio, da Boccaccio a Manzoni, da Jack London a Josè Saramago fino ad Albert Camus.

La Peste Nera.
La Peste Nera.

Muore dal 25% al 35% della popolazione europea

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1417

Concilio di Costanza.
Il Concilio di Costanza risponde allo scisma che si era creato nella cristianità, si svolge dal 1414 al 1418, e in questo periodo la Chiesa era divisa in tre obbedienze papali, erano stati infatti nominati tre pontefici. Il concilio destituisce i tre pontefici con l'accusa di aver minato il primo articolo del Credo che è quello dell'unità, quindi vengono destituiti come eretici e scismatici, e in modo del tutto originale lo stesso concilio diventa conclave per il nuovo pontefici, e in modo ugualmente originale non parteciparono unicamente i cardinali. Tra le finalità del concilio c'era anche quella di affrontare le eresie.

Papa Martino V
Papa Martino V

Vengono deposti tutti i papi e antipapi e viene eletto Martino V, fine dello scisma d'Occidente. Inizia il conciliarismo

1420

Giovanna II d'Angiò associa come successore Alfonso V il Magnanimo, re d'Aragona.
Nota anche come Giovanna II di Napoli (Zara, 25 giugno 1373 - Napoli, 2 febbraio 1435), figlia del re Carlo III d'Angiò-Durazzo e della regina Margherita di Durazzo, succedette sul trono di Napoli al fratello Ladislao I, deceduto privo di eredi legittimi. Fu regina di Napoli dal 1414, anno della morte del fratello, al 1435, anno della sua stessa morte.

Regina Giovanna II di Napoli.
Regina Giovanna II di Napoli.

Dopo alcune lotte con Renato d'Angiò, anche il regno di Napoli diventerà aragonese

1430

Cattura, processo e condanna a morte di Giovanna d'Arco.
Figlia di contadini, analfabeta, lasciò giovanissima la casa paterna per seguire il volere di Dio, rivelatole da voci misteriose, secondo il quale avrebbe dovuto liberare la Francia dagli Inglesi. Presentatasi alla corte di Carlo VII, ottenne dal re di poter cavalcare alla testa di un'armata e, incoraggiando le truppe con la sua ispirata presenza, riuscì a liberare Orleans e a riportare la vittoria di Patay. Lasciata sola per la diffidenza della corte e del re, Giovanna non potè condurre a termine, secondo il suo progetto, la lotta contro gli Anglo-Borgognoni; fu dapprima ferita alle porte di Parigi e nel 1430, mentre marciava verso Compiegne, fatta prigioniera dai Borgognoni, che la cedettero agli Inglesi. Tradotta a Rouen davanti a un tribunale di ecclesiastici, dopo estenuanti interrogatori fu condannata per eresia ed arsa viva. Fu riabilitata nel 1456. Nel 1920 Benedetto XV la proclamava santa.
Da www.santiebeati.it

Giovanna d'Arco
Giovanna d'Arco
 

1454

Johannes Gutenberg stampa la prima Bibbia con la tecnica a caratteri mobili.

Johannes Gutenberg
Johannes Gutenberg

Johannes Gensfleisch della corte di Gutenberg (Magonza, 1390-1403 circa - Magonza, 3 febbraio 1468) è stato un orafo e tipografo tedesco a cui si deve l'inizio della tecnica della stampa moderna in Europa.

1492

Isabella di Castiglia finanzia Cristoforo Colombo.
Dalla Treccani. Grande navigatore, scopritore dell'America (Genova 1451 - Valladolid 19 maggio 1506). Scarse le notizie dei primi anni della sua vita: si dedicò presto al commercio e fu a Chio (1474-75), in Portogallo e a Madera (1476-78), finché, tornato un'ultima volta a Genova, partì definitivamente per Lisbona (1479), dove forse lo spinsero motivi commerciali. Da Lisbona C. mosse per parecchi viaggi a Madera e altrove: e in questo periodo egli lesse l'Imago mundi di P. d'Ailly, la Historia rerum ubique gestarum di Pio II Piccolomini, il Milione di M. Polo (le postille di suo pugno offrono notevole interesse, anche biografico), che stimolarono la sua curiosità e la sua ambizione. La credenza di una grande estensione verso E del continente antico e di una minore lunghezza del circolo massimo, ritenuto inferiore di circa un quarto alla realtà, dovettero convincere C. della possibilità di raggiungere le Indie attraverso l'Oceano navigando verso O. Discussi sono i rapporti che egli avrebbe avuto col cosmografo fiorentino P. dal Pozzo Toscanelli considerato da alcuni l'ispiratore dell'impresa di C.; questi dové lottare molto per ottenere l'approvazione del suo progetto, anche se non sono rispondenti al vero molte leggende in proposito. Una convenzione fu stipulata con i sovrani spagnoli il 17 aprile 1492: e con una nave, la Santa Maria, e due caravelle, la Pinta e la Niña, la spedizione partì da Palos il 3 agosto 1492. Il viaggio (di cui abbiamo notizie dal Diario di C., oggi conservatoci nella redazione ridotta di B. Las Casas) procedé tra audacie, scoraggiamenti e rinnovate speranze; ma false sono le notizie di una rivolta dell'equipaggio. Il 12 ott. 1492 fu raggiunta un'isola delle Bahama, da C. detta San Salvador, e di là Cuba, e Haiti, ove si stabilì una colonia di 43 uomini in un forte battezzato Navidad con il compito di esplorare il territorio e di cercare l'oro. Al ritorno in Spagna (marzo 1493), C. ebbe accoglienze trionfali e fu allestita subito una seconda grossa spedizione (1493-96), che partì presto (sett. 1493) con 17 navi e 1500 persone da Cadice. Toccate le Canarie, fu seguita quindi una rotta più meridionale che nel primo viaggio, fino alla Guadalupa, alle isole Vergini, a Puerto Rico e poi ad Haiti, dove però nulla fu più trovato della Navidad. Dopo una lunga ricognizione delle coste di Cuba, ritenute parte del continente dell'"Asia Orientale", e dopo aver toccato la Giamaica, C. rientrò a Cadice; il fratello Bartolomeo, giunto nel frattempo dalla Spagna, rimase nella nuova colonia (Isabella) lasciata ad Haiti. La terza spedizione (1498-1500), organizzata superando il malcontento degli equipaggi, che non avevano trovato le sperate ricchezze, e l'opposizione di molti, partita da San Lucar de Barrameda, segnò la scoperta dell'isola Trinidad e della terraferma americana (ma C. ignorò sempre di aver scoperto un nuovo continente), colà egli sbarcò presso le foci dell'Orinoco. A seguito di una rivolta, il governo spagnolo ordinava frattanto un'inchiesta dandone l'incarico a Francisco de Bobadilla, il quale, con abuso di potere, fece arrestare e tradurre C. in Spagna. Subito liberato, il C. ottenne di allestire una quarta piccola spedizione (1502-04), che, partita da Cadice e toccata Haiti, navigò a lungo nei mari dell'America Centrale fino circa all'istmo di Panama. Ma i gravi disagi e la vana ricerca di un supposto passaggio per l'India meridionale stancarono l'equipaggio che si rifugiò alla Giamaica; una spedizione di soccorso trasse C. e i suoi a San Domingo e quindi in Spagna. Da allora sembra che C. si ritirasse da ogni attività. Trasferitosi a Valladolid, vi morì poco dopo. Un lungo processo per la conservazione dei privilegi cui aveva avuto diritto fu iniziato alla sua morte fra il fisco e gli eredi. Le fonti biografiche principali sono rappresentate dalle postille autografe ad alcuni libri e dai diarî, oltre che dalle opere di don Fernando Colombo e di B. Las Casas, ricche d'informazioni, in parte però interpolate e non veritiere. Documenti trovati nell'Archivio di stato di Genova e riguardanti anche gli antenati, il testamento e numerose testimonianze provano l'origine genovese del navigatore. Tra i cultori di studî colombiani vanno ricordati: M. Fernández Navarrete (che tra il 1825 e il 1837 ha dato alla luce la preziosa Colección de viajes y descubrimientos que icieron por mar los Españoles), Alessandro von Humboldt (Examen critique de l'histoire de la géographie du Nouveau Continent, 5 voll., pubbl. a Parigi tra il 1836 e il 1839), Henry Harrisse (Christophe Colomb, son origine, sa vie, ses voyages, 1884), Cesare De Lollis (Cristoforo Colombo nella leggenda e nella storia, 1892, 4a ed. 1931), Henry Vignaud (Histoire critique de la grande entreprise de Cristophe Colomb, 1911) e in epoca più recente R. Almagià, A. Magnaghi e G. Caraci. Problemi tuttora dibattuti sono i rapporti tra Colombo e Toscanelli per quanto riguarda la genesi del viaggio, le ipotesi, soprattutto portoghesi, sui presunti precursori di Colombo; l'attendibilità da dare alle fonti tradizionali (contestata soprattutto da A. Magnaghi), il grado della preparazione nautica e scientifica di Colombo, il valore da attribuire alle postille colombiane, apposte a molti libri (e soprattutto alla Imago Mundi di P. d'Ailly).
Intorno alla figura di C. si venne formando (specie nei secoli 16 e 17) tutto un ciclo poetico e letterario, peraltro di scarso valore artistico. In Italia, dopo un poemetto in ottave di G. Dati 1493), si ebbero i poemi di L. Gambara (1581), di G. C. Stella (1589); e di G. Giorgini (1596), di A. Tassoni (1622), di T. Stigliani (1628), di B. Bellini (1826), di L. Costa (1846), e, finalmente, il poemetto in dialetto romanesco La scoperta de l'America (1894), di C. Pascarella. Per la letteratura spagnola è soprattutto da ricordare la commedia eroica, in versi, El nuevo mundo descubierto por Colón (1614), di Lope de Vega, e per quella sudamericana, il poema Colón (1863), del brasiliano M. de Araujo Porto Alegre. Da una leggenda a lui riferita ha origine l'espressione l'uovo di Colombo.

Scoperta dell'America, anche se Colombo credette inizialmente di aver trovato le Indie (solo in seguito parlerà di nuevo mundo).

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La Via Francigena. In copertina: - cartina dei più importanti itinerari dei pellegrini nel medioevo; - 'Via Sancti Angeli' in Quaternus excadenciarum Capitinate di Federico II di Svevia p. 133, G. De Troia, Foggia e la Capitanata nel Quaternus excadenciarum di Federico II di Svevia, Foggia, 1994; - Bassorilievo presso la chiesa di San Leonardo a Siponto con l’Arcangelo Michele che scorta un pellegrino sulla cavalcatura; - San Michele di Nicola Maria Spagnoli.
La Via Francigena. In copertina: - cartina dei più importanti itinerari dei pellegrini nel medioevo; - 'Via Sancti Angeli' in Quaternus excadenciarum Capitinate di Federico II di Svevia p. 133, G. De Troia, Foggia e la Capitanata nel Quaternus excadenciarum di Federico II di Svevia, Foggia, 1994; - Bassorilievo presso la chiesa di San Leonardo a Siponto con l’Arcangelo Michele che scorta un pellegrino sulla cavalcatura; - San Michele di Nicola Maria Spagnoli.
Il pellegrinaggio ha come meta l'incontro personale con Dio e con se stessi.
Disperso nella molteplicità degli affanni e della realtà quotidiana, l'uomo ha bisogno di riscoprire se stesso attraverso la riflessione, la meditazione, la preghiera, l'esame di coscienza, il silenzio
[] Le grandi domande sul senso dell'esistenza, sulla vita, sulla morte, sul destino ultimo dell'uomo devono risuonare nel cuore del pellegrino così che il viaggio non sia solo un movimento del corpo ma anche un itinerario dell'anima.
Nel silenzio interiore, Dio si rivelerà proprio come una «voce di silenzio sottile» che trasforma il cuore e l'esistere.
Solo così, quando si ritornerà a casa, non si piomberà di nuovo nella distrazione e nella superficialità, ma si conserverà una scintilla della luce ricevuta nell'anima e si sentirà la necessità di ripetere in futuro questa esperienza di pienezza personale,
decidendo di nuovo nel cuore il santo viaggio.
Tratto da Il Pellegrinaggio nel Grande Giubileo del 2000 approvato da papa Giovanni Paolo II.

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La Via Francigena. Gabriele Tardio (il primo alla tua sinistra, in una foto scattata a S. Matteo in occasione della partenza della Transumanza il 25 maggio 2012.
La Via Francigena. Gabriele Tardio (il primo alla tua sinistra, in una foto scattata a S. Matteo in occasione della partenza della Transumanza il 25 maggio 2012.
L’Italia del Nord e l’Italia centrale erano attraversate dai cammini di San Michele, come la Francia lo era da quelli di San Giacomo'(Nota 1) erano una via di diffusione religiosa, economica e sociale ma erano anche l’asse dell’iconografia e diffondevano le leggende come di santi e angeli, come la legenda di San Michele e il toro sul Gargano o il caso del racconto figurato delle cavallerie di Artù a Modena (Nota 2). Dalla Puglia alla Normandia nel solco delle strade dei pellegrini i cavalieri eleggono a patrono San Michele e come per i longobardi altri popoli si convertiranno nel suo nome.
Non voglio scrivere un bel saggio per accrescere la 'cultura storica' diffusa sul pellegrinaggio garganico, mi limito a raccogliere un po’ di materiale e di riflessioni per sottolineare alcuni temi che meriterebbero di essere studiati e divulgati. Cose ben note e di temi di ricerca già noti agli studiosi, ma spesso non in modo sistemico e che, soprattutto, non arrivano mai ai pellegrini, ai devoti dell’Arcangelo, al grande pubblico o ai nuovi ricercatori. Spesso sono ricerche per soli studiosi e addetti ai lavori, per avere contributi pubblici e privati che servono per giustificare finanziamenti o fanno parte della vasta 'titolografia da concorsi, come diceva Salvemini, che raccolgono tesi di laurea e di dottorato o complesse ricerche riservare a pochi dotti. Molto spesso raccolgono atti di convegni, importantissimi, ma che arrivano al pubblico degli specialisti con anni di ritardo, quando spesso i dati di quelle ricerche, che magari erano all'origine molto innovativi, sono diventati irrimediabilmente obsoleti.
Spesso sono ricerche di problematiche locali legate a tratti di strade o culti micaelitici che purtroppo non riescono a uscire dal piccolo circolo e non arrivano a chi può avere una visione più ampia e riesce a far inserire le ricerche su problematiche locali in una esposizione più ampia che si avvale di tante piccole ricerche fatte sul territorio. Non voglio criticare chi fa libera e vera ricerca storica anche per fini accademici ma a fianco a questi spesso si realizzano ricerche solo per allegarle a relazioni economiche in modo da giustificare finanziamenti per attività commerciali e/o pseudo turistiche.
La Via Francigena. Mitreo di Sutri: storie di S. Michele.
La Via Francigena. Mitreo di Sutri: storie di S. Michele.
Fare ricerca storica non significa solo fare memoria, ma attingere, come diceva Bacone, al ricco guardaroba della memoria per vivere esperienze quotidiane nel mondo d'oggi. Fare ricerca storica significa anche lavorare per una progettazione comunitaria e solidale del futuro. Queste occasioni per vivere esperienze, per produrre conoscenze, invece, sono tutte cancellate, in primo luogo dalla scuola e dagli affari. Le esperienze e la produzione di conoscenze si sono trasformate dalla trasmissione di un sapere consolidato a materia classificatoria. Da molti anni rimango costernato nel vedere come i servizi educativi, culturali, di comunicazione e di conoscenza, siano consapevolmente ed ostinatamente costruiti in modo da essere, anche cognitivamente, irraggiungibili, incomprensibili, preclusi ed inutili per oltre due terzi della popolazione. E' sconvolgente la frantumazione e la manipolazione della storia, raccontata solo in chiave occidentale e molto provinciale, solo dalla parte dei vincitori, senza che ci sia mai traccia della riscoperta del quotidiano, delle gioie, delle ansie, delle attese della gente comune.
Raccontiamo solo quanto è stato elaborato dalle categorie ricche. Raccontiamo che solo i generali fanno la guerra e che solo l’architetto ha costruito la cattedrale o il castello, dimenticando tutti coloro che hanno lavorato e hanno portato il loro contributo.
La Via Francigena. I Viaggi di San Giacomo nella Puglia medievale - Rosanna Bianco
La Via Francigena. I Viaggi di San Giacomo nella Puglia medievale - Rosanna Bianco
Sosteniamo che la storia dell'uomo è la storia delle conquiste, sacralizzate, di piccole élite privilegiate di uomini colti, con la cultura verbale e perciò raziocinante e con categorie di pensiero costruite dalla retorica, per essere irraggiungibili alla maggior parte della gente comune.
Si vogliono ricordare solo gli itinerari dei pellegrini importanti che sapevano scrivere, che avevano i soldi per pagare il cavallo o il trasporto su ruote o su navi, così ignoriamo chi invece faceva il pellegrinaggio a piedi utilizzando tracciati che erano meno lunghi e un po’ più scomodi ma sicuramente più santi e più vicini agli uomini, alla natura e a Dio.
Questa modesta ricerca vuole dare voce a questi altri modesti pellegrini che con il loro itinerario dell’anima hanno mosso anche i piedi per costruire la storia, e non hanno voluto lasciare nessuna testimonianza se non una preghiera, un soffio di vento, un sorriso, una lacrima, una piccola incisione anonima, alcuni hanno adattato una umile dimora a eremo e hanno vissuto per alcuni [anni] da eremiti sulle balze del Gargano […].
La Via Francigena. Brindisi, Chiesa di Santa Maria del Casale. Affresco palinsesto con conchiglie (Foto di Giulia Perrino).- Da Rosanna Bianco.
La Via Francigena. Brindisi, Chiesa di Santa Maria del Casale. Affresco palinsesto con conchiglie (Foto di Giulia Perrino).- Da Rosanna Bianco.
La manipolazione della storia, del resto, è da sempre, uno degli strumenti più forti per convincere le maggioranze della gente comune che dalle origini del mondo, non hanno la dignità per partecipare alla ridistribuzione del sapere e del potere. E' sconvolgente la cancellazione di ogni forma di cultura che non sia quella delle élite al potere. La cultura non è un'espressione letteraria, ma un modo di vita, e va difesa e tenuta lontana dal potere politico ed economico.In moltissimi punti di questa ricerca ci sono riscontri archivistici e documentari in alcuni casi ci sono ipotesi di ricerca che sono in moltissimi casi supportati da numerosi indizi che, pur non costituendo prova, forniscono tuttavia materiale per un motivato approfondimento.
Mi scuso con l’amico lettore della non troppo fluidità della esposizione, ma sono miei appunti che ho cercato di mettere in ordine. Spero possano servire ad altri che, essendo più bravi di me, sapranno utilizzarli meglio.Io non ho nessuna pretesa di scrivere la parola ‘fine’ anzi scrivo la parola pista di ricerca che cerca di guardare una meta che è la ricerca della verità antica come le montagne.
Ricordiamoci che i pellegrini a San Michele, una volta che si mettono in cammino non sono cittadini di un solo popolo ma sono cittadini del mondo, quindi il cammino di pellegrinaggio verso San Michele, al Gargano o ai tantissimi altri santuari sparsi per tutta Europa, non può avere l’indicazione particolare di un solo popolo (Via dei Longobardi, via dei Franchi, Via degli Angli) ma è il Cammino dell'Angelo Michele che sorvola tutta l’Europa.

Hai mai visto gli ex voto di san Matteo? Conosci Giovanni Gelsomino?