garganovede, il web dal Gargano, powered in S. Marco in Lamis
G. A. Borgese
Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva

G. Antonio Borgese, Golia La marcia del fascismo, Mondadori, 1949
Appendice
La vigilia (Wake of the Events)

Polizzi Generosa Jonica
Polizzi Generosa Jonica
L'epilogo di questo libro [Goliath, NdR] fu scritto a metà maggio del 1937. Fu solo leggermente modificato nelle bozze.
Nella prima settimana di giugno, Blomberg, il capo dello stato maggiore tedesco, invitato a venire in Italia per valutare l'idoneità, delle forze armate fasciste per un'immediata grande guerra, le sottopose ad un esame completo. Alla fine emise un comunicato in cui, mentre elogiava le conquiste tecniche del potenziale alleato della Germania su terra, mare e nell'aria, rimase piuttosto indifferente sul fattore decisivo: la qualità di combattimento del soldato italiano. Alla stampa italiana fu ordinato di stampare la dichiarazione in grassetto come se fosse una laurea ad honorem conferita alla nazione italiana.
La tromba fascista della guerra esplose per tutto il mese. Il bombardamento tedesco di Almeria, il presunto siluramento della Lipsia nelle acque spagnole - un altro incendio del Reichstag - la cattura di Bilbao da parte di Franco, la caduta del premier francese Blum, il crollo del comitato di non intervento in Spagna, le purghe russe, sembravano offrire opportunità e incoraggiamenti in abbondanza. Secondo un corrispondente americano, tutta l'Europa viveva come se una guerra generale dovesse scoppiare prima della fine di agosto. Prima della fine di giugno, il Regime fascista, avanguardia della stampa fascista, ha chiesto una guerra immediata mentre la Francia era in tumulto e il riarmo inglese era ancora in ritardo. Lo stesso Mussolini, sebbene rinnegasse la responsabilità diretta per l'alllarme lanciato dal Regime fascista, pubblicò un editoriale in cui ammetteva, per quanto minimizzasse, la sconfitta a Guadalajara, e, negando la neutralità italiana nella guerra spagnola, promise vendetta.
Poi, all'improvviso, divenne chiaro che la fazione moderata o anglofila del nazismo (vedi pagina 466), il partito dello stato maggiore e della Reichsbank, aveva avuto - almeno per un certo tempo - il sopravvento. Già il grosso della marina tedesca si era allontanato dalle infide acque del Mediterraneo. La Germania di Hitler, il cui totalitarismo non è stato finora in grado di affrontare la situazione finanziaria ed economica, ma anche di schiacciare il dissenso religioso, ha rifiutato di unirsi alla marcia del Duce a Parigi ed al volo del Duce a Londra.
Sembrava anche chiaro, di conseguenza, che il "combattimento tra libido e paura nel cuore di quel singolo uomo" era stato deciso a favore di quest'ultimo impulso e che l'estate assassina dell'uomo aveva poco in serbo per il capo del fascismo, tranne che per la finta guerra dalle Alpi alla Sicilia. Il risultato sembrava coerente sia con la logica della trama e con il personaggio del protagonista.
Così il macabro flirt tra Inghilterra e Fascismo potrebbe ricominciare. Prima Mussolini acconsentì (9 luglio) a fermare la sua propaganda radiofonica anti-britannica nel mondo musulmano, e di questa sua decisione diede comunicazione direttamente al Segretario degli Esteri Eden. Più tardi, a luglio, Neville Chamberlain, il nuovo Premier britannico, indirizzò una lettera amichevole e privata al Duce; e - certamente ispirato ai precedenti successi di John Simon e Stanley Baldwin, di Samuel Hoare e Anthony Eden, ma, dietro a tutti, del famoso spadaccino, Sir Robert Vansittart - ha porto nuovamente la guancia inglese al bacio fascista.
Lo scopo del partito britannico in carica era ovviamente quello di salvare la pace, il riarmo e il liberalismo in Inghilterra e Fascismo e ordine in Italia, àncore di salvezza per l'impero britannico; tradizione, progresso, sicurezza per le classi possidenti; e il buon senso per tutti gli altri, in un mondo occidentale reso sensibile agli accordi tra gentiluomini e disciplinato sotto il benevolo ed esclusivo dominio di un'alleanza mezzo sacro o del patto delle Quattro Potenze. Più brevemente, il suo scopo era quello di salvare tutto tranne l'onore. Il prezzo previsto non era troppo alto. A parte ciò che alla fine potrebbe accadere ai cechi o agli austriaci o agli ucraini o ad altre persone simili in altri posti del genere, ci si aspettava che solo cinesi e spagnoli pagassero.
D'altra parte il Duce del fascismo ha agevolato i progressi britannici con un contegno piuttosto attento e persino dilatorio. Non li ha scoraggiati; ma neanche lui si precipitò all'abbraccio. Non era ancora tutto irrimediabilmente perso per lui.
In Spagna, mentre le punte di lancia degli eserciti fascisti puntavano a tutti i punti vitali, una cospirazione anarchica, creata dal Fascismo, mischiando l'epopea lealista - forse destinata alla decadenza - a lotte intestine e crimini, una guerra civile nella guerra civile. In Estremo Oriente, il Giappone, il cui governo ignorò completamente l'opinione popolare ed il cambio del parlamento, dopo aver testato in modo soddisfacente la non resistenza della Russia di Stalin sull'Amur, a Pechino e più a sud. Queste erano davvero fiamme remote; esse lampeggiavano, tuttavia, con promesse molto vaghe. A dire il vero, il piano del riarmo britannico incombeva minaccioso. Ma non era impensabile che una conferenza pacifista delle potenze mondiali potesse porre fine alla razza disastrosa, stabilizzando al livello attuale il rapporto tra armamenti e conservando così una buona probabilità di sangue e incendio per il futuro, per il dio fascista di guerra. L'America, un'America credulona, era già stata scelta per eseguire lo stratagemma del Duce, e il Presidente Roosevelt fu ripetutamente invitato a convocare il parlamento.
Ancora il 24 luglio, con il flirt inglese ben avviato, il Duce del fascismo pubblicò un articolo in cui annunciava che la realtà, cioè la guerra, avrebbe presto dissipato ogni tipo di finzione postbellica.
Ancora bene, in agosto, era visibilmente impreparato ad ammettere che la marcia del fascismo era finita in un vicolo cieco e il sogno del fuoco mondiale e dell'impero mondiale stava inesorabilmente svanendo con la fatidica estate del 1937; comunque probabilmente stava visionando, sulle orme di d'Annunzio e Nietzsche, albe non ancora nate.
13 agosto 1937

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva

La cronologia è stata scannerizzata con OCR dal volume Ernest Hemingway, Verdi colline d'Africa, Oscar Mondadori 1969 ed è opera di Giansiro Ferrata. Sono date molto importanti per il destino del mondo. Molti avvenimenti attuali sono stati originati all'epoca. Le immagini sono dello scrivente e sono state tratte dal volume Borden J. Painter, Jr., Mussolini's Rome Rebuilding the Eternal City, Palgrave McMillan 2005. Questa cronologia dovrebbe servire ad inquadrare meglio la figura del grande scrittore G. A. Borgese (1882-1952), del quale e sul quale sto pubblicando diversi brani.
La vita politica e sociale - 1899-1919

Roma. Templi romani in Largo Argentina - 1929
Roma. Templi romani in Largo Argentina - 1929
Nel 1899, presidente degli Stati Uniti è il repubblicano W. Mc-Kinley. L'inasprimento del protezionismo doganale seguito alla sua elezione (1897), garantisce ulteriore prosperità all'industria, già in grande sviluppo, mentre la vittoriosa guerra contro la Spagna (1898) ha assicurato agli USA il protettorato sulle filippine, Portorico e Cuba. Un nuovo successo in politica estera gli USA ottengono nel 1900: intervenuti a fianco delle maggiori potenze europee nella repressione della rivolta dei Boxer in Cina, riescono ad affermare contro gli interessi di quelle il principio della 'porta aperta'. Nel 1899 si costituisce a Parigi la Seconda Internazionale delle organizzazioni e dei partiti operai: tra l'altro il 1 maggio viene proclamato festa dei lavoratori, già adottata dall'American Federation of Labor in onore dei morti di Chicago (1896). L'anno successivo, a Londra, viene fondato il Labor Representation Committee. in Italia, Vittorio Emanuele III succede a Umberto I assassinato dall'anarchico Bresci. Sorte analoga subisce nel 1901 W. McKinley, da poco rieletto presidente degli Stari Uniti: gli succede il vicepresidente Theodore Roosevelt. Nel 1901 muore la regina Vittoria. Nel 1903 gli USA appoggiano un'insurrezione anticolombiana a Panama, la quale si costituisce in repubblica indipendente, e subito conclude con gli USA un trattato (precedentemente rifiutato dalla Colombia) per la cessione di una zona dell'istmo destinata alla costruzione del canale. Frattanto muore Leone XIII e la Chiesa elegge Papa Pio X. Nel 1903 con un incarico extraparlamentare Giolitti costituisce il suo secondo gabinetto, avversato dai socialisti. Nel 1904, Francia e Inghilterra regolano le loro controversie coloniali e il presidente della Repubblica francese, Loubet, si reca in visita ufficiale a Roma. Nell'Estremo Oriente la flotta giapponese aggredisce le navi russe a Port Arthur dando inizio a una guerra che si concluderà l'anno successivo con la sconfitta della Russia. Nel 1906, in Gran Bretagna, il Labour Representation Committee assume il nuovo nome di Labour Party e trenta candidati laboristi entrano in Parlamento.
Roma. Lavori in Via del Mare con, sullo sfondo, il monumento a Vittorio Emanuele II - 1929
Roma. Lavori in Via del Mare con, sullo sfondo, il monumento a Vittorio Emanuele II - 1929
Nello stesso anno si verificano il terremoto e l'incendio di San Francisco. Nel 1908 l'Austria si annette la Bosnia-Erzegovina, prodromo della Guerra Mondiale. Nello stesso anno si verifica lo spaventoso terremoto di Messina. Nel 1910 l'immigrazione in USA tocca cifre record: oltre otto milioni di persone in dieci anni. Intanto nel Messico scoppia la rivolta contro il regime di Porfirio Diaz. Presidente diverrà nel 1912 Francisco Madero, che verrà a sua volta rovesciato e ucciso nel 1913 da un colpo di stato capeggiato da Victoriano Huerta. Nel 1911 viene iniziata la guerra italo-turca, che si concluderà con l'annessione italiana della Cirenaica e della Tripolitania. Nel 1912, parallela alla guerra italo-turca, si ha la prima guerra balcanica: Bulgaria, Serbia, Romania, Montenegro e Grecia si coalizzano contro la Turchia. Il 1914, anno della morte di Pio X al quale succede Benedetto XV, comincia la prima guerra mondiale. A Sarajevo viene ucciso l'arciduca austriaco Francesco Ferdinando con la moglie Sofia Chotek. L'Austria dichiara guerra alla Serbia. La Germania dichiara guerra alla Russia e alla Francia e invade Belgio e Lussemburgo. Inghilterra e Giappone dichiarano guerra alla Germania. Italia, Stati Uniti e Spagna si dichiarano neutrali; ma l'anno successivo l'Italia stabilisce un accordo con l'Intesa (Inghilterra, Francia e Russia) ed entra in guerra contro l'Austria-Ungheria.
Roma. Atleti allo Stadio dei marmi, nel Foro Mussolini - 1932
Roma. Atleti allo Stadio dei marmi, nel Foro Mussolini - 1932
Nello stesso tempo, la dichiarata neutralità statunitense nel conflitto che da un anno oppone le nazioni europee, viene scossa dalla morte di un centinaio di cittadini statunitensi coinvolti nell'affondamento del transatlantico inglese 'Lusitania', silurato dai tedeschi. Gli USA intervengono nel conflitto nel 1917. La rivoluzione russa del febbraio 1917 rovescia la monarchia dei Romanof e proclama la repubblica democratica, destinata a diventare comunista nell'ottobre, quando i bolscevichi, guidati da Lenin, conquistano il potere. Sul nostro fronte di guerra, dopo la tragica disfatta di Caporetto, l'esercito italiano si attesta sulla linea Piave-Monte Grappa; di qui l'anno seguente partirà l'offensiva che porterà alla sconfitta dell'Austria. La conferenza della pace si apre a Parigi nel 1919: la guerra ha lasciato l'Europa in uno stato di gravissima crisi. Anche negli USA sopravvengono condizioni di pubblico turbamento. Le autorità proibiscono la produzione e lo smercio di bevande alcooliche: il proibizionismo aggrava il fenomeno del gangsterismo. In Ungheria Bela Kun instaura il regime comunista. Vengono fondati intanto da Mussolini i Fasci di combattimento. D'Annunzio entra a Fiume con i suoi legionari.
1920-1926
Nel 1920, in Germania viene tentato un 'putsch' monarchico e Hitler fonda in Baviera il Partito Nazionalsocialista. Nello stesso anno si costituisce a Ginevra la Società delle Nazioni.
Roma. Sventramento in Via del Mare. Sullo sfondo: Il Teatro di Marcello - 1930
Roma. Sventramento in Via del Mare. Sullo sfondo: Il Teatro di Marcello - 1930
Gli USA concedono il voto alle donne e iniziano la campagna contro gli elementi sovversivi: episodio centrale sarà l'arresto e l'esecuzione capitale di due lavoratori italiani anarchici, Sacco e Vanzetti, accusati di assassinio, ma la cui colpevolezza non sarà mai chiaramente dimostrata. L'Italia vive un drammatico dopoguerra; caduto il ministero Nitti, lo Stato liberale si affida ancora una volta a Giolitti. In Germania intanto l'assassinio da parte delle destre dei due leader socialisti Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht (1919) segna la fine del movimento spartachista. Nel 1921, W. Wilson esce sconfitto dalle elezioni presidenziali che portano alla Casa Bianca il repubblicano W. G. Harding. In Italia si svolge il Congresso socialista di Livorno: scissione, e fondazione del Partito Comunista Italiano. A Roma si svolge il congresso fascista: il movimento si trasforma in Partito Nazionale Fascista. Nel 1922 muore Benedetto XV, a cui succede Pio XI. La situazione economica della Germania precipita nell'inflazione, mentre quella politica italiana sbocca nella marcia su Roma che porta alla nomina di Mussolini a primo ministro. Nel 1923, alla conferenza di Losanna, si conclude la pace tra Grecia e Turchia e tra la Turchia e le Nazioni dell'Intesa. I francesi occupano la Ruhr. Negli USA muore Harding: presidente diventa il vicepresidente Coolidge. In Germania fallisce il putsch di Hitler. In Spagna pronunciamento militare e dittatura di Primo De Rivera. Nel 1924, muore Lenin. La lotta per il potere all'interno del Partito comunista si concluderà con la vittoria di Stalin che, in seguito, obbligherà Trotzkj all'esilio. In Gran Bretagna, primo governo laburista con Mac Donald. In Italia, in aprile, si tengono le elezioni politiche. Il 'listone' fascista, mediante le violenze ottiene una larga maggioranza. Poco dopo viene assassinato il deputato socialista Giacomo Matteotti. L'opposizione abbandona la Camera (secessione parlamentare dell'Aventino). Vengono limitate le libertà di stampa, le violenze fasciste si acuiscono in tutta la Penisola costringendo all'esilio molti uomini politici di sinistra. Nel 1925, il fascismo sopprime anche la libertà di associazione, e l'anno successivo istituisce la pena capitale per i reati politici, che saranno giudicati dal Tribunale speciale.
1927-1936
In Cina, nel 1928, Chiang Kai-shek assume poteri dittatoriali e trasferisce la capitale a Nanchino. In Europa, gli esuli italiani continuano la lotta al fascismo e costituiscono in Francia la Concentrazione di azione antifascista; nasce poi il movimento Giustizia e Libertà (1929).
Toma. Mussolini inaugura la prima parte di Via del Mare con, sullo sfondo, il Teatro di Marcello - 1930
Toma. Mussolini inaugura la prima parte di Via del Mare con, sullo sfondo, il Teatro di Marcello - 1930
Fatto centrale della vita politica italiana è la conciliazione tra Stato e Chiesa con la firma dei Patti Lateranensi. Negli USA il candidato repubblicano Hoover è eletto presidente, gli USA e il mondo intero precipitano in una grave crisi economica. L'anno seguente l'URSS vara il suo primo piano quinquennale. In Spagna, la repubblica sostituisce il regime monarchico. Gli USA e altri paesi adottano nuove tariffe doganali protezionistiche. Nel 1932, gli elettori americani chiamano alla presidenza Franklin D. Roosevelt. In Germania von Hindenburg è rieletto presidente della repubblica con l'appoggio dei nazisti, che alle elezioni ottengono un altissimo numero di seggi al Parlamento. In Portogallo inizia il regime di Salazar. Nel continente sudamericano scoppia la guerra per il Chaco tra Bolivia e Paraguay; al territorio, ricco di giacimenti petroliferi, sono interessate alcune compagnie americane e europee. L'anno seguente, il governo Roosevelt affronta la crisi economica promulgando le prime leggi per un'economia controllata (New Deal). Il dollaro viene svalutato e abrogato il proibizionismo. In quel periodo, nel Paese si contano 17.034.000 disoccupati. Appoggiato dalle truppe USA, nel Nicaragua sale al potere A. Somoza (vi rimarrà fino al 1956), e a Cuba un colpo militare mette fine alla dittatura di A. Machado.
Roma. Mussolini in Piazza Bocca della Verità. Sullo sfondo: l'Arco di Giano - 1930
Roma. Mussolini in Piazza Bocca della Verità. Sullo sfondo: l'Arco di Giano - 1930
Guida l'operazione il sergente Batista che l'inviato di Washington, Caffery, ha reso capo dell'esercito. Il 1933, in Europa, segna la nomina di Hitler a Cancelliere del Reich; il 1934 la sua elezione plebiscitaria a Capo dello Stato. La politica razziale del nazismo non tarda a trovare codificazione legislativa; nel 1935 gli ebrei vengono privati dei diritti civili. Col pretesto di un incidente di frontiera italo-etiopico a Ual-Ual, l'Italia dichiara guerra all'Etiopia e l'invade, benché la Società delle Nazioni abbia decretato le sanzioni economiche contro l'Italia. Allora si trasformano i rapporti fra Germania nazista e Italia fascista, dopo la crisi per le mire annessionistiche del nazismo verso l'Austria, della quale Mussolini si era fatto protettore, e per l'assassinio del cancelliere austriaco Dollfus avvenuto nel 1934. Nello stesso 1934 erano stati assassinati a Marsiglia Alessandro I di Jugoslavia e il ministro degli Esteri francese Jean-Louis Barthou. L'Asse Roma-Berlino si concreterà con l'intervento di formazioni militari italiane e tedesche in Spagna a sostegno del generale Franco e del movimento della Falange, ribellatisi al governo repubblicano sorto nel 1936, dopo la vittoria elettorale del Fronte popolare. Un altro governo di Fronte popolare si è costituito, nello stesso 1936, in Francia.
1937-1945
Negli USA gli elettori riconfermano la loro fiducia a Roosevelt, rieleggendolo con una maggioranza senza precedenti. Intanto Hitler denuncia il patto di Locarno e occupa la zona smilitarizzata della Renania; nello stesso anno stabilisce un patto militare anticomintern col Giappone, al quale, nel 1937, aderisce anche l'Italia. Nello stesso periodo un'ondata di scioperi scuote gli USA.
Roma. Mussolini esamina il modellino del Foro Mussolini - 1930
Roma. Mussolini esamina il modellino del Foro Mussolini - 1930
Il Giappone espande la sua influenza militare sul Pacifico e verso la Cina. Nel 1939 la guerra di Spagna si conclude con la vittoria franchista. Nello stesso anno la Germania invade la Boemia e la Moravia, l'Italia occupa l'Albania. Muore Pio XI, gli succede Pio XII. La Germania firma un patto di non aggressione con la Russia al quale segue l'invasione della Polonia. Si è così iniziata la seconda guerra mondiale. In USA Roosevelt viene eletto presidente per la terza volta. La Francia è sconfitta dalle forze armate germaniche; l'esercito italiano interviene pochi giorni prima dell'armistizio. Nel 1941 i tedeschi invadono l'URSS e i giapponesi attaccano Pearl Harbor. Le sorti della guerra, favorevoli ai nazifascisti, si rovesciano dopo il '42 con la sconfitta tedesca a Stalingrado e quella dell'Asse in Africa. Gli alleati sbarcano in Sicilia. Mussolini viene arrestato e l'Italia firma l'armistizio. L'Italia centro-settentrionale è occupata dai tedeschi e nel nord si costituisce la RSI con a capo Mussolini, liberato dal suo esilio sul Gran Sasso. Nel 1944 gli alleati sbarcano in Francia. Nel Pacifico, gli americani riconquistano le posizioni perdute e riprendono l'iniziativa. Il Tripartito (Germania, Italia, Giappone) è vicino alla sconfitta. Nel 19451 a Jalta, i Tre Grandi discutono la sistemazione del mondo. Roosevelt muore due mesi dopo. Gli succede Harry Truman, vicepresidente. 1945: Mussolini è fucilato dai partigiani. La Germania viene invasa dall'Armata rossa a est, e dagli Alleati nella parte occidentale; Hitler si uccide. Finita la guerra, l'Inghilterra elegge il laburista Clement Attlee primo ministro, al posto di Winston Churchill. Il 14 agosto anche il Giappone si arrende senza condizioni, dopo l'esplosione delle bombe atomiche a Hiroshima e Nagasaki.
1946-1961
Nel 1946 l'Italia, in seguito a un referendum, diventa repubblica. Presidente provvisorio viene nominato Enrico De Nicola; primo ministro è Alcide De Gasperi.
Roma. Foro Mussolini e costruzione del ponte Duca d'Aosta - 1939
Roma. Foro Mussolini e costruzione del ponte Duca d'Aosta - 1939
Nel 1947, negli USA, promossa dal senatore J. R. McCarthy si inizia la campagna per le repressioni delle 'attività anti-americane'. Nello stesso tempo, in Europa, si costituiscono una serie di repubbliche socialiste; Albania, Ungheria, Bulgaria, Romania, Cecoslovacchia, Jugoslavia e Polonia. Nel 1948 la crisi tra le due maggiori potenze mondiali - USA e URSS - si aggrava per il blocco di Berlino da parte dei russi. In Palestina, gli ebrei proclamano lo Stato d'Israele. In India la tensione politico-religiosa sfocia nell'assassinio di Gandhi. In Cina, la annosa guerra civile tra nazionalisti e comunisti si conclude con la proclamazione della Repubblica popolare. L'acuirsi della lotta politico-ideologica a livello internazionale investe la Chiesa, che scomunica gli aderenti ai partiti comunisti. In Asia, nel 1950, scoppia la guerra di Corea. Nello stesso tempo si sviluppa la crisi mondiale del colonialismo: dopo che nel 1951 Mossadeq ha nazionalizzato il petrolio iraniano, nel 1952, nel Kenya, si acuisce la resistenza contro gli inglesi; in Egitto, un colpo di Stato militare estromette re Faruk, primo ministro diventa il colonnello Neguib. Intanto il generale Eisenhower viene eletto presidente degli USA e il
Roma. Parata militare in Via dell'Impero - 1937
Roma. Parata militare in Via dell'Impero - 1937
Portorico viene proclamato Stato libero associato agli S.U. Nel 1953 muore Stalin: Georgij M. Malenkov diviene presidente del Consiglio dei ministri, N. Kruscev segretario del CC del PCUS. Malenkov annuncia che l'URSS possiede la bomba H. Mentre nel mondo continua (sconfitta francese in Indocina, guerra d'Algeria, ecc.) la lotta anticolonialista, in opposizione alla Nato nasce il Patto di Varsavia. Nel 1955 scade il mandato presidenziale di L. Einaudi al quale succede G. Gronchi. Nel 1956, al XX Congresso del PCUS, Kruscev denuncia il culto della personalità. Nasser diviene presidente della Repubblica egiziana; seguono la nazionalizzazione del canale di Suez e l'azione anglo-francese in appoggio alle forze israeliane, che attaccano gli egiziani nella zona del canale. Marocco e Tunisia diventano indipendenti. A Cuba, un gruppo di combattenti guidati da Fidel Castro inizia la guerriglia contro Batista. Sommosse in Polonia e insurrezione in Ungheria, repressa dai carri armati sovietici. Negli USA, Eisenhower è rieletto presidente. Nel 1958 lo stato di disordine politico in cui versa la Francia in seguito alla crisi di Algeria, porta De Gaulle alla presidenza della repubblica. Muore Pio XII a cui succede Giovanni XXIII. A Cuba, i castristi sconfiggono Batista e salgono al potere. L'Alaska entra a far parte degli USA la cui sovranità viene estesa l'anno seguente anche alle Hawai. Nel 1960 si costituisce il governo Tambroni: scioperi, manifestazioni, scontri tra cittadini e polizia. Alcuni dimostranti rimangono uccisi. Il governo si dimette. Si forma un governo presieduto da Fanfani: vengono varate le prime giunte di centro-sinistra. Negli USA vittoria elettorale di John Kennedy, candidato del Partito Democratico e fautore di una nuova politica estera più distensiva. L'anno seguente Cuba si proclama repubblica socialista. Nel 1961 Kennedy e Kruscév s'incontrano a Vienna.

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva

Salvatore Ritrovato
Salvatore Ritrovato
Fra gli esuli antifascisti che prendono la via dell'America è Giuseppe Antonio Borgese (1882-1952), autore della Storia della critica romantica in Italia (1905), romanziere (Rubé, 1921), vivace protagonista dell'attività letteraria fiorentina del primo Novecento, giornalista del 'Corriere della Sera', della 'Stampa', del 'Mattino', e docente di letteratura tedesca a Torino e poi a Roma, quindi di estetica e storia della critica a Milano, fino al 1931, poi di letteratura italiana a Berkeley e a Chicago, fino al 1945.
Emigrazione intellettuale, esilio 'opportuno': frutto del suo soggiorno negli Stati Uniti è
Atlante americano, un appassionato reportage, pubblicato in Italia nel 1936, del sogno americano, all'indomani del New Deal, che trova la sua sintesi in New York, 'città assoluta', celestiale ed infernale, occidentale ed orientale, tradizionalista e innovativa, con i suoi skyscrapers di vetro e acciaio simili alle torri di una città medioevale, l'ubiquità avvolgente di centomila finestre, i muri rasati da luci atone e metalliche, la progressione di terrazze rientranti, simili a scalee nel ciclo dagli spigoli ciclopici. Sogno e immagine di una nuova concezione - biblica e individualistica - dell'Uomo Comune. Il fulcro della società capitalistica, in cui tutto è a portata di tutti, è nel senso stesso della sua 'missione' (per definizione) mondiale. La conoscenza dell'America si rivela, infatti, per Borgese, come una 'introduzione alla vita mediocre' - dove l'aggettivo mediocre abbatte l'inibizione del lusso e lo spettro della povertà e della morte (come avviene nella irriverente carnevalizzazione di Halloween), ed i comfort, tanto ambiti dalla borghesia europea, si materializzano in nuovi apparecchi tecnologici, riscattabili con il lavoro e la fortuna, status svmbol - in altri termini - che legittimano l'inesausta ricerca di benessere e di avanzamento. L'America di Borgese, a differenza di quella ottocentesca di Emerson, ancora legata come a un cordone ombelicale alla cultura britannica, ha piena coscienza di sé, dei suoi limiti come dei suoi bisogni; nel cinema ha trovato la più matura espressione artistica della sua passione per la vita e del suo immaginario. Eppure, nata sull'orlo di una 'frontiera' naturale (e prontamente naturalizzata), essa sente anche l'incombenza del 'diverso', immigrato o indigeno, recluso in periferie o in casamenti di accoglienza provvisoria, comunque estraneo ad una 'norma' di comportamento di massa. I.'espansione, la crescita, lo sviluppo implica, dunque, emarginazione; così come il formarsi di una omogeneità nazionale la conservazione di molte umanità o comunità parallele.
In due capitoli,
Escursione in Italia e L'Isola delle lacrime, l'autore affronta esplicitamente il fenomeno dell'emigrazione. Qui riportiamo il primo. Una famiglia di contadini lucchesi, residenti in California, di prima generazione, possessori, dopo alterne vicende, di un podere che frutta e dà lavoro ad altri emigrati (indiani), sembra essersi integrata nel sistema americano. Nostalgia ed ottimismo venano le riflessioni dello scrittore, alla ricerca del suo destino. La visita ai connazionali consente, infatti, di trovare una prova rassicurante della stabilità economica del paese e, di conseguenza, della possibilità per tutti di entrare in sintonia (anche tramite il traballante bi- o trilinguismo dei parlanti, inconsapevoli dei loro pittoreschi solecismi) con la nuova cultura. Più accorato e drammatico L'isola delle lacrime, resoconto della visita all'edificio che accoglie gli emigrati italiani in attesa di espulsione o indesiderati: il senso di pulizia e di burocratica efficienza stride violentemente con la ridda drammatica degli 'scacciati', che Borgese smorza con un raffinato giooco di citazioni dall'antinferno dantesco. È qui il limite - ben rileva l'osservatore - della 'alterità' americana, capace di fagocitare, assorbire, sintetizzare e rimuovere, al contrario di quanto avveniva in quel periodo in Europa, le differenze, senza riuscire però ad evitare le contraddizioni sociali, da cui essa si difende con periodici accomodamenti. Un paradosso che trova la sua chiave risolutiva nel problema della 'frontiera' (cui Borgese dedicherà l'ultimo capitolo del suo libro).
Salvatore Ritrovato
NB. Le illustrazioni, prese da Internet, sono state poste nel brano dallo scrivente.

Mappa della California.
Mappa della California.
Dicono che la California somigli all'Italia, ma io conosco discretamente il mio paese, da Siracusa al Brennero, e non ho mai visto nulla di simile.
Prima di tutto, non c'è gente. La California, molto più grande dell'Italia, ha su per giù tanta popolazione quanta la sola Lombardia; e metà d'essa è accentrata a Los Angeles, a San Francisco e nelle città della Baia che le stanno di faccia. Queste strade nere, con le due o quattro file d'automobili chiuse, nere, tagliano, strane carovaniere, uno strano deserto, giallo in questa stagione. L'apparire d'un viso umano ha sempre qualche cosa di notevole, e la stessa campagna romana in paragone è popolosa.
A destra e a sinistra della strada larghi piani, lunghe colline. Oggi rotoliamo, oltre il ponte Garquinez, oltre Fairfax e la contea Solano, verso Woodland e più in là; la direziono è a nord-est. Dove sorge un albero in questi spazi gialli pare che venga fuori da un incavo del suolo, come un ciuffo di pelame selvaggio; dov'è rimasto un tratto erboso, ha un chiarore monocromo, un verde pur mo' nato, tenenssimo e gemmeo insieme, da ricordare, se mai, gli alti pascoli alpini sotto i ghiacci. E i campi, da gran tempo falciati, le ondulazioni di stipe e ristoppie, hanno una vicenda di luce che non mi sarebbe parsa possibile in natura; una fluttuazione continua, direi, di fosforescenza che invade l'aria senza avvamparla, un orizzonte vibrante che stempera i contorni, una specie d'incantesimo freddo, d'incendio fatuo a fior di terra in cui pare di vedere accostarsi a giri concentrici il can barbone di Mefistofele.
Infine, al termine della visibilità come su un crinale fra due versanti, in questo sole che penetra tutte le cose alleviando anche le ombre senza brillare né ardere, scorgiamo una casa: bianca come può essere bianco un muro in mezzo a un deserto d'Affrica.
- Ecco la casa. Ci siamo - così dice l'amico che guida; e in poco tempo lo spazio che pareva immenso è dietro a noi, e un altro spazio s'apre innanzi.
Il lucchese Amadeo Peter Giannini, fondatore nel 1904 della Bank of America, che inizialmente si chiamava Bank of Italy.
Il lucchese Amadeo Peter Giannini, fondatore nel 1904 della Bank of America, che inizialmente si chiamava Bank of Italy.
La padrona di casa, la figlia maggiore, le altre sono apparse sul limitare. Esse le ragazze, parlano un americano fitto e stretto, ma hanno inflessioni di voce, inclinazioni di capo, in cui sembra di riconoscere i segni di un'antica grazia.
La casa è come tutte le altre: una baracca di legno pulito e intonacato, piena di comodità meccaniche. Le abitazioni degli uomini sono appena confitte in questo suolo, non hanno radici.
Pure, questi muri magri bastano a reggere ricordi così gravi, così lontani. Appena entrati nel salotto, scende su noi dalla parete lo sguardo di due vecchi, padre e madre del padron di casa, fissati dal fotografo provinciale in quell'atteggiamento coscienzioso - labbra serrate, mento forte, tutto il sole e il gelo di una vita chiusi in una rete di rughe, occhi fieri e probi di lui, occhi pii di lei - in cui i nostri paesani stavano davanti all'obbiettivo come sotto l'occhio di Dio. Accanto è un altro ingrandimento: un parente più giovane, ben solido, non certo abituato a tenere il collo dentro quella tortura di solino doppio; mai la cravatta non potrà salire all'altezza prescritta. E qualche altra cornice è appesa nel tinello; quello è il fratello prete, ora piovano; e quello? è il campanile di San Marco (con quegli alberi intorno?). Non è che un attimo d'equivoco; naturalmente m'avvedo subito ch'è il campanile dell'Università di Califomia a Berkeley, imitato in colore di camicia d'amido da quello di San Marco.
- Questo l'ha avuto la mia figliola quando s'è battezzato il paese novo e le ragazze hanno fatto la corsa con l'ovo nel cucchiaio, chi correva di più senza romper l'ovo. La mia ha corso bene, e le hanno regalato questo 'piccio'.
È fa madre che parla, e tranne il 'piccio' - che vuol dire picture, quadro - il linguaggio è perfetto, e suona certo quale sonava tant'anni fa quando la povera fanciulla emigrante fu affidata a un povero giovane compagno, ed egli sull'Oceano le 'domandò la parola'.
Essa è di Segrognino al Piano, che è l'ultimo paese appunto prima che cominci l'altura. Lo separarono da Segrognino al Monte, perché la chiesa rimaneva troppo lontana. Il merito è di Marlia. Gli amici più vicini, i proprietari del prossimo rancio (o ranch), padre e madre del fidanzato di una di queste ragazze, sono di Ponte Buggianese, fra Ponte a Buggiano e Pescia: tutti di Lucca, o non lontano.
Egli porta un nome famoso nella nostra storia letteraria; ma non è propriamente un letterato. È un contadino; s'è fatto e s'è rifatto. Dieci anni fa perse quarantaquattromila scudi (dollari), e gli restarono diecimila scudi di debiti; ora è poco esagerato dire che tutto quello che si vede è suo; specialmente oggi che un orlo di caligine dorata nasconde le montagne.
California: Immigrati messicani lavorano nei campi della Santa Ynez Valley.
California: Immigrati messicani lavorano nei campi della Santa Ynez Valley.
Con poche cerimonie si siede a capotavola in maniche di camicia (e maniche rimboccate). Da questa parte della tavola si parla lucchese o, chi non sa, italiano; dall'altra parte, dov'è la gioventù, si parla inglese; le due lingue fluiscono insieme nel brusio conviviale, s'incontrano, si mescolano; talvolta dal miscuglio nascono compromessi bizzarri, solecismi chiassosi, come mulinelli, laddove un corso d'acqua sbocca in un altro. Io penso al Pascoli, lucchese adottivo e buon conoscitore di gergo italo-americano, come starebbe qui: a questi cibi, a questi vini - spremuti da queste vigne selenitiche, e che pure san d'uva, anche se un po' selvatica: anzi l'ultimo, nella sua tinta chiusa, potrebbe somigliare a un aleatico; - soprattutto come starebbe a queste loquele, a questo pullulare di pallide memorie e tramontare di nostalgia, ch'è più triste della stessa nostalgia. Quasi mi sento divenire le guance umili come le sue, intenerirsi gli occhi come i suoi; quasi ho timore, stringendo la gola, di sciupare con un imprevisto condimento sentimentale questi ravioli molto ben fatti, in cui l'accordo sostanzioso e gradevole dei sapori patrii non è punto guasto dalle dissonanze esotiche che così presto s'introducono a loro insaputa nella cucina italiana degli Italiani di qui.
La parlantina del padrone cresce. Cresce la sua solerzia di coppiere; assaggia, giudica, mesce, raccomanda (io, gli amici lo sanno, prima d'imbarcarmi per l'America ero asciutto, dry).
Un altro guscino di quello lì - rincalza la moglie - per insaporir la bocca?
Essa, a ogni buon fine, oltre il ben di Dio che c'è nei calici e guscini, ne ha nascosto un altro po' nella checca - la checca è il cake, il dolce - facendovi sboccare un bel raviolino di rum della Giamaica. Ciò riconforta tutti; ben bacchica è quando può, la terra della proibizione; e il padron di casa, quasi ormai consapevole del suo cognome, si spinge fino ai versi:

A farlo apposta fra le notti belle
ci volea fosse in ballo anche la luna...

- Ma poi? gli altri versi? che dicono?

California: fattoria per la coltivazione della lattuga (da una foto di George Steinmetz)
California: fattoria per la coltivazione della lattuga (da una foto di George Steinmetz)
Egli cerca un po' in aria; e non trova. Ben lontana è Lucca. Io la vedo sorgere, la città di Santa Zita, come un casto gioiello, dalla sua dolce valle, in una sera lontana di plenilunio.
- Saranno le troppe qualità di vini che ti confondono la memoria - dice ilare la moglie.
- Oh yè! Oh yè! - fa lui, ed è contento lo stesso.
Le ore del pomeriggio ci trovano all'aperto.
Questo davanti alla casa è un fico vero, dottato di Toscana; ha quattr anni per cinque; ma quest'anno fichi ne ha pochi, "per via della gran secchina che li ha tirati quasi giù tutti".
Questi sono i vigneti. L'uva nera, matura, tocca il suolo. L'ospite ne coglie, e la mette da parte per farce una bòcchesse (o scatola) da portare poi a casa. Tra filare e filare cresce in questa stagione un'erba grama, una specie di malva: 'erba di sale', dice lui, 'qua la chiamano monigliori, una sorte di velùcchero; in America, se lei non lo sa, il sale è dappertutto meno che nella testa delle persone'.
Or è l'anno dovè vendere cinquantun tonnellate d'uva per quarant'otto soldi di dollaro, neanche dieci lire. Quest'anno le cose vanno un tantino meglio, come possono andare con la crisi e la proibizione; ma se un affare cala l'altro sale, e se tutti una volta si decidessero a andar bene di conserva, vorrebbe finalmente condurre tutta la famiglia in Italia a fargliela vedere.
- La California è bella - dico rispondendo alla sua domanda se il paese mi piace - ma quei paesi... - aggiungo, quasi per incoraggiarlo.
- Dio nostro! - fa l'altro, Tornino tondo e grosso come un bottaccino, quello di Ponte Buggianese. Non m'aspettavo da lui questo grido nel cuore. Poi tace un momento, e con voce più bassa, benché niente affatto patetica, continua: -
California: lo Skywalker Ranch di George Lucas nella contea di Marin.
California: lo Skywalker Ranch di George Lucas nella contea di Marin.
Morire si può in tutti i posti, ma a me mi gusta molto pensare a quei paesi.
Ci conducono in macchina più in là. Dall asfalto liscio si esce in strade gibbose, sussultorie, su cui la macchina beccheggia. Tutt'intorno è silenzio.
- Questa non è strada bona - dice il primo lucchese, quello di Marlia, che sta al volante con un certo piglio come se domasse un puledro. - Pare una via lattea. Quattordici anni fa, alla più lunga, erano settantanovemila egre (acres) di padule; incoltivabili; tutte a livello; non c'era altro che giunchi. Ci si passava in stimbotto (steamboat, navicello a vapore). Qualche branco di pecore ci si avvicinavano in estate. Le egre sono come le nostre coltre; è differenza di palmi.
Non so quante egre sia questa piana verdescura, un lanÌondo tutto a fagioli: fagioli bianchini, fagioli fiorentini a sei pippoli, fagioli rossi. Il padrone si china a sollevare una pianta, a soppesarne il frutto che matura, come se tenesse sulla mano i pendagli gonfi d'una mucca lattifera.
Di là da un fosso è la risaia sconfinata.
- Cercherò bene di poter giompà? - domanda la moglie (jump, in inglese, saltare, benché suoni quasi come se fosse napoletano).
- Ce la fai.
- Oh yè! Oh yè! ce la faccio.
Campagna californiana.
Campagna californiana.
La risaia è da gran tempo al secco. Ne cavano con questi loro sistemi quel riso di California che crudo è bianco più del sale, e cotto è fiacco come una pappa. La macchina tagliatrice miete le spighe, le lega, lascia i mannelli ai margini del suo cammino. I lavoranti hindù, coi cappelloni sui visi neri (ora non hanno più turbanti), ammucchiano i mannelli. Poi sopravviene la macchina battitrice; il suo asse dentato, a prua, cattura i mucchi, li rovescia su un tappeto rullante che li travolge fin dentro il ventre del congegno, dove un cilindro li schiaccia sceverando i chicchi dalla paglia. I chicchi vanno nei sacchi, già stampigliati, che il carro, quasi a intervalli uguali, fa scivolare a terra; la paglia al vento.
Essa esce da una di queste macchine per una bocca a imbuto, alta contro il cielo; e, nel rosa del tramonto, s'anima di fluorescenze verdi, di cloro. Questo strano colore va incontro allo strano sole che, dilatato, lieve, scende verso l'orizzonte inconoscibile e l'Oceano Pacifico.
California: Raccolta della lattuga (da una foto di George Steinmetz)
California: Raccolta della lattuga (da una foto di George Steinmetz)
Già folti voli di storni (qui li chiamano blackbirds) precorrono la sera, già non vediamo più cicogne. Davanti alla marcia dell'automobile, attraversa la strada dondolandosi un fagiano; passa anche un branchetto di pernici. - Tra poco - dice il guidatore di Marlia - le lepri si confonderanno alla luce dei fari; qualcuno resterà schiacciata; qualcuna arriverà in cucina.
Alla mensa serale, sotto la bianchezza delle lampade, sembrano tutti visi conosciuti da anni. Alpina, la figlia maggiore, seduta accanto al fidanzato, italo-americano lui pure, è la più bella. Io guardo con meraviglia gli occhi, perfino troppo larghi, in orbite perfin troppo serene, come le hanno le giovani di qui. Mary, la seconda, anche lei vicina al fidanzato, è tutta rosea fiorente, del roseo di peonia che hanno le bianche del West. Ma Elsie, la piccola undicenne, come ha fatto a venir su, qui, con quegli occhi tutti pupilla, tutti attenzione espressiva, incastonati nell'umile pelle bruna del suo visuccio? Non so perché, mi pare d'averne viste parecchie come lei sotto le Cinque Lampade, a Firenze; tante ne ho viste, in cotto e in pietra, su cantorie di pulpiti, qualcuna anche tra le folle quiete del Ghirlandaio.
Le nuove libazioni hanno restituito al padrone la memoria:

A farlo apposta fra le notti belle
ci volea fosse in ballo anche la luna.
Allora vi lasciavo qui: vi davo la buona sera.

La gran distanza dalla Lucchesia al padule di Robbins ha velato il senso e allungato la metrica. Ma non importa.
Il fatto è che la luna c'era, e navigava in un cielo indecifrabile sul cammino della nostra macchina, reduce verso Woodland.
Io penso guardando quel chiarore, ch'esso è già tramontato sulle case d'Italia, su cui già spunta il giorno; e mi rincresce di saperlo. Vorrei che il pensiero di Lei potesse dormire questa notte con me. Good night, Italy.

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva

Da Frontiere, Anno II, n. 3, Giugno 2001
NB. Le illustrazioni, prese da Internet, sono state poste nel brano dallo scrivente.
G. A. Borgese: L'isola delle lacrime
a cura di Salvatore Ritrovato
Come seguito di quanto pubblicato nel secondo numero di Frontiere, proponiamo qui l'altro capitolo dedicato da Giuseppe Antonio Borgese all'emigrazione in Atlante americano (1936). Due parole per introdurlo.
La visita dello scrittore ad
Ellis Island, dove sono trattenuti gli emigranti indesiderati, e che rischiano il rimpatrio, è perfettamente chiusa entro due descrizioni 'da lontano' di New York, miracolo urbanistico-economico, miraggio di una enorme Venezia fatta di vetri e grattacieli. Tanto vale, se non a stemperare le desolanti condizioni dei 'sospesi', almeno ad inserire la questione emigratoria in un più ampio tessuto metropolitano, e a leggere il brano riguardante la visita nel suo contesto. Poche le storie che affiorano, pochi gli incontri con gli emigrati. Borgese preferisce sciogliere, e trascendere, la questione in un affresco metafisico, per raggiungere un'aura forse più suggestiva, ancorché meno probabile. Qui, nel desiderio di una vita migliore o di tornare al punto dipartenza, fra limbo purgatoriale e antinferno (inutile sottolineare i richiami a Dante), l'emigrante consuma il suo passaggio, con andirivieni di nostalgia, speranza, timore, tristezza, senza malvagità, puntualmente trascritte su un registro patetico-sentimentale. La cronaca della visita termina con un appello agli editori, paradossale per chi controlli le statistiche del tempo sull'alfabetizzazione: che essi possano inviare buoni libri ai limbicoli, evidentemente desiderosi di ingannare con dignità il tempo dell'attesa. E l'insofferenza della letteratura verso il disperato accumulo di miseria, ignoranza, ozio, bisogni primari; meglio, la lucida visione ai un fenomeno preso nel suo significante astratto di tragica fuga in massa dalle terre di origine, nella sua cieca e impiegabile ricorrenza.

Il museo di Ellis island
Il museo di Ellis island
Poiché l'aria d'aprile è chiara usciremo dalle viscere di New York all'aperto, dalla ferrovia sotterranea alla stazione di Bowling Green. Qui gli antichi newyorchesi venivano modestamente a giocare, quando le eleganze spaziose del golf erano ancora in mente Dei; e Bowling Green vuol dire Prato delle bocce. Ma ora non c'è che lastrico; e i nostri passi sono ben piccoli sotto il gruppo delle moli bancarie di Wall Street.
Questo s'alza compatto; la sua forma unitaria lo distingue dalla lunga sagoma avventurosa della città; i suoi pinnacoli massimi emergono come lance e stendardi da un plotone in formazione di marcia. Il sole di primavera, esaltando i rosa e le ocra delle facciate, dà a tutta la prospettiva una solennità straordinaria; la quale, anche se con ben altro sentimento, può ricordare quella di un'Acropoli o di una cattedrale su un monte.
Sempre più le moli crescono dietro a noi, via via che ci allontaniamo verso la riva. Altre ne appaiono. Lontano, a sinistra, è l'Empire State, la più alta di tutte sulla cui cima il sole accende un diamante.
Eccoci a riva. Nell'acqua atlantica il rigore invernale s'addensa ancora, sotto la speranza del cielo nuovo. Navigheremo pochi minuti, in questa baia meravigliosa, verso un punto d'approdo che si chiama Ellis Island.
Ellis Island (Ellis Ailand). Questo nome fa tremare milioni di petti.
La Statua della Libertà, di bronzo scuro, sorge da un altro scoglio basso, più a levante. Col braccio alzato contro gli altri continenti pare che dica: Qui non si passa.
La fronte dell'isola d'Ellis è occupata da un edifìcio rosso, tarchiato. Le frastagliature che dovrebbero ornano lo raggrinzano; i cupolotti issati sulle complicazioni dei tetti sono goffi come i campanelli sugli orologi a sveglia. Non c'è un filo di verde.
Questo è il vaglio dell'America, il limbo dell'immigrazione: un lazzaretto, un leprosario, un Antinferno. È Ellis Island: non c'è paragone che valga a spiegarla.
Qui sostano quelli che dovrebbero entrare in America, e non ne hanno il diritto, o il diritto è dubbio; e stanno sotto buona guardia finché non l'abbiano provato e siano ammessi allo sbarco. Qui sostano quelli che per forza di legge devono essere espulsi: in attesa d'imbarco. Gli uni sono i "passeggeri"; gli altri i detenuti o deportati.
L'isola, senza profilo, a fior d'acqua, era molto più esigua in altri tempi: poco più di tre acri. Crebbe via via a circa sette volte tanto per le zavorre e altri materiali di scarico che le navi straniere, quasi simbolicamente, furono ammesse ad abbandonare lungo le sue rive. Gli olandesi nei vecchi tempi, dalla città coloniale che allora si chiamava Nuova Amsterdam, ci venivano nei giorni di festa, quando non era che un banco deserto, a farci mangiate d'ostriche. Ma forse queste scampagnate, che ognuno può raffigurare con colori visti nelle gallerie di quadri, furono le sole cose gaie che vi avvennero. Altre volte vi penzolarono dalle forche pirati e criminali. Poi, al principio del secolo scorso, prese un aspetto militare; e alla fine, nel '92, divenne quello che è.
Isola delle Ostriche o Isola del Patibolo, Isola del Gabbiano o semplicemente Chiosco: non le sono mancati i nomi, ultimo e meno espressivo di tutti questo di Ellis Island, che le è rimasto ufficialmente e non ricorda nient'altro che il nome del proprietario privato da cui lo Stato la comprò. Ma nei quarant'anni in cui ha fatto da filtro all'immigrazione in America, un altro nome le è sorto, popolare, patetico, incancellabile, un nome che suona in milioni di petti: Isola delle Lacrime.
C'è un ponte di sospiri nel mondo, e c'è un isola delle lacrime.
La statua della libertà a New York.
La statua della libertà a New York.
Quindici milioni
di anime umane vi sono passati in quarant'anni: una ressa dantesca.
Le cifre globali dell'afflusso in America rappresentano il più gran fenomeno di massa nella storia del mondo: dopo le invasioni barbariche, e prima della disoccupazione.
I dislivelli fra il tempo dell'alta marea e quello della bassa marea seguita.alle leggi restrittive sono così precipitosi da far pensare a una rivoluzione: quale infatti è.
Un milione e duecentomila entrarono nel 1907, l'anno massimo; sessantatremila nel 1931, l'anno minimo finora. In quest'anno furono più numerose le uscite che le entrate negli Stati Uniti: un fatto nuovo, e unico finora, dacché Nuovo Mondo è Nuovo Mondo.
La rivoluzione consistè nel fermarsi dell'America a mutar strada. Essa - apparentemente all'improvviso - rinunciò alla missione di Cosmopoli che volevano assegnarle e a pugni chiusi, a muso duro, si decise ad essere Nazione, macinando le razze nella pasta anglosassone e respingendo ai margini gl'inassimilabili. I forestieri, a cui d'ora innanzi fosse consentito l'accesso, dovevano esserne non più elementi costitutivi, ma pimenti - parcamente dosati, e misurati grano a grano. Sbarcare in America da un altro continente divenne un'impresa, come approdarvi a nuoto dopo un naufragio.
Fra tutte le tragedie di massa nessuna è grande e triste come quella dell'emigrazione italiana: un tema ancora aperto ai nostri scrittori, se è vero che vanno in cerca di temi che siano insieme nazionali e umani.
Forse appunto per questo il Commissario dell'Immigrazione a Ellis Island è un cittadino americano, italiano di nascita e di sangue, lo Honorable Edward Corsi? o è puro caso?
Il suo vestire, il suo aspetto, l'accento con cui parla inglese o italiano, il modo con cui non gestisce, e non so quale nuova plastica dell'ovale del viso e quale appresa costanza e calma dello sguardo, tutto mostra in lui come l'uomo muti sotto i cieli e fra gli uomini. Ben dentro, ben a fondo, in non so quale remoto strato della sua coscienza, è il bambino abruzzese - certamente irruente e ridondante - ch'egli fu sino a quando ebbe tre anni.
Italiano del Sud: di una razza perciò che la graduatoria americana è ben lungi dal porre ai primi posti. Pure è qui, a un alto e delicato comando; è il chimico preposto al filtro, al rene, attraverso cui l'America controlla le aggiunte e respinge i rifiuti.
Un esempio; e un esempio anche in altro senso. Nel suo cuore, accanto alla fedeltà per la patria nuova, ha posto l'amore per l'antica.
Questo è il suo vasto ufficio, con le vaste vetrate. Sulle pareti sono grandi fotografie del Canal Grande, del Colleoni, e una fila di presidenti: Rooseveit, Taft, Hoover; e Washington a cavallo che traversa il fiume Delaware. All'uscio d'ingresso avevamo letto in cornice la lettera epica di Abramo Lincoin alla signora Brixby, una Cairoli del Massachusetts; cinque figli le erano caduti nella guerra civile, combattendo per la libertà di questo paese.
Un'italiana nata in America, milanese di origine, la signorina Schiappelli, ci guida nei gironi.
Come sono gaie e pittoresche, o vorrebbero essere, le fotografie del primo corridoio! Esse sono nel tempo quando l'immigrazione in America era, o pareva, una sagra, un corteo, una mascherata di primavera. Ecco il flautista romeno, e il soldato greco in guarnellino, e la famiglia nera della Guadalupa dai musi aguzzi, e gli zingari serbi ammonticchiati davanti all'obbiettivo come se stessero per cominciare i giochi, e la fanciulla alsaziana dal gran fiocco di moerro nero e dalla testa chiara come il miele, e il cosacco, del tutto consapevole di essere cosacco. C'è anche la donna italiana del popolo, l'Italian Woman, con gli occhi in cui si affonda.
Tutta questa gente forse è passata. Chi sa dove han buttato i loro begli stracci multicolori, chi sa come hanno fatto ad attutire l'eloquenza degli occhi e a gargarizzarsi, imparando le reticenze nasali dell'erre.
L'edificio davanti a noi, dall'altra parte dell'Isola è un perfetto ospedale, di seicento letti. Qui, nel casamento principale, i cameroni dove i detenuti passano la notte, sono nitidi, ariosi, percorsi oggi da questo nuovo fiato di primavera; la biancheria dei letti è cambiata con americana lautezza, tre volte la settimana; e anche il cibo, distribuito nell'apposita sala, è buono e bastante.
Famiglia di emigrati italiani
Famiglia di emigrati italiani
Pure essi sono terribilmente infelici. Più dolore di questo non si trova in un manicomio, in un reclusorio.
Rivedo la signorina Schiappelli come ci conduceva d'aula in aula; un che di volante mi appare al ricordo nel suo passo sollecito; una prontezza angelica. Essa è impiegata di una società di beneficenza per gl'italiani; altre donne, forse simili a lei, provvedono ai reietti delle altre nazioni.
Cancelli pesanti si aprono davanti a noi, si chiudono dietro di noi. Un uscio di legno, spalancato dalla guida, ci immette in una delle aule dove i detenuti passano il giorno.
Da tutte le tavole dove giocavano a carte, dagli angoli dove ancora leggevano la lista affissa dei fortunati, - fortunati! - che potranno rimpatriare col prossimo piroscafo, dai pilastri a cui s'appoggiavano neghittosi e cupi, da tutta la rosa dei venti accorrono, sciamano, e avvolgono, assediano la giovane donna, come dannati incontro a chi sa quale messaggero dall'alto. Essa, intrepida, - tutta quella furia le schiuma intorno senza toccarla; non mai, in parecchi anni, le è accaduto d'essere maltrattata od offesa, - ascolta, interroga, risoluta e persuasiva ribatte, prende note (ma sa tutto a memoria, di tutti), resiste, promette se può, conforta con l'opera attiva che da se può darla, non con le parole sentimentali che sfasciano le anime.
Quali visi! quali voci! la lingua e i dialetti d'Italia, orridamente intrugliati, gorgogliano come se agonizzassero delirando. Pure non desiderano ormai, poiché l'America li scaccia, che di tornare in patria; anche se la patria per parecchi di essi, disertori o latitanti, non sarà che un carcere. Questa incertezza, questo star sospesi, né liberi né reclusi, né di qua né di là, in attesa, spesse volte di settimane e di mesi, che arrivino i documenti, che si completino le pratiche, e l'ozio, il devastante ozio: questa è la tortura che li fa ammattire; preferiscono ogni altro male; il cerchio che si fa intorno alla donna gridando: - quando parto? quando parto? - è una specie di ridda.
Uno pare già pazzo davvero; con gli occhi schizzati di sangue, con le parole che gli si rompono; da raccapriccio.
Un altro ha ancora un viso puro, da giovinetto; gli era riuscito di venire in America simulandosi un tale che non voleva più tornarci e gli cede per amicizia il passaporto; così potè venire a lavorare; ma infine i compaesani lo tradirono, per invidia del suo lavoro (della sua giobba). Egli fa il racconto senz'odio, quasi col gusto del narrare; e il suo viso è triste, ma non malvagio.
Parecchi vorrebbero rimetter piede a New York, almeno una volta ancora, almeno una volta ancora prima di salpare. E hanno mille pretesti. Uno ha il 'rrologgio d'oro', e il compare che lo tiene in custodia non lo consegnerà a i nessuno se non a lui in persona; un altro ha un carretto e cavallo che lui solo può vendere; un terzo, - nudo bruco sotto un corpetto di maglia e i calzoni laceri, - ha la biancheria che deve ritirare dal lavandaio. - 'Dov'è il vostro lavandaio?' - 'Alla quattordicesima Strada'. - 'La quattordicesima Strada è lunga'. - 'Ci so andare; ma non so il numero'. - 'Sono lavandai cinesi?' - 'No, sono giudei'.
Famiglia di emigrati italiani.
Famiglia di emigrati italiani.
La signorina Schiappelli cercherà i lavandai giudei della quattordicesima Strada.
Oziano; come se fumassero sul ponte mezz'ora prima che il piroscafo parta. Alcuni ammazzano il tempo facendo un po' di lavoro a maglia. Una società di beneficenza distribuisce gratuitamente la lana.
Corsi vuole riformare l'isola istituendovi regole di lavoro. Vuole anche, 'da buon italiano', far piantare aiuole e giardini in quella desolazione.
Come polli intorno alla massaia quando porta il becchime, i detenuti fan ressa intorno alla suora laica quando porta i giornali italiani di New York. Dagli americani essi hanno preso quest'avidità del foglio quotidiano; quasi che ogni giorno potesse accadere un finimondo o una palingenesi.
Editori italiani, donate buoni libri italiani alla biblioteca di Ellis Island, che non ha neppur uno; e non ha fondi per comprarne; è tutta di libri avuti in dono.
Io insisto su quest'appello, - anche in nome di Edward Corsi, - perché taluno di voi se ne accorga.
Il ritorno è nell'ora vicina al tramonto.
Non ci sono biglietti e tariffe sul battello di Ellis Island, come sulla barca di Caronte; ci si sale soltanto per dovere o invito.
Le impiegate garrule, rientrando in città, ne spengono questa volta sotto i loro getti di riso la malinconia. Ma mesti, come la mattina, sono i voli degli albatri sulla breve rotta.
Forse New York, navigandosi dalla Baia, può parere un'enorme Venezia, da un battello del Lido? I rosa di Wall Street, se il sole tardo li fa dolci, rammentano il Palazzo Ducale; a sinistra l'Empire Building, già in un'ombra vellutata, è un Campanile.
Più vicino, l'aspetto muta. La parete gigante dell'Acropoli finanziaria di Wall Street è una mano alzata, inaccessibile. Le sue torri più alte ne sono le dita. New York, miraggio.

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva
 1882 Nasce a Polizzi Generosab_250_0_16777215_01_images_Borgese_Polizzi-Generosa.jpg, in provincia di Palermo, da Antonio Borgese, avvocato, e Rosa Di Martino.
 1900 Dopo aver frequentato il liceo a Palermo, si trasferisce a Firenze per iscriversi ai corsi dell’Istituto di Studi Superiori, dove insegnano, tra gli altri, Pio Rajna, Pasquale Villari e Guido Mazzoni.
 1901 Collabora all’Archivio per lo studio delle tradizioni popolar» di Pitré e successivamente al Regno di Corradini e al 'Leonardo' di Papini.
 1903 Benedetto Croce recensisce favorevolmente su La Critica i suoi primi saggi, apparsi sul Leonardo.
 1904 Fonda la rivista Hermes insieme alla futura moglie, la poetessa Maria Freschi. Da lei avrà due figli, Leonardo e Giovanna.
 1905 Grazie all’interessamento di Croce, pubblica la sua tesi di laurea Storia della critica romantica in Italia.
 1906 È caporedattore del quotidiano Il Mattino di Napoli.
 1907-08 Si stabilisce a Berlino come corrispondente del Mattino e lì conosce Benno Geiger, Stefan Zweig, Otto von Taube, Arno Holz, Walther Rathenau, Gerhart Hauptmann, Frank Wedekind, Hugo von Hofmannsthal.
 1908 Accetta la proposta fattagli da Prezzolini di partecipare alla Voce, per la quale scriverà però solo pochi articoli.
 1909 Si stabilisce a Torino, dove lavora per la Stampa e collabora con la cattedra di letteratura tedesca di Arturo Farinelli. Escono il volume La nuova Germania (Bocca, Torino; ristampato poi da Treves nel 1917 con il titolo La nuova Germania. Germania prima della guerra) che raccoglie le corrispondenze pubblicate sui quotidiani, e il saggio Gabriele D’Annunzio.
 1910 Vince il concorso come docente ordinario di letteratura tedesca alla Regia Università di Roma, cattedra che si era resa vacante in seguito alla scomparsa di Giacomo Boner. Tiene corsi sul Faust di Goethe, sullo Sturm und Drang e sul teatro tedesco. Alle sue lezioni sono presenti, da studenti o da semplici uditori, futuri traduttori e germanisti come Alberto Spaini, Rosina Pisaneschi, Bonaventura Tecchi, Rodolfo Bottacchiari e Liliana Scalero. Pubblica il primo volume di La vita e il libro, dedicato ad Arturo Farinelli (il secondo e il terzo usciranno rispettivamente nel 1911 e nel 1913), e, per Ricciardi, una raccolta delle liriche composte fra il 1902 e il 1908, mai messa in commercio per volere dell’autore stesso.
 1911 Inizia a dirigere la collana Antichi e moderni di Carabba. Si incrinano i rapporti con Croce, a causa della sua recensione negativa a La filosofia di G.B. Vico.
 1912 Inizia a scrivere per Il Corriere della sera, collaborazione che manterrà, seppure a intervalli, fino alla morte.
 1913 Affianca i colleghi romani Cesare De Lollis e Nicola Festa nella direzione della storica rivista fondata da Ruggero Bonghi La Cultura, ora pubblicata da Laterza col titolo La Nuova Cultura e di netto orientamento crociano.
 1914 Dopo la rottura con De Lollis, resta solo alla direzione della Nuova cultura, che ribattezza Il Conciliatore portandola sotto le insegne del suo editore, il torinese Bocca.
Su invito di D’Annunzio, traduce in siciliano La figlia di Iorio: A figghia di Joru va in scena a Roma nello stesso anno.
 1915 Pubblica il saggio Studi di letterature moderne. È favorevole all’intervento dell’Italia nella prima guerra mondiale. Nel corso del conflitto svolge missioni diplomatiche all’estero per conto del sottosegretario alla propaganda Romeo Gallenga Stuart.
 1916-18 Nella veste di redattore di politica estera per il quotidiano milanese [Il Corriere della Sera], Borgese attraverserà gli anni a cavallo della Grande guerra, per poi essere chiamato in Svizzera a dirigere, a Berna, l’Ufficio Informazione e Stampa di Palazzo Chigi durante il governo di Vittorio Emanuele Orlando (1916 - 1919). Sono gli anni dell'allontanamento da D'Annunzio ma anche del Borgese nazionalista e interventista, di un interventismo, però, particolare, emerso da un calderone fatto di nazionalismo democratico, patriottismo risorgimentale e libertarismo.
 1916 Scrive La guerra delle idee. Suo fratello Giovanni muore al fronte.
 1917 Pubblica L’Italia e la nuova alleanza. Subentra a Sigismondo Friedmann sulla cattedra di letteratura tedesca nell’allora Accademia scientifica-letteraria di Milano. Sua assistente è Lavinia Mazzucchetti.
 1918 Trasferimento a Milano con la famiglia.
Congresso delle nazionalità oppresse dall’Austria-Ungheria, conosciuto poi come Patto di Roma (8 aprile 1918). La riunione coinvolgerà tutti i rappresentanti dei popoli dell’ex Impero austro-ungarico, per intraprendere le trattative di pace conseguenti alla dissoluzione dell’Impero.
 1920 Dalle pagine del Corriere interviene sulla questione adriatica, difendendo il diritto della Jugoslavia al mantenimento della Dalmazia. Bollato come rinunciatario, diviene bersaglio dei fautori della vittoria mutilata, e viene estromesso dalla redazione di politica estera del Corriere.
 1921 Si ritira progressivamente dalla vita politica. Esce per Treves il romanzo Rubè, accolto dalla critica con reazioni contrastanti.
 1922-23 Pubblica la raccolta Poesie e, l'anno successivo, un secondo romanzo, I vivi e i morti, e la raccolta di saggi Tempo di edificare.
 1924 Pubblica la raccolta di novelle La città sconosciuta e il dramma L’arciduca. Per l’editore milanese Modiano esce, con il titolo L’uomo senz’ombra, la sua traduzione del Peter Schlemihls Wundersame Geschichte di Adelbert von Chamisso (1814), con illustrazioni del figlio Leonardo.
 1925 Non aderisce al Manifesto degli intellettuali antifascisti di Croce, ma è tra i firmatari dell’appello in difesa di Gaetano Salvemini, arrestato l’8 giugno per attività sovversiva. Pubblica La tragedia di Mayerling, narrazione storica in chiave romanzesca della fine degli ultimi Asburgo.
 1926 Su interessamento di Piero Martinetti viene istituita per Borgese la prima cattedra italiana di estetica, presso la facoltà di lettere dell’Università di Milano. Riceve da Mondadori l’incarico di dirigere la Collezione straniera (che diventerà poi la Biblioteca romantica).
 1927 Pubblica Ottocento europeo e la raccolta di novelle Le belle.
 1929 Pubblica la raccolta Il sole non è tramontato. I suoi articoli di critica letteraria sul Corriere portano all’attenzione del grande pubblico autori come Moravia, Piovene, Soldati.
 1930 In maggio viene lanciata la Biblioteca romantica Mondadori, da lui diretta, nella quale compare la sua traduzione del Werther di Goethe.
 1931 Pubblica Il senso della letteratura italiana e il romanzo Tempesta nel nulla.
All’Università di Milano si intensificano le intimidazioni da parte dei militanti del Gruppo universitario fascista (GUF), che disturbano le sue lezioni e cercano di impedire agli studenti di assistervi. Borgese accetta l’offerta della University of California di recarsi negli Stati Uniti per tenere un ciclo di lezioni come Visiting Professor. In autunno, intanto, viene imposto il giuramento ai docenti universitari, non richiesto però esplicitamente ai professori che risultano, come Borgese, in missione all’estero.
 1932 Dal primo novembre è in servizio come docente di letteratura italiana e comparata presso l’Università di New York, e in seguito presso lo Smith College di Northampton (Massachusetts). Il 18 agosto 1933 invia a Mussolini un memoriale di dieci cartelle, nel quale afferma di non voler prestare giuramento. Il fatto viene passato sotto silenzio e Borgese è confermato nell’incarico fino al 20 novembre 1934.
 1934 Il 18 ottobre scrive al rettore dell’Università di Milano che non presterà il giuramento. Allo scadere dell’incarico americano Borgese viene tuttavia dichiarato dimissionario per non aver ripreso servizio, perdendo il posto e il diritto alla pensione. Decide di non tornare in Italia, trasformando il soggiorno americano in un esilio volontario. Fino a questa data continua a collaborare al Corriere della sera con articoli sull’America, poi raccolti in Atlante americano (1946: l’edizione del 1936 viene bloccata dalle autorità fasciste) e in La città assoluta e altri scritti (1962). Pubblica Poetica dell’unità, che raccoglie pagine critiche risalenti a diversi periodi.
 1935-36 Le due lettere in cui Borgese rifiuta di giurare vengono pubblicate a Parigi nei Quaderni di Giustizia e libertà. 1936 Nel 1936 si sposta all’Università di Chicago, dove rimane fino al 1948.
 1937-38 Pubblica in inglese il saggio Goliath, The March of Fascism (Viking Press, New York), che uscirà da Mondadori nella versione italiana di Doletta Caprin Oxilia (Golia. La marcia del fascismo) nel 1947. Nel 1938 ottiene la cittadinanza americana. Frequenta Thomas Mann.
 1939 In novembre sposa in seconde nozze la figlia di Thomas Mann, Elisabeth.
Insieme a Gaetano Salvemini e altri antifascisti italiani fonda la Mazzini Society, destinata a sostenere gli ideali della democrazia e a fornire un aiuto materiale agli esuli in fuga dall’Italia. Conosce Hermann Broch.
 1940-45 Promuove insieme a Richard McKeon il progetto di un comitato che si incarichi di stabilire i principi di una costituzione mondiale (Committee to Frame a World Constitution), per difendere valori considerati universali al di là di ogni differenza sociale, religiosa, economica o politica.
Tra i membri del Committee compaiono scienziati e pensatori come Mortimer J. Adler, Stringfellow Barr, Albert Guérard, Harold A. Innis, Erich Kahler, Wilberg G. Katz, Charles H. Mc Ilwain. Da questo progetto nascono le raccolte di saggi: The City of Man (con altri autori, tra cui Thomas Mann), New York 1940; Common Cause, New York 1943; Preliminary Draft of a World Constitution,Chicago 1948; e Foundations of a World Repubblic, Chicago 1953, pubblicato postumo.
 1948-50 Dopo diciotto anni rientra in Italia e il 13 settembre 1949 torna sulla cattedra di estetica all’Università di Milano, dove tiene una prolusione su Goethe e l’unità del mondo. Nello stesso anno appare da Mondadori la traduzione italiana, anonima, del Preliminary Draft of a World Constitution (Disegno preliminare di Costituzione mondiale). Nel 1950 esce la raccolta di novelle La Siracusana.
 1952 Continua a svolgere attività di critico dalle colonne del Corriere della sera e a perseguire il progetto costituzionale del Committee, che gli vale la proposta di nomina al Premio Nobel per la Pace da parte dell’Università di Chicago. Vince il Premio Marzotto per la critica. Muore a Fiesole il 4 dicembre. Escono, postumi, i saggi Problemi di estetica e storia della critica (Milano, CEUM, 1952) e Da Dante a Thomas Mann (Mondadori 1958).
Fonte Adattamento da Daria Biagi e Gherardo Fabretti
Hai mai visto gli ex voto di san Matteo? Conosci Giovanni Gelsomino?