Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere. Matteo 7,16-20
La copertinaHo voluto rendere pubblico questo documento dei Francescani della nostra Provincia monastica di S. Michele Arcangelo perché a S. Marco in Lamis nel Gargano ci sono due conventi di loro proprietà, ambedue dichiarati Monumento Nazionale. Si tratta del Convento di S. Matteo e di quello di Stignano. Le raccolte che si trovano nel primo sono imponenti e potrebbero servire al lancio dello sviluppo del Territorio. Nel convento di S. Matteo si trova una bellissima raccolta di tavolette votive dipinte, migliaia di pezzi antichi, una bellissima raccolta di paramenti sacri, una fornitissima biblioteca con oltre 100.000 volumi, un archivio storico ed una formidabile raccolta di elementi multimediali. Il tutto è fruibile solo in parte, nella beata ignavia di monaci, preti e della (cosiddetta) società civile. Tutti parlano all'unisono di territorio, Turismo, Beni culturali, Sviluppo, Futuro .... Un solo appunto: la comunicazione offerta da questi soggetti è uguale a zero. Il poco che viene propinato è fatto con i piedi ed è, ovviamente, controproducente. Cioè negativo. Ognuno se ne può fare un'idea in base, anche, alla sua esperienza. Per quanto mi riguarda ho pensato immediatamente alle gride (non grida!) manzoniane. All'articolo 36 di questi Statuti è espresso l'auspicio della formazione di Amici della Biblioteca. Per quanto riguarda la Biblioteca A. Fania del Convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis, era pronta da molti anni una bozza di Statuto, ma non se ne è fatto nulla, per ignavia principalmente dei precedenti Ministri Provinciali e della cosiddetta Società civile.
Decreto di promulgazione
TITOLO I - Beni e attività culturali Articolo 1
Per meglio conservare il patrimonio librario e artistico, la Provincia curi che ogni Fraternità abbia un elenco completo dei libri rari, dei beni di interesse culturale o artistico e degli oggetti di valore.
Una copia dell'elenco di cui nel paragrafo precedente, sia conservato nell'Archivio della Curia provinciale.
L'elenco venga aggiornato ogni tre anni, in occasione del Capitolo provinciale. Una copia dell'elenco aggiornato venga inviata in Curia provinciale debitamente sottoscritta da tutti i membri della Fraternità.
Al nuovo Guardiano, insieme con il decreto di nomina, venga consegnata una copia dell'elenco. Egli, a sua volta, avrà cura di farsi consegnare, al momento delle presa di possesso, il materiale elencato, di cui sarà responsabile fino al momento della consegna al Guardiano che gli succederà.
Articolo 2 Il Definitorio provinciale si adoperi affiché gli inventari dei beni culturali delle varie Case siano redatti con criteri uniformi e scientifici, in modo da consentire la compilazione di un catalogo unico da mettere a disposizione dei frati e degli studiosi. Articolo 3 Dove è possibile, soprattutto intorno alle Biblioteche provinciali e ai Santuari, si promuovano incontri culturali, cicli di conferenze, settimane di studio e di aggiornamento. Articolo 4 Al fine di sviluppare l'attività di evangelizzazione e di diffusione del carisma francescano, la Provincia promuove in proprio, o tramite le singole Case, l'edizione di periodici e pubblicazioni di vario genere senza finalità di lucro. Articolo 5 Prima di dare alle stampe qualsiasi tipo di pubblicazione si richieda la dovuta autorizzazione al Ministro provinciale, il quale farà esaminare previamente il testo dai Censori della Provincia.
TITOLO II - Commissione Cultura e Ufficio Comunicazazioni Articolo 6 Il Congresso istituisca la Commissione provinciale 'Cultura e comunicazioni' di cui devono far parte il Delegato Provinciale per le Cultura, l'Incaricato provinciale per le Comunicazioni, il Coordinatore per le Biblioteche provinciali, l'Archivista provinciale e altri membri designati dal Congresso Capitolare e, fuori di esso, dal Definitorio Provinciale. Articolo 7 La Commissione, che si riunisce almeno due volte all'anno, ha il compito di: - Inventariare, tutelare i beni culturali della Provincia; - promuovere tra i frati e le realtà aggregative di ispirazione francescana l'evangelizzazione attraverso le varie forme di arte classica e moderna: pittura e iconografia, musica, recitazione, mezzi audiovisivi, internet, etc. - promuovere la costituzione e regolamentare la gestione dei Musei annessi ai Conventi della Provincia. Articolo 8 Il Presidente della Commissione è nominato dal Congresso capitolare e, fuori di esso, dal Definitorio provinciale. Articolo 9
Si istituisca l'Ufficio Comunicazioni, composto dal Delegato provinciale per le Comunicazioni e da eventuali altri collaboratori eletti dal Congresso Capitolare e, fuori di esso, dal Definitorio provinciale.
Tra i compiti dell'Ufficio Comunicazioni rientrano la cura del Notiziario e del Sito della Provincia, nonché la redazione del periodico Azione Francescana e altri compiti affidati dal Ministro o dal Definitorio provinciale.
Articolo 10 Alla luce dei documenti della Chiesa e dell'Ordine, l'Ufficio Comunicazioni valorizzi i mass-media per favorire la vita di comunione nella Provincia - attraverso una maggiore e più qualificata comunicazione ad intra - e promuova l'Evangelizzazione attaverso i mezzi di comunicazione (televisione, radio, web, altro).
TITOLO III - Archivi
Articolo 11 L'Archivio storico della Provincia, sistemato in un locale adatto presso la Curia provinciale, è diretto dall'Archivista provinciale, il quale quale avrà cura di tenere il fondo storico ordinato e ben distinto e di mettere, all'occorrenza, a disposizione degli studiosi i documenti richiesti Articolo 12 In ciascuna Casa l'Archivio locale sia ben custodito ed ordinato dall'Archivista locale, il quale, ogni tre anni invierà l'indice dei nuovi documenti all'Archivista provinciale. Articolo 13
Il materiale dell'Archivio locale è costituito, oltre che dai documenti più importanti che riguardano la Casa e i fatti di cronaca locale, dalle lettere del Ministro provinciale e da ciò che ha qualche attinenza con la Casa e con i frati del luogo, etc.
I documenti più importanti delle Case vengono inviati, almeno in copia, all'Archivio provinciale.
TITOLO IV - Definizione e compiti delle Biblioteche Articolo 14 Le biblioteche della provincia hanno lo scopo di ben conservare e incrementare il patrimonio librario; offrire strumenti di informazione, consultazione e formazione ai frati e ai ricercatori; favorire attività di ricerca storica, artistica e culturale in genere promuovendo adeguate iniziative ai vari livelli. Articolo 15 - Biblioteche provinciali Le Biblioteche provinciali, rette secondo questi Statuti peculiari, anche se inserite nelle singole Fraternità locali come attività propria, esprimono la volontà di servizio di tutta la Provincia, la quale ne favorisce il funzionamento unificando i cataloghi e fornendo, secondo le possibilità, personale, mezzi tecnici adeguati e aiuti finanziari. Articolo 16
Sono da considerarsi 'provinciali' quelle Biblioteche che conservano il patrimonio librario proveniente dai Conventi delle province civili di Campobasso, Foggia e Bari, e dispongono di una bibliografia che interessa sia il territorio della Provincia civile che quello della nostra Provincia religiosa.
Attualmnente sono da considerarsi Biblioteche provinciali le Biblioteche dei Conventi di 'S. Giovanni ai Gelsi' in Campobasso, di S. Matteo in San Marco in Lamis e della 'Madonna della Vetrana' in Castellana Grotte.
Articolo 17 Per assicurare il coordinamento tra le Biblioteche provinciali e favorire lo scambio tra le medesime, il Congresso Capitolare costituisca il “Coordinamento delle Biblioteche provinciali”. Articolo 18 - Biblioteche di interesse particolare
Sono da considerarsi biblioteche ‘di interesse particolare’ quelle biblioteche il cui patrimonio librario concerne una materia specifica (es. Mariologia, Teologia in genere, Giustizia e Pace, Ascetico-Mistica, etc.).
Attualmente sono da considerarsi Biblioteche di interesse particolare la Biblioteca della Curia provinciale, la Biblioteca Mariana del Convento della Madonna dei Martiri in Molfetta, la Biblioteca Ascetico-Mistica del Convento di Casacalenda, la Biblioteca Teologica del Post-Noviziato di Bitetto e la costituenda Biblioteca della Commissione Giustizia, Pace e integrità del Creato.
Articolo 19 - Compiti delle Biblioteche Tutte le biblioteche conseguono la loro finalità mettendo a disposizione, attraverso la lettura in sede, il patrimonio librario, un adeguato numero di riviste inerenti la specificità della Biblioteca, e un adeguato schedario.
TITOLO V - Conservazione e incremento del patrimonio librario Articolo 20
Al fine della buona conservazione del patrimonio librario ci si preoccupi di dotare le singole biblioteche, soprattutto quelle provinciali, dei necessari impianti di antifurto, antincendio e di ventilazione-deumidificazione, mantenendoli in efficienza.
Per una buona conservazione del patrimonio librario ci si preoccupi di far rilegare e restaurare i libri e le riviste.
Articolo 21 Allo scopo di meglio conservare il patrimonio librario della Provincia e di costituire centri efficienti di cultura, i libri che nei conventi non servono per l’immediata consultazione vengano destinati alle Biblioteche provinciali. Articolo 22 Per quanto riguarda l'incremento librario, il Consiglio delle Biblioteche provinciali tenga presenti i seguenti criteri di priorità:
la lettura e la comprensione del proprio territorio di riferimento;
la letteratura e il movimento francescano, con riferimento soprattutto alla Puglia e al Molise;
la sacra Scrittura, la teologia, l'evangelizzazione e la pastorale;
l'integrazione delle collane o serie di libri già esistenti.
TITOLO VI - Attività culturali connesse alle biblioteche Articolo 23 La Direzione di ogni Biblioteca (soprattutto di quelle a carattere provinciale) all'inizio di ogni anno, d'intesa con il Coordinamento delle Biblioteche, programmi iniziative culturali di vario genere. Articolo 24 Ogni Biblioteca curi la stampa di un bollettino (o partecipi al bollettino del Coordinamento oppure si serva del Notiziario della Provincia) per portare a conoscenza dei Frati della Provincia e di chi si serve della Biblioteca delle principali acquisizizioni bibliografiche e delle attività della Biblioteca stessa. Articolo 25 Ci si adoperi di far nascere una rivista comune di carattere scientifico a livello provinciale che pubblichi ricerche e studi inerenti il francescanesimo in genere, la storia locale e della Provincia, l'illustrazione di personaggi degni di essere conosciuti, etc. Articolo 29 - Il Bibliotecario
I Bibliotecari delle Biblioteche provinciali e di quelle di interesse particolari sono eletti dal Congresso capitolare e, fuori di questo, dal Definitorio provinciale.
I Bibliotecari delle Biblioteche locali sono eletti dal Capitolo locale.
Articolo 30 È compito del bibliotecario delle biblioteche provinciali: - provvedere all'organizzazione generale della Biblioteca; - convocare e presiedere il Consiglio della Biblioteca; - segnalare eventuali necessità per la conservazione e l'incremento del patrimonio librario; - rispondere della consistenza e della conservazione di tutto il patrimonio librario e degli altri beni culturali conservati nelle Biblioteche; - curare l'attuazione del programma delle attività culturali e provvedere alla scelta e all'acquisto dei libri in base ai criteri fissati dal Consiglio della Biblioteca e dal preventivo approvato dal Definitorio provinciale; - presentare ogni anno alla Fraternità locale e al Definitorio provinciale la relazione annuale sull'attività della Biblioteca e i bilanci consuntivi e preventivi.
Articolo 31 E' compito del Bibliotecario delle Biblioteche locali e di quelle di interesse particolare aver cura della Biblioteca secondo le direttive rispettivamente del Capitolo locale e del Coordinamento delle Biblioteche. Articolo 32 - Consiglio delle Biblioteche provinciali
Ogni Biblioteca provinciale è amministrata da un Consiglio composto da 3 membri. Esso dura in carica tre anni e si riunisce almeno due volte all'anno.
Il Consiglio è composto: - dal Bibliotecario - dal Guardiano della Fraternità locale (o dal Vicario se il Bibliotecario è anche Guardiano) - dal Coordinatore delle Biblioteche provinciali.
Articolo 33 E' compito del Consiglio: - eleborare il programma delle attività; - verificare lo stato e l'andamento della Biblioteca e gli interventi necessari ad un sempre migliore funzionamento; - esaminare e approvare i bilanci consuntivi e preventivi. Articolo 34 Per il lavoro di catalogazione, schedatura e riordino dei libri e per assicurarer l'apertura al pubblico ci si può avvalere di volontari, volontari del servizio civile, ecc. Articolo 35 Si abbia una particolare attenzione a salvaguardare il patrimonio librario, prendendo tutte le precauzioni necessarie per la consultazione dei libri ai sensi del Regolamento interno. Articolo 36 - Associazioni 'Amici della Biblioteca'' E' auspicabile la costituzione di gruppi di 'Amici della Biblioteca' al fine di ampliare l'interesse e la partecipazione alla qualificazione della Biblioteca stessa e alle iniziative di carattere culturale.
TITOLO VII - Amministrazione Articolo 37
Le Biblioteche provinciali hanno un'amministrazione autonoma rispetto a quella della Fraternità locale, con un proprio registro di amministrazione.
Per la gestione economica ci si avvale di contributi della Provincia, della Fraternità locale, degli Enti pubblici ed ecclesiastici e dei benefattori
Articolo 38
Il contributo della provincia va utilizzato per le spese straordinarie riguardanti sopratutto il personale e la manutenzione straordinaria degli ambienti, gli impianti di sicurezza, l'adeguamento delle attrezzature ed eventuali pubblicazioni.
La somma messa a disposizione annualmente dalla Fraternità locale va utilizzata per: - l'incremento del patrimonio librario di cui all'art. 22 di questi statuti; - gli abbonamenti alle riviste in dotazione della Biblioteca; - le spese dei servizi di cancelleria e manutenzione ordinaria degli ambienti e degli impianti.
Con il permesso del Governo della Provincia è necessario presentare alla fine di ogni anno finanziario (31 dicembre) il bilancio consuntivo dell'anno precedente e quello preventivo dell'anno seguente, approvato dal Consiglio della Biblioteca, indicando la somma messa a disposizione dalla fraternità locale.
Foto dell'archivio comunale di San Marco in Lamis scattata nel 2002A pagina 9 del libro dello scrittore sammarchese Pasquale Soccio, Unità e brigantaggio, Edizioni scientifiche italiane, 1969 è scritto (il grassetto è del webmaster): 'Per non affastellare di note la pagina e renderne fastidiosa la lettura, abbiamo creduto di limitarci alla semplice citazione cronologica dei documenti esistenti nell'Archivio Comunale di San Marco in Lamis. Questi, tuttavia fortunosamente rinvenuti, con meticoloso scrupolo sono stati riordinati dallo scrivente e dal Prof. Tommaso Nardella. Tutti gli Atti, a parte quelli delle sedute decurionali, sono stati divisi in due fascicoli comprendenti otto cartelle indicanti i relativi argomenti. Allo scopo di agevolare la consultazione si è compilata una rubrica sommaria per argomenti, seguendo sempre l'ordine cronologico; essa è stata collocata negli atti a disposizione di un eventuale lettore o studioso. Un particolare ringraziamento al Nardella per l'affettuosa e pazientissima collaborazione offerta sia nel dare un certo ordine ai suddetti documenti, sia nella diligente trascrizione del presente lavoro'. Sarebbe bello potere consultare gli Atti ordinati da Pasquale Soccio e Tommaso Nardella prima del 1969. Di seguito potrai vedere delle foto, scattate dal sottoscritto nel 2002. In seguito (2004?) i documenti sono stati trasportati nella biblioteca comunale, dove (credo) si trovano. Nella biblioteca comunale:
Ci sono i due fascicoli dei quali parla Pasquale Soccio?
Questi fascicoli contengono otto cartelle indicanti i relativi argomenti ed una rubrica sommaria per argomenti?
Perché non vengono rese pubbliche le rubriche sommarie per argomenti?
Penso che questo argomento sia di scarsa o nulla importanza per i nostri Amministratori, alle prese con argomenti ritenuti più importanti ed urgenti. Ma noi confidiamo nell'Avv. Angelo Ciavarella Soccio, consigliere comunale delegato alla cultura nonché nipote di Pasquale Soccio e Consigliere di Amministrazione della Fondazione Pasquale e Angelo Soccio.
Questa conferenza è stata tenuta nel Liceo Classico Pietro Giannone di San Marco in Lamis nel 2011 da p. Mario Villani, allora responsabile della Biblioteca Padre Antonio Fania del Convento di San Matteo a San Marco in Lamis. Era Preside Tonino Cera, che diede alle stampe questo bel testo. Ho avuto la fortuna di collaborare alla creazione di queste considerazioni. Correva l'anno 2011 e (purtroppo)nessuno degli auspici espressi nello scritto si è realizzato. Anzi.... Non so se i monaci "padroni" legali della gloriosa Biblioteca di San Matteo a San Marco in Lamis hanno letto lo scritto che vi propongo. Io penso di no. Ma forse l'hanno letto... e non hanno capito nulla. Ma attenzione: non penso soltanto ai monaci proprietari: una colpa enorme la hanno anche quanti non hanno fatto nulla per il progresso di quello che loro chiamano, arrotando la boccuccia, il territorio. Specialmente in occasione delle campagne elettorali. A proposito del sapere, pericoloso per il potere, diceva Adolf Hitler in Conversazioni segrete, Napoli, 1954: ... E soprattutto, che non si veda spuntare la ferula dei nostri pedagoghi, con la loro mania di educare i popoli inferiori e la loro mistica della scuola obbligatoria! Tutto quanto i russi, gli ucraini, i kirghisi potessero imparare a scuola (non foss'altro che a leggere e scrivere) finirebbe per volgersi contro di noi. Un cervello illuminato da alcune nozioni di storia giungerebbe a concepire alcune idee politiche, e questo non andrebbe mai a nostro vantaggio. Meglio istallare un altoparlante in ogni villaggio: dare alcune notizie alla popolazione, e soprattutto distrarla. A che servirebbe darle la possibilità di acquisire cognizioni nel campo della politica, dell'economia? La radio non dovrà impicciarsi di offrire ai popoli sottomessi conversazioni sul loro passato storico. No, musica, e ancora musica! La musica leggera provoca l'euforia del lavoro. Forniamo a quella gente l'occasione di ballare molto, e ce ne sarà riconoscente.
C’è futuro per le Biblioteche? Con la mente impigliata nelle volute modernistiche su cui riposano spesso le nostre pigrizie, molti rispondono: oggi c’è Internet che sa tutto, arriva dappertutto e non costa nulla. La moda di comprare enciclopedie sulla spinta della scolarizzazione di massa, è passata. Oggi Internet imperversa. Oggi Wikipedia, l’enciclopedia a disposizione su Internet è molto popolare: da essa abbiamo appreso che il nostro S. Matteo è un convento di Cappuccini i quali sarebbero venuti a S. Matteo nel secolo IX, guadagnando d’un sol colpo ben sei secoli di storia. L’informazione è stata copiata da altri siti, compreso quello del Comune di San Marco in Lamis e da altri. Un altro sito costato al contribuente alcune decine di migliaia di euro ci fa sapere che l’organo di S. Matteo, costruito nel 1991, è il più antico d’Europa. Molti credono che Internet sia infallibile. La diffusione del mezzo e la relativa facilità di impiego ci ha convinti che ormai la cultura si è democratizzata, e qualunque smanettone può dire il suo verbo. C’è poi il copia e incolla, vera delizia di redattori di tesi di laurea e dei loro professori. Molti siti pubblicano testi ripresi qua e là, spesso dimenticando di indicarne titolo, nome e cognome dell’autore. In pratica questi testi sono dei fantasmi che vagano per l’aria posandosi dovunque li chiami qualche studioso pigro e truffaldino. Le Vie e la memoria dei padri, libro prodotto dalla Biblioteca di S. Matteo per conto dell’Amministrazione Provinciale in occasione del Giubileo del 2000, è copiatissimo. Inserito nei siti della Provincia e della Biblioteca di S. Matteo, è stato rubato innumerevoli volte senza alcuna indicazione della responsabilità del testo e dell’edizione. È finito, in questo modo, in una grande quantità di pubblicazioni a stampa, giornali, riviste e anche libri, alcuni dei quali molto stimati dagli addetti ai lavori, senza che a nessuno sia venuto in mente che potesse avere una paternità. Se avessi una mentalità adatta andrei dall’avvocato. Ma essendone sguarnito, preferisco ripetere il motto che un mio amico, frate bolognese del Collegio di Quaracchi, mandava a un suo collega che lo aveva pregato di scrivere una recensione per un libro di cui era autore. Con la cattiveria spesso riscontrabile fra gli intellettuali, su una cartolina postale, in modo che tutti potessero leggere, scrisse indulgeat tibi Dominus quidquid calamo deliquisti, ti perdoni il Signore tutti i guai che hai combinato con la penna, o col computer. Sorge il sospetto che anche ricercatori alle dipendenze di alcune grandi case editrici facciano ricorso alle svelte informazioni web nella redazione di opere di informazione generale. Non credo sia frutto di ricerca seria la notizia trasmessa da un’opera sui cognomi italiani secondo cui il cognome Nardacchione è diffuso soprattutto in San Marco in Lamis, dai cui elenchi è assente. In un’altra grande opera della stessa casa editrice, presentando una serie di inni religiosi composti in forma salmodica da Thomas Kingo poeta danese del sec. XVII, si fa un’allegra confusione tra Cana di Galilea dove Gesù ha operato il suo primo miracolo e Canaan che è il nome cananeo della terra oggi chiamata Palestina. Ma Internet non è un fenomeno da baraccone, è una cosa molto seria. Non si può affermare che sia la morte delle Biblioteche. Anzi, con Internet le Biblioteche hanno allargato la loro area di intervento facilitando l’accesso a collezioni di difficilissimo reperimento. Così dalla sala di consultazione della biblioteca di S. Matteo ho potuto leggermi alcuni articoli della Bibliotèque litteraire de France, opera che in gioventù trovai solo nella biblioteca francescana del Collegio di S. Bonaventura a Quaracchi presso Firenze. Oggi è facile consultare gli Annali d’Italia del Muratori o i Monumenta historica Germaniae, o gli Acta Sanctorum e una miriade di altre opere fondamentali. Internet, inoltre, offre una serie molto nutrita di strumenti primari. Nella nostra biblioteca di S. Matteo, come sapete, esiste una grande sezione di libri antichi, la maggior parte dei quali scritti in lingua latina. In latino sono redatte anche una notevole quantità di opere moderne. La relativa area sistematica abbraccia le discipline classiche, il diritto, la teologia, la filosofia, la storia, la retorica. Non mancano opere di matematica, di scienze, di medicina, di botanica ecc. Per facilitare le ricerche avevo deciso di acquistare il Lexicon totius latinitatis di Egidio Forcellini il cui costo ammontava a un bel mucchio di Euro. Qualche giorno dopo l’arrivo dell’opera scoprii che avrei potuto averla gratis perché pubblicata integralmente su Internet. Per il piacere dei cultori delle discipline classiche: in Internet si trova anche il Glossarium mediae et infimae latinitatis del Du Cange. Ormai su Internet si trovano intere biblioteche, si pensi al sito Gallica della Bibliotèque nationale de France, a Google libri, al progetto Gutenberg, ai contributi di Università e di singole biblioteche. Poi ci sono i siti specializzati come Documenta catholica omnia. Anche la nostra biblioteca di S. Matteo ha già messo in rete diversi libri, e ha pronto un nutrito complesso di volumi antichi e moderni, già digitalizzati, da mettere in rete. Un altro servizio di cui si può usufruire gratuitamente su Internet è costituito dall’indicizzazione di moltissimi testi, con cui è facile accedere a brani, semplici frasi, e addirittura vocaboli isolati nascosti nelle opere più varie. Chi deve lavorare sulle fonti, trova in questo servizio un formidabile aiuto. Qualcosa sanno i nostri del Gruppo di Studio della Biblioteca di S. Matteo che lavorano alle fonti scientifiche, filosofiche e teologiche utilizzate dal P. Michelangelo Manicone. Internet e le edizioni multimediali diventano essenziali negli studi filologici. Per gli studi biblici, per esempio, sono indispensabili le concordantiae verbales che hanno il compito di seguire un vocabolo greco, o latino, o ebraico attraverso i meandri delle diverse storie culturali fin al suo primo sorgere, magari in una qualche sperduta località della Mesopotamia. Una volta operazioni del genere avevano bisogno di lunghe ricerche, viaggi, attese e molta fortuna. Oggi c’è Internet o le edizioni multilingue della Bibbia ben indicizzate, munite, fra l’altro, di tutti gli strumenti di ricerca adeguati. Le biblioteche oggi non possono esimersi dal dotarsi di un apparato multimediale adeguato. Naturalmente la figura dell’assistente degli studiosi è molto più importante di quanto lo sia nella biblioteca tradizionale perché deve essere capace anche di guidare gli utenti attraverso la complessa rete dei siti e del motori di ricerca. Ma, attenzione. Tutta questa difesa di Internet vuole certamente esaltarne i vantaggi che apporta alla ricerca, ma in pari tempo vuole esprimere un timore. Internet resta pur sempre uno strumento solitario. Non consente un rapporto circolare con tutti i fenomeni della cultura; o almeno non lo facilita. Non crea confronti immediati con un universo, come quello della biblioteca, fatto di parole e immagini, e soprattutto di persone che pensano e si esprimono in costante riferimento all’ambiente e alla storia entro la quale vivono. Internet fornisce la conoscenza dei singoli fatti, ma non crea ambienti emotivamente significativi, non provoca curiosità da condividere, discutere, puntualizzare, trasformare in progetti. Si esprime con una serie di numeri entro cui noi immaginiamo che si nascondano pensieri e affetti. Giustamente i francesi non amano l’espressione Biblioteca digitalizzata, parola equivoca spesso impropriamente imparentata con il latino digitus, ma usano Bibliothèque numérique, che meglio rende la successione delle stringhe di 0-1 che variamente coniugate trasformano la concretezza del vivere in realtà virtuale. Internet è il festival della solitudine, dove, invece, la Biblioteca è prima di tutto luogo di incontro, e, in seconda battuta, luogo di cultura. Luogo di incontro e luogo di cultura. Probabilmente dal rapporto non equilibrato tra questi due concetti deriva la lontananza delle persone dalla biblioteca. Io stesso, quando devo frequentare una biblioteca, mi sento in qualche maniera intimorito dalla faccia seria degli addetti, dal banco di distribuzione, dall’atmosfera che si respira, dalla successione dei computer che ti guardano freddi col loro grande occhio quadrato. Questi diaframmi spariscono quando si chiede aiuto o informazioni agli addetti. Ricordo sempre l’entusiasmo del prof. Tommaso Nardella, Masino per gli amici, quando ricordava un bidello dell’Archivio della Società di Storia Patria sito nel Maschio Angioino a Napoli. Era un bidello, ma conosceva a memoria tutti i fasci, insieme ai fatti e ai personaggi della storia, e trattava gli studiosi con grande e cordiale disponibilità. Uno dei problemi che spesso vengono vanamente focalizzati in Italia è dato dalla persistenza, quasi esclusiva, del concetto di biblioteca-scrigno delle memorie, o delle radici che dir si voglia. Il concetto di biblioteca di conservazione è persistente anche nell’epoca di Internet. Tutt’al più si arriva al concetto di biblioteca di studio, da mettere subito in rapporto con quelle zone protette e separate come le Università, i centri di ricerca, e, magari gli istituti di formazione secondaria. Più oltre non si va. Tutto si ferma all’universo della traditio, della trasmissione di un sapere antico. Uno dei luoghi comuni a cui siamo più affezionati, da quando facevamo le elementari, dice che la cultura occidentale è stata salvata dai monaci soprattutto benedettini. La cosa in se stessa è vera. Ma dovremmo chiederci in pari tempo: perché i benedettini hanno istituito gli scriptoria e perché gli amanuensi? E perché i protagonisti sono proprio i benedettini? Purtroppo i libri di storia non ce lo dicono. La risposta è in un motto medievale nato nei meandri di chissà quale biblioteca monastica: Claustrum sine armario, quasi castrum sine armamentario, un monastero senza biblioteca è come un accampamento militare senza armi. L’icasticità dell’espressione, insieme alla forza dell’impianto concettuale fanno sospettare che i luoghi comuni allignassero anche nei nobili tempi medievali. Forse i colleghi dell’ignoto monaco inventore della frase pensavano alla biblioteca come al luogo dell’incanto e della contemplazione; o la consideravano un antro abitato da fantasmi, in cui l’animo, già protagonista e vittima di punti interrogativi che penetrano ed erodono, rischiasse ulteriormente di perdersi, irretito da messaggi contraddittori e da allusioni non sempre chiare; o forse l’intendevano solo come il luogo della conservazione delle memorie, frutto e segno di un passato di cui nessuno ha nostalgia, ma che è sempre divertente scoprire, secondo la bellissima considerazione di S. Agostino: perché il passato è sempre più bello del presente? Risposta: perché è passato! Claustrum sine armario, quasi castrum sine armamentario ci rivela un uomo diverso, che ha un’idea più terrestre, strumentale e operativa della biblioteca, altrimenti non l’avrebbe paragonata a un’armeria e i libri a cannoni pronti a sparare. La proiezione del monastero verso l’esterno è evidente, come è chiaro lo spingersi del concetto stesso di biblioteca verso un mondo variegato, sempre diverso, in continuo movimento, proteso verso un tempo di cui non si conosce la fine. Da qui nasce anche il timore, caro a tutti i poteri del mondo, che la biblioteca e il sapere ivi contenuto siano pericolosi, com’è nelle maliziose allusioni di Umberto Eco ne Il nome della rosa. Una citazione dalla storia contemporanea: quando eseguivano le perquisizioni nelle case di persone sospette, i poliziotti dei regimi totalitari dell’America latina cercavano non tanto le armi, quanto i libri, e fra questi il privilegiato era la Bibbia. Di biblioteche incendiate, come quella di cui parla Umberto Eco, sono piene le pagine della storia. La biblioteca prima che di libri è fatta di uomini; è quindi da intendere soprattutto come incrocio di rapporti e di segrete intenzioni, inesauribile riserva di stimoli creativi. Le biblioteche moderne più attrezzate tentano di educare i ragazzi ad aver confidenza con gli scaffali e gli schedari allestendo apposite sale. Si tratta di una istituzione di grande efficacia. La sala contiene certo i libri; ma è soprattutto il luogo dell’incontro, del gioco fantasioso e del confronto; è scuola di umiltà che genera il senso dell’uguaglianza e la democrazia. Uno sviluppo di questo pensiero ci porta all’esigenza di aprire le porte della biblioteca anche agli indotti, a quelli che non hanno studiato. Le mostre bibliografiche che negli anni scorsi abbiamo allestito e portato in giro per tutta la Capitanata, nel Molise e in Terra di Bari, ci hanno messo in contatto con una umanità composta di contadini, pescatori, artigiani, persone insomma la cui conoscenza non va oltre l’istruzione strettamente professionale. Appena entrati subivano come una folgorazione. Giravano intimoriti per le sale, spinti da una curiosità veemente che si trasformava in interesse profondo. Poi chiedevano notizie su questo e su quello. Quando esponevamo le Bibbie, immediatamente percepivano che dietro quelle carte ingiallite si celava una lunga storia. Le domande più frequenti: Quale è la Bibbia più antica? Questo Vangelo è proprio quello che ha scritto S. Matteo? Questi libri si possono leggere? Anche quelli antichi? Per venire in biblioteca bisogna pagare? Uscivano dalla sala con la consapevolezza di essere figli e frutto di una lunga serie di generazioni; che le cose viste erano importanti anche per le loro vite. Oggi la biblioteca di S. Matteo è aperta alle visite delle scolaresche, dei gruppi organizzati e delle famiglie. La sala di consultazione è stata organizzata con un reparto dedicato esclusivamente agli studiosi, in modo che non siano disturbati dai visitatori. Un’altra esperienza che vorrei condividere è quella dell’aggregazione di studiosi. È lo sviluppo più importante del concetto della biblioteca luogo di cultura e di incontro. Abbiamo avuto un lungo periodo di incubazione a cominciare dal 1978. Poi i primi frutti. Oggi il Gruppo di Studio è bene affiatato. La nostra gratitudine va prima di tutto al prof. Pasquale Soccio e al prof. Tommaso Nardella, iniziatori di questa straordinaria esperienza. Le aree di interesse sono quelle proprie della Biblioteca: le sezioni bibliografiche, i beni culturali, la ricerca e la pubblicazione delle fonti, i repertori bibliografici, il Bollettino della Biblioteca, l’iconografia, l’allestimento di mostre, l’assistenza degli studiosi e delle tesi, i rapporti con gli istituti di ricerca e universitari, la partecipazione a giornate di studio anche in regioni diverse dalla Puglia, le attività del Centro Studi P. Michelangelo Manicone del Parco Nazionale del Gargano. Insieme si discute si progetta, si realizza e si verifica. L’aggregazione degli studiosi è essenziale per l’utilizzo della biblioteca al meglio delle sue potenzialità. Ogni componente, infatti, ha il suo ruolo e cura quel settore di studi nel quale è più competente. Naturalmente il servizio cresce in qualità e, quindi, anche in quantità. L’aggregazione è anche una palestra dove si prende confidenza con la varietà del sapere, e con l’interazione fra le discipline, si rompe l’isolamento delle monoculture, bloccate in una visione efficientista-professionale o ideologica, o religiosa. Quale futuro per le biblioteche di San Marco in Lamis? Parlare di biblioteche a San Marco in Lamis potrebbe sembrare facile, dato l’elevato numero di istituzioni e di privati titolari di fondi bibliotecari di ottimo livello. Un eventuale studio statistico assegnerebbe un bel numero di volumi ad ogni essere vivente di S. Marco Per contro la stessa statistica darebbe un risultato ben più misero se le chiedessimo di dirci il numero dei lettori. Si dirà che altrove le cose vanno peggio. Ma la cosa non ci conforta. Un’occhiata alle biblioteche di S. Marco ci dice che esiste una Biblioteca civica, munita di tutte le virtù e i difetti delle biblioteche analoghe, dotata di bilanci ballerini che si reggono sui soliti tagli, e sugli umori, altrettanto ballerini, delle amministrazioni locali. La Biblioteca di S. Matteo Nata come biblioteca dell’Istituto di Teologia nel 1905, fu incrementata continuamente con le accessioni da altri conventi, donazioni, scambi con autori, biblioteche, case editrici e, naturalmente acquisti. La primitiva caratterizzazione di biblioteca teologica si è via via allargata ad altri interessi. I nuclei più densi sono quello delle scienze religiose, del francescanesimo, della storia della Puglia, della storia italiana e generale e delle civiltà antiche e classiche. Attualmente si stanno svolgendo le operazioni di catalogazione, giunta a circa 30.000 schede. È stato catalogato l’intero fondo antico costituito da circa 7000 volumi. Restano ancora 50.000 volumi del fondo moderno che si spera di catalogare in tempi storici. Poi ci sono le riviste. Dal 1970 la Biblioteca è pubblica. Nel 1984 la Regione Puglia l’ha dichiarata biblioteca di pubblica utilità. Il catalogo è interamente consultabile in Internet attraverso il Polo bibliotecario di Foggia. Già negli anni precedenti sono stati pubblicati nel Sito internet della biblioteca i cataloghi relativi al Gargano contenente anche buona parte della biblioteca Nardella, alla Diocesi di Foggia-Bovino, all’agiografia e a buona parte della sezione di retorica. È stato parimenti pubblicato il catalogo degli articoli, libri e manoscritti di P. Diomede Scaramuzzi conservati nella nostra biblioteca. Ci sono inoltre le biblioteche della fondazione Soccio e quella del prof. Tommaso Nardella, ambedue fortemente caratterizzate dagli interessi che i due Professori hanno coltivato in vita. Sia la Fondazione Soccio, sia la famiglia del Prof. Nardella, hanno assicurato che, quando saranno attrezzate degli strumenti catalografici necessari, le loro biblioteche saranno messe a disposizione dei ricercatori. Esistono anche altre biblioteche private di grande consistenza culturale le quali, ne son certo, prima o poi, se si trovano i mezzi necessari, saranno messe a disposizione. Infine, c’è la Biblioteca del Liceo che esprime ovviamente gli interessi propri dell’istituto: letterature, scienza, storia, filosofia, arte. Incrementata nel tempo da un’accorta politica culturale, insieme alla raccolta di strumenti per la didattica delle scienze, oggi è una bella realtà che fa onore alla scuola e a S. Marco. Le biblioteche di San Marco hanno caratteristiche diverse, come si è già accennato. La Biblioteca civica è, secondo lo spirito della legge, una biblioteca di pubblica lettura che si sviluppa in funzione dell’informazione aperta a tutti, completa relativamente ai fatti e alle evoluzioni della cultura e della ricerca scientifica. La biblioteca di S. Matteo ha una configurazione che per certi versi la presenta anche come una biblioteca generale di pubblica lettura, ma la maggior parte delle sue raccolte sono fortemente specializzate in teologia, studi biblici, filosofia, arte, storia, bibliografia attinente la Puglia e il Gargano. Le altre biblioteche, vale a dire quella della Fondazione Soccio, della Famiglia Nardella e quella del Liceo si presentano come biblioteche specializzate in diversi rami dello scibile. Tutte insistono in un territorio limitato, di facile raggiungimento. Tutte, poi, si avvalgono di un rapporto di collaborazione e di amicizia già consolidato. Le biblioteche sammarchesi, se guardate nel loro insieme, mostrano delle interessanti potenzialità. La diversità degli indirizzi scientifici, spesso dotati di bibliografia moderna specializzata, anche di difficile reperimento, insieme al complesso degli strumenti primari, e all’ampiezza dei fondi antichi conservati nella biblioteca di S. Matteo sono gli elementi in grado di offrire agli studiosi aree di ricerca molto vaste, anche se non esaustive. A riprova della validità di questa ipotesi vorrei dire dell’esperienza di collaborazione tra la Biblioteca di S. Matteo e il Prof. Tommaso Nardella attuata agli inizi degli anni ‘90. Su richiesta della Comunità Montana del Gargano abbiamo prodotto un catalogo relativo al Gargano di quasi 2000 opere. Frutto di oltre un ventennio di ricerche, il catalogo è stato pubblicato col titolo di Per la storia del Gargano. Repertori bibliografici. Il repertorio proponeva, oltre alla vasta bibliografia esplicitamente dedicata al Gargano e a singole località o temi attinenti, anche molte opere di difficile identificazione entro cui erano trattati particolari temi e aspetti della vita garganica. Un esempio: la monumentale opera settecentesca in 10 volumi in folio di Giuseppe Sorge dal titolo Enucleationes casuum forensium, ha restituito, sparsa in quasi tutti i dieci volumi, una notevole quantità di documenti relativi alle singole realtà del Gargano. È venuto alla luce, tra l’altro, notevole quantità di materiale di prima mano riguardante la contesa, tuttora aperta, tra il comune di Lesina e quello di Sannicandro Garganico sul possesso di buona parte del Lago di Lesina e dell’istmo che lo separa dal Mare Adriatico. Inutile dire che questo repertorio immediatamente è diventato il vademecum di ogni studioso di cose garganiche. Se lo portano in borsa; vengono in biblioteca con la scheda ben identificata. Ma nelle pubblicazioni nessuno lo cita. Il libro è costato al prof. Nardella, al Prof. Giuseppe Soccio e al sottoscritto ben tre anni di redazione e di puntualizzazione. Nonostante sia da aggiornare, conserva ancora tutta la sua validità. Benché limitato nel tempo e ristretto per il tema bibliografico trattato, questo episodio ha il merito di mettere allo scoperto una delle qualità delle biblioteche sammarchesi che è la capacità di integrarsi reciprocamente anche su un tema ben definito come il Gargano. Il tema dell’integrazione e delle modalità per raggiungerla secondo me dovrebbe occupare un po’ del nostro tempo. Naturalmente il problema non è di facile soluzione. Bisogna anzitutto considerare la quantità e la diversità dei soggetti proprietari. Segue l’esigenza di comprendere le specificità delle singole biblioteche per impostare il processo di integrazione che consenta un dialogo costruttivo fra loro senza che perdano le particolari fisionomie culturali che i fondatori hanno dato. C’è poi la questione della catalogazione. Con questi chiari di luna non credo sia possibile una catalogazione rapida con accesso al Sistema Bibliotecario Nazionale. I proprietari, poi, perché i patrimoni librari siano ammessi ai finanziamenti pubblici devono dichiarare la disponibilità alla consultazione con relativo orario di apertura; devono disporre di personale, di strumentazione e di spazi adeguati. D’altra parte senza il catalogo la biblioteca è quasi morta, e, comunque, inerte. Un’altra questione importante è quella dell’utenza. Non tutte le biblioteche possono essere aperte tutti i giorni e per l’intera giornata. L’eventuale coordinamento dovrebbe trovare il modo di servire gli studiosi secondo regole condivise assicurando da una parte il servizio e dall’altra l’esigenza di conservare la fiducia dei proprietari che hanno aderito al progetto. Permettetemi, a questo punto, di vaneggiare in sogni, forse poco realizzabili. Ma i sogni, si sa, sono delle notturne e nebbiose utopie, che, colorate e in allegria, sorgono e viaggiano libere dalle contingenze della vita, ma non sono tanto campate in aria da non essere ugualmente alla base dei nuovi progetti. Se non si sogna non si progetta, e se non si progetta non si realizza. A partire da che cosa si potrebbe progettare? Il punto di partenza dovrebbe essere, a mio avviso, l’avvertita responsabilità di essere detentori di un patrimonio importante che, mentre rappresenta e dà visibilità a una storia culturale ampia, lunga e niente affatto provinciale, nello stesso tempo costituisce una risorsa ugualmente importante per un bacino di utenza che si allarga verso orizzonti più ampi della nostra amata Valle. La nostra responsabilità, inoltre, non si esaurisce nel conservare, ma comprende il diffondere, l’accendere nuovi interessi, provocare approfondimenti. Consentitemi un pizzico di autolesionismo. Noi sammarchesi a volte ci ubriachiamo di noi stessi. Ci sentiamo l’asse del mondo, l’omphalòn, l’Umbilicus Orbis da cui parte il sistema nervoso universale. Mi ricordo spesso del motto che con l’autoironia propria del suo ordine religioso P. Ferdinando, cappuccino sammarchese e mio parente, compagno di studi di Padre Pio, sparava in faccia a chi gli chiedeva di quale paese fosse, rispondeva: sono del paese dell’uomo che capisce. Qui di uomini che capiscono ce ne sono tanti e la loro università, dove tengono lezione, è il viale. Intorno, poi, c’è il vuoto. Le parole non valgono il risicato vocabolario che le contiene. Troppo spesso noi dimentichiamo che non apparteniamo a noi stessi, e che al di là del piccolo spazio contenuto fra il triangolo di Monte Celano e la cupola del Monte di Mezzo esistono altri mondi da cui molto potremmo avere e imparare, e verso cui siamo responsabili. È necessario che la società civile si riappropri della sua dignità fondata sulla consapevolezza di se stessa, della sua storia e delle ricchezze che ne derivano. Certo, ci sono problemi pesanti e costosi a cui pensare, ma di questi il primo è l’esiguità del mondo immaginato e conosciuto, la piccolezza delle idee, da cui derivano i bassi interessi, l’inattività, la perdita di fiducia e il sonno della mente. Il progetto che si vorrebbe proporre non suscita alcun problema, salvo quello di vincere la pigrizia, riaccendere la fantasia e rimettere in moto il senso civico; non ci sarebbero, poi, costi aggiuntivi a quelli già esistenti. In compenso una biblioteca diffusa costituirebbe un irrinunciabile punto di riferimento nella vita culturale dell’intero Gargano e di tutta la Capitanata, soprattutto se munita di un robusto staff culturale, che a San Marco non mancherebbe, e di un’adeguata conduzione tecnica. La stima che ne deriverebbe sarebbe, poi, moneta spendibile per altri settori. Vorrei sottolineare, inoltre, un timore che riguarda anche la biblioteca di S. Matteo e le sue raccolte di beni culturali. Il timore è che se queste preziose raccolte non sono stimate, utilizzate e garantite dalla società civile e dalla repubblica dei letterati, come si diceva nei secoli passati, saranno costantemente a rischio di essere vendute, o disperse con grave depauperamento delle risorse culturali della città. Spesso, scherzando, si dice che basta un assessore perché una città cambi connotati. Il timore riguarda tutta l’ampiezza del rapporto fra patrimonio culturale e società. E come questo rapporto si configurerà in un futuro molto prossimo. Il timore riguarda la stessa definizione di bene culturale messa a dura prova dalla ricerca spasmodica del guadagno economico, dai tagli, e molto più dal decurtamento dell’intelligenza, come ricorda nella rivista Archeo, numero di ottobre 2011, il suo direttore Andreas Steiner. Il timore non è frutto di fantasia ma di dura e dolorosa esperienza. Per ciò che riguarda le famiglie, poi, non si può pretendere che accettino di venir onerate per sempre dei disagi derivanti dalla gestione delle loro biblioteche e relativi utenti. Sarebbe oltremodo difficile, in caso di necessità, evitare lo smembramento delle raccolte o il loro trasferimento. Questo timore potrebbe riguardare anche la biblioteca del Liceo, se le fantasie dei dirigenti romani, notoriamente ammalati di burocratismo centralizzante, partorissero un’idea analoga a quella che alcuni anni fa richiedeva la consegna degli strumenti scientifici dei laboratori del Liceo con la scusa che essendo superati dalle nuove tecnologie, non servissero più per la didattica delle scienze. Per fortuna abbiamo avuto persone che hanno gestito la situazione con grande saggezza. Gli strumenti sarebbero finiti in qualche magazzino, se non peggio, e San Marco sarebbe stata ulteriormente depauperata. La sicurezza delle nostre biblioteche verrà solo dalla solidità del servizio che svolgeranno nel territorio. Quando diventeranno la casa comune degli studiosi, e saranno ritenute un punto di riferimento obbligato per certi settori della ricerca, si potrà ragionevolmente sperare che sopravvivano e si sviluppino. Perciò è necessario l’unità delle risorse; è necessario parlare un unico linguaggio all’interno del quale sarà più facile governare le contingenze e acquisire dignità di interlocutori nei confronti delle autorità preposte. Oggi le biblioteche delle istituzioni locali, prima di tutte quelle civiche, sono a rischio. Nella nostra Capitanata diverse biblioteche comunali sono chiuse, o funzionano poco a causa della esiguità delle risorse. Bisogna fare appello alla vocazione propria della “Repubblica dei Letterati”: riacquistare il senso del servizio gratuito. Bisogna liberarsi in qualche modo dell’impostazione burocratico-commerciale del servizio pubblico basata su una legge mai scritta ma quanto mai attuale: nemo tenetur gratis pro alio legere, nessuno è tenuto a far lezione gratis a qualcuno. Gli amanuensi benedettini professavano la religione della gratuità, il loro sguardo superava gli stretti orizzonti del monastero, aggredivano un mondo sempre diverso e affamato a cui trasferivano nuove energie con i cannoni della cultura. P. Mario Villani Convento S. Matteo 1 dicembre 2011
Criteri culturali e religiosi sulla conduzione della biblioteca di san Matteo Una fase dei restauri della Biblioteca di S. Matteo. Foto del 1988.La normativa dell'Ordine sulle Biblioteche (cfr. Statuti Generali art. 26, 2) non va oltre il concetto di Biblioteca di Conservazione: la Biblioteca conserva i libri che si sono accumulati nel tempo e che mantengono la loro validità culturale in rapporto allo studio del passato. La Biblioteca è considerata anche come il frutto della storia e della vita dei frati che si sono succeduti. La prassi che già in data anteriore al 1965 è stata instaurata nella nostra Provincia va invece nel senso della Biblioteca viva, la quale, pur non rinnegando la sua natura di luogo di conservazione di memorie, vuol essere in pari tempo un luogo di approfondimento e di confronto. Questo ci consente, anche tramite l'auspicabile Statuto delle Biblioteche Pubbliche della Provincia, di esplicitare un ruolo pubblico che le nostre Biblioteche già hanno. Con l'aggregazione dei residui fondi bibliografici dei nostri conventi nelle tre Biblioteche provinciali di San Matteo, di Campobasso e di Castellana, in pratica la concezione di Biblioteca di conservazione è stata superata. I libri antichi ereditati dai padri non sono più considerati del mero materiale da approfondire e studiare altrove con strumenti il più delle volte inadeguati. Ma è considerato materiale da studiare con strumenti pronti e già calibrati per condurre con correttezza una ricerca dalle forti connotazioni religiose verso la quale tutti gli studiosi, anche gli accademici e i professionisti, sono condizionati da conoscenze fortemente carenti. La carta vincente della Biblioteca di San Matteo consiste nel fatto che si è trasformata in laboratorio dove si compiono le ricerche su materiale antico, si utilizzano in pari tempo gli strumenti bibliografici necessari per approfondire le ricerche, si portano a termine i lavori arrivando al prodotto finito. Anche molti studiosi che lavorano per conto proprio sono entrati in questa mentalità e vengono volentieri ad approfondire, confrontare, rifinire. L'ingresso della Biblioteca di s. MatteoLe nostre Biblioteche, allora, se non si trasformano in laboratori dove il lavoro si possa impostare, condurre ordinatamente, e portare a termine, saranno sempre e soltanto una sorta di cava dove chiunque verrà a scavare del materiale pregiato per farne degli elaborati assolutamente inadeguati e spesso fantasiosi. Vi sono innumerevoli esempi a proposito usciti da ambienti dove il concetto di professionalità e di scientificità è pura cialtroneria. D'altra parte il taglio storico che inevitabilmente ha una biblioteca con forte presenza di fondi antichi, viene superato da una mentalità moderna che accresce la biblioteca indirizzandola verso altri aspetti del sapere: quello religioso-teologico, quello filosofico, quello filologico ecc. Ora le nostre Biblioteche, per tutte queste ragioni devono essere orientate nel senso del servizio pubblico, anche se, come è ovvio, avendo un occhio di riguardo per quelle zone del sapere che ci sono più congeniali. L'importante è essere consapevoli che per queste zone del sapere noi e le nostre Biblioteche siamo insostituibili. Le idee portanti, abbondantemente sperimentate nella Biblioteca di San Matteo, che hanno presieduto alla redazione di queste bozze sono le seguenti. La Biblioteca francescana e la integrazione dei servizi nel territorio Sappiamo come nelle nostre Biblioteche non vi siano solo libri di teologia, di Bibbia e simili. A volte le sezioni relative alle scienze umane sono molto fomite e importanti. A questo punto si inserisce l'esigenza di una disponibilità di tali libri per integrare in modo qualificato i servizi già esistenti nel territorio per un miglioramento globale del servizio di pubblica lettura, delle ricerche scolastiche e universitario, per le esigenze di un pubblico medio e specialistico. Biblioteche francescane e lettura del territorio L'esperienza fatta negli ultimi decenni, soprattutto dopo l'istituzione delle Regioni a statuto ordinario, favorisce una concezione più dinamica della Biblioteca come luogo dove guardando, fra l'altro, anche al passato si approfondisce e progetta il presente. Con l'istituzione delle Regioni a Statuto Ordinario si è svegliato un grande interesse per le cose francescane: dapprima per le realtà francescane legate al territorio (insediamenti, chiese, successione di famiglie, rapporti con l'evoluzione urbanistica, con le strutture pubbliche territoriali, con l'economia, con il diritto e le consuetudini locali, con i costumi, ecc.); poi l'interesse si è approfondito orientandosi verso temi di base, anche se meno trattati, come il pensiero filosofico, la spiritualità, la figura di San Francesco. Naturalmente alla base di tutto ciò non vi è solo un generico interesse per le cose francescane, ma una specifica esigenza di approfondire le molteplici innovazioni di linguaggio apportate dal movimento francescano nel campo dell'arte e della comunicazione in generale (predicazione, letteratura laudistica ecc.). A ciò si aggiunga la crescente rivalutazione dell'azione di una miriade di personaggi 'minori' della storia sociale, economica o politica di diverse epoche, si pensi alla figura di sant'Antonio di Padova, S. Giovanni da Capestrano ecc. Vi è, tra l'altro, l'interesse di esplicitare il passato e le molteplici connessioni fra tutte le sue realtà per capire il presente e progettare il futuro. Basti pensare all'interesse che urbanisti, architetti restauratori e studiosi del paesaggio agrario hanno per la nostra storia. Bisogna, quindi, mettere a disposizione dei ricercatori, ma anche degli operatori nei campi più svariati, la nostra ricchezza bibliografica e documentaria proprio per le finalità richieste dalla società moderna. Data, infatti, la capillarità della nostra presenza in tutto il territorio nazionale e per tutta la storia degli ultimi otto secoli, una lettura del territorio che non tenga conto della complessità della presenza francescana, rischia di essere gravemente carente e perciò di nessun valore scientifico. Il logo della BibliotecaBiblioteca di San Matteo e realtà religiosa garganica Una specificazione del punto precedente è costituita dall'attenzione che a San Matteo si dedica alla realtà più antica, attuale e importante del Gargano: il Gargano è attualmente, come per il passato, uno dei più importanti centri religiosi. Il movimento culturale che si è sviluppato intorno a questo concetto è enorme. Il Gargano religioso, infatti, non è solo la tomba di Padre Pio. E' anche San Michele, con i santuari di passaggio. San Matteo, Stignano, Pulsano, Santa Maria a Manfredonia, San Leonardo e altri minori. La storia, poi, conserva il ricordo dei santuari pagani, non meno importanti di quelli cristiani: quelli di Calcante e Podalirio, e quello recentemente scoperto di Venere Sosandra a Vieste. Tutti questi santuari coesistono in qualche maniera ancora oggi, alcuni con un'attività religiosa più o meno vigorosa, altri nel ricordo, e tramite una intricata massa di suggestioni, di usanze (quelle che spesso - sbrigativamente - si chiamano superstizioni), di intrecci, storia ecc. Un qualsiasi studio sulla religiosità garganica che voglia essere serio non può limitarsi agli aspetti teologici e liturgici, ma deve tener conto in modo considerevole anche degli aspetti storici e antropologici. Ora, se l'errore fondamentale degli studi laici sugli aspetti religiosi della vita, nel momento che hanno codificato come insuperabile il limite fra religione e religiosità, è stato quello di essersi limitati all'aspetto antropologico, non meno grave è l'errore di tanti teologi e, peggio, liturgisti e operatori della pastorale, che non tengono in alcuna considerazione l'aspetto storico-antropologico. Se certi elementi attualmente incomprensibili sono rimasti indenni attraverso le vicende della storia, questi elementi vanno studiati, perché possano di nuovo mostrare tutta la forza evocativa e simbolica, spesso dotata di notevole efficienza catechetica, che è alla base della loro persistenza. La Biblioteca francescana come luogo di incontro. L'ingresso della Biblioteca di S. Matteo a S. Marco in Lamis.Si rifletta come nell'attuale configurazione sociale e culturale i luoghi di incontro, nonostante le apparenze, siano davvero pochi. Ciò avviene soprattutto per mancanza di terreno comune. La Biblioteca francescana deve funzionare proprio come luogo comune di incontro fra culture diverse e variamente motivate per il superamento, attraverso la conoscenza e il confronto, di steccati e pregiudizi e per l'instaurazione di un dialogo costruttivo con tutti. La Biblioteca francescana è il luogo ideale per la creazione di Associazioni, Cenacoli, Gruppi di Studio, Centri di Documentazione. Tutte queste realtà vanno aiutate a rimanere autonome e sciolte da ipoteche ideologiche e padronali. Né bisogna aver paura se il lavoro che fanno inizialmente va in direziono diversa da quella da noi immaginata. Se la Biblioteca francescana offre loro possibilità di approfondire, terreno di confronto schietto, assistenza efficiente e discreta ecc. tutti, soprattutto i giovani diventeranno nostri amici e non ce ne libereremo neanche di notte o usando la mazza. La Biblioteca francescana come luogo di evangelizzazione Restauri all'ingresso della Biblioteca di San MatteoA nessuno sfugge, spero, come il mondo della cultura esprima oggi un paganesimo di fondo frutto di impostazioni ideologiche e metodologiche sia del passato che del presente le quali esercitano influenze determinanti. Il discorso sulle cause porterebbe ad esaminare tutto il lungo cammino della secolarizzazione. Chiunque abbia avuto a che fare con la scuola sa che anche i professori cattolici praticanti, esprimono, di questo cattolicesimo, regolarmente ben poco sia a livello di programmazione che nelle impostazioni didattiche e scientifiche. Le Università a loro volta, con la logica spartitoria che le caratterizza, non favoriscono certo molta libertà alle impostazioni cattoliche. Si aggiunga a tutto ciò una certa sufficienza con cui il mondo laico si esprime nei confronti della cultura teologica, biblica e religiosa in generale. D'altra parte anche gli ambienti culturali cattolici hanno le loro pecche. Si continua ancora ad intendere la cultura teologica come un ortus conclusus fruibile solo da pochi iniziati, laici o preti, che si preparano i ferri del mestiere per lavorare nei diversi campi della pastorale: insegnamento, predicazione, parrocchie: insomma una cultura professionale che non ha molti rapporti con le altre fasce del sapere. Ne deriva una pericolosa separazione (direi: di tipo controriformista) dal campo dell'arte, del diritto, della produzione letteraria, della scienza e della ricerca storica Il prete, che dovrebbe essere esperto in umanità (Paolo VI), è diventato un operaio specializzato competente professionalmente ma senza una vera e propria cultura di base che gli consenta di operare collegamenti e sintesi e, in definitiva, di conoscere con precisione sia il campo dove va diretto il suo insegnamento che l'oggetto stesso del suo insegnamento. L'inaugurazione della Biblioteca di S. Matteo. Al centro della foto: Pasquale Soccio.La Biblioteca francescana aiuta lo studioso che gli si affida a recuperare questo carattere 'umanistico', totale, della cultura religiosa. I francescani, d'altra parte, per l'eclettismo che li caratterizza, si trovano ad essere spesso il momento agglutinante e sintetico fra interessi culturali differenti. Tutta la storia francescana è stata illuminata da frati come Angelo Clareno (traduttore della Scala del Paradiso di Giovanni Climaco dal greco), San Bernardino da Siena, Alberto da Sarteano, Giovanni da Capestrano, umanisti insigni [come] Luca Pacioli, padre della matematica moderna, e poi, in tempi più vicini dal nostro P. Michelangelo Manicone, uno dei più illustri scienziati che la Daunia abbia avuto. Per tutti questi la cultura era certo il luogo dell'animi cultus, il coltivar l'animo fino alla santità, ma era anche il luogo del servizio umile e competente reso all'uomo affamato di formazione più che di informazione. Il luogo privilegiato per recuperare questa dimensione totale, come dicevo, è la Biblioteca. Ma non certo la Biblioteca-deposito o la Biblioteca-libreria dove il frate addetto si limita a consegnare il libro richiesto, se c'è, e a gestire un ruolo di routine da bravo impiegato. La Biblioteca francescana è, come si diceva nel punto precedente, il luogo dell'incontro. La Biblioteca francescana sarà il luogo dove l'animi cultus troverà adeguato alimento. A patto, però, che i Frati riescano ad essere presentì nel lavoro dello studioso, a seguirlo, ad inserirlo in questo clima culturale di vasto respiro, se gli insegneranno nuove tecniche di ricerca che tengano nel giusto conto fasce bibliografiche mai prese in considerazione (alcuni studiosi hanno appreso, proprio a San Matteo, che esiste tutto un settore di studi intorno a un libro chiamato Bibbia). Il Frate Bibliotecario Una ricostruzione della Biblioteca di Alessandria d'Egitto.II Frate Bibliotecario, infatti, deve partire dal presupposto, che gli studiosi che frequentano la sua Biblioteca, pur nutrendo grande stima, e a volte, autentico amore per San Francesco e i Francescani, di questi non sanno quasi nulla. Tocca a lui spiegargli tante cose, inquadrare giustamente l'argomento della ricerca, indirizzarlo su piste bibliografiche o archivistiche giuste, fornirlo di annotazioni storiche rapide senza delle quali il ricercatore a volte si arena. Non può limitarsi a fare il Berengario (il monaco bibliotecario del Il Nome della Rosa di Umberto Eco), giacché il suo non è compito di mera conservazione, né gli è consentito di porsi in adorazione di reperti antichi. Il Frate Bibliotecario, quindi, non può essere improvvisato, e se fare sempre l'obbedienza gli varrà a salvarsi l'anima e a santificarsi, dovrà munirsi in pari tempo di buone conoscenze per compiere con efficacia il suo ministero. Il motivo della stanchezza, anche un po' stizzita, e del sostanziale disinteresse che circonda le Biblioteche della Provincia, deriva anche da nomine affrettate, dalla poca serietà con cui viene guardato il lavoro fatto seriamente (quante volte il sottoscritto ha dovuto sopportare di essere chiamato topo di biblioteca (il corsivo è del webmaster, ndr), locuzione sostanzialmente innocua e detta senza volontà di ferire, ma, indubbiamente, densa di ideologia antiintellettualistica e decisamente cretina), dal sostanziale mancato riconoscimento della dimensione comunitaria ed ecclesiale del lavoro fatto nelle Biblioteche, dai ritardi della Provincia nel darsi obiettivi culturali che non siano quelli, pur rispettabilissimi e necessari, di routine o di puro consumo. Non è certo colpa della Provincia tutto ciò, se è vero che la legislazione della Chiesa e i documenti prodotti ignorano quasi tale realtà e che solo negli ultimi mesi si è mosso qualcosa con l'istituzione del Pontificia Commissione dei Beni Culturali e l'inizio di una riflessione, a livelli ufficiali, sulle valenze pastorali delle biblioteche ecclesiastiche. Eppure, da oltre quarant'anni, la Chiesa Cattolica disponeva delle stupende riflessioni di Romano Guardini e di Karl Rahner. Altro punto da considerare sul Bibliotecario è la sua capacità di animazione. Le Biblioteche funzionano se si riesce a farle diventare centri [di] incontro di studiosi, di raccolta di materiale bibliografico, di beni culturali ecc, e se, nello stesso tempo si riesce a farle diventare luoghi dove tutto ciò viene amalgamato e fermentato perché produca altri frutti. Il rapporto con gli Istituti, universitari e non, è essenziale, come è essenziale il rapporto con gli studiosi, con le Associazioni, con le Fondazioni, con le Biblioteche pubbliche ecc. Tutto ciò non è da intendersi per modum actus e raramente, ma abitualmente in modo tale che intorno alla Biblioteca si tessa una rete di rapporti, di interessi, di intrecci, che la società percepisca chiaramente la funzione e l'importanza della Biblioteca francescana, e di essa non possa più fare a meno. Con legittimo e religioso orgoglio constatiamo che ciò a San Matteo è realtà, anche se siamo consapevoli che questa realtà ci impegnerà a un lavoro maggiore. In questo modo la Biblioteca esprime la quasi totalità dei fili che legano la Fraternità Francescana col mondo, la sua capacità di riflessione, i suoi progetti. Qualunque frate voglia lavorare nelle Biblioteche deve sapere bene che tratterà una materia difficile che esige riflessione, silenzio, spirito di servizio, professionalità, cultura. A questo proposito mi son permesso di elencare il bagaglio culturale minimo indispensabile per portare avanti con qualche efficacia il lavoro di Bibliotecario nelle Biblioteche Francescane. Si richiede: Conoscenza puntuale della storia e della bibliografìa relative a: - la Chiesa - l'Ordine - la Provincia monastica - le Chiese di Puglia e Molise Conoscenza sommaria della storia e della bibliografia relative a: - studi biblici - teologia - diritto della Chiesa, comune dei religiosi ed in particolare dell'Ordine Buona conoscenza - di alcune scritture paleografiche (almeno le scritture tardo-medioevali) e nozioni di diplomatica - bibliografia pugliese e molisana - metodologia della ricerca storica - lineamenti di metodologia delle pubblicazioni Buona conoscenza di - Legislazione canonica e civile sulle biblioteche e i beni culturali ecclesiastici. - Tecnica delle Biblioteche - sistemi di catalogazione - storia del libro - edifici - attrezzature E inoltre - lingua latina - almeno una lingua straniera moderna - rudimenti di lingua greca P. Mario Villani Convento di San Matteo 25 aprile 1994
Dipinto dell'Arcimboldo che rappresenta un libraioCominciamo con il conoscere i termini tecnici usati per indicare le varie parti di un libro. Nella descrizione dei libri, soprattutto d’antiquariato, sono molto usate le seguenti espressioni per indicarne le varie parti: Piano (o piatto) anteriore e piano posteriore, sono le due parti laterali del libro. Dorso o dosso è la parte dove sono uniti i fogli. Labbro o taglio è la parte che viene aperta. Quindi avremo un taglio superiore (o testa) per quella in alto, un taglio inferiore (o piede) per quella in basso e infine un taglio davanti per quella parallela al dorso. Una volta il formato dei libri era determinato dal numero di piegature a cui era sottoposto il foglio stampato prima della rilegatura, e quindi al numero di pagine stampate presenti sulla stessa facciata del foglio. Oggi è una misura convenzionale per indicare le dimensioni di uno stampato. Poco usate sono il formato atlante (o in piano) più di 50 cm, in 12°, da 20 a 24 cm, in 18° da 15 a 17,5 cm, e in 28° da 10 a 12,5 cm.
Parti del libro chiuso
Le parti del libro aperto
Conservazione Alcune semplici regole per conservare i libri. - Catalogazione: - Pulizia e normale manutenzione; - Regole per maneggiare i libri; - Luce, temperatura, ventilazione e umidità 1 - Catalogazione Biblioteca del convento di s. Matteo a S. Marco in Lamis - Foto del 2000Ogni libro deve essere catalogato e descritto in una propria scheda. Gli elementi essenziali della catalogazione sono: - Titolo e autore; - Editore, anno di stampa, numero dell’edizione, numero della copia e nome della collana editoriale (se presente); - Formato e numero di pagine; - Numero e tipi di illustrazioni (es. incisioni, disegni, xilografie, foto …) e autore delle stesse; - Caratteristiche della rilegatura (brossura editoriale, rilegatura artigianale …); - Argomento trattato (es. letteratura, saggio, narrativa …); - Provenienza; - Data della catalogazione; - Note sul suo uso; - Note sullo stato di conservazione; - Note varie (es. valore, appartenenza …); - Posizione nella libreria o collocazione (numero di libreria, scaffale …). Biblioteca del convento di s. Matteo a S. Marco in Lamis - Foto del 20002 - Pulizia e normale manutenzione Le operazioni di normale pulizia dovrebbero essere eseguite almeno due volte l’anno se i volumi sono in librerie protette da vetri, più spesso se in librerie aperte. Il modo di procedere dovrebbe essere il seguente: - Togliere tutti i libri di uno scaffale; - Visionare lo scaffale per vedere se ci sono tracce di infestazione di insetti, polvere di legno, di carta … ; - Pulire dalla polvere i libri e visionarli internamente per scoprire eventuali infestazioni di insetti; - Riporli nello scaffale nello stesso ordine che avevano precedentemente. Pulire dalla polvere Mai sbattere un libro contro l’altro. Afferrato saldamente il libro dal dorso e facendo pressione con le dita per tenerlo chiuso (per evitare che la sua polvere entri al suo interno), spazzolare con un pennello di setole (ottimo quello da barba) la testa, cominciando dal capitello e procedendo verso il taglio. Aprendo poi i piatti di un angolo non superiore ai 90°, togliere anche la polvere penetrata all’interno delle copertine. Se la polvere è penetrata all’interno delle pagine, bisogna spazzolarle una per una. Per evitare tensioni e possibili danni al morso e al dorso non dovremmo mai aprire un libro per più di 180°, ma di un angolo compreso tra i 90 e 180 gradi. 3 - Regole per maneggiare i libri I libri se in discrete condizioni vanno maneggiati con cura per non provocare danni anche irreversibili o che comunque costosi da riparare.
Maneggio sbagliato
Maneggio corretto
4 - Luce, temperatura, ventilazione e umidità Biblioteca del convento di s. Matteo a S. Marco in Lamis - Foto del 2000I libri sono fatti di materiali organici e quindi degradabili. Per la loro conservazione bisogna prendere determinate precauzioni. La carta dell’epoca preindustriale (prima del 1850/60) è sicuramente costituita da elementi che la rendono più attrezzata alla sfida con il tempo che non quella di epoca successiva. È sicuramente più difficile conservare integro un libro del nostro secolo che non un libro del seicento o del settecento. Certamente tutta altra storia è il loro valore storico ed economico e quindi le cure con cui tratteremo un libro dei secoli scorsi non saranno certo minori di quelle adottate per uno moderno. Luce, temperatura e umidità vanno controllate e mantenute entro certi limiti. La luce molto alta danneggia i libri: provoca un rapido deterioramento della carta e fa sbiadire gli inchiostri ed i pigmenti. I locali delle librerie dovrebbero essere protetti con tende dai raggi diretti del sole e, in ogni caso, vanno tenuti in penombra. L’esposizione dei libri, anche in bacheche apposite, non dovrebbe mai essere eccessivamente prolungata. Per la temperatura il discorso è analogo a quello della luce: più la temperatura è bassa meglio è. Un certo grado di umidità è necessario ai libri, in quanto una eccessiva secchezza li renderebbe molto fragili. Una eccessiva umidità provoca muffe, macchie e il proliferare di insetti nocivi. Un buon rimedio per risolvere i normali problemi dovuti ad una eccessiva umidità e condensa è una buona ventilazione negli scaffali. L’aria deve circolare anche dietro i libri. Particolare attenzione deve essere prestata per scoprire presenze di muffe. Solo i restauratori qualificati sono in grado di trattare i libri attaccati da muffe con prodotti fungicidi. L’arte del libro Biblioteca del convento di s. Matteo a S. Marco in Lamis - Una salaNel Medioevo l’oggetto-libro è un prodotto di alto artigianato: un contenitore, talvolta molto pregiato, organizzato al meglio per poter ricevere un contenuto di gran valore. Il libro del Medioevo è generalmente in forma di codice di pergamena o di carta. La pergamena si ricavava dalla pelle di vitello, ma più frequentemente di pecora e soprattutto di capra, pelle che doveva subire una lunga e accurata lavorazione. Innanzitutto doveva essere liberata sia dal pelo che dai residui di carne, e a questo scopo dopo essere stata rasata, veniva immersa in bagni di calce, alternati a risciacqui in acqua fresca, per poi essere tesa e messa ad asciugare. L’ultimo trattamento consisteva nel lisciare la superficie con una pietra pomice, così da ridurre al minimo le differenze tra il 'lato pelo', corrispondente alla parte esterna della pelle, di solito di colore giallastro e ruvido al tatto, e il 'lato carne', di colore più chiaro e più liscio e morbido. Biblioteca del convento di s. Matteo a S. Marco in Lamis - Foto del 2000Dalla pelle trattata, le cui dimensioni erano a volte molto grandi, nel caso di animali adulti, attraverso una serie di piegature si ricavavano i fogli che, piegati a loro volta a metà, venivano poi messi insieme, di norma da due a sei, a formare i fascicoli, che rappresentavano l’unità base del singolo codice. I fascicoli sovrapposti, in numero variabile, erano poi cuciti insieme e protetti con una legatura, così da formare il codice. Per evitare che la corretta sequenza dei fascicoli venisse scompaginata, accanto alla numerazione dei fogli, più raramente delle pagine, si adottavano la numerazione dei fascicoli e i richiami, consistenti nella scrittura nell’ultimo foglio di un fascicolo della prima parola del fascicolo successivo. La legatura poteva essere molto semplice: una coperta, di solito in tavoletta di legno poi rivestite di cuoio, o anche di cartone o di pergamena. Nel caso di libri importanti, magari commissionati da un sovrano o da offrire in dono a personaggi illustri, le legature erano di gran pregio: alcuni codici liturgici hanno legature che sono vere e proprie opere d’alta oreficeria, laminate d’oro e d’argento inciso, su cui si incastonano pietre preziose, piastre eburnee decorate a rilievo, perle. Nel Medioevo la pergamena rimase il supporto esclusivo della scrittura fino al XII secolo, cioè fino a quando fece la sua comparsa, diffondendosi progressivamente, la carta. Arrivata dalla Cina in Europa attraverso la Spagna, la carta fu prodotta in particolare in Italia, ma all’inizio non fu apprezzata come la pergamena, perché considerata meno resistente. Biblioteca del convento di s. Matteo a S. Marco in Lamis - Uno 'psalterio' - Foto del 2001Come scriveva lo scriptor, lo scrittore? Quali erano i suoi strumenti di lavoro? Lo scrittore scriveva appoggiandosi di norma su un piano inclinato, talora sostituito da un banco con piano d’appoggio orizzontale, su cui erano collocati gli strumenti della scrittura, il calamaio per l’inchiostro e il raschietto per cancellare gli errori. Prima di scrivere il testo, la superficie del foglio veniva divisa razionalmente e geometricamente, attraverso una complessa distribuzione degli spazi che ne determinano la cosiddetta mise en page, cioè l’assetto complessivo della pagina, nella sua divisione fra il bianco, parti non scritte, e il nero, quelle occupate dalla scrittura. Prima di avviare la scrittura, di incardinare lo scritto all’interno della pagina, lo scriptor doveva curare anche [al]la mise en texte, ossia il modo in cui il testo viene organizzato al suo interno: decorazioni, punteggiature, lettere iniziali, paragrafi, titoli… Quanto tempo impiegava un copista a scrivere un foglio?
O beatissime lector, lava manus tuas et sic librum adprehende, leniter folia turna, longe a lettera digito pone. Quia qui nescit scrivere, putat hoc esse nullum laborem. [O felicissimo lettore, lava le tue mani per prendere il libro, gira con delicatezza i fogli e tieni lontane le dita dalle lettere. È infatti chi non sa scrivere che ritiene che non sia per nulla faticoso]. A fatuis sordide libri tractantur ubique sed noscens litteras hos tractat ut margaritas. [Dai fatui i libri sono trattati ovunque sordidamente, ma l’uomo di cultura, invece, li tratta come perle]. Biblioteca del convento di s. Matteo a S. Marco in Lamis - Pagina di uno 'psalterio' - Foto del 2001
Da queste due sottoscrizioni il copista vuole sottolineare da una parte la fatica della scrittura, attività che costa sofferenza a tutto il corpo, e dall’altra proprio perché frutto di grande fatica il libro è un prodotto prezioso e da rispettare. Scrivere è dunque un’attività faticosa e soprattutto lenta. Grazie alle sottoscrizioni dei copisti, che spesso concludono la loro attività informando i lettori della loro identità e anche del tempo impiegato per completare la copia, è possibile ricostruire con qualche approssimazione la speditezza di chi scriveva a mano, giungendo a un dato medio di circa due fogli al giorno. Una volta scritto il testo, il manoscritto arrivava nelle mani del miniatore per le miniature (Nota). Quali erano i suoi compiti? Il miniatore doveva
saper stendere i colori sulle pagine di un libro, saper eseguire le lettere decorate con immagini, storie e fregi, deve saper dorare e argentare e deve avere penne, pennelli e colori ben preparati.
Biblioteca del convento di s. Matteo a S. Marco in Lamis - Foto del 2001Con quali strumenti lavora il miniatore? Le fonti ci restituiscono un arsenale impressionante: penne, squadri, righe e compassi; stilo di piombo per l’abbozzo del disegno; mollica di pane e raschietti per cancellare; coltelli per temperare le penne, tagliare le foglie d’oro e d’argento, grattare via le polveri dei colori; filtri di tessuto, colatoria, per chiarificare i liquidi o separare i colori da soluzioni depuranti; mortai e pestelli di porfido, di bronzo o d’oro per la macinazione dei colori minerali; vasi e ampolle di vetro o terracotta, corni di bue, sacchetti di cuoio, gusci di tartaruga o conchiglie, tavolozze. I pennelli più adatti alle miniature erano fatti con i peli della coda del vaio o scoiattolo, riuniti e legati in un cannello di penna di avvoltoio o d’oca, di gallina o di colombo, a seconda della grandezza desiderata. La biblioteca di BabeleI colori sono in genere composti da pigmenti uniti a leganti. I pigmenti possono essere artificiali, ottenuti per reazioni chimiche, come il cinabro, oppure naturali, minerali allo stato puro o estratti vegetali. Una volta approntati gli strumenti, i colori e il supporto, il miniatore può finalmente cominciare a lavorare. Per riempire gli spazi lasciati vuoti sulla pagina dispone, oltre che dei repertori di motivi e scene accumulati nella sua memoria o raccolti nei taccuini e libri di modelli, di una serie di guide molto precise. Spesso ha davanti un esemplare che deve riprodurre: come per i testi, copiare era una regola anche per le illustrazioni. I committenti possono fornire al miniatore un vero e proprio brogliaccio o una maquette dove siano indicati il layaut (sic!) e i soggetti delle illustrazioni. Nella maggior parte dei casi le istruzioni per il miniatore si trovano all’interno dello stesso manoscritto su cui deve intervenire: si tratta di annotazioni scritte, cifrate o schizzate nei margini dei fogli, venivano erase o tagliate al momento della legatura, o negli spazi destinati ad essere coperti dalla decorazione. Altri promemoria per i miniatori sono i disegni sommari preliminari o le cifre che fissano il numero e il tipo di iniziali da eseguire in ciascun fascicolo, annotandone a volte anche il prezzo, o i motivi scelti per tappezzare gli sfondi. Alla fine del lavoro il miniatore può a ben diritto affidare la sua memoria alle firme e sottolineare la fatica dell’impresa. [Ermeterius si ritrae insieme allo scriba Senior e a un anonimo pergamenario mentre in una stanza della torre campanaria del monastero di Tavara, lavora alla decorazione del Commento all’Apocalisse del Beato di Liebana terminata nel 970, e sottolinea la fatica dell’impresa durata tre mesi:
O alta e lapidea Torre Tabarense, dove, al primo piano, Ermeterio sempre più curvo, rimase seduto tre mesi e sfibrò il calamo con tutte le sue forze. Miniatura da 'Il Beato di Liébana'
Florentius, altro miniatore, esprime la sua soddisfazione raffigurandosi col discepolo Sancius sotto l’omega conclusiva della Bibbia di Valeranica mentre brinda alla fine dell’opera].
Hai mai visto gli ex voto di san Matteo? Conosci Giovanni Gelsomino?
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