
I vini di Arignano erano pochi anni sono leggieri, ed acidi: ma gli industriosi arignanesi li hanno migliorati per mezzo della piantagione di scelte uve. Il vino non basta alla popolazione.
Olivastri assai crescono spontanemente nel basso della montagna. I benefìci Zii dell'attual Marchese si occuparono con molto successo di fargli innestare; e così si è venuta ad acquistar qui una abbondante raccolta d'olio. Ma se il Marchese ha selve di ulivi, i cittadini però ne hanno pochi alberi. All'Università di Arignano apparteneva fra le sue difese la celebre tenuta di Pagliccio, che poi fu data a godere ai Padri Certosini di S. Martino di Napoli. Pagliccio è oggi un vastissimo uliveto, che negli anni di fertilità dà a' Certosini sino a quattro mila staja d'olio. Se appartenesse all'Università di Arignano, qual fondo di ricchezza pe' suoi cittadini?
Ma io lascio le carote geografiche per dire due sole parole delle carote ortensi. Dunque Arignano è il paese delle carote. Queste radici, che mangiansi in insalata, crescon qui di una sorprendente grandezza. Ve ne hanno di quelle, che pesano 1.5 rotola. Lettori, io non vendo carote. Venite, vedetele, pesatele, e non mi troverete esageratore. Solo sarebbe desiderabile che gli Arignanesi le seccassero al Sole, e le conservassero, onde nodrir di carote, come fassi in Inghilterra, i cavalli, i buoi, le pecore, e i majali.
Non è stato poi troppo filosofico questo articolo; perché è stato scritto per gli Arignanesi. Non è forse uno sciocco quel Pedante, che mette in mano de' ragazzetti, che non sanno far altro che un latinello de' Neutri, un Orazio, un Virgilio, un Ovidio? Non fu forse mal consigliato quel Paroco, il quale nel suo paesello fece la Predica del lusso, recitata in Parigi? Finalmente non fu forse un matto quel Mercatante, che in un villaggetto abitato da sole famiglie contadinesche piantò la sua tenda per vendere pietre preziose, stoffe di seta, chall di lino, Pierrot di raso di varj colori, Pennacchi a bottoni di color di Nakara, ed altre manifatture di lusso? Or se in questo articolo io avessi fatto il Filosofo, io sarei stato simile al Pedante, al Paroco, ed al Mercatante.


Egli è provato dalla Fisica che la qualità dell'erbe influisce assai sulla qualità del latte. Diffatti la natura del nodrimento degli animali in parte non cangiata si conserva nel chilo, dal quale immediatamente si forma il latte con cui ha il chilo somma affinità d'indole, e di pincipj. Quindi la grandissima differenza, che passa tra le proprietà del latte negli erbivori, e ne' carnivori. Quindi pure la differenza del latte salutare, o nocevole in un medesimo animale secondo che d'una, o d'altra erba viene cibato.


Terzamente hannovi nel Contado di Molise de' paesi dove l'erbaggio è oggidì quello stesso ch'era cent'anni sono; eppure la qualità del loro cacio non è la stessa. Ne assicura l'Abate Longano (Nota), che il cacio, che fassi oggidì in detti paesi, è inferiore d'assai al cacio de' loro avi. Questo perché? Perché vi è mancata l'arte.
Nella stess'aria, colla stessa acqua, colla stessa farina, collo stesso lievito, e colla stessa proporzione del medesimo, una donna ti farà in uno stesso paese un pane eccellente ed un'altra un pane da cane; perché la prima sa l'arte della panizzazione, e l'altra la ignora affatto. Similmente collo stesso latte un massaro perito ti formerà un formaggio per le persone di gusto, ed un altro ignorante un formaggio che si troverà a barattare nemmeno nel proprio paese. Dunque il tutto, replico, dall'arte.
E gli è ben vero, che l'erbaggio influisce assai sulla qualità del latte; ma la varietà de' formaggi sì vaccini che pecorini, dipende del tutto dalla mano più o meno perita. Quindi essendosi in Arignano migliorati i caciocavalli per forza a conchiudere, che gli Arignanesi sono industriosi, che era quello, che dovea senza bile, e da galantuomo mostrarsi centra la proposizione del Giustiniani.
Carattere degli Arignanesi ed errori del Giustiniani
Zotichezza, e maldicenza; ecco la divisa della maggior parte de' Confutatori. Palemone il Grammatico ebbe la sfrontatezza di chiamar porco M. Varrone, e lo Scioppio fu da taluni detto il Cane Grammatico. Politezza, e rispetto; ecco la divisa mia. Dunque al signor Giustiniani come Regnicolo devo tutta la gratitudine per l'onore, che co' suoi dotti scritti ha fatto al nostro Regno, e come Scrittore di Geografìa devo la venerazione, che l'amore del merito inspira verso le anime beneficile.
Adunque il Giustiniani dice primamente, che gli Arignanensi non sono industriosi. Quest'asserzione è affatto lontana dal vero. La voce industria può prendersi e nel suo più ampio significato, ed in un senso ristretto. Presa nel primo senso, essa comprende qualunque si voglia lavorio. Presa nell'altro senso, essa comprende le arti di comodo, o di lusso. Or se egli intende delle arti di lusso, queste mancano non che in Arignano, ed in tutti i paesi del Gargano, ma eziandio in tutta la Daunia. Se poi egli intende di parlare delle arti primitive, e di quelle di pura necessità, è falso che gli Arignanesi non sono industriosi. Imperciocché essi, come più a basso vedremo, han perfezionato i latticini vaccini, ed han migliorato alcuni rami di agricoltura.
Finalmente, per tacere delle industrie della manna, e della pece, venga il Signor Giustiniani a visitare le ridenti campagne di Vico, di Rodi, e di Ischitella, ed osserverà, che gl'industriosi abitanti di questi tre paesi han portato la coltura degli agrumi, e delle viti pressoché alla perfezione.
Terzamente, che il vecchio uomo dissegli una fola, il dimostra il fatto. I paesi industriosi, e commercianti non sono mai poveri di denaro. Or non abbiam noi dimostrato, che tutt'i popoli garganici sono industriosi? Per dimostrar poi, che sieno commercianti, basta il solo esempio de' Vichesi, e de' Rodiani, che colle loro barche negoziano pel Mare Adriatico, facendo frequentissimi viaggi per Venezia, e per Trieste. Il vecchio uomo starà sicuramente per lungo tempo in Purgatorio per la sua bugia poiché non è permesso il dir la bugia ad un Galantuomo.
| Statistiche Popolazione 1861-2011 | Andamento popolazione 2001-2015 | Indicatori demografici 2002-2016 | Struttura demografica 2002-2016 | Stranieri 2004-2016 |
Stesissimo il suo orizzonte al Sud-Est, ed al Sud-Ovest. Arignano vede la Pianura dauna tutta intera sotto un colpo d'occhio, e la Pianura dauna scuopre Arignano per tutte le parti.
Pretendono gli Etimologisti, che Arignano, il quale in tutte le situazioni del Regno, ed in tutte le carte de' bassi tempi, ritrovasi col nome di Rignano, o Regnano, fosse così detto, perché qui eravi un Tempio, o Ara di Giano. Ma gli Etimologisti fanno derivare anche da Ara-Jani il nome della Città di Ariano. Ed in comprova della loro opinione allegano l'autorità del Leggendario della Vita di S. Oto Protettore d'Ariano scritto in pergamena dove si dice, che nel secolo XII mentre vivea questo Santo, fu in Ariano disotterrato un tempio colla statua di Giano, e colla iscrizione ivi riportata, e dall'Autore trascritta.
Ciò non ostante hannovi degli altri, i quali congetturano, che fosse così detto da un fondo di qualche famiglia di cognome Ariano, sito nel distretto, in cui oggi è la Città. Or se malgrado il disotterrato tempio di Giano in Ariano, pure è dubbio, se il nome di Ariano derivi da Ara Jani, che dovrà dirsi poi del nome di Arignano, dove nessun vestigio di ara di Giano si è mai scoperto? Ma decidano gli Antiquarj questo insipido punto etimologico.