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San Marco in Lamis

Cagione de' Vermini dai quali sono afflitti i Sammarchesi

Foto di un Echinococcus granulosus (tenia) con in evidenza il suo scolice
Foto di un Echinococcus granulosus (tenia) con in evidenza il suo scolice
Un dotto e infelice Medico di S. Marco mi assicurò che qui gli abitanti sono afflitti dai vermini. Gli uomini della plebe all'abuso de' vegetabili ascrivono il fenomeno: ma una tale opinione è veramente plebea. Gli abitanti di Almaden, paese sito sui confini dell'Estremadura fra due rami della Sierra Morena son pure afflitti da' vermini. Ora il Dottor Lopez de Arebalo ha con felice successo impiegato colà contra tali insetti i rimedj vegetabili. Epperò, se i vegetabili sono de' potentissimi antelmintici, come potrassi poi asserire, che i vermini originati vengano dall'abuso de' medesimi cibi vegetabili?
Pietro Longhi - La polenta
Pietro Longhi - La polenta
Da molti anni in qua s'è quivi introdotta la seminagione del granodindia. Molt'oro entra in S. Marco per l'estrazione di un tal frumento: ma molte malattie sono si destate negli abitanti per cibarsi del medesimo. Sogliono i villani mangiarselo in minestra, o in focaccie cotte in forno, o sotto la brace. Checché siane del granodindia bollito, egli è certo, che le focaccie del medesimo sono alla salute nocevolissime. Elleno, secondo l'universale giudizio de' Medici, difficilmente possono esser digerite anche dagli stomachi più robusti; generano degli insolenti flati, che s'aggruppano, e romoreggiano nel ventre; sono attissime a generare una grandissima stitichezza del medesimo, e dispongono il corpo a cadere in diverse infermità di languore.
Preparazione tradizionale della polenta
Preparazione tradizionale della polenta
Diffatti non sono qui rare le febbri lente, ed altre infermità, che diffìcilmente cedono all'efficacia de' medicamenti. Or se le suddette focaccie possono a grande stento essere soltanto imperfettamente concotte dallo stomaco più robusto, quanto più difficilmente verrano elleno digerite da' teneri fanciulli, i quali il più delle volte si alimentano di esse per molti giorni? E se le medesime han possanza di generare gravissime malattie negli uomini robusti, come non le genererebbon poi ne' dilicati ragazzetti? Quindi non meriterebbe certamente di esser deriso chi dicesse, che una delle cagioni de' vermini sieno le focaccie di granodindia. Queste renarne viscidi e densi i fluidi del corpo umano, ed un Medico di gran merito diceva, che il viscido de' fluidi influisce molto sulla genesi de' vermini.
Dunque alle focaccie sostituir dovrebbesi la grata Polenta. Ecco il modo di farla. Si macini bene il grano d'India: la farina si agiti dentro uno staccio, e si rimondi affatto d'ogni crusca. Indi si ponga in un bollente caldajo, e si mescolii all'acqua. Poscia per lungo tratto si aggiri, e si dimeni sul focolare con un grosso bastone, e si cessi dal lavoro, quando si restringe, e si addensa in sodo impasto; essendo allora già cotta. Quindi si tolga dal fuoco; e mentre scotta, si versi sopra una ripulita mensa. Finalmente si faccia in fette, e sulle medesime si metta e burro, e cacio in copia. Condita così, diventa un cibo salubre e saporito; il quale cibo dicesi Polenta, la quale (Nota)

Giacque lunga stagion esca abbonita
Sol tra' Villaggi inonorata, e vile;
E dalle mense nobili sbandita

Cibo fu sol di rozza gente umile;
Ma poi nelle Città meglio condita
Ammessa fu tra 'l popolo civile;
E giunse al fin le delicate brame

A stuzzicar di Cavalieri e Dame.

Possano adunque i Focacciofagi Sammarchesi divenir polentofagi!

Ghiri
Ghiri

Ne' boschi di S. Marco evvi molta caccia di volatili, e di quadrupedi; ma io dirò solo de' ghiri. Di questi quadrupedi se ne prendono assai nel concavo degli alberi, dove in tutto il verno dormono. Plinio (Nota) riferisce che le Leggi Romane vietavano che non si dovessero mangiar nelle cene i ghiri. Per verità nel vedersi tali animali, fa schivo la lor figura: ma mangiandosi, sono di un gusto delicatissimo, superiore a qualunque altro animale.
Or perché i ghiri sono letargici nell'invernal stagione? Nonlet (Nota) pensa, che l'immediata cagione di questo singolar fenomeno sia la nulla o poca traspirazione insensibile di tali animali. Dice questo insigne Fisico sperimentatore, che il ghiro, perché nello stato letargico fa pochissima dissipazione della sua sostanza, perciò può per molto tempo durarvi senza cibo. Ma qui non si cerca sapere come i ghiri durano per molto tempo nello stato letargico: si vuol sapere solo il perché tali animali intorpidiscono nel verno.
Il Signor Buffon (Nota) ascrive l'intorpidimento de' ghiri al raffreddamento del sangue. Io dimostrerò nel Tomo terzo che questa spiegazione Buffoniana non è d'accordo co' fatti. Lo Spallanzani (Nota) poi è d'avviso, che l'accennato intorpidimento derivi dall'agghiacciamento de' solidi. Nello stesso Tomo io confesso, che ho per questa opinione una forte inclinazione; ma nulla decido, perché sono un ignorante.

Un ghiro
Un ghiro
Signor Dottore, che ti formalizzi di me, e che tutto sai, fuorché quello, che sapeva Socrate, dimmi: perché il tuo braccio ed il tuo piede obbediscono alla tua volontà, e perché il tuo fegato poi non la obbedisce? Come si forma il pensiero nel tuo povero intelletto, e questo fanciullo nell'utero di questa donna? Ti do del tempo per rispondermi. Le anime albergano esse negli animaletti seminali, oppure vanno ad abitare nelle trombe Falloppiane, o la lor dimora è nel corpo calloso? I tuoi pari hanno scritto dieci mila volumi su questo articolo.
Il canale della Fajarama con, sullo sfondo, il convento di San Matteo
Il canale della Fajarama con, sullo sfondo, il convento di San Matteo
Come lo spirito, e il corpo, sostanze diverse possono essi unirsi, ed avviticchiarsi l'uno all'altro, ed aver tra loro una vera e reciproca corrispondenza di azioni, e passioni? Potrei farti un Tomo in folio di quistioni, alle quali tu non dovrai rispondere che con quattro parole: non ne so niente.
Leggitori, il sapere la vera ragione dell'intorpidimento dei ghiri giova egli all'uomo? No. Ma il sapere l'arte di prepararli, e condirli, onde rendergli un grato e piacevol boccone, è a noi utile? Si. Dunque disprezzate il penoso ed inutile studio delle cagioni delle cose, e studiate nel Cuoco Galante (NOTA) come i ghiri si preparano, e si condiscono, come si cuocono al forno, come si arrostono, come si friggono, come si fanno in fricassea e come alla rete.

Pranzo durante la raccolta delle olive
Pranzo durante la raccolta delle olive
Qua la coltura degli ulivi è poca cosa: ma da poco in qua pare, che questa preziosa pianta cominci a fissare l'attenzione di taluni benestanti: diffatti nelle falde delle montagne meridionali, e propriamente presso al Calvaruso, si veggon vasti poderi di ulivastri innestati, e di piantazioni novelle.
Trasporto dell'uva
Trasporto dell'uva
La valle, in cui è collocato S. Marco, è da tutte le parti coperta di vigneti. Vi sono pure molte vigne nella Valle di Vituro; e molte vigne sonosi novellamente piantate al Calvaruso, e nel bosco Cesinato.
Non ostante tanta copia di vigne, il vino non basta alla popolazione.
Gli abitanti di S. Marco soglion vendemmiare, precise nelle vigne di Stignano situate al Sud, allorché l'uva è ancora acerba. Ma quantunque il vino estratto da tale uva sia piccolo, e scarico di colore, esso però è nocevole alla salute; perché produce de' grandissimi danni anche negli esercitati e nerboruti corpi contadineschi.
Vendemmia
Vendemmia
Diffatti egli è comprovato colle fisiche verità della Medicina, e colla sperienza di tutt'i secoli, che i vini, ne' quali predomina una soverchia ed aspra acidità, sono nemici dello stomaco, e di tutto quanto il genere nervoso: che rendono troppo densa e tenace la massa de' fluidi: e che di qui vengono i dolori colici, i calcoli, la carie de' denti, la malagevolezza dell'orinare, le contumaci paralisie, e tutta quella restante razza di infermità originate da una austera acrimonia.
Anzi è opinione dello Wan Swieten, e del Cavalier Linneo (Nota), che si debbano ascrivere unicamente all'uso di bere strabocchevole quantità di vino fatto d'uva troppo acerba quelle tormentose e deformi contratture de' ligamenti, che formano l'articolazioni delle ossa, e che sono familiari agli abitanti dell'Austria. Dovrebbe dunque il Governo di S. Marco proibire con pene pecuniarie un uso cotanto nocevole, e dovrebbe ordinare, che si vendemmiasse, allorché l'uva è stagionata, e matura.

Imbocco della valle di Vituro, per la quale passava una mulattiera che portava alla pianura.
Imbocco della valle di Vituro, per la quale passava una mulattiera che portava alla pianura.
Laboriosi assai ed industriosi sono i Sammarchesi. Essi proveggon di neve non pur tutte le Città, e tutte le Terre del Gargano, e della Daunia, ma eziandio Barletta, e Trani, città della Peucezia. Fassi anche da S. Marco una grandissima estrazione di carbone, di legname per gli ordigni delle masserie apule, e di cerchi per le botti. Finalmente coltivano in grande grano, granodindia, fagiuoli, ed altri legumi, che fuori del paese estraggono.
Peccato che S. Marco sia il paese degli omicidj, e degl'inquisiti, i quali fanno la leggiera arte di fare buttare la povera gente di faccia a terra, e di assassinarla. Evvi però qua una lodevolissima costumanza. Siccome esce in campagna una comitiva di assassini, così vien tosto distrutta dai bravi galantuomini, che Mezzicappelli qui appellansi.
Quivi si fanno le carte da giuoco, e tutti, i contadini eziandio, sono qui giuocatori di carte. E di qua derivano quei tanti mali politici e morali, che questo bel paese rovinano, e desolano.
Il pancotto, un piatto tipico di San Marco in Lamis
Il pancotto, un piatto tipico di San Marco in Lamis
Quanto è vero ed istruttivo l'epitaffio Per un assassino, e un giuocatore del Signor Gherardo de' Rossi! (Nota)

Giaccion qui un assassino, e un giuocatore;
Decidi, o passeggiero,
Tra' due chi fu il peggiore.

S. Marco è nel Gargano il paese della bellezza. Io vi ho veduto delle donne belle come l'amore, e leggiadre come le grazie. Anche le contadinelle sono vezzose e belle. In molte il colorito è misto di gigli, e di rose.
Un Poeta direbbe, che tutte le contadine di S. Marco premon l'erbe con l'ignudo candido piede, che colla man di neve spremono il latte, che col loro fiato olezzante t'imbalsamo, se loro ti accosti. Ma io che non voglio schernir così la povera gente, dico che non pur nelle campagne di S. Marco, ma eziandio in quelle di tutti gli altri paesi Garganici, non si veggon che donne cenciosamente vestite prementi l'erba ed il terreno con sucidi callosi piedi; che ti scorticano colla loro ruvida pelle, se mai ti toccan le mani; e che t'ammorbano il naso coll'ingrato odore d'aglio e cipolla, cento passi lontano.

Veduta invernale della valle dello Starale, dove si trova S. Marco in Lamis. La strada (attuale S.S. 272) fu costruita negli anni '20 del '900.
Veduta invernale della valle dello Starale, dove si trova S. Marco in Lamis. La strada (attuale S.S. 272) fu costruita negli anni '20 del '900.
Tre sono le principali strade esterne di questa Terra. La prima al Sud, che guida a Foggia; la seconda all'Ovest, che guida a Stignano; e la terza all'Est, che guida a S. Matteo. Niente dirò della prima; perché da S. Marco sino al principio della Valle di Vituro ella non è punto disagevole. Dirò solo delle altre due, le quali essendo in pessimo stato, sono pericolose assai e pe' viandanti, e per le vetture cariche.
Adunque da S. Marco sino a Stignano del continuo si scende. La strada, che oggigiorno si calca, è fabbricata alla falda dell'eccelsa ed aspra montagna esposta al Sud. Essa ha delle serpentine direzioni; giacché ne' piani inclinati tali direzioni sfuggir non si possono. In parecchi tratti ha delle ripide e sdrucciolevoli discese, ed in parecchi altri è affatto orizzontale.
Imbocco della valle di Vituro. Si nota il vecchio sentiero che era percorso giornalmente da coloro che si recavano a Foggia o, comunque, nel Tavoliere.
Imbocco della valle di Vituro. Si nota il vecchio sentiero che era percorso giornalmente da coloro che si recavano a Foggia o, comunque, nel Tavoliere.
Essendo il canale di questa profonda valle da due lunghe ed erte montagne contenuto, perciò il profondissimo dirupo alla sinistra fa veramente del raccapriccio in certi luoghi, ne' quali formar dovrebbonsi de' ripari. In certi siti essendo essa fatta in terreno argilloso, è perciò di poca durata. Imperciocché, essendo tagliato verticalmente il piano inclinato, manca perciò l'appoggio, ed il puntello al soprastante terreno, il quale spinto dalla gravità relativa, impegnasi del continuo a calare. Diffatti cala, e ricuopre la strada, appena superata la coerenza, che ha coll'altro terreno soprappostoli.
Vecchia abitazione all'imbocco della valle di Vituro, venendo da S. Marco in Lamis. E' ancora abitata.
Vecchia abitazione all'imbocco della valle di Vituro, venendo da S. Marco in Lamis. E' ancora abitata.
Ad un tal male rimediar potrebbesi con de' muri; giacché solo i muri resister possono al peso verticale. E cedendo i muri, dovrebbonsi tosto o risarcire, o ricostruire. La strada in detti siti argillosi è stretta assai, e ristretta l'hanno i possessori delle vigne con riportar le siepi a costo alla selciata. Essendo tali siepi d'impedimento, d'incomodo, e di pericolo, ordinar dovrebbesi, che i possessori delle vigne le tagliassero e le ripulissero. Preceda al privato il pubblico vantaggio.
Veduta del convento di San Matteo. La foto è anteriore al 1927, anno del rifacimento della facciata, che presenta l'aspetto attuale.
Veduta del convento di San Matteo. La foto è anteriore al 1927, anno del rifacimento della facciata, che presenta l'aspetto attuale.
La strada poi, che dall'abitato guida a S. Matteo, dividesi in due, le quali vanno finalmente ad unirsi in quel punto, dove termina il castagneto. La strada a destra è impraticabile nel verno; perché il suolo vi è argilloso, saponaceo, sdrucciolevole. Questa dunque si calca solo nella state, rendendosi allora l'argilla pel calorico del Sole forte, tenace, compatta. La strada a sinistra poi si calca d'inverno; ma essa ritrovasi in pessimo stato sì per mancanza di risarcimento, e sì ancora perch'è stata malamente fatta.
Essendo questa strada sinistra in un suolo piano, e pianeggiante, potrebbe certamente costruirvisi un'ottima strada. Primamente, le strade nelle pianure sono di gran lunga permanenti. Imperciocché essendo la materia diretta ad un quasi perfetto perpendicolo al centro della Terra, stabile è il terreno delle pianure, e quindi stabile anche la base delle strade. Secondamente nelle pianure non ci ha soprastante materia, che le strade ricoprir possa.
Vista panoramica della valle dello Starale. Si notano molto bene la strada del fondovalle e, a sinistra, la cosiddetta 'strada panoramica'.
Vista panoramica della valle dello Starale. Si notano molto bene la strada del fondovalle e, a sinistra, la cosiddetta 'strada panoramica'.
Finalmente in tai luoghi le strade sono della minor spesa possibile. Or in questa strada sinistra vi hanno de' tratti pietrosi, e de' tratti argillosi. I primi non debbono che spianarsi, e negli altri vuoi costruirsi la strada nel seguente modo.
I. Si faccia la strada di grossi sassi ben commessi: questi sassi sieno quadrati, e non a punta di diamanti; giacché essendo tali, devono necessariamente avvallare ogni volta che il peso gli graviti sopra: e si piantino sul terreno dopo che è bene assodato.
II. Si ricuoprano di arena i sassi. Serve l'arena a riempire i vuoti, che restano tra sasso e sasso, quando sieno a secco; e se sono in calcina, serve a mantener fresca la medesima, e ripara al dilavamento delle acque.
III. Si ricuopra il tutto di ghiaja, o renone, e si calchi per assodarvelo.
IV. Dall'una, e dall'altra parte si pianti una pedana, ossia marciapiede. I marciapiedi sono utili e necessarj. Primamente, essendovi i marciapiedi, i pedoni passando sopra di essi, risparmiano la strada; il che la rende più durevole. E secondamente, giovano ai pedoni, allorché vi stagnano le acque.
V. Finalmente facciasi la strada dall'entrata di Primavera sino a tutto Ottobre.
Il fondovalle dello Starale dove si trova San Marco in Lamis. La strada vi fu costruita negli anni '20 del '900
Il fondovalle dello Starale dove si trova San Marco in Lamis. La strada vi fu costruita negli anni '20 del '900
Si farà ella la strada sul cominciar del verno? Ella si guasterà prima che sia terminata. Imperciocché S. Marco in Lamis è nel Gargano il paese della neve, e de' diacci. Or il diaccio un celere guasto darà certamente alla novella strada. Diffatti ne fanno sapere i Fisici, che nell'atto che l'acqua si congela, il suo volume si dilata considerabilmente: che quindi l'acqua ridotta in diaccio occupa maggior volume dell'acqua fluida: e che la forza espansiva del diaccio equivale a quella di 27720 libbre. E quindi s'intende perché le caraffe di vetro piene d'acqua, ed otturate, sogliono tutte crepolarsi quante volte l'acqua vi si addiaccia al di dentro. Quindi s'intende ancora il celebre esperimento di Hugenio, il quale avendo ripiena d'acqua una canna d'archibuso, serrata poscia col mezzo d'una salda vite, e con piombo fuso sovrapposto; ed avendola esposta al freddo d'un'asprissima notte d'inverno, ritrovò essere stato sì violento l'impeto, onde l'acqua si dilatò convertendosi in ghiaccio, che la canna ne fu infranta notabilmente con uno scoppio sensibilissimo. Quindi finalmente s'intende perché il tronco degli alberi si spezza, e si divide con istrepito quando il succhio si gela; e perché si fendono le pietre al momento, che l'acqua, di cui esse sono impregnate, passa allo stato di ghiaccio.
Vecchia veduta del piazzale antistante il convento di san Matteo
Vecchia veduta del piazzale antistante il convento di san Matteo
Poste tali verità fisiche, e poste tali decisive esperienze, io ripeto, che se la strada, di cui favellasi, si farà nel verno, essa tosto guasterassi. In quella stagione i sassi, e tutti gli altri materiali della strada, sono certamente di acqua impregnati. Quindi esposti essi allora ad una freddissima temperatura, l'acqua, che interposta ritrovasi nella loro sostanza, si congelerà, cioè si espanderà; essi si fenderanno, e la strada guasterassi. Facciasi dunque col detto metodo la strada nell'ultimo tratto, e questo siccome oggi è pericoloso pe' viatori, allora sarà il più sicuro alla vita dell'uomo.
Questa strada non essendo rotabile, non può certamente esser consumata dall'atrito delle ruote. Essa dunque può esser consumata e dalle acque, e dal calpestio degli uomini, e delle bestie. Quindi cominciando a guastarsi, si faccian subito gli occorrenti risarcimenti. Ma quivi prima si aspetta, che le strade divengano impraticabili, e poi fannosi i risarcimenti. Questa è una spensieratezza lesiva dell'interesse del Pubblico. I risarcimenti sono tanto men dispendiosi, quanto più sono solleciti; e sono tanto più costosi, quanto più si ritarda a farli. Una buca di mezzo braccio, che oggi si risarcisce con un tari, domani sarà forse di due braccia per la scioltura, ed in conseguenza di quadruplo importare. Facciansi dunque i risarcimenti, subito che il bisogno se ne scuopra. L'indugiare a fargli porta sempre aumento di spesa.
Veduta della valle di Stignano nel tratto San Marco in Lamis-S. Severo.
Veduta della valle di Stignano nel tratto San Marco in Lamis-S. Severo.
Dal punto della convergenza delle due descritte strade si va a S. Matteo per una sola strada. Or in detto punto evvi un piano quasi perfetto, dove le acque piovano stagnando per mancanza di scolo, la strada riesce assai incomoda per gli uomini, e per le bestie. Dovrebbe dunque farsi in tal luogo una selciata forte ben collegata, ed a schiena.
Dal termine del detto piano sino alla radice del colle, su cui giace il Convento di S. Matteo, vi hanno de' tratti di Strada, che pel commodo de' passeggieri vorrebbon esser risarciti. Dalla radice del colle poi sino al Convento evvi una breve, ma ripida erta. Le vetture cariche la sormontano a gravi stenti, e gli uomini tardamente, e sempre prendendo fiato.
Gli Astronomi portano la Filosofia spasseggiando per la Via Lattea del cielo; io la porto peregrinando per le pericolose vie del Gargano. A me sembra, che la peregrinazione garganica sia più utile dello spasseggio celeste. La peregrinazione ha per oggetto la sicurezza e l'agio de' viandanti, ed il facile trasporto delle derrate, e l'accrescimento del commercio. Ma qual è l'oggetto dello spasseggio? Non si deve occupar la Filosofia tanto lontano da noi.

Hai mai visto gli ex voto di san Matteo? Conosci Giovanni Gelsomino?