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Torri. Difesa o affari? La pirateria nel Mar Mediterraneo ha trovato sempre terreno fertile. Fenici e Greci la praticavano regolarmente. Roma, sotto Silla, dovette mandare una potente flotta agli ordini di Pompeo per infliggere un duro colpo ai pirati che vennero sconfitti momentaneamente. Gli stessi Vandali, dopo aver saccheggiato Roma nel 455 d.C., occuparono la Sicilia e di qui iniziarono una lunga serie di scorrerie in tutto il Mediterraneo. Il periodo peggiore delle devastazioni dei pirati fu, comunque, l'arco di tempo che va dagli inizi dell'800 sino alla fine del 1.700 d.C. L'idea di costruire in modo sistematico una difesa contro i pirati, che non sia più affidata ai singoli privati, ma allo Stato, comincia ad affermarsi nella prima metà del 1.500 d.C. quando gli attacchi cominciano a diventare insostenibili. Torri c'erano sempre state, ma non in una visione di difesa globale e integrata di tutta la penisola. Per tutto il 1.500 d.C. si costruirono, dunque, torri in tutta la penisola con accordi tra i governi dei diversi stati. Solo nel regno di Napoli ne vennero costruite 339. Il sistema di difesa basato sulle torri non scoraggiò le grandi incursioni, ma limitò le piccole. C'è chi sostiene, però, che le torri costituivano certamente una difesa contro i nemici, ma la loro costruzione, il cui costo era a carico delle collettività, fu anche uno dei più grossi affari dell'epoca, con diffusi casi di corruzione e malaffare (utilizzo di materiali di pessima qualità, modifiche dei progetti al ribasso, ecc.).
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