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La Valle, Numero unico, Settembre 1971
La sporcizia avanza
La Difesa è … indifesa
di Luigi De Angelis
Inciviltà e noncuranza alla base della rovina della nostra difesa comunale - Cosa si aspetta a provvedere?
Che la nostra Difesa comunale versasse in uno stato penoso, lo sapevamo prima di affrontare questo argomento, ma che tale stato si sarebbe mostrato addirittura gravissimo non ce lo aspettavamo.
Purtroppo è così: la nostra Difesa versa in uno stato difficile, penoso, anzi catastrofico.
Molto spesso si parla senza cognizione di causa e, proprio per evitare confutazioni, siamo ricorsi alla documentazione fotografica per dare una pur minima idea dello sfacelo che attanaglia questi nostri boschi secolari.
Tempo fa, la nostra Difesa costituiva motivo di vanto per tutti noi sammarchesi.
Proprio essa fece sì che la misera frazione di Borgo Celano diventasse un Centro residenziale estivo di primaria importanza nell’ambito della Capitanata.
Ma oggi, in quali condizioni versa la nostra Difesa?
Lo spettacolo che si presenta a chi ha la sventura di recarvisi per prendere una boccata d’aria, è deprimente. A guardarsi intorno si rimane senza fiato: sembra sia stata combattuta una cruenta battaglia i cui resti sono ancora lì, intatti, a testimoniare, quasi l’impegno profuso in una lotta tra la sporcizia e il luridume contro l’inerme verde della Difesa che (forse è un tiro mancino della sorte) oggi come oggi, è indifesa nel modo più assoluto.
A voler elencare gli oggetti sparsi qua e là nei nostri boschi non basterebbero cento colonne di questo foglietto; dalla fradicia fetta di “mellone” al piatto di plastica ancora sporco, dalle bottiglie vuote di ogni dimensione alla vecchia pantofola, dalla carta igienica ai pannolini per bambini e … per grandi.
E questo non è tutto.
Le varie località più accessibili che colpivano il visitatore per il verde, ora sono diventate, dato il continuo via vai delle macchine, immense distese di polvere solcate da mille carreggiate. L’uomo sta distruggendo questo immenso patrimonio.
Hanno iniziato quest’opera di distruzione i nostri amministratori permettendo di usare “l’orto della Menta” come deposito di brecciolina quando si costruì la strada per Cagnano Varano.
La mancanza di sensibilità di costoro è notoria: non hanno nemmeno pensato che certi posti erano autentici paradisi da salvaguardare. Ha continuato l’opera di distruzione il boom di un certo “turismo da pic-nic”.
In certi periodi dell’anno migliaia di macchine ricolme di generi e derrate alimentari si riversano tra gli alberi secolari, alla ricerca di un bel posto ..., all’ombra.
Dopo aver pranzato e fatta la pennichella, ripartono lasciando tutto ciò che è ingombrante e superfluo.
Così quando nello stesso posto il giorno dopo approda una altra comitiva trovandolo sporco, si addentra alla ricerca di un altro luogo pulito … da poter sporcare. La storia da tempo si ripete: il “turista” dalle zone che costeggiano la strada si sposta sempre più verso l’interno a detrimento dell’igiene e del decoro di questi boschi. Inesorabilmente questa massa di sporcizia avanza cosicché tra qualche anno, se non si corre immediatamente ai ripari, la nostra Difesa diverrà un immenso letamaio.
Va fatta a questo punto una giusta considerazione di ordine generale: è mai possibile che la rovina di questo ricco patrimonio debba passare così inosservata? Non è giusto, se si pensa che in altri paesi della Capitanata, in occasione di affluenza di forestieri le autorità chiudono l’accesso ai giardini pubblici per salvaguardare poche aiuole e qualche fazzoletto di verde.
Ove poi si venga a fare un certo discorso sulla valorizzazione delle nostre contrade per incrementare il turismo, siamo costretti a dire no alla valorizzazione, no al turismo, se valorizzazione e turismo comportano il sacrificio totale del nostro patrimonio forestale. Ovviamente tale discorso va fatto a coloro che vogliono incrementare il turismo senza pensare alle infrastrutture per mantenere il più possibile intatto questo paradiso naturale. E’ necessario che questo “turismo da pic-nic” venga considerato più attentamente dagli amministratori perché essi possano allo stesso tempo venire incontro alle esigenze dei gitanti e ovviare ai danni che finora sono derivati da queste gite.
Tanto per cominciare si potrebbero dislocare cartelli bene in vista nei punti più frequentati per invitare a non sporcare e a non distruggere il Verde e ricordare con essi l’esistenza di norme disciplinari a tale riguardo. Tali cartelli non sono la chiave di volta del problema, ma è certo che farebbero almeno riflettere il possibile trasgressore.
I posti più frequentati è giusto che vengano forniti di bidoni e di cestini per i vari rifiuti: basterebbe girare una o due volte la settimana col camion della N. U. per svuotare tali recipienti.
Per quanto riguarda le macchine, si potrebbero spianare in vari luoghi aree di parcheggio; e per fare in modo che ciò contrasti il meno possibile con l’ambiente naturale, tali aree potrebbero essere lastricate con blocchi di lava simili a quelli che un tempo lastricavamo il nostro Corso Matteotti.
Le macchine dovrebbero entrare il meno possibile nelle viscere della foresta.
Tutti questi provvedimenti nom possono prescindere dal problema meno trascurabile e più trascurato: quello della vigilanza.
Come è noto, i guardaboschi assunti nel periodo estivo sono sei. La loro vigilanza durante le 24 ore è divisa in tre turni di otto ore ciascuno, e per ogni turno il servizio viene svoito da due di essi.
La grande estensione dei nostri boschi rende praticamente nulla una vigilanza affidata a due sole persone e per di più esse non possono muoversi che a piedi.
In tali condizioni è indispensabile che, per assicurare un minimo di vigilanza efficiente, bisogna per lo meno raddoppiare ii numero dei guardaboschi, ed equipaggiarli di un mezzo di locomozione pratico e veloce, e di binocolo, e fare in modo che sia loro conferita facoltà di comminare multe.
Azzardiamo l’ipotesi che, se fossero stati presi questi ultimi provvedimenti a tempo opportuno, il patrimonio boschivo della nostra Difesa sarebbe stato meno deturpato dal luridume e dai recenti incendi e centinaia di piante non sarebbero a quest’ora irrimediabilmente perdute.
La conservazione del nostro patrimonio boschivo è un problema che riguarda tutti noi sammarchesi, ma l’azione immediata dipende quasi esclusivamente dalle autorità locali.
Altri Comuni della nostra provincia hanno preso provvedimenti per risolvere i loro problemi di salvaguardia della natura: noi saremo sempre gli ultimi?