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Le cave
L'estrazione di materiali rocciosi dalle cave ha sempre interessato i governanti in ogni luogo ed ogni tempo. Le pietre, nel passato, hanno costituito la base per qualsiasi attività edilizia, da quella pubblica a quella privata. Basti pensare ai palazzi, ai templi, alle strade. Avere a disposizione materiali da costruzione di buona qualità, facili da estrarre e comodi da trasportare, era l'ideale. Probabilmente la questione dei trasporti è stata sempre una delle più complicate da risolvere. Poter estrarre pietre dagli scogli e dalle coste rocciose risolveva questo problema in maniera egregia. Non sempre però gli scogli offrivano prodotti di pregio. Materiali da costruzione venivano estratti da molte isole e coste che ora rientrano nelle aree marine protette. Cave aperte sulle coste sono visibili, per esempio, anche a Ventotene, a Plemmirio e a Capo Carbonara. Favignana rappresenta un caso particolare per la qualità del tufo estratto e per le caratteristiche dei blocchi finali.
Le pietre o rocce Sono date da un aggregato di minerali di natura diversa. Esse si distinguono in: rocce eruttive che originano dal consolidamento del magma che fuoriesce dai vulcani; rocce sedimentarie che derivano invece dal deposito, nell'arco di ere geologiche, di materiali di origine diversa (chimica, organica, clastica, cioè da materiali portati da acqua e vento in luoghi lontani da quelli di origine); rocce metamorfiche che derivano per trasformazione da altre rocce, in seguito a processi chimico-fisici.

Le cave di Favignana
Sono famose per l'estrazione del tufo conchigliare che si è formato nel corso delle ere geologiche, con la sommersione e l'emersione ciclica delle terre. Le cave erano attive già in tempi molto antichi, ma il boom si ebbe a partire dal 1700, grazie alla facilità di trasporto via mare che riduceva i costi,  alla squadratura del materiale e sua riduzione alle dimensioni desiderate sul posto di produzione. Per questi motivi il tufo di Favignana veniva esportato anche a Trapani, a Tunisi e in numerose città. L'attività perse importanza subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando si diffuse su larga scala il cemento armato e il trasporto per mare venne sostituito da quello per terra, molto più veloce.
La forma di lavoro più diffusa era il cottimo. I lavoratori, dopo aver tolto il cappellaccio, la superficie esterna indurita, prelevavano il tufo scendendo verso il basso perché il materiale più pregiato si trovava a profonditù più elevate e, in tal modo, si poteva sfruttare meglio il terreno preso in concessione. Nei terreni vicini al mare, anziché eliminare il cappellaccio, operazione molto dispendiosa, l'estrazione avveniva lateralmente, raggiungendo le vene migliori in modo più semplice. Gli scivoli posti sugli scogli portavano i conci estratti direttamente sulle barche da trasporto.

I giardini ipogei di Favignana
Nei vuoti lasciati dalla estrazione del tufo, e quindi sotto il livello del piano di campagna, sono venuti a crearsi degli spazi che hanno trovato sull'isola un utilizzo veramente singolare. In questi spazi, al riparo dei venti, sono stati realizzati i cosiddetti giardini ipogei, dove trovano spazio alberi ornamentali e alberi da frutto.
Essi hanno determinato un paesaggio molto caratteristico, riarso dal sole e povero di vegetazione in superficie, verde e ombroso nelle cave esaurite.

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