https://ytali.com/2016/02/09/quella-storia-dei-ladri-che-sciascia-non-pote-leggere/ del 6 febbraio 2016 di Giorgio
Frasca Polara
Perché nel 1869, con un aggiornamento tre anni dopo a Unità d’Italia compiuta, Felice Borri, “libraio-editore in Torino”, diede alle stampe una Storia Dei Ladri Nel Regno D’Italia. Anonimo l’autore, che di certo avea a gran dispitto non solo i Savoia ma anche Garibaldi, e che rimpiangeva non solo il granducato di Toscana ma persino i Borboni. Insomma, avete capito: il libro - anzi il libello, come dissero inorriditi nei palazzi del nuovo potere sabaudo - citava “fatti, cifre, documenti” dei ladrocini e delle corruzioni del tempo in cui si faceva l’Italia o s’era appena fatta.
Nelle centosettantasei pagina del libro, non c’era che da scegliere tra “l’uso fraudolento di biglietti di ferrovia appartenenti a deputati”, e “il processo alla Camera contro l’ex ministro Bastogi” (poi "destituito" anche da deputato per lo scandalo delle Ferrovie Meridionali, ndr), tra “i manchi di cassa ammessi dal ministro delle Finanze Quintino Sella” e persino “il furto della bandiera nazionale in Torino, nel palazzo del Re”, e via elencando minuziosamente furti e nequizie d’ogni genere: corruzioni e concussioni, tangenti o “commissioni”, come le avrebbe ipocritamente definite tanto più tardi un cavaliere fortunatamente disarcionato.
Fatto sta che una delle cinquanta copie, esattamente quella che reca il numero diciotto, viene ritrovata intatta su una bancarella in piazza Fontanella Borghese - un topos per il bibliofili romani - da Giovanni Ventucci, altro libraio-editore, ma stavolta a Genzano, sui Castelli. E, zàcchete, nel 1993 Ventucci ri-stampa l’anastatica fatta fare da Guido Carli “non potendo prestare, ai tanti che ne fanno richiesta al banco della mia libreria, la sua unica e forse sola copia rimasta”.
Ora attenzione alle date. Carli commissiona le sue cinquanta copie nel ’66, in epoca di grandi ruberie e di scandali clamorosi. Per esempio proprio nel luglio di quell’anno era esploso quello della enorme frana di Agrigento, città massacrata dai costruttori ammanigliati con uno dei peggiori gruppi di potere della Dc, con la magistratura, con tutti gli altri centri di potere non solo locali. Il governatore aveva insomma prove o sospetti gravi e motivati. E Ventucci lo imita quasi trent’anni dopo - con un naso per gli affari pari a quello del suo antico collega torinese - quando il turbine di Tangentopoli è appena esploso, e quasi a dire: nulla di nuovo sotto il cielo d’Italia. E tutto e di più sarà alle viste, da allora e sino a oggi.
P.S. Mi resta un rammarico: che questa storia non sia stata conosciuta per tempo da Leonardo Sciascia. Pensate che cosa non avrebbe potuto raccontarci/inventarci/ricamarci sopra il volterriano scrittore siciliano troppo presto scomparso, su quella diciottesima copia della “Storia dei ladri”. Copia di cui l’anonimo destinatario si era voluto frettolosamente disfare.
Giorgio Frasca Polara
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