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Carlo Cattaneo
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12 aprile 2020
È stata una Caporetto, dice all’HuffPost Aldo Cazzullo, editorialista del Corriere della Sera e autore di diversi libri sulla storia d’Italia.
Aldo, se come dici è una Caporetto, allora si tratta di una disfatta?
Tutto il Paese non è stato all’altezza. Non c’è un virologo che abbia detto la stessa cosa di un altro. La classe dirigente ha mostrato la sua mediocrità. Qualche giorno fa ho ricevuto una lettera da parte di un lettore: Basta principianti in politica. L’ho incorniciata. Lo considero un segnale incoraggiante.
Ti fermo. Adesso però si parla solo di Vittorio Colao, manager di successo che guida la task force per la ripartenza del Paese. E’ il nuovo Salvatore della Patria?
Conosco bene Colao, è una persona di grande valore, è una ottima idea coinvolgerla.
Però siamo alla terza cabina di regia in pochi giorni.
Era necessaria un’altra task force? Non pensi si rischi di alimentare confusione e di non concludere un granché?
Spero che non faccia la fine di Passera e Andrea Guerra: grandi manager macinati dalla burocrazia dalla politica.
Ma così la politica non è stata commissariata?
Semmai può essere aiutata. Ne ha bisogno: il livello dei ministri di questo governo è, con rare eccezioni, bassissimo.
A proposito di classe dirigente, hai scritto un editoriale dal titolo: Non basta stare a casa. Qui invece l’unica certezza è che dovremo stare fino al 3 maggio. Per il resto si naviga a vista. O no?
Stare a casa è giusto perché i numeri sono troppo alti. Però qui restiamo a casa senza concludere niente. La fase successiva va preparata. Le cose da fare non sono facili, però sono ineludibili: uno screening di massa, con un test rapido che potrebbe essere la ricerca degli anticorpi; un’App che consenta di tracciare i positivi; misure per proteggere gli anziani; e poi, ma soltanto dopo, la ripartenza della produzione, garantendo la sicurezza dei lavoratori. Abbiamo tre settimane di tempo. Non sono cose che si fanno in due giorni, ma vanno programmate. Ecco, questa preparazione non la vedo.
Se non vedi questa preparazione cosa scorgi?
Sono rimasto colpito dalla storia del direttore di Focus, Raffaele Leone. Da Milano si è dovuto spostare in provincia di Pavia, circa 81 chilometri, per fare i test sierologici in un paese dove c’è un sindaco che assieme a un medico, contro le disposizioni della Regione, autorizza questo tipo di esame. Ma non finisce qui. La Regione ha vietato però di refertare le analisi sul territorio lombardo e così il sindaco manda le provette in Liguria.
Nel frattempo che si consuma questa cervellotica giostra la Germania fa quasi centomila tamponi al giorno. Ci rendiamo conto?
Tu, Aldo, curi la rubrica delle lettere del quotidiano di via Solferino che può essere un piccolo campione del mondo reale. In questi giorni di serrata totale quanti sono gli arrabbiati che ti scrivono?
Le lettere sono triplicate. Prima del Covid-19 ricevevamo 300 tra lettere e messaggi al giorno, adesso sono quasi un migliaio. Va da sé che si scrive una lettera per lamentarsi.
In questi giorni si recrimina per essere costretti alla clausura. Ripeto, giusto stare a casa, ma c’è la sensazione di inutilità. E poi c’è anche l’impotenza e l’angoscia di chi non ha denaro. Si sente ancor più la differenza sociale tra chi ha una bella casa e chi no. E c’è un’altra dolorosa differenza che emerge: tra chi ha in casa i libri, e soprattutto ha l’abitudine di leggere, e magari ha anche Sky e Netflix e chi prima passava il tempo con i Gratta e vinci e a parlare di calcio, e adesso avverte un senso di vuoto. Una differenza che solo in parte coincide con la differenza sociale. Non è detto che le librerie piene zeppe di tomi siano nelle mega ville. Molte persone ricche non hanno cultura e non gliene importa nulla, e tante persone colte sono povere, non tanto di soldi che vanno e vengono, quanto di opportunità. Tuttavia hanno gli strumenti culturali, leggono, ascoltano musica. Seppur in pochi metri quadrati.
Ci sarà pure chi si lamenta del fatto di non avere ricevuto un euro? La cassa integrazione o il bonus di 600 euro destinato agli autonomi sono stati annunciati ma nessuno li ha ancora visti.
Adesso è stato preso di mira dai lettori il delirante piano del Pd di tassare i contribuenti onesti. Pensare che uno che guadagna 80 mila euro lordi sia un ricco te la dice lunga sul ritardo culturale di questo partito. In questo momento gli italiani hanno semmai bisogno di un taglio netto delle tasse. Trovo interessante l’invito dell’amministratore di Banca Intesa, Carlo Messina, a far rientrare i grandi capitali dall’estero. Bisognerebbe scrivere una legge di una riga: gli italiani non possono prendere la residenza a Montecarlo. Da noi non solo i grandi capitalisti ma pure i tennisti, appena vincono qualche torneo, si portano nel Principato. Ma come si fa? Queste dovrebbero essere le battaglia della sinistra in Italia. E’ un errore grave la mentalità punitiva nei confronti del ceto medio.
Ogni qualvolta c’è una crisi economica si torna a parlare di patrimoniale.
Non serve a niente, la pagherebbe, appunto, solo il ceto medio. Non chi possiede il grattacielo, ma chi con i risparmi si è comprato il garage.
Cosa non ha funzionato in questo primo mese di quarantena?
Il bilancio è molto negativo. Unica nota positiva: siamo riusciti a proteggere l’area del Paese più vulnerabile dal punto di vista sanitario, il Mezzogiorno.
A tuo avviso, quali sono stati gli errori macroscopici?
Non proteggere medici e infermieri, lasciare che gli ospedali diventassero focolai, non fare della Val Seriana una zona rossa.
Perché si sono commessi?
Non ha funzionato il rapporto tra Stato e Regione. A questo poi si aggiunge la mediocrità della classe dirigente.
A chi ti riferisce?
Prendiamo Attilio Fontana, il governatore della Lombardia: impone a tutti la mascherina, quando non ci sono mascherine per tutti.
Butti dalla torre Fontana. Qualcuno si sarà salvato?
Supera la prova Luca Zaia che ha scelto la strada giusta: tanti tamponi, non a tappeto, ma mirati. Pur essendo una zona molta abitata, molto dinamica, il Veneto è stato in grado non solo di affrontare l’emergenza ma anche di ripartire.
Sopra tutti c’è Giuseppe Conte. Qual è il tuo giudizio sull’avvocato del popolo?
Conte è una persona abile, intelligente. È stato sottovalutato all’inizio, il fatto di non essere stato considerato è diventato la sua forza. Però non è un leader; è un mediatore.
E’ stato assai criticato perché ha inanellato undici conferenza stampa ma ancora oggi nessun provvedimento del governo è operativo. Per di più è stato preso di mira in queste ore per avere attaccato l’opposizione in diretta tv.
Venerdì ha avuto una caduta stile. L’uscita del presidente del Consiglio ha dato a Salvini una centralità che aveva perduto. In questa fase il leader della Lega non ha certo brillato.
Tutti citano la fase Milano non si ferma di Sala e Zingaretti; ricordiamoci pure del video riapriamo tutto di Salvini... Comunque, quando a fine legislatura si voterà, vinceranno le elezioni lui e Meloni: l’Italia è un Paese di destra, e la destra è uscita dal governo nel novembre 2011. Prima o poi ci tornerà. Sia chiaro che è una previsione, non un auspicio.
E di Conte che ne sarà? C’è chi ipotizza che oramai ci abbia preso gusto e voglia fare un partito. Farà la fine di Monti?
La Merkel ha dietro la Germania. Sanchez è il leader di un partito che esiste dal 1879 e ha governato la Spagna democratica per più di vent’anni, con Gonzalez prima e Zapatero poi. Conte chi rappresenta? Una parte dei 5 Stelle, un partito sceso sotto il 15 per cento?
Avere consenso non significa avere voti. La politica italiana comunica sempre una sensazione di precarietà che ci indebolisce con i partner europei.
E’ durata il tempo di un amen l’unità nazionale. Tutto finito. Perché si è già passati alla stagione delle colpe?
L’unità nazionale non è mai esistita. Di colpe ne vedo parecchie, di innocenti pochi.
Finirà che ci dobbiamo preparare a un governo guidato da Mario Draghi, che tanti evocano ma altrettanti temono?
Draghi avrebbe un altro peso. Se dicesse ai tedeschi: Fidatevi di me, un’Italia a pezzi non conviene neanche a voi, facciamo del debito comune, lo useremo per lo sviluppo, non per gli stipendi dei forestali della Magna Grecia, i tedeschi non avrebbero scuse.
Si dice che siamo in guerra. Ecco, come sarà il dopoguerra?
Attenzione, nel film della storia d’Italia il fotogramma successivo al 25 aprile non è l’Autostrada del sole, non è la 600, non è la tivù. Il fotogramma successivo è lo scontro prima fra monarchici e repubblicani, poi tra democristiani e comunisti. La campagna elettorale del 1948 è durissima anche sul piano dell’ordine pubblico. E dopo la vittoria della Dc la polizia di Scelba spara sui cortei degli operai e dei contadini. Sono stati anni di grandi contrapposizione. Questo non significa che noi dovremo soffrire altrettanto.
Significa che quando si usano parole come dopoguerra e ricostruzione bisogna dare loro il giusto peso.
Qual è la ricetta per ricostruire il Paese?
L’Italia fu ricostruita con il lavoro. Lavoro prestato spesso in condizioni terribili: ciminiere in città, reparti verniciatura, acciaierie in riva al mare. Errori da non ripetere; ma comunque lavoro. Punto. Certo, servono anche i soldi. Bisogna metterli nelle tasche di chi non li ha e devono arrivare là dove si produce, dove tutto diventa lavoro. Non possono essere solo assistenza, i denari. Se si fa assistenza, i cittadini dipenderanno sempre e solo dalla politica.
Ultima domanda: come trascorri le tue giornate di quarantena?
Faccio almeno dieci telefonate al giorno ai miei amici al Nord, a Bergamo, a Brescia, ad Alba, il mio paese. Ognuno mi racconta la sua storia. Faccio il mio lavoro, seppure a distanza. Nel frattempo sto scrivendo il mio nuovo libro: su Dante. Dante non è solo il padre della lingua italiana, è il padre dell’identità italiana, dell’idea stessa di Italia. L’Italia non nasce dalla politica o dai campi di battaglia, l’Italia nasce dalla bellezza, dalla cultura, dagli affreschi di Giotto, dai versi di Dante.
Allora Buona Pasqua.
Buona Pasqua a te.

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Cesare Angelini, Nostro Ottocento, Boni Editore, Bologna, 1970
La Lombardia di Carlo Cattaneo

Cosmorama pittorico N. 10 del 1839
Cosmorama pittorico N. 10 del 1839
Tra le poche e iterate letture che hanno accompagnato la mia fanciullezza lombarda e campagnola, trovano ora un particolare ricordo nella mente le Notizie naturali e civili sulla Lombardia di Carlo Cattaneo; e credo che proprio ad esse e al loro senso fantastico io devo la scoperta della mia terra come favola e come bellezza. Forse devo pure ad esse certa disposizione ad accogliere in me il sentimento delle stagioni, le voci della terra e i suoi silenzi, la vita della acque e le misteriose ombre dei boschi nelle vivide estati, quando l’aria per troppa luce par farsi scura. Le potenti suggestioni di quelle pagine austere! Quella, per esempio, dove parla delle solitudini montane e del forte alpigiano che ha cuor d’inseguir le pedate dell’orso, e anche oggi non si sa, in faccia alla taciturna natura, difendersi da quella tetra e arcana ansietà che egli chiama il solengo.
Cosmorama pittorico N. 6 del 1848
Cosmorama pittorico N. 6 del 1848
Fanciullo, mi colpiva l’intensa sensazione cosmica calata nelle voci dialettali, che io sentivo dalla bocca dei miei vecchi e di mio padre, umilissima razza di fattori e campari d’acqua: patire il solengo, a dare il senso pauroso e un po’ superstizioso di solitudine dell’uomo o d’altro animale che si trovi a lavorare o a pascolare in luogo lontano dal domestico e dall’abitato.
Scrisse Emilio Cecchi che il Cattaneo ha il senso fantasmagorico delle origini, delle migrazioni, delle civiltà scomparse; e tra i moderni egli era forse il più adatto a scrivere l’Omaggio a Cattaneo, per qualche consonanza di talento intellettuale. Certo quel sentimento vichiano delle lontananze, dà un che di solenne e grandioso alla pagina delle Notizie, e ci aiuta a raggiungere le remotissime origini della nostra terra in quelle età geologiche che sembrano ancora un sogno della immaginazione. Dalle sue parole, come dai versetti d’una genesi, vediamo emergere, squarciando il fondo del mare, l’ammasso delle rocce granitiche e farsi monti; accumularsi sedimenti e depositi e collocarsi nella “giacitura orizzontale” della pianura; prodursi le profonde squarciature dei laghi che accolgono le piene precipitose dei monti e le porgono (notate il garbo del verbo), rallentate e chiare, ai fiumi.
Attraverso un linguaggio che ha la precisione della scienza e il soffio della poesia (il Cattaneo prediligeva la poesia della scienza) assistiamo alla nascita di questa nostra terra che, collocandosi tra il Piemonte e la Venezia sorte per opera d’altre eruzioni, entra, sotto il sublime arco delle Alpi, nel panorama settentrionale, quasi adempiendo un disegno unitario della natura. Così, tra il Verbano e il Ticino da una parte, il Benaco e il Mincio dall’altra, corsa da giovani fiumi e dal poderoso Po che la lega all’Adriatico, sparsa di laghi che ne specchiano la bellezza, ricca di mirabili attitudini d’aria e di cielo, la Lombardia, che ancora non si chiamava così, preparava il destino agricolo del popolo che doveva abitarla. Poiché in ogni parte del globo giacciono predisposti gli elementi di qualche grande compagine che attende solo il soffio dell’intelligenza nazionale.
Cosmorama pittorico N. 7 del 1839
Cosmorama pittorico N. 7 del 1839
In pagine personalissime e di alta potenza drammatica, il Cattaneo ci presenta questo popolo forte e la casta sacerdotale dei Druidi che erigevano i loro altari nei recessi delle vietate selve, dove accumulavano tesori all’aperto, custoditi dal terrore del luogo. Senza casa, senza città, senza alcuna dolcezza domestica, vivevano ingrossando prede di barbara gloria, spargendo passeggere semine di una agricoltura vagabonda.
Con lo stesso linguaggio dove ogni parola fa immagine, passa a parlare dei Galli, che vi irruppero fissandovi lunga dimora e improntando di sé la regione detta ormai Insubria o Gallia Cisalpina. Con orde travolgenti, scesero in guerra contro le legioni romane. Più volte le legioni vennero conquise e trucidate: ma parevano risurgere dai sepolcri.
Vinti i Galli, tutto diventa romano; e la Cisalpina ebbe leggi, municipî, ponti, ville, fontane ammirate dal giovane Plinio il quale descrive le letizie del suo Lario con quella mano che fu la prima a difendere l’innocenza del costume cristiano.
Ebbe portici, terme, scuole, ove imparò un Virgilio. Terra già vastamente irrigua, la nostra fu solcata da aratri, si coprì d’ubertosi poderi, di fiorenti vigne, di placidi praterie dove i garzoni di Virgilio aprono e chiudono i rivi. La narrazione irrompe esultando nel celebrare questa prosperità nuova e grande portata dai Romani fra noi: Mai si vide più alta dottrina di sapienti e autorità di legislatori.
Da Emporio pittoresco del 1869 - Primavera
Da Emporio pittoresco del 1869 - Primavera
Non meno vibrate e potenti, le pagine nelle quali ci presenta il decadere di quel popolo, in seguito al corrompimento del costume interno e sociale (Bastò un computo di finanza... per rivelare al mondo attonito che quel popolo non era più), e al calare dei barbari che guardavano dalle frontiere. E l’Insubria li vide passare diversi di costumi e di armi, ma uguali nella sprezzante arroganza degli invasori. Passarono i Goti, uccisori di Boezio tra le mura di Pavia, e distruttori spietati di Milano. Passarono gli Unni, pascendosi di carni crude sotto i portici di marmo dei palazzi imperiali. Passarono i Longobardi, lasciandoci - col ricordo d’una lunga oppressione - qualche nome di bella ispirazione: Adelchi, Ermengarda, e un altro nome: Lombardia. Passarono i Franchi, carichi di ferro e di potenza, distruggendo un regno senza saperne fondare un altro. Nei momenti più gravi, il Cattaneo ha sempre un grido di fiducia e di nobile orgoglio: La nostra patria doveva risurgere. La nostra terra era pur sempre terra di promissione.
La nostra patria..., la nostra terra... Che ora, dopo le invasioni, ha un nome: Lombardia; e un preciso destino, naturalmente agricolo. Sicché il Cattaneo può scrivere: Per arte tutta nostra, la nostra pianura verdeggia anche nel verno, quando tutt’all’intorno ogni cosa è neve e gelo. E ancora: Noi possiamo mostrare agli stranieri la nostra pianura tutta smossa e quasi rifatta dalle nostre mani.
Cosmorama pittorico N. 9 del 1841
Cosmorama pittorico N. 9 del 1841
Il Cattaneo segue lo svolgimento del suo piano storico anche nell’epoca moderna, dall’apparire del Carroccio (quello stuolo di devoti che con la picca in mano si stringe intorno al Carroccio consacrato, è il primo rudimento della moderna civiltà) al feudalesimo, ai Comuni, ai Visconti, agli Sforza, agli Spagnoli, fin su alla fine del Settecento, alternandosi momenti di decadenza e momenti di rinascente civiltà. Venuto meno il senso di mistero proprio dell’età leggendaria, il suo stile par farsi meno appassionato, e l’effetto è minore. Ma, alla fine, è stile diversamente efficace, mai debolmente coltivato; ed escluso ogni commosso tono di eloquenza, le pagine si stendono in relazioni più riposate, in descrizioni affabilmente rurali.
Non si fa torto a nessun altro scritto del Cattaneo a ritenere che le Notizie, nate nel 1844 come scritto d’occasione, sono il suo lavoro più notevole. Era convinzione del Croce, lo è del Cecchi, e del Fubini, lettore attentissimo, che al Cattaneo ha dedicato uno dei suoi saggi più maturi e fermi. Nelle Notizie, più che altrove, sono rappresentati i suoi aspetti di storico, di pensatore, di economista che formano la sua personalità. Ma accanto allo storico di alto valore e all’economista, in Cattaneo c’è lo scrittore, il prosatore peritissimo; sì che l’altra sua grandezza è fatta più grande proprio dal’essere affidata al forte scrittore.
Cosmorama pittorico n. 10 del 1839
Cosmorama pittorico n. 10 del 1839
Si doleva il Carducci di certo abbandono in cui era lasciato il Cattaneo e, confessandosi suo ammiratore antico, gli dava mesta occasione di riso il vedere come nelle letture di prosa moderna per le scuole italiane, nessuno si degnasse di ammettere pur una sua pagina letteraria o storica. Alla disattenzione, ci hanno rimediato, più tardi, due uomini di giudizio sicuro: De Robertis e Pancrazi, includendo in una loro Antologia per le scuole le pagine, tolte dalle Notizie, sui diversi sistemi dell’agricoltura lombarda; e, tra tanti letterati, uno scrittore ci stava bene davvero.
Nutrita di pensieri e di cose, la prosa di Cattaneo è delle più efficaci e schiette, continuamente alimentata da quegli inesausti afflussi di vene interne che sono i suoi ricchi interessi scientifici e morali. Non le nuoce certa compassata sostenutezza, quasi una ferma memoria di classici; né certa ortografia lievemente arcaica, con colore d’oro imbronciato.
Le Notizie sulla Lombardia erano il modello di raccolte analoghe per le altre regioni italiane, scritte con intento pratico e civile; sicché, diceva, tra tanta varietà di condizioni naturali e civili, avessimo mena oscura nozione di ciò che siamo. E io ho sempre pensato che un lombardo di qualche intendimento che non abbia letto le Notizie, rischia di non avere intera nozione di ciò che è, e di vivere nella sua terra un poco estraneo. Gli mancherebbe sempre quel sentimento spazioso e favoloso della sua regione che, per virtù di immaginativa, questo scritto ci aiuta a recuperare, facendoci assistere al tempo in cui la nostra Lombardia - si chiamasse così o con altro nome - eruppe alla luce del vivo sole: e anch’essa fu Italia.

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Elogio della ghigliottina
di Piero Gobetti
Dalla Rivoluzione Liberale del 23 novembre 1922

Piero Gobetti
Piero Gobetti
Il fascismo vuole guarire gli Italiani dalla lotta politica, giungere a un punto in cui, fatto l'appello nominale, tutti i cittadini abbiano dichiarato di credere nella patria, come se col professare delle convinzioni si esaurisse tutta la praxis sociale. Insegnare a costoro la superiorità dell'anarchia sulle dottrine democratiche sarebbe un troppo lungo discorso, e poi, per certi elogi, nessun migliore panegirista della pratica. L'attualismo, il garibaldinismo, il fascismo sono espedienti attraverso cui l'inguaribile fiducia ottimistica dell'infanzia ama contemplare il mondo semplificato secondo le proprie misure. La nostra polemica contro gli italiani non muove da nessuna adesione a supposte maturità straniere; né da fiducia in atteggiamenti protestanti o liberisti. Il nostro antifascismo prima che un'ideologia, è un istinto. Se il nuovo si può riportare utilmente a schemi e ad approssimazioni antichi, il nostro vorrebbe essere un pessimismo sul serio, un pessimismo da Vecchio Testamento senza palingenesi, non il pessimismo letterario dei cristiani delusione di ottimisti.
Dal Cosmorama pittorico N.11 del 1842 - L'investitura di un cavaliere.
Dal Cosmorama pittorico N.11 del 1842 - L'investitura di un cavaliere.
La lotta tra serietà e dannunzianesimo è antica e senza rimedio. Bisogna diffidare delle conversioni, e credere più alla storia che al progresso, concepire il nostro lavoro come un esercizio spirituale, che ha la sua necessità in sé, non nel suo divulgarsi. C'è un valore incrollabile al mondo: l'intransigenza e noi ne saremmo, per un certo senso, in questo momento, i disperati sacerdoti. Temiamo che pochi siano così coraggiosamente radicali da sospettare che con queste metafisiche ci si possa incontrare nel problema politico. Ma la nostra ingenuità è più esperta di talune corruzioni e in certe teorie autobiografiche ha già sottinteso un insolente realismo obbiettivo. Noi vediamo diffondersi con preoccupazione una paura dell'imprevisto che seguiteremo ad indicare come provinciale per non ricorrere a più allarmanti definizioni. Ma di certi difetti sostanziali anche in un popolo 'nipote' di Machiavelli non sapremmo capacitarci, se venisse l'ora dei conti. Il fascismo in Italia è un'indicazione di infanzia perché segna il trionfo della facilità, della fiducia, dell'entusiasmo. Si può ragionare del ministero Mussolini come di un fatto d'ordinaria amministrazione.
Dal Cosmorama pittorico N.12 del 1842 - La degradazione di un cavaliere.
Dal Cosmorama pittorico N.12 del 1842 - La degradazione di un cavaliere.
Ma il fascismo è stato qualcosa di più; è stato l'autobiografia della nazione. Una nazione che crede alla collaborazione delle classi, che rinuncia per pigrizia alla lotta politica, dovrebbe essere guardata e guidata con qualche precauzione. Confessiamo di avere sperato che la lotta tra fascisti e social-comunisti dovesse continuare senza posa: e pensammo nel settembre del 1920 e pubblicammo nel febbraio del 1922 La Rivoluzione Liberale con fiducia verso la lotta politica che attraverso tante corruzioni, corrotta essa stessa, tuttavia sorgeva. In Italia c'era della gente che si faceva ammazzare per un'idea, per un interesse, per una malattia di retorica! Ma già scorgevamo i segni della stanchezza, i sospiri alla pace. E' difficile capire che la vita è tragica, che il suicidio è più una pratica quotidiana che una misura di eccezione. In Italia non ci sono proletari e borghesi: ci sono soltanto classi medie.
Dal Cosmorama pittorico N.14 del 1841.
Dal Cosmorama pittorico N.14 del 1841.
Lo sapevamo: e se non lo avessimo saputo ce lo avrebbe insegnato Giolitti. Mussolini non è dunque nulla di nuovo: ma con Mussolini ci si offre la prova sperimentale dell'unanimità, ci si attesta l'inesistenza di minoranze eroiche, la fine provvisoria delle eresie. Certe ore di ebbrezza valgono per confessioni e la palingenesi fascista ci ha attestato inesorabilmente l'impudenza della nostra impotenza. A un popolo di dannunziani non si può chiedere spirito di sacrificio. Noi pensiamo anche a ciò che non si vede: ma se ci si attenesse a quello che si vede bisognerebbe confessare che la guerra è stata invano. Privi di interessi reali, distinti, necessari gli Italiani chiedono una disciplina e uno Stato forte. Ma è difficile pensare Cesare senza Pompeo, Roma forte senza guerra civile. Si può credere all'utilità dei tutori e giustificare Giolitti e Nitti, ma i padroni servono soltanto per farci ripensare a La Congiura dei Pazzi ossia ci riportano a costumi politici sorpassati. Né Mussolini né Vittorio Emanuele hanno virtù di padroni, ma gli Italiani hanno bene animo di schiavi. E' doloroso dover pensare con nostalgia all'illuminismo libertario e alle congiure. Eppure, siamo sinceri fino in fondo, c'è chi ha atteso ansiosamente che venissero le persecuzioni personali perché dalle sofferenze rinascesse uno spirito, perché nel sacrificio dei suoi sacerdoti questo popolo riconoscesse se stesso. C'è stato in noi, nel nostro opporsi fermo, qualcosa di donchisciottesco. Ma ci si sentiva pure una disperata religiosità. Non possiamo illuderci di aver salvato la lotta politica: ne abbiamo custodito il simbolo e bisogna sperare (ahimé, con quanto scetticismo) che i tiranni siano tiranni, che la reazione sia reazione, che ci sia chi avrà il coraggio di levare la ghigliottina, che si mantengano le posizioni sino in fondo. Si può valorizzare il regime; si può cercare di ottenerne tutti i frutti: chiediamo le frustate perché qualcuno si svegli, chiediamo il boia perché si possa veder chiaro. Mussolini può essere un eccellente Ignazio di Loyola; dove c'è un De Maistre che sappia dare una dottrina, un'intransigenza alla sua spada?

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La Repubblica, 15 agosto 2000
Scandalo all'hotel Nasturzio
di Stefano Benni
Sapete tutto sulle vacanze dei Vip, razza eletta che occupa palinsesti e paginoni nell'estate dell'informazione. Più rari sono i pettegolezzi e le indiscrezioni sulla vita dei Nip (Non important person) vale a dire quei cinquanta milioni di italiani, carne da Auditel e da sondaggio, che non vivono nel paradiso Vip. I Nip, pur adorando i Vip, sono molto diversi da questi ultimi. I Nip, ad esempio, sanno quasi tutti fare qualcosa, mentre è noto che nella maggioranza dei casi per diventare Vip è indispensabile non saper fare niente. Ma anche i Nip vanno in vacanza, hanno i loro segreti, si incontrano, flirtano, inventano mode. Per voi, ecco la cronaca mondana dei Nip.
Sulle spiagge Nip fioriscono le mode Nip. Quest'anno, ad esempio, va fortissimo il body-icecreaming, originale connubio tra stilismo, moda e golosità. Quando il capofamiglia fa la fila per comprare il gelato al parentado, in questi giorni di pienone passa sempre un po' di tempo tra l'acquisto, il pagamento e la consegna. Nel frattempo il gelato passa dalla fase freddo-compatta a una fase tiepido-viscosa, e in questa insidiosa condizione il cono viene distribuito al nucleo familiare. Dopo pochi secondi di camminata nel caldo ferragostano la fase tiepido-viscosa evolve nella fase liquido-brodosa e poi schizzo-eruttiva, e il gelato inizia a colare sugli abiti del fruitore e di chiunque transiti nei paraggi. Notata ad esempio sul viale dei Nip a Cattolica la famiglia Pederioli, ramo new economy, nel senso che sono di nuovo tutti disoccupati. 
Papà Pederioli sfilava con una camicia bianca hawaiana da schizzi di mango e zabaione. Mamma Piera sfoggiava un lamé giaguarato da patacche gianduia. Il piccolo Anselmo lanciava il suo personalissimo look, una maglietta bianca ornata da un disegno astratto color puffo, limone e nerofumo, con zone in rilievo. (Per ottenere questo clamoroso effetto il ragazzino fa cadere tre o quattro volte il gelato per terra, raccogliendolo denso di effetti speciali quale segatura, terriccio e gomme americane masticate). Molto di moda sono anche il collarino bianco post-tamponamento autostradale e il sandalo da gladiatore che con la calura si scioglie e svelle bistecche d'asfalto a ogni passo. 
Per i più giovani, va forte la maglia da calcio con nome del campioone preferito e soprattutto la zeppa Stelvio. Questa calzatura è usata da ragazzine Nip sui tredici anni scontente della propria statura, che esse vorrebbero pari a quella delle loro idolesse Vip. La zeppa è alta dal mezzo metro in su e ci si sale in tre modi: a) con una scaletta a pioli (b) con un balzo come quando si sale a cavallo (c) calzandola da sdraiati e poi facendosi verticalizzare dagli amici.
Una volta indossata la zeppa Stelvio, con un po' di allenamento, consente di fare tutto, dal ballare al baciare ragazzi alti un metro e novanta, si può persino andare al gabinetto con l'aiuto di un piccone da roccia per rialzarsi. Purtroppo la zeppa non consente di scendere da soli. Bisogna quindi, con l'apposito telefonino, chiamare gli amici per farsi aiutare. Alcune zeppe contengono un meccanismo autodistruggente, esplodono da sole ed è quindi possibile scendere al volo. La zeppa più celebbre di questa estate è stata indossata da Pierina F., commessa di Varese, che è entrata in discoteca pagando un solo biglietto su due zeppe fatta dal padre falegname. Dentro le zeppe si erano abilmente nascoste le sue sei sorelle. Scoperte, le sette ragazze sono state espulse dalla discoteca e col legno della zeppa sequestrata verrà costruita una scuola. 
Scandalo all'Hotel Nasturzio, una delle più esclusive pensioni Nip della riviera. Il pensionato Aldo T. è stato visto spiare col binocolo nella camera di fronte dove Amelia S., prosperosa infermiera padana, stava cospargendosi di crema doposole per un totale di sedici metri quadrati. 
Il marito di Amelia, Giovanni, ha scoperto il vile guardone e, essendo ex-campione regionale di bocce, ha estratto il set da spiaggia, ha tirato e ha bocciato ben tre volte in fronte il pensionato da una distanza di dieci metri. Contemporaneamente al piano di sotto scoppiava una rissa tra i figli delle due famiglie che cercavano di giocare a ping-pong in trentasei allo stesso tavolo, quando è noto che al massimo si riesce a giocare in diciotto.
Nella confusione che ne è seguita è sparita la bottiglia di minerale mezza piena che era al tavolo della famiglia S.. I carabinieri stanno indagando.
Grande festa al Poporipò, il locale dove tutto si può, per l' elezione di Miss Tropici. Erano assolutamente obbligatori vestito esotico e musica sudamericana. Tra le signore Nip più ammirate la fornaia Vanessa, con un gonnellino di banane e il figlio Filippo, detto Pipinho, con un pannolone ricavato da un cocomero. Al suo fianco il marito Luigi, vincitore per tre anni consecutivi della gara di rutti dell'albergo, secondo alcuni esibiva al collo un tatuaggio tribale, secondo altri non si era lavato. La giuria era presieduta dal poeta ultrà Tamarazzo, autore del famoso coro "Bianconero son davvero". Sono state esaminate numerose concorrenti che si sono esibite in mambi, lambade e nella famosa "banana" mimata. Al termine, il signor Vladimiro, manovale, si è esibito in uno strip maschile al suono di "Quando calienta el sol". Purtroppo, al momento di togliersi i pantaloni, è stato colto dal colpo della strega e portato via in posizione fetale. 
Si è poi svolta una tombola a porte chiuse in cui pare siano state giocate e perse ingenti somme. Al termine il signor Luigi, deluso per aver più volte sfiorato la cinquina, ha tentato il suicidio buttandosi nella piscina dell'albergo. Essendo la piscina un ciambellone profondo venti centimetri, se l'è cavata con lievi escoriazioni al naso.
È purtroppo finita la storia d'amore Nip dell'estate tra Francesco, il meccanico di motorini famoso per essere il sosia di Brad Pitt quando indossa il casco e la bellissima Armida, bagnina del bagno Azzorre, centosessanta salvataggi ogni estate di cui solo tre senza simulazione del bagnante.
Che ci fosse crisi tra i due era sospettabile dai pettegolezzi della farmacista Lina, nota commentatrice mondana, che aveva rilevato un calo nell'indice Mibtel dell'acquisto di profilattici. Ma tutto è precipitato dopo una scenata al ristorante pizzeria Belmare. Francesco non ha gradito le attenzioni che il pizzaiolo Walter, detto il Raul Bova dell'origano, rivolgeva alla bella Armida. Tra queste, una pizza tre volte più grande del normale con la scritta in carciofini io per te farebbi qualunque cosa. L'improvviso ritrovamento del reggiseno di Armida dentro la pizza di un turista tedesco è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. È scoppiata una rissa per la gioia del paparazzo Silverio della "Voce dell'Alga" che ha scattato foto a ripetizione, con lo sfondo di un Pikachu gigante.
Anche se tutti sono tristi per la fine del grande amore Nip dell'estate, i protagonisti hanno rilasciato dichiarazioni ottimiste. Il meccanico Francesco ha detto che, con l'aiuto di un amico svizzero, spera di poter avviare un'attività di contrabbando in proprio. Armida ha detto che approfitterà della sua nuova libertà per prendere lezioni di inglese e tentare la strada del cinema, che oltretutto è proprio vicino a casa sua. In serata ha subito ricevuto un telegramma d'incoraggiamento da Veltroni.
Abbiamo chiesto a Birollo, noto personaggio della vita notturna Nip, spacciatore di ecstasy e organizzatore di corse notturne sulla circonvallazione, quali sono le mode Nip dell'estate.
Birollo ha detto che il gavettone è out, e così i fuochi artificiali e l'aquilone. Di gran moda invece fare l'aerobica sulla spiaggia, picchiare gli extracomunitari e andare ai duecento sul lungomare. Molto trendy lo zampirone, out la citronella. Out il sex-party sulla spiaggia, meglio lo stupro di gruppo. Out abbandonare i cani ai lati della strada, meglio affogarli direttamente. Per queste sue simpatiche provocazioni Birollo è talmente noto che è incerto se aprire un locale da ballo o farsi dare cento miliardi da Berlusconi per fare un giornale.
Ma la vera vacanza Nip è per chi resta in città. Tutti i servizi sono assicurati. File di vecchietti si recano al Pronto soccorso per avere la soddisfazione di riuscire a farsi fasciare un dito. Per un giorno finalmente i cittadini maschi possono visitare senza ressa i loro monumenti preferiti: il campo da calcio, le concessionarie d'auto e le puttane sui viali.
Finalmente buone notizie dall'Italia, il più grande autoscontro del mondo. Il signor Giorgio G., cappottando sull'autostrada, ha vinto un premio per il decimillesimo incidente del mese. Il premio consiste in un arto artificiale a scelta. Risolto anche il problema dei camion pericolosi. Verrà tolto dal rimorchio il cartello della velocità massima, così almeno si crepa ma non ci prendono per il culo.
Ultima buona notizia. Il bimbo Adelmo G., di nove anni, ha vinto il primo premio al concorso Castelli di sabbia con una somigliantissima scultura dei genitori, ritratti sdraiati a grandezza naturale. La bella notizia non è ancora prevenuta ai genitori, che sono spariti misteriosamente da due giorni.

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La Repubblica, 4 ottobre 2000
Lettere dall'Italia indignata - L'Italia indignata scrive sui bambini
di Stefano Benni
Il mondo contemporaneo, pur governato da ex-bambini, non ama i bambini ma si accanisce nel maltrattarli, sfruttarli e ucciderli. Questa sorprendente scoperta ha destato i regnanti dal loro sonno. Scoperta perlomeno sospetta e tardiva, visto che è impossibile nascondere il commercio di duecentocinquanta milioni di videocassette. Ma lo choc mediatico ha risvegliato negli italiani un'indignazione che potrebbe durare più dei tre giorni abituali. Ecco alcune delle lettere ricevute.
Cari redattori,
bravi, bravi. Ho letto i vostri articoli e se non avessi avuto il mascara fresco, avrei pianto. Sono madre di due bellissimi figli e so cosa vuole dire essere in pena per loro. Ieri ero tanto turbata dalle immagini dei pedofili che ho fatto sei elemosine in cento metri di shopping e mi sono sentita meglio. Il problema è che nella società moderna i bambini sono abbandonati a se stessi. I miei tesori, Giampiero e Maria Luisa (oppure Piermario e Annalisa, mi confondo sempre), non sono mai soli. Lunedì e giovedì vanno a lezione di equitazione, martedì e venerdì Giampiero frequenta karate, Maria Luisa va a danza classica, mercoledì viene l'insegnante di tedesco, il sabato vanno in campagna dai nonni e domenica che per me e mio marito è l'unico giorno libero, li lasciamo con la baby sitter. Certo mi piacerebbe vederli di più, ma sono tanto impegnata. Il mese scorso sono andata a prenderli a scuola a mezzanotte, ma erano già usciti, quei dispettosi, e tutte le mattine ci parliamo attraverso la porta del bagno. Inoltre hanno tutti e due il telefonino e se hanno bisogno possono chiamare i nonni o la questura. 
E' proprio vero, non bisogna mai abbandonare i bambini, e io non so come fanno quei genitori poveri a lasciarli tutto il giorno da soli, per forza poi che succede qualcosa di brutto, sono proprio mamme senza cuore e ora vi lascio perché è entrato un amico di Giampiero che chiede se può mangiare qui a casa, e io gli dico che però Giampiero non è ancora tornato, e lui dice "mamma, Giampiero sono io". Che sorpresa, ma quanto è cresciuto! È bello vedere i propri figli crescere bene...
Cara Repubblica,
sono un imprenditore del Nord e sono molto incazzato con quei bastardi di slavi che stuprano i nostri bambini. Quest'anno sono stato a Bangkok con un amico e ce la siamo spassata con delle ragazzine locali un po' giovani, ma si sa che nel terzo mondo dieci anni valgono trenta dei nostri. Ho portato qualche foto a casa e adesso mia moglie dice di vergognarmi, che sono un orco anch'io. Come se fosse possibile il paragone! Da una parte un uomo sano sposato ariano che si diverte un po' con delle bambine e deve anche pagare, dall'altra parte dei pezzenti depravati cibernetici che ci guadagnano. È giusto proteggere i nostri ragazzini, mica i mini-accattoni zingari e musulmani che vanno in giro per la città a rubare, a quelli se gli succede qualcosa gli sta solo bene. Io sono d'accordo con Biffi, un arcimprenditore vecchio stampo, attento alla salvezza delle anime ma anche alla rendita degli immobili. Lui è giustamente preoccupato che gli sceicchi arabi entrino in concorrenza con gli investimenti patrimoniali della Chiesa. Ha ragione, via gli infedeli corruttori, ognuno al suo paese! Parto domani per la Thailandia. Continuate nella vostra sacrosanta battaglia, e se volete delle foto un po' particolari, scrivete pure al mio indirizzo.
Cari redattori,
Sono un padre moderno e progressista. Giusto, giustissimo denunciare la violenza dei pedofili e soprattutto mettere in guardia i ragazzini. Io, prima che escano di casa, picchio sempre i miei tre figli, perché voglio insegnare loro a difendersi. I due piccoli le prendono e basta, ma il grande sa già reagire e ieri mi ha morso un ginocchio. La mamma non capisce che è per il loro bene, li difende e mi tocca di riempirla di sberle, lei e la suocera che si mette in mezzo, e ieri ho ammazzato di botte un vicino stronzo che sente le urla e dice che disturbo. Capito quanto è insensibile la gente nei confronti delle violenze ai minori? Allego, per i bambini poveri del Ruandistan un pacco di solidarietà "Missione arcobaleno". Dieci yogurt scaduti, una ricotta semovente e una confezione di bende e cerotti (chissà perché, mia moglie ne ha sempre una di scorta...).
Cari amici
sono un signore che si occupa di volontariato. Lodevole lo sdegno del paese, anche se da tempo ci sono associazioni che denunciano quotidianamente maltrattamenti a minori e non solo da parte di pedofili. I dati erano a disposizione di tutti: in tre anni seicento bambini scomparsi nel nulla. Ventimila ospiti (di cui quattromila disabili) in orfanotrofi e case alloggio, che sperano in un affido nonostante il parere contrario di Bossi. Dieci denunce per violenze a minori ogni giorno. Ci accorgiamo della guerra ai bambini solo quando sono vittime. Se no restano piccoli consumatori da farcire di gadget, pubblicità e merendine salva-balene. E non basta più esibire foto di negretti morenti: è necessario mettere sotto ogni foto una didascalia precisa che ci informa di che etnia sono, chi li ha ridotti così, cosa si può ancora fare per loro. Non solo col rattoppo della beneficenza, ma cercando di fermare il crimine economico o bellico che li ha colpiti e ancora li colpirà. Bisogna difenderli dai pedofili ma anche dall'aria irrespirabile, dalle nuove epidemie, dalle botte legali, dagli orfanotrofi e dalle carceri ghetto, dallo sfruttamento lavorativo. Nel nostro paese fortunato e ricco non hanno solo bisogno di sicurezza e supermercati, ma anche di spazi, di varietà culturale e di rispetto, mentre la fessofilia nazionale li vuole pecoroni e fighetti da Festival Bar o da Zoo televisivo. La radiosa economia globale non contempla la felicità, la salute e forse neanche la vita dei bambini come obiettivo primario. Ma c'è tanta gente che combatte per questo. Un modesto consiglio. Invece di dare soldi a Pavarotti o a Telefono Azzurro, che li hanno già, dateli ad associazioni che con altrettanta serietà, minore protezione mediatica e fondi ridottissimi, operano in questo settore. Ve ne segnalo alcuni. Il progetto Aurora, centro per i bambini scomparsi e sessualmente abusati, che, nel disinteresse delle istituzioni, ha lavorato con trenta milioni di sovvenzioni in tre anni. L'Associazione Accanto, per assistenza a bambini sieropositivi in Italia e in Africa. Nova, che si occupa di adozioni internazionali. Arciragazzi, sostegno e recupero dei minori in carcere. E poi il Gruppo Abele e la comunità di Capodarco. Non fate beneficenza solo a quello che vedete in televisione, anche se degnissimo. Cercate e informatevi nella vostra città, nel vostro quartiere. Siate buoni manager: differenziate il vostro investimento in solidarietà.
Imbelli Redattori,
sono un generale della Nato, padre di tre figli e di seimila marines. Mi meraviglio di voi. Una cosa è denunciare i pedofili stupratori, un'altra cosa difendere a oltranza i marmocchi civili. Come dico sempre alle reclute quando si lamentano di qualche scherzaccio dei vecchi commilitoni, la gerarchia esiste. La guerra moderna ad esempio, non prevede che i bambini abbiano un trattamento diverso. Negli ultimi bombardamenti intelligenti ne abbiamo fatti fuori a centinaia, perché, come spiego spesso nei briefing, dall'alto di un aereo non puoi vedere quant'è alta una persona. A dieci anni, come si vede in Africa in Palestina o nel Bronx, un bambino può essere un pericoloso guerrigliero. Del resto, la guerra comporta inevitabilmente il sacrificio di qualche yat, young accidental target, come lo chiamiamo noi in gergo. Non facciamo video pornobellici. Nei nostri filmati si vedono solo delicate e vaporose esplosioni, e non mostriamo mai i cadaveri. Se poi qualche soldato serbo o sergente Usa, stressato dalla guerra, stupra qualche bambina, ciò è riprovevole, ma fa comunque parte del diritto al saccheggio su cui la storia militare è fondata. In quanto alle balle sulle mine anti-uomo, di cui voi italiani siete meritevoli produttori, dite ai bambini di smettere di lamentarsi. Che stiano in casa e non gli succederà niente. Se la loro casa è saltata in aria, vadano in albergo. Se no cerchino di stare vicino a Saddam o a Milosevic, che è il posto più sicuro, tanto non li becchiamo mai.
Cara Redazione,
sono una bambina di otto anni. Tutti mi hanno spiegato cosa vuol dire chat, pedofilia online, hot contact e snuff movie. Ho anche letto su un quotidiano che come bambina io sono soggetto di sessualità atopica che l'interattività mascherata può scegliere come target di morbosità hardcore. Solo che io non ho Internet e mio zio Emilio vuole giocare a dottore e paziente. Gli ho chiesto cos'è, e se può spiegarmelo in inglese, ma lui sta zitto, sbuffa e mi tocca, pardon mi clicca. A chi lo dico, alla mamma o a Bill Gates?

Hai mai visto gli ex voto di san Matteo? Conosci Giovanni Gelsomino?