Vai in Nord-Sud, sotto-sezione di Download ed in Giuseppe Prezzolini.
Ci sono molti nuovi file da scaricare.
N.B. Non tutti i nuovi file caricati vengono segnalati per il "Download"!!!. Cercate!!! Scarica!
Toggle Bar

Da Qualesammarco, Nr. 1 di Febbraio 1994
In occasione della recente scomparsa del concittadino Angelo Ciavarella, Qualesammarco intende ricordare la memoria di Tommaso Nardella e con la pubblicazione di un articolo dello stesso Ciavarella sulla Tomba di Rotari.
Un bibliofilo di raffinata sensibilità artistica: Angelo Ciavarella.
di Tommaso Nardella
Risale agli albori degli anni Cinquanta l’origine della mia amicizia con il concittadino prof. Angelo Ciavarella (l 9 l 5-1993) in occasione di una mostra bibliografica di interesse locale che allestii in un’aula dell’edificio “Balilla”. Una mostra la cui eco rimbalzerà sulle colonne de La Gazzetta di Parma, uno dei quotidiani più antichi d’Italia, di cui, per diversi anni, il Ciavarella curerà una prestigiosa rassegna di novità librarie.
Era allora da poco uscito dal “grigiore” di un biennio di insegnamento al “Bonghi” di Lucera per assumere l’incarico direttivo della Biblioteca Nazionale di Parma, offesa dai bombardamenti aerei alleati, che governerà, quasi ininterrottamente, per un quarantennio con inesauribile dispendio di energie tutte tese alla rinascita di un istituto culturale di fama internazionale che proprio sui profanati plutei della Palatina aveva conservato le reliquie della sua antica nobiltà di ex capitale.
Visse, nonostante le inevitabili noie burocratiche e la cronica inadeguatezza degli interventi finanziari statali, sovente surrogati dalla liberalità civica, la sua umana avventura tra codici miniati, incunaboli e una gran massa di volumi di eccezionale rarità come quelli stampati da Giambattista Bodoni che nel l963 raccoglierà, accorpandoli, nelle eleganti gallerie del Palazzo Farnesiano della Pilotta, dando così vita al Museo Bodoniano del quale fu uno dei più “illustri” fondatori.
E’ immerso tra l’inventariazione di un imponente carteggio nel quale si annidavano, tra l’altro, lettere di Foscolo, Alfieri, Parini e Monti dirette al Saluzzese e la sistemazione della suppellettile tipografico-fusoria di migliaia di punzoni e di matrici originali, lo ritrovai in una mia fugace incursione nel suo regno.
La gioia di mostrarmi i frontespizi delle più celebri opere uscite dall’Officina prima e dalla Stamperia Reale poi, allineate entro ariose teche a luce diffusa, l’essenzialità di un corredo informativo sulle peculiarità dei singoli volumi, il sottile piacere di trasmettermi la propria intima felicità per l’opera portata a compimento, restano incancellabili momennti che aiutano a comprendere il valore di un’amicizia di cui ora avverto la mancanza.
Me ne tornai a casa con un borsone da viaggio pieno di ogni ben di Dio: opuscoli, estratti da rassegne varie, monografie, saggi, elzeviri, recensioni da cui traevo vigore per l’incipiente approccio alla ricerca bibliografica e archivistica.
Lessi d’un fiato il Discorso pronunciato in occasione del 150 anniversario della morte di Giambattista Bodoni, Bodoni e i letterati del suo tempo, I carteggi rasoriani delle Biblioteca Palatina e Valdemaro Vecchi, pioniere dell’arte tipografica in Puglia e primo stampatore della Critica crociana.
In una corposa miscellanea pubblicata nel 1993 in suo onore, Erminia del Monaco ed Elena Cantarelli hanno redatto, “con affetto filiale”, l’elenco degli scritti del Ciavarella a partire dal 1950 fino al 1992, epoca in cui dovette, per limiti anagrafici, abbandonare la “sua” Pilotta. Un giorno malinconicamente terribile.
Si tratta di oltre duecento titoli, luminosa testimonianza di un’incredibile operosità intellettuale ritonata da allestimenti di mostre, con relativi cataloghi, su Bodoni, Apollinaire e Stendha, e da Corsi universitari.
Insomma un “formicone” di Puglia che sarebbe tanto piaciuto a Tommaso Fiore, a Francesco Gabrieli e a Leonardo Sciascia.
Del tutto ignoto alla locale comunità, se n’è andato, come era suo stile, in punta di piedi, schivo d’onori e di rumori mondani che detestava anche quando, talvolta, doveva subirli per ufficialità di ruolo.
Così infatti, tra l’altro, in una lettera inviatami nel lontano febbraio del 1971: “Caro Masino ... devo difendermi da reiterate sollecitazioni di partecipare a manifestazioni di sapore pretestuosamente culturali perché io tempo ne ho poco e quel poco sono costretto a conquistarmelo con i denti, sottraendolo sovente al mio riposo … ”.
Ho nei suoi confronti un vecchio debito di gratitudine per avermi educato, giovanissimo, all’amore dei libri antichi per la ricerca dei quali ho costruito, nel tempo, una fitta rete di rapporti con i maggiori antiquari sparsi sul territorio nazionale.
Spero che mi perdoni se lo sottrarrò, per un attimo, alla signorile riservatezza del suo modo di vivere la vita. Con il patrocinio dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano e dell’Amministrazione Comunale e con la collaborazione della Biblioteca Nazionale di Parma, con quella di San Matteo e di alcuni amici studiosi, allestirò una mostra bibliografica cui si dovrebbe accompagnare la pubblicazione di un catalogo ragionato di tutti i suoi scritti, molti dei quali editi in elegante veste tipografica, come si addiceva appunto a un raffinato cultore dell’arte bodoniana.
A un uomo che ha nobilmente e autorevolmente onorato il suo paese d’origine senza mai nulla chiedergli, il minimo che i suoi concittadini dovrebbero fare, evitando di confonderlo in un affollato stradario di più o meno illustri sconosciuti, e di intestare al suo nome la civica biblioteca.
Sarebbe un significativo e beneaugurante atto di civiltà nel quale si ostina a credere chi, per un ventennio, da solo, tra folcloristiche maldicenze, si è battuto per la nascita del locale istituto bibliografico.