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Da Qualesammarco, Nr. 1 di Febbraio 1994
Recensioni
La storia del Gargano in due biblioteche di San Marco in Lamis
Pubblicati dalla Comunità Montana del Gargano i Repertori bibliografici dei fondi del Prof. Tommaso Nardella e della Biblioteca “A. Fania” del Convento di S. Matteo.
di Antonio Cera

Da Qualesammarco del Febbraio 1994 p. 10
Da Qualesammarco del Febbraio 1994 p. 10
C’è un punto che ritorna ogni qualvolta si parla del Gargano e della sua storia: il suo isolamento, il suo essere stato lontano dalla civiltà per molto e molto tempo. E’ così. Ma questo non significa che nel frattempo tutto è rimasto fermo e immoto, pure gli uomini vivevano e stabilivano relazioni tra di loro e, quindi, producevano atti, documenti, nell’accezione più ampia, che poi avrebbero contribuito a farli essere, come tutti gli altri, “soggetti della storia”.
Se cosi è, anche la non-storia del Gargano, quella, per intenderci, precedente ai contributi del Longano e del Galanti, può assurgere alla dignità dell’analisi di storici e di storiografi.
Come leggere altrimenti questo interessante (leggasi fondamentale) e affascinante lavoro di Tommaso Nardella, Giuseppe Soccio e Mario Villani, Per la storia del Gargano, Repertori bibliografici, Ed. Comunità Montana del Gargano, 1993 - s.l.p.
Nel corso dell’ultimo ventennio, con sempre maggiore vigore, il profilo storico del Gargano viene messo in luce nella sua più generale complessità.
Lo scenario si amplia sempre di più, si scandagliano angoli che per molto tempo sono rimasti nascosti; altri, solo intuiti, si vengono delineando con sempre maggiore chiarezza.
Sì, il Gargano “c’era” (con i garganici), anche a dispetto dei poteri statuali che nel corso dei secoli si succedevano nella penisola; e che immancabilmente latitavano in quanto ad interventi diretti allo sviluppo sociale e civile delle sue popolazioni.
Questi “repertori bibliografici” sistemano, finalmente in modo scientifico, una buona parte del materiale indispensabile a fondare una storia generale del Gargano.
Interessante, dicevamo, per uno specialista che volesse darci conto storicamente (che vuol dire scientificamente), del perché, e del come, e del quando il Gargano è diventato quello di ora, del tempo che viviamo.
Affascinante, abbiamo anche detto, per chi, storico non è e non vuol diventare, e si impegna a leggere attraverso i commenti ai “reperti”, l’archeologia e la paleografia, le usurpazioni e le liti (ahinoi!), la vita degli Enti pubblici e di quelli ecclesiastici, fino alla polemica spicciola, alla politica di paese, alle miserie degli uomini che, in fondo, fanno “grande” la storia di un popolo.
Notevole quindi il lavoro degli autori ai quali dobbiamo dire grazie.
Così come grazie dobbiamo dire alla Comunità Montana del Gargano che continua nell’impresa ardua di voler dare alle genti garganiche la piena coscienza di sé.
Per i 70 anni di Tommaso Nardella
“Non capita spesso di leggere un libro di storia come un romanzo”, ha scritto Tonino Motta nella quarta di copertina dei Profili di storia dauna di Tommaso Nardella - Ed. Quaderni del Sud. Ed ha ragione. Una parte della produzione storiografica, ormai più che ventennale del Nardella, viene qui sistemata. Si può capire così, che cosa significa il lavoro faticoso, duro, oscuro dello storico, rivolto soprattutto agli specialisti, i quali non sono mai teneri se il tutto non si fonda sul rigore filologico, sulla tenuta organica dell'opera.
Si legge come un romanzo, si diceva, questo libro, perché dalle memorie di Castelpagano a Francesco II, che saluta per l'ultima volta i sammarchesi, vi è la storia più o meno complessiva di questa parte della Capitanata; raccontata senza indulgenze, senza piaggerie, a volte con dolore, laddove il Nardella si accorge della pochezza culturale, della infingardaggine, delle miserevoli macchinazioni dei potenti di tutte le risme, che si avvicendano a S. Marco e dintorni.
La corrispondenza di Giuseppe Tardio con i rappresentanti del potere costituito è la lampante conferma di quanto si andava dicendo. Ed è - attualissima realtà! - la dimostrazione di come il Potere, in tutte le sue forme, possa mettere in essere le pratiche più orrende pur di difendere i propri interessi consolidati, per quanto palesemente illegittimi e fondati sul sopruso. E tuttavia il Nardella s’infiamma di passione civile quando si trova di fronte a figure che all'improvviso appaiono dalla polvere e dall'oblio: siano esse eroi positivi o negativi, “poiché (egli) non predilige la storia neutra, il saggio erudito, ma l'urto delle passioni, il racconto avvincente di vite ribelli, le pagine civili della microstoria di Capitanata” alle cui odierne vicende presta ancora tanta attenzione.
E lo fa perché lui sa quanto è importante possedere “le arti della memoria”, e sa che una delle peggiori lacune dell‘uomo è proprio quella di non riuscire a “memorizzare la memoria”.
Ecco, insomma, in che cosa consiste il lavoro storiografico: ricordare agli uomini che altri uomini, in epoche più o meno lontane, hanno vissuto in relazione tra di loro, apparentemente non avendo molto in comune, essendo però obbligati tutti ad aprirsi al mondo, per dirla con il Rosseau.
Questo racconta Tommaso Nardella; che la società degli uomini, lasciando tracce, è costretta a parlare, a dire di sé anche l'indicibile.
Può anche non interessarci, ma ha ragione il Rousseau delle Confessioni: Je sais bien que le lecteur n’a pas grand besoin de savoir tout cela, mais j'ai besoin, moi, de le lui dire.