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Da Qualesammarco, n. 3 del 1993
A proposito del Parco Nazionale del Gargano

Da Qualesammarco n. 3 del 1993
Da Qualesammarco n. 3 del 1993
di Leonardo P. Aucello
In un numero di marzo del quotidiano regionale Puglia veniva riportata la notizia dell’incontro a Piazza Venezia, a Roma, presso la sede del Ministero per l’ambiente dei sindaci interessati all'istituzione del Parco Nazionale del Gargano con il ministro Valdo Spini, subentrato da poco a Carlo Ripa di Meana, dimessosi proprio alla scadenza dei termini per la sospensione delle norme di salvaguardia. I sindaci da parte loro chiedevano che venissero stabilite nuove direttive di salvaguardia del territorio da perimetrare e i provvedimenti per garantire i finanziamenti necessari, come prevede la legge istitutiva in materia.
Alla fine di giugno '93 c'era la scadenza dei termini dell’ordinanza che dettava appunto le norme di salvaguardia; come pure nello stesso periodo decadeva il decreto con cui è stato perimetrato il territorio garganico incluso nel Parco Nazionale. Purtroppo la pubblicazione di tali provvedimenti ministeriali aveva costretto, a torto o a ragione, alcuni Comuni garganici a fare marcia indietro e a presentare ricorso presso il tribunale amministrativo restringendo a 30 mila ettari i 200 mila previsti. Il TAR della Puglia ha respinto tale ricorso. L'amministrazione di Rodi Garganico, ad esempio, prima era favorevolissima al Parco, poi ha chiesto addirittura l'esclusione del Comune dalla perimetrazione; analogo discorso vale anche per Vico del Gargano. Senza parlare di San Giovanni Rotondo dove è stato persino organizzato uno sciopero generale che ha determinato una spaccatura all'interno della giunta di sinistra in questo Comune.
Infatti sono in cantiere opere mastodontiche tra cui il più grande centro moderno francescano in Italia e il completamento del poliambulatorio dell'Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza. Chi, invece, ha accettato in blocco l’attuale perimetrazione è stato il Comune di Vieste che ha posto anche la candidatura a sede dell'Ente Parco, come prevede la normativa.
Dietro queste posizioni di rifiuto da parte di alcune amministrazioni qualcuno intravede grossi interessi speculativi, soprattutto nei centri urbani e lungo le zone costiere, dove molto spesso si effettua una edilizia selvaggia, capace solo a deturpare buona parte dell'ambiente e a procurare ingenti guadagni a politici e costruttori locali e non, convinti solo che la edificazione di sempre nuovi centri turistici e residenziali può garantire un benessere economico e un notevole incremento di afflusso di stranieri sul Gargano. Ciò, però, potrebbe produrre anche l'effetto contrario, se si pensa che il turismo garganico è legato alle bellezze paesaggistiche e naturalistiche che il Promontorio presenta in molte parti. Già in primavera le strade extraurbane di Vieste pullulano di tedeschi che girano in bicicletta; sono pochi coloro che alloggiano nel centro abitato; mentre la maggior parte preferisce accamparsi in luoghi fuori dal paese a stretto contatto con la natura.
Spesso la stessa gente garganica si mostra critica verso forme di lottizzazione prive di qualsiasi criterio urbanistico e ambientale: è risaputo, mi si permetta l'immagine colorita, che Torre Mileto e Foce Varano, località balneari sviluppate senza alcuna norma, vengano denominate dalla gente Beirut e Teheran in quanto, a motivo dello scempio a lungo perpetrato, richiamano alla mente certe riprese televisive effettuate nelle due città dilaniate dai bombardamenti.
Speriamo che non spunti qualche altro posto sul Gargano a cui venga appoggiato il nome di Sarajevo con tutta la comprensione possibile per il martoriato popolo bosniaco.
In questo modo il Parco Nazionale diventa una medicina salutare e non un motivo scatenante di impoverimento e disoccupazione. Purtroppo da parte di chi ha tutto l’interesse a che il Parco rimanga solo sulla carta, è stata ingenerata in persone di ogni ceto sociale una fobia terribile sui rischi inesistenti che si correrebbero con l’istituzione del Parco; anche se i fatti seguono tutt’altra via: il Ministero per l’ambiente aveva imposto ai Comuni inseriti nella perimetrazione di bloccare per i sei mesi della durata delle norme di salvaguardia ogni tipo di costruzione; comunque, in nessun centro garganico la norma è stata rispettata.
Basta prendere come esempio San Marco in Lamis: la valle dello Starale, oltre ad essere considerata da più di un decennio l’area di sviluppo urbanistico, accreditata, senza ombra di smentita, da tutte le forze politiche che si sono avvicendate su Palazzo Badiale in questi anni, figura pure come una unica zona del centro abitato inclusa nella perimetrazione; eppure proprio qui, più che altrove, nessuna impresa edile ha sospeso i lavori. Lo stesso si può dire per le opere pubbliche in cui lentezza e frode allo Stato spesso diventano un binomio inscindibile. E sufficiente ricordare la colossale truffa dei nastri d'oro del porto di Manfredonia, tanto per citarne qualcuna, senza neanche andare troppo lontano. Sempre a San Marco in Lamis due megaprogetti inutili e dispendiosi sono andati giustamente in fumo: una porcilaia in zona Ciccalento e un Centro sportivo di quaranta miliardi a Borgo Celano; quest’ultimo presentato in pompa magna nella sala del cinema comunale dall'allora ministro Cirino Pomicino. In una intervista apparsa su un inserto del Manifesto di qualche tempo fa, Giuseppe Arnone della segreteria nazionale della Lega per l'Ambiente, riguardo agli appalti pubblici nel Sud ha pronunciato un giudizio molto severo: “Le opere pubbliche al Sud, dice Arnone, oltre che figlie di Tangentopoli, sono quasi sempre anche completamente fuori di un qualsiasi obiettivo di sviluppo. L'affare avviene e si consuma al momento dell'erogazione del finanziamento”.
Parole forti, dicevo, ma che colpiscono nel segno. Ma quanto e quale è stato il cammino che ha portato alla definitiva legge quadro n. 394 del dicembre '9l che prevede l’istituzione in Italia di nuovi parchi, precisamente sette, per la salvaguardia dell'ambiente? In riferimento a tale legge un dirigente della sezione di San Marco in Lamis della Lega per l'Ambiente mi riferiva che l’intento delle associazioni ambientalistiche è di raggiungere entro il '2000 il 10%, come già è avvenuto in molti altri Paesi europei, delle aree protette in tutto il territorio nazionale.
Già agli inizi degli anni Sessanta alcuni esponenti di primo piano che operavano all’interno delle Partecipazioni Statali, tra cui Enrico Mattei, Presidente dell’ENI, avevano inquadrato il Gargano in un piano generale di lottizzazione di buona parte delle aree in prevalenza costiere, ma anche interne, del Mezzogiorno; nell’ambito del suddetto piano è scaturita poi l'idea di creare il Centro turistico di Pugnochiuso lungo la costa orientale del Promontorio, voluto espressamente dallo stesso Mattei.
Qualche anno prima, invece, e, precisamente, il 13 febbraio del 1956, alla presenza del Ministro Medici, veniva inaugurato il Consorzio di Bonifica Montana del Gargano con sede a Borgo Celano presso San Marco in Lamis; un Ente nato per promuovere particolari tipi di iniziative a favore delle popolazioni garganiche. ll Consorzio di Bonifica, sorto anche per merito del generale Antonio Latessa, originario di Monte Sant'Angelo, Ispettore Generale Forestale, è tuttora operante, anche se la sede è stata trasferita definitivamente nel Capoluogo dauno. Una delle sue prime opere portate a termine fu proprio la strada panoramica che congiunge Mattinata a Vieste e lambisce il Centro di Pugnochiuso.
Chi, comunque, intuì per primo l”importanza di un Parco Nazionale, fu un giovane architetto sammarchese, Paolo D'Orsi-Villani che pubblicò nel 1963, insieme all’urbanista, professor Italo Insolera dell’Università di Roma, uno studio sulle questioni urbanistiche del Gargano, prospettando già da allora, come dicevo, che la conservazione dello Sperone d’Italia poteva perdurare solo in una eventuale prospettiva di salvaguardia ambientale.
Risale pure a quel periodo il film sui pescatori di Lesina dal titolo L’antimiracolo, in contrasto con il miracolo economico degli inizi degli anni Sessanta. Il film mostra le immagini di una nuova Eboli del periodo del boom economico, posta ai margini della civiltà del benessere. Mentre un’altra troupe cinematografica guidata da giovani registi, Carlo Di Carlo, Aldo D’Angelo, insieme allo scrittore Roberto Roversi, tutti collaboratori di Pasolini, realizzò nel 1961 due documentari sulla vita e i paesaggi garganici.
Nel 1968 la Cassa per il Mezzogiorno approntò un progetto per il Gargano individuando alcuni punti principali per incrementare una specie di turismo naturalistico. Lungo questa scia, infatti, qualche anno dopo Franco Tassi, direttore del Parco Nazionale d'Abruzzo, approfondì uno studio sul tipo di botanica garganica. Mentre il sociologo Sabino Acquaviva dell’Università di Padova, insieme a un geografo tedesco Elkam, affrontarono uno studio sociologico su 10 Comuni del Gargano che fu poi pubblicato con il titolo “La Montagna del Sole”. La stessa indagine è stata ripetuta alcuni anni dopo alla quale sono state apportate delle variazioni. E’ importante ricordare inoltre l'inserto del settimanale L’Espresso pubblicato forse alla fine degli anni Settanta, sui Parchi Nazionali, a cura di Fulco Pratesi, che presentava per ognuno di essi oltre alla documentazione fotografica e storica insieme, anche validi suggerimenti e proposte di perimetrazione e linee di sviluppo; e, riportava persino, il simbolo di quelli già costituiti e di quelli ancora in fase di proposte tra cui il Parco del Gargano, per il quale già allora l’inserto proponeva, non sappiamo se è stato lo stesso Pratesi a pensarlo, che il simbolo del futuro parco garganico poteva essere il capriolo.
Parallelamente a tali progetti prendevano corpo negli anni ‘70 su quasi tutto il Gargano i movimenti ambientalisti che, seppure poco aggreganti tra di loro, ognuno faceva ugualmente sentire la propria voce e avvertire la presenza sul territorio.
Qualche giornalista, di recente, parlando del Gargano, ha lanciato un grido d'allarme sull’evolversi della criminalità organizzata definendo il Promontorio un potenziale Aspromonte. Il vecchio abigeato è stato ormai superato da forme di criminalità diversa, non più di tipo rurale, ma importata dai grandi centri: frequenti furti e riciclaggio di auto rubate e nascoste in alcuni punti dell’entroterra garganico insieme ad altra refurtiva, sono all'ordine del giorno.
Anche buona parte del demanio, il più delle volte, viene sfruttato da pascoli abusivi. E in alcuni Comuni, compreso San Marco in Lamis, i vigili campestri vengono impiegati come vigili urbani, mentre il bosco langue.
L'articolo 34 della legge quadro sui Parchi Nazionali prevede di sentire prima il parere egli Enti locali: ebbene, i Comuni garganici finora non sono stati in grado di offrire suggerimenti utili se non motivati da interessi particolari.
L'incapacità degli amministratori locali ha costretto l’ex Ministro per l'ambiente, Ripa di Meana, a un piano messo a punto alcuni anni fa dall’onorevole Biondi quando questi ricopriva tale carica; in tal modo la perimetrazione proposta e poi effettuata in via provvisoria che, tra l'altro, dovrebbe rimanere definitiva, dello stesso Ripa di Meana supera quella già abbozzata su grosse linee dal Ministro Ruffolo che l’ha preceduto in questo dicastero.
La bozza di Ruffolo poneva i limiti perimetrali lungo il corso del fiume Candelaro, comprendendo solo le zone umide di Frattarolo, oasi di tutela faunistica già riconosciuta dalla Convenzione Internazionale di Ramsad. L'ex ministro invece ha incluso, oltre a queste zone, anche gli arenili di Zapponeta, toccando le saline di Margherita di Savoia; ma nel contempo escludeva punti essenziali del comprensorio garganico: parte, come ho accennato all'inizio, del centro abitato di San Marco in Lamis, il Santuario di Stignano, Castel Pagano, la dolina più grande d’Italia, Puzzatina e l'intero agro di Rignano Garganico, comprese, ovviamente, la famosa Grotta Paglicci, di straordinaria importanza archeologica.
Da parte nostra siamo per un ritorno al progetto Ruffolo che pone i confini lungo tutto il corso del Candelaro aggiungendo nella perimetrazione all’intero Gargano, solo le zone umide di Frattarolo. Mentre, nello stesso tempo costituire aree di protezione, ma con un progetto diverso dal parco del Gargano, gli arenili di Zapponeta e le saline e Margherita di Savoia. Occorre inoltre che il Promontorio sia diviso in due diverse superfici di ricerca: la parte centro orientale con gli interessi di natura botanico-forestale e la parte sud-occidentale con la notevole presenza di carsismo nel territorio compreso tra i Comuni di San Giovanni Rotondo, San Marco in Lamis, Sannicandro Garganico, Cagnano Varano e Carpino, zona densa di gravine, doline, grotte, campi solcati, che va rivalutata attraverso l’impegno diretto e uno studio scientifico-ambientale, per cui si può affermare autorevolmente con Baldacci che il Gargano presenta multiformi aspetti carsici superiori al Carso istriano. Ubicare in Comuni più arretrati la sede amministrativa del Parco e non a chi prima la chiede o ha più santi protettori , tale da costituire per esso un motivo di slancio verso una maggiore crescita sociale. Solo così si potrà sconfiggere quello che Acquaviva chiama il parco del mattone.