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Da Qualesammarco, n. 3 del 1993
Joseph Tusiani:
Un inedito latino per Sammarco
Iterum veni
Sancti Marci in Lamis, nonis Sept. 1993

Ad te, mi Gargane, iterum veni. Quid amari
Me ex oris aliis dulcia ad arva tulit? 

Exilii tempus longum est: horas numeravi
Ad te visendam, terra ubi tempus abest. 

Sed quae vis mentem tibi vincit, vitis ut ulmo?
Quaene arcana tibi vox animam revocat? 

Hoc tantum scio: te rursum video, mea tellus,
Te benedico omni rursus amore meo, 

Quas obliviscens noctesque diesque sine ista
pace mihi cara ferre procul potui. 

Pax tam cara, mane! Matris ceu brachia nunc me
Totum circumda, me tenereque tene 

Antequam ab his videar plantisque herbisque moneri:
“Advena, quid facis hic? Litora ad illa redi”.
(Son di nuovo tornato. A te, mio Gargano, son di nuovo tornato. Quale amarezza//da altre sponde ai tuoi dolci campi mi ha riportato ?/Lungo è il tempo dell'esilio: ho contato le ore/per vederti, o terra dove il tempo scompare./Ma qual mai forza a te lega il pensiero come pampino all'olmo?//Quale arcana voce a te richiama l'anima?//Questo soltanto io so: di nuovo ti vedo, o mia terra,/e di nuovo con tutto il mio amore ti benedica,//dimenticando le notti ed i giorni che, da te lontano,/ho potuto sopportare senza questa pace a me cara.//O pace si cara, rimani! Come amplesso materno/or tutto avvincimi e teneramente conquista//prima che da queste piante ed erbe io mi veda ammonire:/“Straniero, qui cosa fai? Alle tue sponde ritorna!”).