Vai in Risorgimento, sotto-sezione di Download.
Ci sono molti nuovi file da scaricare. Per es. Nello Rosselli e Antonio Gramsci
N.B. Non tutti i nuovi file caricati vengono segnalati per il "Download"!!!. Cercate!!! Scarica!
Toggle Bar

Da Qualesammarco, n. 3 del 1992
Pensieri inutili
Un paese a rotoli

Da Qualesammarco n. 3 del 1992
Da Qualesammarco n. 3 del 1992
Tra la generale indifferenza o quasi hanno chiuso i battenti, nel volgere di pochi anni, gli uffici del Registro, delle Imposte Dirette, della Pretura e del Consorzio di Bonifica Montana la cui appendice catastale è sopravvissuta a Borgo Celano fino alla scorsa estate, prima di divallare verso il capoluogo.
Agli smemorati di sempre va pure detto che si è perduta la tenenza dei carabinieri, la sede del distretto scolastico e, dulcis in fundo, la realizzazione dell’edificio del Liceo scientifico, in larga misura frequentato da studenti di San Giovanni Rotondo, probabile sede definitiva.
Le autorità, si fa per dire, quando si verificarono accidenti del genere, si trovavano per caso a rinfrescare i glutei nel lago Titicaca?
Pronubo il generale Antonio Latessa, il Consorzio di Bonifica, nato negli anni cinquanta all’ombra del Santuario di Stignano, fu salutato dal ministro Medici “quale eccezionale panacea” che avrebbe sciolto i plurisecolari nodi di miseria e arretratezza delle popolazioni garganiche.
Si rivelò purtroppo un costosissimo carrozzone politico-clientelare (miliardi a bizzeffe per qualche lillipuziano tracciato stradale ormai in sfacelo) le cui conseguenze si abbattono inesorabilmente su una massa di terreni boschivi e sativi abbandonati sui quali la pressione fiscale diviene, di anno in anno, sempre più intollerabile per i vecchi proprietari condannati a vivere di pensione.
Nemmeno colpiti nel portafoglio mostrano, al di là di qualche sterile mugugno, capacità reattive tali da estirpare un devastante carcinoma sociale, mandando a respirare aria fina nelle contrade di Zazzano, Chiancate, Coppa Ferrata e Coglione dell’Orso quanti hanno costruito la loro fortuna sulla staralesca pavidità.
Bancarottieri badiali.
Sarà colpa di un destino “cinico e baro”, di un endemico male ancora oscuro per tanti discepoli di Esculapio che, nel tempo, hanno riscaldato le scrannette municipali, di una spagnolesca assuefazione allo smog politico paesano, di una nutrita consorteria intellettualmente piena di vento e di spocchia, sarà quel che sarà, certo si è che siamo finiti tutti, per la prima volta nella millenaria storia sammarchese, sotto sequestro cautelare a causa del dissennato sperpero del pubblico denaro da parte di amministratori che bisognerebbe seppellire, a dir poco, sotto una valanga di pernacchie.
Nutro però fondati dubbi sull’attuazione di un simile concerto in quanto gli orchestrali, tutta gente perbene e timorata di Dio, troverebbe sconveniente e diseducativo rumoreggiare con la bocca, così come fecero, con arte impareggiabile, nei confronti di folcloristici “cazzabubole”, Giuseppe Marotta, Eduardo De Filippo e Antonio de Curtis.
Teleradioerre o Telespazzatura?
Da Qualesammarco n. 3 del 1992
Da Qualesammarco n. 3 del 1992
È doveroso difendere l’esistenza della locale emittente televisiva contro liberticide norme governative a patto però che i responsabili della sua gestione si rendano conto della grave responsabilità civile e morale di cui devono quotidianamente farsi carico.
Conoscendoli, mi lusingo di inquietare i loro sogni con un brusco richiamo alla cruda realtà dei fatti.
Una realtà vasta e complessa sulla quale, per un attimo, bisogna, prima che sia troppo tardi, soffermarsi senza riserve mentali né indulgenze populistiche. Si dispone di un delicato mezzo di comunicazione di massa che potrebbe arrecare, se non si corre ai ripari, alla comunità guasti di incalcolabile portata per cui la proclamata carenza di mezzi finanziari per sostenerlo non ha alcuna rilevanza sulla qualità dei programmi da mandare in onda.
Chi per libera scelta e non per prescrizione medica intende svolgere una determinata attività, come quella televisiva appunto, deve avere il buon gusto di non lamentarsi ma di esercitare un rigorosissimo, costante filtro selettivo nel diritto di accesso a persone che, fatte le debite eccezioni, inondano le case degli utenti di nauseabondi escrementi linguistico-grammaticali con un corredo, talora, di intrattenimenti per dissestati mentali.
In merito si potrebbe approntare un corposo libro bianco a testimonianza di un progressivo imbarbarimento lessicale.
Mi rifiuto di credere che la sede di Teleradioerre si sia trasformata,per mera distrazione o per inavvertito calo di tensione morale degli addetti ai lavori, in una casa di merliniana memoria il cui ingresso era solo vietato ai minorenni.
I locali adagi: “Lu munne 'mmane a Ciannone” o “La “quedda” 'mmane li uagliule” sono spade di Damocle che devono far riflettere.
Comitati in festa
Da Qualesammarco n. 3 del 1992
Da Qualesammarco n. 3 del 1992
“Il grado di arretratezza del Mezzogiorno d'Italia si deve commisurare alla frequenza delle feste paesane per le quali sindaci e decurioni (consiglieri comunali) sperperano pubblico danaro in luminarie e in fuochi artificiali per appagare gli istinti di masse popolari abbrutite dall’ignoranza e dalla superstizione religiosa. Denuncerò i loro nomi nel Parlamento nazionale additandoli quali traditori della Patria”.
I fulmini di Luigi Settembrini, cui appartiene il brano virgolettato, puntuali si abbatterono sulle teste di un chilometro elenco di amministratori tra i quali, manco a dirlo, quella del concittadino Antonio De Theo, primo sindaco liberale nel biennio 1861-1862.
Si dirà: altri tempi, altri uomini.
E con questo?
Conservo in archivio manifesti, fascicoli e registri contabili di epoca crispiana, giolittiana, salandrina e mussoliniana per mezzo dei quali i comitati locali, composti da uomini e donne di specchiata moralità, autorizzati dai prefetti a raccogliere denaro per festeggiamenti religiosi o per scopi filantropici e patriottici prepotente avvertivano l’esigenza di rendicontare, a mezzo stampa, nominativamente le voci di entrata e di uscita delle somme senza la benché minima sollecitazione da parte di chicchessia.
Perniciosa qualsiasi diversa considerazione.
Elargizioni pelose.
Grazie a Dio e ai sequestri, le varie associazioni locali, beneficiarie di contributi finanziari comunali, dovrebbero darsi una regolata aggiornando, se li posseggono, i propri statuti con l'inserimento del seguente articolo al primo posto: “Per il riscatto morale del sodalizio è vietato a chiunque ne faccia parte chiedere soldi ai sindaci per sopperire alle spese di gestione che, da oggi in poi, saranno a totale carico di ogni singolo iscritto”.
E così sia.
Tommaso Nardella