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Da Qualesammarco n. 1 del 1992
A proposito del Parco del Gargano

Da Qualesammarco n. 1 del 1992
Da Qualesammarco n. 1 del 1992
Enti, amministrazioni, studiosi ed ambientalisti si stanno dando un gran daffare dopo l’approvazione della legge che inserisce, tra i 14 parchi nazionali, anche quello del Gargano.
E' un momento che tutti noi aspettavamo da tempo. Ricordiamo nell'85 il convegno organizzato dalle sezioni comunali del W.W,F. e della Lega per l’Ambiente su: ”Gargano, parco naturale e realtà sociale”. Ora è tutto in regola per iniziare quel processo di Valorizzazione e soprattutto di Protezione di questo nostro importante e unico patrimonio ambientale.
Tutti vogliamo il Parco del Gargano, è ovvio. Ma questo, cosa comporterebbe?
Osserviamo un pò il nostro territorio e concentriamo la nostra attenzione sui due laghi: Lesina e Varano. Entrambi unici, nella loro particolarità di essere così vicini al mare e di costituire un habitat incredibilmente ricco di flora e fauna, tali da essere protetti dalla Convenzione di Ramsar sulle zone umide.
Analizziamo, entrando ancora di più nel particolare, la situazione della fascia costiera compresa tra due fondamentali elementi della natura: il mare e il lago di Lesina.
A grandi linee possiamo suddividere questo istmo in due tratti:
1) il tratto occidentale, ossia quello compreso tra la Foce Aqua-Rotta e quella dello Schiapparo, dove la natura è rimasta intatta, nella sua macchia mediterranea. Non vi è traccia di costruzioni abusive; non vi sono strade, ma tratturi, su questa zona insiste una proposta regionale di Parco Narurale attezzato.
2) La parte orientale del lago, che è quella che ha subito le più forti alterazioni ambientali. Questo secondo tratto inizia dalla foce Schiapparo, sull'istmo del lago, e termina a Torre Mileto, dove vi è una torre di avvistamento costiero di origine sveva.
E' questo tratto ad essere caratterizzato da pesanti insediamenti abusivi che hanno contribuito ad un forte degrado della costa: oltre 10 Km. di seconde case abusive.
Sappiamo bene che la presenza di forti elementi naturali quali il mare e il lago, non ci dovrebbe limitare a caratterizzare la zona come fascia sottoposta a vincoli, inserendola cosi in rigidi schemi, ma questi elementi possono diventare incentivi che organizzano lo spazio circostante, che testimoniano la propria presenza attiva.
Ed è questo il concetto che dovrà prevalere, pensando di inserire le nostre zone umide, così deteriorate, nel Parco del Gargano.
Fino ad oggi la normativa nazionale e regionale ha continuato a proporci vincoli dettati da varie leggi, e comunque, nel nostro caso, assolutamente non rispettati. Ricordiamo i vincoli a cui sarebbe sottoposto l'istmo di Lesina:
- Legge Statale 431/85 sui vincoli paesaggistici, più conosciuta come Legge Galasso: "Le rive e le coste del mare - recita - sono soggette a vincolo per una fascia di 300 metri dalla battigia”. Analogo discorso va fatto per le rive dei laghi. “Sono soggette a vincolo - recita ancora – le zone umide principali".
- La legge regionale 56/80, sulla tutela ed uso del territorio: ”è vietata qualsiasi opera di edificazione entro la fascia di trecento metri dal confine del demanio marittimo. … è vietata qualsiasi opera di edificazione all'interno della fascia di 200 metri dalla battigia delle coste dei laghi".
- La Convenzione di Ramsar del 2.2.81 sulle Zone umide. "Ai sensi della presente convenzione si intendono per zone umide le paludi, gli acquitrini, le torbe oppure i bacini naturali e artificiali, con acque stagnanti o correnti, dolce, salmastra o salata, la cui profondità durante la bassa marea non supera i sei metri”.
- La Legge Statale 979/82 sulle disposizioni per la difesa del mare.
Ecco, come ho già detto, tali vincoli non trovano alcun riscontro nella nostra zona, dove grava un secondo abusivismo di seconde case di una degradante qualità edilizia (almeno per buona parte di esse).
Abusivismo sviluppatosi in quest'ultimo ventennio a causa di una serie di vicende non troppe chiare su questioni di proprietà. Oggi gli abusivisti hanno creato un consorzio per difendere i propri Diritti di sanatoria in virtù della Legge Statale 47/85. Una legge dalle sfaccettature non troppo chiare, tale da prolungare i già di per sé lunghi, tempi burocratici.
E' importantissimo ricordare che i bacini dei Laghi di Lesina e Varano presentano resti di vegetazione a macchia quasi completamente scomparse nelle rimanenti parti della costa adriatica, ampie pinete litoranee e dune sulle quali dominano, restituendo alla violenza dell'abusivismo e della speculazione, i rarissimi ginepri arborei.
Inoltre, la coincidenza in queste zone umide, di una serie di fattori fisici, chimici, biologici fa sì che queste aree diventino in breve, luoghi ad altissima produttività di materia organica. Siamo di fronte ad una vera e propria centrale energetica della natura. La palude è anche un luogo di sosta e riposo per uccelli migratori, e a causa dell’indiscriminato intervento dell'uomo moltissimi uccelli hanno cambiato rotta di migrazione per la riduzione e la scomparsa di ambienti idonei a favorire loro possibilità di sosta e di ristoro.
Una serie di sporadici censimenti attestano la presenza nella laguna di Lesina una specie di grandissima importanza tra cui le Lontra, uno dei più rari mammiferi italiani, ancora presente nelle nostre zone, sia pure in pochissimi esemplari.
Tra gli uccelli: fenicotteri rosa, aironi bianchi e rossi. Più numerosi e comuni le anitre selvatiche, gli aironi cenerini e le garzette. Vi nidifica il Cavaliere d'Italia e lo Svasso maggiore. Tra i rapaci ricordiamo il bellissimo falco di palude, il nibbio, l'albanella e il falco pellegrino che qui giunge a caccia da zone più inaccessibili del Gargano.
Ebbene, dopo aver rappresentato schematicamente la situazione di una costa che a noi garganici sta tanto a cuore, ci rendiamo conto però di quanto l'uomo la stia distruggendo.
E' quindi indispensabile dare concretezza al Parco del Gargano come estremo tentativo di salvare un ambiente naturale compromesso, ma ancora salvabile.
Antonella Scarano
M. Antonietta Soccio