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Da Qualesammarco n. 1 del 1992
Spazio aperto
Piano Regolatore generale

Da Qualesammarco n. 1 del 1992
Da Qualesammarco  n. 1 del 1992
Qui di seguito pubblichiamo un ampio stralcio tratto dalla relazione tenuta dall'Assessore a Borgo Celano, dr. Luigi Placentino, in occasione della presentazione del progetto "Parco Celano” il 1991 (si noti la data, n.d.r.). E' la parte relativa all'impellenza del P.R.G. e alle problematiche connesse allo sviluppo di Borgo Celano. Delle cose allora enunciate ben poche sono state avviate a soluzione. Se l’assessore credeva veramente a quanto scriveva (e non c'è ragione di dubitarlo), perché non ha fatto sì che l’'amministrazione di cui è parte integrante (assieme al suo partito - il P.L.I.) operasse in tale direzione? E se l’amministrazione non ha minimamente operato in tale settore (P .R .G. e sviluppo di Borgo Celano), perché continua ad avallare (lui e il P.L.I.) tale inerzia? Gradiremmo una risposta che pubblicheremo volentieri nel prossimo numero.
… Questo progetto deve, naturalmente, incastonarsi in quel PRG, che l'Amministrazione e tutte le forze sociali operanti nel territorio vogliono, al di là di condizionamenti e remore provenienti da parte di qualche sparuto oppositore interessato.
Sammarco ha un bisogno impellente di tale Piano per poter, in modo organico, programmare la propria futura espansione; Piano non inteso come una "camicia di forza" ma come libera e volontaria scelta da parte di tutte le componenti della nostra Comunità. Siamo stufi di procedere con varianti e variazioni, con piani particolareggiati vari, che continuano, per l'interesse di qualcuno, a deturpare e lacerare lembi del nostro territorio.
Non accettiamo, nel modo più categorico, per quanto riguarda l'ideazione del "Parco Celano" paternità e primogeniture, ma desideriamo che questa idea diventi patrimonio di tutta la nostra comunità e che essa si realizzi con l’apporto e l'aiuto di tutte le forze politiche sociali, economiche ed intellettuali di questa città.
Questa idea non poteva che essere immaginata e possibilmente realizzata, se non in quell'unico luogo nel quale crediamo esista la possibilità, per questo Comune, di svilupparsi turisticamente e quindi economicamente: questo, infatti, è il luogo più consono per poter sfruttare, sia la vicinanza di quel Centro (San Giovanni Rotondo) che ogni anno vede salire milioni di fedeli e al suo Ospedale centinaia di migliaia di persone in cerca di sollievo, sia la vicinanza e la facile accessibilità al bosco della Difesa, patrimonio inestimabile e non valorizzato, anzi ogni giorno più deturpato col taglio indiscriminato di alberi di ogni specie, con l'immondo spettacolo di sporcizia che vacanzieri domenicali e gente senza un minimo di dignità ci propinano e del quale, come cittadini, ci vergogniamo.
Auspichiamo, per questa Borgata, un rappresentante non solo nominale, ma con pieni poteri decisionali ed autonomia, evitando così sovrapposizioni di compiti con altri assessorati e continue frizioni.
La cittadinanza di questa località deve avere un punto di riferimento preciso e costante e questo non può che essere rappresentato dall’assessore al ramo, evitando il più possibile disagi e lamentele da parte dei cittadini.
E' tempo di cominciare, prima che come amministratori, come cittadini, a pensare seriamente a questa Borgata e a quell’immenso patrimonio naturalistico che le è intorno: Essa rappresenta il fulcro di tutto il futuro sviluppo economico di San Marco. Quel poco sviluppo che qui si è avuto è stato piuttosto disordinato: abusi di ogni genere, occupazioni di suolo pubblico, distruzione di verde, ne hanno deturpato il volto e la natura stessa. Fino a quando non si individuerà e quindi programmerà questa località come luogo turistico rendendola accogliente e riposante Essa non assurgerà mai a vera importanza. Che cosa offre oggi al turista? Verde distrutto, strade sconnesse, infrastrutture inesistenti, opere pubbliche iniziate e mai compiute, opere di urbanizzazione da terzo mondo.
Lo sforzo e l’impegno totale di tutte le forze politiche deve essere rivolto verso l'abbellimento e il completamento di questa località.
Anni e anni di cecità (o di altro?) hanno costretto questa Borgata al rango di Cenerentola senza che nessuno abbia mai intuito (o non voluto o non potuto?) che qui risiede l’unica ricchezza del Comune.
Non lo si è voluto deturpare (cosi dicono!) con insediamenti turistici – ma, noi crediamo, non si è voluto toccare certi "Signori" che con il passare degli anni sono diventati autentici "Signorotti di Borgata". Abbattere certe barriere e privilegi, se si vuole veramente lo sviluppo di questa località, diventerà il leit-motiv di questa e di ogni futura amministrazione, perché il politico, se tale, non deve proteggere il bene e gli interessi di pochi, ma quelli di tutta la collettività. Riuscire a guardare oltre le montagne ed accorgersi finalmente che al di là esiste un mondo operoso e intraprendente.
Oggi, presentiamo un Progetto, un piano di lavoro futuro: accenniamo un movimento in questa totale immobilità; indichiamo un punto a quanti possano e vogliono percorrere la strada del futuro di questo paese. La presentazione del Parco Celano vuole rappresentare una ribellione al buio assoluto. Perché noi vogliamo, lo vogliamo per noi e per i nostri figli, che questa comunità continui a vivere e prosperare.
Dr. Luigi Piacentino 

Di solito, quando si redigono i Piani Regolatori Generali, ci si occupa solo del territorio urbano classificando come extraurbano o agricolo tutto ciò che non è urbano. Si liquida tutta la

Da Qualesammarco n. 1 del 1992
Da Qualesammarco n. 1 del 1992
faccenda indicando un indice di riferimento piuttosto basso e nessuno ha nulla da ridire. E, invece, c'è parecchio da dire.
Primo concetto. "Vocazione del Territorio”.
Essa deriva, in primo luogo, dalle caratteristiche fisiche e climatiche esistenti e, in secondo luogo, ma non certo per importanza, da tutta una rete di strutture e servizi che il territorio ha. Facendo un esempio, diciamo che il ferrarese non ha una Vocazione biologica per la produzione delle pesche perché le condizioni climatiche sono tali che, per avere dei prodotti commerciabili, bisogna ricorrere anche ad interventi chimici durante l'arco dell'anno. Invece, nel ferrarese si ha una Vocazione economica per la produzione delle pesche perché lì c'è tutta una rete di raccolto, conservazione, distribuzione e commercializzazione del prodotto oltre alla vicinanza di grandi mercati.
Il massimo dei risultati si ha in presenza di entrambe le vocazioni.
Vediamo come il Comune di S. Marco si rapporta a questo concetto. Il nostro territorio, sia di proprietà privata che pubblica (circa 3.000 ettari), è costituito soprattutto da collina e montagna, limitandosi la nostra pianura a una piccola parte che si estende aldilà del Ciccalento verso la strada per Foggia e nella zona di Amendola e a una piccola zona verso Donna Michelina, subito dopo la contrada Foresta.
Le nostre colline e montagne, però, hanno la caratteristica di presentare uno strato di terreno attivo. posto direttamente sulla roccia madre, in genere molto esiguo cosicché i seminativi coltivabili effettivamente secondo le moderne tecniche agronomiche sono molti pochi e spezzettati. Prevalgono, invece, i terreni pascolativi e quelli boscati.
Se questa è la situazione, ne deriva che le principali vocazioni del territorio sono:
- l’allevamento, che per forza di cose, deve essere di un certo tipo - semibrado e condotto con specie rustiche;
- l'agricoltura: praticabile nelle zone di pianura, in quelle di collina (date essenzialmente dal Calderoso) e nelle zone pianeggianti ad alta quota. Qui, i terreni con strato attivo, hanno una potenzialità produttiva superiore rispetto a quella della pianura perché c'è una piovosità maggiore;
- la forestazione produttiva;
- le bellezze paesaggistiche date soprattutto dalla presenza della Difesa e delle Chiancate.
- l’attività estrattiva di materiale da costruzione.
Vediamo, invece, come si presenta la situazione attuale. La gran parte dei terreni, anche seminativi, sono abbandonati.
C’è ancora una piccola parte di contadini che si ostina a rimanere in campagna più perché non sa cos'altro fare che per convenienza economica.
I veri padroni e gestori del territorio sono invece i pastori che li troviamo dappertutto sia nella loro proprietà che in quella di altri, spesso non voluti, ma subiti.
Vi è la presenza di una piccola parte di territorio destinata a forestazione produttiva suscettibile, forse di incrementi, ma nessuna attività di tipo agri-turistico.
In linea generale ci troviamo di fronte all'abbandono quasi di tutto il territorio.
Le conseguenze di un simile stato di cose sono macroscopiche:
1 - I terreni abbandonati sono facili prede di incendi per vari motivi:
a) strade e sentieri, non più percorsi, lasciano il posto alle erbe infestanti che, seccandosi, in caso di incendi, offrono il combustibile necessario per la propagazione degli incendi stessi.
b) i terreni, non più arati e seminati, vanno a formare un tutt’uno, senza interruzioni, le quali, in caso di incendi, sono di estrema utilità per l’arresto del fuoco.
2 - Le opere di terrazzamento, realizzate con estrema fatica, non più manutenute, si sfaldano completamente lasciando andar via la terra che, in tal modo, non sarà più recuperabile. Questo è estremamente grave nelle zone in pendio. I risultati di un simile abbandono li possiamo vedere tutti i giorni osservando le montagne che circondano S. Marco: sono spoglie, prive di vegetazione, quindi di terra, quindi con capacità di trattenimento delle acque meteoriche cadute con forte intensità e in un breve periodo pressoché uguale a zero.
In caso di temporali simili a quello di qualche anno fa, non ci sarà Canalone che servirà a convogliare le acque che cadranno.
3 - Le nostre campagne abbandonate diventano terra di nessuno e rifugio di ladri e refurtiva di ogni genere. Si è arrivati a tal punto che, ormai, è diventato pericoloso per chiunque girare per le campagne perché può facilmente imbattersi in ladri di legna, di automobili, ecc.
4 -Abbandono delle campagne significa aumento della disoccupazione sulla quale non si dice mai abbastanza.
5 - Perdita della proprietà di fatto dei terreni, utilizzati dai pastori.
Secondo concetto. "Ancorare la presenza dell'uomo al Territorio" perché possa curarlo e salvaguardarlo. Storicamente, le figure che hanno svolto questo compito sono tre: il contadino, il pastore e il taglialegna Attualmente predomina la figura del pastore che ancora troviamo in discreto numero e che, non sempre, si occupa della cura del territorio perché vive su terreni che, la gran parte delle volte, sono solo in affitto, per di più stagionale, in quanto d'inverno lascia le montagne per andare in pianura.
Per ancorare la presenza dell'uomo al territorio occorrono strutture e servizi quali: strade, elettrificazione rurale, telefono, acqua (invasi), servizio di sorveglianza.
Occorre anche che essi siano dislocati su tutta la sua superficie e non concentrati nell'urbano o nella prima fascia extraurbana. Esempi:
a) Allevamenti intensivi: non devono essere superiori a un certo numero di UBA per evitare concentrazioni elevate che portano a un territorio più problemi di quanti non ne risolvono.
b) Centri turistici e agrituristici: non superiori a un determinato numero di posti, anche qui per evitare i megacentri. Questo, per evitare che uno acquisti 300 ettari e costruisce 100.000 metri cubi.
Terzo concetto. “Lenta diminuzione dei terreni fertili”.
Uno dei più grossi problemi che si verificano attualmente in ogni parte del mondo è il seguente: nelle vicinanze dei centri urbani c'è acquisto di terreni per la costruzione di villette, seconde case, ecc. con sottrazione di terra produttiva che diminuisce progressivamente. Dati i bassi indici di edificabilità nei terreni agricoli, si verifica che, per costruire una casa, occorre minimo 1 ettaro di terreno che viene sottratto al normale ciclo produttivo, perché, di solito, trattandosi di seconde case, non si provvede a seminare la terra.
Questo, a prima vista, non si verifica da noi perché terreni molto produttivi, data la particolare situazione orografica, non ce ne sono. Ci sono però pascoli e boschi che, anche loro, una certa produzione la danno, i primi con la fornitura di erba per il pascolo e i secondi con la fornitura di legna. Ad ogni modo, il fenomeno suddetto si verifica anche da noi: parecchie aziende, specie quelle più facilmente raggiungilbili e vicine alle strade asfaltate, sono acquisite da cittadini non agricoltori né pastori i quali vincolano la parte di territorio di loro proprietà a una sottrazione perenne alla produzione. Chi acquista questi terreni, di solito, infatti, si occupa solo della casa che in essi si trova e delle zone immediatamente adiacenti ad essa.
Quindi, per i proprietari che non svolgono attività agricola:
- indici di costruzione molto bassi e numero minimo di ettari per le nuove costruzioni; possibilità, invece, di ristrutturazione dei fabbricati esistenti;
- obbligo da parte dei cittadini non contadini, una volta ottenuta la concessione edilizia, a rimboschire una percentuale dei terreni, soprattutto nei terreni che superano determinate pendenze.
Alessandro Augello